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Navdanya International: la guerra è oltraggio all’umanità ed anche all’ambiente
Messaggio della Direttrice esecutiva di Navdanya International, Ruchi Shroff, in occasione della Giornata Mondiale della Terra 2026 “In occasione della giornata mondiale della Terra vogliamo ricordare come la guerra sia un oltraggio non solo per l’umanità ma anche per l’ambiente che sostiene la nostra vita. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha innescato non solo una crisi energetica ma anche l’ennesima debacle dell’agricoltura industriale. Fino a un terzo del commercio mondiale di fertilizzanti transita nello Stretto di Hormuz e quasi la metà dell’urea vi passa ogni anno. La sua chiusura ha già spinto in alto i prezzi dei fertilizzanti del 20–45% con un rincaro globale su mais, riso e grano. Urea e ammoniaca sono così diventate materie prime strategiche al pari del petrolio. L’agricoltura industriale si mostra per quello che è: una filiera estremamente fragile dipendente dai fossili e da pochi stretti e porti controllati da alleanze militari e oligopoli industriali. L’agroecologia non è, allora, l’ennesima “soluzione tecnica”, ma una rottura politica. Significa rigenerare la fertilità dei suoli; rimettere i semi nelle mani dei contadini oltrepassando la logica dei brevetti; accorciare le filiere e promuovere la sovranità alimentare perché il cibo non dipenda dalle rotte militari ma dalle reti di solidarietà tra comunità. Si tratta di un’alternativa bottom up che ha già dimostrato la sua capacità di rigenerare suolo e comunità. Continuiamo a lavorare in armonia con la Terra per una rigenerazione ecologica e sociale.” Ruchi Shroff, Navdanya International – Direttrice Esecutiva Navdanya International
April 22, 2026
Pressenza
Perché è importante parlare di spese militari nella Giornata della Terra
Il militarismo è profondamente connesso alla crisi climatica. Privilegiando la dominazione e l’estrazione di combustibili fossili, alimenta i conflitti e provoca danni ambientali. Le operazioni militari richiedono enormi quantità di energia, e le forze armate sono tra i maggiori consumatori istituzionali di combustibili fossili e tra i principali emettitori di gas serra a livello mondiale. Con il continuo aumento delle spese militari, non solo si alimentano le guerre e si incrementano le emissioni, ma si sottraggono anche risorse vitali alle soluzioni climatiche di cui abbiamo urgente bisogno. In questa Giornata della Terra (Earth Day) è importante rilanciare questi concetti nell’ambito delle Giornate Globali di Azione sulle Spese Militari, per chiedere ai Governi un cambiamento concreto e urgente. Questa giornata, coordinata dal Gruppo di Lavoro su Armi, Militarismo e Giustizia Climatica, riflette una crescente consapevolezza che pace e giustizia climatica sono strettamente interconnesse. Battiamoci per la riduzione delle spese militari e per il reindirizzamento delle risorse verso l’azione climatica, la cura e una transizione giusta.  Unisciti a noi durante la Giornata della Terra 2026 a sostegno della Campagna Globale contro le Spese militari e le sue giornate internazionali GDAMS: Smilitarizzare per la Giustizia Climatica! Militarismo e crisi climatica: i punti chiave Il militarismo e la crisi climatica sono profondamente interconnessi, in modi che spesso rimangono invisibili nel dibattito pubblico. Le forze armate sono tra i maggiori consumatori istituzionali di combustibili fossili al mondo, alimentando jet, navi da guerra, basi militari e catene di approvvigionamento globali che producono enormi emissioni di gas serra, in gran parte non rendicontate. Si stima che il settore militare globale sia responsabile di circa il 5,5% delle emissioni annue di gas serra: se fosse uno Stato, avrebbe il quarto impatto climatico più grande al mondo, dopo Cina, USA e India. Solo l’esercito statunitense è già il maggiore emettitore istituzionale di gas serra del pianeta. I numeri sono impressionanti. Ogni 100 miliardi di dollari aggiuntivi di spesa militare generano circa 32 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente — pari alle emissioni annue di circa 23 milioni di automobili. La spesa militare globale ha raggiunto almeno 2.700 miliardi di dollari nel 2024 e continua a crescere, con proiezioni che la portano a 6.600 miliardi entro il 2035. I primi venti Paesi per spesa militare hanno accumulato, solo nel primo quarto del XXI secolo, almeno 10 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente di emissioni legate alle attività militari, a fronte di 40.000 miliardi di dollari spesi per i propri arsenali dal 2001 ad oggi. Il legame tra militarismo e combustibili fossili non riguarda solo le emissioni dirette. Il controllo sulle riserve di petrolio e gas ha storicamente alimentato conflitti geopolitici: si stima che tra il 25 e il 50% dei conflitti interestatali dal 1973 sia stato collegato alle risorse petrolifere. L’estrazione di combustibili fossili è inoltre spesso militarizzata, con forze armate e contractor privati schierati a protezione dei siti estrattivi e per reprimere