Bullismo e Codice Rosso: a Fiumicino fa lezione la Polizia di Stato
La Polizia di Stato di stanza a Fiumicino, comune della Città Metropolitana di
Roma, ha organizzato una conferenza, prolusione, incontro di formazione
all’Istituto di Istruzione Superiore (liceo e tecnico agrario) “Leonardo da
Vinci“, sabato 14 aprile (CI 232 del 31 marzo), di cui è arrivata segnalazione
all’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università con
testo della circolare citato, giacché ormai questa iniziative vengono nascoste
al pubblico.
L’argomento dell’incontro con i poliziotti rientra nella divulgazione del testo
di legge 10 luglio 2019 denominata Codice Rosso. Fra le materie di interesse
della legge rientrano le misure per affrontare le violenze di genere,
soprattutto quelle domestiche ben note alle cronache. Sappiamo quante e quanto
complesse siano le cause del disagio nelle famiglie di cui la parte più fragile,
donne e bambini, sono vittima. Purtroppo, non tutto corre così veloce e in modo
efficace quando una donna si rivolge a un commissariato o una caserma per
denunciare la situazione di rischio o gli espliciti atti violenti a cui è
esposta.
Capita continuamente che la decisione – già di per sé difficile in alcune
condizioni di fragilità culturale ed economica – di percorrere la via legale
subisca ritardi o non venga messa in atto. Come mi riferisce un’operatrice di
un’associazione che gestisce un Centro Anti Violenza (CAV), nato in seno alla
Casa Internazionale delle Donne di Roma, in assenza di testimonianze dirette o
di segni di attacco fisico, succede che la denuncia venga rifiutata. È il CAV
stesso allora che procede consigliando i passaggi da effettuare, in forza della
legge citata che prevede la protezione immediata della donna e dei minori e il
patrocinio gratuito per affrontare il percorso legale. Ma anche per ricorrere a
un CAV una donna ha bisogno di conoscerne l’esistenza, di avere una rete intorno
a sé che la sostenga, soprattutto quando si tratta di donne non italiane.
Penso che sia stato a tema nell’incontro ancora il bullismo giovanile, visto che
esistono team nelle caserme e nei commissariati dedicati al suo contrasto nelle
scuole e sui canali social (uno di questi gruppi di lavoro è citato nella
circolare).
La gestione dei conflitti che nascono nelle classi, scontri verbali e fisici
spesso legati all’appartenenza di genere, culturalmente imposta dai codici di
comportamento appresi, è un problema educativo. Il bullismo, sempre di incerta
definizione (ragazze e ragazzi cattivi?), il rifiuto verso differire e la
tendenza a immunizzarsi dal diverso, sono legati strettamente ai contesti
relazionali in cui si manifestano, dunque sono questione che interroga gli
insegnanti, non le forze dell’ordine.
La marginalizzazione della funzione docente, direi la sua umiliazione, passa
anche attraverso la sottrazione del compito di in-segnare. Sia nel senso di
lasciare il segno dei saperi disciplinari, sia soprattutto nella capacità di
scambiarlo come effetto della responsabilità adulta verso i minori affidati. Il
sito della scuola recita che tutto il personale è una “comunità educativa
vibrante”, per cui proviamo a fidarci delle vibrazioni, anche quando delegate
alle divise.
Vengo a tre punti che dovremmo considerare, al di là del contenuto delle
segnalazioni che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole e delle università, anche nell’ottica di sostenere coloro che ci
informano.
1. Una circolare interna è un atto ammnistrativo di indirizzo che occupa
l’ultimo gradino della gerarchia delle fonti giuridiche. Molti docenti
spesso balbettano che, se l’ha scritta il dirigente, quella indicazione,
quel suggerimento, sono norma a cui obbedire. Nello specifico questa di cui
scrivo, pur nel suo impianto direttivo (chi, cosa, quando) invita i docenti
“interessati” – “eventualmente” aggiungo io – a contattare i colleghi più in
alto nell’organizzazione dei progetti, insomma lo staff (la corte del DS).
