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All’IIS “Savoia-Benincasa” di Ancona una vetrina della Polizia di Stato
Con la fine dell’anno scolastico si è chiuso anche il quarto anno del progetto “Educhiamo Insieme alla Legalità” della Questura di Ancona, una campagna realizzata in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale rivolta agli istituti scolastici di ogni ordine e grado della provincia. È nell’ambito di questo progetto che, il 5 giugno scorso, alcuni istruttori della Polizia di Stato hanno tenuto una lezione di difesa personale per circa cinquanta studenti e studentesse dell’IIS Savoia Benincasa di Ancona. Al termine della lezione è intervenuto il questore in persona per un saluto. Pare che lo stesso istituto abbia ospitato, lo scorso 10 aprile, le celebrazioni per il 174° Anniversario della Fondazione della Polizia di Stato. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ribadisce il proprio dissenso riguardo ai percorsi di cittadinanza e legalità pensati come istruzioni pronte all’uso, e in modo particolare quando impartiti dalle forze dell’ordine perché sono organizzati con il fine principale di avvicinare le giovani generazioni al sistema culturale della Difesa, diametralmente opposto al sistema culturale ideale di una democrazia, della partecipazione e dell’educazione. Come Osservatorio sappiamo che l’educazione civica, il pieno sviluppo della persona umana, e la cittadinanza critica non possono derivare da sistemi educativi rigidi che emanano ordini senza possibilità di discussione e contrattazione. Solo la relazione con gli adulti di riferimento dentro e fuori le mura scolastiche, il confronto con la realtà, e lunghi tempi di messa in discussione e apprendimento possono mettere i ragazzi e le ragazze nella posizione di piena cittadinanza. Invece, quello che viene proposto in maniera diffusa in tutta Italia nelle scuole di ogni ordine e grado, dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in accordo con le questure, ad Ancona con il progetto Educhiamo Insieme alla Legalità, è inaccettabile propaganda securitaria. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Tremestieri Etneo: la Polizia sale di nuovo in cattedra per educare alla legalità
Il 15 giugno scorso all’I.C. “Campus Don Bosco” di Tremestieri Etneo, in provincia di Catania, una squadra a cavallo e una squadra cinofili della Polizia di Stato hanno chiuso l’anno scolastico con lezioni sulla legalità e sulle attività svolte per controllare il territorio. Circa 140 studenti e studentesse hanno imparato come i poliziotti a cavallo mantengono l’ordine nei parchi, nei giardini e sulle spiagge, mentre l’unità cinofili ha simulato interventi antidroga e per la ricerca di esplosivi. È stato infine ricordato come sia molto importante non maltrattare gli animali. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continuiamo a mostrare tutte le nostre perplessità di fronte a queste iniziative. Non perché la legalità, il rispetto degli animali e delle regole in generale non siano importanti ma perché pensiamo che questi temi a scuola debbano essere affrontati a partire dalla complessità delle ragioni sociali e culturali che li determinano e non solo ed esclusivamente da un punto di vista securitario. Per tali ragioni crediamo fermamente che solo la società civile con tutta la sua ricchezza possa educare veramente ad una convivenza pacifica e rispettosa di uomini, donne e animali. Infatti, l’interiorizzazione delle norme e il loro rispetto è qualcosa che si può avverare in maniera concreta ed efficace solo nel momento in cui le regole nascono da processi ampiamente condivisi che vanno al di là delle sedi istituzionali e abbracciano tutte le realtà sociali. D’altra parte la nostra stessa Costituzione auspica una partecipazione attiva di tutta la cittadinanza alla costruzione della comunità, con la consapevolezza che questa costruzione non si può limitare al solo ambito giuridico. Sottolineare con la presenza delle Forze dell’Ordine all’interno delle scuole l’aspetto coercitivo della legge può distorcere questo messaggio fondamentale e mettere in ombra la bellezza di costruire insieme la società di domani. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Dalla cattedra alla piazza: ad Ancona la Polizia di Stato festeggia la fine dell’anno scolastico
