«Insieme sulla Via Maestra per un Futuro desiderabile». Questo fine settimana due piazze, una sola crisi
Il 16 ottobre le giovani generazioni dei Fridays for Future torneranno a
riempire le piazze per gridare che non si rassegnano. Il giorno dopo, il 17
ottobre, a Roma, oltre cento associazioni, sindacati, comitati e movimenti
sfileranno da Piazza della Repubblica a Piazza del Popolo sotto un’unica
insegna: Lavoro, Pace, Ambiente, Welfare, Costituzione. Insieme sulla Via
Maestra. Due appuntamenti distinti, due linguaggi diversi, ma un’unica crisi da
affrontare. Da una parte ragazze e ragazzi che hanno capito prima di molti
adulti che il futuro è una questione politica. Dall’altra il lavoro organizzato,
l’associazionismo, i comitati territoriali, il pacifismo laico e cattolico.
Sarebbe un errore leggere queste due date come eventi separati, ciascuno con il
proprio pubblico e la propria agenda. Sono, piuttosto, due tappe dello stesso
cammino.
Non viviamo tre crisi parallele: la guerra, l’impoverimento e il collasso
climatico, ma una sola crisi che si mostra con tre volti. E come scrivono le
ragazze e i ragazzi di Fridays for Future, non possiamo più accettare di essere
“lasciati soli ad affrontare questa emergenza”. Quelle due frasi si parlano. La
prima è una diagnosi; la seconda è una richiesta di compagnia. Chi scende in
piazza il 16 chiede che gli adulti, i sindacati, le istituzioni smettano di
considerare il clima un tema per giovani idealisti. Chi scende in piazza il 17
ha l’occasione di rispondere: non siete soli, perché la vostra battaglia è anche
la nostra. “Lavoro, pace, ambiente, welfare, Costituzione”, dice il manifesto,
sono cinque parole che non formano un elenco, ma un’unica frase.
> VOGLIO CHE AGIATE COME SE LA NOSTRA CASA FOSSE IN FIAMME. PERCHÉ LO È. GRETA
> THUNBERG, WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS, (2019)
GRETA THUMBERG AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS NEL 2019 (CREDIT FOTO AFP)
Sono passati quasi otto anni da quelle parole, e la casa brucia ancora: per
questo la richiesta dei Fridays di non essere lasciati soli è rivolta a tutti,
non solo ai governi.
UN CIRCUITO CHIUSO
Il manifesto è netto: chi tratta guerra, impoverimento e crisi climatica come
emergenze separate, da gestire una alla volta con ministeri diversi e bilanci in
competizione, “ha già perso la partita prima di giocarla”. La guerra divora le
risorse che servirebbero al welfare e alla transizione ecologica. La crisi
economica alimenta la paura, e la paura chiede muri, armi, uomini forti. La
crisi climatica moltiplica la scarsità, e la scarsità diventa conflitto per
l’acqua, per l’energia, per la terra. È un circuito chiuso: ogni volto della
crisi nutre gli altri due. All’origine c’è un modello di sviluppo predatorio ed
estrattivo, che tratta il lavoro come costo da comprimere, la natura come
miniera da svuotare e la democrazia come intralcio da aggirare.
> NON CI SONO DUE CRISI SEPARATE, UNA AMBIENTALE E UN’ALTRA SOCIALE, BENSÌ UNA
> SOLA E COMPLESSA CRISI SOCIO-AMBIENTALE. PAPA FRANCESCO, ENCICLICA LAUDATO SI’
CITTÀ DEL VATICANO 2015, PAPA FRANCESCO FIRMA L’ENCICLICA LAUDATO SI’
È la stessa diagnosi del manifesto, pronunciata più di dieci anni prima da una
voce che parla ben oltre il mondo cattolico. I Fridays for Future lo ripetono da
anni con un linguaggio diverso: non c’è giustizia climatica senza giustizia
sociale. Il manifesto lo conferma con la sua diagnosi. Il riscaldamento globale
non colpisce tutti allo stesso modo. Ondate di calore, alluvioni e siccità si
abbattono prima sui quartieri densi e senza alberi, sugli anziani soli, sui
braccianti nei campi, sui lavoratori dei cantieri. La povertà energetica è la
forma quotidiana dell’ingiustizia climatica: chi inquina meno, paga di più.
Intanto i salari reali sono fermi da trent’anni, il carrello della spesa,
l’affitto e le bollette assorbono quote crescenti di redditi e pensioni e
migliaia di giovani scelgono l’emigrazione come unica forma di futuro. Sono gli
stessi giovani che il 16 ottobre chiederanno di poter restare, in un Paese
vivibile. La loro domanda di futuro è la stessa domanda di chi il 17 rivendica
salari dignitosi e servizi pubblici: non due lotte, ma una.
LA LEZIONE DI TARANTO
Se la crisi è una, anche la risposta deve esserlo. L’unico modo per rompere il
circuito è riconoscere che una condizione comune, dipendere dal proprio lavoro e
dal proprio territorio per vivere, unisce figure che spesso non si riconoscono
tra loro: il lavoro organizzato e quello frammentato, i braccianti migranti e le
lavoratrici della cura, le generazioni del clima e i comitati territoriali, il
femminismo e i saperi critici, il mondo della pace e del disarmo. Nessuno di
questi soggetti, da solo, è abbastanza forte. Il sindacato senza i movimenti
rischia di difendere l’esistente; i movimenti senza il lavoro organizzato
rischiano di restare minoritari e intermittenti; i comitati senza una visione
generale rischiano di chiudersi nella difesa del proprio pezzo di territorio.
