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«Insieme sulla Via Maestra per un Futuro desiderabile». Questo fine settimana due piazze, una sola crisi
Il 16 ottobre le giovani generazioni dei Fridays for Future torneranno a riempire le piazze per gridare che non si rassegnano. Il giorno dopo, il 17 ottobre, a Roma, oltre cento associazioni, sindacati, comitati e movimenti sfileranno da Piazza della Repubblica a Piazza del Popolo sotto un’unica insegna: Lavoro, Pace, Ambiente, Welfare, Costituzione. Insieme sulla Via Maestra. Due appuntamenti distinti, due linguaggi diversi, ma un’unica crisi da affrontare. Da una parte ragazze e ragazzi che hanno capito prima di molti adulti che il futuro è una questione politica. Dall’altra il lavoro organizzato, l’associazionismo, i comitati territoriali, il pacifismo laico e cattolico. Sarebbe un errore leggere queste due date come eventi separati, ciascuno con il proprio pubblico e la propria agenda. Sono, piuttosto, due tappe dello stesso cammino. Non viviamo tre crisi parallele: la guerra, l’impoverimento e il collasso climatico, ma una sola crisi che si mostra con tre volti. E come scrivono le ragazze e i ragazzi di Fridays for Future, non possiamo più accettare di essere “lasciati soli ad affrontare questa emergenza”. Quelle due frasi si parlano. La prima è una diagnosi; la seconda è una richiesta di compagnia. Chi scende in piazza il 16 chiede che gli adulti, i sindacati, le istituzioni smettano di considerare il clima un tema per giovani idealisti. Chi scende in piazza il 17 ha l’occasione di rispondere: non siete soli, perché la vostra battaglia è anche la nostra. “Lavoro, pace, ambiente, welfare, Costituzione”, dice il manifesto, sono cinque parole che non formano un elenco, ma un’unica frase. > VOGLIO CHE AGIATE COME SE LA NOSTRA CASA FOSSE IN FIAMME. PERCHÉ LO È. GRETA > THUNBERG, WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS, (2019) GRETA THUMBERG AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS NEL 2019 (CREDIT FOTO AFP) Sono passati quasi otto anni da quelle parole, e la casa brucia ancora: per questo la richiesta dei Fridays di non essere lasciati soli è rivolta a tutti, non solo ai governi. UN CIRCUITO CHIUSO Il manifesto è netto: chi tratta guerra, impoverimento e crisi climatica come emergenze separate, da gestire una alla volta con ministeri diversi e bilanci in competizione, “ha già perso la partita prima di giocarla”. La guerra divora le risorse che servirebbero al welfare e alla transizione ecologica. La crisi economica alimenta la paura, e la paura chiede muri, armi, uomini forti. La crisi climatica moltiplica la scarsità, e la scarsità diventa conflitto per l’acqua, per l’energia, per la terra. È un circuito chiuso: ogni volto della crisi nutre gli altri due. All’origine c’è un modello di sviluppo predatorio ed estrattivo, che tratta il lavoro come costo da comprimere, la natura come miniera da svuotare e la democrazia come intralcio da aggirare. > NON CI SONO DUE CRISI SEPARATE, UNA AMBIENTALE E UN’ALTRA SOCIALE, BENSÌ UNA > SOLA E COMPLESSA CRISI SOCIO-AMBIENTALE. PAPA FRANCESCO, ENCICLICA LAUDATO SI’ CITTÀ DEL VATICANO 2015, PAPA FRANCESCO FIRMA L’ENCICLICA LAUDATO SI’ È la stessa diagnosi del manifesto, pronunciata più di dieci anni prima da una voce che parla ben oltre il mondo cattolico. I Fridays for Future lo ripetono da anni con un linguaggio diverso: non c’è giustizia climatica senza giustizia sociale. Il manifesto lo conferma con la sua diagnosi. Il riscaldamento globale non colpisce tutti allo stesso modo. Ondate di calore, alluvioni e siccità si abbattono prima sui quartieri densi e senza alberi, sugli anziani soli, sui braccianti nei campi, sui lavoratori dei cantieri. La povertà energetica è la forma quotidiana dell’ingiustizia climatica: chi inquina meno, paga di più. Intanto i salari reali sono fermi da trent’anni, il carrello