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Caserta, no alla militarizzazione delle scuole: la cerimonia militare con il Reggimento Bersaglieri
Assistiamo oramai da troppo tempo alla crescente commistione tra le forze armate e i ragazzi e le ragazze in età scolare. Quanto successo in Campania il 22 ottobre in occasione di una manifestazione socio sportiva (la 23° edizione della Flik Flok, a Caserta, organizzata dalla Brigata Bersaglieri “Garibaldi”) conferma la giustezza delle nostre posizioni e la gravità dell’allarme che lanciamo senza sosta da anni. Ci lascia sgomenti il fatto che si possa parlare di «un grande successo per tutta la città di Caserta» a proposito della partecipazione di «oltre 6 mila studenti provenienti da circa 40 scuole delle province di Caserta, Napoli, Benevento» che hanno potuto apprezzare «l’evento della Brigata “Garibaldi” di stanza nella città campana». Un evento che «da oggi, fino a domenica prossima, si svolgerà nei giardini antistanti la Reggia di Caserta», uno dei tesori architettonici d’Italia. Apprendiamo inoltre che nella stessa giornata «si è svolta in mattinata la cerimonia militare per il rientro del contingente dell’8° Reggimento Bersaglieri dall’impiego semestrale in territorio bulgaro e di saluto ai reparti in partenza della Brigata» e che alla cerimonia «ha fatto seguito il taglio del nastro e l’inaugurazione del villaggio “Cremisi”». La chiusura dell’articolo infine sottolinea l’entusiasmo dei giovani e delle giovani «che hanno animato il villaggio interagendo con i bersaglieri all’insegna dello sport e dei valori che questo racchiude». Ecco, ci chiediamo: perché ragazzi e ragazze in giovanissima età dovrebbero interagire con le forze armate? E come lo sport può diventare un ponte tra due universi che dovrebbero rimanere ben lontani e distinti? Una martellante retorica nazionalista e militarista sta attraversando le scuole e le strade del Paese. Noi, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo messo a punto vari strumenti per resistere a questa invasione di campo scaricabili dal nostro sito (https://osservatorionomilscuola.com/2025/02/20/richiesta-esonero-attivita-scolastiche-partecipazione-forze-armate/ e (https://osservatorionomilscuola.com/2024/12/25/elenco-mozioni-editabili-del-vademecum-contro-la-militarizzazione-delle-scuole/) e chiediamo a chiunque abbia a cuore il destino della scuola pubblica di segnalare quanto succede in termini di militarizzazione nel proprio territorio alla seguente mail : osservatorionomili@gmail.com. Invitiamo inoltre chiunque interessat* a contribuire alle attività dell’Osservatorio aderendo alla nostra associazione al seguente link : https://osservatorionomilscuola.com/contatti/. Fonte: https://www.reportdifesa.it/esercito-grande-partecipazione-allinaugurazione-della-23-edizione-della-flik-flok-a-caserta-organizzata-dalla-brigata-bersaglieri-garibaldi/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Siena, una giornata di educazione stradale in caserma
Tra il 12 e il 13 ottobre (le fonti divergono sulla data), oltre 1.200 studenti delle terze medie e delle quarte superiori di Siena hanno partecipato, nella caserma Bandini, sede del 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore”, alla prima di tre giornate de “La strada tra passione e sicurezza” (Newsistruzione). L’iniziativa, di educazione stradale, è organizzata dall’Associazione Nazionale Carabinieri (ANC) di Siena in collaborazione con le forze dell’ordine. La Rete Senese contro il Riarmo l’ha contestata pubblicamente; Futuro Nazionale Siena ha risposto difendendola. A promuovere l’iniziativa è la sezione di Siena dell’ANC, presieduta da Aldo Di Raimo. Il progetto ha il patrocinio di Regione Toscana, Prefettura, Provincia, Comune di Siena e Arma dei Carabinieri (La Nazione). Il prefetto di Siena, Valerio Massimo Romeo, era presente e ha ringraziato il reggimento per l’ospitalità e la promozione dell’iniziativa. L’assessore comunale Micaela Papi ha sottolineato il valore della collaborazione tra enti, scuole e forze dell’ordine (Newsistruzione). Secondo il presidente dell’ANC, ogni giornata del progetto si apre con l’alzabandiera alle 8,30, svolto in forma solenne dal reggimento con gli studenti schierati a fianco del drappello d’onore. Gli stand delle forze dell’ordine hanno trattato anche altri temi: i carabinieri hanno illustrato la violenza di genere e i comportamenti da tenere in caso di aggressione. La Rete, nel proprio comunicato, indica circa 1.300 alunni e alunne delle scuole medie inferiori e colloca l’evento lunedì 12 ottobre. Sostiene che la sicurezza stradale sia stata un pretesto per un’operazione di immagine e solleva quattro rilievi: 1. l’associazione tra “sicurezza” e ambiente militare, che veicolerebbe l’idea che la sicurezza dei cittadini passi attraverso le forze armate; 2. l’alzabandiera davanti a minori, descritto come normalizzazione dei codici e della disciplina militare; 3. il discorso del comandante, che avrebbe commemorato un caduto di El Alamein (1942) definendolo “caduto per la democrazia”, formula che la Rete giudica una riscrittura della storia, perché quei soldati furono mandati a combattere dal regime fascista a fianco dell’esercito nazista; 4. gli studenti e le studentesse accompagnate/i negli stand da un paracadutista con funzioni di tutor. La Rete rimprovera inoltre alle scuole aderenti superficialità e chiede alla scuola, alle famiglie e alla cittadinanza una riflessione sui valori e sui contesti in cui crescono i ragazzi. La strada tra passione e sicurezza è un progetto che si ripete da anni. Nell’edizione di Monteroni, giunta alla quinta, i laboratori erano promossi da polizia municipale, carabinieri, polizia stradale, Guardia di Finanza, Misericordia, ACI e motoclub (La Nazione). Nel 2018 risultava promosso dal Comitato Associazioni Sportive Senesi, con le classi quinte delle primarie ospitate nella caserma dei Carabinieri di viale Bracci (Gonews). Il caso del 2026 si distingue per la sede: una caserma di un reparto delle forze armate, e non dell’Arma dei Carabinieri. USB Pubblico Impiego Siena ha pubblicato un documento che contesta i programmi di orientamento dell’Esercito nelle scuole superiori. Il testo non cita l’evento della caserma Bandini e riguarda un programma più ampio. Secondo il sindacato, il programma è promosso dall’Esercito con il sostegno degli Uffici scolastici regionali e provinciali e dopo la Toscana coinvolgerà l’Emilia-Romagna nell’anno scolastico 2026-2027. Per il primo e il secondo anno prevede la presentazione dell’accesso alle Scuole militari di Napoli e Milano; per il quarto e il quinto, incontri su Accademia militare, Scuola sottufficiali e percorsi professionali nelle Forze Armate. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università facciamo nostre le osservazioni della Rete senese contro il riarmo e aggiungiamo: l’Europa si sta riarmando ed evoca quotidianamente imminenti conflitti e guerre. Il governo italiano aderisce alla politica di riarmo, sacrificando per essa il benessere dei cittadini. In questo contesto attività come quelle descritte non possono essere che lette come propaganda per reclutare giovani. Questo vuol dire accettare la guerra come possibilità e prepararsi ad essa. Noi non accettiamo la guerra, la rifiutiamo e non abbiamo messo al mondo i nostri figli per mandarli a morire in combattimento. La ripudiamo, come fa la nostra Costituzione, e la riteniamo obsoleta, disumana e inutile. Lottiamo affinché il mondo e l’Italia prendano un’altra direzione: quella della risoluzione pacifica dei conflitti e quella dell’educazione alla pace. Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
El Alamein e il pellegrinaggio della religione militarista
Mancò la fortuna, non il valore1, è questo il motto con cui si ricorda la battaglia di El Alamein, sconfitta campale dell’esercito italiano e di quello tedesco da cui iniziò la loro disfatta in Africa. El Alamein si trova in Egitto. A metà degli anni cinquanta del secolo scorso venne costruito un Sacrario militare a ricordo dei caduti in una battaglia la cui sconfitta, nel 1942, fortunatamente assestò un colpo notevole al nazifascismo. Il valore richiamato era quello dell’oppressione coloniale, dello sfruttamento di terre e popoli, della diffusione del fascismo. La sconfitta di quella battaglia fascistissima, che ancora oggi molti nostalgici del regime lamentano, fu in realtà l’inizio della liberazione dell’Africa dalle presenze degli eserciti fascisti e nazisti. Ogni anno la celebrazione di El Alamein ha un significato politico ben preciso, che attribuisce alla ricorrenza non solo l’esaltazione del militarismo ma anche un chiaro marchio fascista. A tal riguardo leggiamo cosa scrive una rivista online: L’abnegazione, l’eroismo e la tenacia delle truppe italiane fu magnifico ma la propaganda post bellica italiana, tramite film e documentari menzogneri o, addirittura, macchiettistici, non rese mai giustizia ai nostri uomini che colà diedero quanto di più alto si possa, la vita, per la grandezza dell’Italia2. In questi giorni è in corso un autentico pellegrinaggio, un raduno con lancio di paracadutisti per omaggiare le vittime del 1942,che poi è occasione propizia per rafforzare l’adesione alle associazioni di reduci ed ex militari (clicca qui). L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, invece, preferisce una lettura storica e disincantata sulle avventure neocoloniali della Seconda guerra mondiale a partire da quel Italiani, brava gente? Un mito duro a morire (Neri Pozza, 2005) in cui l’autore, Angelo Del Boca, analizza il mito assolutorio di una paternalistica e benevola nazione coloniale smontando la retorica ufficiale sulle campagne di guerra del fascismo. La retorica di guerra tace gli orrori, i massacri, gli inganni che caratterizzano ogni conflitto, così come tace le migliaia di morti e le conseguenze sociali e materiali delle guerre. E quando non tace si fa esaltazione di quegli stessi massacri (come nel caso di El Alamein) e rimpianto rabbioso del fallimento di un’impresa coloniale