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Anubi, comunista impenitente, ha pagato la sua generosità
Anubi è stato uno dei leader della Pantera romana, dirigente politico dei Giovani Comunisti e di Rifondazione, giornalista a Liberazione, militante no global, disobbediente, attivista del movimento romano, instancabile cospiratore in lotta per un mondo nuovo. Per noi è stato un fratello, un amico e un pezzo di vita comune. Abbiamo abitato insieme, spartito riunioni interminabili, scritto centinaia di documenti politici, litigato, riso e pianto, partecipato fianco a fianco a lotte e assemblee, cortei e organizzazioni. In ogni istante condiviso Anubi è stato generatore di differenza, apertura di senso, talento critico. Indubbio è ch’egli sia stato il più colto, intelligente, acuto, dissacrante militante politico della nostra generazione. Se fosse vero che il mondo si organizza secondo i meriti, avrebbe mietuto riconoscimenti e gratitudine invece la vita è stata dura con lui, oltremodo e fino alla fine. Forse perché, in questo tempo cattivo, la generosità e il disinteresse si pagano. Certamente perché noi tutte e tutti non abbiamo saputo aiutarlo come avremmo voluto e dovuto. Comunista impenitente, rivoluzionario indefesso dal sorriso beffardo e un po’ aristocratico, Anubi era nell’organizzazione un irregolare, nel movimento uno spirito inquieto, nella vita di ogni giorno un visionario scombiccherato e geniale. Così profondo, sensibile, dolce e ingenuo da non sembrare di questo mondo. Ed in effetti, questo mondo qua, non se lo meritava. Le strade che ci hanno portato a Genova abbiamo saputo percorrerle, perché Anubi ci teneva per mano. Cauzione preziosa per lanciare il nostro assalto al cielo. E quando lo stato del capitale, nel caldo soffocante di quella estate lontana, ci sparò in testa tutta la sua violenza, togliendoci fiato, pensieri e concetti fu ancora Anubi a dire quale rotta dovevamo percorrere per il tempo che restava. Lo ricordiamo in mezzo a quella assemblea muta, allo stadio Carlini, farsi spazio, prendere il microfono, alzare lentamente un braccio e ficcare negli occhi di tutte e tutti noi un bossolo stretto tra pollice e indice. Poi ridarci voce, regalandoci le parole per dire che se lo stato aveva deciso di passare la prima di moltissime future soglie della violenza accettabile, noi non dovevamo lasciare che il potere potesse trasformarci con la morte che ci cuciva addosso. Perché il desiderio di cambiare il mondo non lascia spazio a passioni tristi. Perché eravamo altro e Anubi ha continuato ad esserlo fino all’ultimo. In queste ore di dolore assordante possiamo solo dire che il debito che ci lega a quanto egli ha saputo insegnarci non ha misura alcuna. Marco Assennato, Luca Casarini, Michele De Palma, Peppe De Cristofaro, Daniele Farina, Nicola Fratoianni, Giulio Lauri, Gennaro Migliore, Niccolò Pecorini, Betta Piccolotti. L'articolo Anubi, comunista impenitente, ha pagato la sua generosità proviene da EuroNomade.
July 4, 2026
EuroNomade
Negri oltre Negri (II). Forma stato, potere costituente e Impero nel regime di guerra globale
La figura di Antonio Negri rappresenta una delle esperienze più radicali e originali del pensiero politico contemporaneo. Filosofo e teorico della trasformazione sociale, Negri ha posto al centro della propria riflessione la relazione costitutiva tra produzione e potere, tra le forme della cooperazione sociale e i dispositivi di comando che cercano di catturarne e normalizzarne la potenza costituente. Nei suoi testi – da La forma Stato (1977) a Il potere costituente (1992), fino a Impero (2000, con Michael Hardt) e ai successivi Moltitudine, Comune, Assemblea (sempre con Hardt) – Negri interpreta il capitalismo come un processo dinamico di sussunzione della vita stessa entro i meccanismi della valorizzazione, dove produzione e riproduzione, economia e politica, lavoro e vita, diventano dimensioni sempre più indistinte. Se nelle società industriali il potere si esercitava principalmente attraverso la disciplina dei corpi e l’organizzazione della fabbrica, nelle società postfordiste e digitali il comando si estende ai linguaggi, ai saperi, agli affetti e alle forme di relazione, trasformando la cooperazione sociale in produzione biopolitica. In questo orizzonte, il lavoro non è più soltanto forza produttiva ma produzione di soggettività, e la lotta politica si sposta sul terreno della vita, del desiderio e della conoscenza. Oggi, nel contesto di un regime di guerra globale, di una finanziarizzazione diffusa e di un comando algoritmico che governa la cooperazione