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Grecia. L’ennesima strage: 22 persone muoiono dopo sei giorni in mare
Ventidue persone, provenienti principalmente dal Sudan e dal Bangladesh, sono morte dopo sei giorni alla deriva in mare. È questo il bilancio dell’ennesima strage nel Mar Egeo, avvenuta il 27 marzo 2026 a sud di Creta, nei pressi di Kali Limenes. Un episodio che è ancora, inesorabilmente, il frutto di politiche che chiudono vie di accesso legali e sicure, delegano il controllo a paesi terzi e spingono le persone verso rotte sempre più pericolose. «Secondo le testimonianze dei sopravvissuti», spiega Aegean Boat Report (ABR), «l’imbarcazione era partita da Tobruk, in Libia, nella serata del 21 marzo, con 48 persone a bordo. Solo 26 sono sopravvissute. Si contano 22 morti». La mancanza di cibo, acqua e il freddo pungente ha causato la morte dei passeggeri, i cui corpi, sempre secondo i sopravvissuti, sono stati gettati in mare. Immagine tratta da ABR Due giovani, di 19 e 22 anni, cittadini del Sud Sudan, sono stati arrestati dalle autorità greche e accusati di traffico di esseri umani, favoreggiamento e omicidio colposo. Ancora una volta, chi sopravvive diventa bersaglio, e chi mette in luce le responsabilità del sistema rischia conseguenze penali. Ancora una volta, la morte non è un incidente ma il prodotto di un sistema. Ancora una volta, il dispositivo penale si concentra sull’anello più debole della catena: persone che erano sulla stessa barca, nelle stesse condizioni, esposte allo stesso rischio di morire. È uno schema ricorrente: individualizzare la responsabilità, occultare quella sistemica. Mentre si criminalizzano i cosiddetti “scafisti”, resta intatto il contesto che rende queste traversate inevitabili: assenza di vie legali e sicure, esternalizzazione delle frontiere, politiche di deterrenza che spingono verso rotte sempre più lunghe e pericolose. La tragedia, come sottolinea ABR, non inizia in mare. Inizia prima. Inizia con la chiusura delle vie di accesso alla protezione. Con la delega del controllo a paesi terzi. Con un sistema che non lascia alternative. Negli ultimi anni, questo sistema ha prodotto un’evoluzione precisa: partenze dalla Libia orientale, traversate più lunghe, più tempo in mare con scorte insufficienti, soccorsi ritardati o assenti. Tutti fattori che aumentano esponenzialmente il rischio di eventi con numeri elevati di vittime, come quello del 27 marzo. È dentro questo quadro che va letta anche la persecuzione giudiziaria contro Tommy Olsen, fondatore di Aegean Boat Report. Notizie IL CASO AEGEAN BOAT REPORT E L’ARRESTO DI TOMMY OLSEN La Norvegia deve fermare l'estradizione dell'attivista in Grecia Redazione 26 Marzo 2026 Il suo arresto, in esecuzione di un mandato d’arresto europeo emesso dalle autorità greche, è stato definito da 37 organizzazioni internazionali come “l’ennesimo atto di persecuzione contro difensori dei diritti umani che hanno denunciato il crimine dei pushback alle frontiere greche”. Oggi, dopo che l’esistenza di respingimenti sistematici è stata riconosciuta da decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo e da numerosi rapporti indipendenti, si procede penalmente contro chi denuncia queste pratiche. «A seguito della recente assoluzione di tutti i membri e i volontari dell’organizzazione ERCI da parte di un tribunale di Mitilene», si sottolinea nella dichiarazione congiunta, «il procedimento contro Tommy Olsen è l’ultimo procedimento aperto contro difensori dei diritti umani e attivisti di ricerca e soccorso». Le richieste rivolte alle autorità greche ed europee sono nette: fermare la persecuzione giudiziaria contro chi denuncia violazioni, porre fine alle campagne di disinformazione contro la società civile, indagare tutte le denunce di pushback, cessare le violazioni sistematiche dei diritti fondamentali alle frontiere. Il nesso tra la strage del 27 marzo e questo procedimento è diretto. Senza realtà come Aegean Boat Report, molte di queste morti resterebbero senza racconto pubblico. Senza reti indipendenti, verrebbe meno la possibilità stessa di far emergere ritardi nei soccorsi, omissioni, responsabilità istituzionali. Criminalizzare chi denuncia non è un effetto collaterale: è una condizione funzionale al sistema. Significa ridurre la trasparenza, indebolire i meccanismi di accountability, trasformare la frontiera in uno spazio opaco dove le violazioni possono continuare senza controllo. Mentre si incarcerano sopravvissuti e si perseguono attivisti, il dispositivo che produce morte resta intatto. E continua a operare. Ventidue morti dopo sei giorni in mare. Due sopravvissuti arrestati. Un attivista sotto mandato d’arresto europeo perchè documenta in modo indipendente ciò che accade nel Mar Egeo. Non sono tre fatti separati. Sono lo stesso sistema.