Il 4 giugno scorso si è tenuta in piazza Pertini ad Ancona la Festa della Legalità di fine anno scolastico organizzata dalla Polizia di Stato in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche. Più di 150 studenti e studentesse si sono ritrovati per assistere al solito copione con Squadra Cinofili, Nucleo Artificieri, Polizia Stradale e Polizia Scientifica. All’evento erano presenti il Questore, una delegata del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale e l’Assessora alle Politiche educative, agli Affari generali e legali, ai Servizi informatici e ai Servizi demografici.Insomma, una copiosa presenza istituzionale per promuovere un’idea di legalità di tipo securitario, basata sulla presenza costante delle Forze dell’Ordine, intesa come elemento imprescindibile per il rispetto della legge. Questa visione viene rafforzata dal fatto che la festa in piazza Pertini è soltanto l’epilogo di un anno scolastico in cui la Polizia di Stato ha dato lezioni di legalità a tutta la provincia di Ancona coinvolgendo più di 5000 studenti e studentesse. Come al solito i temi sono stati dei più vari, dal cyberbullismo all’uso consapevole dei social media, dalla violenza di genere all’abuso di alcol e droghe. Tutto racchiuso sotto il cappello della legalità. Noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sappiamo bene, invece, quanto dietro a bullismo, violenza di genere e abuso di sostanze ci siano ragioni culturali e sociali che vanno ben al di là della dimensione legale, sicuramente importante ma non esaustiva di fronte alla complessità della realtà quotidiana. Per tale ragione ci domandiamo perché un tale percorso di sensibilizzazione non venga affidato alla miriade di enti e associazioni che si battono ogni giorno per contrastare questi fenomeni a partire da un punto di vista che vuole una condivisione della norma perché figlia di un processo condiviso e non perché soggetta alla sanzione. Solo così si può auspicare ad un miglioramento della società civile. Fonte: https://www.centropagina.it/attualita/ancona-festa-legalita-polizia-di-stato-incontra-studenti-piazza-pertini/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Storia di un sodalizio tra Polizia e vittima di bullismo
«Ho 26 anni e vivo a Roma, ho studiato recitazione, ho un diploma come attrice e regista. La mia passione più grande è il teatro. Incontro i ragazzi nelle scuole. Ho subìto di tutto, fin dalla scuola elementare: mi hanno picchiato, hanno rubato le mie cose personali, hanno messo in rete le mie immagini. Alle scuole medie la situazione è diventata insostenibile». Così raccontava, Flavia Rizza nel 2025 prendendo professionalmente sul serio il ruolo che le era stato affidato nel corso degli anni, via via sempre più ufficiale e strutturato dalla Polizia di Stato come testimonial vittima di bullismo, tanto da sviluppare proprio quella competenza-chiave per stimolare l’empatia del proprio pubblico di studenti e studentesse. Un po’ come nel caso del progetto “Bulli-Stop” (un teatro pedagogico sul cui scenario di staglia nitido il numero verde della Polizia di Stato), dove però gli attori impersonano una parte, ma non sono stati direttamente vittime di bullismo. Ciò che sorprende, però, è il curriculum da vittima che inizia fin dalla scuola primaria e prosegue fino ai 18 anni, alle superiori con alcune varianti, come quella “cyber” su un tema fisso: in pratica un’esperienza da vittima di bullismo lunga 14 anni. A diciotto anni era già conosciutissima come testimonial di bullismo e alla fine del liceo delle Scienze Umane, un indirizzo spesso intrapreso da profili, fragili, problematici e desiderosi di conoscere meglio sé stessi, a Popolare Network, nel 2017, si leggeva «(…) ho 18 anni e sono al quinto anno del liceo delle scienze umane. Inizia così il racconto, la riflessione di Flavia Rizza (…), che è stata in passato vittima prima del bullismo, poi del cyberbullismo. Una ragazza che ha sofferto, ma che si è ribellata e ha vinto la sua battaglia. Ed è anche diventata un’importante testimonial». In quell’articolo si citava anche una lettera inviata a “Skuola.net”, un sito web che da sempre non disdegna di fare l’occhiolino alle forze dell’ordine o alla Nissolino Corsi Srl, quella delle cosiddette “carriere in divisa“. Nel corso di questi anni gli interventi di Flavia nelle scuole hanno sempre avuto sullo sfondo la Polizia di Stato come spesso ci è capitato di raccontare in tante altre occasioni sempre a proposito di bullismo e cyberbullismo (Progetto “Scuole Sicure”). Oggi Flavia