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Debellare la guerra cercando la pace: il percorso della mostra esperienziale
Composto con una collezione di opere artistiche e molteplici di fotografie, filmati, infografiche e oggetti, l’allestimento traccia un itinerario nelle ambientazioni che simulano le situazioni realmente vissute dalle persone che abitano nelle città devastate dalla guerra. Un’esperienza dinamica molto suggestiva, adatta per adulti, giovani e ragazzi dai 12 anni in su, la visita della mostra è come un viaggio: nelle tappe del percorso espositivo si percepiscono sensazioni ed emozioni analoghe a quelle patite da chi subisce i micidiali effetti dei cnflitti armati e, cercando vie di fuga dai pericoli che si affrontano ‘per finta’, ci si cimenta a mettersi in gioco, fare scelte e trovare le strade per costruire la pace. Un progetto che Caritas Diocesana Piacenza-Bobbio ha sviluppato insieme alle sedi Amnesty International Italia ed Emergency di Piacenza e in cooperazione con docenti e studenti del corso di grafica dell’ENDOFAP Don Orione e del Liceo Artistico Cassinari di Piacenza, la mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA – DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE è stata concepita e realizzata insieme a Luigi Ferrari, che ne racconta la genesi: «Abito a Piacenza, dove mi sono diplomato all’Istituto d’Arte Gazzola e ho partecipato ad alcune collettive, tra cui una rassegna dedicata agli incisori piacentini. Volendo illustrare le campagne di Amnesty International sulle violazioni dei diritti umani con espressioni artistiche, nel 2019 ho creato la collezione IL VIAGGIO DEI MIGRANTI esposta a Piacenza prima alla galleria Biffi Arte e poi, con Caritas, Emergency e scuola di grafica don Orione, al salone Il Samaritano, dove l’allestimento sollecitava il visitatore a immedesimarsi nelle vittime dei drammi raffigurati nelle opere composte con materiali poveri quali linoleum, plexiglass e lastrine di ferro e documentati da fotografie, filmati e racconti. Nel 2023 ho realizzato le incisioni che illustrano gli orrori della guerra e, insieme ad altri materiali, compongono la mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA». Nelle installazioni, suddivise in tre aree tematiche collegate da due tunnel, sono esposte le incisioni di Luigi Ferrari e fotografie e infografiche, inoltre sono proiettati degli audiovisivi, 4 brevi docufilm e il videoclip de La crociata dei bambini, la canzone – ispirata all’omonina ballata di Bertold Brecht – scritta e interpretata da Vinicio Capossela e illustrata con disegni in gesso bianco su carta nera di Stefano Ricci, e sono collocati molteplici oggetti con cui i visitatori vengono coinvolti a svolgere attività ludo-didattiche. Dopo la prima volta a Piacenza nel 2023, la mostra esperienziale è stata esposta in altre città, tra cui nel 2024 ad Acqui Terme, dove è stata proposta, oltre che al pubblico, a 22 gruppi di docenti e studenti degli istituti superiori del territorio a cura della Cooperativa sociale CrescereInsieme che gestisce i progetti SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) in capo agli enti locali Provincia di Alessandria e Consorzio CISA Asti Sud e che collabora anche alla presentazione della rassegna a Casale Monferrato. A Casale Monferrato l’iniziativa è promossa, oltre che con la Cooperativa sociale CrescereInsieme, in collaborazione con l’Associazione Educational Forum di Casale Monferrato, inoltre della Società cooperativa EquAzione ONLUS, del CSVVA / Centro Servizi per il Volontariato Asti-Alessandria, del gruppo volontari Emergency di Alessandria e della circoscrizione Piemonte -Valle d’Aosta di Amnesty International Italia, con il sostegno della Fondazione SOCIAL di Alessandria e con il patrocinio della Città di Casale Monferrato, dai praticanti la settimanale MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE, che alla mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA hanno dedicato una pagina del proprio sito pubblicata il 1° marzo scorso in cui la collezione di opere artistiche, fotografie e materiali documentali è ‘osservata’ accanto a GUERNICA di Pablo Picasso accostata all’immagine emblematica del conflitto armato iniziato il giorno prima, 28 febbraio… … e nei giorni seguenti l’ONU ammoniva che attualmente la guerra infierisce su un quinto (uno su cinque) dei bambini del mondo, l’OCHA delle Nazioni Unite ha diramato un’allarmante comunicazione sulle molteplici conseguenze della recente escalation dei conflitti armati che devastano il Medio Oriente, e non solo e in occasione della Giornata Internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione delle armi il Segretario Generale dell’ONU ha sollecitato a ‘disinnescare’ la guerra ‘costruendo’ la pace. Precedentemente, il 24 febbraio, alla conferenza stampa di presentazione dell’esposizione a Casale Monferrato della mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA i partecipanti avevano messo in evidenza le valenze dell’iniziativa in relazione all’impellente necessità di svolgere attività divulgative ed educative con cui gettare e consolidare le basi su cui si fonda la cultura della pace. In particolare, il direttore della Caritas Diocesana Casale Monferrato, don Marco Calvo, ha focalizzato l’attenzione su due effetti dell’assuefazione alla guerra: > Come un muro di gomma che circonda i teatri di guerra, non fa percepire e > ‘sentire’ le sofferenze patite di chi subisce le conseguenze delle > devastazioni. Invece la violenza dei combattimenti armati si diffonde come > un’onda e si propaga ovunque, oggi anche su internet e nei social-media. Dai > campi di battaglia la violenza della guerra si espande in luoghi tanto lontani > da quelli dove vengono combattuti i conflitti armati e, insinuandosi in ogni > ambito delle società, ‘contagia’ soprattutto le persone più suggestionabili, > in particolare gli adolescenti e i giovani. E, facendo esplicito riferimento alle parole di Gino Strada, il medico fondatore di Emergency che nella rassegna di opere e materiali in esposizione nella mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA è ritratto mentre, intervenendo a un’assemblea, affermava “La guerra piace a chi non la conosce”, la referente del gruppo volontari Emergency di Alessandria, Stefania Landini, ha osservato: > In passato i conflitti armati mietevano vittime prevalentemente tra i > militari, nel presente invece infieriscono soprattutto sulla popolazione > civile. La guerra è come una malattia letale che deve essere curata e, > soprattutto, prevenuta. Chi sostiene