della spesa, l’affitto e le bollette assorbono quote crescenti di redditi e pensioni e migliaia di giovani scelgono l’emigrazione come unica forma di futuro. Sono gli stessi giovani che il 16 ottobre chiederanno di poter restare, in un Paese vivibile. La loro domanda di futuro è la stessa domanda di chi il 17 rivendica salari dignitosi e servizi pubblici: non due lotte, ma una. LA LEZIONE DI TARANTO Se la crisi è una, anche la risposta deve esserlo. L’unico modo per rompere il circuito è riconoscere che una condizione comune, dipendere dal proprio lavoro e dal proprio territorio per vivere, unisce figure che spesso non si riconoscono tra loro: il lavoro organizzato e quello frammentato, i braccianti migranti e le lavoratrici della cura, le generazioni del clima e i comitati territoriali, il femminismo e i saperi critici, il mondo della pace e del disarmo. Nessuno di questi soggetti, da solo, è abbastanza forte. Il sindacato senza i movimenti rischia di difendere l’esistente; i movimenti senza il lavoro organizzato rischiano di restare minoritari e intermittenti; i comitati senza una visione generale rischiano di chiudersi nella difesa del proprio pezzo di territorio. MANIFESTAZIONE A TARANTO CONTRO L’INQUINAMENTO DELL’ILVA La lezione del conflitto di Taranto, tra lavoro e salute, vale per tutti: quando lavoratori e ambientalisti vengono messi l’uno contro l’altro, vincono sempre i proprietari. Per anni a Taranto si è chiesto di scegliere tra il salario e i polmoni dei propri figli. È il ricatto più antico, e funziona finché chi lo subisce resta diviso. Per questo il 16 e il 17 ottobre devono parlarsi. Le studentesse e gli studenti dei Fridays for Future non sono un’avanguardia da applaudire e poi lasciare sola; sono una parte essenziale dello stesso blocco sociale che sfila sulla Via Maestra. E i lavoratori non sono un ostacolo alla transizione, ma la sua condizione: senza chi costruisce pannelli, reti, treni e case efficienti, la riconversione resta uno slogan. L’alleanza non è un’aggiunta tattica. È la condizione stessa per vincere. DALLA PIAZZA AL PROGETTO Una manifestazione mostra una forza; solo un’organizzazione la rende durevole. I Fridays for Future lo sanno bene: dopo le grandi ondate di mobilitazione, il rischio è sempre che l’energia si disperda. Dopo il 16 e il 17 ottobre serve un metodo che trasformi la convergenza di due giorni in un’alleanza stabile, plurale e radicata. Dotiamoci di strumenti concreti: 1. Le Case della Via Maestra in ogni città: luoghi aperti, Camere del lavoro, circoli, spazi sociali, biblioteche, dove sindacato, associazioni, comitati e movimenti si incontrano stabilmente. Anche i collettivi studenteschi e i gruppi locali dei Fridays possono trovarvi casa. 2. Le inchieste sociali di quartiere, per ascoltare prima di scrivere programmi: salari, affitti, bollette, servizi, calore, inquinamento. 3. Le vertenze di riconversione, perché ogni crisi industriale o bonifica diventi un tavolo comune tra lavoratori, residenti, ambientalisti ed enti locali, senza mai scegliere tra lavoro e salute. 4. Il mutualismo conflittuale: sportelli per casa, bollette e lavoro, gruppi d’acquisto solidali, comunità energetiche popolari, doposcuola e ambulatori sociali. 5. Gli strumenti di democrazia diretta: leggi di iniziativa popolare, referendum, petizioni, bilanci partecipativi. 