Rizza, a 27 anni e questa lunga storia di violenza trova delle analogie nel libro “Il bullismo“, e gira per le scuole presentandolo insieme ad un altro comunicatore professionista testimone anche lui di storie personali di bullismo, sebbene trascinatesi per meno tempo, Giuseppe Sciarra. Flavia continua ad essere testimonial della Polizia di Stato girando per le scuole che la annunciano tramite circolari che invitano caldamente a prenotarsi perché questi incontri pare registrino sempre il tutto esaurito. In questi giorni Flavia gira presentando, appunto, oltre al proprio “caso umano” anche questo libro scritto per i tipi dell’Asino d’Oro, che probabilmente darà un peso un po’ più scientifico ai suoi interventi. Gli studi di teatro e recitazione hanno sicuramente affinato le sue capacità comunicative entrando così strutturalmente nelle campagne di comunicazione del Ministero degli Interni che ovviamente, hanno tutto l’interesse a non porsi domande sul perché di presunte o reali forme, sembrerebbe sempre più dilaganti, di violenza. Legalità, rispetto della legge, Polizia di Stato o Carabinieri come angeli-custodi: quante volte ci siamo sentiti dire, in risposta alle nostre critiche “e meno male che almeno loro ci sono!”. Noi, invece, ci sentiamo di dire che questi interventi dello Stato rispetto a fenomeni sociali indubbiamente seri e complessi, così come la cooptazione di “vittime professioniste”, rivelano un approccio “tutto chiacchiere e distintivo” citando un film che rappresenta, invece, un inno allo Stato di Diritto. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Codice Rosso a Fiumicino
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha ricevuto una segnalazione che riguarda una conferenza organizzata lo scorso aprile dalla Polizia di Stato di stanza a Fiumicino, comune della Città Metropolitana di Roma, in un istituto superiore. L’argomento dell’incontro con i poliziotti rientra nella divulgazione del testo di legge 10 luglio 2019 denominata “Codice Rosso”. Fra le materie di interesse della legge rientrano le misure per affrontare la violenza di genere, soprattutto quella domestica ben nota alle cronache. Sappiamo quante e quanto complesse siano le cause del disagio nelle famiglie di cui la parte più fragile, donne e bambini, sono vittima. Purtroppo, non tutto corre così veloce e in modo efficace quando una donna si rivolge a un commissariato o una caserma per denunciare la situazione di rischio o gli espliciti atti violenti a cui è esposta. Capita continuamente che la decisione – già di per sé difficile in alcune condizioni di fragilità culturale ed economica – di percorrere la via legale subisca ritardi o non venga messa in atto. Come mi riferisce un’operatrice di un’associazione che gestisce un Centro Anti Violenza (CAV), nato in seno alla “Casa Internazionale delle Donne” di Roma, in assenza di testimonianze dirette o di segni di attacco fisico, succede che la denuncia venga rifiutata. È il CAV stesso allora che procede consigliando i passaggi da effettuare, in forza della legge citata che prevede la protezione immediata della donna e dei minori e il patrocinio gratuito per affrontare il percorso legale. Ma anche per ricorrere a un CAV una donna ha bisogno di conoscerne l’esistenza, di avere una rete intorno a sé che la sostenga, soprattutto quando si tratta di donne non italiane. Dalla segnalazione penso che sia stato tema nell’incontro ancora il bullismo giovanile, visto che esistono team nelle caserme e nei commissariati dedicati al suo contrasto nelle scuole e sui canali social. La gestione dei conflitti che nascono nelle classi, scontri verbali e fisici spesso legati all’appartenenza di genere, culturalmente imposta dai codici di comportamento appresi, è un problema educativo. Il bullismo, sempre di incerta definizione (ragazze e ragazzi cattivi?), e la tendenza a “immunizzarsi dal diverso”, sono legati strettamente ai contesti relazionali in cui si manifestano, dunque sono questione che interroga gli insegnanti, non le Forze dell’ordine. La marginalizzazione della funzione docente, direi la sua umiliazione, passa anche attraverso la sottrazione del compito di in-segnare. Sia nel senso di lasciare il segno dei saperi disciplinari, sia soprattutto nella capacità di scambiarlo come effetto della responsabilità adulta verso i minori affidati. Vengo a tre punti che dovremmo considerare, al di là del contenuto delle segnalazioni che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, anche nell’ottica di sostenere coloro che ci informano. 