Da Al-Dhafra a Sigonella: la rotta dei Triton
Il ruolo della stazione aeronavale siciliana di Sigonella si è rivelato cruciale
sin dalle fasi calde che hanno preceduto l’attacco statunitense e israeliano. Da
quel momento, i droni MQ-4C Triton della Marina USA hanno solcato
quotidianamente i cieli dell’isola per dirigersi verso lo scacchiere
mediorientale. Sviluppati dall’industria statunitense Northrop Grumman
specificamente per la US Navy, questi velivoli senza pilota operano in pianta
stabile dal territorio catanese, trasformando la base di Sigonella in una vera e
propria piattaforma di lancio per missioni di intelligence nel Mediterraneo.
Quanti abitanti dell’isola sono a conoscenza della pericolosità di questa base?
Quanti siciliani hanno consapevolezza del fatto che la Sicilia è un bersaglio
militare?
Inaspettatamente, domenica 10 maggio un grande drone MQ-4C “Triton” in dotazione
alla Marina militare degli Stati Uniti d’America è atterrato a Sigonella
proveniente dalla base aerea di Al Dhafra, Emirati Arabi Uniti, da dove operava
da mesi a supporto dei bombardamenti USA e israeliani contro l’Iran.
Il velivolo senza pilota è giunto in Sicilia dopo aver attraversato il Mar Rosso
e il Mediterraneo. A partire dall’inizio del 2026, il “Triton” di US Navy
(codice di registrazione 169660 / VVPE660) era impiegato per svolgere dagli
Emirati operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza delle acque
del Golfo Persico, propedeutiche all’individuazione di alcuni obiettivi militari
e civili iraniani che sono stati colpiti dai bombardieri e dai sistemi
missilistici di Washington e Tel Aviv dopo il 24 febbraio.
Gli MQ-4C “Triton” sono tra i droni più avanzati e sofisticati delle forze
armate USA per lo svolgimento di lunghe e complesse missioni di sorveglianza dei
corridoi marittimi strategici e per la raccolta di dati d’intelligence sulle
forze “nemiche”. I droni sono basati sulla piattaforma dell’RQ-4 “Global Hawk”
prodotto dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. In
particolare, rispetto alla versione “madre” entrata in funzione con l’US Air
Force, questi velivoli montano una struttura alare rinforzata per operare in
condizioni meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine,
all’impatto con i volatili, ai fulmini e al ghiaccio.
Lunghi 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, i “Triton” possono operare
entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine
massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. I velivoli
godono di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di
una sola missione i sofisticati sensori di bordo rilevano, classificano e
tracciano obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una
superficie di quattro milioni di miglia nautiche.
Quello giunto a Sigonella dallo scalo emiratino di Al Dhafra non è però l’unico
“Triton” utilizzato per la campagna bellica contro Teheran. Fin dalla vigilia
dell’attacco USA ed israeliano, non c’è stato giorno che dalla stazione
aeronavale siciliana non siano decollati verso il Medio Oriente droni MQ-4C di
US Navy. Sigonella ha assunto un ruolo chiave per l’individuazione di potenziali
obiettivi da colpire in Iran. “Questi velivoli tracciano i movimenti navali
militari e il traffico commerciale e svolgono un’efficace allerta preventiva
contro potenziali minacce asimmetriche”, spiegano gli analisti del
sito ItaMilRadar che monitorizza i voli militari nel Mediterraneo.
Le attività dei “Triton” sono poi propedeutiche alle operazioni di attacco vero
e proprio. L’esempio più eclatante risale all’8 marzo 2026, quando un MQ-4C
partito da Sigonella ha condotto una lunga missione in prossimità delle coste
nordorientali iraniane, presso il distretto di Bushehr che ospita una delle
maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per
l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si è poi diretto verso l’isola di
Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di
produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati
oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. E’ indubbio
che senza il monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target da
parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile effettuare con
successo gli strike.
L’installazione di Sigonella ha svolto un ruolo chiave anche durante i
bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l’attacco
ai siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan, un drone MQ-4C “Triton” ha
effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico, sorvolando
lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata del
22 giugno, probabilmente per spiare le reazioni dell’Iran all’attacco dei
bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accadeva alle forze navali
USA presenti nell’area.
