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LIBANO: TREGUA TRA BEIRUT E TEL AVIV GIÀ VIOLATA DALL’IDF. UCCISO UN CASCO BLU E DUE FERITI NEL SUD
Lo stato di Israele e il governo libanese di Beirut hanno concordato l’ennesimo, finto, cessate il fuoco, con la collaborazione esplicita delle autorità libanesi con l’occupazione israeliana: controlleranno, infatti, senza la partecipazione di Hezbollah, alcune delle aree invase dall’esercito israeliano. Secondo l’intesa, la tregua – che comunque è già stata violata da Tel Aviv – sarebbe subordinata, così si legge, alla “cessazione completa del fuoco di Hezbollah e all’evacuazione di tutti i suoi membri dal settore del Litani meridionale”. Sarebbe poi stato fissato un nuovo ciclo di colloqui dal 22 giugno per raggiungere un “accordo globale”. Nel sud del Paese dei cedri, comunque, continuano gli attacchi israeliani (e gli ordini di evacuazione) e la resistenza di Hezbollah. Il movimenti sciita libanese ha “informato il premier Aoun del proprio rifiuto dell’accordo, ribadendo che qualsiasi accordo accettabile debba comprendere il ritiro completo di Israele da tutto il territorio libanese”. Un soldato serbo della missione Unifil, intanto, è rimasto ucciso a Marjayoun, nel sud-est libanese. Altri due sono rimasti feriti. Lo riferiscono le Nazioni Unite. Israele starebbe “spingendo sempre di più perché lo scontro si sposti all’interno” per aumentarne le storiche divisioni. In accordo con le agenzie di sicurezza con le quali si confrontano anche le organizzazioni umanitarie sul campo, come Un Ponte Per, “la possibilità che lo scontro si sposti internamente è probabile, poiché la situazione è molto tesa”. Da Beirut il collegamento con David Ruggini, capomissione di Un Ponte Per in Libano. Ascolta o scarica
June 4, 2026
Radio Onda d`Urto
Palestina: l’insostenibile pesantezza della realtà
Un dossier ricco di articoli e voci. Articoli, voci e link– fra gli altri – di Leonarda Alberizia, Anbamed, BDS, Antonella Bundu, Damiano Censi, Duccio Facchini, Rula Jebreal, Yitzhak Laor, Radio Onda d’urto, David Ruggini, Dario Salvetti, Agnese Stracquadanio, Amina Tridente…   Genocidio a Gaza 30 – 05 Ieri pomeriggio, tre palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un
LIBANO: REGGE PER ORA IL CESSATE IL FUOCO, DOPO 2.200 PERSONE UCCISE E UN MILIONE E DUECENTOMILA SFOLLATI
Da ieri, in tarda serata, è in vigore il cessate il fuoco di 10 giorni annunciato da Trump in Libano. Si tratta del primo stop in un mese e mezzo di raid incessanti, via aria e via terra, di Israele in Libano. Un periodo durante il quale sono state ammazzate 2.200 persone (13 solo poche ore prima della tregua), con quasi 8mila feriti, a cui aggiungere le persone sfollate, costrette a lasciare le proprie case a causa degli attacchi, soprattutto a sud; sono circa 1 milione e duecentomila, cioè più di un quarto della popolazione libanese. Le truppe israeliane hanno fatto sapere che continuerà l’occupazione e l’annessione di quella porzione di sud conquistata durante 45 giorni di duri scontri con Hezbollah. Il movimento sciita– escluso dai negoziati – in un comunicato ha preso atto della tregua ma ricorda che Israele ha una lunga storia di violazioni di cessate il fuoco (basti pensare a quello che, in teoria, era in vigore dal novembre 2024). Così Hezbollah ha affermato di tenere “il dito sul grilletto” nel caso Tel Aviv dovesse violare la tregua, mentre migliaia di persone stanno provando a tornare a casa, verso sud. David Ruggini, capomissione di Un ponte per in Libano, spiega ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’accordo raggiunto ieri  Ascolta o scarica Mauro Pompili, giornalista freelance appena rientrato dal Libano, sottolinea ai microfoni di Radio Onda d’Urto come la tregua nei combattimenti stia tenendo. Ascolta o scarica
April 17, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: “SITUAZIONE DEGLI SFOLLATI SEMPRE PIÙ DRAMMATICA, IL GOVERNO USA LE SCUOLE COME RIFUGI”