6. Una Carta comune sottoposta a tutte le forze politiche, con misure verificabili e tempi certi. Tre regole tengono insieme questo metodo. Autonomia: l’alleanza sociale non è il serbatoio di nessun partito. Pluralità: si decide per consenso sulle priorità comuni, lasciando a ciascuno la propria identità e i Fridays il proprio linguaggio, la propria creatività, la propria radicalità. Continuità: un calendario di mobilitazioni e di appuntamenti territoriali, perché il cambiamento è un processo, non un evento. Il 16 e il 17 ottobre possono essere le prime due date di quel calendario. UN’ALTRA SICUREZZA Mentre si tagliano salari, sanità, scuola e servizi per investire decine di miliardi nel riarmo, con l’obiettivo di portare la spesa militare verso il 5% del Pil; mentre si evoca il nucleare, già bocciato due volte dai cittadini con i referendum; mentre l’autonomia differenziata rischia di spaccare l’Italia in cittadinanze di serie diverse e i decreti sicurezza restringono lo spazio del dissenso, le piazze del 16 e del 17 ottobre chiedono un’altra sicurezza. Sul nucleare vale ancora la risposta di Massimo Scalia: «Fanfaluche quelle del ministro sul basso costo. Sicurezza? Bisognerebbe ripensare la fisica del reattore». La sicurezza vera è un lavoro stabile, una casa accessibile, un ospedale vicino, un territorio messo in sicurezza, un clima vivibile. È la sicurezza di chi non deve emigrare per costruirsi un futuro. È la sicurezza di chi non muore sul lavoro perché la sicurezza è considerata un costo. È la sicurezza di chi respira aria pulita in un quartiere senza alberi, e di chi non vede la propria città finire sott’acqua a ogni autunno. Ogni euro speso in armi è un euro tolto a questa sicurezza. E la guerra è anche il primo fattore di devastazione ambientale, con emissioni che nessun inventario conteggia: pace ed ecologia sono la stessa battaglia. È qui che le ragioni dei Fridays e quelle della Via Maestra coincidono senza residui. La pace non è assenza di guerra, ma costruzione di condizioni di vita dignitose per tutti. E la ricchezza di un Paese non si misura con il Pil, ma con la salute delle persone e dei luoghi. Questo orizzonte ha già un testo: la Costituzione, che ripudia la guerra e, dopo la riforma dell’articolo 9, tutela l’ambiente e la biodiversità «anche nell’interesse delle future generazioni». Le future generazioni, il 16 ottobre, saranno in piazza a ricordarcelo. Il 17 il corteo partirà da Piazza della Repubblica per arrivare a Piazza del Popolo: dalla Repubblica al popolo, e ritorno. Il giorno dopo comincia il lavoro più lungo: portare quelle due piazze in ogni quartiere, in ogni luogo di lavoro, in ogni scuola. Nessuno deve più sentirsi lasciato solo. Insieme, sulla Via Maestra. Aurelio Angelini
October 14, 2026
Pressenza
Greta Thunberg e Francesca Albanese al Marea Village: da Bagnoli a Gaza, le lotte per i diritti si incontrano
Nel Parco San Laise, ex base NATO di Napoli, un incontro gremito nonostante la pioggia battente. Al centro del dibattito il legame tra militarismo, crisi ambientale, genocidio e resistenza dei territori. NAPOLI, 10 ottobre 2026 – Una sala gremita, la pioggia battente e un pubblico che, per trovare riparo, avanza progressivamente fino a ritrovarsi quasi a ridosso dei relatori. Nessuna distanza, un unico flusso di partecipazione, scandito a più riprese dai cori «Free Palestine» e «Siamo tutti antifascisti». È questa l’atmosfera che ha accompagnato l’incontro con Greta Thunberg e Francesca Albanese al Marea Village, ospitato nel Parco San Laise di Bagnoli, negli spazi dell’ex base NATO. Un luogo tutt’altro che casuale, come è stato ricordato più volte durante il pomeriggio: un’ex installazione militare restituita alla città, mentre la presenza della NATO è stata trasferita altrove. Un territorio che porta ancora le ferite dell’industrializzazione e dell’inquinamento e nel quale le comunità locali continuano a rivendicare bonifica, salute e accesso pubblico al mare. GRETA THUNBERG: DALLA LOTTA PER BAGNOLI ALLA RESISTENZA GLOBALE Arrivata a Napoli il 9 ottobre, Greta Thunberg ha incontrato studenti e attivisti, visitato Bagnoli e partecipato a un’assemblea contro il progetto del CPR di Castel Volturno. Il giorno successivo ha preso parte al corteo cittadino per la Palestina, prima di raggiungere il Marea Village per l’incontro pubblico dedicato al rapporto tra militarismo, ecocidio e genocidio. Nel suo intervento, l’attivista svedese