Firmato l’accordo tra USA e Iran: i punti sanciscono la sconfitta americanaPare ormai ufficiale: gli Stati Uniti hanno perso la guerra contro l’Iran. Ieri,
17 giugno, a margine degli incontri del G7 ospitati dalla Francia, Trump ha
firmato il memorandum d’intesa con la Repubblica Islamica, annunciato all’inizio
della settimana. Il testo non è stato rilasciato da canali ufficiali
statunitensi, ma è stato presentato integralmente ai giornalisti da un ufficiale
di Washington durante una teleconferenza privata, per poi essere pubblicato
anche dai media di Stato iraniani. Il documento diffuso sancisce la fine
immediata delle ostilità su tutti i teatri di conflitto, «Libano incluso», e
disciplina la revoca dei reciproci blocchi nel Golfo. Il resto dei punti delinea
una sconfitta pressoché totale per gli Stati Uniti: Washington avrebbe ottenuto
dall’Iran l’impegno a non dotarsi di un’arma nucleare, concedendo in cambio il
ritiro di tutte le sanzioni, lo sblocco dei beni congelati e l’istituzione di un
fondo da 300 miliardi di dollari come forma di risarcimento, piegandosi a tutte
le richieste della Repubblica Islamica.
“La sconfitta in Iran è più pesante di quella in Vietnam”. L’autorevole rivista
statunitense di politica estera e relazioni internazionali Foreign Policy titola
così il proprio articolo sul memorandum firmato ieri da Trump e dalle autorità
iraniane. «Sembra scritto dall’Iran», commenta invece il giornale
israeliano Haaretz. La cerimonia ufficiale per la firma avrebbe dovuto svolgersi
domani in Svizzera, a Lucerna (inizialmente era stata individuata Ginevra come
sede), ma alla luce della firma di ieri non è chiaro se si terrà lo stesso. Il
testo del memorandum è stato diffuso nella mattina da Bloomberg e da media
arabi, che ne avrebbero ottenuto una copia. Nel tardo pomeriggio, è stato letto
ad alta voce da un funzionario anonimo durante una teleconferenza con i
giornalisti. In Iran, nel frattempo, è stata fornita una copia all’agenzia di
stampa di proprietà governativa Irna, che ne ha riportato il testo
integralmente.
Il memorandum si intitola “Memorandum d’intesa di Islamabad tra gli Stati Uniti
d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran” e si sviluppa in 14 punti. Esso
costituisce una sorta di pre-accordo e istituisce un cessate il fuoco di 60
giorni estendibili, periodo entro cui le rispettive delegazioni porteranno
avanti le negoziazioni per raggiungere un accordo definitivo sui punti ancora
oggetto di negoziato. Il primo punto del memorandum sancisce «la cessazione
immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il
Libano» da parte di tutti gli attori coinvolti nel conflitto assieme all’impegno
ad astenersi da ulteriori attacchi; questo medesimo punto garantisce inoltre
«l’integrità territoriale e la sovranità del Libano». Il memorandum prevede poi
che USA e Iran rispettino la reciproca sovranità e impegna Washington e Teheran
a non interferire negli affari interni reciproci. USA e Iran si impegnano poi a
revocare immediatamente i rispettivi blocchi marittimi: la revoca del blocco
sullo Stretto di Hormuz dovrà venire accompagnata da operazioni di sminamento e
dovrebbe portare a una graduale ripresa del traffico ai volumi prebellici.
I punti che seguono questi primi impongono dure condizioni agli USA. «Gli Stati
Uniti d’America si impegnano, insieme ai partner regionali, a elaborare un piano
definitivo e concordato di comune accordo, con uno stanziamento di almeno 300
miliardi di dollari, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della
Repubblica Islamica dell’Iran», si legge nell’accordo. «Tutte le licenze, le
deroghe e le autorizzazioni necessarie per le relative transazioni finanziarie
saranno concesse dagli Stati Uniti d’America». Gli USA si impegnano poi
a sbloccare i fondi congelati dell’Iran e a porre fine «a tutte le tipologie di
sanzioni» contro il Paese, «comprese le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei Governatori dell’Agenzia
Internazionale per l’Energia Atomica e tutte le sanzioni unilaterali
statunitensi, primarie e secondarie»; per coprire il periodo in cui la
cessazione delle sanzioni entrerà in effetto, gli USA rilasceranno deroghe al
commercio di petrolio e greggio iraniano.
L’Iran, intanto, «ribadisce che non si procurerà né svilupperà armi nucleari».
Le discussioni sul programma nucleare iraniano verranno portate avanti nei
prossimi 60 giorni e il memorandum non presenta alcun altro vincolo sulla
questione. Come per il tema del programma nucleare, la maggior parte degli altri
punti verrà approfondita nella fase di negoziazione che viene inaugurata dal
memorandum. I punti inderogabili a cui il memorandum viene subordinato restano
la fine completa delle ostilità e l’impegno a non portare avanti ulteriori
attacchi in alcun teatro di conflitto, il riconoscimento della integrità
territoriale libanese, il sollevamento dei rispettivi blocchi marittimi, le
deroghe temporanee al commercio di petrolio iraniano e lo sblocco dei beni
congelati di Teheran. Il memorandum verrà adottato con una risoluzione del
Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Alla luce di tutto, le critiche che la stampa di tutto il mondo ha riservato a
Trump sono pienamente comprensibili: gli USA hanno mosso una guerra che in breve
tempo è finita per incentrarsi sul tentativo di riaprire uno stretto di mare che
non sarebbe mai stato chiuso se quella guerra non fosse iniziata. L’Iran otterrà
l’accesso ai propri beni sequestrati, l’annullamento di 47 anni di sanzioni e
300 miliardi di dollari di risarcimento; davanti a queste richieste gli USA sono
riusciti a ottenere un ritorno della situazione sul Golfo Persico alla normalità
e l’impegno dell’Iran a non dotarsi di un ordigno bellico che la Repubblica
Islamica ha sempre detto di non avere intenzione di ottenere.
L'Indipendente