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Guerra o pace? La lezione (dimenticata) di Tiziano Terzani
11 settembre 2001: quando tutto è iniziato! Quando è iniziata la grande crociata! Guerra ai terroristi. Guerra! A 25 anni di distanza, molti media hanno rilanciato la disputa Tiziano Terzani-Oriana Fallaci, in particolare Il Corriere della Sera sulle cui pagine furono pubblicati i lunghi e abissalmente distanti articoli dei due grandi giornalisti (16, 29 settembre e 8 ottobre 2001). Ma l’operazione del Corriere è stata costruita in maniera scorretta, omettendo la prima esortazione alla riflessione e alla pace scritta da Terzani, per mettere viceversa in gran risalto la posizione guerrafondaia della Fallaci: l’invettiva contro l’Islam, privo di cultura, e l’incitamento alla battaglia per difendere l’identità e “i valori” dell’Occidente. Oggi questa posizione è ancor più diffusa e seguita, anzi come scrive Tommaso Montanari su Il Fatto Quotidiano, «allora apparve come l’unica via giusta, ma era il suicidio morale dell’Occidente nelle cui conseguenze siamo oggi  immersi fino al collo». La questione continua ad essere pericolosamente cruciale: riarmo e guerra come ci  incitano i governi europei e gli Stati Uniti, oppure pace? E quali sarebbero i valori dell’Occidente, se ogni principio di giurisprudenza  e di diritto internazionale è stato calpestato? E sopratutto cosa voleva dirci Tiziano Terzani quel 16 settembre e poi nel suo Lettere contro la Guerra, scrivendo che l’11 settembre poteva essere “una buona occasione”? Avendo dedicato 25 anni di studio e  quattro libri al suo pensiero costruito sulla base di un’eccezionale  esperienza di vita, mi rifiuto di liquidarlo – come ha fatto quasi tutta la  stampa – come mera retorica buonista e terzomondista. Le torri del World Trade Center in fiamme dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 Per lui era chiaro che lo schiantarsi di due aerei civili sul World Trade Center di New York non poteva essere letto come un attacco alla libertà occidentale e racchiuso nella facile dicotomia di George Bush “o con noi o con i terroristi”, ma era il simbolo eclatante che tutte le cose sono  interconnesse. Come scrive, citando tra gli altri lo studioso americano Chalmers Johnson su The Nation: «Gli assassini suicidi dell’11 settembre non hanno attaccato l’America: hanno attaccato la politica estera americana. Per lui si  tratterebbe appunto di un ennesimo “contraccolpo” al fatto che, nonostante la fine della Guerra Fredda e lo sfasciarsi dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno mantenuto intatta la loro rete imperiale di circa 800 installazioni militari nel mondo. Johnson fa l’elenco di tutti gli imbrogli, i complotti, i colpi di Stato, le persecuzioni, gli assassinii e gli interventi a favore di regimi dittatoriali e corrotti nei quali gli Stati Uniti sono stati apertamente o clandestinamente coinvolti in America Latina, in Africa, in Asia e nel Medio Oriente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a oggi». Il fine di questa politica – scriveva allora Terzani con estrema lucidità – «è la ossessiva preoccupazione occidentale di far restare nelle mani di regimi “amici”, qualunque essi siano, le riserve petrolifere della regione». E ci esortava «Perché non rivediamo la nostra dipendenza economica dal petrolio? Perché non studiamo davvero, come avremmo potuto già fare da una ventina d’anni, tutte le possibili fonti alternative di energia?». Terzani aveva dunque ben afferrato l’enorme problema del collasso ecologico dovuto ai combustibili fossili e le guerre più o meno mascherate per il controllo del petrolio (che è alla base della civiltà industriale); guerre che oggi non  sono più  mascherate, bensì esibite tramite la legge del più forte. Perché  invece  non abbiamo  iniziato dagli anni  ‘80 ad abbandonare i combustibili fossili  che sono la causa del riscaldamento globale?  