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«Il mondo è diventato palestinese»: da Sarah Mustafa a Luigi de Magistris, Napoli interroga la coscienza dell’Occidente
Al Festival del Giallo di Napoli la presentazione del romanzo Il giorno che non ti ho ucciso si trasforma in un confronto su Palestina, diritto internazionale, informazione, resistenza e responsabilità dell’Occidente Non è stata una semplice presentazione letteraria. Al Festival del Giallo di Napoli, il nuovo romanzo di Sarah Mustafa, Il giorno che non ti ho ucciso, è diventato il punto di partenza per una riflessione che ha attraversato memoria, occupazione, diritto internazionale, informazione e resistenza. Sul palco, accanto all’autrice, l’editore Aldo Putignano e Luigi de Magistris. Le letture di Brunella Caputo hanno accompagnato la serata, restituendo voce alle pagine del romanzo e portando il pubblico dentro l’atmosfera del racconto. Sarah Mustafa ha aperto il suo intervento ringraziando Napoli per la vicinanza dimostrata alla causa palestinese e per le mobilitazioni di studenti, associazioni e cittadini che fin dai mesi successivi al 7 ottobre 2023 hanno mantenuto alta l’attenzione su Gaza e sui territori palestinesi occupati. L’autrice ha raccontato anche le proprie esitazioni nel periodo in cui stava per pubblicare il suo primo romanzo. Mentre la guerra occupava quotidianamente le prime pagine dei giornali, temeva che non ci fosse più spazio per una narrazione diversa. Fu proprio Aldo Putignano a incoraggiarla a proseguire. Per Mustafa la letteratura rappresenta uno strumento per raccontare ciò che raramente trova spazio nella narrazione dominante occidentale: il punto di vista palestinese. Il giorno che non ti ho ucciso si colloca all’inizio degli anni Settanta e racconta l’incontro, a Pavia, tra Carla, giovane operaia italiana impegnata nelle lotte sindacali, e Omar, profugo palestinese segnato da una storia di perdita e violenza. Due destini lontani che si scoprono accomunati dalla ricerca della libertà e della giustizia. Ma il romanzo affonda le proprie radici anche nella storia personale dell’autrice. Nata in Italia, Mustafa ha vissuto da bambina in un campo profughi palestinese. Durante l’incontro ha ricordato il passaggio da una realtà occidentale a una vita fatta di acqua trasportata nelle taniche, servizi essenziali assenti e precarietà quotidiana. «Non è facile scegliere di lasciare la propria terra. In quella casa ci sono i ricordi, la propria storia, la propria vita». Il dibattito ha assunto un tono ancora più politico con l’intervento di Luigi de Magistris, chiamato da Aldo Putignano a riflettere sul rapporto tra informazione e realtà. «Credo che sia stato fatto molto in questi anni per provare a rompere la narrazione della propaganda occidentale». Secondo l’ex sindaco di Napoli, molte delle mobilitazioni nate in questi mesi hanno contribuito a riportare al centro aspetti della questione palestinese spesso rimossi dal dibattito pubblico. «Si dimentica la Nakba. Si dimentica un secolo di occupazione. Si dimentica un secolo di apartheid. Si dimentica il diritto internazionale». Per de Magistris il problema non riguarda soltanto il Medio Oriente, ma investe direttamente il rapporto tra potere e diritto nelle democrazie occidentali. «Prima c’era più ipocrisia. Formalmente il diritto internazionale esisteva, anche se veniva calpestato. Adesso si sta togliendo perfino il velo dell’ipocrisia. Si dice apertamente che il diritto vale fino a un certo punto». L’ex sindaco ha ricordato anche il clima che, a suo giudizio, si respirava nei primi mesi della guerra. «Quando andavi in televisione