Avete mai sentito parlare del partito capibara?/1Vengo a conoscenza di un nascente partito: il partito dei capibara. Mi dicono:
“Sono giovani, sembra interessante, prova a sentirli.” Guardo il sito e trovo
idee che mi sono molto care: a partire dalla riduzione drastica dell’orario di
lavoro. Ci diamo appuntamento con un loro portavoce, Davide Dibitonto, 31 anni,
di Padova, ha una doppia laurea in economia e scienze politiche, lavora come
consulente per l’ottimizzazione dei processi produttivi. Ci eravamo dati una
mezz’ora, alla fine staremo a parlare per un’ora e mezza.
Davide, parti dall’inizio.
L’origine sta nell’avanguardia filosofica che nasce in Inghilterra alla fine
degli anni ’90: l’accelerazionismo che vuole rimettere in moto un mondo, una
storia che sembra essersi fermata. L’accelerazionismo “di sinistra” è un
movimento intellettuale, accademico, militante, che segue la crisi del 2008, che
cerca di capire come mai il forte movimento Occupy Wall Street non ha portato
risultati. La risposta più esaustiva è stata trovata dal pensatore inglese Mark
Fischer, che scrive nel 2009 “Realismo capitalista”.
In estrema sintesi: “Abbiamo perso perché non siamo stati in grado di immaginare
ciò che vogliamo. Siamo sempre ‘anti’, in difesa, resistenti, ma così non si
vince, se va bene si rallenta l’offensiva avversaria”. Ecco allora la
riflessione, il sogno di una nuova utopia mobilitante. In Inghilterra il
dibattito va spedito e il nuovo partito di Corbin è molto vicino a quelle
analisi. In Italia quel pensiero arriva in modo davvero particolare, non tanto
attraverso traduzioni, che sono pochissime, ma attraverso i meme. Sono immagini
provocatorie, scherzose, montaggi di foto o disegni e frasi, pensieri, in questo
caso si mandano messaggi con l’obiettivo di svecchiare le categorie della
sinistra tradizionale.
Negli anni 2014/15 c’è un gruppo fb che si chiama Sinistra Libro, alcuni di loro
usano molto i meme. In fondo in quegli anni è la stessa campagna di Trump che
avviene a colpi di meme. Nascono migliaia di meme che inondano l’immaginario.
Nel frattempo l’unico autore che viene tradotto dall’inglese all’italiano è Mark
Fisher, il quale si toglie la vita nel 2017 e in Italia la sua opera principale,
“Realismo capitalista”, viene tradotta nel 2018 e poi via via tutto quello che
ha scritto.
Cosa dice Fisher: “Siamo depressi perché non abbiamo futuro, non siamo neanche
in grado di immaginarlo.” Se l’accelerazionismo di sinistra inglese è più legato
alla tecnologia e alle potenzialità che questa ha per migliorare la nostra vita,
qui in Italia attecchisce maggiormente l’aspetto immaginifico. Nascono in Italia
tanti piccoli gruppi che mettono in pratica questo proposito: immaginiamo, ma da
lì riflettiamo, elaboriamo, la società che vogliamo e la sua realizzabilità.
Dall’utopia alla progettazione tecnica. Questa corrente di accelerazionismo si
chiama “gratuitismo”, che si sposa con la decrescita felice. La forma prezzo
della vita viene demercificata; noi dobbiamo andare a lavorare perché la vita
costa, il gratuitismo vuole costruire un progetto anarco-comunista. Soprattutto
dell’anarchia. La gratuità, per esempio, ci consente di capire l’abolizione
della moneta. Se arriviamo ad avere gratuitamente la risposta ai sei bisogni
principali, la moneta conta meno. Si abolisce il significato della moneta, non
il significante. È un’accelerazione oltre il capitalismo, come se noi
sgretolassimo il capitalismo. È un’incredibile, entusiasmante utopia mobilitante
che si diffonde in un’era apocalittica.
Le reti di progettazione aperte nascono nel 2021, quindi think tank dal basso,
persone che si aggregano con l’obiettivo di trasformare i nostri sogni in
progettazioni tecniche. Per esempio, nel 2021 abbiamo lavorato con Giuseppe
Graziano, grande esperto di sanità, direttore sanitario dell’Umberto I di Roma,
e con lui abbiamo scritto il decreto attuativo di un futuro servizio sanitario
nazionale.
Come nasce l’idea del partito?
L’idea del “partito accelerazionista” è sempre stata un meme, già nel 2015 vi
erano meme su un ipotetico partito. Certo era un gioco, uno scherzo. Nel 2022,
durante le elezioni vere e proprie in Italia, abbiamo montato tra noi un gioco:
le elezioni iperstizionali. Iperstizione è un’idea che si trasforma in realtà.