Il caso Aegean Boat Report e l’arresto di Tommy Olsen
«Da oltre 8 anni, Aegean Boat Report lavora senza sosta per documentare le violazioni dei diritti umani, monitorare le persone in pericolo e fornire prove indipendenti quando le autorità non riescono a proteggere coloro che cercano rifugio». È da queste parole che emerge con chiarezza il senso di un lavoro che, oggi, è finito sotto attacco diretto. Tommy Olsen è il fondatore di Aegean Boat Report (ABR), l’organizzazione che dal 2015 documenta in modo indipendente ciò che accade nel Mar Egeo. Le autorità greche hanno emesso nei suoi confronti un mandato d’arresto europeo: è l’ultimo passo di un lungo tentativo di mettere a tacere chi osserva, registra e denuncia. Lunedì 16 marzo, la polizia norvegese lo ha arrestato nella sua casa di Tromsø, la città più grande della Norvegia settentrionale a 350 chilometri a nord del Circolo polare artico. Un tribunale norvegese ha successivamente stabilito che potesse essere estradato in Grecia, decisione contro la quale ha presentato ricorso, ed è stato posto in custodia cautelare. È stato successivamente rilasciato il 20 marzo in attesa dell’udienza di appello, ma rimane a rischio di estradizione. Se estradato, potrebbe subire una detenzione preventiva fino a 18 mesi 1. ✍️ Firma la petizione e chiedi alle autorità norvegesi di non estradare Tommy Olsen! Olsen, è perseguito dalle autorità greche insieme a un difensore greco per i diritti umani, Panayote Dimitras, fondatore del Greek Helsinki Monitor (GHM), con accuse infondate legate al loro attivismo a supporto delle persone in movimento che cercano rifugio in Grecia 2. Dimitras è stato incriminato per aver inviato informazioni alle autorità greche riguardo l’arrivo di persone sulle isole di Kos e Farmakonisi, nel luglio 2021, un’operazione di routine per facilitare le richieste d’asilo. Nonostante ciò, il tribunale ha imposto misure preventive severe: divieto di lasciare la Grecia, obbligo di presentarsi regolarmente alle autorità, cauzione di 10.000 euro e divieto di svolgere qualsiasi attività del GHM, compreso comunicare con le persone appena arrivate. «Migliaia di persone contattano Aegean Boat Report per chiedere assistenza, sia dopo aver raggiunto le isole greche, sia in situazioni di difficoltà nel Mar Egeo. In caso di pericolo per la vita umana, trasmettiamo immediatamente tutte le informazioni pertinenti alle autorità competenti. A causa di questo lavoro, siamo diventati un bersaglio», denuncia ABR. Questo non è l’unico procedimento giudiziario nei suoi confronti. «Negli ultimi anni – spiega Elena Kaniadakis sul Manifesto 3 – le procure di diverse isole dell’Egeo hanno avviato cinque indagini su Olsen: quattro sono state archiviate. Nell’ultimo caso, quello di Kos, è stato disposto il rinvio a giudizio». PH: Moriabevegelsen «Per anni ho documentato e pubblicato prove di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone in movimento nell’Egeo», spiega l’attivista norvegese. «Queste includono respingimenti violenti, espulsioni illegali, abusi e azioni che hanno messo a rischio innumerevoli vite. Le prove sono numerose. Eppure non c’è stata alcuna assunzione di responsabilità. L’Europa ha troppo spesso distolto lo sguardo in nome della protezione delle frontiere». «Le accuse mosse contro di me – continua Olsen – sono: partecipazione e appartenenza a un’organizzazione criminale; favoreggiamento dell’ingresso nel territorio greco di cittadini di paesi terzi, presumibilmente commesso in modo ripetuto, da due o più persone, a scopo di lucro e nell’ambito di un’attività professionale; favoreggiamento del soggiorno illegale o della permanenza di cittadini di paesi terzi, presumibilmente a scopo di lucro e in modo ripetuto. Nessuna di queste accuse è vera. Non ho visto alcuna prova credibile a sostegno di esse». Il Ministro greco delle Migrazioni e dell’Asilo, Thanos Plevris 4, ha definito, nelle scorse ore, “ipocrite” organizzazioni come Amnesty International Grecia, accusandole di denunciare violazioni del diritto internazionale mentre chiederebbero di ignorare mandati legittimi della giustizia greca. «L’inasprimento delle disposizioni relative alle ONG nell’ultimo disegno di legge, che l’opposizione non ha sostenuto, si sta rivelando “imprescindibile” per garantire il rispetto della legge», minaccia Plevris. Chi è Thanos Plevris Ministro della Migrazione dal 28 giugno 2025, è noto per posizioni estremiste e dichiarazioni apertamente razziste. Celebre, e inquietante, la frase: «La sicurezza delle frontiere non può esistere senza