Il celebre  studio sistemico I limiti della crescita del 1972 redatto dal Massachusetts Institute of Technology aveva già previsto quello che oggi stiamo vivendo: lo scioglimento dei ghiacciai sull’Himalaya, delle Alpi, delle Ande, il riscaldamento degli oceani, gli incendi, l’aumento delle temperature globali oltre il limite di 1,5 gradi, che – come attestato dal rapporto delle Nazioni Unite  per il cambiamento climatico del 2 settembre 2026 – metteranno a grave rischio la vita umana sulla terra. Terzani aveva ben presente Il Protocollo di Kyoto sul clima firmato dalle nazioni sviluppate nel 1997 e poi totalmente disatteso. L’uomo moderno sembra aver perso il senso della sua connessione cosmica, il senso di quanto fragile e delicato  sia l’ecosistema a cui appartiene.   Per queste ragioni solide e anticipatrici, Terzani ci ammoniva: «L’occasione è di capire una volta per tutte che il mondo è uno, che ogni parte ha il suo senso, che è possibile rimpiazzare la logica della competitività con la logica della coesistenza, che nessuno ha il monopolio di nulla, che l’idea di una civiltà superiore a un’altra è solo frutto dell’ignoranza» E ancora più chiaramente sosteneva che l’orrore dell’11 settembre poteva essere una buona occasione «per ripensare tutto: i rapporti tra Stati, fra religioni, i rapporti con la natura, i rapporti stessi tra uomo e uomo. Era una buona occasione per fare un esame di coscienza, accettare le nostre responsabilità di uomini occidentali e magari far finalmente un salto di qualità nella nostra concezione della vita».  In foto: lo scrittore italiano Tiziano Terzani Un salto di qualità nella concezione della vita? Esattamente così e anche qui le ragioni sono più che profonde. Infatti il punto di svolta nella vita del giornalista Terzani avviene  nel 1991. Aveva già vissuto per 20 anni in Asia ed aveva visto con i propri occhi l’impatto della modernità su queste millenarie civiltà, sia  secondo il modello del comunismo (in Vietnam, in  Cambogia, in Cina)  sia secondo il modello del capitalismo in Giappone che, al tempo della permanenza di Terzani (1985-1990), aveva il Pil più alto del mondo. Quando il caso – che lui considerava la sua più grande guida – lo fa essere in Unione Sovietica nel momento  in cui Gorbaciov viene deposto, ha delle intuizioni radicali che gli imporranno  una rivoluzione della sua vita  e del suo pensiero. Come scrive in Buonanotte Signor Lenin, comprende che le due grandi ideologie moderne – tanto il comunismo che il  capitalismo – sono ambedue basate sulla visione  materialista nel mondo e sulla fede “scientifica” di poter modificare la materia ( sia concreta che sociale) per migliorare la vita dell’uomo. Tiziano comprende che questa concezione è sbagliata. La visione dualista, cioè la separazione tra il mondo materiale e la mente, tra l’io e il mondo,  tra l’uomo e natura, sono astrazioni troppo razionali nate tra Settecento e Ottocento (allora molto funzionali al dominio coloniale dell’Europa sul resto del pianeta). Ma ormai la fisica quantistica ci insegna che il mondo materiale  non può essere separato dalla mente e dalla coscienza! Proprio la scienza classica, quella di Cartesio e Newton che ci insegnano a scuola, scendendo nel più piccolo e sempre più piccolo , «sta accettando che, contrariamente a tutto ciò che ha pensato finora, non esiste una osservazione oggettiva, in quanto persino gli oggetti più inanimati non restano indifferenti all’essere scientificamente osservati: reagiscono! – annota Terzani. E il fisico e inventore dei micro-chips Federico Faggin, sostiene oggi che la materia deriva dalla coscienza! Questa concezione della non separazione, della interconnessione tra mente e materia, tra uomo e natura ha sempre sostenuto le visioni orientali ed indigene del mondo, come già sostenne Fritjof Capra nel suo famosissimo Il Tao della Fisica. Sono questi i reali motivi per cui il grande giornalista internazionale decise di cambiare strada, scese dal treno della modernità e dall’”autostrada del sapere scientifico” e  per un anno – il 1993 – andò alla scoperta di altre visioni della vita che ancora sentiva pulsare in Asia.  