ha espresso innanzitutto la propria vicinanza alla popolazione di Bagnoli, riconoscendo la fatica di una battaglia che coinvolge il corpo, la vita quotidiana e il futuro di un’intera comunità. Proprio questa lotta, ha osservato, dimostra quanto sia necessario unire le rivendicazioni territoriali a quelle politiche, ambientali e sociali. «Stiamo vivendo veramente un momento senza precedenti. Questo momento fa molta paura, perché si stanno letteralmente sgretolando tutte le certezze, tutte le idee su cui avevamo fondato la nostra visione del mondo», ha affermato, denunciando un sistema ormai incompatibile con l’idea stessa di umanità. «Siamo arrivati al punto di criminalizzare l’empatia e di criminalizzare soprattutto il buon senso». Da qui il richiamo al significato simbolico del luogo che ospita l’incontro, un’ex base NATO, nella quale parlare di pace significa anche interrogarsi sul militarismo e sulle sue conseguenze. Per Thunberg, la guerra contro l’umanità e quella contro la natura sono profondamente connesse: il militarismo alimenta l’inquinamento, aggrava la crisi ecologica e contribuisce alla distruzione delle condizioni necessarie alla vita, mentre le risorse vengono sottratte alla tutela delle popolazioni. L’attivista ha insistito sulle responsabilità di un sistema nel quale gli interessi economici e i profitti di breve periodo prevalgono sulla sopravvivenza delle persone e dell’ambiente. «Le persone che in questo momento stanno distruggendo il pianeta sono le stesse persone che stanno permettendo che il genocidio sia ancora in corso». Una crisi dalle molteplici sfaccettature, ha ricordato, che coinvolge tutti, le persone che amiamo e le comunità nelle quali viviamo. Di fronte a questa realtà, «l’idea di rimanere neutrali di fronte a queste tematiche climatiche non è assolutamente accettabile». Il suo messaggio è tornato quindi a Bagnoli, alla capacità di organizzazione e resistenza dimostrata dagli abitanti: «E come le persone di Bagnoli sanno bene, non verrà nessuno a salvarci. Dobbiamo salvarci da soli, fare gruppo e rimanere attivi. Perché se una cosa è chiara è che le persone, le forze dietro a questa crisi hanno più a cuore i profitti a breve termine che l’aiuto verso le persone che ne soffrono le conseguenze». Particolarmente intenso l’appello rivolto alle nuove generazioni, alle quali Thunberg ha chiesto di trasformare la frustrazione in partecipazione politica e resistenza: «Mi rivolgo in particolare ai giovani qui presenti, a tutti i giovani, per dire che anch’io faccio parte di quel gruppo di giovani che si è visto rubare il futuro giorno dopo giorno da quegli adulti che erano in grado di proteggerci e di essere lì per noi». E ancora: «Dobbiamo sfruttare l’immensa rabbia che abbiamo, l’immensa frustrazione che abbiamo a causa di questo enorme tradimento delle generazioni precedenti e canalizzarlo in atti di resistenza». Nella parte conclusiva del suo intervento, Greta ha rivolto un durissimo attacco al governo italiano, definito apertamente «fascista». Pur riconoscendo che la popolazione italiana ha dimostrato di essere dalla parte della Palestina e contro il genocidio, ha denunciato la complicità dell’esecutivo nelle politiche migratorie del Mediterraneo: «Sappiamo bene che questo governo, fascista, continua ancora oggi ad essere complice diretto, autore diretto di politiche sistemiche volte alla completa deumanizzazione delle persone che provano ad attraversare il Mediterraneo». Una disumanizzazione che, secondo Thunberg, passa attraverso la costruzione dei CPR, definiti «veri campi di concentramento». Da qui l’appello a partecipare alla mobilitazione nazionale del 24 ottobre a Castel Volturno, contro il progetto del nuovo centro di permanenza per il rimpatrio, e allo sciopero generale del 30 ottobre. FRANCESCA ALBANESE: QUANDO IL DIRITTO INTERNAZIONALE VIENE CAPOVOLTO Nel suo