e delle conquiste che il nazifascismo si proponeva di estendere. E proprio quella rabbia per anni ha rappresentato il cemento di culture revisioniste, nostalgiche, dell’antipolitica e dell’ideologia di destra, quando non hanno assunto altri connotati: ad esempio la mera esaltazione di una presunta grandezza italica. In queste narrazioni viene quasi sempre omesso un particolare rilevante che non ci stanchiamo di evidenziare: l’Italia combatteva a fianco del nazismo, aveva usato gas tossici e bombardamenti a tappeto contro la popolazione civile nelle terre al sole occupate in Africa. Di eroico troviamo ben poco nelle guerre coloniali. Rinnovare fiducia e stima nel valore salvifico della battaglia militare è il retaggio di una cultura che nel tempo ha giustificato il fascismo, il colonialismo, le occupazioni militari e il grande inganno che trasforma i giovani in carne da cannone. E oggi, con opportune rivisitazioni, questo presunto eroismo è funzionale al riarmo e ai processi di militarizzazione. Di questo, e non di altro, urge parlare contrastando amnesie, revisionismi storici e rimembranze acritiche e nostalgiche scisse dal contesto storico del tempo. 1 epitaffio apposto il 1° luglio 1942 dai Bersaglieri del 7° Reggimento su un cippo di pietra nel deserto egiziano 2 https://italiacoloniale.com/2019/09/12/sacrario-di-el-alamein-mi-sento-debitore-nei-confronti-di-coloro-che-qui-hanno-combattuto-e-perso-la-vita/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
NATO-Sardegna: combattenti di terra, mare e cielo
Iniziate le mega- esercitazioni militari Steadfast Noon 2026* e Joint Stars 2026** *Steadfast Noon si tiene ogni anno in uno dei Paesi europei che ospitano ordigni nucleari statunitensi. L’edizione precedente si è svolta nel 2025, sempre a ottobre. Quest’anno, l’area di volo principale sarà tra Trapani e la Sardegna orientale. Gli F-35 italiani non parteciperanno, poiché non ancora certificati per
October 15, 2026
La Bottega del Barbieri
All’aeroporto militare di Pisa gli investimenti crescono senza sosta
Gli aeroporti militari si allargano, a Pisa come a Varese o in altre città. Se aumenta la spesa militare, se le infrastrutture civili verranno sempre più integrate con quelle militari, non desti sorpresa che si vada rafforzando anche il concetto di Hub militare. Il caso di Pisa, dove si trova un Hub dormiente dislocato al posto di quello di Vicenza tanti anni fa, è un caso emblematico. Secondo una notizia riportata in conferenza stampa da Una città in Comune il 9 settembre 2026 il Ministero della Difesa ha pubblicato due atti ufficiali, entrambi datati 1° settembre 2026: la Determina a contrarre n. 154 per il nuovo contratto di Supporto Logistico Integrato della flotta C-130J e il relativo Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE n. 0032356). Sono questi documenti a delineare il nuovo programma 2027-2032 e a stimarne il valore economico in non meno di 900 milioni di euro. Il nuovo contratto dovrà subentrare all’attuale sistema di supporto della flotta C-130J e C-130J-30 dell’Aeronautica Militare. Pisa viene indicata nei documenti ufficiali come Main Operative Base, cioè la principale base operativa del programma, mentre Sigonella rappresenta la principale base logistica. Dentro questo contratto sono previste attività e interventi direttamente sulla 46ª Brigata Aerea di Pisa: manutenzione e conduzione degli impianti, ripristino dei locali destinati alle attività manutentive, presenza stabile di un team industriale nella base, gestione di strutture di magazzino e l’opzione per installare nel sedime pisano una nuova tensostruttura capace di ospitare un C-130J-30, il cosiddetto Super Hercules. I 900 milioni destinati a Pisa confermano che l’aeroporto civile è ancora in subordine a quello militare, la crescita del secondo è un dato oggettivo che inficia l’aumento del traffico aereo per il primo. Senza entrare nel merito delle questioni sindacali, a Pisa sarebbe ancora attiva una vertenza per riportare dei voli nel periodo invernale per trasformare i contratti part time in full time. Dopo lustri di part time chi va in pensione percepisce meno di 800 euro con cui sappiamo non si arriva a metà mese. Inoltre, interpellata sulla presenza di carichi militari, l’ENAC dopo settimane non ha ancora fornito risposte. Ed essendo secretato tutto ciò che riguarda la Difesa, non sappiamo neanche le opere previste con questa cifra rilevante. Su il Fatto Quotidiano domenicale un articolo parlava di ampliamento di uno scalo per far posto a Leonardo SpA. che, insieme alla Lockheed Martin e alla Avio Areo, ha investito 380 miliardi di dollari in 5 anni come supporto logistico, manutenzione e servizi per la flotta dei velivoli da trasporto militare C130 J Super Hercules a livello internazionale. La notizia comunque non è nuova, risale ad anni fa come si evince dai documenti pubblicati anche in rete (clicca qui). In queste settimane stanno uscendo documenti della UE e della NATO che evidenziano gli obiettivi dei prossimi anni in perfetta continuità con il recente passato e il presente. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università riteniamo che la sola alternativa sia riprendere a parlare di economia di guerra, delle sue ripercussioni sulle condizioni materiali delle persone che ormai si stanno assuefacendo alla guerra. Il rischio è un militarismo di cui si parla nei gruppi politici ma che è ignorato invece da chi lo subisce. Militarismo e riarmo sono nemici del welfare, della democrazia e della pace. Un cambio di rotta e di prospettiva si rende indispensabile a partire dalla nostra quotidianità. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Trieste: la militarizzazione delle scuole passa anche dalla storia locale