1. Una circolare interna è un atto amministrativo di indirizzo che occupa l’ultimo gradino della gerarchia delle fonti giuridiche. Molti docenti spesso balbettano che, se l’ha scritti il dirigente, quella indicazione, quel suggerimento, sono norma a cui obbedire. Spesso, pur nel suo impianto direttivo (chi, cosa, quando) invita i docenti interessati a contattare i colleghi più in alto nell’organizzazione dei progetti, insomma lo staff (la corte del DS). Poiché si tratta di prestare ore di lezione, sacrificando le discipline, un insegnante può sottrarsi semplicemente affermando di non essere interessato. A tal proposito invito alla lettura di un testo sull’argomento della dignità legata all’esercizio della libertà di insegnamento e al tentativo ormai abituale di limitarla, anche quando si tratta di progetti legati alle nuove tecnologie, con i soldi del PNRR (Giovanni Scarafile, Il ventriloquo. Etica dell’insegnamento al tempo dell’algoritmo. Yod ed., 2025). A tutti i progetti dell’azienda verticalizzata, definiti nel Piano dell’Offerta Formativa ai clienti, si può dire di no. 2. Riflettendo sulle questioni di genere, non posso non notare che la dirigenza scolastica è soprattutto femminile (dati ISTAT). Maestre e professoresse rompono il tetto di cristallo a fanno carriera. Ma è davvero così? Se la giovane età di alcune dirigenti non ha più alcuna parentela con i diversi flussi storici del femminismo, sicuramente spesso hanno familiarità con una forma di emancipazione mimetica al maschile, al maschile deputato al comando così come storicamente declinato, anche nelle superiori democrazie occidentali. Il paradosso è che al paternalismo dei dirigenti-papà che accarezzano i bimbi all’ingresso a scuola, si interessano di tutto perché tutto gli viene comunicato e su tutto si chiede loro consiglio, si unisce un mieloso – e non meno prepotente – “maternage” femminile. Come se non si potesse immaginare un’autorevolezza fatta di distribuzione del potere, fuori da logiche binarie. Servirebbe nelle relazioni a scuola un cambiamento di paradigma orientato a una “parola” che non viene né da padri, né da madri ma – come ho detto – è sotto il segno della responsabilità del contrappeso dei poteri. Anche questo è parte di un clima culturale in cui il comportamento adulto è modello implicito per i minori che lo osservano, lo vivono, lo subiscono. 3. Fiumicino, è un contesto territoriale con una lunga storia che ne costituisce ancora la peculiarità, l’antico Portus, con il suo Tiber, la sua Isola Sacra. Oggi, saltando i secoli, Fiumicino ha il suo aeroporto. Sono 84.000 circa gli abitanti, stipati in un’area fortemente gentrificata, dove le caratteristiche tipiche di un paese di mare sono inghiottite dall’anonimato di una grande periferia. Le case stanno a un passo dalle piste dell’aeroporto: inquinamento luminoso, sonoro e da scarichi si sommano fra loro. Concludo. I docenti capaci di disobbedire si potrebbero occupare con le loro classi di geostoria, decostruendo la disciplina di recente introduzione negli istituti tecnici. Potrebbero tornare al significato che, prima delle deforme delle indicazioni, dei programmi e del conformismo dei manuali, avevano la storia e la geografia. Potrebbero insegnare come il progresso ha devastato interi territori, privandoli perfino della loro identità storica. La pesantezza del sentirsi, in quanto giovani, sempre potenzialmente cattivi, sbagliati, potrebbe essere trasformata da una visione del futuro come frutto non banale della conoscenza del luogo dove si cresce, si vive, di cosa è accaduto sotto la mano pesante del progresso. La scuola potrebbe essere un luogo dove le creature giovani diventano consapevoli che anche lo squallore, la bruttezza, generano violenza, frustrazione, pensieri rancorosi. Renata Puleo – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Bullismo e Codice Rosso: a Fiumicino fa lezione la Polizia di Stato
