Gli USA a corto di missili provano a far crollare l’Iran con le sanzioniÈ stato ribattezzato “Economic D-Day”, con un richiamo allo sbarco in Normandia,
la più grande operazione anfibia della storia: il segretario al Tesoro degli
Stati Uniti, Scott Bessent, ha annunciato l’avvio di una «campagna senza
precedenti contro l’Iran», volta a isolare completamente la rete finanziaria
della Repubblica Islamica, colpendo acquirenti e finanziatori. «Nessuno è al di
sopra della portata delle nostre sanzioni. Chi facilita le transazioni e fa
parte dell’ecosistema che trasforma il petrolio iraniano in denaro e il denaro
in repressione sarà preso di mira», ha dichiarato Bessent. Rispondendo alle
domande dei giornalisti, Bessent ha suggerito che le misure potrebbero arrivare
a toccare anche Pechino e le istituzioni finanziarie cinesi che sostengono
economicamente l’Iran, rimanendo tuttavia molto vago sui termini. Nonostante il
tono dell’annuncio, il segretario non ha precisato né le tempistiche né le
modalità con cui le sanzioni entreranno in vigore, limitandosi, per ora, alle
minacce.
L’annuncio di Bessent era atteso da giorni. A dare una prima avvisaglia delle
misure che gli Stati Uniti stavano preparando era stato lo stesso presidente
Trump, con un post sul social Truth caratterizzato dalla ormai rituale retorica
roboante che contraddistingue la comunicazione del presidente. Ieri doveva
essere il giorno dell’annuncio delle sanzioni, lo “sbarco in Normandia” contro
l’economia iraniana. Tutto il mondo era in attesa della comunicazione e c’è chi,
come Pechino, ha manifestato la propria opposizione ai provvedimenti
statunitensi, lasciando intendere la possibilità di adottare contromisure
qualora le nuove sanzioni dovessero colpire i propri interessi finanziari.
L’amministrazione statunitense ha effettivamente annunciato l’avvio di una nuova
campagna di pressione economica: si tratta della “Operation Economic Outcast”
(traducibile, in un adattamento italiano, come “Operazione Isolamento
Economico”), che intende ampliare il ricorso alle sanzioni secondarie, prendendo
di mira diversi settori dell’economia iraniana. Bessent ha affermato che lo
scopo della campagna è «tagliare ogni ancoraggio economico che sostiene il
regime finché l’Iran non sarà solo». Gli Stati Uniti, ha spiegato il segretario,
hanno mappato «ogni nodo e ogni facilitatore» della rete iraniana, con
l’obiettivo di bloccare ogni potenziale fonte di entrata. Trump avrebbe già
provveduto a contattare i leader mondiali per chiedere loro di interrompere le
collaborazioni con l’Iran, concedendo una finestra di tempo per chiudere le
relazioni con Teheran. «Se non lo faranno loro, lo faranno unilateralmente gli
Stati Uniti», ha precisato Bessent.
Centrale all’interno della campagna sarebbero le cosiddette sanzioni secondarie,
che colpiscono l’intera filiera di un determinato prodotto o di un’azienda.
Bessent ha affermato che gli Stati Uniti intendono sanzionare la catena di
produzione e vendita del petrolio iraniano e di cinque nuovi settori chiave:
beni digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporto marittimo. Oltre a ciò, ha
annunciato l’imposizione di sanzioni contro quasi 60 persone ed entità accusate
di sostenere l’Iran, senza fornire ulteriori dettagli. Insomma: l’annuncio di
Bessent ha aggiunto ben poco rispetto a quanto già noto. Per ora, oltre alla
cinquantina di sanzioni mirate e ai potenziali settori che verranno colpiti, non
si sa nulla di concreto. Tempi e modalità di implementazione delle sanzioni
secondarie non sono stati specificati e, al di là delle intenzioni dichiarate, è
ancora impossibile comprendere la reale portata dell’operazione statunitense.
In sede di conferenza stampa, alcuni giornalisti hanno fatto notare che quello
che doveva essere l’avvio di una maxi-campagna economica contro l’Iran si è
limitato, per il momento, a una minaccia dai contorni poco chiari: «Ha descritto
questo evento come uno sbarco in Normandia sul piano economico, ma lo sbarco in
Normandia non rappresentava una minaccia di invasione; gli Stati Uniti non hanno
fornito una scadenza alla Germania», ha osservato un giornalista. Bessent ha
giustificato l’assenza di sanzioni immediate spiegando che gli Stati Uniti hanno
scelto di concedere alle aziende un periodo di adeguamento prima della loro
applicazione. Di fronte alle ripetute richieste di chiarimento, Bessent ha
affermato che nessuno riuscirà a «sfuggire alla portata delle nostre sanzioni»,
nemmeno la Cina. Sul tema è stato costretto a tornare diverse volte, sollecitato
dai giornalisti presenti in sala; anche in questo caso, tuttavia, non è entrato
nei dettagli, limitandosi a rispondere alle domande specifiche su Pechino
assicurando che «nessuno» sarà risparmiato.
Bessent ha affermato che la “Operazione Isolamento Economico” è stata lanciata
sulla scia dei presunti successi dei militari statunitensi nel tentativo di
impedire all’Iran di costruire una bomba atomica, con l’obiettivo di «terminare
il regime iraniano». La situazione sul campo e le analisi disponibili, tuttavia,
sembrano suggerire uno scenario ben diverso: dopo quasi sei mesi di guerra, gli
Stati Uniti sono riusciti a ottenere l’impegno dell’Iran a non dotarsi di un
armamento che la Repubblica Islamica ha sempre sostenuto di non voler acquisire,
salvo poi essere essi stessi, gli Stati Uniti, a smentire quell’intesa con la
ripresa dei combattimenti; il principale obiettivo della guerra lanciata da
Washington è diventato riaprire uno Stretto che, senza quella stessa guerra, non
sarebbe mai stato chiuso e, secondo diversi centri di monitoraggio e think tank,
gli Stati Uniti starebbero esaurendo le scorte di armamenti destinate al
conflitto con l’Iran. Più che rappresentare il colpo di grazia a Teheran, il
cosiddetto “Economic D-Day” sembra insomma configurarsi come l’ultima spiaggia
degli USA per danneggiare un Paese che, almeno per ora, sembra riuscire a
resistere a una guerra sul proprio territorio scatenata da una potenza
straniera.
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