La cittadinanza onoraria è una sorta di onorificenza riconosciuta a cittadini, italiani e stranieri, non residenti nel Comune. il sindaco propone questo riconoscimento in base a una relazione che attesti meriti e azioni al destinatario, spesso per essersi messo in evidenza in campo culturale, sportivo, scientifico, economico, sociale ed umanitario. A proporre la cittadinanza onoraria possono essere anche consiglieri, assessori e istituzioni pubbliche e private presente nel Comune, il tutto in base a regolamenti locali e fino all’effettivo conferimento attraverso apposita deliberazione del consiglio comunale. Questo breve excursus per ricordare come la cittadinanza onoraria sia largamente diffusa negli Enti locali e soggetta a indicazioni e interpretazioni derivanti dall’orientamento politico e culturale degli amministratori. Ci è capitato di incontrare bizzarre attribuzioni funzionali a qualche campagna politica della quale avremmo fatto volentieri a meno. Ma ogni qual volta si tratta di attribuire la cittadinanza a corpi e uomini dell’Esercito italiano scatta una singolare unanimità, una sorta di trasversale plauso tra minoranze e opposizioni. E in questo clima di tacita unità nazionale, all’ombra della guerra e del riarmo, si è svolta lo scorso 16 settembre, alla presenza delle più alte cariche civili e militari, la cerimonia di celebrazione del 70° anniversario dello stanziamento del reggimento “Piemonte Cavalleria” a Trieste. La cerimonia è iniziata con la solita celebrazione militarista dell’alzabandiera con i reparti del reggimento schierati in armi e alla presenza di scolaresche. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci domandiamo quale sia la valenza educativa di far assistere a studenti e studentesse ad eventi come questi in cui la storia e l’identità di un territorio vengono schiacciate sulla dimensione bellica e militare. Il reggimento, di stanza a Trieste dal 1956, ha ricevuto nel 2004 la cittadinanza onoraria. Ogni occasione è propizia per rinnovare un’attenzione mediatica verso la centralità dell’apparato militare nella vita civile. In questo contesto storico diventa prioritaria la celebrazione militarista legandola alla storia locale e anche questi strumenti di propaganda risultano assai efficaci se pensiamo alla rilevanza della storia locale nell’immaginario collettivo odierno. Fonti: https://www.triestecafe.it/il-comune-di-trieste-informa/trieste-e-piemonte-cavalleria-un-legame-lungo-70-anni-dipiazza-simbolo-di-identita-e-vicinanza-2026-09-16; https://www.ilpiccolo.it/cronaca/piemonte-cavalleria-trieste-70-anni-jkyzs8kd Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Basta collaborazione tra USR Toscana e Comando Militare Esercito “Toscana”!
Anche quest’anno l’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, con la nota 16361 del 17 settembre 2026 trasmette il «progetto di conferenze scolastiche di informazione e orientamento e visite presso le Unità dell’Esercito Italiano. Anno scolastico 2026/2027» con allegati e relativa lettera di accompagnamento a cura del Comando Militare Esercito “Toscana”. Si tratta della «prosecuzione del progetto dedicato alle attività di informazione, orientamento e approfondimento storico-culturale rivolte agli studenti delle scuole toscane, attraverso lo svolgimento di conferenze tematiche e visite didattiche presso le strutture dell’Esercito Italiano presenti sul territorio regionale» a partire dal 21 settembre 2026 fino al 10 giugno 2027. Si tratta di un progetto che ha già una storia pluriennale alle spalle e su cui l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università aveva già lanciato più di un allarme (clicca qui; oppure qui; e anche qui). Dopo aver descritto il successo delle iniziative per l’anno scolastico 2025/2026, l’USR Toscana chiarisce gli obiettivi del Comando Militare Esercito “Toscana”, cioè «ampliare ulteriormente la diffusione dell’iniziativa, incrementando le occasioni di incontro con gli studenti attraverso attività informative e orientative finalizzate a favorire la conoscenza della storia, dei compiti istituzionali e delle professionalità presenti nell’Esercito Italiano» attraverso «conferenze informative e di orientamento, svolte prioritariamente in presenza e, ove necessario, anche in modalità telematica attraverso le piattaforme digitali utilizzate dalle