e parlavi di genocidio, ti interrompevano e ti chiedevano se ti assumevi la responsabilità di quello che stavi dicendo. Ti collocavano immediatamente tra i fiancheggiatori di Hamas o tra gli antisemiti». Uno dei passaggi più significativi della serata ha riguardato il tema della resistenza. Richiamando la storia antifascista della città, de Magistris ha stabilito un parallelo tra la lotta palestinese e la Resistenza italiana. «Credo che nessuno si sogni di ritenere i partigiani napoletani delle Quattro Giornate dei terroristi. Francesco Amoretti, presidente dell’ANPI, a sedici anni prese il fucile e sparò contro i cecchini fascisti che coprivano l’avanzata dei carri armati tedeschi. Nessuno avrebbe mai definito terrorista Francesco Amoretti». Da qui la distinzione che ha voluto ribadire con forza: «Il terrorismo va sempre condannato. Io ho fatto il magistrato, sono un giurista. Ma la resistenza è un’altra cosa». E ancora: «Se ti rubano la terra, se ti distruggono le famiglie, se ti negano l’acqua, se ti bombardano, se uccidono bambini, giornalisti, medici e infermieri, la resistenza non diventa soltanto un diritto. Diventa un dovere». Le parole più dure sono arrivate quando il discorso si è spostato sulle responsabilità dell’Occidente. De Magistris ha raccontato il lavoro svolto insieme ad altri giuristi per documentare quelle che definisce «complicità economiche, finanziarie, istituzionali, tecnologiche e militari». «Se noi vediamo che aziende, tra l’altro italiane, impegnate nella produzione di armi stanno al +500% di profitto, diciamoci la verità: il genocidio senza il sostegno delle forze occidentali, e non soltanto di quelle americane, non sarebbe stato possibile». «In questo Paese si stanno processando portuali che hanno fatto disobbedienza per non imbarcare merci dove c’erano armi. Si stanno processando giovani che sono scesi in piazza contro il genocidio». Secondo de Magistris, il rischio è che venga meno la fiducia stessa nelle istituzioni. «Se iniziano a dirci che il diritto internazionale non esiste o che esiste solo quando conviene ai potenti, allora avremo un problema enorme». Nel corso dell’incontro de Magistris ha ricordato anche il progetto fotografico B Twin for Gaza, che mette a confronto la vita quotidiana di una bambina palestinese e quella di una bambina napoletana, sottolineando come la solidarietà tra Napoli e Gaza trovi espressione anche attraverso la cultura e l’arte. Sul tema Pressenza aveva già pubblicato un approfondimento: L’infanzia sotto assedio, l’infanzia protetta. Un ponte fotografico tra Gaza e Napoli In questo contesto ha sottolineato quella che considera una profonda distanza tra il sentimento popolare e le scelte dei governi. «Io credo che ci sia una dicotomia fra gli italiani e i governanti». A suggellare il senso della serata sono state anche le parole della prefazione firmata da Mario Capanna, lette da Aldo Putignano. Capanna definisce il romanzo «utile» perché contribuisce a mantenere viva la coscienza del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e richiama i pericoli rappresentati dalla guerra in corso a Gaza, dall’apartheid denunciata in Cisgiordania e dal rischio di un’ulteriore escalation nella regione. Nelle battute finali il confronto è tornato sul tema della pace. Sarah Mustafa ha sostenuto che non può esistere alcuna prospettiva di pace senza giustizia. «Per arrivare alla pace ci vuole innanzitutto libertà per il popolo palestinese». Ha ricordato l’assenza di diritti fondamentali, dalla disponibilità di acqua potabile alla continuità territoriale, e ha definito il superamento dell’occupazione una condizione