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Il 9 maggio i comunisti ci mettono la faccia. Corteo a Roma per la vittoria sul nazifascismo
Dopo la riuscita manifestazione dello scorso anno, anche questo 9 maggio a Roma si terrà la manifestazione in occasione della Giornata della Vittoria sul nazifascismo, contro la guerra e il riarmo, per riaffermare la prospettiva del socialismo. Da anni è evidente che siamo di fronte ad una battaglia ideologica a […] L'articolo Il 9 maggio i comunisti ci mettono la faccia. Corteo a Roma per la vittoria sul nazifascismo su Contropiano.
May 7, 2026
Contropiano
LA STORIA DEL PRIMO MAGGIO: “UNA GIORNATA DI LOTTA PER L’EMANCIPAZIONE DELLA CLASSE LAVORATRICE”
“I cattolici hanno la Pasqua, da oggi in poi anche i lavoratori avranno la loro Pasqua”. Sono le parole pronunciate dal socialista Andrea Costa nel 1893 a proposito della data del Primo maggio, dichiarata dalla Seconda internazionale, nel 1889, Festa internazionale dei lavoratori. La storia di questa ricorrenza, infatti, affonda le proprie radici nella storia del movimento operaio e delle lotte per l’emancipazione di lavoratori e lavoratrici, in particolare con la rivendicazione della riduzione dell’orario della giornata lavorativa.  Radio Onda d’Urto ha intervistato Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento. Ascolta o scarica. La scelta della data del Primo maggio ha origine nelle grandi mobilitazioni operaie che, nella seconda metà dell’Ottocento, attraversarono gli Stati Uniti d’America e la cui rivendicazione centrale era la riduzione dell’orario della giornata lavorativa. Queste lotte, guidate in un primo momento dall’Ordine dei cavalieri del Lavoro (Knights of Labour), ottennero l’approvazione, nel 1866, da parte dello stato dell’Illinois, della prima legge della storia che stabiliva la giornata di 8 ore lavorative. “Varare una legge, tuttavia, non significa certo applicarla”, nota Maria Grazia Meriggi. L’applicazione e l’espansione di questa legge in tutti gli Stati Uniti, infatti, fu lenta e graduale. Anche per questo, nel 1886, la Federation of Organized Trades and Labour Unions fissò il Primo maggio, in occasione del 19º anniversario dell’entrata in vigore della legge,  come il giorno di scadenza limite per estendere la normativa su tutto il territorio statunitense, pena l’organizzazione di uno sciopero generale a oltranza. La risposta fu durissima. La polizia operò una repressione durissima, uccidendo 6 lavoratori e ferendone molti altri. Contro la repressione brutale venne organizzata un’altra manifestazione per il giorno successivo, in Haymarket Square. Vi furono scontri e fu lanciata una bomba, che ferì anche dei poliziotti. Nessuno è mai stato in grado di appurare chi lanciò questo ordigno sulla folla. Nonostante questo, furono condannati a morte – senza alcuna prova –  7 militanti anarchici. “Si tratta dei famosi martiri di Chicago – spiega nell’intervista Maria Grazia Meriggi – che sono entrati nell’iconografia mitologica del movimento operaio americano, ma ancora di più di quello europeo. Infatti, proprio a causa dell’eco di quelle condanne, le autorità federali statunitensi imposero lo spostamento di una data commemorativa di questi episodi non più in maggio ma in una data completamente diversa, cioè il primo lunedì di settembre, che potremmo definire come il Primo maggio americano”. La grande mobilitazione del movimento operaio statunitense contribuì alla ripresa della mobilitazione per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici anche in Europa. La lotta degli operai negli Stati Uniti, la mobilitazione del Primo maggio 1886 a Chicago e le sue conseguenze repressive furono tema di discussione al Congresso che nel 1889, a Parigi, diede vita alla Seconda internazionale dei lavoratori. “In tutto questo periodo, che dura fino al secondo dopoguerra, non c’è una istituzionalizzazione del Primo maggio come festa”, spiega Maria Grazia Meriggi ai nostri microfoni. “Era necessario scioperare, oppure organizzare un comizio fuori dall’orario di lavoro. In molti casi, come nella Francia repubblicana, queste manifestazioni venivano duramente represse”. “In altri casi, per esempio in Italia, ci sono delle amministrazioni comunali che dichiarano che quel giorno è sospeso il lavoro, è una situazione a macchia di leopardo”, aggiunge la storica del lavoro nell’intervista. Per quanto riguarda l’Italia, aggiunge Meriggi, durante il fascismo il regime “era molto preoccupato del Primo maggio. Mussolini era molto preoccupato dell’eco che aveva nel cuore dei lavoratori e delle lavoratrici italiane. Per questo manifestare il Primo maggio era reato”. “Non solo – aggiunge la studiosa – il regime proclamò il 21 marzo Festa del Lavoro, non dei lavoratori. È significativo, perché si tratta di una cosa molto diversa: il tema non è più il diritto di rivendicare delle trasformazioni della propria condizione da parte dei lavoratori, ma una festa corporativa, che unifica lavoratori e imprenditori, sfruttati e sfruttatori”. La storia del Primo maggio, quindi, è la storia di una giornata di lotta per i diritti universali e l’emancipazione della classe operaia, della classe lavoratrice. Negli anni, però, il suo senso è stato trasformato, soprattutto dalla narrazione ufficiale e istituzionale, ma non solo. Addirittura molto, troppo spesso la si sente chiamare “Festa del lavoro”, non dei lavoratori e lavoratrici. “È una giornata che può essere interpretata ancora, oggi, come un momento di mobilitazione – commenta Maria Grazia Meriggi – per ricordare a tutti che esistono due classi, con delle articolazioni interne, ma esiste una classe operaia, che include i precari, i riders, ma anche i lavoratori intellettuali sfruttati, persino i professori universitari (voglio dire che il comando capitalistico ha invaso i luoghi del lavoro, compresi quelli non manuali)… Insomma, è una data che serve a ricordare che esistono delle contrapposizioni sociali che nessuna ideologia può coprire o nascondere”.