Un’idea così forte e desiderabile che circola sempre di più fino a diventare
realtà.
Per esempio, la “remigrazione” è un’iperstizione: tanto hanno martellato che ora
rischia di diventare realtà. Il motto “Non c’è alternativa”, il “there is no
alternative” di Margareth Thatcher è un’iperstizione: noi ci crediamo e così
diventa realtà.
Queste elezioni che inventammo avevano otto liste immaginarie, tutte delle prese
in giro dei partiti esistenti. Non eravamo molti, i gruppi meme sono piccoli,
formati da 4/5 persone, ma poi questi messaggi viaggiano, alcune centinaia di
persone votarono. Ma già allora, nel 2022 avevamo scritto i programmi di questi
8 partiti: facemmo dei laboratori di liberazione dell’immaginazione, che è la
pratica che viene fatta quando si segue l’insegnamento di Fisher.
Quando scrivemmo i programmi ci accorgemmo che era facile declinarli in
programmi reali. L’immaginazione, per gioco va oltre il realismo, ma poi ci si
accorge che le rivendicazioni sono meno assurde del mondo in cui viviamo. Da lì
negli anni seguenti un lavoro di articolazione di tutti i nostri sogni.
Ma quando l’idea di questo partito capibara?
Il progetto è nato alla fine dell’estate scorsa, ma non è più un gioco. Certo la
contraddizione è “un partito che nasce in un contesto anarchico”; siamo
nell’assurdo, nel paradosso. L’idea è quella del Galeone, poesia del 1967 che
poi è diventata canzone del canzoniere anarchico: è praticamente la storia della
Flotilla, questo Galeone di schiavi che si ammutinano e decidono di schiantare
questa barca contro le rive.
Come la Flotilla, non sta in difesa, va all’attacco. A novembre a Bologna
convocheremo tutti coloro che vogliono “salire su questo galeone”. Noi offriamo
lo spazio, non saremo noi, ma saranno altri “compagni e compagne” che noi
scaglieremo in parlamento contro le rive del parlamento. Butteremo dentro alcune
persone come se fosse una grande strategia alla Ilaria Salis. Lei è lì per
sostenere le lotte territoriali, non per obbedire ad un partito.
“Davide dicci in sintesi le “colonne” del programma, in sintesi, poi chi vorrà
approfondire andrà a vedersi il sito www.partitocapibara.org ”
Se non siamo un partito tradizionale, tanto meno lo è il programma perché è
fuori dalle cornici che il capitalismo definisce “possibile”. Le tre
rivendicazioni di punta sono queste:
1. Lavorare meno: 24 ore alla settimana. Dal lunedì al giovedì indicativamente,
sei ore per 4 giorni, associate ad un minimo di 15 euro netti, fa un salario
minimo di 1560 euro al mese.
2. La gratuità dei sei bisogni fondamentali: le sei leve che ci costringono ad
andare a lavorare. La casa, le utenze, i trasporti, il cibo, la salute e
l’istruzione/cultura.
3. La messa in comune della tecnologia e la distribuzione dei suoi frutti: 500
euro al mese per tutti e tutte, agganciati al tasso di sviluppo per
l’automazione.
Questi pilastri si scontrano immediatamente con la visione capitalista che
abbiamo digerito e che ci fa dire: “E’ assolutamente impossibile”. Ecco allora
che ci aiuta ancora un concetto di Fisher: questo gratuitismo o comunismo di
lusso, non basta desiderarlo, spingerlo, bisogna dimostrare che è realistico,
possibile qui e ora. Da qui nascono le reti di progettazione aperte. Andiamo
concretamente a scrivere le riforme tecniche di queste rivendicazioni.
Ad oggi le due riforme che sono state stese per intero sono quelle della sanità
e quella della riforma delle 24 ore di lavoro.
Sul primo punto abbiamo lavorato ripristinando e potenziando la stessa
legislazione italiana (la legge 833 /1978, smantellata nei decenni successivi),
sul modello della Trieste dei basagliani, dei modelli cubano e del
confederalismo del Rojava.
Per il secondo abbiamo fatto tutto un lavoro sulla fiscalità, capovolgendo
l’attuale piramide. Per i redditi più bassi le tasse non ci sono. Le tasse sono
pagate non più dai poveri, ma dai ricchi.
Stiamo lavorando alla progettazione fattibile di una graduale abolizione del
sistema carcerario, stiamo scrivendo la transizione energetica, il servizio di
trasporto pubblico capillare in modo da rendere sempre più superflua
l’automobile.