imprescindibile per qualsiasi percorso politico futuro. «Bisogna essere in due a voler dialogare». L’ultimo intervento di Luigi de Magistris ha assunto il tono di una riflessione più ampia sul presente. «Pensavano di cancellare per sempre i palestinesi dal mondo. Però non si sono accorti di una cosa. E questo è il bel segreto dell’umanità. Il mondo, un po’ alla volta, è diventato palestinese». Poi la conclusione. De Magistris ha richiamato le parole di Vittorio Arrigoni, «restiamo umani», aggiungendo però la necessità di interrogarsi su quale umanità si voglia difendere. «Dobbiamo chiederci che umani vogliamo essere. Perché Netanyahu è umano. Trump è umano. E non dobbiamo nemmeno cadere nell’errore di dire che quello che stanno facendo è “da bestie”: io, sinceramente, non ho mai visto le bestie fare genocidi». La presentazione di Il giorno che non ti ho ucciso si è trasformata così in una riflessione collettiva sul rapporto tra diritto, giustizia e memoria. Una discussione che, partendo dalla Palestina, ha interrogato direttamente anche le coscienze occidentali. Sarah Mustafa Napoli ascolta la Palestina: Sarah Mustafa al Festival del Giallo Il pubblico segue la presentazione del romanzo Il giorno che non ti ho ucciso di Sarah Mustafa sullo scalone panoramico della Villa Floridiana, a Napoli. Lucia Montanaro
June 7, 2026
Pressenza
Anna Maria Selini a EireneFest Casale Monferrato: “Siamo a un bivio”
L’incontro con l’autrice di “Caro Vik ti scrivo” ha inaugurato il programma “Un libro o due al mese per parlare di pace” incluso nella rassegna di Festival del libro per la pace e la nonviolenza. Rispondendo alle domande di Filippo Garrone e del pubblico, Anna Maria Selini ha spiegato: > Negli incontri con loro, ho notato che i giovani non sanno chi era, cosa > faceva e perché è stato ucciso Vittorio Vik Arrigoni. Invece i ragazzi sanno > cosa significhino le sue parole “Restiamo umani”, che pronunciano con la sua > stessa convinzione e fiducia. > > Di recente è stato riattivato il suo blog Guerrilla Radio, così sono stati > recuperati e rimessi online molte sue testimonianze degli anni dal 2004 al > 2011, cioè lunga parte del periodo che lui trascorse in Israele e, in > particolare, nei territori palestinesi, soprattutto nella Striscia di Gaza, > dove per la prima volta arrivò a bordo di una barca come quelle in cui oggi > naviga la Global Sumud Flotilla. > Vittorio Arrigoni si recò in Palestina quando si sentì pronto. > Prima aveva fatto molte esperienze di cooperazione in tanti altri paesi del > mondo, ma allora Gerusalemme, la Cisgiordania e specialmente Gaza erano i > luoghi dove si concentravano molti problemi cruciali e collimavano tante > questioni nodali, perciò lui ci andò dopo essersi preparato ad affrontare > quella situazione tanto complessa. > Tuttora sono molto attuali le sue analisi di quella realtà, che allora lui > definì “la più grande di tutte le ingiustizie” e osservava con tanta > preoccupazione. > Io, che con lui mi confrontavo spesso e non sempre condividendo ogni sua > opinione, ho avuto molte remore a usare la parola genocidio, che invece > Vittorio Arrigoni non aveva paura di dire e per questo venne ingiustamente > accusato di anti-semititismo. > Ma, come lui aveva capito ormai già tanti anni fa, adesso è palese e > inconfutabile: ciò che la popolazione palestinese subisce quotidianamente pone > tutti di fronte a un bivio, perché ognuno può rimanere indifferente oppure, > come lui diceva, ‘restare umano’. Redazione Piemonte Orientale
June 4, 2026
Pressenza
EireneFest Casale Monferrato: l’esordio mercoledì 3 giugno, con Anna Maria Selini