intervento, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, ha ripercorso il progressivo indebolimento delle garanzie del diritto internazionale, richiamando il libro di Luigi Daniele, Il diritto del più forte. La distruzione dell’ordine internazionale. Un testo che, secondo Albanese, dovrebbe essere letto da qualsiasi giornalista e rappresentante politico che, dopo tre anni di quello che definisce genocidio a Gaza, continui a ricorrere alla legittima difesa per giustificare le operazioni israeliane. La giurista ha ricordato come il processo di erosione del diritto internazionale non sia cominciato a Gaza, ma affondi le proprie radici nella cosiddetta guerra al terrore successiva all’11 settembre 2001. Nel suo ragionamento, norme nate per proteggere i civili, i bambini, i giornalisti, il personale sanitario e gli ospedali sono state progressivamente reinterpretate fino a essere utilizzate per giustificare proprio quelle condotte che avrebbero dovuto impedire. Albanese ha poi espresso la propria soddisfazione nel condividere l’incontro con Greta Thunberg, sottolineando come la difesa dei diritti umani e quella dell’ambiente non possano essere considerate battaglie separate. Crisi climatica, siccità, scarsità delle risorse, conflitti e migrazioni sono fenomeni strettamente collegati. Nel suo intervento ha rivolto anche un riconoscimento esplicito all’attività di Sea-Watch: «Sea-Watch fa un lavoro incredibile, che si schiera contro quel tentativo di imporre l’omissione di soccorso istituzionalizzata». Una denuncia rivolta alle politiche migratorie europee che, secondo Albanese, spingono cittadini e istituzioni a voltare le spalle a chi attraversa il Mediterraneo «per sopravvivenza, non per scelta», alla ricerca di una possibilità di vita all’interno di quella che ha definito la «fortezza Europa». Un altro passaggio particolarmente significativo ha riguardato il rapporto tra economia, diritto internazionale e genocidio. Albanese ha sottolineato la necessità di superare la frammentazione delle competenze e di mettere in relazione le diverse discipline, raccontando come proprio l’approfondimento degli interessi economico-finanziari legati all’occupazione israeliana abbia segnato una svolta nel suo lavoro. «È proprio nel momento in cui ho avuto la capacità di concentrarmi sui nessi economico-finanziari del sistema che permette al genocidio di andare avanti nell’impunità più assoluta e di continuare ad aumentare i propri profitti, è lì che il sistema si è rivoltato contro con violenza». La relatrice ha richiamato le conseguenze subite dopo la pubblicazione del suo rapporto sull’economia dell’occupazione e del genocidio, evidenziando come l’indagine sugli interessi economici coinvolti abbia provocato reazioni particolarmente dure. Il suo intervento si è concluso con un invito a riconoscere le connessioni tra le diverse battaglie: «Ed è lì il segreto: dobbiamo veramente imparare a far dialogare il diritto con l’economia, l’economia con l’ambiente e riuscire noi, in quanto cittadini e cittadine, a capire perché queste cose sono collegate. E se ci uniamo, secondo me, la spuntiamo». LE ALTRE VOCI DEL MAREA VILLAGE Numerose le voci che hanno contribuito al dibattito, arricchendolo di testimonianze, analisi e differenti esperienze di attivismo. Tra gli intervenuti, il giurista Luigi Daniele, autore del volume Il diritto del più forte, e l’economista Emiliano Brancaccio, che ha richiamato le responsabilità strutturali della logica del capitale e la necessità di costruire un’alternativa a un sistema fondato sulla massimizzazione del profitto. Spazio anche a Sanabel, progetto di solidarietà con i bambini e i ragazzi con disabilità di Gaza, accompagnato da una testimonianza video sulle difficoltà affrontate dagli operatori del Centro Irada nel riprendere le attività educative in un territorio devastato dalla guerra. Tra le voci intervenute anche Giulia, giovane attivista