Guerra all’agricoltura biodinamica, Carlo Triarico: “Oggi serve un’agricoltura artigiana che liberi e potenzi l’umano dell’uomo”
Pubblichiamo di seguito la risposta di Carlo Triarico, Storico della Scienza e
Presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, all’articolo di
Silvana De Mari su La Verità in attacco frontale all’agricoltura biodinamica,
metodo di produzione agroecologico, olistico e sostenibile basato sugli
insegnamenti spirituali ed esoterici del filosofo Rudolf Steiner, padre
dell’Antroposofia.
L’articolo di Silvana De Mari pubblicato il 12 agosto su La Verità, ha destato
giustamente indignazione da diverse parti, con una considerazione comune: si
possono citare fatti veri e non dire il vero. Assimilare Rudolf Steiner ad
Aleister Crowley, un occultista anticristico, attraverso il “Steiner collaborava
con, a sua volta amico di, che conosceva…” è un espediente retorico col quale
sarebbe possibile accostare chiunque a chiunque, senza nessun grado di
separazione e dare un’idea completamente errata di un qualsiasi soggetto
descritto. Del resto a far dubitare della sensatezza del metodo dell’articolo,
basti pensare che la Federazione delle Scuole Waldorf Steiner, accusate dalla
dottoressa De Mari di fondamenti demoniaci e anticristiani, è membro della FOE,
la Federazione delle Scuole non statali fondata sulla Dottrina della Chiesa
Cattolica.
Se dunque adottassimo il procedere retorico di Silvana Mari, in un solo
passaggio potremmo includere le stesse scuole cattoliche, che immagino De Mari
difenda, nella catena dell’occultismo nero. Mi si permetta da storico di dire
che questo metodo è privo di rigore. Come è noto, una figura di interesse
storico è valutata con criteri scientifici e solo col ricorso ad archivi
autorevoli di fonti primarie e secondarie, nonché con la valutazione dei frutti
della sua opera. Cautela che, di tutta evidenza, è mancata nell’articolo. La
pedagogia, la medicina, l’agricoltura biodinamica sono tutte incentrate da
Steiner sulla libertà dell’essere umano e costituiscono un esempio che non può
non dirsi cristiano, per dirla con Benedetto Croce.
Da presidente dell’Associazione Biodinamica ho dovuto affrontare negli ultimi
anni, coi miei soci imprenditori seri del nostro paese, una potente campagna di
mistificazione e discriminazione di questa agricoltura, che in realtà è stata la
fondatrice del movimento biologico all’inizio del Novecento. Abbiamo dovuto
difenderla noi dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e tutti hanno
notato il silenzio e l’assenza di sostegno di tanti che dal biodinamico hanno
costruito arricchimenti finanziari e di potere. La campagna è stata così potente
da aver coinvolto premi Nobel e lo stesso presidente della Repubblica mentre,
come avvenuto in altre campagne totalizzanti nel nostro paese, è stato impedito
il contraddittorio.
La dottoressa De Mari ha così usato notizie prese da quella campagna e
paradossalmente da correnti che penso giudicherebbe ostili al suo credo. I
disciplinari dell’agricoltura biodinamica andrebbero finalmente conosciuti
attraverso spazi di confronto liberi, che ancora aspettiamo. Si scoprirebbe che
la prima biotecnologia dell’humus la si deve proprio alla biodinamica, insieme
alla prima proposta di un modello agroalimentare ecologico. I disciplinari
biodinamici contengono solo tecniche agronomiche sensate. Certo, ben diverse da
quell’agricoltura industriale che tratta la terra come materia e gli esseri,
anche quelli umani, come strumenti prima e come rifiuti dopo. D’altro canto in
questi giorni abbiamo sentito giornalisti informare che gli agricoltori italiani
stessi non servono più a niente.
Possiamo osservare lucidamente il processo di annullamento dell’umano nel mondo
rurale avvicinarsi ai suoi esiti finali. Una comune missione per unire tanti
esseri umani di buona volontà alla terra, potrebbe però concorrere a far
comprendere che l’agricoltura artigiana garantisce oggi sia l’alimentazione
della maggior parte della popolazione mondiale, sia la tenuta dei territori più
fragili. Per questo l’agricoltura biodinamica ha fatto nascere l’agricoltura
biologica con un connotato umanitario e ponendo l’urgenza di un nuovo modello
agricolo. Sì, oggi è urgente e possibile un’agricoltura artigiana che liberi
contadini e cittadini e potenzi l’umano dell’uomo.