le resistenze locali. Tra il 2012 e il 2023, oltre 1.900 difensori dell’ambiente e del territorio sono stati uccisi a livello globale, con un impatto sproporzionato su popolazioni indigene e donne. I conflitti armati aggravano ulteriormente la crisi ambientale. La guerra di Israele a Gaza nei suoi primi 15 mesi ha generato emissioni stimate in 33,2 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, equivalenti alle emissioni annue della Giordania. La guerra della Russia in Ucraina ha causato danni climatici stimati in 311 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Tra il 1950 e il 2000, nove conflitti armati su dieci si sono svolti in aree ad altissima biodiversità, causando deforestazione e danni ambientali duraturi ben oltre la fine dei combattimenti. L’idea di “rendere verde” l’esercito è una falsa soluzione: non esistono prove concrete che le forze armate possano decarbonizzarsi in modo reale e su scala adeguata. I sistemi d’arma acquistati oggi (come ad ese,pio i cacciabombardieri F-35, previsti in servizio ben oltre il 2050) vincolano la dipendenza dai combustibili fossili per decenni. Le emissioni militari sono quasi sempre escluse dagli obiettivi nazionali di neutralità climatica, e gli impegni esistenti sono vaghi e privi di obiettivi concreti. Nel frattempo, i Paesi più ricchi spendono per i propri eserciti trenta volte di più di quanto destinano ai finanziamenti climatici per i Paesi più vulnerabili. Eppure, riallocare anche solo il 15% della spesa militare globale del 2024 (circa 387 miliardi di dollari) sarebbe sufficiente a coprire i costi annuali di adattamento climatico nei Paesi in via di sviluppo. Ridurre le spese militari e riorientarle verso la transizione ecologica non è solo possibile: è una delle leve più potenti a nostra disposizione per affrontare insieme la crisi climatica e costruire un mondo più giusto e pacifico.   Rete Italiana Pace e Disarmo
April 22, 2026
Pressenza
Contest fotografico “Uno scatto per il clima”
In occasione della Giornata della Terra, l’UNICEF ricorda che a livello globale, quasi la metà dei 2,4 miliardi di bambine, bambini e adolescenti è esposta a una combinazione pericolosa di shock climatici e ambientali, mentre circa un miliardo vive in contesti ad alto rischio e lancia la nuova edizione del concorso fotografico “Uno scatto per il clima – Ambiente e futuro visti da me” per promuovere la partecipazione attiva dei giovani fra i 14 e i 19 anni. “La crisi climatica colpisce in modo particolare le nuove generazioni, non solo sul piano ambientale ma anche su quello emotivo. Secondo gli ultimi dati Istat il 67,9% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni è preoccupato per il cambiamento climatico, mentre cresce il fenomeno dell’ecoansia, che incide sul benessere psicologico e sulle scelte di vita. Secondo i dati di un sondaggio dell’ UNICEF Italia e Youtrend del 2025: il 24% degli italiani ha sentito parlare di ecoansia e il 22% indica che la propria esperienza personale è molto o abbastanza compatibile con l’ecoansia” – ha dichiarato Nicola Graziano Presidente dell’UNICEF Italia – Promuovere la partecipazione dei più giovani è una priorità per UNICEF Italia, che sottolinea l’importanza di coinvolgerli nei processi decisionali e nelle azioni per il clima. In un contesto in cui il cambiamento climatico incide sempre più anche sul benessere psicologico, è fondamentale riconoscere e valorizzare il loro punto di vista, offrendo spazi di espressione e ascolto.” Uno scatto per il clima – Ambiente e futuro visti da me “Scatta una foto: racconta come il cambiamento climatico influenza il tuo mondo e le tue speranze sul futuro”: iscrizioni aperte dal 22 aprile fino al 30 novembre 2026, partecipazione gratuita. Il concorso fotografico è promosso dall’UNICEF Italia per dare voce a bambine, bambini e adolescenti sul tema della crisi climatica e dei diritti dell’infanzia e offrire loro uno spazio per esprimere idee, emozioni e proposte, trasformando la preoccupazione in consapevolezza e azione. L’iniziativa invita i più giovani – tra i 14 e i 19 anni – a raccontare, attraverso la fotografia, il proprio sguardo sugli effetti del cambiamento climatico, sulle sfide del presente e sulle speranze per il futuro. Lo scorso anno diversi ragazzi e ragazze hanno partecipato al concorso fotografico. Le fotografie inviate dimostrano quanto le nuove generazioni siano consapevoli e protagoniste del cambiamento. A questo link è possibile vedere le foto vincitrici e quelle selezionate per l’edizione 2025. È possibile iscriversi tramite il form online e rispondere alla mail ricevuta inviando a fino a 3 fotografie originali aggiungendo un titolo e una breve didascalia. Per approfondire, consultare il regolamento: https://www.unicef.it/scatto-clima. Il concorso fotografico “Uno scatto per il clima – Ambiente e futuro visti da me” viene realizzato nell’ambito della campagna dell’UNICEF Italia Cambiamo ARIA su cambiamenti climatici e diritti delle giovani generazioni: “partecipa al quiz e scopri quanto sei sostenibile su www.misurailtuoimpatto.unicef.it“. UNICEF
April 21, 2026
Pressenza