Ci regalerà un libro di struggente poesia:  Un indovino mi disse che però è anche un continuo sdegno per quello che la modernità ha distrutto per mezzo dei «missionari del materialismo e del benessere economico». Piuttosto che manifestazione di  evoluzione, Terzani vedeva la globalizzazione come un processo di  avvelenamento, una forma estrema di  violenza nei confronti di  una vita più semplice ma sicuramente  più serena ed armoniosa. «Il mondo di oggi è alla soglia  di un nuovo Medioevo – annotava nei suoi diari. Bisogna che l’umanità ripensi la direzione dello sviluppo. Così come uno nel bosco o in un deserto si ferma e cambia direzione se si accorge che quella che ha preso è sbagliata, così oggi deve fare l’uomo se si accorge che la direzione che hanno preso la scienza e lo sviluppo lo sta portando a distruggere la natura e a distruggere se stesso». Aveva capito la  prigionia dei consumi, i bombardamenti della pubblicità, la dittatura della televisione, e  li considerava un automatico  meccanismo di infelicità imposto dalla civiltà industriale, per vendere i propri prodotti. Per questo nel 1996, quando aveva  appena 58 anni,  si dimise dal giornalismo, questo mestiere che intrinsecamente esalta la modernità. Avrebbe voluto, al contrario, essere un “perennialista”, per indagare ciò che c’è di costante e di sacro nella vita e negli uomini. Lascia dunque il rapporto professionale con il settimanale Der Spiegel e la collaborazione con Il Corriere.  La giornalista e scrittrice italiana Oriana Fallaci Quando dunque pubblica il primo, lungo articolo pacifista post 11 settembre 2001, sono già cinque anni che ha abbandonato il giornalismo e la sua visione barricadera della superiorità della civiltà industriale e scientifica dell’occidente. Visto che ormai è appurata l’origine antropica ed industriale del collasso climatico e attualmente è in corso una grande revisione storica dei domini coloniali, forse sarebbe davvero il momento di pensare diversamente la superiorità dell’Occidente, quanto meno non nella maniera rabbiosa e superficiale in cui la immaginava la Fallaci. Il ruolo dei media è veramente importante, allora come in questo momento. Serve per indirizzare la comprensione  e l’agire dei popoli e dei governi. E sulla scia della Fallaci continuano a muoversi le destre ma anche le sinistre europee, e  un enorme numero di giornalisti che «continuano a fare quello che facevano trent’anni fa». Non a caso Terzani era rimasto sbigottito dalla posizione della Fallaci, quanto dal crollo delle Torri; riteneva che nelle sue parole e nelle  sue invettive morisse la parte migliore dell’umanità, la sua testa e il suo cuore: la comprensione e la compassione. Ciò di cui abbiamo bisogno è una grande rivoluzione di pensiero collettivo, per proteggere la vita su questa piccola terra, per i nostri figli e i nostri nipoti. Abbiamo bisogno di abbandonare la visione materialista che ha messo l’economia al vertice delle nostre vite e ci rende schiavi e succubi dei una perenne crescita economica  che è oltretutto impossibile in un pianeta finito, come il nostro.   Tiziano, prima di abbandonare il corpo, ci lasciò infatti un testamento: «Questa secondo me sarà la grande battaglia del futuro: la battaglia contro l’economia che domina le nostre vite, la battaglia per il ritorno a una forma di spiritualità – che puoi chiamare anche religiosità – a cui la gente possa ricorrere. Occorrono nuovi modelli di sviluppo, non solo crescita, ma parsimonia». The post Guerra o pace? La lezione (dimenticata) di Tiziano Terzani appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 19, 2026
L'INDIPENDENTE
Tiziano Terzani cercava l’Assoluto, e l’ha trovato
“L’unico vero maestro non è in nessuna foresta, in nessuna capanna, in nessuna caverna di ghiaccio dell’Himalaya… È dentro di noi!” -Tiziano Terzani- Il 23 marzo 2026 è andato in onda su Rai 3 il programma Passato e Presente, condotto da Paolo Mieli, dal titolo Tiziano Terzani, il reporter che cercava l’assoluto in presenza del grande storico fiorentino Franco Cardini. Premettendo il profondo rispetto e la profonda stima per Franco Cardini, di cui condivido spesso analisi, idee, opinioni, oltre ad essere uno dei più importanti lucidi e critici intellettuali contemporanei in Italia; e la stima per il giornalista Paolo Mieli, come uomo di cultura nonchè tra i più importanti divulgatori storici, non posso non criticare