L’isola di Epstein, ovvero il tecno-capitalismo predatore (II)Seconda parte dell’articolo. Qui la
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L’isola di Epstein, ovvero il tecno-capitalismo predatore (II)
È il 1973 quando Donald Barr – ex preside della Dalton School, l’istituto
scolastico privato dell’Upper East Side di New York dove Jeffrey Epstein insegna
matematica dal 1974 al 1976 – pubblica Space Relations, un romanzo di
fantascienza ambientato su un pianeta governato da oligarchi che praticano la
schiavitù sessuale minorile. Nell’immaginario di Barr esiste un mondo
caratterizzato da rituali sociali e controllo di classe ben prima che Epstein e
la sua compagna Ghislaine Maxwell mettano insieme quel sistema di dominio e
sfruttamento di corpi trapelato dai cosiddetti “Epstein files”, molti dei quali
desecretati tra il 2025 e il 2026. Sembrerebbe però che la fantasia di Barr
mostri dei limiti che la realtà non presenta: la comunità di predatori sessuali
instaurata nell’isola di Epstein si macchia di un’hýbris che connota il
progresso tecnologico a cui stiamo assistendo. La tracotanza della cerchia di
Epstein – tra cui si annotano CEO della Silicon Valley, politici di tutti gli
schieramenti, donne e uomini del mondo del cinema, insegnanti dei più
prestigiosi atenei – e di Epstein stesso sconfina nella volontà di selezionare
la prole perfetta, di sconfiggere la morte, di fare della materia viva un campo
di sperimentazione e guadagno. Questi scenari sono resi possibili da una
tecnologia senza margini, una tecnologia che vede nella morte l’ennesima sfida
da accogliere.
Come si legge nel libro Epstein Files curato da L’Indipendente, a partire dai
primi anni 2000 l’ambizione di Epstein è quella di trasformare il suo ranch nel
Nuovo Messico in un laboratorio in cui le donne sarebbero state inseminate con
il suo sperma e avrebbero dato alla luce i “suoi” bambini. Il progetto prevede
di mettere incinte contemporaneamente venti donne al fine di costruire una sorta
di “allevamento umano” ispirato a un precedente reale: il Repository for
Germinal Choice. Si tratta di un piano che vede la luce negli anni Ottanta con
l’intento dichiarato di migliorare il patrimonio genetico dell’umanità
attraverso la raccolta di sperma di uomini ritenuti eccezionali, tra cui
vincitori del premio Nobel. Dal 1980 al 1999, anno in cui cessa di esistere,
dalla banca del seme nascono più di 200 bambini. L’unico premio Nobel che
dichiara di essere un donatore del Repository è il fisico statunitense William
Bradford Shockley. A un certo punto della sua carriera, Shockley sposta la sua
attenzione su questioni riguardanti la razza e l’eugenetica. Oltre a ritenere
che un tasso di riproduzione più alto tra le persone meno intelligenti avrebbe
portato a un effetto disgenico che, come fine ultimo, avrebbe condotto a un
declino della civilizzazione, Shockley dichiara: «Le mie ricerche mi portano
inevitabilmente all’idea che la causa principale dei deficit intellettivi e
sociali dei neri americani è ereditaria e di origine genetica razziale e quindi
non rimediabile in misura maggiore da miglioramenti pratici nell’ambiente».
Anche per Epstein, come si legge da una mail indirizzata a Chomsky, «il divario
intellettivo con gli afroamericani è documentato», uno scarto che il finanziere
di New York propone di colmare con dei mutamenti genetici.
L’ingegneria genetica è lo strumento che permette ai tecnocrati di dare forma
alla propria fede nel progresso automatico della storia. Insieme a Bryan Bishop,
sviluppatore di Bitcoin e imprenditore nel settore delle biotecnologie, Epstein
collabora al progetto “designer baby”, un piano per creare «il primo neonato
umano progettato e possibilmente un clone umano» (rif. EFTA01003966). In una
mail del 2 agosto 2018 indirizzata a Epstein, Bishop scrive: «Una volta
raggiunta la prima nascita, tutto cambia e il mondo non sarà più lo stesso,
tanto meno il futuro della specie umana» (rif. EFTA01003966). L’orizzonte di
riferimento è la tecnologia CRISPR/Cas9 e l’esperimento dello scienziato He
Jiankui. Nel 2018, infatti, He Jiankui annuncia di aver fatto nascere due
gemelle resistenti al virus dell’HIV dopo una modifica del DNA fatta con la
tecnologia CRISPR. Con l’apparente scopo di contenere il virus, il genetista
cinese impianta in un corpo femminile embrioni geneticamente modificati dando
sfogo a una sorta di delirio di onnipotenza. In modo analogo, Epstein immagina
di poter creare su misura un erede e per questo vede in CRISPR la tecnica
migliore per potenziare le capacità cognitive e inserire nel DNA tratti
considerati desiderabili. Sebbene Epstein e Bishop non avranno abbastanza tempo
per ultimare il loro progetto, è evidente l’ossessione verso il controllo
genetico, l’ereditarietà e la perpetuazione di sé. In questo senso il mito di
Medea è esemplare: l’infanticida più famosa della letteratura, uccide i propri
figli per punire Giasone, reo di aver infranto una promessa. Medea sa che quello
che più può ferire Giasone è la fine della trasmissione del suo sangue: la
disperazione dell’eroe greco non è legata alla morte dei figli ma alla mancanza
di eredi e alla distruzione della sua memoria.