La Polizia di Stato di stanza a Fiumicino, comune della Città Metropolitana di Roma, ha organizzato una conferenza, prolusione, incontro di formazione all’Istituto di Istruzione Superiore (liceo e tecnico agrario) “Leonardo da Vinci“, sabato 14 aprile (CI 232 del 31 marzo), di cui è arrivata segnalazione all’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università con testo della circolare citato, giacché ormai questa iniziative vengono nascoste al pubblico. L’argomento dell’incontro con i poliziotti rientra nella divulgazione del testo di legge 10 luglio 2019 denominata Codice Rosso. Fra le materie di interesse della legge rientrano le misure per affrontare le violenze di genere, soprattutto quelle domestiche ben note alle cronache. Sappiamo quante e quanto complesse siano le cause del disagio nelle famiglie di cui la parte più fragile, donne e bambini, sono vittima. Purtroppo, non tutto corre così veloce e in modo efficace quando una donna si rivolge a un commissariato o una caserma per denunciare la situazione di rischio o gli espliciti atti violenti a cui è esposta. Capita continuamente che la decisione – già di per sé difficile in alcune condizioni di fragilità culturale ed economica – di percorrere la via legale subisca ritardi o non venga messa in atto. Come mi riferisce un’operatrice di un’associazione che gestisce un Centro Anti Violenza (CAV), nato in seno alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, in assenza di testimonianze dirette o di segni di attacco fisico, succede che la denuncia venga rifiutata. È il CAV stesso allora che procede consigliando i passaggi da effettuare, in forza della legge citata che prevede la protezione immediata della donna e dei minori e il patrocinio gratuito per affrontare il percorso legale. Ma anche per ricorrere a un CAV una donna ha bisogno di conoscerne l’esistenza, di avere una rete intorno a sé che la sostenga, soprattutto quando si tratta di donne non italiane. Penso che sia stato a tema nell’incontro ancora il bullismo giovanile, visto che esistono team nelle caserme e nei commissariati dedicati al suo contrasto nelle scuole e sui canali social (uno di questi gruppi di lavoro è citato nella circolare). La gestione dei conflitti che nascono nelle classi, scontri verbali e fisici spesso legati all’appartenenza di genere, culturalmente imposta dai codici di comportamento appresi, è un problema educativo. Il bullismo, sempre di incerta definizione (ragazze e ragazzi cattivi?), il rifiuto verso differire  e la tendenza a immunizzarsi dal diverso, sono legati strettamente ai contesti relazionali in cui si manifestano,  dunque sono questione che interroga gli insegnanti, non le forze dell’ordine. La marginalizzazione della funzione docente, direi la sua umiliazione, passa anche attraverso la sottrazione del compito di in-segnare. Sia nel senso di lasciare il segno dei saperi disciplinari, sia soprattutto nella capacità di scambiarlo come effetto della responsabilità adulta verso i minori affidati. Il sito della scuola recita che tutto il personale è una “comunità educativa vibrante”, per cui proviamo a fidarci delle vibrazioni, anche quando delegate alle divise. Vengo a tre punti che dovremmo considerare, al di là del contenuto delle segnalazioni che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, anche nell’ottica di sostenere coloro che ci informano. 1. Una circolare interna è un atto ammnistrativo di indirizzo che occupa l’ultimo gradino della gerarchia delle fonti giuridiche. Molti docenti spesso balbettano che, se l’ha scritta il dirigente, quella indicazione, quel suggerimento, sono norma a cui obbedire. Nello specifico questa di cui scrivo, pur nel suo impianto direttivo (chi, cosa, quando) invita i docenti “interessati” – “eventualmente” aggiungo io – a contattare i colleghi più in alto nell’organizzazione dei progetti, insomma lo staff (la corte del DS). Poiché si tratta di prestare ore di lezione, sacrificando le discipline, un insegnante può sottrarsi, l’aggettivo relativo all’interesse è lo spiraglio che un docente non interessato all’evento, può utilizzare. A tal proposito invito alla lettura di un testo sull’argomento della dignità legata all’esercizio della libertà di insegnamento e al tentativo ormai abituale di limitarla, anche quando si tratta di progetti legati alle nuove tecnologie, con i soldi del PNRR (Giovanni Scarafile, Il ventriloquo. Etica dell’insegnamento al tempo dell’algoritmo. Yod ed., 2025). A tutti i progetti dell’azienda verticalizzata, definiti nel Piano dell’Offerta Formativa ai clienti, si può dire di no. 2. Riflettendo sulle questioni di genere, non posso non notare che la dirigenza scolastica è soprattutto femminile (dati ISTAT). Maestre e professoresse rompono il tetto di cristallo a fanno carriera. Ma è davvero così? Se la giovane età di alcune dirigenti