sociale, la riflessione di Negri acquista una nuova centralità. La sua analisi consente di leggere criticamente le trasformazioni della produzione contemporanea – cognitiva, digitale, affettiva ed ecologica – e di comprendere le nuove forme di sfruttamento, estrazione e soggettivazione che attraversano la moltiplicazione delle forme di sfruttamento e oppressione. In questo quadro, la portata teorica e politica del pensiero negriano non può essere compresa appieno senza confrontarsi con l’irruzione di nuove soggettività e con le rotture epistemologiche determinate da altre genealogie critiche che, a partire dagli anni Settanta, hanno messo in questione le categorie della modernità politica. Il convegno – in programma giovedì 18 e venerdì 19 giugno in Aula SP/A Edificio D2 al campus di Fisciano – intende dunque interrogare il pensiero di Toni Negri come punto di incontro e di tensione tra diverse linee di critica radicale: marxista, femminista, postcoloniale, ecologista, foucaultiana. L’obiettivo è quello di aprire un dialogo tra filosofia politica, teoria critica dell’economia, studi postcoloniali e decoloniali, ecologia politica e teorie della soggettività, per ripensare – a partire da Negri e oltre Negri – le condizioni di possibilità di una politica della liberazione all’altezza del nostro tempo. Programma della due giorni L'articolo Negri oltre Negri (II). Forma stato, potere costituente e Impero nel regime di guerra globale proviene da EuroNomade.
June 17, 2026
EuroNomade
Dante Corneli, il redivivo tiburtino
di Bruno Lai 6 maggio 1900: nasce Dante Corneli. Patriota antifascista, scrittore comunista ed antistalinista, per anni rese onore ai compagni vittime del terrore.   Negli anni Venti, Corneli è un giovane operaio di Tivoli, comunista convinto e attivo nelle lotte sindacali. Dopo l’ascesa al potere di Mussolini e le crescenti violenze delle squadre criminali fasciste, la sua posizione in
Estremismo capitalista: il problema della libertà.
Questa visione trova nella libertà l'assenza della repressione delle pulsioni, una forma anarchica individualista della espressione della volontà di potenza nietszcheana, assimilabile all'Unico stirneriano. La libertà diviene quindi il massimo bene per l'individuo, indipendentemente dagli altri. Questa ideologia accomuna l'anarcocapitalismo dei libertariani reazionari statunitensi, alla Peter Thiel per capirci, con i fascisti storici dannunziani, innamorati dell'età del leone di cui parlò lo Zarathustra di Nietszche. La visione estetizzante di una libertà in cui l'eroico individuo trascende tutti i limiti imposti dalla società e, in un certo qual modo, dalla realtà stessa, si è diffusa grazie alla cultura di massa dopo i movimenti di protesta del 1968 per arrivare fino all'edonismo belusconiano. Continua a leggere→
April 18, 2026
Rizomatica
18 MARZO 1871 – 2026: 155 ANNI DALLA COMUNE DI PARIGI, “IL PRIMO GOVERNO OPERAIO”
Il 18 marzo 1871, a Parigi, la popolazione insorta occupa caserme, municipi e palazzi governativi. È la data che marca l’inizio dell’esperienza rivoluzionaria di autogoverno della capitale francese passata alla storia come la “Comune di Parigi”.  Nel 155° anniversario di quel 18 marzo, qui su Radio Onda d’Urto ne parliamo con Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento, autrice nel 1980 del libro La Comune di Parigi e il movimento rivoluzionario e socialista in Italia (La Pietra, 1980), e lo scorso anno dell’articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo (Passato e Presente 124, 2025). “Rosa Luxembourg disse che la Comune aveva segnato la fine di un tipo di rivoluzione in cui i lavoratori passavano dall’insurrezione spontanea alla repressione, con lunghi periodi di passività, aprendo un periodo in cui le rivoluzioni sono invece espressione di una lunga organizzazione di lavoratori che trova nello sciopero la sua espressione principale”, afferma Maria Grazia Meriggi ai nostri microfoni.  “Il socialismo della Comune è un socialismo che punta molto alle autonomie locali e al decentramento”, continua Meriggi nell’intervista. “La Comune – aggiunge la storica – auspica un controllo pubblico sulle attività economiche, ma non un controllo centralizzato. Si tratta di una realtà che afferma la centralità dei governi locali. Non auspica di essere lei a organizzare il socialismo altrove, ma invita le altre realtà urbane a darsi un’organizzazione analoga alla sua”.  Nel suo articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo, Maria Grazia Meriggi rende conto del dibattito storico e politico che si articola intorno a una domanda: “la Comune di Parigi è stata un’alba o un tramonto?”