I test genetici non riguardano solo la volontà di creare un bambino perfetto, ma
anche quella di allungare la vita. Scrive Günther Anders ne L’uomo è antiquato:
«Dunque propria della mentalità del progresso è un’idea specialissima di
“eternità”, cioè l’idea dell’ininterrotto miglioramento del mondo; e anche uno
specialissimo difetto, cioè l’incapacità di concepire una fine». E ancora: «per
il credente nel progresso questo non finire costituisce una legge fondamentale,
dunque ha validità universale, e vale quindi anche per la sua vita personale».
Da quello che trapela dai documenti desecretati a gennaio di quest’anno, Epstein
è interessato alle ricerche nel campo della longevità e della crionica: Epstein,
insieme a diversi transumanisti e molti milionari, «non prende in considerazione
nemmeno la sua fine personale, non può prenderla in considerazione; egli storna
da sé la sua propria morte» (Anders). Non potendo, ancora, evitare che si
continui a perire, Epstein occulta la vergogna del morire fornendo il proprio
materiale genetico per analisi di laboratorio, nell’ambito di un progetto di
sequenziamento – il Personal Genome Project – vòlto a individuare
predisposizioni genetiche a varie malattie. Quello che viene messo in piedi, più
che una pratica di medicina preventiva, sembrerebbe ricalcare l’idea di
miglioramento biologico e prolungamento artificiale della vita. Joseph Thakuria,
medico e ricercatore affiliato al Massachusetts General Hospital e collaboratore
del Personal Genome Project della Harvard Medical School, concepisce a tal fine
il Progetto Venus, uno studio di ricerca genomica basato sulla tecnologia
CRISPR/Cas9. Thakuria ha in mente di «offrire un servizio di biobanking a lungo
termine di DNA e cellule e la rianalisi dei dati per tutta la vita» (rif.
EFTA02698643). In quanto credenti nel progresso, Thakuria e Bishop – che
ricordiamo essere coinvolto nel progetto baby designer vòlto a progettare il
primo neonato umano – non conoscono nessuna dimensione temporale al di fuori del
futuro: sebbene all’epoca dei loro esperimenti l’editing genetico fosse ancora
in una fase iniziale, individuano nella genetica lo strumento migliore per
sfidare i limiti biologici umani e vedono nel transumanesimo l’orizzonte verso
cui guardare. Approccio condiviso, naturalmente, anche da Epstein, che nel 2018
attraverso la sua fondazione, la Gratitude America, dona 100.000 dollari alla
Humanity+, un’organizzazione transumanista fondata nel 1998 con il nome di World
Transhumanist Association.
Per i credenti nel progresso, il concetto del negativo, della fine, è diventato
dunque irreale. Pensiamo alla frase di Peter Thiel: «Probabilmente la maggior
forma di disuguaglianza umana è tra chi è vivo e chi non lo è più». Nella sfida
con la morte, Thiel ed Epstein sono in compagnia di alcuni dei maggiori CEO
della Silicon Valley: nel 2017 Larry Ellison, fondatore di Oracle, dona oltre
370 milioni di dollari in progetti per allungare la vita; Jeff Bezos avrebbe
investito in Altos Labs, un’azienda che mira alla riprogrammazione biologica, un
metodo per ringiovanire le cellule in laboratorio che, secondo alcuni
scienziati, potrebbe essere utilizzato per rivitalizzare corpi animali e, in
ultima analisi, per prolungare la vita umana. Tra gli scienziati che si sono
uniti ad Altos Labs c’è Juan Carlos Izpisúa Belmonte, un biologo spagnolo del
Salk Institute in California che, in collaborazione con dei ricercatori cinesi,
ha aggiunto a degli embrioni di scimmia delle cellule umane. Larry Page – prima
CEO di Google, poi di Alphabet – crea nel 2013 Calico Labs che ha avviato un
laboratorio che si concentra esclusivamente sulla riprogrammazione cellulare.