scuole; approfondimenti sulla storia dell’Esercito Italiano, sul suo impiego operativo, sui compiti istituzionali e sulle diverse professionalità della Forza Armata; incontri dedicati alle opportunità formative e professionali offerte ai giovani, con particolare attenzione ai percorsi di accesso alle Scuole Militari e ai concorsi dell’Esercito Italiano; interventi di carattere storico, civico e culturale coerenti con i percorsi didattici delle istituzioni scolastiche; visite guidate presso Comandi, Reparti e strutture dell’Esercito presenti nella regione Toscana, finalizzate alla conoscenza diretta delle attività svolte dalla Forza Armata e delle sue specificità organizzative e professionali». La circolare inoltre specifica che quest’anno i progetti e i relativi allegati sono quattro («progetto destinato alle classi quinte della scuola primaria; progetto destinato alle classi terze della scuola secondaria di primo grado; progetto destinato prioritariamente alle classi quinte della scuola secondaria di secondo grado; progetto relativo alle visite scolastiche presso le sedi delle Unità dell’Esercito presenti sul territorio regionale») e insiste sul 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate in cui il Comando Militare Esercito “Toscana” prevede «il coinvolgimento di rappresentanze studentesche appartenenti alle scuole primarie e secondarie della regione». L’ultimo paragrafo chiude infine una circolare che, riprendendo i contenuti della lettera di accompagnamento alle schede-progetto redatta dal Comando Militare Esercito “Toscana”, sta di fatto veicolando nelle scuole toscane un messaggio preciso di indottrinamento e di propaganda all’arruolamento con la richiesta ai presidi di «promuovere la più ampia diffusione dell’iniziativa presso i docenti e i consigli di classe interessati, valutando le opportunità educative, formative e orientative offerte dai progetti allegati». Vediamo dunque quali sarebbero queste opportunità educative, formative e orientative contenute nelle schede-progetto. ALLEGATO A (ISTITUTI SCOLASTICI PRIMARI – ELEMENTARI) Si tratta di incontri della durata di circa un’ora con l’obiettivo di «presentare agli studenti l’Esercito Italiano, attraverso ausili video e linguaggio adeguato con il target anagrafico di riferimento» (si noti bene il linguaggio utilizzato per parlare di bambini e bambine). Parte del progetto prevede poi che «nel periodo dal 5 ottobre – 05 novembre 2026, le conferenze saranno orientate alla commemorazione del 4 novembre – Giorno dell’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate». A rendere ancora più agghiacciante la proposta “educativa” rivolta ad alunni ed alunne in tenerissima età («preferibilmente appartenenti alle classi quinte») è l’idea di affiancare ai relatori («personale qualificato in servizio dell’Esercito») «figure genitoriali in uniforme in qualità di testimonial, in grado di svolgere in prima persona l’azione di promozione della Forza Armata». Il linguaggio utilizzato tradisce una chiara impostazione da marketing il cui interesse è la diffusione del “brand” attraverso “testimonials” d’eccezione. Ma la cosa che fa spavento è che genitori e genitrici in mimetica si trasformino soprattutto in una cinghia di trasmissione del militarismo. Vestendo al contempo i panni della figura genitoriale e l’uniforme, si tramutano in uno strumento insieme rassicurante e funzionale a permettere una rapida identificazione e familiarizzazione dei bambini e delle bambine con il mondo militare in un’atmosfera quasi da gioco, condita con l’eventuale distribuzione di «alcuni gadgets della Forza Armata (adesivi, poster, quaderni, matite, penne ecc.)». firmato ALL_A_scheda_progetto_conf_scuole_IST_SCOL_PRIDownload Se l’ALLEGATO B (ISTITUTI SCOLASTICI SECONDARI DI 1° GRADO – MEDIE) contiene le stesse indicazioni della scheda-progetto rivolta alle scuole primarie, di altro tenore è la proposta indirizzata agli alunni e alle alunne delle scuole secondarie di secondo grado. firmato ALL_B_scheda_progetto_conf_scuole_IST_SCOL_SECDownload ALLEGATO C (ISTITUTI SCOLASTICI SECONDARI DI 2° GRADO – SUPERIORI) Anche in questo caso si tratta di incontri di un’ora, ma con obiettivi ben precisi e volti in buona sostanza all’arruolamento. Le attività infatti «saranno finalizzate a presentare agli studenti l’Esercito Italiano (organizzazione, compiti, missioni in patria ed all’estero, ecc) e fornire le informazioni necessarie ad orientarli sulle opportunità professionali offerte dall’Esercito Italiano, per le principali figure che costituiscono la propria struttura ordinativa (Ufficiali-Marescialli-Volontario in Ferma Prefissata Iniziale VFI). In un contesto storico in cui l’esercito ha bisogno di personale estremamente qualificato per condurre da una parte una guerra cognitiva sempre più pervasiva e dall’altra una guerra in cui il dominio cyber sarà sempre più strategico, ecco che trova la sua giusta collocazione l’offerta di «promuovere presso i Licei Classici e Scientifici, l’accesso alle Scuole Militari