Sciopero generale della Scuola il 6 e 7 maggio con manifestazioni territoriali
Contro le prove Invalsi inutili e dannose. Siamo contro i quiz Invalsi perchè:
a) non hanno determinato alcun sviluppo positivo nel sistema educativo; b) non
possono misurare competenze poiché sono costituite da test decontestualizzati a
risposta chiusa o aperta univoca; c) la valutazione delle competenze richiede
strumenti specifici, l’utilizzo di test contraddice il concetto stesso di
competenza; d) hanno diffuso nelle scuole la pratica del teaching to test,
sottraendo tempo e attenzione alla didattica attiva. Quest’anno i quiz Invalsi
si svolgeranno nella scuola Primaria in due giornate consecutive, il 6 e 7
maggio: il che ci consente di bloccarne il maggior numero, convocando lo
sciopero sia il 6 sia il 7 . Non chiediamo a docenti ed ATA di scioperare per
due giorni ma di scegliere il giorno in cui lo sciopero avrà maggiori effetti.
Però, anche gli altri ordini di scuola, pur non coinvolti nei quiz, hanno validi
motivi per scioperare e partecipare alle mobilitazioni di quelle giornate. Per
cui abbiamo deciso di estendere lo sciopero alle Scuole di ogni ordine e grado,
aggiungendo al rifiuto delle prove Invalsi i seguenti obiettivi.
Recupero di almeno il 30% del potere d’acquisto di docenti ed ATA, perso in
questi anni. Negli ultimi 30 anni, il potere d’acquisto di docenti ed ATA si è
ridotto di circa il 30%. Gli aumenti del contratto-miseria, appena firmato,
non solo non compensano il forte calo del valore dei salari, ma sono anche ben
lontani dal coprire l’inflazione del 14,8% dell’ultimo triennio, visto che
gliaumenti sono solo del 6%, con una perdita ulteriore di oltre l’8%. Questa
continua perdita svaluta la funzione educativa, impoverendo le condizioni di
vita di docenti e ATA. Il recupero del 30% del potere d’acquisto è una necessità
di giustizia e dignità sociale. La qualità dell’istruzione dipende anche dal
riconoscimento economico dei suoi protagonisti.
Per docenti ed ATA pensione corrispondente all’ultimo stipendio e in età
compatibile con un lavoro gravoso e usurante – No al Fondo Espero e al silenzio
-assenso. Il personale scolastico merita una pensione corrispondente all’ultimo
stipendio. Il Fondo Espero, promosso e amministrato dai sindacati
“rappresentativi” e dall’amministrazione, rappresenta una inaccettabile
privatizzazione della previdenza pubblica, così comeè inaccettabile il
meccanismo liberticida del silenzio- assenso per i neo assunti. È
necessario destinare risorse pubbliche per rafforzare il sistema previdenziale,
garantendo un’uscita dal lavoro a un’età compatibile con la fatica fisica e
psicologica che l’insegnamento e i compiti ausiliari comportano (lavori gravosi
e usuranti).
Assunzione su tutti i posti disponibili e ripristino del “doppio canale” per
eliminare il precariato. Il precariato nella scuola è una ferita aperta da
decenni. Più di 200.000docenti e ATA vivono in una condizione di instabilità
cronica, passando da un contratto all’altro, privi di continuità didattica e di
tutele. Questa situazione penalizza i lavoratori/trici e danneggia la qualità
dell’insegnamento e la continuità educativa. È necessario assumere “in ruolo” su
tutti i posti vacanti edisponibili in organico, procedendo a stabilizzazioni
immediate tramite procedure snelle e trasparenti e ripristinando il “doppio
canale”.
Ruolo unico docenti dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo
grado. La frammentazione della professione docente in una molteplicità di ruoli
e contratti differenziati ha creato disuguaglianze ingiustificate. La proposta
di un ruolo unico docente, che comprenda l’istruzione statale, dall’infanzia
alla scuola secondaria di secondo grado, intende riconoscere la natura unitaria
della funzione docente. L’insegnamento, pur con le sue specificità, è fondato
sulla medesima finalità educativa e formativa. Il ruolo unico permetterebbe di
superare disparità contrattuali e di carriera, favorendo una retribuzione equa e
commisurata alla professionalità.
No alla riduzione a quattro anni dei percorsi di istruzione secondaria. La
contrazione del ciclo di studi superiore da cinque a quattro anni comporterebbe
l’impoverimento dell’offerta formativa, la compressione dei programmi e
l’abbassamento della qualità, l’aumento delle ore settimanali e dei carichi di
lavoro e di studio (per docenti e studenti), la drastica riduzione degli
organici e la perdita di posti di lavoro, l’aumento delle diseguaglianze
educative, perché colpirebbe maggiormente gli studenti più fragili per i quali
l’istruzione è l’unico motore di crescita.
No alle Indicazioni Nazionali 2025. E’ un documento fortemente ideologico,
intriso di nazionalismo e retorica, che utilizza la “personalizzazione” e la
“valorizzazione dei talenti” come strumenti di selezione classista. L’obiettivo
politico è costruire nel tempo l’egemonia politico-culturale della destra.
Denunciamo in particolare l’ossessione identitaria e occidentalista, soprattutto
nell’insegnamento della storia, e la deriva autoritaria che le attraversa – in
contrasto con l’idea di una scuola attiva, democratica, pluralista – e che
ancora una volta vieta (o limita) attività didattiche su sessualità ed
affettività anche alle medie e alle superiori.
No all’Autonomia differenziata. L’AD non garantisce i servizi essenziali e i
diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale, frammenta scuola e
sanità creando disuguaglianze nell’offerta formativa, nei diritti sociali, in
particolare nei diritti all’istruzione e alla salute della popolazione.
Esecutivo Nazionale COBAS Scuola