palestinese del Centro Culturale Handala Ali di Napoli, realtà impegnata nella solidarietà con il popolo palestinese e nella promozione della sua cultura e dei suoi diritti. Particolarmente intensa la testimonianza di Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch Italia, organizzazione umanitaria impegnata nelle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale e nella denuncia delle violazioni dei diritti delle persone migranti. Linardi ha portato all’attenzione del pubblico la drammatica realtà di chi tenta di attraversare il mare per raggiungere un luogo sicuro, raccontando episodi di persone abbandonate in acqua, costrette a rimanere per giorni aggrappate a strutture di fortuna nell’attesa di un soccorso. Ha denunciato inoltre il paradosso di un sistema nel quale chi interviene per salvare vite umane rischia a sua volta provvedimenti restrittivi, sanzioni e conseguenze giudiziarie. Una testimonianza che ha riportato il dibattito alla concretezza delle operazioni di salvataggio e alla criminalizzazione della solidarietà, rendendo ancora più evidente il collegamento con le parole pronunciate poco prima da Albanese. Tra gli interventi conclusivi, Nives Monda, attivista del movimento BDS Napoli (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), ha riportato l’attenzione sull’importanza di tradurre la solidarietà con il popolo palestinese in azioni concrete. Il movimento, nato nel 2005 su iniziativa della società civile palestinese, promuove forme di pressione economica, culturale e istituzionale non violenta affinché Israele rispetti il diritto internazionale e i diritti dei palestinesi. Monda è impegnata anche nella rete degli Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI). Eddy Sorge, attivista del Movimento Disoccupati 7 Novembre e del laboratorio politico Iskra, tra le voci della mobilitazione contro l’America’s Cup a Bagnoli, ha sottolineato il significato politico della scelta del Parco San Laise come sede del Marea Village. Un territorio segnato da decenni di inquinamento e da una lunga storia di lotte per il lavoro, la salute e la restituzione del mare alla cittadinanza. Sorge ha criticato gli interventi legati all’America’s Cup, denunciando il rischio che, anziché rispondere alle esigenze di bonifica e riqualificazione ambientale, favoriscano nuove trasformazioni urbanistiche a danno degli abitanti. Ha infine rilanciato la mobilitazione prevista per l’11 ottobre a Bagnoli. DA BAGNOLI ALLA PALESTINA, UN’UNICA RICHIESTA DI GIUSTIZIA La serata si è così trasformata in qualcosa di più di un incontro con due figure internazionali. In un’ex base militare, tra la pioggia, gli applausi e i cori di una sala gremita, le rivendicazioni di Bagnoli hanno incontrato quelle per la Palestina, per la tutela dell’ambiente, per i diritti delle persone migranti e per la difesa del diritto internazionale. Il messaggio emerso dagli interventi di Greta Thunberg e Francesca Albanese è che queste battaglie non possono più procedere isolate: difendere un territorio, una popolazione o il diritto alla vita significa interrogarsi sulle stesse strutture di potere che ne minacciano l’esistenza. Nota redazionale: le dichiarazioni di Greta Thunberg riportate nell’articolo sono state raccolte e trascritte dall’autrice sulla base della traduzione italiana fornita dall’interprete che ha affiancato l’attivista durante l’incontro al Marea Village. Per ulteriori informazioni sugli appuntamenti e sulle iniziative del festival, consulta il programma del Marea Village . GALLERIA FOTOGRAFICA Alcuni momenti della giornata Foto: Lucia Montanaro / Pressenza La drag queen Priscilla durante il suo intervento al Marea Village, tra identità, libertà e diritti. La presentazione del progetto Sanabel a sostegno dei bambini autistici di Gaza e delle attività educative del Centro Irada, durante il Marea Village. Francesca Albanese durante il