April 30, 2026
Radio Onda d`Urto
«Non siam scappati più»
di Bruno Lai 29 aprile 1945: nasce Paolo Pietrangeli. In un certo senso, potremmo considerare Paolo Pietrangeli un “figlio d’arte”. I genitori, infatti, sono il regista Antonio Pietrangeli e la montatrice cinematografica Margherita Ferrone. Paolo Pietrangeli è un intellettuale poliedrico, che svolge un ruolo fondamentale per la cultura italiana del secondo Novecento. Pietrangeli è, prima di tutto, un uomo di
18 MARZO 1871 – 2026: 155 ANNI DALLA COMUNE DI PARIGI, “IL PRIMO GOVERNO OPERAIO”
Il 18 marzo 1871, a Parigi, la popolazione insorta occupa caserme, municipi e palazzi governativi. È la data che marca l’inizio dell’esperienza rivoluzionaria di autogoverno della capitale francese passata alla storia come la “Comune di Parigi”.  Nel 155° anniversario di quel 18 marzo, qui su Radio Onda d’Urto ne parliamo con Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento, autrice nel 1980 del libro La Comune di Parigi e il movimento rivoluzionario e socialista in Italia (La Pietra, 1980), e lo scorso anno dell’articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo (Passato e Presente 124, 2025). “Rosa Luxembourg disse che la Comune aveva segnato la fine di un tipo di rivoluzione in cui i lavoratori passavano dall’insurrezione spontanea alla repressione, con lunghi periodi di passività, aprendo un periodo in cui le rivoluzioni sono invece espressione di una lunga organizzazione di lavoratori che trova nello sciopero la sua espressione principale”, afferma Maria Grazia Meriggi ai nostri microfoni.  “Il socialismo della Comune è un socialismo che punta molto alle autonomie locali e al decentramento”, continua Meriggi nell’intervista. “La Comune – aggiunge la storica – auspica un controllo pubblico sulle attività economiche, ma non un controllo centralizzato. Si tratta di una realtà che afferma la centralità dei governi locali. Non auspica di essere lei a organizzare il socialismo altrove, ma invita le altre realtà urbane a darsi un’organizzazione analoga alla sua”.  Nel suo articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo, Maria Grazia Meriggi rende conto del dibattito storico e politico che si articola intorno a una domanda: “la Comune di Parigi è stata un’alba o un tramonto?”. In altri termini: “si è trattato di un lungo colpo di coda delle rivolte del 1848, o è stata l’anticamera delle lotte e delle rivoluzioni operaie e socialiste che sono venute dopo?” “Certamente il futuro del movimento operaio va in un’altra direzione – afferma Meriggi ai nostri microfoni – quella, cioè, dell’organizzazione di lungo periodo che parte soprattutto dai rapporti economici e da lì generalizza il ruolo di questo conflitto economico facendogli assumere un ruolo politico. Da questo punto di vista la Comune è un episodio, invece, molto legato all’Ottocento, cioè a un intreccio tra rivendicazioni economico-sociali e un orgoglio nazionale che si identifica con la Repubblica e con la democrazia”.  “Tuttavia – precisa la studiosa – questo tipo di cultura politica non finisce con la Seconda Internazionale. Alcuni temi culturali e politici della Comune e, attraverso di essa, del ’48, si perpetuano anche nel Novecento“. Quindi, secondo Meriggi, “L’alba è un altra cosa… Ma si è trattato di un tramonto che ha irradiato la sua luce molto a lungo nei decenni”.  A proposito dell’eredità della Comune nella storia a venire del movimento operaio, Maria Grazia Meriggi – riprendendo le considerazioni dello storico George Haupt – individua due tipi di eredità: come “simbolo” e come “esempio”.   “Come simbolo, la Comune di Parigi viene assunta subito dal movimento operaio, rappresentata come l’alba di un governo operaio”, spiega Meriggi.  “L’esempio, invece, è l’acquisizione della Comune come primo governo operaio (che è la verità) ma anche la registrazione dei suoi limiti e delle sue debolezze da non ripetere, come lo scarso controllo politico del territorio e la debolezza militare”, spiega Meriggi. “Lenin, per esempio, aveva l’incubo di non farsi trovare impreparati come i comunardi da questo punto di vista”, aggiunge la storica del movimento operaio. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento. Ascolta o scarica.
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
«Inchiesta sul lavoro»: un’indagine di massa
Patrizio Paolinelli sul libro pubblicato da Futura Editrice: con un questionario della Fondazione Di Vittorio che ha coinvolto oltre 50mila persone. Il lavoro ha fatto il suo ingresso nel terzo millennio zoppicando vistosamente. Oggi il movimento operaio non è che un ricordo, i partiti che si richiamavano a quel movimento non esistono più e quando la politica parla di economia