il servizio che è stato prodotto su Tiziano Terzani. Per quanto il format di Passato e Presente consista in una mezz’oretta e che quindi sia sempre ben poco il tempo per approfondire in modo dettagliato la vita dei personaggi che si trattano, le mancanze profonde del servizio televisivo ci dicono ben altro: ovvero che si è capito ben poco della storia, del pensiero, dell’esperienza e del messaggio del grande Tiziano Terzano e del suo “giornalismo anomalo” fuori dagli schemi assetato di scoperta del mondo. Il servizio, dal punto di vista cronostorico non pecca di nulla, ma cade in basso nei contenuti storiografici e tenta di banalizzare, di ridurre e decomplessificare la figura di Tiziano Terzani. Già il fatto che venga definito, per tutto l’arco del servizio, come un reporter indica che i relatori non avevano piena coscienza delle molteplici dimensioni di Tiziano Terzani: una figura difficilmente classificabile secondo categorie precise e difficilmente etichettabile proprio perchè fuori dagli schemi del giornalismo di allora. Il Nostro inizia la sua ascesa da giornalista qualificato come reporter ma, al momento della propria morte avvenuta nel 2004, era diventato ben altro: un giornalista, un inviato di guerra, un attivista, un filosofo, un maestro spirituale, un saggio dei nostri tempi e soprattutto un precursore di un nuovo pensiero politico per salvare l’umanità. Il tentativo del servizio Rai di assimilare Terzani ad una figura ben vista dal sistema mainstream è a dir poco imbarazzante. Tiziano Terzani, oltre alla grande collaborazione con l’Astrolabio del grande partigiano azionista Ferruccio Parri, non ebbe mai collaborazioni mainstream italiane. In Italia Terzani era visto come un giornalista “sessantottino”, polemista e critico: caratteristiche non sono mai piaciute al mainstream italiano, in cui invece è richiesta all’unisono l’obbedienza e il tener fede alla “linea editoriale”. Terzani non fu mai obbediente e per questo venne assunto dal settimanale tedesco Der Spiegel perchè in Italia il mainstream non lo voleva. Solo negli ultimi anni della sua vita – quando Terzani era “Tiziano Terzani” -, iniziò a collaborare con il Corriere della Sera. Sostanzialmente, dato il nome e la fama di giornalista professionista che lo precedevano e che lo avevano fatto conoscere in giro per il mondo, non potevano più negargli alcuna collaborazione. Per il resto, Terzani fu un grande critico della comunicazione mainstream e del giornalismo nostrano,  (o “di massa”), accusandoli di essere diventati strumenti di disinformazione, di paura, di spettacolarizzazione del dolore e di conformismo culturale: uno strumento più propenso a fornire “notizie in tempo reale” che fornire analisi approfondite; uno strumento mancante di contesto volto a dare narrazioni preconfezionate che non aiutano a comprendere le reali dinamiche storiche, culturali e umane dei luoghi. Terzani aveva un approccio diverso al giornalismo che potremmo chiamare, citando Raimon Panikkar, pluriversale. Quando Paolo Mieli afferma a Passato e Presente che Tiziano Terzani aveva uno “spirito americano-tedesco del giornalismo”, ovvero “quel giornalismo sul campo che stava tra la gente”, dice un’assurdità. Nè l’America nè la Germania dovevano insegnare nulla a Terzani, il quale già nel suo inconscio aveva presente quale sarebbe stato il suo destino. Io ho la fortuna di aver parenti che sono stati amici intimi di Tiziano Terzani ai tempi del suo ruolo di manager all’Olivetti che possono testimoniare che Terzani più volte gli confidava che il suo ruolo di manager non fosse il lavoro della sua vita. Lui era consapevole che la sua vita sarebbe stata quella di viaggiare, per scoprire mondi e per raccontarli. Tiziano Terzani è tra i padri ante-litteram del giornalismo non-embedded, una pratica in cui l’inviato di guerra sta tra le bombe, tra la gente, tra i fatti vissuti e racconta la propria esperienza sul campo descrivendo ciò che vede. Si tratta di un approccio molto diverso da quello che invece, nel 2003 con la guerra in Iraq, verrà chiamato giornalismo “embedded”, ovvero la pratica secondo cui il giornalista – l’inviato di guerra – si limita a fare informazione dagli uffici-stampa adibiti diventando megafono di veline scritte da altri. Il giornalismo embedded è la pratica in cui i reporter seguono i conflitti bellici aggregati alle unità militari, vivendo e spostandosi con le truppe: la presstitute. Non è un caso che nel 1992 Terzani si sente stanco, dubbioso sul senso del suo lavoro e gli torna in mente proprio quella famosa profezia che un indovino gli disse nel 1976: “Attento. Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare mai”. Così coglie l’occasione per guardare il mondo con occhi nuovi: non con i propri occhi, ma con gli occhi degli altri. Decide di non prendere aerei per un anno, senza rinunciare al suo mestiere e il risultato di quell’esperienza è un libro che è insieme romanzo d’avventura, autobiografia, racconto di viaggio e reportage che è Un indovino mi disse. E’ proprio in questo capolavoro che racconta come quell’ “anno senza aerei” – senza quel mezzo che “scorcia tutto, anche la comprensione delle cose” (come scrive) – lo mette in contatto con una diversa maniera di concepire la realtà. Come ha dichiarato l’ecofilosofa Gloria Germani, la più grande esperta del pensiero di Tiziano Terzani che vergognosamente non è mai stata citata una volta nel servizio di Passato e Presente: “Terzani fa spesso un parallelo interessante: quello tra gli scienziati moderni che studiano in laboratorio la materia attraverso la sperimentazione e la razionalità basata sui sensi, e invece i sapienti orientali che se ne stanno nella natura e indagano la propria mente. Attraverso la meditazione, arrivano a scoprire la non–materialità, e quindi che gli opposti (giorno e notte, luce e tenebra, vita e morte) sono tutt’uno e non si possono separare. È il senso del simbolo dello Ying e dello Yang, a cui Terzani teneva moltissimo, perché gli opposti coesistono, e la vita è la meravigliosa unione degli opposti. Tutto è Uno significa dunque uscire dall’apparato logico-linguistico (tipico del tradizione occidentale a partire da Aristotele) e accedere a un altro piano.” Gloria Germani Nel servizio si afferma che Terzani ad un certo punto si improvvisa “asceta” e abbandona il suo nome preferendo il nome Anam (il senza nome, in sanscrito), per poi concludere con le parole di Cardini: “Terzani cercava sè stesso, ma non si sa se sia riuscito a trovarlo, perchè nessuno di noi ci si riesce”. Questa è una personale opinione di Cardini, ma non la pensa così chi invece Terzani lo ha conosciuto profondamente e con lui ha avuto modo di cogliere qualcosa in più in lui. La scelta di prendere il nome Anam va ben oltre le banalità retoriche sul fiorentinismo e sul suo – pur vero – “amore/odio/disprezzo per Firenze” di cui parla Cardini. Tiziano Terzani per molti è un stato un grande maestro spirituale, un bodhisattva della Terra che, negli ultimi anni della sua vita, ha raggiunto la bodhicitta, ovvero l’intenzione sincera e la motivazione altruistica, tipica del Buddhismo Mahāyāna, di raggiungere l’illuminazione (Buddhità) per liberare tutti gli esseri senzienti dalla sofferenza attraverso la compassione attiva, la saggezza e trasformando la vita quotidiana in un percorso di risveglio. La dimensione spirituale e interiore di Tiziano Terzani; la sua esperienza con la meditazione; l’incontro con Swami Dayananda Saraswati, un noto maestro indiano della tradizione del Vedanta (non-dualismo) di cui racconta nel libro Un altro giro di giostra; il suo approccio spirituale, umano e filosofico di affrontare la malattia; l’uso consapevole dell’ayurveda e delle medicine alternative non vengono mai nemmeno accennati nel servizio di Passato e Presente, come non viene accennata l’importanza che per lui riveste l’India e la cultura indiana. Quando nel servizio si continua a mettere enfasi sulle “delusioni” che Terzani, da uomo di sinistra, avrebbe avuto della Rivoluzione culturale di Mao Zedong in Cina, della rivoluzione socialista di Ho Chi Min in Vietnam e della repressione di Pol Pot in Cambogia, si vuole raccontare una verità a metà. La sua “delusione” non era legata a quello che visse e che vide in quelle parti del mondo, non era legata alle culture che toccò