suo intervento al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Il pubblico gremisce gli spazi dell’ex base NATO di Bagnoli durante l’incontro al Marea Village. Greta Thunberg mostra la locandina della manifestazione nazionale contro i CPR del 24 ottobre a Castel Volturno, durante il Marea Village. Nives Monda, attivista di BDS Napoli, durante il suo intervento al Marea Village. Greta Thunberg durante il suo intervento al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Cartelli di protesta tra il pubblico durante l’incontro al Marea Village di Bagnoli. Eddy Sorge durante il suo intervento contro l’America’s Cup a Bagnoli, al Marea Village. Un momento del dibattito al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Giulia, attivista del Centro Culturale Handala Ali di Napoli, durante il suo intervento al Marea Village. Opera di Trisha esposta durante il Marea Village, al Parco San Laise di Bagnoli. Una veduta della sala gremita durante il dibattito al Marea Village, nell’ex base NATO di Bagnoli.   Lucia Montanaro
October 11, 2026
Pressenza
Greta Thunberg e Francesca Albanese a Napoli per Marea Village, quattro giorni di pace, diritti ed ecologia
Dall’8 all’11 ottobre, l’ex base NATO di Bagnoli ospita incontri, dibattiti, mostre e concerti. Al centro il Mediterraneo, la Palestina, la difesa dei beni comuni e il futuro del territorio. Prende il via oggi, giovedì 8 ottobre, al Parco San Laise di Bagnoli, nell’ex base NATO di Napoli, Marea Village, il festival indipendente che fino a domenica 11 ottobre riunirà associazioni, comitati territoriali, movimenti e realtà civiche impegnate sui temi della pace, dei diritti umani e della tutela ambientale. Marea, acronimo di Mediterraneo, Arte, Resistenze, Ecologia e Azione, nasce dall’incontro di esperienze diverse, accomunate dall’opposizione alla guerra e dalla volontà di difendere i beni comuni. Quattro giornate di confronto, partecipazione e cultura, con incontri pubblici, assemblee, laboratori, mostre, performance artistiche e concerti a ingresso libero. Tra le presenze più attese figurano Greta Thunberg, annunciata per la prima volta a Napoli, e Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati. Entrambe sono attese sabato 10 ottobre, a partire dalle ore 16:30, al dibattito dedicato alla guerra e alle resistenze nel Mediterraneo, insieme a Luciana Castellina, Luigi Daniele ed Emiliano Brancaccio. Previsto anche un intervento poetico di Luca Persico, noto come Zulù dei 99 Posse. Il Mediterraneo rappresenta il filo conduttore del festival: uno spazio attraversato da conflitti, migrazioni e disuguaglianze, ma anche un luogo di incontro tra popoli e culture. Tra i temi affrontati figurano la solidarietà con la popolazione palestinese, il diritto alla vita e alla libertà di movimento, le politiche migratorie e la salvaguardia ambientale. Il programma prevede inoltre approfondimenti sui Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), sulla crisi economica e sociale del Mezzogiorno e sulle prospettive di sviluppo del territorio. Particolare attenzione sarà dedicata a Bagnoli, dove il percorso di riqualificazione dell’ex area industriale e gli interventi legati all’America’s Cup 2027 continuano ad alimentare il confronto tra istituzioni, comitati e cittadini. Domenica 11 ottobre è prevista un’assemblea pubblica dedicata al futuro dell’area. La scelta del Parco San Laise assume un valore simbolico: un luogo che per decenni ha ospitato strutture militari diventa spazio di confronto civile, partecipazione e iniziative culturali. Un’occasione per riflettere sulla possibilità di destinare luoghi e risorse alla convivenza, alla tutela dell’ambiente e ai bisogni delle comunità. Accanto ai dibattiti, Marea Village propone mostre, iniziative artistiche e serate musicali con la partecipazione, tra gli altri, di Ars Nova, Andrea Tartaglia, Psyché, Ps5 e Priscilla Drag Artivist. Il