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La correlazione tra povertà relazionale e maltrattamento infantile
Instabilità economica, inflazione e disoccupazione stanno amplificando la vulnerabilità dei nuclei familiari più fragili, con pesanti ricadute sulla salute mentale degli adulti e sulla sicurezza dei minorenni, sempre più esposti al rischio di maltrattamento. Parallelamente, si fa strada la minaccia della “povertà relazionale”. L’assenza di figure di riferimento, legami significativi e spazi protetti sta privando i minorenni di ogni rete di tutela, stringendoli in una morsa di doppia fragilità. È quanto emerge dalla settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia elaborato dalla Fondazione CESVI (Cooperazione Emergenza SVIluppo), l’organizzazione laica e indipendente che opera per la solidarietà mondiale. Il rapporto analizza i fattori di rischio e la capacità delle regioni italiane di prevenire e contrastare il maltrattamento all’infanzia, mettendo in evidenza un’Italia a due velocità: nelle regioni del Nord, con reti sociali più solide e servizi più strutturati, emergono miglioramenti, mentre nei territori caratterizzati da fragilità economica, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale, come alcune regioni del Meridione, persistono condizioni di rischio più elevate a cui non corrisponde un’adeguata risposta attraverso servizi di supporto. I servizi a sostegno della genitorialità, che in Italia raggiungono complessivamente oltre 144.000 utenti (copertura media: 495 utenti ogni 100.000 abitanti target) sono molto più diffusi al Nord (741 utenti/100.000 abitanti) rispetto al Centro (322,1) e al Mezzogiorno (271,0). Il focus di questa edizione dell’Indice, che è intitolata “GENERAZIONE SOLA”, è dedicato alla povertà relazionale e al suo legame con il maltrattamento infantile. Ne emerge un quadro netto: la povertà non è solo mancanza di risorse materiali, ma anche carenza o deterioramento di relazioni significative, spazi sicuri, adulti di riferimento e comunità capaci di proteggere. La povertà relazionale può manifestarsi nella solitudine, nell’assenza di ascolto, nella fragilità dei legami familiari, nella mancanza di amici, nel bullismo, nella scarsa presenza di adulti capaci di intercettare il disagio. È una forma di vulnerabilità meno visibile, ma decisiva: quando si indeboliscono le relazioni, diminuiscono anche i fattori protettivi che aiutano bambine e bambini a crescere in sicurezza. Per questo il CESVI invita ad adottare un approccio integrato e multidimensionale per contrastare povertà relazionale e maltrattamento, rafforzando gli spazi educativi e di aggregazione, sostenendo le famiglie, valorizzando il ruolo della scuola e promuovendo reti territoriali integrate tra servizi, terzo settore e comunità locali. Per il CESVI è necessario superare una logica emergenziale e investire con continuità in un sistema integrato di protezione dell’infanzia che coinvolga istituzioni, Terzo Settore, scuola, servizi sanitari e comunità educante. Dall’approfondimento di questa edizione del report (che ha coinvolto bambini e bambine tra i 9 e i 12 anni, equamente distribuiti per genere, in quattro focus group svolti all’interno delle Case del Sorriso di CESVI) emerge che il benessere di un bambino si costruisce, o si incrina, nel quadro relazionale che lo circonda: la famiglia, i coetanei, gli adulti di riferimento, gli abitanti del quartiere in cui cresce. L’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia di CESVI analizza, per ciascuna Regione italiana, fattori di rischio e servizi di prevenzione e cura, classificando le Regioni in quattro cluster: regioni a elevata criticità, reattive, virtuose e stabili e mettendo in evidenza le differenze territoriali nella prevenzione e nel contrasto del maltrattamento all’infanzia. Dall’analisi di quest’anno risulta che la regione italiana con la migliore capacità complessiva di fronteggiare il tema del maltrattamento all’infanzia è l’Emilia-Romagna, seguita da Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Le Regioni che presentano maggiori criticità sono, invece, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. L’analisi delle sei capacità mostra alcune peculiarità specifiche: * l’Emilia-Romagna risulta prima nella capacità di cura e di accesso alle risorse, * il Veneto nella capacità di lavorare, * il Friuli-Venezia Giulia nella capacità di acquisire conoscenza e sapere, * la Toscana nella capacità di vivere una vita sana, * l’Umbria nella capacità di vivere una vita sicura. Le Regioni che presentano le maggiori criticità (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) oscillano tra la nona e la ventesima posizione per tutte le capacità, confermando, come negli anni precedenti importanti criticità complessive di sistema, ma mostrando comunque anche segnali di progresso su specifici indicatori. In particolare, la Campania risulta ultima sia nella capacità di lavorare che in quella di vivere una vita sana, la Calabria risulta ultima nella capacità di accesso alle risorse, la Sicilia in quella di acquisire conoscenza e sapere e la Puglia risulta penultima nella capacità di vivere una vita sicura. In relazione ai fattori di rischio, le Regioni con una situazione di contesto più favorevole sono Trentino-Alto Adige, Veneto e Valle d’Aosta, seguite da Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Toscana. Le maggiori criticità si registrano, invece, in Calabria, Sicilia, Puglia e Campania. Rispetto alle precedenti edizioni dell’Indice, il miglioramento più spiccato è quello della Liguria, che sale di ben quattro posizioni, seguita da Veneto e Valle d’Aosta, che migliorano entrambe di tre posizioni. La Lombardia arretra invece di ben cinque posizioni e l’Emilia-Romagna di quattro. Sul fronte dei servizi di prevenzione e cura, l’Emilia-Romagna si conferma la Regione con la migliore dotazione strutturale, seguita da Veneto, Umbria, Toscana e Valle d’Aosta. Le Regioni con maggiori criticità sono Puglia, Sicilia, Calabria e Campania. Tra le variazioni più significative, il Piemonte avanza di quattro posizioni, mentre Abruzzo e Marche arretrano di tre. Le Regioni italiane che presentano la situazione in assoluto più critica sono quelle in cui fattori di rischio elevati si combinano a servizi sotto la media nazionale. Si tratta di Campania, Sicilia, Calabria, Puglia, Molise, Basilicata, Abruzzo e Lazio.   Generazione sola – Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia / 2026: https://cesvi.org/wp-content/uploads/2026/06/CESVI_Indice-Maltrattamento_2026.pdf Giovanni Caprio
June 16, 2026
Pressenza
La rotta dei diritti: a bordo della Vespucci, tra infanzia, salute e sostenibilità
Durante la tappa napoletana del suo tour mondiale, la nave scuola della Marina Militare si è trasformata in un laboratorio galleggiante di diritti, consapevolezza e dialogo tra generazioni. C’è chi la osserva per la sua eleganza, chi la visita per la sua storia, chi la fotografa per la sua imponenza. Ma il vero significato del viaggio dell’Amerigo Vespucci va oltre lo sguardo. La tappa napoletana della nave scuola della Marina Militare Italiana, dal 13 al 16 maggio, ha offerto a migliaia di cittadini l’opportunità di conoscere da vicino non solo un vanto della marineria italiana, ma anche i progetti educativi, sociali e culturali che ne animano la missione. Tra le tante iniziative, quelle che più ci stanno a cuore, in sintonia con l’impegno di chi scrive e con la linea editoriale di Pressenza, sono quelle legate alla tutela dell’ambiente, alla salute, alla solidarietà, ai diritti dell’infanzia. Progetti che parlano alla cittadinanza tutta, e che proprio in un contesto di bellezza e apertura come la Vespucci hanno trovato risonanza e ascolto. Tra questi, l’evento “Diritti a vele spiegate” promosso da UNICEF Italia ha rappresentato un momento chiave. A bordo della nave, alla presenza dei rappresentanti dell’UNICEF, dei vertici della Marina Militare e delle istituzioni locali, oltre duecento studenti campani hanno