non ha più alcuna parentela con i diversi flussi storici del femminismo, sicuramente spesso hanno familiarità con una forma di emancipazione mimetica al maschile, al maschile deputato al comando così come storicamente declinato, anche nelle superiori democrazie occidentali. Il paradosso è che al paternalismo dei dirigenti-papà che accarezzano i bimbi all’ingresso a scuola, si interessano di tutto perché tutto gli viene comunicato e su tutto si chiede loro consiglio, si unisce un mieloso – e non meno prepotente – maternage femminile. Come se non si potesse immaginare un’autorevolezza fatta di distribuzione del potere, fuori da logiche binarie. Servirebbe nelle relazioni a scuola un cambiamento di paradigma orientato a una Parola che non viene né da padri, né da madri ma – come ho detto  – è sotto il segno della responsabilità del contrappeso dei poteri. Anche questo è parte di un clima culturale in cui il comportamento adulto è modello implicito per i minori che lo osservano, lo vivono, lo subiscono. 3. Fiumicino, è un contesto territoriale con una lunga storia che ne costituisce ancora la peculiarità, l’antico Portus, con il suo Tiber, la sua Isola Sacra. Oggi, saltando i secoli, Fiumicino ha il suo aeroporto (ancora Leonardo da Vinci, il titolare). Sono 84.000 circa gli abitanti, stipati in un’area fortemente gentrificata, dove le caratteristiche tipiche di un paese di mare sono inghiottite dall’anonimato di una grande periferia. Le case stanno a un passo dalle piste dell’aeroporto: inquinamento luminoso, sonoro e da scarichi si sommano fra loro. Concludo. I docenti capaci di disobbedire si potrebbero occupare con le loro classi di geostoria, decostruendo la disciplina di recente introduzione negli istituti tecnici. Potrebbero tornare al significato che, prima delle deforme delle indicazioni, dei programmi e del conformismo dei manuali, avevano la storia e la geografia. Potrebbero insegnare come il progresso ha devastato interi territori, privandoli perfino della loro identità storica. La pesantezza del sentirsi, in quanto giovani, sempre potenzialmente cattivi, sbagliati, potrebbe essere trasformata da una visione del futuro come frutto non banale della conoscenza del luogo dove si cresce, si vive, di cosa è accaduto sotto la mano pesante del progresso. La scuola potrebbe essere un luogo dove le creature giovani diventano consapevoli che anche lo squallore, la bruttezza, generano violenza, frustrazione, pensieri rancorosi. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
174° Polizia di Stato: il “social-washing” in azione
Non è una ricorrenza particolarmente simbolica quella dedicata al 174° anniversario della nascita della Polizia di Stato ma si è pensato bene, quasi fosse il centenario o il bicentenario, di invadere per un mega-evento, addirittura Piazza del Popolo a Roma, con un impiego e sperpero di uomini e mezzi oltre a vari “effetti speciali” a dir poco scandaloso, considerato il momento di crisi economica che stiamo vivendo. Passando dalla terrazza del Pincio degli anni scorsi, alla ben più ampia Piazza del Popolo dell’11 aprile si è potuto dispiegare tutto l’armamentario a disposizione della Polizia di Stato con annessi tutti gli asset propagandistici votati alla militarizzazione soprattutto delle giovani menti ma come vedremo, non solo. A parte la mega tensostruttura che ha ospitato diversi dibattiti intorno al ruolo “sociale” della Polizia di Stato ripresi in diretta streaming da ben quattro telecamere con relativi operatori, infatti, tutto è stato all’insegna del coinvolgimento soprattutto delle giovani generazioni attraverso giochi oppure “oggetti” affascinanti o resi tali. Era presente, infatti, addirittura un elicottero e l’immancabile Lamborghini che più che trasportare organi umani a tutta birra, per trapianti urgenti, sembra oramai votata solo alle pubbliche relazioni: secondo i dati della Lamborghini stessa, infatti, in vent’anni sono stati circa 200 i viaggi per questo scopo, quindi meno di uno al mese. Una volante, inoltre, è stata addirittura sacrificata e segata in due, per ospitare al suo interno un apparato di simulazione 3D, in realtà virtuale, delle operazioni anticrimine su strada, ovviamente rappresentate a tutta velocità. “C’è anche il video dell’inseguimento di Ramy? – ho chiesto ironicamente al poliziotto di guardia accanto al simulatore – sarebbe emozionante, non crede?” “No!” Mi ha risposto scuotendo la testa e