dell’Esercito, “Nunziatella” di Napoli e “Teuliè” di Milano, dove proseguire i percorsi scolastici dopo il biennio svolto presso gli Istituti Scolastici Superiori di 2° grado (preferibilmente Classici-Scientifici) e conseguire la maturità di licenza media superiore, acquisendo una vasta esperienza formativa, utile, in prospettiva, ad una eventuale carriera militare o ad una professione civile». Nella folle corsa al riarmo e nel pericolo incombente di una guerra mondiale che stiamo vivendo, alle scuole viene chiesto di fornire una riserva di ragazzi e ragazze da mandare in guerra. Anche per le scuole secondarie vale poi il rimando al 4 novembre con l’aggiunta di «attività didattiche culturali, su tematiche di carattere storico/civico aderenti ai relativi programmi degli Istituti Scolastici» a completamento di una totale invasione di campo da parte delle forze armate. Anche in questo caso infine c’è la possibile distribuzione di «gadgets della Forza Armata (adesivi, poster, quaderni, matite, penne ecc.)». firmato ALL_C_scheda_progetto_conf_scuole_IST_SCOL_SECDownload ALLEGATO D (VISITE SCOLASTICHE PRESSO LE UNITA’ DELL’ESERCITO) Si tratta di un progetto incentrato sulle visite alle sedi elencate nella scheda-progetto «organizzate in occasione dell’apertura delle Caserme e/o in coincidenza di particolari Anniversari, Celebrazioni (4 novembre 2026 Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, ricorrenze storiche ed eventi» con l’obiettivo di far «partecipare gli studenti alla solenne cerimonia dell’alzabandiera; conoscere la storia del Reparto, i relativi mezzi e gli equipaggiamenti in dotazione di specialità; assistere ad eventuali attività addestrative». Alla luce di queste analisi ci domandiamo come sia ancora possibile che per l’ennesima volta l’USR faccia da megafono all’esercito di fatto pubblicizzando una campagna di arruolamento e propaganda nelle nostre scuole. I nostri istituti scolastici sono luoghi di pace, pertanto i nostri ragazzi le nostre ragazze, i nostri bambini e le nostre bambine devono stare lontan3 da un universo così fortemente connotato come quello militare. Per questo, ancora oggi, come Osservatorio chiediamo che: * l’USR Toscana interrompa immediatamente ogni collaborazione con il Comando Militare Esercito “Toscana”; * i/le docenti, le studentesse e gli studenti si rifiutino di partecipare a queste attività eventualmente utilizzando anche gli strumenti legali messi a disposizione sul nostro sito (clicca qui e anche qui ); * i genitori e le genitrici pretendano che i propri figli e le proprie figlie non siano coinvolt3 in queste iniziative producendo un’espressa richiesta in questo senso alla scuola (clicca qui ). firmato ALL_D_scheda_progetto_visite_scolastiche_pressDownload Chiediamo inoltre a tutti coloro che hanno a cuore il destino della scuola di partecipare alle attività dell’Osservatorio aderendo (https://osservatorionomilscuola.com/contatti/  ) e/o segnalando quanto avviene nei propri territori alla mail osservatorionomili@gmail.com. Di seguito le circolari in pdf. firmata let_a_USR_TOSCANA_progetto_conf_scuole_e_visitDownload m_pi.AOODRTO.REGISTRO UFFICIALE(U).0016361.17-09-2026Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Dismissione dei beni militari e ritorno alle Forze Armate
Le dichiarazioni del Generale Carmine Masiello sono limitate ad un’area ristretta ma vanno tenute nella giusta considerazione se si parla di beni congelati riferendosi alle basi militari destinate inizialmente alla vendita e poi tolte dal mercato. Dopo la fine della leva obbligatoria centinaia di caserme sono state dismesse, talvolta abbandonate per anni senza una idea di come utilizzare questi grandi spazi, risucchiate nei piani immobiliari comunali che destinavano sovente queste aree alla speculazione, all’edilizia privata e assai meno a beneficio del pubblico. Resta innegabile che con il riarmo, la rimi­li­ta­riz­za­zione del Paese, l’annuncio di accrescere gli organici militari, alcune delle basi dismesse tornino utili, anzi indispensabili per l’Esercito italiano e la NATO. E così, immobili destinati ad altro uso vengono ripresi dalle Forze Armate cancellando progetti già definiti per i quali abbiamo speso risorse pubbliche. Si ferma la dismis­sione delle aree mili­tari a favore delle ammi­ni­stra­zioni pub­bli­che. In Alto Adige interessa oggi circa 1700 edifici e non è dato sapere se il ritorno all’Esercito degli immobili avverrà anche in altre parti del Paese. Die­tro front! Circa 1.700 edi­fici che atten­de­vano di tor­nare alle città restano alle Forze Armate. Una scelta che can­cel­lerà cen­ti­naia di pro­getti già avviati. Masiello ha rilasciato queste dichiarazioni all’inaugurazione dell’ex Pretura di Merano e dell’ex Caserma Rossi trasformate in un’area residenziale per ospitare agenti. I beni ritenuti fino ad oggi superflui dalle Forze Armate saranno intanto congelati, tolti dal mercato in attesa di deciderne il futuro uso. Dal 2014 ad oggi sono migliaia le cessioni degli immobili agli Enti locali sotto la guida del Demanio. In