vittime, per essere chiari, se non ci sono morti». La sua nomina segna la continuità e, per certi versi, la radicalizzazione della linea di Voridis Il Ministro fa riferimento al nuovo disegno di legge nel quale si prevede che la semplice appartenenza a un’ONG iscritta nel registro possa trasformare reati minori, come l’agevolazione del soggiorno irregolare, in reati gravi punibili con fino a 10 anni di carcere e multe fino a 10.000 euro. Anche l’apertura di un procedimento penale può comportare la cancellazione dell’organizzazione, in contrasto con principi fondamentali dello stato di diritto. «Il disegno di legge non è una misura isolata – sottolinea il Legal Centre Lesvos – ma parte di una strategia sistematica del Ministero della Migrazione volta a criminalizzare la migrazione e a smantellare la solidarietà, attuata, tra l’altro, attraverso la Legge 5226/2025 di settembre, che criminalizza il soggiorno irregolare, e attraverso il perseguimento incessante dei difensori dei diritti umani». Approfondimenti IN GRECIA VIENE PREVISTO IL CARCERE PER I RICHIEDENTI ASILO IN RIGETTO Analisi della nuova legge che penalizza e criminalizza l'ingresso e il soggiorno nel Paese Giulia Stella Ingallina 22 Ottobre 2025 «Dopo cinque anni di raccomandazioni costanti da parte della Commissione europea 5, del Consiglio d’Europa 6 e delle Nazioni Unite 7 per porre fine alle restrizioni arbitrarie sul lavoro delle organizzazioni della società civile che sostengono i rifugiati e i migranti», sostengono in una dichiarazione congiunta 8 80 organizzazioni internazionali e greche, «il Ministero continua a colpire le organizzazioni ritenute scomode esclusivamente per svolgere il loro lavoro». Esemplare in questo senso è il caso ERCI a Lesbo, un processo durato sette anni contro 24 operatori umanitari minacciati di pene fino a 20 anni per aver soccorso persone in mare: la loro assoluzione completa ha evidenziato come si sia trattato di una deliberata campagna di vessazione giudiziaria contro la società civile. Notizie GRECIA. ASSOLTI A LESVOS 24 OPERATORI UMANITARI IMPEGNATI NEL SOCCORSO IN MARE Una sentenza contro la criminalizzazione della solidarietà Ludovica Mancini 19 Gennaio 2026 In questo contesto legislativo e politico si colloca il mandato d’arresto europeo nei confronti di Tommy Olsen e le misure restrittive contro Panayote Dimitras: il rischio è che chi documenta ciò che accade alle frontiere e sostiene le persone in movimento venga trattato come un criminale, trasformando il confine in uno spazio di eccezione in cui il diritto si piega fino a scomparire e il dissenso viene messo a tacere. A spiegare quanto tutta questa vicenda sia ingiusta, con parole semplici ma potenti, è la figlia quindicenne di Tommy Olsen durante un presidio di solidarietà che si è svolto il 22 marzo davanti al municipio di Tromsø 9: «Ho solo 15 anni e non so molto di leggi o politica. Ma conosco la differenza tra giusto e sbagliato. Papà è una persona che tiene davvero alle persone in difficoltà e ai loro diritti. Fare la cosa giusta dovrebbe ripagare». 1. Per approfondire la vicenda: Norway: Do not extradite NGO worker: Tommy Olsen, Amnesty International (23 marzo 2026) ↩︎ 2. Per approfondire: Greece: Migrant Rights Defenders Face Charges, Human Right Watch (26 gennaio 2026) ↩︎ 3. La persecuzione a Tommy Olsen arriva fino alla Norvegia: la Grecia chiede l’arresto, Il Manifesto (13 febbraio 2026) ↩︎ 4. Thanos Plevris (Αθανάσιος Πλεύρης, nato 1977) è un politico e giurista greco appartenente al partito Nuova Democrazia, nominato nel 2025 Ministro per la Migrazione e l’Asilo in seguito a un rimpasto di governo del primo ministro Kyriakos Mitsotakis. È noto per le sue posizioni conservatrici e per il ruolo centrale nella politica migratoria greca. Come Ministro della Migrazione, Plevris incarna la linea dura del governo Mitsotakis su sicurezza dei confini e controllo dei flussi, influenzando il dibattito greco ed europeo sulla politica migratoria (Fonte: Kathimerini) ↩︎ 5. Leggi il documento della Commissione UE ↩︎ 6. Leggi il documento del Consiglio d’Europa ↩︎ 7. Leggi il documento delle Nazioni Unite ↩︎ 8. Joint Civil Society Statement on the Migration Ministry bill, Refugee Suppot Aegean (20 gennaio 2026) ↩︎ 9. Il presidio era promosso da Moriabevegelsen (Movimento Moria) un movimento di attivismo sociale nato in Norvegia che si occupa di sensibilizzare e mobilitare l’opinione pubblica su questioni legate ai diritti umani, in particolare dei bambini e delle persone costrette alla fuga (rifugiati e richiedenti asilo) ↩︎