alzando gli occhi al cielo ma senza scandalizzarsi più di tanto per la mia domanda quantomeno inopportuna. Davanti all’elicottero, così come davanti a questo simulatore, oppure in fila davanti alla parete di arrampicata, organizzata dal Centro di addestramento Alpino della Polizia, si sono visti tanti genitori con i propri figli e tantissima partecipazione, appunto, dei giovanissimi. “Precisione. Strategia” questo è lo slogan sullo sfondo di una foto su un cartellone ritraente un giovane atleta delle Fiamme Oro, sguardo fisso nell’obiettivo, intento a lanciare un oggetto misterioso ovvero la pietra da curling, una specialità “esoterica” ma pur sempre olimpica che la Polizia di Stato è riuscita a rendere affascinante anche ai bambini più piccoli. Questo è stato possibile con strumenti ad hoc per loro, sicuramente non da 20 kg come nel curling per gli adulti ed una pista da lancio a loro dedicata. A ridosso dell’obelisco e di fronte ad un’impalcatura che poteva ospitare qualche centinaio di spettatori è stato montato anche un palcoscenico grande come un campo da tennis: nel pomeriggio di sabato si stava provando la coreografia di uno spettacolo tipo musical, Le ali della mente, dedicato al contrasto alla violenza contro le donne. Non possiamo dire violenza di “genere” perché quando si è nell’ambito delle attività di marketing istituzionale con la Polizia di Stato o altre realtà in divisa, non ci è mai capitato di sentir parlare di violenza anche contro persone LGBTQ+ ma sempre e solo di violenza in una sfera rigorosamente binaria. Poco più avanti non poteva mancare lo spazio della Polizia Postale che si presenta sempre col proprio cavallo di battaglia del contrasto al cyberbullismo quindi sempre con lo sguardo rivolto, principalmente ai giovani: per attirarli, infatti, c’era anche una conduttrice di un cane-poliziotto antidroga un po’ atipico ma particolarmente attraente in quanto di razza Jack Russel. “È un cane molto difficile e impegnativo – ha spiegato la poliziotta ad un gruppetto di genitori e bambini incuriositi – ma poi ci dà grandi soddisfazioni perché nessuno lo associa ad un cane antidroga quando facciamo le nostre missioni in borghese, mischiati tra i passanti”. Il controllo quindi è pervasivo, è tra noi, sempre, anche nei momenti di relax durante le cosiddette “vasche” lungo il corso principale ed è bene che si sappia: dietro quel musetto tenero e simpatico, sfruttato in decine di pubblicità commerciali, in realtà si nasconde un efficiente cane-antidroga! Droghe leggere? droghe pesanti? In che quantità? Tutto questo non viene mai specificato se non appunto che si tratta sempre e soltanto di “droga”, in senso lato. Le tecniche, quindi, per “sedurre” i giovani e come diciamo noi, per normalizzare la figura della divisa armata di pistola, nelle sue varie espressioni socio-relazionali, da quella accudente-materna a quella protettiva e salvifica contro il male, in tutte le sue forme, c’erano tutte e in grande spolvero. Ciò che va sottolineato, nell’evento di Roma, però è anche la particolare attenzione nell’unire diverse generazioni tra loro, perché accanto a queste attrazioni ludico-ginniche rivolte ai più piccoli, si è cercato in tutti i modi di proporre anche il “giocattolo” per gli adulti: l’apparato digitale che sa distinguere una foto reale da una foto creata dall’A.I., la stampante 3D che riproduce la scena del crimine, la Lamborghini o le Alfette o Moto Guzzi d’epoca, in fondo, sono destinate soprattutto ai più grandi. Allo stesso modo si è voluto cogliere anche l’interesse del pubblico più “nostalgico” dei tempi eroici della guerra alla mafia o contro la lotta armata degli anni ’70, attraverso lo stand dedicato all’Alfetta, restaurata proprio per queste occasioni che usava Aldo Moro con la sua scorta o la teca in plexiglass con il rottame aggrovigliato di quella che fu la macchina blindata di Giovanni Falcone, volata in aria per 300 metri spinta da una carica di 500 kg di tritolo. I cartelli con le didascalie, però, non ricordano che i morti ammazzati per mafia sono passati dagli oltre 3000 di quegli anni a poco più di 300 dei giorni nostri e che oggi, apparentemente in aperta contraddizione con questi dati, il rapporto tra numero di agenti di pubblica sicurezza e popolazione ci vede primi in Europa. Polizia di Stato2 Stefano Bertoldi – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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