. In altri termini: “si è trattato di un lungo colpo di coda delle rivolte del 1848, o è stata l’anticamera delle lotte e delle rivoluzioni operaie e socialiste che sono venute dopo?” “Certamente il futuro del movimento operaio va in un’altra direzione – afferma Meriggi ai nostri microfoni – quella, cioè, dell’organizzazione di lungo periodo che parte soprattutto dai rapporti economici e da lì generalizza il ruolo di questo conflitto economico facendogli assumere un ruolo politico. Da questo punto di vista la Comune è un episodio, invece, molto legato all’Ottocento, cioè a un intreccio tra rivendicazioni economico-sociali e un orgoglio nazionale che si identifica con la Repubblica e con la democrazia”.  “Tuttavia – precisa la studiosa – questo tipo di cultura politica non finisce con la Seconda Internazionale. Alcuni temi culturali e politici della Comune e, attraverso di essa, del ’48, si perpetuano anche nel Novecento“. Quindi, secondo Meriggi, “L’alba è un altra cosa… Ma si è trattato di un tramonto che ha irradiato la sua luce molto a lungo nei decenni”.  A proposito dell’eredità della Comune nella storia a venire del movimento operaio, Maria Grazia Meriggi – riprendendo le considerazioni dello storico George Haupt – individua due tipi di eredità: come “simbolo” e come “esempio”.   “Come simbolo, la Comune di Parigi viene assunta subito dal movimento operaio, rappresentata come l’alba di un governo operaio”, spiega Meriggi.  “L’esempio, invece, è l’acquisizione della Comune come primo governo operaio (che è la verità) ma anche la registrazione dei suoi limiti e delle sue debolezze da non ripetere, come lo scarso controllo politico del territorio e la debolezza militare”, spiega Meriggi. “Lenin, per esempio, aveva l’incubo di non farsi trovare impreparati come i comunardi da questo punto di vista”, aggiunge la storica del movimento operaio. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento. Ascolta o scarica.
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
DALL’INTERNAZIONALE DELLE DONNE SOCIALISTE ALLA RESISTENZA: LE ORIGINI DELL’8 MARZO
Il 3 maggio 1908, a Chicago, Corrine Stubbs Brown presiedette la conferenza domenicale della sezione locale del Partito socialista in sostituzione dell’oratore ufficiale designato. Durante la conferenza, alla quale furono invitate a partecipare tutte le donne, si discusse dello sfruttamento dei datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne. Alla fine dell’anno, il Partito socialista degli Usa raccomandò a tutte le sezioni locali di riservare l’ultima domenica di febbraio all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. Così, negli Stati Uniti d’America fu celebrata la prima, ufficiale, “Woman’s Day – Giornata della donna”, il 23 febbraio 1909. Forti dell’ormai consolidata manifestazione della giornata della donna, le delegate socialiste statunitensi proposero alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste – tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910, due giorni prima dell’apertura dell’VIII Congresso dell’Internazionale socialista – di istituire una giornata comune dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. Mentre negli Stati Uniti la Giornata della Donna continuò a tenersi l’ultima domenica di febbraio, in alcuni paesi europei la giornata della donna si tenne per la prima volta domenica 19 marzo 1911 su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. In Francia la manifestazione si tenne il 18 marzo 1911, nel quarantennale della Comune di Parigi. In Russia si svolse per la prima volta il 3 marzo 1913 su iniziativa del Partito bolscevico con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij fermata dalla polizia zarista che effettuò molti arresti. “Il primo 8 marzo vero e proprio è quello del 1914, in Germania, alla vigilia del primo conflitto mondiale”, spiega ai microfoni di Radio Onda d’Urto Elena Musiani, ricercatrice in Storia contemporanea e autrice, insieme a Elda Guerra, del libro Il movimento politico delle donne (Le Monnier, 2025). “La giornata si inseriva in una ricorrenza tradizionale delle socialiste e dei socialisti tedeschi, la ‘settimana rossa’, durante la quale si ricordavano le vittorie del 1848 e che si richiamava, in parte, anche alla Comune di Parigi”, aggiunge Musiani. In Russia, le celebrazioni della “Giornata della donna lavoratrice” dell‘8 marzo 1917 a Pietrogrado innescarono la “Rivoluzione di febbraio”: le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra con il celebre slogan “pane, pace, libertà”. “Aleksandra