festival avrà anche una finalità solidale: secondo quanto annunciato dagli organizzatori, il ricavato sarà devoluto alla cooperativa palestinese Sanabel, impegnata nell’assistenza ai bambini autistici nella Striscia di Gaza, dove la guerra ha reso ancora più difficili le condizioni di vita e la continuità delle attività educative e di cura. Marea Village si presenta così come uno spazio aperto alla città, nel quale le questioni internazionali si intrecciano con le vertenze locali, attraverso il dialogo tra movimenti, cultura e partecipazione collettiva. Fonte e approfondimenti: > Marea Village Redazione Napoli
October 8, 2026
Pressenza
Greta Thunberg viene fermata dalla polizia a Berlino
Oggi, 14 luglio, a Berlino, Greta Thunberg ed altri manifestanti si sono seduti davanti all’ingresso di una azienda di munizioni, la Rheinmetall, che esporta armi in Israele, dove sono utilizzate per continuare l’occupazione, il regime di apartheid e il genocidio in Palestina ed in Libano. “Non possiamo guardare in silenzio, facciamo resistenza nonviolenta per porre fine alla complicità dei nostri governi in questi crimini” ha dichiarato. Redazione Italia
July 14, 2026
Pressenza
Sciopero Globale per il Clima. A Milano proiezione del documentario “The Cost of Growth”
Venerdì 27 marzo 2026 dalle 15:30 via Jean Jaurès 22 (MM1 TURRO), Milano Era il marzo 2019 quando in tutto il mondo si svolse il primo Sciopero Globale per il Clima: la protesta internazionale lanciata dagli studenti per denunciare l’urgenza della crisi climatica, chiedendo giustizia e azioni concrete per cambiare il sistema economico e sociale. Da allora il movimento per il clima si è unito e contaminato con altre lotte sociali, in un mondo sempre più attraversato da guerre, lanciate in spregio al diritto e nel nome delle risorse fossili. I conflitti, oltre a causare morte e distruzione, consumano risorse e alimentano nuove emissioni. La finestra per agire si restringe, mentre la crisi climatica non si ferma, anzi accelera. Non c’è futuro sostenibile in un pianeta devastato, né transizione ecologica possibile in un mondo in guerra. In occasione dello Sciopero Globale per il Clima 2026 le associazioni di genitori Parents For Future e Mothers Rebellions organizzano con La Redazione Milano e Leoncavallo Spa (Spazio Pubblico Autogestito) un pomeriggio di attività e incontri sull’attivismo climatico, una lotta sempre più urgente che è insieme ecologica, politica e sociale. L’appuntamento è per venerdì 27 marzo a La Redazione Milano, lo spazio di impegno e socialità promosso da Scomodo in via Jean Jaurès 22 (zona Martesana MM1 TURRO). Si incomincia alle 15.30 con gli studenti delle scuole superiori che parleranno con Lorenzo Zamponi, attivista di Fridays For Future in collegamento da Torino.  Si prosegue alle 17.00 con un incontro aperto a tutte le realtà, associazioni e movimenti attivi su ambiente e lotta climatica, con gli interventi anche dei Comitati contro la Pedemontana, un’opera alle porte di Milano di cui in città ben poco si parla. Alle 18.00 interverrà in collegamento Luca Mercalli, uno dei più noti scienziati italiani del clima (presiede la Società Meteorologica italiana), divulgatore e scrittore (“Breve storia del clima in Italia. Dall’ultima glaciazione al riscaldamento globale” è il suo ultimo libro uscito per Einaudi), oltre che attivista in prima persona per la lotta ambientale. A seguire il documentario The Cost of Growth di Thomas Maddens, un film militante che attraverso le voci di attiviste, ricercatrici ed esperte e le esperienze di chi resiste ogni giorno a sopraffazioni e ingiustizie, cerca di rispondere alla domanda: “Per chi stiamo facendo crescere l’economia?”. Tra le voci del documentario Greta Thunberg e il collettivo di fabbrica ex GKN. Contatti: parentsforfuturemilano@gmail.com https://www.facebook.com/P4FMIlano   Redazione Milano
March 24, 2026
Pressenza