il contrario, cioè che debellare la > guerra sia utopistico, si sbaglia. La convinzione che l’umanità non smetterà > mai di fare la guerra ci rende schiavi della guerra mentre, proprio come la > schiavitù, che in passato consideravamo una ‘cosa normale’ e poi abbiamo > sconfitto aborrendola, la guerra è un male che può essere sconfitto proprio > cominciando a smettere di pensare che sia ineluttabile e imbattibile. La mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA– DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE sarà in esposizione a Casale Monferrato nel Salone Tartara (all’interno dell’area Mercato Pavia  – ingresso da piazza Castello) dal 15 al 29 MARZO 2026, aperta al pubblico a ingresso libero. Svolta a gruppi, formati da non più di 30 persone, di adulti, giovani e ragazzi dai 12 anni in su, la visita all’allestimento ha durata di circa 1h 30’. Le giornate da lunedì a venerdì 16-20 e 23-27 MARZO sono dedicate alle visite didattiche e su prenotazione e in quelle di sabato e domenica 15 / 21-22 / 28-29 MARZO si accede all’esposizione partecipando alle visite guidate  della durata di 1h 30’ che iniziano alle 10:30, alle 14:30 e alle 17:00  (è suggerita la prenotazione, chi non ne abbia fatto richiesta se possibile verrà aggregato al gruppo anticipatamente formato). INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI : mezzoraperlapace@gmail.com e 346 5507721 UFFICIO STAMPA : LISISTRATA NEL XXI SECOLO – lisistratanelxxisecolo@gmail.com .     Redazione Piemonte Orientale
March 6, 2026
Pressenza
‘Polvere di guerra – dalle macerie alla costruzione di pace’ in allestimento a Casale Monferrato
Martedì 24 febbraio all’incontro svolto nella Sala Gialla di Palazzo San Giorgio, il Municipio di Casale Monferrato, è stata presentata l’esposizione, che verrà allestita al Salone Tartara di Casale Monferrato dal 14 al 29 marzo prossimi, della mostra esperienziale progettata e realizzata da Caritas Diocesana Piacenza-Bobbio insieme alle sedi piacentine di Amnesty International Italia ed Emergency. L’iniziativa è promossa e coordinata dal gruppo praticante la settimanale MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE, una delle aggregazioni recensite nella ‘mappa’ online sul portale di Pressenza dal giugno scorso. Insieme ad alcuni referenti del gruppo, a don Marco Calvo, direttore della CARITAS DIOCESANA DI CASALE MONFERRATO e a Stefania Limonta, referente del gruppo volontari EMERGENCY di Alessandria, alla sua presentazione sono intervenuti Cecilia Strozzi, Capo di Gabinetto del Sindaco, Fiorenzo Pivetta, Assessore a Istruzione, Formazione e Lavoro, ed Emanuele Capra, Sindaco della CITTÀ DI CASALE MONFERRATO. Progettata dalla CARITAS DIOCESIANA PIACENZA-BOBBIO insieme alle sedi AMNESTY INTERNATIONAL ed EMERGENCY di Piacenza e realizzata in cooperazione con docenti e studenti del corso di grafica dell’ENDOFAP Don Orione e del Liceo Artistico Cassinari di Piacenza, la mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA – DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE è composta da una serie di ambientazioni che simulano alcune situazioni realmente vissute da chi abita in città ridotte in macerie da combattimenti armati e bombardamenti. Un’esperienza dinamica molto suggestiva, l’esplorazione della rassegna è come un viaggio: nelle tappe del percorso espositivo si percepiscono sensazioni ed emozioni analoghe a quelle patite da chi subisce i micidiali effetti della guerra e, cercando vie di fuga dai pericoli che si affrontano nell’itinerario, ci si cimenta a mettersi in gioco, fare scelte e trovare le strade per costruire la pace. L’autore delle opere artistiche esposte negli allestimenti, Luigi Ferrari, spiega: «Abito a Piacenza, dove mi sono diplomato all’Istituto d’Arte Gazzola e ho partecipato ad alcune collettive, tra cui una rassegna dedicata agli incisori piacentini. Volendo illustrare le campagne di Amnesty International sulle violazioni dei diritti umani con espressioni artistiche, nel 2019 ho creato la collezione IL VIAGGIO DEI MIGRANTI esposta a Piacenza prima alla galleria Biffi Arte e poi, con Caritas, Emergency e scuola di grafica don Orione, al salone Il Samaritano, dove l’allestimento sollecitava il visitatore a immedesimarsi nelle vittime dei drammi raffigurati nelle opere composte con materiali poveri quali linoleum, plexiglass e lastrine di ferro e documentati da fotografie, filmati e racconti. Nel 2023 ho realizzato le incisioni che illustrano gli orrori della guerra e, insieme ad altri materiali, compongono la mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA». Nelle installazioni di POLVERE DI GUERRA – DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE le 15 incisioni di Luigi Ferrari vengono ‘animate’ con effetti visivi e sonori e negli allestimenti, suddivisi in tre aree tematiche collegate da due tunnel, sono esposte anche fotografie e infografiche, inoltre sono proiettati degli audiovisivi, 4 brevi docufilm e il videoclip de La crociata dei bambini, la canzone scritta e interpretata da Vinicio Capossela e illustrata con disegni in gesso bianco su carta nera di Stefano Ricci, e collocati molteplici oggetti con cui i visitatori vengono coinvolti a svolgere attività ludo-didattiche. La mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA – DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE è stata presentata a Piacenza nel 2023 e in seguito esposta in altre città. Nel 2024 ad Acqui Terme è stata proposta a cura della Cooperativa sociale CRESCEREINSIEME, cui è affidata la gestione del progetto SAI (Sistema di accoglienza e integrazione) della Provincia di Alessandria e che nel 2026 collabora alla sua esposizione a Casale Monferrato, allestita nel Salone Tartara (piazza Castello), che verrà inaugurata sabato 14 marzo e dal 15 al 29 marzo 2026 aperta al pubblico a ingresso libero. La sua visita, adatta per adulti, giovani e ragazzi dai 12 anni in su, ha durata di circa 1h 30’ e viene svolta a gruppi, ciascuno formato da non più di 30 persone. Le giornate da lunedì a venerdì saranno dedicate alle visite didattiche e su prenotazione e quelle di sabato e domenica alle visite guidate, scaglionate in tre turni: uno al mattino, con inizio alle 10:30, e due al pomeriggio, con inizio alle 14:30 e alle 17:00. La prenotazione non è obbligatoria, però suggerita: chi non ne abbia fatto richiesta se possibile verrà aggregato al gruppo anticipatamente formato (informazioni e prenotazioni si possono chiedere ai recapiti mezzoraperlapace@gmail.com e 346 5507721). L’iniziativa coinvolge numerosi volontari, che