Tag - stretto di hormuz

Bombardo, dunque sono… L’America in versione mono
Se l’unico strumento che hai a disposizione è un martello, tutto comincerà a sembrarti un chiodo. La politica Usa è ridotta sostanzialmente a questo. Il martello può prendere la forma dei dazi o dei bombardamenti, del sequestro di un presidente eletto o della manipolazione palese dei processi elettorali in doversi […] L'articolo Bombardo, dunque sono… L’America in versione mono su Contropiano.
July 9, 2026
Contropiano
Un altro giro di guerra, alla cieca
Se non fosse una tragedia, verrebbe da pensare che il nuovo attacco statunitense all’Iran sia una botta di frustrazione per l’eliminazione degli States ai mondiali di calcio da parte del Belgio, nonostante la patetica cancellazione della squalifica al loro centravanti. E’ difficile infatti individuare una logica razionale alla base di […] L'articolo Un altro giro di guerra, alla cieca su Contropiano.
July 8, 2026
Contropiano
Firmato l’accordo tra USA e Iran: i punti sanciscono la sconfitta americana
Pare ormai ufficiale: gli Stati Uniti hanno perso la guerra contro l’Iran. Ieri, 17 giugno, a margine degli incontri del G7 ospitati dalla Francia, Trump ha firmato il memorandum d’intesa con la Repubblica Islamica, annunciato all’inizio della settimana. Il testo non è stato rilasciato da canali ufficiali statunitensi, ma è stato presentato integralmente ai giornalisti da un ufficiale di Washington durante una teleconferenza privata, per poi essere pubblicato anche dai media di Stato iraniani. Il documento diffuso sancisce la fine immediata delle ostilità su tutti i teatri di conflitto, «Libano incluso», e disciplina la revoca dei reciproci blocchi nel Golfo. Il resto dei punti delinea una sconfitta pressoché totale per gli Stati Uniti: Washington avrebbe ottenuto dall’Iran l’impegno a non dotarsi di un’arma nucleare, concedendo in cambio il ritiro di tutte le sanzioni, lo sblocco dei beni congelati e l’istituzione di un fondo da 300 miliardi di dollari come forma di risarcimento, piegandosi a tutte le richieste della Repubblica Islamica. “La sconfitta in Iran è più pesante di quella in Vietnam”. L’autorevole rivista statunitense di politica estera e relazioni internazionali Foreign Policy titola così il proprio articolo sul memorandum firmato ieri da Trump e dalle autorità iraniane. «Sembra scritto dall’Iran», commenta invece il giornale israeliano Haaretz. La cerimonia ufficiale per la firma avrebbe dovuto svolgersi domani in Svizzera, a Lucerna (inizialmente era stata individuata Ginevra come sede), ma alla luce della firma di ieri non è chiaro se si terrà lo stesso. Il testo del memorandum è stato diffuso nella mattina da Bloomberg e da media arabi, che ne avrebbero ottenuto una copia. Nel tardo pomeriggio, è stato letto ad alta voce da un funzionario anonimo durante una teleconferenza con i giornalisti. In Iran, nel frattempo, è stata fornita una copia all’agenzia di stampa di proprietà governativa Irna, che ne ha riportato il testo integralmente. Il memorandum si intitola “Memorandum d’intesa di Islamabad tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran” e si sviluppa in 14 punti. Esso costituisce una sorta di pre-accordo e istituisce un cessate il fuoco di 60 giorni estendibili, periodo entro cui le rispettive delegazioni porteranno avanti le negoziazioni per raggiungere un accordo definitivo sui punti ancora oggetto di negoziato. Il primo punto del memorandum sancisce «la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano» da parte di tutti gli attori coinvolti nel conflitto assieme all’impegno ad astenersi da ulteriori attacchi; questo medesimo punto garantisce inoltre «l’integrità territoriale e la sovranità del Libano». Il memorandum prevede poi che USA e Iran rispettino la reciproca sovranità e impegna Washington e Teheran a non interferire negli affari interni reciproci. USA e Iran si impegnano poi a revocare immediatamente i rispettivi blocchi marittimi: la revoca del blocco sullo Stretto di Hormuz