Poi c’è la questione della casa, un sistema immobiliare in cui nessuno possa
avere (come singolo individuo) più di due case; quindi, se siete in 4 in
famiglia potrete godere di 8 immobili. Oggi abbiamo 77 milioni di immobili in
Italia di cui abitabili 64 milioni: siamo 52 milioni di maggiorenni di cui due
terzi vivono in compagnia. Come se fossimo una tribù di 100 persone con 140
capanne. È chiaro che l’affitto o il mutuo è un’invenzione del capitalismo. La
scarsità è imposta dal capitale. C’è invece l’abbondanza. Useremmo per le case
una strategia che arriva da Mariana Mazzuccato, economista italo-americana che
vive in Inghilterra. Se un palazzinaro ha 5000 appartamenti dovrà lasciarne
4998. Questi verranno messi all’asta. Attualmente il 5% dei proprietari possiede
oltre il 50% delle proprietà. La gran mole di case che entreranno nel mercato
farà crollare i prezzi.
“Ma non siamo un’isola, qualcuno andrà via, qualcuno arriverà.”
Si, dobbiamo prevedere qualsiasi scenario, è come una partita a scacchi. Quello
della fuga dei capitali è il classico spauracchio, ma va affrontato per quello
che è: il patrimonio italiano produttivo è pari a 14mila miliardi. 7 mila
miliardi sono patrimonio immobiliare, e 7 finanziario. Bene: l’idea di spostare
una produzione all’estero non è così facile come ci fanno credere.
Parallelamente certo dovrà maturare una coscienza politica che farà sì che le
proprie aziende vengano difese. Certo che avremo gli attuali padroni,
proprietari contro: si lotterà per difendere il progetto della nostra società
gratuitista.
“Quindi mettete in conto lo scontro?”
Ecco allora che emerge l’idea del partito flotilla, la radice anarchica del
nostro progetto che NON ci fa credere che gli strumenti della democrazia
liberale possano davvero bastare per arrivare a dei risultati rivoluzionari.
Lo scontro sarà soprattutto su questo tetto massimo che abbiamo stabilito:
nessuno potrà possedere più di 6,66 milioni di patrimonio personale. Questa è la
patrimoniale “accelerazionista” che abbiamo concepito, l’idea cioè di un tetto
massimo. Questo significa che il signor Ferrero, l’uomo più ricco d’Italia, che
ha un patrimonio personale (cioè di lui persona fisica) di 50 miliardi di euro,
dovrà rinunciare a 49 miliardi e 994 milioni di euro, cioè il 99,9999% del suo
patrimonio. E rimarrà comunque multimilionario. Ma è evidente che lui non ce lo
permetterà mai. Le storie della comune di Parigi, di Allende, insegnano: i
padroni, quelli veri, sono internazionalisti e non lasceranno mai che tutto il
loro potere venga distribuito per il diritto all’abbondanza comune. Saranno loro
a far saltare la democrazia liberale.
Per questo non bisogna credere ciecamente, ingenuamente, che la democrazia
liberale basterà a fare questa grande rivoluzione. È proprio come per la
flotilla: la flotilla sa che non è la barchetta, va da sé, che blocca Israele.
Anzi, la barchetta viene arrestata addirittura prima di raggiungere le rive
della Palestina. La flotilla sa che è il tragitto a risvegliare le coscienze del
popolo che scende in strada e blocca tutto. Lo stesso vale per il
partito-flotilla, il partito capibara (il più grande roditore del mondo, ndR):
il partito, il vascello, ovvero la democrazia liberale, da sola, non riuscirà a
bloccare il capitalismo; è il tragitto che conta: risvegliare le coscienze,
mostrare al mondo che viviamo nell’abbondanza e abbiamo tutto il diritto di
rivendicarla, di trasformare le nostre vite, di conquistare un’esistenza bella
da godere, che tutto ciò è possibile. È il risveglio delle coscienze nel popolo
la vera rivoluzione.
Quando i potenti della terra si scaglieranno a reprimerci, quando saranno pronti
a far saltare la democrazia liberale pur di impedirci di realizzare il
gratuitismo, quando si arriverà allo scontro finale, sarà la coscienza
collettiva a realizzare la rivoluzione, non la barchetta-partito. Era questo lo
scopo di Fisher nella sua ultima opera incompiuta, “Acid Communism”: innescare
una nuova iperstizione come quella del 1968, risvegliare le coscienze, liberare
il desiderio. Da un certo punto di vista, si tratta di innescare un nuovo
incantesimo collettivo, una nuova forma di “coscienza di classe”. (continua…)
Andrea De Lotto