accompagneranno i visitatori nel percorso espositivo e, a tal fine, si sono impegnati nella propria formazione come guide dell’itinerario e conduttori delle attività ludo-didattiche, e viene realizzata con il sostegno della Fondazione SOCIAL e con il patrocinio della CITTÀ DI CASALE MONFERRATO. Alla sua promozione collaborano la sede a Casale Monferrato di Società cooperativa EQUAZIONE Onlus, il CENTRO SERVIZI PER IL VOLONTARIATO ASTI ALESSANDRIA, il gruppo volontari EMERGENCY di Alessandria e la circoscrizione Piemonte -Valle d’Aosta di AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA. La sua realizzazione, attuata nell’ambito del progetto PACIF I CARE : COSTRUIRE PERCORSI DI SOLUZIONE DEI CONFLITTI svolto insieme all’Associazione E-FORUM, è coordinata dai praticanti la settimanale MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE, un gruppo di persone che dal primo del 2024 ogni venerdì pomeriggio si raduna in una piazza di Casale Monferrato si raduna a testimoniare per la pace e la giustizia sociale esprimendosi con un eloquente silenzio. Le attività e iniziative del gruppo sono sostenute da numerose associazioni e aggregazioni locali: le associazioni E-FORUM, IL PANIERE e MAMME IN CERCHIO, il collettivo DONNE INSIEME, la comunità M.A.S.C.I., il gruppo di pratica meditativa dharma zen PICCOLE RADICI DI PACE, il network RETE DELLE ALTERNATIVE e la sezione A.N.P.I. di Casale Monferrato; le associazioni RETE RADIÉ RESCH Monferrato e SLOW FOOD MONFERRATO CASALESE E MONCALVO e il circolo VERDEBLU – LEGAMBIENTE del Monferrato Casalese. Nel 2025 il gruppo ha promosso la raccolta di firme per la petizione Comuni per la pace e contro il riarmo e pianificato PACIF I CARE : COSTRUIRE PERCORSI DI SOLUZIONE DEI CONFLITTI, il programma che a marzo 2026 propone l’esposizione della mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA e da ottobre a dicembre 2025 svolto un ciclo di 6 conferenze realizzato in collaborazione con la rete SCUOLE INSIEME di Casale Monferrato e con contributi del CENTRO SERVIZI PER IL VOLONTARIATO ASTI ALESSANDRIA. Il percorso di attività formative e didattiche rivolte trasversalmente ad adulti e giovani fornisce strumenti con cui affrontare responsabilmente il dialogo sulla guerra, che è molto problematico perché impone agli educatori, ai docenti e ai genitori di affrontare tante questioni complicate e, soprattutto, drammatiche con cui i cuccioli d’uomo purtroppo si confrontano quotidianamente. Gli incontri con i relatori intervenuti su vari argomenti inerenti alle cause, conseguenze e implicazioni delle guerre e, focalizzando l’attenzione negli orizzonti delle prospettive della convivenza pacifica tra popoli e nazioni, alle azioni e agli interventi che favoriscono la cessazione dei conflitti militari, offrono l’opportunità di apprendere molteplici informazioni e conoscenze che soccorrono gli adulti a rispondere alle domande di bambini e ragazzi del mondo d’oggi, una generazione che sta crescendo in un mondo dilaniato da conflittualità che degenerano in scontri ferali e letali e devastato dagli effetti collaterali dei conflitti armati. Le registrazioni sono pubblicate nel canale YouTube LISITRATA NEL XII SECOLO. Redazione Piemonte Orientale
February 26, 2026
Pressenza
Stupri: NO al ddl versione Bongiorno
– Da DinamoPress l’inquadramento di Giada Sarra sul DDL Consenso – il lancio del Laboratorio Permanente “Consenso-Scelta-Libertà” – Confederazione Cobas – Cesp – Cobas Scuola: adesione alla manifestazione del 28 -lettera della Casa Internazionale delle Donne sul 15, il 28 e le mobilitazioni 8 e 9 marzo   di Giada Sarra Ddl “Consenso”: quando il “dissenso” serve a proteggere lo
February 21, 2026
La Bottega del Barbieri
‘Giornata della Memoria’ 2026: rassegna di iniziative e interventi
Alla cerimonia celebrata al Parlamento europeo ha partecipato Tatiana Bucci e si è esibita Noa, che ha interpretato La vita è bella. Amnesty International Italia ha ricordato il ruolo di Raphael Lemkin nella definizione del concetto di genocidio e, così, nella estensione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio e messo a disposizione degli insegnanti molti materiali didattici. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha promosso Parole che restano, una campagna nazionale per le scuole. In una scuola di Acerra è stata inaugurata la mostra HeART of Gaza – L’arte dei bambini dal genocidio. Il massacro del popolo palestinese è stato ricordato anche nel centro di Milano. Invece al Liceo Righi di Roma una squadra di agenti della DIGOS ha ‘identificato’ gli studenti che contestavano come era stata organizzata la lectio magistralis tenuta dalla presidente della UCEI / Unione delle comunità ebraiche in Italia, a cui il presidente della FCEI / Federazione delle chiese evangeliche in Italia ha inviato una lettera che la sollecita a ricordare “i cammini, ora paralleli, ora comuni, di ebrei e protestanti nella storia del nostro Paese, dai ghetti e dalle discriminazioni all’emancipazione, dalla Resistenza alla Repubblica con le sue libertà”. Sul significato della Giornata della Memoria nel presente hanno focalizzato l’attenzione Peppe Sini al Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera e don Aldo Buonaiuto nell’editoriale pubblicato su In Terris.   COMUNICATI   * Parlamento europeo La presidente, Roberta Metsola, ha aperto la cerimonia per commemorare la Giornata Mondiale di Commemorazione in Memoria delle Vittime dell’Olocausto che si celebra ogni anno il 27 gennaio per ricordare la liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz nel 1945. “Oggi l’antisemitismo si diffonde più velocemente che mai, amplificato online e trasformando vecchie menzogne in realtà mortali. Ricordare l’Olocausto significa affrontare l’odio ovunque si manifesti, prima che gli sia consentito di mettere nuovamente radici. Perché se vogliamo che l’espressione significhi veramente qualcosa, allora dovrebbe guidare le scelte che facciamo oggi e l’Europa che scegliamo di costruire insieme”, ha dichiarato la presidente Metsola. Al suo intervento è seguito un intermezzo musicale: Beautiful That Way (La vita è bella) di Nicola Piovani eseguito dalla cantante Noa. Quindi è intervenuta Tatiana Bucci, che ha condiviso la storia della sua famiglia – sua madre, sua zia, la sorella Andra e il cugino Sergio – deportati nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau nel marzo 1944, spiegando come l’essere scambiate per gemelle abbia contribuito a salvare lei e sua sorella Andria, insieme a Sergio, dalle camere a gas. I tre bambini trascorsero insieme dieci