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Non si può chiudere uno spazio pubblico per nascondere l’assenza di politiche
La proposta del sindaco Dipiazza di chiudere l’area pedonale di piazza della Libertà al libero accesso pubblico come “risposta” ai recenti episodi di violenza è, insieme, politicamente inconsistente e giuridicamente infondata. Non è giuridicamente sostenibile disporre la chiusura permanente e indiscriminata di uno spazio pubblico, la cui destinazione all’uso collettivo è tutelata dall’ordinamento. Se si seguisse questa logica, ogni fatto di cronaca violenta comporterebbe la chiusura dell’area in cui si è verificato: dovremmo allora transennare piazza Garibaldi, trasferendone magari gli abitanti? E se domani scoppiasse una rissa in piazza Unità, verrebbe fatto lo stesso? È evidente l’assurdità di un simile approccio, che non affronta le cause dei problemi – ovvero l’abbandono in strada, da parte delle istituzioni, delle persone richiedenti asilo. Proposte di questo tipo rivelano piuttosto l’assenza di una strategia: da anni l’amministrazione comunale evita di costruire, insieme alle realtà sociali del territorio, un programma serio di gestione di una situazione complessa come quella legata agli arrivi lungo la rotta balcanica. Una realtà che non può essere cancellata ignorandola, né affrontata attraverso misure emergenziali e punitive. In mancanza di politiche efficaci, il discorso pubblico si è progressivamente spostato verso toni sempre più aggressivi, che colpiscono persone vulnerabili lasciate senza alternative e delegittimano il lavoro di chi, nel territorio, prova a colmare le lacune dell’intervento pubblico. Una deriva che non aumenta la sicurezza, ma contribuisce a deteriorare ulteriormente il tessuto sociale della città. Redazione Friuli Venezia Giulia
April 10, 2026
Pressenza
Basta attese illegittime: il “prenota facile” garantisca immediato accesso all’accoglienza e alla procedura di asilo
ICS, finora mai consultato, resta in attesa di conoscere nel concreto i contenuti del cosiddetto sistema “prenota facile”, con il quale la Questura e la Prefettura di Trieste intendono affrontare la gravissima situazione di rallentamento — e spesso, di fatto, impedimento — nell’accesso alle procedure per la presentazione della domanda di asilo. Come già ampiamente documentato nel rapporto “Accesso Negato”, reso pubblico nel dicembre 2025 da ICS, IRC, Diaconia Valdese, Linea d’Ombra, No Name Kitchen, GOAP, Fondazione Luchetta e CDCP, centinaia di persone sono costrette ad attendere settimane — e in diversi casi mesi — prima di poter accedere alla procedura, rimanendo nel frattempo completamente prive delle misure di accoglienza cui avrebbero diritto. Ormai da mesi viene annunciato l’imminente avvio di questo sistema, i cui profili tecnici appaiono peraltro relativamente semplici, ma la sua attivazione continua a essere rinviata. Ciò che conta realmente, nel meccanismo del “prenota facile”, sono le modalità concrete di attuazione: se saranno cioè in grado di garantire quanto previsto dalla legge, ovvero la registrazione delle domande di asilo entro il termine massimo di tre giorni stabilito dalla normativa vigente, con il conseguente tempestivo accesso delle persone richiedenti all’accoglienza. Esperienze già avviate in altri territori mostrano tuttavia criticità rilevanti. In alcuni casi, come a Milano — dove sul sistema pende una class action al TAR Lombardia — il “prenota facile” ha prodotto un effetto paradossale: eliminare le code davanti alla Questura per trasferirle presso gli enti convenzionati incaricati di raccogliere le domande, senza ridurre i tempi di attesa e lasciando comunque le persone richiedenti asilo in strada. In sostanza, un cambiamento solo apparente, che non incide sulle condizioni materiali di chi attende. Nell’auspicio che possa aprirsi un confronto costruttivo con la Questura di Trieste sui contenuti concreti del sistema, ICS richiama l’attenzione sulla necessità che il “prenota facile” sia attuato con procedure efficaci e pienamente conformi alla legge, così da garantire un accesso immediato alla protezione e superare una situazione — quella dell’abbandono in strada dei richiedenti asilo — che da anni risulta inaccettabile. Redazione Friuli Venezia Giulia
March 27, 2026
Pressenza