“Entro la fine di questa settimana gli sfollati potrebbero diventare un milione“, il che rappresenta un quarto della popolazione totale del paese. Il governo ha quindi deciso di usare le scuole come rifugi per gli sfollati, misura che tuttavia risulta insufficiente. Così il nostro corrispondente da Beirut David Ruggini, in linea con quanto denunciato oggi da Oxfam, che parla di “situazione umanitaria prossima al collasso”. A soli dieci giorni dall’inizio dell’ennesima offensiva su larga scala dell’esercito israliano, le vittime sono oltre 634, i feriti circa 1400. Per di più le tensioni con Israele potrebbero contribuire ad esacerbare gli animi e far riemergere le tensioni interne. Non si segnalano per ora aumenti importanti dei prezzi o penuria di beni di largo consumo. Per quanto riguarda la cronaca, la notte scorsa un drone israeliano ha bombardato il lungo mare Ramlet al-Baida della capitale Beirut uccidendo otto sfollati che dormivano nelle tende allestite lungo la banchina. Un altro raid, sul villaggio di Aramoun, ha ucciso tre persone e ferito un bambino. Le forze di occupazione israeliane tentano di avanzare anche via terra nel sud e a est, nella valle della Bekaa, dove sono in corso da giorni pesanti scontri con il movimento sciita Hezbollah. Gli aggiornamenti da Beirut con David Ruggini dell’ong Un Ponte Per, presente in Libano dal 1997 con interventi nei campi profughi palestinesi, per garantire diritto allo studio e alla salute. Ascolta o scarica
March 12, 2026
Radio Onda d`Urto
NON SOLO IRAN: ISRAELE FA 500 MORTI IN LIBANO, MENTRE IN PALESTINA AMMAZZATA UN’ALTRA GIORNALISTA A GAZA
Non solo Iran. L’aggressione militare Usa – Israele scatenata su Teheran a partire dall’ultimo scampolo di febbraio 2026 sta travolgendo sempre più anche il Libano, dove Tel Aviv ha invaso via cielo e terra anche l’est del Paese, vicino al confine con la Siria. Pesanti scontri in corso con Hezbollah, che rivendica abbattimento di un elicottero israeliano. Tel Aviv continua poi i propri crimini di guerra con raid a tappeto sulla periferia sud di Beirut. Almeno 16 morti e 40 feriti oggi, con il totale in una settimana arriva a ben 486 vittime, oltre a 1.300 feriti. Tra i morti per le bombe di Tel Aviv anche il franscescano Pierre El Raii, parroco di Qlayaa, 50 anni. Non solo: Human Rights Watch denuncia come Israele ha utilizzato fosforo bianco almeno una volta in maniera accertata, il 3 marzo a Yohmor, nel Libano meridionale, parzialmente e nuovamente occupato. Il governo di Beirut chiede a Israele “negoziati immediati” e accusa Hezbollah di volere “fare collassare il Paese”, mentre Parigi ha chiesto un Consiglio urgente di Sicurezza Onu. Dal Libano su Radio Onda d’Urto l’aggiornamento di lunedì 9 marzo con David Ruggini, capomissione dell’ong “Un Ponte Per” a Beirut, che ha lanciato (clicca qui) una campagna straordinaria di raccolta fondi a sostegno della popolazione civile libanese. Ascolta o scarica C’è poi la Palestina, dove proprio ieri sera – 8 marzo – Israele ha ucciso l’ennesima giornalista donna, Amal Shamali, corrispondente di Qatar Radio dalla Striscia di Gaza, dove nelle ultime 24 ore ci sono almeno 7 morti a Gaza City per mano israeliana, oltre a 17 feriti. Il bilancio delle vittime del genocidio israeliano sulla Striscia in due anni e mezzo è salito a 72.133 morti e 172mila feriti, oltre a migliaia di persone sotto le macerie o…evaporate per gli attacchi di Tel Aviv. A poche ore dalla fine del quinto mese di cessate il fuoco Tel Aviv ha ammazzato 648 palestinesi, ferendo 18mila, e impedendo a migliaia di persone ferite di lasciare la Striscia. Da quando è iniziata l’aggressione sull’Iran, Israele ha infatti nuovamente chiuso i valichi praticamente a chiunque, compresi i feriti, nonostante gli accordi di ottobre 2025. Scenario non troppo dissimile in Cisgiordania, dove sono migliaia i check point, cancelli, barriere che Israele tiene più o meno sempre chiuse per strangolare l’economia e la società palestinese. Liberi di muoversi i coloni fascisti, che fanno il lavoro sporco di sponda con Netanyahu: oggi raid e attacchi a Tubas, Qalqylia, nella Valle del Giordano. E ancora: persone ferite, terre e animali rubati, oltre ai rapimenti dell’esercito, 24 in 24 ore tra Jenin, Nablus, Hebron e Gerusalemme, dove il ministro fascista israeliano della polizia, Ben Gvir, ha annunciato il porto d’armi automatico per i 300mila israeliani che vivono in città. La corrispondenza da Gerusalemme con il giornalista Michele Giorgio, corrispondente del quotidiano Il Manifesto, direttore di Pagine Esteri e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
March 9, 2026
Radio Onda d`Urto