La propaganda militare prende quota con la Rete dei Musei Aeronautici
Nel 2015 in Italia, su iniziativa dell’Aeronautica Militare, è nata la Rete dei
Musei Aeronautici che, con il sostegno di attori pubblici e privati, ha
l’obiettivo dichiarato di promuovere la storia e la cultura tecnica
dell’aviazione italiana.
Notiamo che le otto realtà museali inserite in questa rete espongono un
patrimonio a forte connotazione militare. La loro narrazione associa il fascino
della tecnica del volo alle imprese di guerra, ma non viene neppure
accennata l’annosa questione della libertà scientifica piegata dalla guerra a
scopi distruttivi e di morte e, dunque, il ripudio della guerra stessa.
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
vediamo nella Rete dei Musei Aeronautici uno strumento della cultura
nazionalista e di normalizzazione della guerra. Ci chiediamo, inoltre, in quale
misura questa venga finanziata dalle casse dello Stato e in quale
dall’iniziativa privata. E da entrambe le parti, pubblico e privato, perché
foraggiare la celebrazione della guerra quando, invece, in ogni angolo del mondo
le persone chiedono in tutti i modi possibili di fermarla?
Il MUSAM (Museo Storico dell’Aeronautica Militare) di Vigna di Valle, costruito
all’interno del Parco Naturale Bracciano-Martignano, è stato completamente
ristrutturato e ampliato in occasione del centenario dell’Aeronautica Militare
(2023). Non possiamo provare a quanto ammonti la spesa sostenuta, ma possiamo
immaginare si tratti di una quota molto alta.
Il Museo Francesco Baracca di Lugo, a Ravenna, compie cento anni nel mese di
giugno di quest’anno e attualmente è in fase di restauro: 300 mila euro drenate
dalle casse comunali. Evidentemente il museo è considerato un patrimonio storico
irrinunciabile per Lugo; infatti Baracca è nato in quella città. L’immobile che
oggi ospita il museo apparteneva alla sua famiglia ed è stato ceduto al Comune
con l’impegno di ricordare il pilota che firmava la carlinga dei suoi velivoli
con un cavallino rampante nero, insegna del 4° Stormo dal 1933, e di alcuni
caccia Eurofighter; simbolo che Enzo Ferrari ha scelto per la sua casa
automobilistica. La famosa Ferrari, appunto.
Di recente sul canale YouTube dell’Aeronautica Militare si è festeggiato questo
lungo connubio con la Ferrari sotto l’insegna di Francesco Baracca e il
Tricolore. Il Museo “Gianni Caproni” a Trento è intitolato all’omonimo ingegnere
che con il fratello Federico progettava e produceva aeroplani per la prima
guerra mondiale. Nel periodo del fascismo e dell’espansione militare la loro
azienda si è ingrandita aprendo numerosi nuovi stabilimenti in Italia e
all’estero. Il Museo Storico dei Motori e dei Meccanismi dell’UniPa ha con
l’Aeronautica Militare un solido rapporto di collaborazione. Così sarebbe
possibile proseguire per tutti gli altri musei della Rete. La loro storia è
strettamente legata al mondo militare del nostro Paese, e la promozione che di
essi si sta facendo come centri culturali, in questi ultimi anni, ricalca i
termini della vecchia propaganda: Patria, sacrificio, gloria con l’intenzione di
riaffermarli.
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
crediamo che questa offerta sovrabbondante in Italia nasconda delle insidie,
soprattutto perché questi musei sono aperti a visite scolastiche guidate, spesso
anche per le scuole dell’infanzia. La narrazione suggestiva e promozionale
dell’Aeronautica Militare non si concilia con l’impegno per la coesistenza
pacifica internazionale che dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni. Ma c’è
dell’altro. Il sistema Difesa se, da un lato, sta rafforzando la propria
prestazione militare, dall’altro ha iniziato a organizzarsi come brand
commerciale, una veste che gli permette di entrare con la massima facilità nei
contesti ricreativi popolati dalla società civile.
È prova di questo il parco aeronautico Volandia di Somma Lombardo (Varese) che,
con oltre 100 velivoli civili e militari di varie nazioni a fare da sfondo,
mette a disposizione una vasta area giochi esterna per bambini, disponibile
anche per feste di compleanno e pic nic. Altro esempio è il Parco dell’Aviazione
di Rimini, 75.000 mq di superficie, che non rientra ancora nella Rete degli otto
Musei Aeronautici, ma che, immerso nel verde delle colline che furono teatro di
importanti azioni belliche della Seconda guerra mondiale, oggi espone decine di
velivoli militari e in un grande caveau sotterraneo centinaia di decorazioni e
onorificenze, molte delle quali conferite a Gabriele d’Annunzio, Aldo Finzi,
Benito Mussolini, Italo Balbo.
Nel 2019 il Comune di Rimini ha approvato nel suo piano RUE/PSC la costruzione
di bungalows, un centro benessere e una sala convegni all’interno del Parco
dell’Aviazione per aumentarne la fruibilità a residenti e turisti. Questo museo
di guerra sarà così integrato a pieno titolo nei servizi per il turismo
enogastronomico, l’escursionismo, le città d’arte e l’outlet di marchi di lusso
che dista da lì solo 5 Km. Interessante la nota mistica sul museo storico
aeronautico di Loreto. Come il Parco di Rimini anch’esso non fa parte della Rete
ma è un centro di potere e di influenza militare sul territorio. Papa Benedetto
XV (1914-1922) dichiarò la Madonna patrona degli aeronauti per quel volo
prodigioso che avrebbe fatto su ali angeliche la casetta della Beata Vergine sui
continenti, da Nazareth nella città di Loreto. Nel 2008 il museo ha omaggiato la
patrona della città, la Madonna di Loreto, con un velivolo Aermacchi MB-339
PAN.
IL SISTEMA DIFESA VUOLE AVVICINARE A SÉ IL PUBBLICO E NON LASCIA NULLA AL CASO.
FA LEVA SUL MADE IN ITALY E SUL FURORE DEI NOSTALGICI, ASSEGNA CREDITI FORMATIVI
A CHI SEGUE LE SUE CONFERENZE, GONFIA PALLONCINI COLORATI PER LE FESTE DI
COMPLEANNO DEI BAMBINI, CONVERTE LE SUE COMPETENZE DAL MILITARE AL TURISTICO IN
UNO SCHIOCCO DI DITA. PECCATO CHE CONTINUI ANCHE A FARE LA GUERRA!
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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