22 aprile Convegno nazionale CESP- COBAS “Diseguaglianze educative, BES, Invalsi”Il 22 aprile si terrà il terzo Convegno organizzato dal CESP per quest’anno
scolastico “Disuguaglianze educative, BES, INVALSI”. In continuità con il format
di successo, già sperimentato il 10 ottobre scorso, i lavori si svolgeranno
contemporaneamente in venticinque città/province, nelle quali i docenti delle
scuole di ogni ordine e grado, riuniti in presenza presso la sede scelta,
saranno collegati online con la Sala Convegni CESP di Roma. Al termine degli
interventi, chiuso il collegamento generale, la discussione continuerà in
presenza, nelle singole città, mentre i docenti e i dirigenti delle sezioni con
sedi negli istituti penitenziari, daranno vita ad una specifica sessione sullo
stato dell’istruzione in carcere. La scelta del tema di questo terzo seminario
è nata dall’esigenza di approfondire le problematiche connesse al perdurare
delle disuguaglianze nel sistema scolastico italiano nonostante la presenza di
molteplici interventi posti in essere in questi ultimi decenni. Nonostante gli
interventi di didattica personalizzata per gli alunni e le alunne che rientrano
nelle categorie di BES, i diversi piani per l’Inclusione, i progetti finanziati
con il PNRR, l’operato dell’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema
Educativo di Istruzione e Formazione (INVALSI) che da venti anni somministra
annualmente test nazionali standardizzati, la scuola continua, infatti, a
fungere da specchio delle disuguaglianze sociali piuttosto che da motore di
cambiamento
Il dibattito scientifico degli ultimi settant’anni ha evidenziato come, malgrado
la scolarizzazione di massa, le disuguaglianze di origine sociale persistano e
si stratifichino nella popolazione studentesca modellando profondamente le
aspirazioni e il futuro lavorativo degli individui e, in questo quadro, il nesso
tra Disuguaglianze educative, Bisogni Educativi Speciali (BES) e prove
strutturate INVALSI è complesso e presenta criticità strutturali.
Per contrastare le profonde disuguaglianze sociali, il sistema scolastico
italiano ha attuato, tra gli anni ’60 e ’90, una democratizzazione
dell’istruzione culminata nella scuola di massa; tuttavia, questo processo ha
semplicemente trasformato la selezione iniziale in una selezione interna al
percorso di studi. Dagli anni Novanta, questa fase è stata sostituita da modelli
aziendalistici e logiche di mercato, consolidando un paradigma meritocratico che
ha trovato il suo apice simbolico nella recente istituzione del Ministero
dell’Istruzione e del Merito (MIM). Secondo l’idea di fondo della visione
meritocratica, la valorizzazione del talento individuale permette di
neutralizzare i privilegi o le disuguaglianze d’origine, garantendo una
competizione equa e un effettivo livellamento delle opportunità. Nella realtà la
meritocrazia scolastica agisce come un dispositivo ideologico volto a
legittimare le disuguaglianze di partenza, perché ridurre il valore di una
persona ai suoi risultati accademici significa ignorare il capitale economico e
culturale ereditato, spacciando per sforzo individuale ciò che è, in realtà, un
privilegio sociale.
Il mito meritocratico diventa più un meccanismo di difesa, proprio di quei
contesti in cui più forte è la disparità, perché credere nel merito serve a
normalizzare e rendere psicologicamente sostenibili profonde ingiustizie
strutturali. L’origine sociale, invece, continua a modellare profondamente le
aspirazioni e il futuro lavorativo degli individui, poggiando su un capitale
sociale fatto di relazioni e scambi emotivi, indissociabile dal capitale
informativo, ovvero da quel bagaglio di conoscenze che permette di orientarsi
con successo nei cambiamenti. Possedere un capitale informativo elevato non
significa solo detenere dati, ma saperli usare per risolvere problemi, prendere
decisioni oculate e integrare costantemente nuove abilità e questo “sistema” di
disposizioni durature e inconsapevoli, interiorizzate sin dall’infanzia tramite
l’educazione familiare, orienta i gusti e le scelte degli studenti, rendendo
‘naturale’ il perseguimento di certi destini professionali e determina anche la
capacità di attivare il capitale sociale, poiché la rete di relazioni e scambi
informativi non è statica, ma dipende dalla padronanza di codici comuni e modi
di agire condivisi all’interno del proprio gruppo.
In questo quadro il nesso tra Disuguaglianze educative, Bisogni Educativi
Speciali (BES) e prove strutturate INVALSI è complesso e presenta criticità
strutturali. L’ indagine INVALSI che si ripete ritualmente ogni anno, non fa che
riportare e quantificare il legame tra lo status socio-economico-culturale delle
famiglie e i risultati scolastici, rendendo visibili le disuguaglianze, ma non
fornendo alcun elemento concreto di riflessione, in quanto i dati che emergono
dal “monitoraggio”, più che consentire di individuare situazioni di fragilità
specifiche e progettare interventi mirati per il recupero delle competenze,
etichetta e stigmatizza. I test standardizzati non favoriscono l’inclusione
poiché non tengono conto della personalizzazione dei percorsi educativi
necessaria per gli alunni BES, rischiando di aumentare il senso di frustrazione
o insicurezza dello studente.
Anna Grazia Stammati presidente CESP- Centro Studi Scuola Pubblica