Dal 18 aprile un “Triton” è stato trasferito dalla base di Sigonella a quella
di Muwaffaq Salti, nel distretto di Zarqa, Giordania; da lì, dopo il 21 aprile,
ha svolto numerose attività di intelligence top secret nell’area mediorientale.
“Dallo scalo militare giordano, il drone statunitense può monitorare attivamente
l’Iraq, la Siria, il corridoio del Mar Rosso, lo Stretto di Hormuz e parti della
Penisola arabica, mantenendo inoltre una flessibilità operativa in tutto il
Golfo”, spiegano gli analisti di ItaMilRadar. “La decisione di riposizionare il
Triton presso la base aerea “Al Hussein” sembra rispondere a considerazioni di
tipo operativo e politico. Il trasferimento in un’area prossima al Golfo
consente alla Marina statunitense di ridurre i tempi di spostamento e di
accrescere la presenza in orbita sulle aree critiche come lo Stretto di Hormuz
(…) Operando dalla Giordania, l’MQ-4C riduce l’esposizione politica come invece
è accaduto con un hub tradizionale come quello di Sigonella”.
Il trasferimento del drone da Sigonella alla Giordania ha accresciuto le
potenzialità operativa dell’assetto bellico, ma è probabile che abbiano pesato
sulla scelta di Washington le preoccupazioni espresse dall’opinione pubblica
italiana sul progressivo coinvolgimento del nostro paese nell’escalation del
conflitto contro l’Iran, dopo che sono stati documentati i voli spia di droni e
pattugliatori dalla Sicilia e il via vai dallo scalo di Aviano (Pordenone) di
aerei tanker per il rifornimento in volo.
La Giordania non ha portato fortuna ai droni “Triton” di Sigonella. La mattina
di giovedì 7 maggio, l’MQ-4C registrato con il codice 169804-Overlord02, dopo la
partenza dalla base “Al Hussein” è sparito ai radar mentre sorvolava lo spazio
aereo a nord dell’Arabia Saudita. Il velivolo aveva trasmesso qualche minuto
prima il codice di emergenza internazionale.
Un altro incidente era avvenuto il 9 aprile ad un analogo velivolo senza pilota
di US Navy. In quell’occasione il “Triton” era decollato però da Sigonella per
poi sparire in volo mentre sorvolava il Golfo Persico. Ad oggi restano ancora
ignote le cause della “scomparsa”: abbattuto dalla controaerea iraniana o
precipitato in mare per un guasto tecnico? Quel che è certo è che il 16 aprile è
stato trasferito a Sigonella dalla Naval Air Station di Jacksonville, Florida,
un velivolo gemello. ItaMilRadar ha tracciato il volo sull’Atlantico di
un Northrop Grumman MQ-4C “Triton” (codice VVPE602), dagli Stati Uniti alla
Sicilia. “Questa nuova dislocazione si è resa prontamente necessaria per
rimpiazzare il velivolo perduto lo scorso 9 aprile nel Golfo Persico”, hanno
spiegato gli analisti. “Il nuovo arrivo consentirà alla Marina militare
statunitense di mantenere inalterate le proprie capacità di intelligence a lungo
raggio nel teatro operativo”. Come abbiamo visto, due giorni dopo il drone
d’intelligence ha raggiunto la base aerea giordana.
I “Triton” operano dalla base siciliana dal 2024. In quell’anno furono
registrati quattro arrivi di droni dagli Stati Uniti d’America. Il primo
velivolo giunse il 30 marzo; il secondo il 19 aprile; il terzo il 18 luglio e il
quarto il 7 settembre. Da allora i droni sono stati impiegati operativamente in
missioni di intelligence e riconoscimento nel Mediterraneo centrale ed orientale
(fino a Gaza e alle coste di Israele, Siria e Libano), in nord Africa
(principalmente a largo delle coste libiche) e in est Europa (a supporto delle
attività belliche ucraine contro la Russia).
Immancabilmente Sigonella e la Sicilia intera vanno in ogni guerra…
Antonio Mazzeo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
Articolo pubblicato in Le Siciliane-Casablanca, n. 91, maggio 2026-
Pubblicato anche su www.antoniomazzeoblog.blogspot.com.
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