preso parte a laboratori, letture e attività simboliche incentrate sulla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. La giornata, condotta da Veronica Maya in qualità di madrina e presentatrice della cerimonia, è culminata nella celebrazione del 34° anniversario della ratifica italiana della Convenzione: un’occasione per riflettere insieme su quanto sia ancora necessario garantire protezione, ascolto e partecipazione a bambini e adolescenti. Un’esperienza che ha trasformato la nave in aula galleggiante, spazio di consapevolezza, dove parlare di diritti è diventato un gesto concreto di cittadinanza. Nel corso della tappa si è parlato anche di salute e prevenzione. La Campania, tra le regioni italiane con i più alti tassi di sedentarietà e tabagismo, è stata al centro di una campagna educativa promossa da AIOM, AIRC e SIRM. La scelta non è casuale: informare, proporre, responsabilizzare è un modo concreto per avvicinare la salute al diritto. Oncologi, medici e volontari hanno incontrato cittadini, distribuito materiali, parlato di diagnosi precoce, di alimentazione, di stili di vita. La prevenzione, in questo contesto, è diventata non solo un’opzione individuale, ma un atto collettivo, quasi politico. Non è forse anche questo un modo per costruire pace? Ampio spazio è stato dedicato anche ai temi dell’ecologia e dell’educazione ambientale. Il Ministero dell’Ambiente ha presentato progetti sulla transizione ecologica e la tutela del mare, coinvolgendo scuole e famiglie in attività interattive pensate per sviluppare consapevolezza e cittadinanza attiva. Un’educazione che guarda al futuro e parte dalla conoscenza, dalla cura dei territori, dalla responsabilità condivisa. Per i più piccoli è stata messa in scena anche una favola musicale, “Aurora e la nave incantata”, che ha trasformato il Vespucci in teatro galleggiante di sogni. E così, la nave è apparsa per ciò che è: non un cimelio da conservare, né un elenco di dati e date da ricordare, ma un luogo in cui il passato si coniuga con il possibile, in cui la memoria si intreccia con l’immaginazione. Ma la Vespucci è anche molto altro. Lungo il Molo Beverello, il Villaggio “IN Italia” ha ospitato decine di stand e padiglioni istituzionali. Ogni area tematica ha proposto esperienze dirette: dalla realtà aumentata all’innovazione tecnologica, dai mestieri del mare alla promozione del turismo sostenibile, dalle eccellenze del Made in Italy all’esplorazione delle professioni legate alla blue economy. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha organizzato percorsi formativi rivolti a studenti e docenti, mentre il Ministero della Cultura ha raccontato, anche attraverso installazioni immersive, l’identità plurale del nostro Paese. Una tappa cheha messo in dialogo tradizione e innovazione, mostrando quanto la conoscenza possa essere anche esperienza coinvolgente. Osservarla da vicino ha significato cogliere un simbolo che cambia. Un laboratorio mobile di consapevolezza. Salire a bordo, percorrere le scale, camminare sui ponti, ha lasciato in molti, adulti e bambini, una domanda silenziosa, un’impressione che non si esaurisce con lo sbarco. Come se quella nave, oltre a mostrarsi, avesse chiesto qualcosa. Perché la crisi ecologica, la fragilità dei diritti, la distanza tra le generazioni non sono problemi tecnici. Sono nodi da sciogliere insieme. E ogni iniziativa capace di generare ascolto, emozione, relazione, diventa una piccola leva di trasformazione. Il motto della Vespucci “Non chi comincia ma quel che persevera” risuona allora non come una frase scolpita nel legno, ma come un invito. A restare vigili, a guardare più in là dell’orizzonte, a non rifugiarci nell’estetica senza interrogativi. Ora che la nave ha lasciato Napoli, e si prepara a raggiungere la sua prossima tappa, possiamo salutarla così. Con gratitudine. Per averci ricordato, senza retorica, che un’altra rotta è possibile. E che ognuno, con la propria voce, può contribuire a disegnarla.     Lucia Montanaro
May 17, 2025
Pressenza