Da maggio a dicembre a Casale Monferrato è proposta una serie di incontri con gli autori di libri che ‘parlano’ di pace, infatti un ciclo intitolato Un libro al mese per parlare di pace. Pianificato a cura di Mirella Ruo e Monica Simioni, il programma è incluso nella rassegna di EireneFest – Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza organizzati dai promotori nelle rispettive città: come il primo svolto a Roma nel 2022, da Torino a Trieste e da Verona a Messina attualmente 16 edizioni locali. A Casale Monferrato sono a calendario incontri con l’americano Claude Anshin Thomas, in gioventù un soldato che ha combattuto in Vietnam e dal 1995 un monaco buddista zen, e con la francese Nathalie Achard, mediatrice culturale collaboratrice di SOS Méditerranée e Amnesty International. Inoltre con uno stretto collaboratore Danilo Dolci che in Sicilia ha lottato contro la povertà e la mafia praticando la nonviolenza, Giuseppe Barone, con il portavoce della campagna Sbilanciamoci!, Giulio Marcon, con il velista e pedagogista Mauro Pandimiglio, con il sociologo Mauro Ferrari e con i giornalisti Riccardo Bottazzo, che ha descritto le storie delle nazioni senza esercito, e Anna Maria Selini. L’iniziativa è coordinata dalla bottega cittadina della Società Cooperativa EquAzione ETS insieme all’associazione EduCare e al gruppo di volontari della Rete Radié Resh e viene realizzata con patrocinio della Città di Casale Monferrato, in collaborazione con la Consulta di Partecipazione ‘Centro Storico’ e con il coinvolgimento dell’associazione Educational Forum, del circolo ARCI Il Paniere, del gruppo praticante la settimanale Mezz’ora di silenzio per la pace e la giustizia sociale e, di volta in volta, altre aggregazioni che riscontrano interesse alle specifiche proposte. Nel primo incontro, in svolgimento il prossimo 3 giugno e alla cui promozione cooperano anche il centro comunitario MonFreestyle, il circolo Legambiente VerdeBlu e la sezione cittadina dell’ANPI, il docente casalese Filippo Garrone accoglierà Anna Maria Selini. Una collaboratrice di Repubblica, l’Unità, Il Corriere della Sera, Famiglia Cristiana, Io donna e altri quotidiani e periodici, Anna Maria Selini ha realizzato reportage da Kosovo, Tunisia, Cuba, Cipro e, in particolare, Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza, documentari trasmessi dalla Rai, da Current tv e Tv2000 per cui è stata insignita di riconoscimenti nazionali e internazionali e i podcast “Smemorati” di Chora Media e “Oslo 30”, “La guerra dei giornalisti” e “Bambini senza pace” contenuti nella serie “Palestina Israele” prodotta dalla casa editrice Altrɘconomia, con cui collabora dal 2020 e recentemente ha pubblicato il libro che presenta a Casale Monferrato: Caro Vik ti scrivo – Lettere e reportage da Oslo a Gaza. Si tratta di un’opera singolare, che nella forma narrativa dell’epistolario raccoglie tante storie: nelle lettere scritte a Vittorio ‘Vik’ Arrigoni, con cui lei interloquiva abitualmente, la reporter ricorda le esperienze del giovane italiano ucciso a Gaza 15 anni fa e, immaginando di riferirle a lui, racconta molte vicende che lei ha documentato in questi anni. Così Anna Maria Selini ha dato voce a un ‘coro’ di protagonisti del presente: bambini che crescono nei territori palestinesi assediati, giovani che hanno rifiutato di arruolarsi nell’esercito israeliano, operatori umanitari e cronisti vittime della guerra,…una moltitudine di persone che, come diceva Vik, vivono il dramma del conflitto israelo-palestinese cercando di “restare umani”. L’incontro si terrà mercoledì 3 giugno dalle 18:30 nel cortile di Palazzo Langosco (ingressi da via Cavour e via Corte d’Appello – in caso di maltempo nella sala al piano terra fruita dal centro comunitario MonFreeStyle). Per informazioni inviare messaggi WhatsApp al recapito 349-3435301 oppure telefonare al numero 346-5507721 nell’orario dalle 9 alle 19. INFORMAZIONI: * EireneFest Casale Monferrato * Un libro o due al mese per parlare di pace * incontro con Anna Maria Selini Redazione Piemonte Orientale