mesi a Birkenau: “Mi abituai subito a quella vita e capii di essere ebrea ascoltando parlare le guardie e che noi ebrei eravamo destinati a quella vita, che non era vita, ma morte”, ha ricorda la signora Bucci. La seconda volta in cui la vita delle sorelle fu risparmiata avvenne quando una guardiana le avvertì di non rispondere quando sarebbero state presto interrogate se qualcuno volesse ricongiungersi con le proprie madri. Passarono l’informazione anche a Sergio, che però non resistette e rispose positivamente. Fu quindi deportato in un altro campo, dove subì esperimenti e venne poi “brutalmente ucciso, appeso ai ganci da macellaio”. Prima di riunirsi con i genitori in Italia nel dicembre 1946, dopo la liberazione Tatiana e Andra furono mandate in un orfanotrofio in Inghilterra. A Roma diversi genitori mostrarono alle due sorelle fotografie dei loro bambini dispersi, nella speranza che le due ragazzine potessero riconoscerne qualcuno. Tatiana comprese in seguito che si trattava di tutti bambini uccisi dopo il rastrellamento del 16 ottobre 1943 nel ghetto ebraico di Roma: “Da allora, e soprattutto al giorno d’oggi, il mio desiderio è che tutti i bambini del mondo possano avere la vita che io ho potuto vivere dopo la guerra, e poter invecchiare come ho fatto io», ha commentato concludendo che, nonostante tutto, «la vita è bella». Dopo il suo intervento, i deputati hanno osservato un minuto di silenzio e la cerimonia è terminata con l’esecuzione musicale di “Kaddish” di Maurice Ravel. La registrazione dell’evento è disponibile online sul Multimedia Centre del Parlamento europeo.   * Amnesty International Italia La presidente, Alba Bonetti, ha diffuso questa dichiarazione: > «È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: l’ammonimento di Primo Levi si è > scolorito nelle nostre coscienze, a lungo fiduciose nel sistema di protezione > costruito poco alla volta dopo la Seconda guerra mondiale. Un sistema > incardinato nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nelle > convenzioni e nei trattati internazionali a quella ispirati, inclusa la > Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, > adottata dalle Nazioni Unite il 9 dicembre 1948, un giorno prima della > votazione sulla Dichiarazione. Una coincidenza che non credo casuale. Gli > Stati, ispirati dal motto Never again, lavorarono per mettere le basi > necessarie a evitare il ripetersi di tragedie immani quali la Shoah e per > garantire la pace attraverso il diritto. Tuttavia, in particolare dall’inizio > di questo secolo, abbiamo assistito al moltiplicarsi di crisi che hanno > progressivamente delegittimato il diritto internazionale, la giustizia > internazionale e diffuso in modo sempre più pervasivo la logica dei doppi > standard: le regole valgono oppure no a seconda di quale stato le viola o > ritenga conveniente farle valere. > > Tutte queste violazioni dei diritti umani hanno causato e causano vittime e > sofferenze inenarrabili nel mondo. In questa epoca oscura brillano ancora > motivi di speranza: la Corte internazionale di giustizia sta esaminando due > casi di violazione della Convenzione contro il genocidio. > > Il 27 gennaio celebriamo la Giornata della memoria ricordando sei milioni di > ebrei uccisi dai criminali nazisti con il contributo di altri paesi, tra cui > l’Italia. Invito tutte e tutti a ricordare e a rammentare, a richiamare al > cuore e alla mente, l’avvertimento ancora attuale di quella tragedia. Non un > atto di memoria che guarda solo, e doverosamente, al passato. Anche un atto di > memoria che, con le parole di Levi, si proietta sul nostro presente > sollecitando quello che ciascuna e ciascuno di noi, a sua misura, può fare per > contrastare le violazioni dei diritti umani. Come fece Raphael Lemkin > (1900-1959), avvocato ebreo polacco sopravvissuto alla Shoah, in cui invece > trovarono la morte quarantanove dei suoi familiari. Consulente al processo di > Norimberga, dedicò il resto della sua vita a definire il concetto di genocidio > e a costruire attorno ad esso il consenso della comunità internazionale: se > oggi disponiamo della Convenzione contro il genocidio, lo dobbiamo in gran > parte a lui”. Per l’occasione, Amnesty International Italia ha messo a disposizione degli insegnanti una serie di materiali didattici: “I racconti e le memorie degli eventi, conservati e trasmessi attraverso la tradizione orale dei sopravvissuti, prendono vita in albi illustrati, fumetti e libri per l’infanzia, diventando uno strumento efficace per ricordare e onorare le vittime ebree dello sterminio nazista. Tra le tante storie la vicenda di Emanuele di Porto, bambino di nove anni che durante la razzia del ghetto di Roma si salva prendendo una circolare che per tre giorni lo porterà in giro per la città grazie alla solidarietà di un gruppo di tranvieri romani, ha dato vita allo splendido albo illustrato: Il bambino del tram di Isabella Labate, edito da Orecchio Acerbo e patrocinato da Amnesty International Italia. I bambini del ghetto di Roma prelevati dalle loro case e deportati ad Auschwitz furono 207, nessuno fece ritorno. Sono sempre le storie le protagoniste del percorso educativo per la scuola secondaria di secondo grado La persecuzione degli ebrei, che ripercorre secoli di oppressioni, dal Medioevo fino alla notte dei cristalli, per arrivare perfino ai libri per l’infanzia degli anni 30’, in cui gli stessi bambini diventarono oggetto della propaganda del regime nazista. Storie che risultano imprescindibili per comprendere che il futuro nasce dalla conoscenza del passato, per riconoscere le ragioni personali alla base dei comportamenti discriminatori e sottolineare l’importanza della responsabilità delle singole persone nei confronti del gruppo e della comunità. Affinché la Storia non si ripeta”.   * IL “PONTE TRA MEMORIA E FUTURO” ACERRA – Il 2° Circolo Didattico Don Peppe Diana ha promosso una giornata di riflessione dal forte valore civile ed educativo dal titolo “Lo Stato siamo noi: un ponte tra Memoria e Futuro”, ribadendo il ruolo della scuola come presidio di coscienza democratica e luogo in cui la Storia non si subisce, ma si costruisce. Il messaggio della comunità scolastica è chiaro: non siamo semplici spettatori della Storia, ma custodi attivi della Memoria. Ricordare non è un esercizio rivolto al passato, ma un atto di responsabilità nel presente. Per questo il percorso educativo proposto agli alunni si fonda sui confini che diventano cooperazione, attraverso lo studio degli articoli della Costituzione, bussola di dignità e libertà, capace di collegare la tragedia della Shoah alle vittime di ogni guerra nel mondo e al ricordo indelebile dell’Eccidio di Acerra del 1943. Cuore della giornata è stato il dibattito pubblico in cui lo storico Franco Mennitto (ANPI) ha richiamato le radici della memoria civile del territorio, collegando l’Eccidio di Acerra alle grandi tragedie del Novecento e alle responsabilità educative del presente. L’iniziativa è resa possibile grazie alla collaborazione tra il Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), il Comitato Cilento per la Palestina e la Rete Interistituzionale della Memoria e del Territorio, che unisce scuole, Comune e associazioni in un’alleanza educativa fondata sulla dignità umana e la cui referente, Concetta Cantore, ha guidato gli interventi sottolineando come il senso della Memoria sia trasformare il “Mai più” in un principio universale, «Onorare la Memoria oggi significa riconoscere il dolore dell’altro, abbattere i confini invisibili e scegliere ogni giorno da che parte stare», e focalizzato l’attenzione sul valore psicologico del disegno come strumento di elaborazione del trauma nei bambini. Nell’occasione infatti è stata inaugurata la mostra “HeART of Gaza – L’arte dei bambini dal genocidio”, visitabile fino al 6 febbraio nell’Aula Magna della scuola (via dei Mille 2, dal lunedì al venerdì dalle ore 9:15 alle 13:15 e dalle 14:00 alle 16:00), dove i disegni dei bambini palestinesi si affiancano ai Diari della Memoria realizzati dagli alunni delle scuole di Acerra, creando un dialogo tra generazioni che riconosce la Memoria come bene comune. Un percorso che invita a ricordare e, soprattutto, a scegliere da che parte stare, perché ogni bambino merita un mondo libero dall’oppressione e dove poter crescere e splendere nella propria luce. La mattinata si è aperta con l’esibizione della Fenix Children Orchestra diretta dal M° Enzo Sirletti, affiancato dalle professoresse di musica Simona Piscino e Martina Riemma, che ha eseguito Fenix Love Song, simbolo di cooperazione e democrazia. Sono seguiti i saluti istituzionali della Dirigente Scolastica, Raffaela Fedele, e della Preside dell’Istituto capofila, Scuola Secondaria di Primo Grado Gaetano Caporale, con la referente Flavia Rapido, insieme agli interventi delle Assessore comunali Milena Petrella (Politiche scolastiche), Milena Tanzillo (Legalità) e Francesca La Montagna (Pari Opportunità).   * MAI PIÙ VUOL DIRE MAI PIÙ MILANO, piazza Duomo – Nel pomeriggio, dalle 17.45 alle 19, al presidio silenzioso autoconvocato che da oltre sette mesi ogni giorno protesta contro il massacro del popolo palestinese i partecipanti hanno manifestato per affermare: “Mai più vuol dire mai più, in nessun luogo, per nessun@. Nel giorno in cui ricordiamo la fine di un genocidio, i nostri occhi saranno ancora rivolti a un altro genocidio che è ancora in corso. Ogni giorno. Ogni giorno ricordiamo, ogni giorno scegliamo da che parte stare” [ANBAMED].   * LA LECTIO MAGISTRALIS DELLA… DIGOS ROMA, Liceo “A. Righi” – La scuola che già si era resa protagonista di atti intimidatori nei confronti di un docente che ebbe l’ardire, nella propria ora di lezione (di storia), di introdurre termini quali genocidio, apartheid, sionismo, colonialismo di insediamento, ecc. per fare un excursus storico sulla Palestina e che ha chiuso le porte allo storico Ilan Pappé e ad altri relatori, dopo aver rimosso una bandiera palestinese e le foto di Gaza ha fatto intervenire 15 agenti della Digos, che circolavano tra i corridoi e hanno ripreso con telecamere e/o cellulari studenti e studentesse, per consentire a  alla presidente della UCEI / Unione delle comunità ebraiche in Italia, Noemi Di Segni, di tenere una lectio magistralis insieme a funzionari del MIM, l’associazione sionista che non perde occasione per etichettare come antisemita qualsiasi critica antisionista o allo stadio di Israele. L’avviso sul registro che annunciava la conferenza era stato dato venerdì (ultimo giorno di scuola della settimana) e poteva essere letto solo dalle classi coinvolte. La stragrande maggioranza dei docenti non è stata invece informata. Una trentina di studenti e studentesse nella pausa della ricreazione ha chiesto di entrare in aula magna, ma anche se c’era abbondanza di posti a sedere è stato vietato loro l’ingresso: gli studenti e le studentesse hanno di conseguenza urlato degli slogan pro-Palestina mentre la Polizia li ha circondati immediatamente e ripresi con le proprie telecamere. [Giornata della Memoria sionista al Liceo “Righi” di Roma: testimonianze di studenti e studentesse / OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ].   * I CAMMINI, ORA PARALLELI, ORA COMUNI Alla presidente dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia (UCEI), Noemi Di Segni, si è rivolto il pastore Daniele Garrone, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), con una lettera in cui ha richiamato “la necessità di avere consapevolezza critica della storia e di tener viva la memoria” e che ciò è “tanto più necessario in un tempo in cui, anche nel nostro Paese, cresce vistosamente il numero di episodi di antisemitismo, non solo verbale”. «La drammaticità della situazione ci impegna a vigilare perché questa recrudescenza dell’odio anti-ebraico non sia accolta con indifferenza, assuefazione, sottovalutazione, riserve (‘non sono antisemita, ma …’) o addirittura ‘compresa’, ma denunciata e combattuta. Il nostro impegno è anche motivato dalla consapevolezza del peso che ‘discorsi cristiani’ hanno avuto nell’insegnamento del disprezzo nei confronti degli ebrei”, ha scritto Garrone, che ha concluso la lettera ricordando il forte legame “che, qui in Italia, si è sviluppato nei cammini, ora paralleli, ora comuni, di ebrei e protestanti nella storia del nostro Paese, dai ghetti e dalle discriminazioni all’emancipazione, dalla Resistenza alla Repubblica con le sue libertà”.   * PAROLE CHE RESTANO Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che considera la Giornata della Memoria un momento centrale del calendario civile italiano ed europeo, non soltanto come occasione di commemorazione, ma come spazio pubblico di riflessione critica sul rapporto tra storia, responsabilità e diritti, il 27 gennaio 2026 ha focalizzato l’attenzione sul modo in cui il passato viene conosciuto, narrato e trasmesso chiamando in causa la qualità della memoria collettiva e il ruolo educativo delle istituzioni scolastiche. Il presidente del CNDDU, Romano Pesavento, ha dichiarato: > Il tema La Memoria scritta della Shoah invita a riportare al centro > dell’attenzione le fonti, i documenti, i diari, le testimonianze personali, la > letteratura e la poesia come fondamento della conoscenza storica. La memoria > non è un dato spontaneo né un semplice esercizio emotivo: essa si costruisce > attraverso la scrittura, la conservazione delle tracce e il lavoro di studio > che consente di sottrarre il passato alla semplificazione e alla rimozione. In > questo senso, la dimensione documentaria rappresenta anche un presidio > essenziale contro il negazionismo e contro le forme più sottili di distorsione > della storia. > > In Italia, la legge n. 211 del 2000 richiama la Shoah, le leggi razziali, la > persecuzione dei cittadini ebrei, la deportazione e la morte di uomini e donne > italiani, nonché il ricordo di quanti si opposero al progetto di > annientamento. Resta tuttavia significativa l’assenza di un riferimento > esplicito al fascismo e al ruolo svolto dallo Stato italiano nella costruzione > e nell’attuazione delle politiche razziali. Questa lacuna segnala una > difficoltà ancora aperta nell’assunzione piena delle responsabilità storiche e > rende ancora più necessario un lavoro rigoroso sulle fonti, capace di > restituire concretezza alle scelte politiche e amministrative che resero > possibile la persecuzione. > > La persecuzione antiebraica in Italia non fu un evento improvviso né > unicamente l’effetto dell’occupazione tedesca dopo il 1943. Essa si sviluppò > progressivamente all’interno di un preciso quadro istituzionale, attraverso > decisioni legislative e pratiche amministrative che trovarono nel regime > fascista il proprio riferimento. Le leggi razziali del 1938 tradussero > l’antisemitismo in norma dello Stato, ridefinendo l’appartenenza alla comunità > nazionale ed escludendo gli ebrei dalla vita civile, economica e sociale. Dopo > l’8 settembre 1943, la collaborazione della Repubblica sociale italiana con le > autorità naziste rese possibile l’arresto e la deportazione di migliaia di > persone, con il coinvolgimento diretto di apparati e funzionari italiani. È > proprio la memoria scritta a consentire oggi una ricostruzione puntuale di > questi processi, sottraendoli all’astrazione e restituendo loro volti, nomi e > responsabilità. > > Nell’occasione il CNDDU ha promosso la campagna nazionale per le scuole Parole > che restano, un percorso pensato per coinvolgere studenti e studentesse in > un’esperienza attiva e partecipata di confronto con la memoria scritta della > Shoah, valorizzando la lettura critica dei testi, l’analisi dei documenti e la > riflessione sul linguaggio. Parole che restano nasce dall’idea che siano > proprio le parole – quelle dei diari, delle lettere, delle leggi, delle > testimonianze – a costruire il ponte tra il passato e il presente, rendendo > visibili i processi attraverso cui i diritti possono essere progressivamente > negati. La campagna mira a rafforzare il ruolo della scuola come luogo di > costruzione della coscienza civile, superando una didattica puramente > celebrativa e promuovendo percorsi capaci di integrare storia, educazione > linguistica ed educazione ai diritti umani. Attraverso il lavoro sui testi, > gli studenti sono chiamati a interrogarsi non solo su ciò che è accaduto, ma > anche su come è stato raccontato, giustificato o contestato. In un tempo > segnato dalla diffusione di linguaggi semplificati e polarizzanti, educare > alla responsabilità delle parole significa anche fornire strumenti per > riconoscere stereotipi, generalizzazioni e nuove forme di antisemitismo. Nel > contesto internazionale del 2026, attraversato da guerre e crisi umanitarie, > la Giornata della Memoria assume un valore particolarmente delicato. Il > riconoscimento della sofferenza delle popolazioni civili richiede attenzione e > sensibilità, ma anche rigore nell’uso del passato. La memoria della Shoah non > può essere sovrapposta meccanicamente al presente né trasformata in uno > strumento di contrapposizione politica. Preservarne la specificità storica è > una condizione necessaria per mantenere aperto uno spazio di confronto > pubblico responsabile e rispettoso. > > Ricordare il 27 gennaio significa oggi tenere insieme memoria scritta, > responsabilità storica e impegno educativo. Significa nominare senza ambiguità > colpe e complicità, comprese quelle italiane, senza rimozioni né > autoassoluzioni. Ma significa anche investire sulla scuola come luogo in cui > il passato non viene evocato per chiudere il discorso sul presente, bensì per > renderlo più consapevole, più critico e più attento alla tutela dei diritti e > della dignità di ogni essere umano. È in questa tensione tra conoscenza > storica e coscienza civile che la Giornata della Memoria può continuare a > parlare alle nuove generazioni e interrogare il nostro tempo. > >   * “CONTRO TUTTE LE GUERRE, LE UCCISIONI, LE PERSECUZIONI, LE DEVASTAZIONI” Al Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera di Viterbo si è tenuto un incontro in ricordo delle vittime della Shoah. Nel corso dell’iniziativa sono stati letti e commentati alcuni breni dei testi di Primo Levi e di altre ed altri testimoni e studiosi della Shoah e il responsabile della storica struttura nonviolenta viterbese ha affermato: > Come a molti della mia generazione è capitato anche a me di conoscere alcuni > sopravvissuti dei campi di sterminio, e alla loro scomparsa di provarne non > solo un lutto immedicabile ma anche un sentimento di cui si è in imbarazzo a > dire: il sentimento che con la morte dei testimoni della Shoah passasse a noi > che li abbiamo ascoltati, che abbiamo parlato ed anche lottato con loro, che > abbiamo letto ed amato le loro opere, il compito di farci messaggeri di quanto > ci hanno raccontato, testimoniato, insegnato. Ecco, l’ho detto pur sapendo > l’incolmabile sproporzione tra il racconto del testimone e il racconto di chi > il testimone ha ascoltato e ci ha condiviso qualcosa o molte cose. Per questo > per me il Giorno della memoria non è uno dei tanti riti civili cui si > partecipa con maggiore o minor convinzione, e sempre con un’interiore amarezza > nel percepire quanto di superficiale, stereotipato e fin consumista vi sia > sovente nelle celebrazioni ufficiali; è anche questo, ma è anche molto di più, > ed ancora una volta mi è difficile dire cosa. È il rinnovarsi di un dolore > dalle molte sfaccettature: l’orrore per la Shoah, il dolore infinito per tutte > le vittime, certamente; ma anche il ricordo di persone da cui ho molto > imparato e che so che non vedrò mai più; e il timore che la loro scomparsa > contribuisca a cancellare non solo la memoria di quanto accaduto, ma anche il > loro insegnamento e il loro appello all’impegno intellettuale, morale e civile > affinché l’orrore non torni a prevalere. In questi anni in cui la guerra è > tornata a divampare finanche nel cuore d’Europa, in cui si sono dati pogrom e > atti di genocidio, in cui il razzismo, il militarismo e il fascismo sono al > potere in tanta parte del mondo, in cui uno stoltissimo e scelleratissimo > riarmo ci avvicina ogni giorno di più al baratro della distruzione > dell’umanità, in cui il trionfo di stupidità, avidità e violenza divora > incessantemente quest’unico mondo vivente, ebbene, il Giorno della memoria è > un appello alla lotta nonviolenta contro tutte le guerre, le uccisioni, le > persecuzioni, le devastazioni; è un appello alla lotta nonviolenta in difesa > dei diritti umani di tutti gli esseri umani; è un appello alla lotta > nonviolenta in difesa di quest’unico mondo vivente unica casa comune > dell’umanità intera.   * LA MEMORIA CI CONSERVA UMANI Nell’editoriale intitolato pubblicato su In Terris, don Aldo Buonaiuto ha osservato: > “Quelli che non ricordano il passato sono condannati a riviverlo”, recita la > frase incisa in trenta lingue sul monumento nel lager di Dachau. Non potrebbe > esserci base più solida e imperitura per fondare l’impegno delle istituzioni e > di ciascuno di noi affinché la consapevolezza di un abominio che non può > essere dimenticato resti viva nella coscienza personale e collettiva. Solo > così sapremo combattere i germi dell’antisemitismo e di ogni altra di forma di > razzismo. Oggi più che mai, infatti, è soltanto la memoria a proteggere il > nucleo di umanità che può impedirci di precipitare nuovamente nella barbarie. > > “Nessuno andrà perduto – assicura Leone XIV – La preziosa fragile memoria > umana restituisce dignità”. Da un trentennio l’Assemblea generale dell’ONU ha > istituito una giornata internazionale per commemorare la Shoah, cioè lo > sterminio del popolo ebraico e di tutti i deportati nei campi nazisti. Secondo > lo scrittore Primo Levi, sopravvissuto all’inferno di Auschwitz e autore del > fondamentale libro-testimonianza Se questo è un uomo, comprendere è > impossibile “ma conoscere è necessario perché ciò che è accaduto può > ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate. Anche > le nostre”. Ogni anno il 27 gennaio si commemora la liberazione del campo di > concentramento di Auschwitz, paradigma di tutti i campi di sterminio della > Germania e dell’Europa dell’Est. Una colossale macchina di morte consegnata e > messa in funzione per distruggere definitivamente il popolo ebraico e > cancellare ogni traccia della sua presenza nel mondo. Olocausto, deportazioni, > discriminazioni sembrano pagine oscure di passato e invece ricordare serve ad > affrontare con maggior consapevolezza il presente e a costruire un futuro di > fraternità sulle orme dell’enciclica Fratelli tutti. > > “La memoria è ciò che fa forte un popolo perché la fa sentire radicato in un > cammino, in una storia – ha testimoniato e insegnato con il suo esempio papa > Francesco – La memoria ci fa capire che non siamo soli”. Le Nazioni Unite > richiamano l’urgenza di ricordare la profonda ferita inferta alla comunità > ebraica e i pericoli che si nascondono. Il fenomeno del razzismo e > dell’antisemitismo prolifera nella cultura del complottismo che riemerge con > forza nei periodi di crisi. Tutti noi rechiamo ancora le cicatrici individuali > e collettive che testimoniano drammaticamente quali sciagure sia capace di > compiere l’uomo quando abbandona la strada della convivenza e della > solidarietà. > > “L’Europa della pace, della democrazia, della libertà, del rispetto delle > identità culturali è stata la grande risposta agli orrori del Novecento. Una > lezione terribile che richiama le nostre coscienze”, avverte il presidente > della Repubblica italiana, Sergio Mattarella. Solo ricordando il punto più > basso e malvagie dell’inciviltà si può abbattere per sempre l’odio che è > origine della crudeltà. La Shoah, infatti, rappresenta l’abisso più profondo e > oscuro mai toccato nella storia. Una voragine di abiezione che non deve mai > essere derubricata a pericolo scampato. Purtroppo nessun passato è troppo buio > per tornare. Quindi quella odierna non è soltanto una ricorrenza in cui > meditare sopra una delle più grandi tragedie dell’umanità ma un invito, > costante e stringente, all’impegno e alla vigilanza. > > Dal Pontefice e dal Capo dello Stato arriva l’esempio di come non possiamo > limitarci a guardare una fotografia che sbiadisce con il trascorrere del > tempo, ma c’è bisogno di favorire specialmente nelle nuove generazioni un > sentimento civile, energico e impegnativo. Una passione autentica per tutto > quello che concerne l’amicizia tra i popoli, il diritto, il dialogo, > l’eguaglianza, la libertà, la democrazia. Man mano che viene meno la viva voce > dei testimoni e di chi è stato direttamente coinvolto nei terrificanti > avvenimenti di otto decenni fa è nostro dovere far riecheggiare il grido > d’aiuto dei capri espiatori e delle vittime di qualunque sopraffazione. > Rendere onore a milioni di esseri umani brutalmente uccisi senza alcuna pietà > nella barbarie dell’Olocausto vuol dire accendere un faro su discriminazioni > che passano inosservate nell’indifferenza. > > La memoria ci conserva umani / IN TERRIS. LA VOCE DEGLI ULTIMI Redazione Italia
January 28, 2026
Pressenza
Processo penale sul naufragio di Cutro. Il 14 gennaio prima udienza a Crotone
EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE sono parti civili nel processo penale sul naufragio di Cutro, che ha inizio a Crotone il prossimo 14 gennaio. Amnesty International Italia sarà presente al processo come osservatore. Le ONG  chiedono il rispetto del diritto internazionale nel Mediterraneo e che le autorità responsabili rispondano della deliberata negligenza nelle operazioni di soccorso in mare. Una coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) che lo scorso anno si era costituita parte civile, sarà formalmente parte nel processo penale sul naufragio di Cutro, la cui prima udienza è fissata per il 14 gennaio a Crotone.   Da tempo le ONG mirano ad ottenere verità e giustizia per la catena di eventi, decisioni ed omissioni che hanno portato a uno dei più tragici naufragi della storia italiana: quello avvenuto al largo di Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un’imbarcazione è affondata provocando la morte di almeno 94 persone e un numero imprecisato di dispersi. Di tutte le persone che erano a bordo solo 80 sono sopravvissute.  