Nella Silicon Valley i sogni eccentrici dei miliardari succhiano letteralmente
il sangue dei giovani: una pratica che prende piede è quella di ricevere
trasfusioni di plasma di ragazzi, tanto che il 19 febbraio 2019 la Food and Drug
Administration pubblica un comunicato stampa che mette in guardia dalle aziende
che propongono tale pratica nel tentativo di rallentare i sintomi
dell’invecchiamento. Quest’immagine trasferisce su un piano letterale ciò che il
sistema capitalista fa da centinaia di anni: rubare la fonte vitale – che essa
sia il sangue, o il corpo, o la terra, o le risorse – ai popoli. Si potrebbe
andare avanti con gli esempi, ma il concetto è oramai chiaro di per sé: quello
che fanno i vari Epstein è far sì che la tecnica diventi la vera e propria
sostanza dell’uomo. Con gli esperimenti per creare “la prole perfetta”
esattamente come con quelli per “sconfiggere la morte”, la tecnica non è più
posta di fronte all’uomo, ma si integra in lui e progressivamente l’assorbe del
tutto.
L’ossessione del controllo e quella dell’accumulazione del capitale si
manifestano anche nei piani di “preparazione alle pandemie” in cui Epstein
risulta coinvolto. Tra il 2015 e il 2017 – cioè almeno due anni prima dello
scoppio dell’emergenza Covid – risultano scambi che riguardano eventuali
simulazioni di ceppi patogeni e la costruzione di infrastrutture per la gestione
delle emergenze sanitarie. Il 20 marzo 2015 Epstein riceve una mail con Bill
Gates in copia con oggetto “Preparing for pandemics” (rif. EFTA00654215). Il
messaggio contiene una bozza di agenda per un incontro alla preparazione globale
di eventi pandemici e propone di discutere su come coinvolgere ufficialmente
l’Organizzazione mondiale della sanità e il Comitato internazionale della Croce
Rossa. In una mail indirizzata a Gates, con Epstein in copia, datata 3 marzo
2017 (rif. EFTA02657725) che porta come oggetto “bgc3 deliverables and scope”
(bgc3 risultati attesi e ambito di intervento) vengono elencati una serie di
progetti per l’allora bgC3 – l’azienda di tipo think tank fondata da Bill Gates
nel 2008 – tra cui un «documento sulle neurotecnologie come armi
nell’intelligence e nella difesa» (!) e «raccomandazioni successive e/o
specifiche tecniche per la simulazione di una pandemia di ceppo». Non sono gli
unici riferimenti alla preparazione alle pandemie, c’è anche uno scambio (rif.
EFTA01617419) tra due interlocutori legati a Epstein la cui identità è rimasta
segreta i quali, riferendosi alla simulazione pandemica, scrivono: «potrebbe
essere una grande piattaforma», cioè un laboratorio politico che vedrebbe
coinvolto anche Bill Gates, che viene definito «matto per i vaccini e per le
questioni riguardanti l’autismo». Evidentemente per questi personaggi una crisi
sanitaria appare un’occasione per mettere in campo nuovi prodotti farmacologici,
per sperimentare tanto misure mediche quanto sistemi di sorveglianza. Per
Epstein e gli altri neo-feudatari la materia umana è laboratorio di
sperimentazione: il corpo è qualcosa da potenziare, migliorare e cristallizzare
– è questo il caso dei loro corpi – oppure da sfruttare, stuprare e accumulare –
è questo il caso dei corpi delle altre. Nella loro visione, il mondo è qualcosa
che si può possedere a partire dai suoi elementi più essenziali: la natura e
l’uomo. Ciò che è avvenuto nell’isola di Epstein, quello che è emerso dai files
sembra essere il delirio di alcuni pazzi che non vogliono mettere limiti alla
loro brama di dominio, un unicum da cui tutti vogliono prendere le distanze. Ma,
usando ancora le parole di Anders, «nella storia non esiste il baloccarsi con
esperimenti, perché tutto ciò che si annuncia, affermando modestamente di
svolgersi soltanto in veste di esperimento, avviene immediatamente “una volta
per tutte”, si svolge dunque quale “caso concreto”».