con mano, ma al fatto che queste rivoluzione socialiste tradirono i loro ideali di rinnovamento sociale e culturale e di rottura radicale con il colonialismo e l’imperialismo. La delusione di Terzani consistette nel fatto che, sebbene tutte queste rivoluzioni avevano scacciato l’Occidente fuori dalla porta di casa loro, l’Occidente era rientrato dalla finestra sotto abiti diversi. L’Occidente era stato in grado di colonizzare le menti con l’importazione del modello capitalistico globale, del modello estrattivo e della società industriale di massa, con la concezione economicista-sviluppista. Le rivoluzioni socialiste in Asia, al posto di mettere in discussione tutto questo, copiarono l’esempio per riprodurlo sotto altre vesti. A tal proposito, in realtà, Tiziano Terzani non ebbe mai una vera e propria delusione perchè mai si fece illusioni a riguardo. Tiziano Terzani ha raccontato seriamente e fattualmente quella parte di mondo che l’Occidente vedeva con presunzione, arroganza, sentimento di superiorità e in modo stereotipato. Era questo approccio del giornalismo occidentale e della visione colonialista occidentale che deludeva fortemente Terzani: lui criticò fortemente la colonizzazione dell’immaginario che l’occidente aveva agito sul mondo intero, con la pretesa di creare – in 400 anni di storia – un “mondo di occidentali”. Di questo si accorge perfettamente quando tocca con mano la realtà del Giappone e i suoi mutamenti tecno-antropologici: una popolazione che ha dimenticato se stessa per aderire ciecamente alla modernizzazione capitalista e industriale occidentale. Nel servizio non si parla minimamente del fatto che proprio dalla sua esperienza vissuta sul campo, Tiziano Terzani divenne un grande critico del paradigma riduzionista, materialista, meccanicista e dualista su cui si fonda epistemologicamente la visione dell’Occidente, opposta invece al grande bagaglio culturale e spirituale dell’Asia (come ha giustamente qui fatto notare Franco Cardini). L’Asia non è spinta dal mito dello sviluppo, ma dal mito dell’eterno. Come ha dichiarato l’ecofilosofa Gloria Germani: “Credo che (n.d.a. : la svolta di Tiziano verso la Natura) sia rintracciabile chiaramente nella fine del comunismo, nel 1991, quando Gorbaciov venne deposto. Terzani allora stava compiendo un lungo viaggio nelle regioni più orientali dell’Unione Sovietica, descritto nel libro Buonanotte Signor Lenin. Quando, dopo due mesi, raggiunse Mosca, ebbe delle intuizioni che segneranno tutto il suo pensiero successivo. Capì che tanto il capitalismo – di cui aveva fatto esperienza vivendo in Giappone dal 1985 al 1990 – quanto il comunismo di Lenin, di Mao, di Ho Chi Minh, di Pol Pot credono solo nella materia, che la realtà sia solo materiale. Eppure, la fisica quantistica ci dice, almeno dal 1930, che mente e materia non sono separabili, tutto è interconnesso e impermanente, la natura non è là “fuori” di noi.” E’ in questo contesto che si colloca anche la critica epistemologica e culturale di Terzani allo scientismo e alla scienza occidentale di stampo cartesiano-newtoniana che definirà “nuovo oppio dei popoli” in Un altro giro di giostra: “Nessuno ha più risposte che contano, perché nessuno pone più le domande giuste. Tanto meno la scienza, che in occidente è stata asservita ai grandi interessi economici e messa sull’altare al posto della religione. Così lei stessa è diventata l’ “oppio dei popoli”, con quella sua falsa pretesa di saper prima o poi risolvere tutti i problemi. La scienza è arrivata a clonare la vita, ma non a dirci che cos’è la vita. La medicina è riuscita a rimandare la morte, ma non a dirci cosa succede dopo la morte. O sappiamo forse davvero che cosa permette ai nostri occhi di vedere e alla nostra mente di pensare? Eppure, grazie alla grande fiducia che abbiamo nella scienza, diamo ormai tutto per scontato. Si crede di sapere e non si sa. Ci si accontenta dunque di non sapere, convinti che presto si saprà.” Anche di questo non parla minimamente il servizio della Rai. Non si fa nemmeno un parola sul fatto che Tiziano Terzani è considerato – oltre che uno dei più importanti esponenti della visione no-global, della