MANIFESTAZIONE A TARANTO CONTRO L’INQUINAMENTO DELL’ILVA
La lezione del conflitto di Taranto, tra lavoro e salute, vale per tutti: quando
lavoratori e ambientalisti vengono messi l’uno contro l’altro, vincono sempre i
proprietari. Per anni a Taranto si è chiesto di scegliere tra il salario e i
polmoni dei propri figli. È il ricatto più antico, e funziona finché chi lo
subisce resta diviso. Per questo il 16 e il 17 ottobre devono parlarsi. Le
studentesse e gli studenti dei Fridays for Future non sono un’avanguardia da
applaudire e poi lasciare sola; sono una parte essenziale dello stesso blocco
sociale che sfila sulla Via Maestra. E i lavoratori non sono un ostacolo alla
transizione, ma la sua condizione: senza chi costruisce pannelli, reti, treni e
case efficienti, la riconversione resta uno slogan. L’alleanza non è un’aggiunta
tattica. È la condizione stessa per vincere.
DALLA PIAZZA AL PROGETTO
Una manifestazione mostra una forza; solo un’organizzazione la rende durevole. I
Fridays for Future lo sanno bene: dopo le grandi ondate di mobilitazione, il
rischio è sempre che l’energia si disperda. Dopo il 16 e il 17 ottobre serve un
metodo che trasformi la convergenza di due giorni in un’alleanza stabile,
plurale e radicata. Dotiamoci di strumenti concreti:
1. Le Case della Via Maestra in ogni città: luoghi aperti, Camere del lavoro,
circoli, spazi sociali, biblioteche, dove sindacato, associazioni, comitati
e movimenti si incontrano stabilmente. Anche i collettivi studenteschi e i
gruppi locali dei Fridays possono trovarvi casa.
2. Le inchieste sociali di quartiere, per ascoltare prima di scrivere
programmi: salari, affitti, bollette, servizi, calore, inquinamento.
3. Le vertenze di riconversione, perché ogni crisi industriale o bonifica
diventi un tavolo comune tra lavoratori, residenti, ambientalisti ed enti
locali, senza mai scegliere tra lavoro e salute.
4. Il mutualismo conflittuale: sportelli per casa, bollette e lavoro, gruppi
d’acquisto solidali, comunità energetiche popolari, doposcuola e ambulatori
sociali.
5. Gli strumenti di democrazia diretta: leggi di iniziativa popolare,
referendum, petizioni, bilanci partecipativi.
6. Una Carta comune sottoposta a tutte le forze politiche, con misure
verificabili e tempi certi.
Tre regole tengono insieme questo metodo. Autonomia: l’alleanza sociale non è il
serbatoio di nessun partito. Pluralità: si decide per consenso sulle priorità
comuni, lasciando a ciascuno la propria identità e i Fridays il proprio
linguaggio, la propria creatività, la propria radicalità. Continuità: un
calendario di mobilitazioni e di appuntamenti territoriali, perché il
cambiamento è un processo, non un evento. Il 16 e il 17 ottobre possono essere
le prime due date di quel calendario.
UN’ALTRA SICUREZZA
Mentre si tagliano salari, sanità, scuola e servizi per investire decine di
miliardi nel riarmo, con l’obiettivo di portare la spesa militare verso il 5%
del Pil; mentre si evoca il nucleare, già bocciato due volte dai cittadini con i
referendum; mentre l’autonomia differenziata rischia di spaccare l’Italia in
cittadinanze di serie diverse e i decreti sicurezza restringono lo spazio del
dissenso, le piazze del 16 e del 17 ottobre chiedono un’altra sicurezza. Sul
nucleare vale ancora la risposta di Massimo Scalia: «Fanfaluche quelle del
ministro sul basso costo. Sicurezza? Bisognerebbe ripensare la fisica del
reattore».
La sicurezza vera è un lavoro stabile, una casa accessibile, un ospedale vicino,
un territorio messo in sicurezza, un clima vivibile. È la sicurezza di chi non
deve emigrare per costruirsi un futuro. È la sicurezza di chi non muore sul
lavoro perché la sicurezza è considerata un costo. È la sicurezza di chi respira
aria pulita in un quartiere senza alberi, e di chi non vede la propria città
finire sott’acqua a ogni autunno. Ogni euro speso in armi è un euro tolto a
questa sicurezza. E la guerra è anche il primo fattore di devastazione
ambientale, con emissioni che nessun inventario conteggia: pace ed ecologia sono
la stessa battaglia. È qui che le ragioni dei Fridays e quelle della Via Maestra
coincidono senza residui.
La pace non è assenza di guerra, ma costruzione di condizioni di vita dignitose
per tutti. E la ricchezza di un Paese non si misura con il Pil, ma con la salute
delle persone e dei luoghi. Questo orizzonte ha già un testo: la Costituzione,
che ripudia la guerra e, dopo la riforma dell’articolo 9, tutela l’ambiente e la
biodiversità «anche nell’interesse delle future generazioni». Le future
generazioni, il 16 ottobre, saranno in piazza a ricordarcelo. Il 17 il corteo
partirà da Piazza della Repubblica per arrivare a Piazza del Popolo: dalla
Repubblica al popolo, e ritorno. Il giorno dopo comincia il lavoro più lungo:
portare quelle due piazze in ogni quartiere, in ogni luogo di lavoro, in ogni
scuola. Nessuno deve più sentirsi lasciato solo. Insieme, sulla Via Maestra.
Aurelio Angelini