May 30, 2026
Pressenza
Viareggio commemora Ali Rashid e la Nakba
Il  14 maggio dello scorso anno veniva a mancare Ali Rashid: primo segretario della delegazione palestinese in Italia,  giornalista e scrittore, deputato, palestinese naturalizzato in Italia dove ha studiato e vissuto, anima gentile della causa del suo popolo. La sua famiglia fu vittima della Nakba (catastrofe) del 1948 e nei suoi sogni c’è sempre stata la casa dì pietra bianca nei pressi di Gerusalemme, luogo di origine dei suoi genitori. Quella di Ali era una volontà di co-resistenza, ispirata a Edward Said e in sintonia con il pensiero e azione di Moni Ovadia e Luisa Morgantini. Lui, profondamente internazionalista, dialogava con quegli israeliani che vogliono liberare Israele dal sionismo predatorio e violento per coesistere nella terra comune nell’uguaglianza e giustizia per tutti. In particolare collaborava strettamente con un’artista israeliana. Ersilia Raffaelli (Casa delle Donne) non ha mancato di sottolinearlo, evidenziando che a fondare le Donne in Nero furono proprio 8 coraggiose israeliane antisioniste, e ricordando come gestire i propri sentimenti di odio, rabbia e vendetta sia la via maestra verso pace e nonviolenza e anche verso il superamento del patriarcato, storicamente foriero di guerra e violenze. Così fu Ali, che anche nei momenti più tragici, dopo il 7 ottobre durante il genocidio, non ha mai levato parole di odio, ma solo di condanna del governo sionista e di ricerca ostinata di vie di pace. Giovedì è stato commemorato prima a Massa e poi a Viareggio dal suo grande amico Giancarlo Albori (di Anpi, Cgil e Gaza Fuori Fuoco) che sullo striscione della sua associazione ha voluto porre la sua effigie. Le sue parole sono state toccanti. Io, a Viareggio da poco, non ho direttamente conosciuto Ali ma l’ho visto una sola volta la scorsa primavera durante un’iniziativa ricevendone un’impressione di autorevolezza,  mitezza e spiritualità. Di spiritualità ha parlato anche la testimonianza del dottor Luisi del PCRF. L’ ex sindaco di Viareggio Marcucci e l’ex assessora Cristina Boncompagni (si risale a più di un ventennio fa) hanno ricordato le antiche iniziative nelle scuole e il gemellaggio con Gerusalemme Est. Michele Borgia di Freedom Flotilla Italia ha sottolineato come Ali avrebbe seguito di cuore e condiviso da terra l’impresa delle Flotillas. Tutti hanno riassunto la sua vita nelle parole di Vittorio Arrigoni: restiamo umani. L’anniversario della Nakba, di cui come abbiamo detto fu vittima anche Ali, cade proprio il giorno dopo, 15 maggio. Così le due commemorazioni si sono unite: nel pomeriggio di ieri ci siamo trovati/e nel presidio organizzato a Viareggio dal Collettivo Palestina unitamente al Coordinamento. La Nakba dura da 78 anni, con ondate alterne di maggiore e minor virulenza e punte di feroce sterminio negli ultimi anni: Nakba è ora come allora. Ricordarla non è puro esercizio di memoria ma stare nel presente, affiancare le Flotillas, non ammainare l’attenzione,  l’empatia, la solidarietà. Il volantino distribuito ai (pochi, causa maltempo) passanti traccia il quadro storico e sottolinea come questo non sia un memoriale ma l’espressione del nostro sostegno a una resistenza continua. Nello stesso giorno e ora il movimento Combattenti per la Pace (palestinesi e israeliani insieme per la liberazione collettiva) ha celebrato a Beit Jala in Cisgiordania la cerimonia congiunta di commemorazione della Nakba, il cui tema è Sumud in Humanity. Questo evento è stato seguito in diretta in alcuni luoghi a cura degli amici italiani del movimento; uno di questi luoghi è Orentano nelle colline pisane. Comunicazione dell’ evento è stata data nel corso del presidio per significare l’unione di intenti con diversi strumenti. Redazione Toscana
May 16, 2026
Pressenza
Shireen Abu Akle, uccidere la verità: la guerra di Israele…
… contro chi documenta i fatti. di Bruno Lai 11 maggio 2022: c’è una giornalista palestinese da far tacere.     Siamo a metà 2022, ben prima che l’operazione “Diluvio al-Aqṣā” di Hamas, del 7 ottobre 2023, fornisse ad Israele il pretesto per compiere un’aggressione militare senza precedenti contro la Striscia di Gaza. Un’operazione di devastazione che, per il sistematico
Incontro a Varese per partire con la Flotilla e stare “in barca con Vittorio Arrigoni”
La “Tenda per la Palestina e contro le armi” invita alla presentazione del libro “Caro Vik ti scrivo – Lettere e reportage da Oslo a Gaza” di Anna Maria Selini. In svolgimento venerdì 8 maggio a Varese in via De Cristoforis 5 alle ore 18:30, l’iniziativa organizzata dal Comitato Varesino per la Palestina in collaborazione con Coopuf coinvolge “amici che parlano di (e con) Vittorio Arrigoni: per dirci chi era, per continuare secondo il suo esempio, per salire ancora con lui sulla Flotilla in partenza”. Redazione Italia
April 28, 2026
Pressenza
Varese: lo striscione ricomparso
Il Comitato Varesino per la Palestina,  da sempre dimostra tenacia e ostinazione, occupandosi di una terra e di un popolo, trascurati a lungo da molti. A inizio febbraio, avevamo assistito a Varese ad un vile gesto di rimozione, dopo due giorni dall’affissione, di uno striscione con la bandiera della Palestina e la celebre frase di Vittorio Arrigoni: Restiamo umani. Questa settimana lo striscione è ricomparso. Esposto nuovamente sulla stessa cancellata principale dei Giardini Estensi. Il concetto che vuole ribadire il CVP è proprio nelle due semplici parole che appaiono sulla bandiera: Restiamo Umani. Si legge in una loro nota: “Vogliamo con ciò ricordare a tutti il sentiero da seguire, e insieme celebrare lo straordinario essere umano che per primo ha saputo indicarci il cammino e che purtroppo ha pagato con la vita la sua dedizione incondizionata alla verità e alla causa palestinese. Sono trascorsi quindici anni da allora ma il suo messaggio ha continuato a mantenere viva la fiammella della speranza in tutto il mondo. Alimentiamola con un soffio gentile di rispetto e solidarietà tra le persone, anziché rischiare di spegnerla col vento delle strumentalizzazioni e delle polemiche. Per quanto si cerchino di sovrascrivere i fatti e intorbidire le acque la lente della nostra umanità ci permetterà sempre di distinguere il rosso dal nero. Il Comitato Varesino per la Palestina non ha altro da mostrare né da dimostrare a nessuno: è questa la nostra bandiera.” Una bella testimonianza di perseveranza, a pochi giorni dalla ricorrenza del 25 Aprile, che ci ricorda quanto siano importanti l’umanità, la resistenza e la partecipazione.   Redazione Varese
April 22, 2026
Pressenza
Palestina e dintorni
Oggi si è scelto di riportare in modo un poco più esteso le situazioni riportate da Anbamed e Radio Onda d’Urto, perchè ormai è impossibile comprendere la situazione di Gaza e della Cisgiordania senza inquadrarle nel contesto più ampio dei fronti aperti in questo momento. Tuttavia, per vedere le pagine  complete è sempre necessario cliccare sulle righe in rosso per
Sei stato un soffio vitale, costruttore di pace. Ciao Vik
Sulla sepoltura di Vittorio, nel nostro cimitero, c’è una rosa, lasciata da mano sconosciuta. Accanto, il vaso azzurro con il disegno di Handala, dono di una scolaresca, che ho riempito di fiori campestri, e due parole: “with love -Mum“. L’amore di una mamma non conosce date e ricorrenze. Sono quindici anni, ma è come fosse oggi. Il figlio perduto è sempre qui, nel cuore. Si affastellano i ricordi, ma più ancora il rimpianto di ciò che poteva essere e non è stato. Rimpianto per la vita che non hai vissuto, Vittorio, bella, tribolata, chissà, comunque vita. Ricordo il sogno che mi confidasti. Aprire una piccola libreria, un angolo con due poltrone, sorseggiando tè alla menta fra animate discussioni e appassionati confronti. Venditore di libri e di sogni. A chi chiede «cosa avrebbe detto, cosa avrebbe fatto Vittorio, ora», l’unica risposta è, guardate alla sua vita e lo saprete. Davanti alla barbarie e ai barbari di oggi, sempre più feroci, non sarebbe rimasto silente. La sua voce si sarebbe levata ancora più potente e, come durante Piombo Fuso, avrebbe gridato al cielo l’indignazione e agli ignavi di unirsi a lui per reclamare giustizia, pace e libertà per Gaza e tutto il popolo di Palestina. «Sono più meravigliato di chi fa finta di non vedere, di non sentire la sofferenza che c’è a poca distanza da loro, della loro meraviglia di me che lascio tutto per venire a soffrire con i palestinesi». Sì, gli ignavi e i cattivi maestri sono ancora presenti fra di noi, ma c’è anche una generazione nuova che non tace, che anima le piazze, che al tuo grido «Restiamo Umani», Vittorio, non rimane indifferente. La conosco. La incontro nelle scuole quando mi chiamano a raccontarti. Divento fiume di parole. Mostro i tuoi video e sento, palpabile, la compartecipazione, il desiderio di cercare e riuscire a trovare, come te, la via giusta per divenire segni di speranza e mi emozionano i grazie sussurrati. La riconosco questa generazione nuova in quei giovani per i quali sei maestro di vita e, sulle tue orme, hanno compiuto anche scelte difficili per testimoniare che la pace è possibile se si cerca e si pratica la giustizia. Come il giovane che mi ascoltò, liceale, e ora è medico di Emergency, lo studente che, laureatosi, ha insegnato un anno in Senegal o il Vigile del Fuoco di Napoli che ha fatto dell’aiuto ai migranti nelle isole greche la sua Palestina. Essi hanno concretizzato ciò che scrivevi da Gaza: «La pace non è un’utopia. Basta crederci, fermamente impegnarsi, contro ogni intimidazione, timore, sconforto, semplicemente restando umani». Nella mia ormai lunga vita ho incontrato, come tutti, gioie e dolori. E mi è stato ucciso un figlio. Che è diventato un seme che ha dato frutti rigogliosi. Se c’è cosa che attutisce il dolore è questo, così come il sentire intimamente e con assoluta certezza che in tutti questi anni di assenza materiale, il tuo spirito non ci abbia mai abbandonato, sia stato per noi soffio vitale, propiziatore e generatore di speranza, autentico costruttore di pace. Questa sera, uscirò sul balcone e, alzando gli occhi al cielo, ti cercherò fra le stelle in un mutuo silenzioso scambio di abbracci e affettuosi pensieri, così, come sempre, fra il sorriso e il pianto. Ciao Vik. Ripubblicazione autorizzata dall’autrice.   Redazione Italia
April 16, 2026
Pressenza
VITTORIO “VIK” ARRIGONI: A 15 ANNI DALLA MORTE, TANTE VOCI PER RICORDARCI DI “RESTARE UMANI”
Il ritratto di Vittorio realizzato da Abdullah M., un giovane che frequentava il centro Vik a Gaza e che vorrebbe, nonostante genocidio e occupazione in Palestina, ‘restare umano’ Il 15 aprile 2011, 15 anni fa, veniva ritrovato morto Vittorio ‘Vik’ Arrigoni, volontario italiano dell’International Solidarity Movement. 2 giorni Vittorio prima era stato sequestrato da un gruppo salafita, guidato da un cittadino giordano, Abdel Rahman Breizat, poi ucciso un paio di giorni dopo assieme a un altro suo sodale a Nuseirat, durante un blitz delle Brigate Ezzedin Al Qassam e dei corpi di polizia, entrambi legati ad Hamas. Altri responsabili furono arrestati e condannati in primo grado a pesanti pene detentive, poi ampiamente ridotte in appello. Nessuno dei sequestratori è ancora in carcere: si tratta di Abu Ghoul, Khader Jram, Mohammed Salfi e Hasanah Tarek. Un anno fa, nel 2025, abbiamo pubblicato sul sito di Radio Onda d’Urto un lungo articolo con la biografia di Vittorio e i link a diverso del materiale che aveva realizzato mentre si trovava in Palestina, anche dalle frequenze antagoniste della Radio, assieme a una trasmissione storico-politica ad hoc, realizzata nel 2020. Oggi, giovedì 15 aprile 2026, Radio Onda d’Urto ricorda Vittorio Arrigoni con un’altra trasmissione speciale, con le voci di chi ha conosciuto e amato Vik da vicino. In questa trasmissione ci sono i ricordi di Meri Calvelli, cooperante che ha vissuto a Gaza buona parte della sua vita dal 2000 in poi e si trovava a Gaza nel periodo dell’uccisione di Vittorio, con cui ripercorriamo i momenti del ritrovamento del corpo  ma anche quello che resta di lui ancora oggi nella memoria dei palestinesi. La foto che apre questo articolo,  “il ritratto di Vittorio realizzato da un giovane che frequentava il centro Vik a Gaza e che vorrebbe ‘rimanere umano”, ci è arrivata proprio da Meri Calvelli in queste ore. Sempre su Radio Onda d’Urto c’è il ricordo di Sami Abu Omar, cooperante da Gaza di numerosi progetti tra cui il centro di scambio culturale che a Vittorio è stato dedicato dopo la sua morte. Sami ci ricorda quanto “è vivo il ricordo di Vik nella Striscia, di come tutti gli anni venisse commemorato il suo ricordo ma di come non sia stato possibile farlo negli ultimi 3 anni”, a causa del genocidio israeliano. Ecco il ricordo di Sami Abu Omar. Ascolta o scarica C’è anche il ricordo di Manolo Luppichini, compagno e attivista per la Palestina di lungo corso, che conobbe Vittorio a Gaza e che ci racconta di un momento di interposizione a difesa del popolo palestinese: “tra i proiettili dell’esercito sparati ad altezza d’uomo, noi strisciavamo a terra, mentre Vittorio era in piedi come se volesse dire non mi piegherete“. Vi riproponiamo inoltre uno stralcio di una corrispondenza che Vittorio Arrigoni fece a Radio Onda d’Urto negli ultimi giorni di dicembre 2008, durante l’operazione Piombo Fuso. Qui la versione integrale.  Abbiamo poi il ricordo di Samuele Sciarrillo, autore del podcast Le Ali di Vik realizzato nel decennale della scomparsa. In chiusura, la voce della madre di Vittorio, Egidia Beretta, a cui abbiamo chiesto che significato ha avuto per lei vedere la frase con cui Vittorio chiudeva le sue corrispondenze dalla Striscia di Gaza, Restiamo Umani, scritta sugli striscioni delle piazze di tutta Italia nell’autunno 2025, quando sono esplose, soprattutto in Italia, le manifestazioni a sostegno della popolazione palestinese. Ascolta la trasmissione realizzata in occasione del 15esimo anniversario della morte di Vittorio “Vik” Arrigoni sulle frequenze di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
April 15, 2026
Radio Onda d`Urto