Nel processo sono accusati di naufragio colposo e di omicidio colposo plurimo sei ufficiali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. “Come la tempestività è fondamentale nei soccorsi, così i ritardi nell’attivare interventi di salvataggio non sono un semplice incidente, ma una negligenza da sanzionare” – commentano le ONG. In questo caso specifico, le autorità italiane hanno prima dato priorità all’operazione di polizia e poi ignorato il loro dovere di soccorso; come noto, quella gestione  ha avuto conseguenze drammatiche. Le organizzazioni SAR attive nel Mediterraneo hanno ampiamente documentato come i ritardi nell’avvio di operazioni di soccorso abbiano portato a tante evitabili stragi. Pertanto, il giudizio non può fermarsi ai funzionari di grado inferiore e ogni decisione, anche quelle delle autorità superiori, deve essere presa in considerazione risalendo la catena di comando. “Il diritto internazionale, la tutela della vita e il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare devono essere la priorità e vanno rispettati sempre. È inaccettabile che le persone continuino ad annegare nel Mediterraneo e non si deve più consentire che i responsabili, a tutti i livelli, di questo come di altri naufragi restino impuniti” – dichiarano ancora le ONG. EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE si sono costituite parte civile per chiedere giustizia e supportare le famiglie delle vittime nella loro richiesta di giustizia. Alla prima udienza che si terrà il prossimo 14 gennaio presso il Tribunale di Crotone sarà presente Valeria Taurino, direttrice generale di SOS MEDITERRANEE Italia, insieme a rappresentanti di tutte le ONG, che nel corso del processo saranno ascoltati insieme ai consulenti tecnici individuati nelle liste testi delle Organizzazioni. Sarà presente anche Amnesty International Italia in qualità di osservatore.   Redazione Italia
January 8, 2026
Pressenza
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia: “La dignità umana non è un concetto astratto”
Ho incontrato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty in Italia al cinema per vedere “Come se non ci fosse un domani”, docufilm su Ultima Generazione. Gli ho chiesto una breve intervista, con una sola domanda: Alla luce dell’ultimo rapporto sui diritti umani, reso pubblico pochi giorni fa, che cos’è la dignità per Amnesty e come si declina in modo universale? Dovremmo immaginare la dignità come la dimensione più intima, l’ultimo involucro protettivo del corpo e della vita delle persone. Quella dimensione e quell’involucro senza i quali non c’è più difesa possibile. Non è un caso che quella parola, dignità, risuoni nelle proteste del Sud del mondo: era la richiesta fondamentale delle cosiddette “primavere arabe”, la parola contenitore di giustizia, diritti (soprattutto economici e sociali), libertà, uguaglianza. Soprattutto, fine della miseria, della povertà e dello spossessamento. Quante volte abbiamo ascoltato e letto l’espressione “in dignità e nel rispetto dei diritti”. Sono concetti uniti da una congiunzione che vuol dire che senza diritti la dignità è calpestata. Per questo, quella parola è così importante anche per Amnesty International. Alcune sere fa, al premio Tiziano Terzani del festival “Vicino/Lontano” di Udine – un premio rivoluzionario perché è andato non a un vincitore ma a dei perdenti, le giornaliste e i giornalisti uccisi dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza – ho assistito a un intervento di straordinaria efficacia da parte di colui che è il simbolo del giornalismo che resiste: Wael Al-Dahdouh, che ha fatto dirette per 102 giorni a partire dal 7 ottobre, al quale Israele ha ucciso dodici familiari, compresa la moglie, nel campo profughi di Nuseirat. Noi, soprattutto nel Nord del mondo dove infatti risuona poco o mai nelle proteste, tendiamo a pensare alla dignità come a un concetto filosofico, astratto. Wael ha raccontato come sia stato arduo, all’interno dei campi profughi, allestire dei gabinetti di cui le persone, soprattutto le donne, potessero servirsi in condizioni che tutelassero la loro dignità, che in questo caso vuol dire riservatezza e igiene. Come sia stato arduo solo trovare delle parti di tende che potessero isolare dalla vista quei luoghi improvvisati, come si potesse scaricarne il contenuto. Il tutto, sotto le bombe. Le parole di Wael hanno riportato all’essenzialità il concetto di dignità e per associazione mi hanno fatto venire in mente le tante campagne che Amnesty International ha avviato per convincere i governi a mettere fuorilegge pratiche barbare (penso alle mutilazioni dei genitali femminili, così come ai matrimoni forzati e precoci) e a garantire diritti fondamentali come quello all’abitare. O come, per riprendere il concetto di Wael, quella per garantire, accanto a questo diritto fondamentale, un altro diritto basilare come quello ad avere servizi igienico-sanitari adeguati. A questo punto, forse, chi legge troverà normale che esista, nel calendario delle “giornate dedicate”, il World Toilet Day, che ricorre ogni 19 novembre. Si stima che in tutto il mondo quasi due miliardi e mezzo di persone vivano senza la toilette. La mancanza e la scarsa qualità dell’acqua, insieme a bassi livelli di igiene e pratiche igienico-sanitarie inadeguate, hanno effetti negativi sulla salute delle persone, sui mezzi di sostentamento e sulle opportunità di accesso all’istruzione. Ogni giorno circa 800 bambini muoiono a causa di malattie legate all’acqua e ai servizi igienici, come la diarrea, che potrebbero essere evitate. Ma non sono solo i governi a dover essere chiamati in causa: c’è un lavoro di educazione ai diritti che non è meno importante, quello per convincere le comunità ad abbandonare usi, costumi, tradizioni che creano stigma. Uno su tutti: avere il ciclo mestruale. In alcuni Paesi, le ragazze e le donne cui “è arrivato quel momento del mese” (un giro di parole per non nominare una parola tabù) sono costrette a nascondersi nelle stalle o nelle capanne, o vengono bandite dalle loro case (in Nepal, dove il fenomeno è particolarmente diffuso, vengono separate dagli uomini anche per due settimane); altre lottano per procurarsi tamponi e assorbenti e sono costrette ad arrangiarsi con delle bende. Altre vengono persino arrestate o interrogate solo per aver manifestato pacificamente contro questo stigma. Da queste riflessioni, da questi racconti e da questi esempi possiamo trarre una conclusione: la dignità si difende giorno per giorno, a partire da bisogni essenziali. Rayman
May 15, 2025
Pressenza