diverse occasioni sono nati comitati locali, movimenti, raccolte di firme per chiedere una riconversione pubblica di questi spazi; il recupero verde di aree spesso vaste che avrebbero aiutato i territori cittadini a combattere l’innalzamento delle temperature. Nessuno di questi progetti è stato accolto per quanto i tempi per il passaggio dall’Esercito agli Enti locali siano stati in molti casi lunghi e tortuosi. Teniamo conto che nell’arco di pochi anni è avvenuto anche un altro fenomeno rilevante, ossia la fine dell’indotto costruito attorno all’Esercito di leva e al modello di gestione delle Forze Armate deciso all’indomani della Seconda guerra mondiale. Città per decenni dominate dalle servitù militari come Taranto e La Spezia hanno visto anche la drastica riduzione degli impieghi civili all’ombra del militare. Per fare solo un piccolo, e marginale esempio, nella città di Pisa, quartiere di Porta a Lucca, con la fine dell’esercito di leva alcuni esercizi commerciali hanno chiuso i battenti: dalla lavanderia alla sartoria, dal bar tabacchi alla pizzeria. A distanza di anni potremmo assistere, almeno in parte, ad una inversione di tendenza se pensiamo che nell’arco di pochissimi anni le spese sulle basi navali, ad esempio; sono passate da meno di 900 milioni a 1,7 miliardi di euro. E pensare allora agli immobili non venduti, ma solo congelati, come beni destinati al riutilizzo a fini militari diventa un’ipotesi reale, concreta, fattibile alla luce dei nuovi indirizzi guerrafondai della NATO e della UE. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Fonti: https://www.altoadige.it/cronaca/caserme-e-immobili-militari-lesercito-congela-le-cessioni-alla-provincia-di-bolzano-vzugjk9h; https://ameve.eu/sicurezza-nazionale-bloccate-le-permute-immobili-stato-provincia/; https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/09/27/caserme-lo-stato-ora-fa-dietrofront-rivuole-quelle-vuote/8519245/ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’Italia non ripudia la guerra, piuttosto la alimenta
Da tempo, sul rapporto tra Costituzione italiana e guerra è in corso una disputa. Appellandosi all’articolo 111, molti studiosi interpretano la Carta nella chiave di un radicale pacifismo. Non mancano, però, coloro che ridimensionano questa lettura, richiamandosi agli articoli 782 e 873. Tuttavia, fondate o meno che siano le precisazioni di questi ultimi, in punta di diritto risulta comunque impossibile giustificare le innumerevoli attività belliche in cui è coinvolto il Belpaese, così come la sua generale postura nell’odierna politica internazionale. Un atteggiamento accompagnato da un’assillante propaganda, tesa a trasformare le politiche di riarmo in una necessità naturale. In un contesto siffatto, viene svuotato lo stesso richiamo costituzionale al ripudio della «guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» che rischia di ridursi ad ammonimento etico e moraleggiante, senza peso alcuno sulle decisioni assunte. Ogni giorno al puzzle della guerra viene aggiunta una nuova tessera: se gli interventi militari presentati come missioni di altra natura sono ormai una tradizione, più recente è la spinta a varare di continuo provvedimenti legislativi di natura bellicista. Per non dire delle tante dichiarazioni che alludono a nuovi investimenti sul terreno bellico. Emblematica e pericolosa appare una recentissima iniziativa del Ministro Crosetto, tra l’altro presentata come mezzo per risvegliare l’Europa. Egli ha scritto all’Alto Rappresentante UE, Kaja Kallas, chiedendo un rafforzamento della missione ASPIDES (“Scudi”, in lingua greca), avviata dall’Unione europea nel febbraio 2024 e presentata come risposta agli attacchi degli Houthi contro le navi che passano nel Mar Rosso. Per esser più specifici, nel sito del Ministero della Difesa la suddetta operazione viene agganciata all’obiettivo di «contribuire alla salvaguardia della libera navigazione e alla protezione del naviglio mercantile in transito in un’area di Operazioni che include Mar Rosso, Golfo di Aden e Golfo Persico, con compiti eminentemente difensivi, estesi alla difesa del naviglio mercantile nella sola area Sud Mar Rosso e Golfo di Aden Occidentale».4 In tale ottica, viene «pertanto previsto e autorizzato il ricorso all’uso della forza (…) oltre che per l’autodifesa anche per la difesa del naviglio mercantile di interesse UE e nazionale nell’area ad alta minaccia prospiciente lo Yemen nel Mar Rosso meridionale e il Golfo di Aden occidentale, in coerenza con la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare e in stretto coordinamento con le altre iniziative multi-laterali presenti nella regione».5 Invece, «Nella restante porzione dell’area possono essere esercitati compiti non esecutivi (dunque non è autorizzato il ricorso all’uso della forza…)».6 In teoria, ai paesi partecipanti è affidato il compito di accompagnare le navi e di proteggerle, agendo sempre sulla base dei cosiddetti criteri di necessità e proporzionalità. Si dà però il caso che proprio nello Yemen imperversi