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“LATINOAMERICA”: COSA E’ SUCCESSO AL PRIMO TURNO DELLE PRESIDENZIALI IN COLOMBIA? L’ANALISI DI RODRIGO ANDREA RIVAS
LatinoAmerica, trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto. 30 minuti assieme tra il border di Tijuana e gli orizzonti sconfinati della Patagonia, dentro il ciclo della “Cassetta degli Attrezzi”. Appuntamento ogni due lunedì, alle ore 18.45, e in replica il giorno dopo, il martedì, alle ore 6.30. La puntata di lunedì 1 giugno 2026 ci porta in Colombia. Con Rodrigo Andrea Rivas – giornalista, scrittore, analista di questioni sudamericane e nostro collaboratore – cerchiamo di leggere il primo turno delle elezioni presidenziali in Colombia, tenutesi il 31 maggio 2026; Alle urne il 57,9% degli aventi diritto, un dato in crescita rispetto al 2022 di quasi 3 punti percentuali. Sarà ballottaggio, il 21 giugno, come previsto, ma con numeri ben distanti rispetto a quanto ipotizzato alla vigilia. In testa è arrivato infatti Abelardo de la Espriella, candidato dell’ultradestra trumpiana e fascista, epigono dei vari Milei e Bukele. A lui un inaspettato 43,7% dei voti, pari a 10milioni e 362mila consensi. Al secondo posto invece Iván Cepeda, candidato della coalizione progressista Pacto Historico, con il 40,9%, pari a 9milioni e 688mila voti. Lo scarto tra i due è quindi piuttosto significativo: 674mila voti. Lontanissima invece la candidata uribista, Paloma Valencia, sotto il 7%. Il candidato dell’estrema destra, De la Espriella, ha ottenuto i migliori risultati nello storico Eje Cafetero, tra Cali e Medellin, nella zona di Santander e nelle pianure dei Llanos, Iván Cepeda, invece, è andato meglio nel Sud-Ovest, nei Caraibi e nella capitale, Bogotà. Ascolta l’analisi sul voto in Colombia, sulle sue implicazioni sociali e politiche verso il ballottaggio del 21 giugno 2026 con Rodrigo Andrea Rivas, dentro “Latinoamerica” di lunedì 1 giugno 2026 su Radio Onda d’Urto. 
June 2, 2026
Radio Onda d`Urto
NAKBA: LO SPECIALE DI RADIO ONDA D’URTO A 78 ANNI DALLA “CATASTROFE” DEL POPOLO DI PALESTINA
15 maggio 2026: 78esimo anniversario della Nabka, la “catastrofe” per milioni di palestinesi, che coincide con la proclamazione di Israele. Uno Stato nato al termine di un trentennio – quello tra le due Guerra Mondiali – di violenze e terrore, fino all’attacco militare del 1948, con almeno 500 villaggi palestinesi letteralmente rasi al suolo, 15mila vittime, 750mila persone cacciate dalle loro tessere per evitare i massacri da parte delle bande sioniste, architrave di quello che diventerà il futuro Stato – ed esercito – sionista. 78 anni dopo, la storia non è cambiata. Anzi, se possibile, è peggiorata, a partire dalla martoriata Striscia di Gaza, il 60% della quale è stata inglobata manu militari da Tel Aviv, tra “linea gialla” e “linea arancione”, con la finta tregua in vigore dall’ottobre 2025, durante la quale sono svariate centinaia le vittime palestinesi, arrivate alla soglia delle 75.000 considerato quanto accaduto dall’ottobre 2023, oltre a 175mila feriti e migliaia di dispersi tutt’ora sotto le macerie. Da Gaza alla Cisgiordania Occupata, dove coloni ed esercito perpetrano con sempre più ferocia assalti e violenze. Il 14 maggio, migliaia di coloni fascisti hanno preso parte alla provocatoria “Marcia delle bandiere” che ha preso d’assalto la Porta di Damasco, principale ingresso est della Città Vecchia di Gerusalemme occupata, sotto la protezione della polizia. Decine le aggressioni a giornalisti e residenti palestinesi di Gerusalemme Est, mentre il ministro-colono Smotrich è tornato a rivendicare l’annessione di tutta la West Bank, sostenendo che “è ora di abolire la divisione tra aree A, B e C”, cacciando quindi l’intera popolazione palestinese per fare spazio a nuove colonie. In occasione del 78esimo anniversario della Nakba, Radio Onda d’Urto ha tradotto in italiano il comunicato integrale diffuso dall’Fplp, il Fronte popolare di liberazione della Palestina, principale organizzazione della sinistra palestinese. Ascolta o scarica Per la Palestina e contro il sionismo, manifestazioni in tutto il mondo nei giorni della Nakba. A Milano, indetta una manifestazione nazionale – “Ricorda la Nakba, combatti il sionismo” – con le principali organizzazioni palestinesi e decine e decine di adesioni. Concentramento alle ore 14.30 in piazza XXIV Maggio. Sempre sabato 16 maggio, ma a Roma, corteo, con ritrovo dalle ore 15, da piazza dei Cinquecento. Delle manifestazioni di Milano e Roma Radio Onda d’Urto ha parlato qui, intervistando su Milano Youssef, dei Giovani Palestinesi d’Italia, mentre su Roma Vincenzo Miliucci, storico compagno capitolino e della Confederazione Cobas. A Brescia invece il ricordo della Nakba sarà in Piazza del Duomo, alle ore 18, di lunedì 18 maggio. Radio Onda d’Urto ne ha parlato (a questo link) con Alfredo Barcella, dell’Associazione di Amicizia Italia – Palestina, una della realtà che fa parte del Coordinamento Palestina di Brescia.  
May 15, 2026
Radio Onda d`Urto
VITTORIO “VIK” ARRIGONI: A 15 ANNI DALLA MORTE, TANTE VOCI PER RICORDARCI DI “RESTARE UMANI”
Il ritratto di Vittorio realizzato da Abdullah M., un giovane che frequentava il centro Vik a Gaza e che vorrebbe, nonostante genocidio e occupazione in Palestina, ‘restare umano’ Il 15 aprile 2011, 15 anni fa, veniva ritrovato morto Vittorio ‘Vik’ Arrigoni, volontario italiano dell’International Solidarity Movement. 2 giorni Vittorio prima era stato sequestrato da un gruppo salafita, guidato da un cittadino giordano, Abdel Rahman Breizat, poi ucciso un paio di giorni dopo assieme a un altro suo sodale a Nuseirat, durante un blitz delle Brigate Ezzedin Al Qassam e dei corpi di polizia, entrambi legati ad Hamas. Altri responsabili furono arrestati e condannati in primo grado a pesanti pene detentive, poi ampiamente ridotte in appello. Nessuno dei sequestratori è ancora in carcere: si tratta di Abu Ghoul, Khader Jram, Mohammed Salfi e Hasanah Tarek. Un anno fa, nel 2025, abbiamo pubblicato sul sito di Radio Onda d’Urto un lungo articolo con la biografia di Vittorio e i link a diverso del materiale che aveva realizzato mentre si trovava in Palestina, anche dalle frequenze antagoniste della Radio, assieme a una trasmissione storico-politica ad hoc, realizzata nel 2020. Oggi, giovedì 15 aprile 2026, Radio Onda d’Urto ricorda Vittorio Arrigoni con un’altra trasmissione speciale, con le voci di chi ha conosciuto e amato Vik da vicino. In questa trasmissione ci sono i ricordi di Meri Calvelli, cooperante che ha vissuto a Gaza buona parte della sua vita dal 2000 in poi e si trovava a Gaza nel periodo dell’uccisione di Vittorio, con cui ripercorriamo i momenti del ritrovamento del corpo  ma anche quello che resta di lui ancora oggi nella memoria dei palestinesi. La foto che apre questo articolo,  “il ritratto di Vittorio realizzato da un giovane che frequentava il centro Vik a Gaza e che vorrebbe ‘rimanere umano”, ci è arrivata proprio da Meri Calvelli in queste ore. Sempre su Radio Onda d’Urto c’è il ricordo di Sami Abu Omar, cooperante da Gaza di numerosi progetti tra cui il centro di scambio culturale che a Vittorio è stato dedicato dopo la sua morte. Sami ci ricorda quanto “è vivo il ricordo di Vik nella Striscia, di come tutti gli anni venisse commemorato il suo ricordo ma di come non sia stato possibile farlo negli ultimi 3 anni”, a causa del genocidio israeliano. Ecco il ricordo di Sami Abu Omar. Ascolta o scarica C’è anche il ricordo di Manolo Luppichini, compagno e attivista per la Palestina di lungo corso, che conobbe Vittorio a Gaza e che ci racconta di un momento di interposizione a difesa del popolo palestinese: “tra i proiettili dell’esercito sparati ad altezza d’uomo, noi strisciavamo a terra, mentre Vittorio era in piedi come se volesse dire non mi piegherete“. Vi riproponiamo inoltre uno stralcio di una corrispondenza che Vittorio Arrigoni fece a Radio Onda d’Urto negli ultimi giorni di dicembre 2008, durante l’operazione Piombo Fuso. Qui la versione integrale.  Abbiamo poi il ricordo di Samuele Sciarrillo, autore del podcast Le Ali di Vik realizzato nel decennale della scomparsa. In chiusura, la voce della madre di Vittorio, Egidia Beretta, a cui abbiamo chiesto che significato ha avuto per lei vedere la frase con cui Vittorio chiudeva le sue corrispondenze dalla Striscia di Gaza, Restiamo Umani, scritta sugli striscioni delle piazze di tutta Italia nell’autunno 2025, quando sono esplose, soprattutto in Italia, le manifestazioni a sostegno della popolazione palestinese. Ascolta la trasmissione realizzata in occasione del 15esimo anniversario della morte di Vittorio “Vik” Arrigoni sulle frequenze di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
April 15, 2026
Radio Onda d`Urto
“CARO VIK TI SCRIVO”: IL LIBRO DI ANNA MARIA SELINI A 15 ANNI DALLA MORTE DI VITTORIO ARRIGONI IN PALESTINA
Nella notte tra il 14 e 15 aprile 2011 Vittorio “Vik” Arrigoni, attivista dell’International Solidarity Movement in Palestina, veniva ritrovato morto nella Striscia di Gaza. Poche ore prima, Vittorio – tra le tante cose, collaboratore anche di Radio Onda d’Urto – era stato rapito da una sedicente cellula salafita. Il corpo di Arrigoni fu rinvenuto dalle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio militare di Hamas, che pochi giorni dopo, il 19 aprile 2011, a Nuseirat, uccisero in uno scontro a fuoco 2 dei presunti rapitori. A processo altre 4 persone, condannate, nel 2012, a pene dall’ergastolo (la famiglia di Vik si oppose da subito all’ipotesi della condanna a morte) ai 10 anni di reclusione. A Vittorio è dedicato ora il libro “Caro Vik ti scrivo”, uscito nel 2026 per Altreconomia. A scriverlo Anna Maria Selini,  giornalista professionista freelance specializzata in aree di crisi, con reportage e pubblicazioni in particolare dalla e sulla Palestina, oltre che amica di Vittorio Arrigoni. Il libro, con la prefazione di Maria Elena Delia (portavoce della Global Sumud Flotilla 2025) e le illustrazioni di Fogliazza, sceglie la forma delle lettere scritte a Vittorio, riflettendo ad alta voce con lui su quanto accade oggi in Palestina, in Medio Oriente e più in generale nel resto del mondo. “In un’epoca – spiega la Selini, intervista da Radio Onda d’Urto – dominata da algoritmi e velocità, rivendichiamo umanità e approfondimento, riscoprendo il senso del motto, oggi diventato dovere civile: Restiamo umani”, come lo stesso Arrigoni chiudeva i suoi articoli e le sue corrispondenze dalla Striscia di Gaza, dove aveva scelto di vivere, a fianco del popolo palestinese. L’intervista di Radio Onda d’Urto ad Anna Maria Selini, autrice del libro “Caro Vik ti scrivo”.Ascolta o scarica.
April 12, 2026
Radio Onda d`Urto
“CUBA NO ESTA SOLA”: A ROMA MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO IL BLOQUEO USA
Manifestazione nazionale oggi pomeriggio, sabato 11 aprile a Roma, al fianco di Cuba, strangolata da fine gennaio 2026 dall’embargo totale energetico degli Usa, che segue l’infame bloqueo in vigore fin dagli anni ’60. L’appuntamento, con l’associazione di amicizia Italia – Cuba è dal Colosseo fino Porta San Paolo, con decine di adesioni di sindacati, partiti, realtà politiche, sociali e singole persone, solidali con l’isola socialista, piegata ma non spezzata da oltre 65 anni di bloqueo e in particolare da 2 mesi e mezzo senza carburante. Per cercare di ovviare alla crisi, intanto, a Cuba il commercio dei prodotti agricoli sarà aperto parzialmente al settore privato. Il nuovo regolamento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di L’Avana oggi, autorizza agricoltori indipendenti, cooperative, piccole e medie imprese private e lavoratori autonomi a commercializzare i loro prodotti direttamente. Le autorità dell’Avana continueranno comunque a controllare prezzi ed esportazioni. Cercando strade nuove, Cuba quindi resiste, nonostante lo strangolamento imposto dagli Usa, sostenuta anche 5mila persone arrivate a Roma oggi per il corteo “Cuba no esta sola. Contro il bloqueo, Cuba non è una minaccia”. Dal corteo di Roma per Cuba la corrispondenza con Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione per il Partito della Rifondazione Comunista, tra le realtà in piazza nella Capitale a fianco dell’isola socialista. Ascolta o scarica  
April 11, 2026
Radio Onda d`Urto
CUBA: SABATO 11 APRILE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA. “SE CADE CUBA, CADE L’UMANITA’ INTERA”.
“Da oltre 65 anni Cuba vive sotto uno dei più lunghi e duri regimi di sanzioni economiche della storia contemporanea. Oggi questa pressione si è ulteriormente aggravata: nuove misure e restrizioni cercano di strangolare l’economia dell’isola, colpendo la vita quotidiana di milioni di persone”. Inizia così l’appello dell’Associazione nazionale di Amicizia Italia – Cuba, che sabato 11 aprile organizza a Roma una manifestazione nazionale in solidarietà con l’isola e contro l’infame bloqueo Usa Partenza dal Colosseo e arrivo a Porta San Paolo. Parole d’ordine: “Cuba non è una minaccia. Se cade Cuba, cade l’umanità intera”. Il bloqueo Usa, in corso ufficialmente dal 7 febbraio 1962 (ma in realtà già dall’ottobre 1960) è stato ulteriormente e drammaticamente aggravato a fine gennaio 2026, dopo l’aggressione militare di Trump al Venezuela, con il blocco totale alle importazioni energetiche. Il risultato, come denuncia Marco Papacci di Italia – Cuba a Radio Onda d’Urto, è pesantissimo per l’isola socialista: “Trasporti paralizzati, energia ridotta, difficoltà nella produzione e nella distribuzione di beni essenziali: a pagare il prezzo di questo assedio economico non sono i governi, ma il popolo cubano. Il blocco imposto dagli Stati Uniti non è un semplice divieto commerciale. È un sistema di sanzioni economiche e finanziarie che limita il commercio, i pagamenti internazionali, i trasporti e gli investimenti con Cuba.  Inoltre può colpire con pesanti sanzioni anche aziende e banche di altri paesi che intrattengono rapporti economici con l’isola, rendendo estremamente difficile per Cuba commerciare e accedere al sistema finanziario globale. Eppure, nonostante tutto, Cuba non ha mai smesso di dimostrare solidarietà internazionale. Lo abbiamo visto anche in Italia durante la pandemia, quando le brigate mediche cubane sono arrivate a Crema e a Torino per aiutare il nostro Paese nel momento più difficile, e adesso in Calabria consente ai residenti di avere cure adeguate. Per questo, la nostra Associazione si è fatta portavoce e insieme ad altre organizzazioni e partiti ha indetto una manifestazione nazionale per Cuba”, con decine e decine di adesioni (clicca qui per l’elenco completo di realtà organizzate e singole persone) Oggi – aggiunge Papacci – è il momento di restituire quella solidarietà”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Marco Papacci, segretario nazionale dell’Associazione di Amicizia Italia – Cuba. Ascolta o scarica
April 10, 2026
Radio Onda d`Urto
MEDIO ORIENTE: USA E IRAN ANNUNCIANO 15 GIORNI DI CESSATE IL FUOCO. ISRAELE ATTACCA ANCORA LIBANO E PALESTINA
In Iran si fermano, dopo 40 giorni, le bombe e si torna a un tavolo negoziale, per 15 giorni. Trump ha dato l’ok a 2 settimane di cessate il fuoco, non è chiaro da quando, mediato dal Pakistan. Washington precisa che lo stop vale “a condizione che l’Iran acconsenta all’apertura immediata e completa dello Stretto di Hormuz” (in foto). L’Iran ha accettato la proposta anche grazie all’intervento della Cina. Il primo round di trattative per un accordo complessivo è previsto a Islamabad venerdì. Dovrebbero esserci il vicepresidente JD Vance, oltre a Witkoff e Kushner. Ad annunciare l’intesa è stato il premier del Pakistan, Shehbaz Sharif, che parla di cessate il fuoco immediato e ovunque, “inclusi il Libano e altrove”. Subito Israele prova, come già fatto in Palestina e nello stesso Libano, a minare l’accordo per tornare alla guerra totale e permanente; Netanyahu prima si dice “sorpreso” dall’accordo, obbligato ad accettarlo dagli Usa, ma “sul Libano nessun’intesa”. All’alba nuovi raid, con 8 morti e 22 feriti a Sidone, con il totale delle vittime dal 2 marzo arrivato a 1538 morti e 3mila feriti. La corrispondenza da Beirut, per Radio Onda d’Urto, di David Ruggini, capomissione di Un Ponte Per in Libano. Ascolta o scarica. Anche in Iraq l’accordo vale, tanto che le milizie sciite fanno sapere di avere aderito al cessate il fuoco. Sempre in Iraq dopo 7 giorni di prigionia la giornalista americana Shelly Kittleson è libera. Khataib Hezbollah, che l’ha rapita il 31 marzo a Baghdad, ne ha annunciato il rilascio. In cambio della liberazione di alcuni prigionieri del gruppo e a condizione che la reporter lasci il Paese Così la situazione, fluida, dentro e fuori dall’Iran. Di Palestina invece non parla nessuno: Trump torna a minacciare la Resistenza palestinese, imponendo la resa e il disarmo totale, mentre Israele continua a colpire, tanto in Cisgiordania (3 feriti a Masafer Yatta e raid di coloni e polizia vicino a Betlemme) quanto a Gaza, dove torna a scarseggiare il cibo visto il perdurare dello stop ai valichi, mai riaperti davvero nonostante l’accordo ormai di ottobre. L’Oms rilancia l’allarme sanità per le condizioni drammatiche in cui vivono oltre 2 milioni di palestinesi. Sul fronte economico, l’Iran dovrebbe riaprire nelle prossime ore lo Stretto di Hormuz, in accordo con l’Oman, altro paese rivierasco. Sui mercati il petrolio perde il 18%, scendendo sotto i 95 dollari al barile. Il gas (-16%) è invece sotto i 45 dollari. Cresce di valore, dopo settimane di crollo, il Bitcoin, sopra i 70mila dollari.
April 8, 2026
Radio Onda d`Urto
“FERMIAMO GLI INGRANAGGI DELLA GUERRA”: PROTESTE IN ISRAELE CONTRO IL CONFLITTO PERMANENTE. INTERVISTA A IDDO ELAM, REFUSENIK E DI YOUTH COMMUNIST LEAGUE
Sabato 28 marzo 2026 manifestazioni in una trentina di località in Israele contro il governo di estrema destra Netanyahu – coloni e contro la guerra permanente tra Palestina, Libano e ora anche in Iran. Fin dai primi di marzo, pochi giorni dopo l’ultima aggressione militare israelo-Usa,con lo scoppio di una nuova, ancora più pericolosa fase della guerra globale imperialista, le realtà della sinistra israeliana e nowar sono scese in piazza a Tel Aviv e non solo. Da poche decine di persone iniziali, le manifestazioni sono cresciute con il passare delle settimane, fino a portare – sabato 28 marzo – oltre un migliaio di manifestanti nella centrale piazza Habima di Tel Aviv, al grido di “Diciamo no alla guerra eterna del governo kahanista” e “Fermiamo gli ingranaggi della guerra”. Analoghe manifestazioni si sono tenute in altre località, con la partecipazione maggiore ad Haifa e Gerusalemme. La polizia ha caricato i presenti, in particolare proprio a Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme, ferendo diversi manifestanti e fermandone 22. Aggrediti, tra gli altri, anche i deputati di sinistra Ofer Cassif e Ayman Odeh. Secondo le forze dell’ordine e secondo governo e media mainstream (in gran parte allineati), i partecipanti avrebbero violato la legge “contraddicendo i regolamenti del Comando del Fronte Interno che vietano gli assembramenti pubblici all’aperto di oltre 50 persone”. I manifestanti hanno risposto con slogan come “la polizia è criminale”, “contro la guerra e l’occupazione senza fine” e “fermiamo gli ingranaggi della guerra”. In piazza a Tel Aviv – e pure lui aggredito dalla polizia – c’era anche Iddo Elam, 19enne compagno della Youth Communist League, ala giovanile del Maki, il Partito Comunista d’Israele, a sua volta parte della coalizione di sinistra Hadash, che raduna forze politiche di sinistra israeliane e di quei palestinesi rimasti nei territori del 1948. Iddo fa anche parte di Mesarvot, associazione che si occupa di fornire assistenza psicologica, economica e legale ai refuseniks come lui. Dal 2024, Iddo rifiuta infatti di arruolarsi nell’esercito israeliano per ragioni politiche, finendo così in carcere. “Ho deciso – spiega Iddo, intervistato da Radio Onda d’Urto lunedì 30 marzo 2026 – che avrei rifiutato di arruolarmi da quando avevo 14 anni, prima quindi del 7 ottobre 2023. Mi sono sempre battuto contro l’apparato coloniale e bellicista; qui l’esercito è il braccio armato dell’occupazione e dell’apartheid contro i palestinesi”. Rispetto all’ultima tornata di manifestazioni, Iddo Elam spiega: “La prima protesta si è svolta il 3 marzo, con la partecipazione di sole 20 persone in piazza Habima a Tel Aviv. Era stata organizzata da realtà come Youth Communist League, The Radical Bloc, Hadash, Mesarvot e The Anti-Occupation Bloc. Nelle settimane successive, questi gruppi sono rimasti i principali organizzatori, ma si è unita anche la coalizione “The Peace Partnership”. Il 28 marzo si sono aggiunti gruppi più liberal, come “Standing Together”, che inizialmente non avevano partecipato”. Sulla situazione sociale interna, Iddo Elam aggiunge: “la maggioranza, la stragrande maggioranza, oltre l’85% degli israeliani, sosteneva la guerra al suo inizio. Ora c’è ancora una chiara maggioranza di sostegno, ma sempre più persone si sono stancate. Viviamo in una situazione in cui ogni giorno qui suonano le sirene, ogni giorno ci sono attacchi missilistici dal Libano, dallo Yemen e ovviamente dall’Iran. Ed è piuttosto estenuante perché succede nel cuore della notte e succede ogni giorno. Tutte le persone uccise in Iran sono state rimpiazzate e non è successo niente. Quindi ora si vedono più persone moderate, più persone di quella che chiamiamo la sinistra sionista o il centrosinistra in piazza; per questo abbiamo voluto provare a creare la coalizione più ampia possibile. Sabato abbiamo visto tante persone di tutte le età, provenienti da tutto il Paese, protestare perché ne hanno semplicemente abbastanza”. Sul fronte politico Iddo Elam, a Radio Onda d’Urto, aggiunge: “io e altri compagni ci siamo rifiutati di arruolarci, finendo in prigione, ma va detto che noi possiamo rifiutare perché abbiamo dei privilegi, perché sappiamo che la nostra famiglia ci sosterrà, perché sappiamo che non verremo cacciati di casa per questo. Ma molti, moltissimi lavoratori in Israele sono cresciuti con la militarizzazione, con l’indottrinamento di scuole e famiglie, e non riescono a capire che quello che sta succedendo è sbagliato, e non riescono a capire che possono scegliere diversamente. Il nostro lavoro politico è quello di raggiungere queste persone e dire loro che i prezzi sono più alti che mai e non avranno mai una casa qui perché i prezzi delle case sono letteralmente alle stelle. E’ per questo che stiamo dando miliardi di dollari ai coloni violenti in Cisgiordania, dando miliardi di dollari a queste guerre in Medio Oriente, in Iran, a Gaza, in Libano? Tutto questo deve finire affinché tutti noi possiamo avere una vita migliore. Deve finire non solo perché stiamo danneggiando il popolo iraniano. Deve finire anche per aiutare noi stessi. E’ piuttosto difficile parlare di questo con gli israeliani. Ma alla fine, dobbiamo provarci. Dobbiamo provarci perché si vede che le persone desiderano una vita migliore. In fin dei conti, le persone non sono cresciute per essere malvagie o per essere soldati imperialisti”. L’intervista di Radio Onda d’Urto, tradotta in italiano a Iddo Elam, refusenik israeliano e compagno della Youth Communist League. Ascolta o scarica L’intervista in originale (lingua inglese). Ascolta o scarica    
March 30, 2026
Radio Onda d`Urto