Kollontaj, descrivendo l’8 marzo 1917, dice che queste donne, operaie e mogli di soldati, esigevano pane per i loro figli e il ritorno dei mariti dalla trincee”, afferma Elena Musiani nell’intervista sulla nostra emittente. “Kollontaj – aggiunge Musiani – la cita come una giornata memorabile della Rivoluzione del ’17”. Fu in seguito a questo episodio che, per stabilire un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, che si tenne a Mosca una settimana prima del III congresso dell’Internazionale comunista, fissò all’8 marzo la “Giornata internazionale dell’operaia”. L’8 marzo 1936 migliaia di donne lavoratrici riempirono in corteo le strade di Madrid – con alla testa la comunista Dolores Ibarruri – in sostegno al Fronte Popolare e alla Repubblica spagnola nella guerra e nella lotta contro i franchisti. In Italia, la storia dell’8 marzo seguì una traiettoria ancora differente. “Nel 1921, la seconda conferenza internazionale delle donne socialiste cerca di celebrare la giornata anche in Italia“, contestualizza Musiani ai nostri microfoni. “Il movimento socialista italiano si sta avviando alla scissione del Congresso di Livorno, con la nascita del Partito Comunista. Furono proprio le donne del Partito Comunista a organizzare il primo 8 marzo, ma purtroppo era destinato a morire sul nascere per via dell’avvento, imminente, del regime fascista. In Italia – prosegue la ricercatrice – dobbiamo aspettare il secondo dopoguerra, quando l’8 marzo italiano rinascerà su iniziativa dell’UDI, un’organizzazione nata dai Gruppi di Difesa della Donna, nella Resistenza“. Dopo la Seconda guerra mondiale la giornata venne adottata ufficialmente come festa nazionale da molti paesi socialisti e comunisti che facevano riferimento al blocco sovietico. L’8 maggio 1965, il Presidium del Soviet Supremo dell’Unione Sovietica decise che l’8 marzo dovesse essere considerato un giorno festivo non lavorativo, per rendere conto dell’impegno e dei successi delle donne nella costruzione del comunismo e per il loro contributo alla lotta per la pace. Negli stati capitalisti, proprio perché considerata una ricorrenza legata a una visione del mondo socialista, la Giornata della donna non era considerata una celebrazione ufficiale ma veniva comunque promossa dalle organizzazioni comuniste e socialiste, che organizzavano manifestazioni di piazza ogni 8 marzo. Questa spinta, insieme alla nuova “ondata” di movimenti femministi degli anni Settanta in tutto il mondo, portò l’Assemblea generale delle nazioni unite a proporre, con la risoluzione 32/142 del 16 dicembre 1977, che ogni paese al mondo, nel rispetto delle tradizioni storiche e dei costumi locali, dichiarasse un giorno all’anno “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale”. Già celebrato in molti paesi, l’8 marzo fu scelto dalla maggior parte degli stati come data ufficiale per questa scadenza annuale. “L’intreccio con il movimento operaio e socialista è uno di quei rapporti che definiscono la complessità del movimento politico delle donne“, commenta Musiani. “Le donne socialiste in alcuni casi si sono scontrate con altre organizzazioni del movimento politico delle donne. Per le donne socialiste la lotta di classe era una priorità, e le donne lavoratrici non potevano aspettarsi nessuna forma di emancipazione da quella parte di movimento che consideravano borghese”, aggiunge la ricercatrice. Per Musiani, “la storia dell’8 marzo è significativa perché sottolinea che il movimento politico delle donne è un movimento politico a sé, non è la storia delle donne in politica. Si intreccia con le altre culture politiche della contemporaneità ma ha un suo sviluppo e ha delle sue tematiche“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Elena Musiani, ricercatrice in Storia Contemporanea al Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università degli Studi di Bologna, responsabile scientifica dell’Archivio di storia delle donne di Bologna e autrice – insieme a Elda Guerra – del libro Il movimento politico delle donne (Le Monnier, 2025). Ascolta o scarica.
March 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Progetto comunista e alienazione
Cos’è il progetto comunista? Quando si studia il decisivo passaggio dalla teoria alla praxis all’interno del marxismo, si rimanda frequentemente ogni genere di dubbio e di contraddizione alla sola sfera teorica: la mancata comprensione del mondo risulterebbe quindi da un insufficiente lavoro teorico. Eppure, l’emergere di dubbi e perplessità all’atto […] L'articolo Progetto comunista e alienazione su Contropiano.
January 30, 2026
Contropiano