dovrà venire accompagnata da operazioni di sminamento e dovrebbe portare a una graduale ripresa del traffico ai volumi prebellici. I punti che seguono questi primi impongono dure condizioni agli USA. «Gli Stati Uniti d’America si impegnano, insieme ai partner regionali, a elaborare un piano definitivo e concordato di comune accordo, con uno stanziamento di almeno 300 miliardi di dollari, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell’Iran», si legge nell’accordo. «Tutte le licenze, le deroghe e le autorizzazioni necessarie per le relative transazioni finanziarie saranno concesse dagli Stati Uniti d’America». Gli USA si impegnano poi a sbloccare i fondi congelati dell’Iran e a porre fine «a tutte le tipologie di sanzioni» contro il Paese, «comprese le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei Governatori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, primarie e secondarie»; per coprire il periodo in cui la cessazione delle sanzioni entrerà in effetto, gli USA rilasceranno deroghe al commercio di petrolio e greggio iraniano. L’Iran, intanto, «ribadisce che non si procurerà né svilupperà armi nucleari». Le discussioni sul programma nucleare iraniano verranno portate avanti nei prossimi 60 giorni e il memorandum non presenta alcun altro vincolo sulla questione. Come per il tema del programma nucleare, la maggior parte degli altri punti verrà approfondita nella fase di negoziazione che viene inaugurata dal memorandum. I punti inderogabili a cui il memorandum viene subordinato restano la fine completa delle ostilità e l’impegno a non portare avanti ulteriori attacchi in alcun teatro di conflitto, il riconoscimento della integrità territoriale libanese, il sollevamento dei rispettivi blocchi marittimi, le deroghe temporanee al commercio di petrolio iraniano e lo sblocco dei beni congelati di Teheran. Il memorandum verrà adottato con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Alla luce di tutto, le critiche che la stampa di tutto il mondo ha riservato a Trump sono pienamente comprensibili: gli USA hanno mosso una guerra che in breve tempo è finita per incentrarsi sul tentativo di riaprire uno stretto di mare che non sarebbe mai stato chiuso se quella guerra non fosse iniziata. L’Iran otterrà l’accesso ai propri beni sequestrati, l’annullamento di 47 anni di sanzioni e 300 miliardi di dollari di risarcimento; davanti a queste richieste gli USA sono riusciti a ottenere un ritorno della situazione sul Golfo Persico alla normalità e l’impegno dell’Iran a non dotarsi di un ordigno bellico che la Repubblica Islamica ha sempre detto di non avere intenzione di ottenere. L'Indipendente
June 18, 2026
Pressenza
La rimozione del mare
In guerra – e noi lo siamo, almeno in quella definizione di “guerra a pezzettini” coniata da Bergoglio – si sa che c’è poco da fidarsi dell’informazione ufficiale. Le agenzie si schierano, le notizie diventano di regime e bisogna fare affidamento su altre fonti per capire cosa succede realmente. Oggi molti usano i social per recepire notizie. Non credo siano un buon media per avere informazioni affidabili: sono governati da algoritmi che spingono verso la concentrazione del potere, più che alla sua diffusione. Però esiste un “però”. Se persone che riteniamo stimabili ed esperte usano la loro pagina social per fornire il proprio punto di vista, allora la fonte riacquista valore. Nell’eccesso di informazioni in cui siamo immersi, dobbiamo scegliere bene i nostri riferimenti. È un po’ quello che Marc Bloch descrisse analizzando il propagarsi delle notizie false nelle trincee della Prima Guerra Mondiale: la formazione delle opinioni si basava su quello che ti raccontava il tuo compagno di trincea. Oggi, nel fango informativo della rete, non resta che discernere di chi fidarsi e di chi no. Alberto Negri, giornalista che si occupa da tempo di Medio Oriente e conflitti, è certamente persona informata e di cui fidarsi. Sulla sua pagina Facebook ha scritto: “La chiusura dello Stretto è stato il più