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Fu mia madre ad aprirmi le gambe
La protagonista di questo racconto potrebbe essere una nostra antenata, nostra nonna, una madre, una sorella, un’amica. Qualcuno, molto tempo prima di oggi,… L'articolo Fu mia madre ad aprirmi le gambe sembra essere il primo su L'INDISCRETO.
August 24, 2026
L'INDISCRETO
Educazione sessuo-affettiva nelle scuole: oltre 135.000 firme in una settimana per il referendum
Abrogare la legge sul consenso di Valditara per permettere a tutti i ragazzi di partecipare alle lezioni sull’educazione affettiva: la proposta di referendum lanciata appena una settimana fa ha già raccolto oltre un quarto delle firme necessarie, ben 135 mila. Una volta raggiunto il quorum (500 mila firme), il testo potrà essere depositato in Cassazione per poi passare al vaglio della Corte Costituzionale, che delibererà in materia di ammissibilità. La legge in oggetto è la n.104/2026, con la quale il governo ha imposto l’obbligo di autorizzazione genitoriale per l’impartizione dell’educazione affettiva, in ogni caso vietata nelle scuole primarie e dell’infanzia. Come spiegano i promotori, il referendum non introdurrebbe automaticamente corsi di educazione affettiva, ma permetterebbe agli studenti di parteciparvi liberamente qualora questi fossero previsti dalla scuola, perchè «informarsi è il primo passo per poter decidere consapevolmente». Il quesito posto per il referendum è il seguente: «Volete Voi che sia abrogata la Legge 9 giugno 2026, n. 104, recante Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.142 del 22 giugno 2026?». Al centro vi è infatti la norma voluta dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che prevede che le istituzioni scolastiche richiedano il consenso dei genitori o degli studenti (se minorenni) per la partecipazione ad attività che riguardino i temi della sessualità, oltre a mettere a disposizione preventivamente il materiale delle lezioni affinchè i genitori possano decidere se i figli vi possono assistere o meno. Il consenso, prevede la legge, deve essere dato almeno una settimana prima, in base a necessità non meglio specificate. In aggiunta a ciò, qualsiasi attività «avente ad oggetto temi attinenti all’ambito della sessualità» è vietata nelle scuole primarie e dell’infanzia. L’impartizione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole è un tema caro alla maggioranza di governo, in particolare alla Lega, che ha fatto del suo divieto un cavallo di battaglia. La materia attira facilmente la discussione politica, la quale tuttavia spesso si concentra sulle distorsioni ideologiche piuttosto che entrare nel merito della questione. Lo scopo dell’educazione affettiva è infatti, quello di fornire ai bambini, già dalla più tenera età, gli strumenti per costruire relazioni basate sul rispetto reciproco (per esempio insegnando il concetto di consenso, il cui significato spesso sfugge ai legislatori stessi). A bambini e ragazzi viene insegnato a riconoscere, e quindi evitare, comportamenti irrispettosi e violenti e ad assimilare concetti come quello della parità di genere. Non si tratta, insomma, di “insegnare il sesso” ai bambini, ma piuttosto di spiegare loro le norme sulle relazioni, sulle emozioni, sul rispetto del corpo (proprio e altrui) e sulla prevenzione della violenza. Nulla a che vedere con la «ideologia gender» inventata dalle destre e rilanciata in Parlamento dalla Lega, che all’impartizione dell’educazione affettiva si è opposta con lo slogan «Dio, patria e famiglia». Ad oggi, l’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa a non avere programmi di educazione sessuale nelle scuole, nonostante i benefici di tali insegnamenti siano ampiamente dimostrati. L’obiettivo del referendum è dunque quello di garantire agli studenti la libera partecipazione alle attività previste sulla materia. Il venir meno della legge sul consenso di Valditara, tuttavia, non introdurrebbe automaticamente l’educazione affettiva nelle scuole. Piuttosto, permetterebbe l’applicarsi delle norme sull’autonomia scolastica, lasciando ai singoli istituti la possibilità di decidere la propria offerta formativa e quindi di introdurre o meno la materia. L’importanza della libera impartizione della materia risiede nel fatto che, come spiegano i promotori, pur restando la famiglia fondamentale nell’educazione dei ragazzi, questi potrebbero non trovarsi a proprio agio a discutere liberamente di certe tematiche a casa, dove alcuni temi potrebbero risultare «difficili da affrontare». The post Educazione sessuo-affettiva nelle scuole: oltre 135.000 firme in una settimana per il referendum appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 13, 2026
L'INDIPENDENTE
Stupri: NO al ddl versione Bongiorno
– Da DinamoPress l’inquadramento di Giada Sarra sul DDL Consenso – il lancio del Laboratorio Permanente “Consenso-Scelta-Libertà” – Confederazione Cobas – Cesp – Cobas Scuola: adesione alla manifestazione del 28 -lettera della Casa Internazionale delle Donne sul 15, il 28 e le mobilitazioni 8 e 9 marzo   di Giada Sarra Ddl “Consenso”: quando il “dissenso” serve a proteggere lo
February 21, 2026
La Bottega del Barbieri
Contro i femminicidi serve davvero l’educazione sentimentale nelle scuole?