nonviolenza e del pacifismo contemporaneo – come uno dei precursori della decrescita e dell’ecologia profonda: ovvero un modo completamente diverso di concepire il mondo che si vuole costruire rifacendo pace con la Terra, con gli ecosistemi e con i popoli che la vivono. Per non parlare inoltre sugli strafalcioni sui fatti dell’11 settembre 2001, momento in cui Tiziano Terzani fa sentire la sua voce contro la logica del terrore dell’Occidente contro il “nuovo nemico necessario”: l’Islam. Non è vero che Tiziano Terzani inizia ad occuparsi l’8 ottobre 2001 dei fatti dell’11 settembre 2001. Nel suo articolo pubblicato il 16 settembre 2001, – dopo i fatti dell’11 settembre, dal titolo “Quel giorno tra i seguaci di Bin Laden” sul Corriere della Sera – Terzani affermava la necessità di “capire le ragioni degli Altri”, ed ora lo ribadiva con grande chiarezza: “Se vogliamo capire il mondo  in cui siamo, lo dobbiamo vedere nel suo insieme e non solo dal nostro punto di vista” (1). E più oltre: “Il  problema è che fino a quando penseremo di avere il monopolio del “Bene”, fino a che parleremo della nostra come la civiltà, ignorando le altre, non saremo sulla buona strada”. Al contrario, “solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove siamo” (2). Questo è solo l’anteprima di quelle che furono le sue risposte dall’8 ottobre 2001 alle posizioni neo-con della giornalista fiorentina Oriana Fallacci, che lui accusava di non conoscere il mondo che aveva percorso in lungo e in largo. Dopo l’11 settembre, Terzani ha criticato duramente il modo in cui i media hanno amplificato la paura, allineandosi alle logiche della guerra al terrore invece di cercare una comprensione più profonda delle cause. Nascerà così Lettere contro la guerra: una raccolta di una grande presa di consapevolezza scaturita proprio da un confronto acceso con Oriana Fallaci e sul crollo della Torri Gemelle a New York, esprimendo un’opposizione sistematica e non-negoziabile della guerra e del paradigma di mondo che porta con sè: erosione delle libertà costituzionali e dei diritti umani, crescita del mito della sicurezza e la paura come mezzo per raccontare il mondo. Temi che oggi sono più attuali che mai. Per concludere, io credo personalmente che i libri che sono stati consigliati alla fine del servizio Rai non siano assolutamente significati della vita, della storia e della filosofia perenne di Tiziano Terzani, ma piuttosto dei tentativi di lettura che non colgono la complessità del personaggio. Spiace veramente che non siano stati invece consigliati i bellissimi libri biografici scritti dalla ecofilosofa Gloria Germani che invece – come ha scritto anche Angela Staude, moglie di Terzani – forse più di tutti ha colto il pensiero di Tiziano. A maggio 2024 è uscita infatti la sua ultima sua fatica: “Tiziano Terzani contro la guerra. La verità del “Tutto è Uno” tra Oriente e Occidente”, una nuova riflessione che scava nella vita e nel pensiero di Tiziano Terzani, offrendo una visione complessiva del meraviglioso insegnamento e percorso intellettuale ed esperienziale di Terzani, a vent’anni dalla morte: il pensiero del non-dualismo, del Tutto è Uno, che rompe la tradizione scientista e materialista della modernità e ci suggerisce un nuovo modello di vita lontano dalle logiche del consumismo, della guerra, dell’avidità e del successo a ogni costo, in una nuova visione che riconcilia il pensiero orientale con quello occidentale. Terzani aveva capito che è più importante essere che avere. Questo dimostra che Tiziano Terzani ha cercato l’Assoluto e l’ha trovato eccome, cogliendo appieno il senso della vita oltre le superficialità e oltre il superfluo della vita moderna contemporanea.   (1) T.Terzani, Lettere contro la guerra, p. 29. (2) T.Terzani, Lettere contro la guerra, p. 31 e p.33..   Fonti: Gloria Germani, Tiziano Terzani e “il trucco della candela” la meditazione come via di conoscenza e di vera libertà https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/tiziano-terzani-10-lezioni-di-vita/ https://www.pressenza.com/it/2015/05/la-rivoluzione-interiore-di-tiziano-terzani/       Lorenzo Poli
March 31, 2026
Pressenza