grande fallimento Usa e israeliano. Una media potenza, l’Iran, è stata capace senza neppure una Marina convenzionale di bloccare Hormuz e i traffici mondiali. Resta l’arma più efficace in mano a Teheran che punta a tassare il passaggio perchè gli Stati Uniti non revocheranno mai le sanzioni.” Se guardiamo a questo fenomeno con una prospettiva più lunga, ci renderemmo conto di essere immersi in quella gigantesca rimozione dello spazio marittimo che si è accompagnata alla globalizzazione nella sua fase più radicale. Ha poco da starnazzare la leadership di Washington quando dichiara che «L’Iran è tutto chiacchiere e niente fatti». Non è così: l’Iran sta giocando la sua guerra asimmetrica. In un’analisi di qualche tempo fa, il think tank Washington Institute ammetteva lucidamente che «l’Iran sfrutta le asimmetrie. Ha approfittato della propria vicinanza geografica allo Stretto di Hormuz creando forze navali capaci di interrompere le spedizioni petrolifere della regione mediante sciami di piccole imbarcazioni, mine e sottomarini, nonché droni e missili». E allora a chi dobbiamo tendere l’orecchio? Alla retorica dei bulli geopolitici o al giornalismo che indaga? Noi occidentali percepiamo la rivoluzione della logistica solo per il trasporto dell’ultimo miglio: il corriere che ci porta a casa le merci acquistate su internet. Dietro quelle consegne, però, ci sono i lunghi viaggi oceanici delle stesse merci sopra grandi navi, stipate in container da 20 o 40 piedi. Lo abbiamo capito quando i portuali hanno bloccato le navi cariche di armi; lo vediamo oggi nel collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz. Dobbiamo rendercene conto: abbiamo rimosso l’importanza del mare proprio quando esso è diventato lo spazio fisico che ha permesso di deindustrializzare l’Occidente e concentrare la produzione in Oriente. Ora che questo sistema basato sulle “vene oceaniche” appare così fragile, la domanda non è più se crollerà, ma quando. Il blocco del collo di bottiglia del mare ha scoperto il punto debole dell’impero globale. Se il traffico marittimo si ferma, l’Occidente scopre di essere nudo, fragile e improvvisamente vuoto. Cosa succederà, dunque, ora che il sistema appare così fragile? Questa domanda ci deve accompagnare nell’organizzazione del ramo italiano della Peacewalk, la marcia per la pace partita da Finisterre lo scorso 31 gennaio e diretta a Gerusalemme. La incroceremo il 30 agosto a Trieste, dopo un lungo cammino che faremo partire da Venezia per raccordarci. Sarà un cammino che mischierà terra e mare, portandoci dritti nel cuore di una città portuale da dove sappiamo passare molti degli armamenti diretti verso i fronti di guerra, sfruttando – incredibilmente – lo status speciale di Trieste come “porto franco”. Ma questo meccanismo, e la fitta nebbia che lo circonda, sarà l’oggetto della nostra prossima riflessione sul mare e sulla sua rimozione. Usiamo il cammino (e gli attraveramenti di lagune e tratte di mare) per riprenderci lo spazio, le fonti e le verità. Ettore Macchieraldo
June 14, 2026
Pressenza
L’Iran annuncia una bozza di memorandum
Con cautela, perché tutto è circondato dall’incertezza, mentre Israele – allargando a dismisura il suo attacco al Libano – cerca di mettere un ostacolo serio a qualsiasi percorso verso la pace. Il “documento quadro non ufficiale”  del memorandum d’intesa Iran-USA è stato parzialmente pubblicato. Secondo il rapporto, gli Stati Uniti […] L'articolo L’Iran annuncia una bozza di memorandum su Contropiano.
May 27, 2026
Contropiano
L’Istat valuta il costo della crisi di Hormuz sulla lista della spesa
In Italia, l’inflazione torna a correre a livelli che non si registravano dai picchi del 2023, trasformando la spesa quotidiana in una sfida per le tasche dei lavoratori e dei pensionati. Secondo gli ultimi dati certificati dall’Istat, l’indice dei prezzi al consumo ha registrato una variazione del +1,1% su base […] L'articolo L’Istat valuta il costo della crisi di Hormuz sulla lista della spesa su Contropiano.