Di fronte al problema dei femminicidi che affliggono il nostro paese, una delle soluzioni che viene spesso suggerita è quella dell’introduzione della educazione sessuale (o sentimentale) nel nostro sistema scolastico. La questione è tuttavia più complessa di quanto non possa apparire ad un primo esame. Partiamo da una considerazione che a molti potrà apparire sorprendente. Per quanto difficile sia avere dei dati certi, possiamo dire con sicurezza che l’Italia, insieme alla Grecia, è tra i paesi europei (e con ogni probabilità anche a livello globale) quello col più basso tasso di femminicidi. Al contrario l’allarme sociale provocato da questo tipo di crimine è a casa nostra decisamente più alto che da altre parti. Ma è bene chiarire subito che questo è tutt’altro che un paradosso. L’inaccettabilità dei comportamenti criminali non si valuta dai dati statistici. La situazione ipoteticamente ideale può essere pensata come quella in cui, pur essendo il numero dei fatti delittuosi vicino allo zero, un singolo crimine sia comunque in grado di suscitare una indignazione generalizzata e un senso di insopportabilità nell’intera opinione pubblica. Tutto questo naturalmente a patto che non ci siano poi i soliti politici giustizialisti, soprattutto di destra ma spesso anche di sinistra, convinti che ogni problema di ordine pubblico e di convivenza civile si possa risolvere semplicemente aumentando le pene e il carcere per i responsabili, cosa che temo possa avvenire presto in Italia per mano del governo neofascista della Meloni, complice l’opposizione soft della (finta) sinistra di casa nostra. In questo senso l’idea in controtendenza che ipotizza l’introduzione dell’educazione sessuale nel nostro sistema scolastico può essere valutata positivamente. Tuttavia a complicare notevolmente le cose sono anche in questo caso “i numeri” di alcuni dati statistici. In paesi a noi molto vicini come la Germania e la Francia l’educazione sessuale è materia d’insegnamento già da molto tempo; rispettivamente dal 1968 e dal 2001. Si dà tuttavia il caso che nel paese teutonico i femminicidi siano, per numero di abitanti, il doppio che in Italia. Se consideriamo poi i cugini d’oltralpe dobbiamo constatare che le donne uccise in ambito familiare o sentimentale sono, a quanto ci dicono alcuni dati, addirittura quattro volte più che da noi. Come la mettiamo allora con l’educazione all’affettività? Non voglio entrare in discorsi specialistici che non mi competono, malgrado l’esperienza di diverse decine d’anni di insegnamento. Devo tuttavia constatare, (almeno stando alle cronache) un crescente disagio dei docenti in un contesto in cui l’autorità di chi sta in cattedra pare sia sempre più messa in discussione dai comportamenti diffusi dei discenti, e soprattutto da quelli delle loro famiglie. Tutto questo malgrado il fatto che mai come ora, almeno nelle intenzioni, si tende a porre la massima attenzione alle fragilità e alle condizioni di disagio dei singoli studenti. Evito per incompetenza di dare giudizi categorici. Mi permetto solo di osservare come la presa in carico di condizioni specifiche, che possono a volte apparire di minorità e dunque bisognose di pura assistenza, non deve mai far venire meno l’obiettivo primario dell’azione educativa che deve essere in ogni caso quello di produrre soggettività e non semplice indottrinamento. Far sì che dal fanciullo si produca l’adulto, in quanto soggetto sociale autodeterminato capace di scelte consapevoli e di autonomia comportamentale e relazionale, in grado di realizzare quel difficile equilibrio tra l’autovalorizzazione di sé e l’attenzione e il rispetto per l’altro e per i suoi bisogni. Educare, in sostanza, significa insegnare il massimo di libertà in grado di coniugarsi col massimo di responsabilità, perché la prima senza la seconda è puro arbitrio e la seconda senza la prima è solo schiavitù. A questo proposito voglio citare come puro esempio il sistema scolastico giapponese, nel quale agli studenti, fin dalle elementari, si insegna a pulire le aule alla fine delle lezioni, o a servire a turno il pranzo ai loro compagni nell’ora di mensa. Qualcuno dice che forse è troppo per dei bambini, ricordando come in effetti il Giappone, che ha il più basso tasso di omicidi al mondo, ha però anche un numero abbastanza elevato di suicidi, frutto forse di una società troppo irreggimentata. Senza arrivare a tanto, da noi si potrebbe comunque cominciare a responsabilizzare gli studenti, per esempio, per quanto attiene alla pulizia dei locali, almeno alle medie e alle superiori. Cosa c’entra tutto questo con l’educazione sessuale? C’entra nella misura in cui l’ipotesi di una sua introduzione nella nostra scuola, se ci sta a cuore la sua reale efficacia, mi pare di tale complessità e delicatezza da imporre una riflessione a tutto campo sui sistemi educativi, di cui queste mie considerazioni non sono che un primo modesto abbozzo, giusto per porre il problema. Antonio Minaldi
April 28, 2025
Pressenza