Poiché si tratta di prestare ore di lezione, sacrificando le discipline, un
insegnante può sottrarsi, l’aggettivo relativo all’interesse è lo spiraglio
che un docente non interessato all’evento, può utilizzare. A tal proposito
invito alla lettura di un testo sull’argomento della dignità legata
all’esercizio della libertà di insegnamento e al tentativo ormai abituale di
limitarla, anche quando si tratta di progetti legati alle nuove tecnologie,
con i soldi del PNRR (Giovanni Scarafile, Il ventriloquo. Etica
dell’insegnamento al tempo dell’algoritmo. Yod ed., 2025). A tutti i
progetti dell’azienda verticalizzata, definiti nel Piano dell’Offerta
Formativa ai clienti, si può dire di no.
2. Riflettendo sulle questioni di genere, non posso non notare che la dirigenza
scolastica è soprattutto femminile (dati ISTAT). Maestre e professoresse
rompono il tetto di cristallo a fanno carriera. Ma è davvero così? Se la
giovane età di alcune dirigenti non ha più alcuna parentela con i diversi
flussi storici del femminismo, sicuramente spesso hanno familiarità con una
forma di emancipazione mimetica al maschile, al maschile deputato al comando
così come storicamente declinato, anche nelle superiori democrazie
occidentali. Il paradosso è che al paternalismo dei dirigenti-papà che
accarezzano i bimbi all’ingresso a scuola, si interessano di tutto perché
tutto gli viene comunicato e su tutto si chiede loro consiglio, si unisce un
mieloso – e non meno prepotente – maternage femminile. Come se non si
potesse immaginare un’autorevolezza fatta di distribuzione del potere, fuori
da logiche binarie. Servirebbe nelle relazioni a scuola un cambiamento di
paradigma orientato a una Parola che non viene né da padri, né da madri ma –
come ho detto – è sotto il segno della responsabilità del contrappeso dei
poteri. Anche questo è parte di un clima culturale in cui il comportamento
adulto è modello implicito per i minori che lo osservano, lo vivono, lo
subiscono.
3. Fiumicino, è un contesto territoriale con una lunga storia che ne
costituisce ancora la peculiarità, l’antico Portus, con il suo Tiber, la sua
Isola Sacra. Oggi, saltando i secoli, Fiumicino ha il suo aeroporto (ancora
Leonardo da Vinci, il titolare). Sono 84.000 circa gli abitanti, stipati in
un’area fortemente gentrificata, dove le caratteristiche tipiche di un paese
di mare sono inghiottite dall’anonimato di una grande periferia. Le case
stanno a un passo dalle piste dell’aeroporto: inquinamento luminoso, sonoro
e da scarichi si sommano fra loro.
Concludo. I docenti capaci di disobbedire si potrebbero occupare con le loro
classi di geostoria, decostruendo la disciplina di recente introduzione negli
istituti tecnici. Potrebbero tornare al significato che, prima delle deforme
delle indicazioni, dei programmi e del conformismo dei manuali, avevano la
storia e la geografia. Potrebbero insegnare come il progresso ha devastato
interi territori, privandoli perfino della loro identità storica. La pesantezza
del sentirsi, in quanto giovani, sempre potenzialmente cattivi, sbagliati,
potrebbe essere trasformata da una visione del futuro come frutto non banale
della conoscenza del luogo dove si cresce, si vive, di cosa è accaduto sotto la
mano pesante del progresso. La scuola potrebbe essere un luogo dove le creature
giovani diventano consapevoli che anche lo squallore, la bruttezza, generano
violenza, frustrazione, pensieri rancorosi.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
--------------------------------------------------------------------------------
Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo
donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:
FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM
Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!
Fai una donazione
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona mensilmente
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona annualmente