May 19, 2026
Contropiano
I sauditi propongono all’Iran un patto di non-aggressione tra i paesi della regione
L’Arabia Saudita sta muovendo passi diplomatici significativi per definire una cornice di sicurezza comune per tutta l’Asia Occidentale, che potrebbe rappresentare la pietra tombale sul fallimento dell’aggressione israelo-statunitense. Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita fonti diplomatiche occidentali e arabe, Riyad avrebbe avviato discussioni con i propri alleati circa […] L'articolo I sauditi propongono all’Iran un patto di non-aggressione tra i paesi della regione su Contropiano.
May 16, 2026
Contropiano
La CGIA ci ripensa, e raddoppia i costi dello shock energetico: 29 miliardi nel 2026
L’instabilità cronica nello Stretto di Hormuz e il conflitto in Iran, che continua a soffocare le rotte globali del greggio, presentano un conto salatissimo all’economia italiana. Alla fine di marzo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre aveva calcolato un costo dovuto all’aggressione all’Iran intorno ai 15 miliardi di euro. Oggi […] L'articolo La CGIA ci ripensa, e raddoppia i costi dello shock energetico: 29 miliardi nel 2026 su Contropiano.
May 13, 2026
Contropiano
CRISI ENERGETICA: IL GOVERNO ACCELLERA SUL NUCLEARE?
Torna ai microfoni di Radio Blackout il fisico Angelo Tartaglia, per commentare l’avanzamento in sede parlamentare dell’iter del disegno di legge delega sul nucleare, approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 2 ottobre. Nel disegno di legge, che consegnerebbe al governo una delega in bianco per i decreti attuativi sul ritorno del nucleare nel mix energetico italiano, il termine “nucleare” viene sempre affiancato all’aggettivo “sostenibile”. Una definizione contestata, che contrasta con l’esito dei referendum del 1987 e del 2011. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo al convegno de Il Sole 24 Ore “Transizione energetica e industria del nucleare”, ha indicato le possibili tappe: chiudere il processo legislativo entro l’estate e arrivare a fine anno con i decreti attuativi. Nel contesto della crisi energetica legata al conflitto tra Russia e Ucraina e alle tensioni nello stretto di Hormuz, il nucleare viene presentato come una soluzione, mentre resta aperta la questione di un piano energetico complessivo e della transizione fuori dai combustibili fossili. Segnaliamo anche il report dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace, che analizza come i media italiani hanno raccontato la crisi iraniana e i suoi effetti energetici ed economici. Il report indaga se le rinnovabili vengano presentate come leva per sicurezza e indipendenza energetica o se il dibattito resti centrato su fonti fossili e rilancio del nucleare.
Ancora in stallo i negoziati tra USA e Iran. L’economia iraniana sembra reggere alle pressioni della guerra
La situazione tra Iran e Stati Uniti resta in stallo, mentre la tensione nello Stretto di Hormuz rimane elevata. Gli Stati Uniti starebbero valutando la proposta in 14 punti presentata dall’Iran, che prevede la riapertura dello stretto, cruciale per il traffico energetico globale. In cambio, Teheran chiede di rimandare la questione più delicata, cioè i negoziati sul proprio programma nucleare, che Washington vorrebbe smantellare completamente. Sul piano politico e militare, Trump non esclude del tutto una ripresa delle ostilità, confrontandosi tuttavia con un’opinione pubblica largamente contraria a una nuova escalation, i costi militari già estremamente elevati e una riapertura del conflitto che potrebbe far aumentare i prezzi dell’energia, con conseguenze interne dannose anche in vista delle elezioni di metà mandato. Dal punto di vista economico, le sanzioni e il blocco stanno effettivamente causando forti difficoltà all’Iran, con un’inflazione molto elevata quasi al 70%, con un rincaro dei prezzi soprattutto sui beni essenziali. Tuttavia, il sistema economico iraniano sembra reggere meglio del previsto, grazie anche a una struttura adattata alla resistenza in condizioni di crisi prolungata. Ne abbiamo parlato con Tara Riva, analista itao-iraniana esperta di relazioni internazionali.