L’attacco all’agricoltura biodinamica è stato il tentativo di separarla dal
biologico e portare così la crescente e ormai ineludibile affermazione della
bioagricoltura a divenire un ennesimo marchio di qualità del modello
industriale. È possibile che questo sarà, forse è anche probabile che questo
sarà. Dopo il tentativo di eliminarla, l’agricoltura biodinamica è oggi soggetta
a un processo di normalizzazione, capace di farle perdere quel portato cristiano
e umanitario, quindi rivoluzionario, che è d’esempio per larga parte del mondo
agroalimentare italiano libero. È di questi giorni la notizia, diffusa da
giornali finanziari, della possibile scalata della più importante catena del
biologico e biodinamico da parte di gruppi potentissimi dell’agroalimentare
industriale. Al di la del vero di tali notizie, il solo fatto che ciò si possa
dare per possibile manifesta la direzione che biologico e biodinamico stanno per
prendere se non ci attiviamo: la perdita della loro forza di nuovo modello
agricolo.
L’agricoltura biodinamica, per sua natura, non è però assimilabile alle forze
che dominano oggi le sorti agricole in Italia. A queste non possiamo consegnarne
il futuro, per quanto esponenti autorevoli dell’ambiente biodinamico siano corsi
a rassicurare, sulle stesse pagine de La Verità, sulla compatibilità e innocuità
della biodinamica, o dell’antroposofia, per il sistema. In realtà l’agricoltura
biologica e biodinamica non sono riducibili a un modello industriale identico a
se stesso, ma solo privo di pesticidi. Se operassimo per questo perderemmo un
appuntamento di portata evolutiva.
L’Associazione Biodinamica ha fatto scelte coraggiose e difficili, il cui esito
dipende anche da chi ora legge, dal risveglio individuale e da quanti vorranno
porsi al suo fianco. Non è sola e insieme a tanti enti importanti
dell’agroalimentare italiano, sta dando vita a “Terra comune”, l’alleanza di
centinaia di organizzazioni, comitati e operatori che non cederanno le loro
forze a un processo transumano. Saremo in tanti a Roma, il 18 ottobre, per
scrivere in un’assemblea, obiettivi e campagne di una nuova alleanza
dell’agroalimentare italiano. Davanti a noi ci sono eventi mondiali di grande
portata a cui siamo chiamati. Possano comprenderlo innanzitutto coloro che
trovano in Steiner un riferimento innovativo capace d’interpretare il presente
dell’umanità e le sue crisi a tutte le latitudini. Possano mobilitarsi le
coscienze di ciascuno e di tutti e agire. Non si tratta certo solo di salvare
l’Associazione Biodinamica dai tentativi di conquista a cui è sottoposta da tre
anni. È in gioco qualcosa di più grande, contenuto nelle ragioni e nelle
speranze della biodinamica e che è intimamente umano.
Ho visto con gioia infinita tante voci levarsi sull’articolo della dottoressa De
Mari, come non era avvenuto in precedenti casi. Qualcosa di importante sta
avvenendo dunque in questo risveglio di coscienze, in questa forza di spirito
che ha chiamato a testimoni tanti di noi, uscendo dal torpore, deponendo la
nostra rassegnazione.
Come è evidente, siamo dentro grandi guerre spirituali e materiali, fra
concentrazioni di poteri, saperi e ricchezze nelle mani di pochi, come mai prima
nella storia dell’umanità. Il movimento biodinamico stesso non è indenne dal
fascino di questo processo. Eppure quando tutto sembra perso, io ricordo sempre
che il male consuma anche se stesso e che, a differenza di esso, l’essere umano
può alimentarsi dal bene e farcela. Un movimento biodinamico libero, con
un’antroposofia capace di grande forza spirituale, è quel tipo di alimento,
lavorando alla formazione di comunità e non da soli.
di Carlo Triarico – Storico della Scienza, Presidente dell’Associazione per
l’Agricoltura Biodinamica, Direttore in APAB, Istituto di formazione
riconosciuto, Direttore di Agrifound (ente di ricerca), Membro del Comitato
Permanente Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica del Ministero
dell’Agricoltura, Editorialista per l’Osservatore Romano, Direttore della
rivista Bioagricoltura. Svolge un’intensa attività di volontariato, divulgazione
e insegnamento.
Redazione Italia