da anni una guerra civile, alimentata da attori esterni come l’Arabia Saudita. In tale conflitto, l’UE non è neutrale ma piuttosto schierata con Riad. Ossia, con una spregiudicata potenza economica e militare, sempre più animata dall’intento di dettare legge nella Regione. Presentandosi, inoltre, ai paesi occidentali come garante dei loro interessi in un’area strategica. Sarebbe utile ricordare ai lettori, e agli interessati commentatori delle notizie internazionali, i tanti civili yemeniti uccisi nel corso degli anni dai bombardamenti sauditi. In questi giorni Guido Cro­setto ha ripetuto spesso la posizione dell’Italia vantandosi, inoltre, di aver dato una scossa all’UE circa la missione ASPIDES. Peccato che di queste vicende non si sia discusso in Parlamento: da tempo, infatti, alla Camera e al Senato non arrivano ordini del giorno sulla politica estera. Molti parlamentari nostrani sembrano essersi abituati a processi decisionali che, soprattutto in relazione alle questioni estere, escludono ogni loro pronunciamento. Peccato, ancora, che le soddisfatte dichiarazioni del Ministro della Difesa siano arrivate alla fine di un giorno nel quale un aereo da guerra italiano è stato col­pito dagli Hou­thi. Ovvero, da quei ribelli yemeniti di fede sciita che l’Arabia Saudita individua come un nemico esistenziale. Ora, non è da molto che abbiamo appreso della presenza di un distaccamento militare italiano in Arabia Saudita. Tanto per cambiare, di ciò il Parlamento non ha mai discusso. Ma stanziare contingenti militari in un paese in guerra significa schierarsi apertamente, anzi prendere parte al conflitto. Che ciò susciti una reazione militare della parte avversa non dovrebbe sorprendere. In questo scenario, è ancora possibile accettare la classica litania circa il nostro pacifico paese, impegnato in missioni di pace ma aggredito deliberatamente? Il problema principale, però, è forse un altro. Mentre è in corso questa escalation che aggiunge, come si scriveva all’inizio, delle tessere al mosaico della guerra permanente, alcune realtà italiane contro la guerra e la militarizzazione sembrano sottovalutare la situazione. Limitandosi, nel migliore dei casi, a dichiarazioni retoriche e vaghe sulla Costituzione o auspicando una presa di posizione del silente Mattarella, in questi giorni visto peraltro in compagnia di Crosetto in un’occasione tutt’altro che amena: l’esercitazione “Aegis 26” dell’esercito italiano. Ma non è più tempo di essere generici. Anche perché Crosetto ha chiesto cose concrete a Kaja Kal­las: nuovi mezzi, uomini e con­tri­buti alla mis­sione euro­pea nel Mar Rosso. PASSIVITÀ DEL MOVIMENTO PACIFISTA Era l’inizio di agosto, ossia meno di due mesi fa, quando il portale “Analisi Difesa” riferiva di centinaia di soldati italiani presenti nel territorio dell’Arabia Saudita. Tale dislocamento, tutt’altro che casuale, avrebbe dovuto almeno insospettire, visto che non comprendeva solo soldati ma anche aerei da guerra e altri armamenti. Di fronte a certe notizie, la passività di settori tradizionalmente pacifisti stupisce. Volendo, assai più di quella mostrata per il mancato coinvolgimento di Camera e Senato (d’altronde, in tempi di recrudescenza bellica, la democrazia borghese può diventare un lusso insostenibile, da accantonare in favore di processi decisionali rapidi e accentrati). E anche quando si denunci il coinvolgimento italiano nei conflitti spesso si glissa sull’economia di guerra, che riscrive le regole vigenti restringendo gli spazi di democrazia, libertà e agibilità sociale e che impone una ristrutturazione economica che coinvolge direttamente le infrastrutture logistiche e produttive della nazione. In ogni caso, mentre qui si sonnecchia, l’Italia sostiene lo sforzo saudita di salvaguardare e rafforzare il proprio potere in un’area segnata da gravi tensioni. E scende in campo anche perché, questa volta, Trump non intende spostare truppe e armi nell’area. Propaganda a parte, ha verosimilmente tratto una lezione dalla guerra all’Iran, ovvero che i costi possono risultare assai più elevati dei presunti benefici imperiali. Sempre più alla ricerca di un posto al sole, il piccolo imperialismo italiano gioca irresponsabilmente alla guerra. In alcuni frangenti, e in particolare quando preme sull’Unione Europea, sembra addirittura sostituirsi all’alleato statunitense. Un’imitazione di non eccelso livello, che potrebbe tradursi in ulteriori disastri. 1 «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo». 2 «Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari». 3 Tale articolo, riguardante le funzioni del Presidente della Repubblica, nel comma 9 specifica che questi «Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere». 4 Operazione Aspides, in https://www.marina.difesa.it/cosa-facciamo/per-la-difesa-sicurezza/operazioni-in-corso/Pagine/operazione_aspides.aspx. 5 Ibidem. 6 Ibidem.  E. Gentili, F. Giusti, S. Macera, Osservatorio contro la militarizzazione di scuole e università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente