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Valori di Pace vs Militarizzazione: a Cremona il Grest con le Forze Armate
Un nuovo episodio va ad aggiungersi al già lungo elenco di iniziative finalizzate alla formazione tra i/le giovani e i/le giovanissimi/e di Cremona e provincia di una disposizione favorevole nei confronti delle forze armate, premessa per la graduale costruzione di una mentalità bellicista. Questa volta non riguarda, come i precedenti, il mondo della scuola, ma un Grest, ossia un Gruppo Estivo, un centro che ha lo scopo di impegnare i ragazzi e le ragazze durante le vacanze in attività ludiche, socializzanti e in momenti di riflessione su valori condivisi di crescita personale e collettiva. Il Grest in questione è quello organizzato dall’oratorio Sant’Antonio Maria Zaccaria di Cremona, che nella mattinata di mercoledì 15 luglio, prima del consueto alzabandiera e dell’esecuzione dell’inno d’Italia, ha ricevuto la visita dei carabinieri di Cremona. Secondo quanto riportato dal quotidiano locale «La Provincia», «i militari hanno raccontato ai ragazzi il lavoro quotidiano dell’Arma, spiegando quali sono i compiti svolti dai carabinieri, quale percorso è necessario intraprendere per entrare nel Corpo e come comportarsi per contattare le Forze dell’Ordine in caso di necessità. Ampio spazio è stato dedicato anche ai temi legati all’utilizzo consapevole della tecnologia, con particolare attenzione ai rischi derivanti dall’uso improprio di smartphone e social network». Si tratta di un copione già noto: con l’espediente di parlare dei rischi in cui potrebbero incorrere i ragazzi e le ragazze, viene attuata una vera e propria campagna di promozione della scelta militare, rivolta peraltro a bambini e bambine. E anche in questo caso, come in altri, non ci si è limitati alle parole, ma i giovanissimi partecipanti al Grest sono stati fatti salire sulle “Gazzelle” dell’Arma, cioè su mezzi militari. L’iniziativa di stampo militarista, già di per sé assolutamente sbagliata e fuori luogo, risulta oltremodo paradossale se si pensa che il tema scelto quest’anno per tutti i Grest della Lombardia è la figura di San Francesco d’Assisi, di cui ricorre l’ottavo centenario dalla morte. Come si conciliano la propaganda delle forze armate e il brivido concesso ai bambini e alle bambine nel salire su un mezzo militare con la vita e l’esempio di Francesco, universalmente riconosciuto come il santo della pace e della nonviolenza? E che senso ha iniziare le giornate con l’alzabandiera e l’inno nazionale, pratiche che ricordano quelle della caserma, anziché promuovere i valori della fratellanza universale testimoniati da san Francesco? Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cremona -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Riforma Crosetto e Altra difesa possibile: giovani come riserva militare o difensori civili del paese?
Nel libro Paura liquida Zygmunt Bauman spiegava che “tante paure arrivano nella nostra vita già con i loro rimedi prima ancora che i mali che essi promettono di curare abbiano fatto in tempo a spaventarci”. La paura, in particolare dell’Altro trasformato in nemico, non è solo marketing elettorale particolarmente in voga in questo momento storico, ma un elemento strutturale del potere, anche in funzione formativa. Lo aveva descritto mirabilmente Franz Kafka nel racconto Durante la costruzione della muraglia cinese: “Sono immagini che facciam vedere ai bambini che fanno i cattivi, e allora essi ci si buttano subito al collo piangendo. Ma non sappiamo altro di questi nordici. Non li abbiamo mai veduti” (I racconti, 2021). Lo sperimentiamo nella quotidiana militarizzazione del linguaggio, studiata da Federico Faloppa: “Non esiste conflitto armato che non sia stato prima preparato, giustificato e normalizzato dal linguaggio” (Disarmare il discorso, 2026). Lo abbiamo analizzato a più mani nel recente volume collettaneo Poteri e nonviolenza (Nerbini, 2026), anche in riferimento al potere militare (Pasquale Pugliese, Il potere militare nelle società contemporanee). Oggi ne fornisce un’ulteriore prova la “riforma Crosetto” del sistema militare, esaminata in un accurato documento da Rete Italiana Pace e Disarmo: si tratta di due disegni di legge complementari che delineano “uno Stato sempre più predisposto a fare della guerra una possibilità permanente e organizzata”, riducendo la complessità del concetto di sicurezza ai soli termini militari. Il primo “supera il modello dell’esercito professionale puro e costruisce una forza multilivello. Accanto ai reparti militari permanenti si istituisce un sistema di riserve: una operativa, una territoriale e una specialistica” che portino ad aumentare di oltre 40.000 soldati l’apparato militare italiano, rivolgendosi ai giovani come soggetti da formare e arruolare al bisogno, con un costo di aggiuntivi 8 miliardi annui di spese militari. “Si compie così un salto di qualità verso la warfare society – scrive Rete Italiana Pace e Disarmo – una società militarizzata non solo dagli armamenti, ma anche attraverso un sistema di incentivi, organizzazione del lavoro, formazione e cultura pubblica che spingono verso una società-caserma”. Il secondo disegno di legge completa il primo sul versante dell’organizzazione strutturale delle Forze Armate. Prevede infatti la centralizzazione del comando interforze, il riconoscimento ufficiale della guerra ibrida e del dominio cyber (con la possibilità di condurre operazioni anche in tempo di pace), l’introduzione sistematica di droni e sistemi autonomi senza richiamo esplicito al principio del controllo umano significativo, oltre a deroghe ambientali per le infrastrutture militari e una notevole autonomia negoziale e industriale per il settore della Difesa. Tutto ciò comporterà un sensibile indebolimento del controllo parlamentare e delle amministrazioni competenti su numerosi aspetti. Il baricentro dell’intero sistema rischia così di spostarsi in modo preoccupante dal principio del controllo democratico alla disponibilità militare operativa continua. Facendo una prima valutazione del possibile impatto educativo sui più giovani, la riforma promossa dal ministro Crosetto assume un significato preciso sul piano culturale. L’incremento degli effettivi, la costituzione di riserve operative, territoriali e specialistiche, il rafforzamento del legame tra società civile e apparato bellico non rappresentano solo una scelta tecnica di potenziamento delle Forze Armate, ma rinforzano una pedagogia implicita: educare i giovani a considerare la preparazione armata come unica forma di difesa del paese, normalizzando l’idea che i conflitti si risolvano con la guerra alla quale essere sempre pronti. E’ l’applicazione pratica del modello culturale già entrato in molti contesti formativi: la sicurezza come deterrenza armata, la minaccia del nemico come orizzonte inevitabile, l’obbedienza gerarchica e la disponibilità all’uso della violenza organizzata come virtù civiche. Si trasmette così alle giovani generazioni il messaggio che la responsabilità verso il proprio Paese passa attraverso l’addestramento alle armi anziché dalla prevenzione dei conflitti e dalle politiche attive di pace. Radicalmente alternativo è il modello disegnato dalla proposta di legge per la Difesa civile, non armata e nonviolenta. L’impatto educativo di questa scelta – che prevede un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta, i Corpi civili di pace e un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo – coinvolge il sistema formativo nel suo complesso, attraverso la piena legittimazione culturale e politica dei saperi della nonviolenza. Comunicazione nonviolenta, mediazione dei conflitti, analisi delle radici strutturali della violenza, monitoraggio dei diritti umani, pratiche di solidarietà sociale, tecniche di disobbedienza civile, diplomazia popolare e riconciliazione post-conflitto diventano saperi del cittadino difensore civile del paese, che non si sottrae al “sacro dovere” di difesa consegnandolo ai soli militari, ma lo declina in riferimento alle reali minacce del tempo presente. Nel quale la guerra è il problema non la soluzione: una civiltà che ripudi la guerra “non significa fare una scelta utopistica, ma orientarsi verso l’unico realismo possibile nell’era dell’Antropocene, nell’età atomica e nel tempo della complessità”, scrivono Mauro Ceruti e Francesco Bellusci (Per una civiltà della terra, 2026) e sapevano già i Costituenti. Per questo è necessario sottoscrivere quila proposta di legge di iniziativa popolare. [Articolo pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano] Pasquale Pugliese
June 24, 2026
Pressenza
Giornata della Marina: una vetrina per promuovere le carriere militari
Il 10 giugno scorso a Palermo si è celebrata la Giornata della Marina. Sul molo Vittorio Veneto è stato allestito il “Villaggio Marina”, uno spazio con diversi stand in cui sono sono state mostrate alla cittadinanza le principali attività della Marina Militare. La giornata celebrativa è stata infatti solo il culmine di quattro giorni – dal 6 al 10 giugno appunto – in cui sono stati esposti mezzi navali, spiegate modalità di intervento e raccontate storie di coraggio e sacrificio per la patria attraverso docufilm serali. In particolare il 7 giugno è stato tutto dedicato alla presentazione dei profili di carriera della Marina Militare. D’altronde queste manifestazioni pubbliche in cui vengono celebrate le Forze Armate sono anche un’ottima occasione per convincere le giovani generazioni ad arruolarsi, in un periodo storico in cui la corsa agli armamenti e la preparazione alla guerra ha bisogno di molti più soldati di quanti ne servissero negli anni passati. L’istituzione di questi “villaggi” diventa così un modo per promuovere la militarizzazione della società sotto forma di una festa a cui tutti possono partecipare (un altro esempio lo potete trovare qui). Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non possiamo non mostrare le nostre perplessità di fronte a queste manifestazioni in cui giovani generazioni vengono spinte ad intraprendere una carriera con la promessa di avere una stabilità lavorativa che la società civile non riesce a garantire. Una carriera che, specialmente in un periodo di turbolenze geopolitiche come quello che stiamo vivendo, potrebbe portare ragazzi e ragazze a farsi massacrare in un conflitto, illusi di poter avere una vita migliore. Fonte: https://palermo.gds.it/articoli/cronaca/2026/06/04/la-giornata-della-marina-militare-palermo-ospita-le-celebrazioni-nazionali-a988d982-b9d1-44d8-8d09-ec5e6031045b/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Torino, la gamification al Salone del Libro: strategia didattica… Dell’Esercito Italiano
L’Esercito Italiano è “ospite” fisso ormai da anni al Salone Internazionale del Libro di Torino (come pure Marina Militare, Polizia di Stato e Aeronautica Militare) dove grazie all’investimento del Ministero della Difesa ha allestito tutto un suo padiglione (così occupando un altro spazio del mondo civile). Quest’anno l’esercito, fra altri temi, si è focalizzato proprio su una di quelle “strategie didattiche innovative” descritte dai manuali di didattica e pedagogia moderni: la gamification. Come Osservatorio abbiamo deciso di approfondire. Il padiglione è uno spazio in cui l’Esercito Italiano attraverso libri, conferenze, laboratori diffonde alle giovani generazioni la Cultura della Difesa: la presenza delle Forze Armate negli spazi civili fa parte di una strategia militare per avvicinare la popolazione ai – cosiddetti – “valori della difesa e della sicurezza nazionale”, per -così dire – “difendere i valori democratici della nostra società”. Quest’anno al Salone del libro dal 14 maggio e il 18 maggio, tra i vari eventi proposti dall’Esercito, uno in particolare salta all’occhio: > «La Gamification per l’attrazione e la valorizzazione dei talenti”. La Difesa > evolve: simulatori e gamification potenziano l’uso di droni FPV e modelli > autocostruiti. Un metodo che abbatte i costi e accelera il reclutamento, > ottimizzando l’efficacia sul campo.» Sebbene la gamification, traducibile in italiano come “ludicizzazione”, consista nel contesto educativo nell’utilizzare il gioco per facilitare il processo d’apprendimento, nel contesto militare del Salone del Libro di Torino si è inteso come l’utilizzo di elementi tratti dai videogiochi all’interno di contesti non ludici [ndr: bellici] e viene ampiamente utilizzata dalle Forze Armate, in particolare nel reclutamento, addestramento dei soldati e l’utilizzo dei droni. Così, attraverso l’uso di simulatori, giochi a punti e ricompense, il comparto militare riesce ad attrarre giovani e a normalizzare l’idea della guerra. L’utilizzo per la prima volta di questa strategia è stato nel 2002 negli Stati Uniti quando, dopo l’attentato alle torri gemelle, l’esercito americano ha sviluppato e pubblicato il videogioco “America’s Army”. L’obiettivo era quello di informare, istruire e di fornire un’esperienza ludica alle potenziali reclute. Gli Stati Uniti non sono un caso isolato: Israele infatti nel 2012 nel blog delle forze armate israeliane, Israel Defense forces (IDF), ha inserito il virtual game “IDF Ranks: The Virtual Army Game”. Il gioco consiste nel premiare i lettori in base al supporto e alle condivisioni fornite attraverso punti e badge fino ad ottenere il massimo grado di “Lieutenant General” che significa comandante virtuale dell’esercito israeliano. La gamification viene utilizzata anche per lo scopo di addestrare, migliorare la performance e la motivazione dei soldati. Un esempio recente è l’utilizzo della gamification tra i soldati ucraini. I soldati vengono premiati a colpire mezzi o truppe russe tramite l’utilizzo dei droni: in base alla difficoltà del bersaglio, come soldati russi, carri armati, sistema lanciarazzi, vengono assegnati dei punti. Lo scopo del sistema da una parte è quello di dare motivazione alle unità militari e dall’altro di avere un flusso continuo di dati utili. Uno degli utilizzi della gamification da parte dell’Esercito Italiano è esemplificato dalla loro presenza decennale alla fiera del fumetto Lucca Comics & Games. Nel loro stand è possibile simulare guide di mezzi militari in scenari operativi, sfogliare la loro rivista e parlare a tu per tu con qualche ufficiale. È evidente che come nel caso del Salone del Libro di Torino, l’Esercito Italiano non sia una presenza neutra. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università rifiutiamo questa ingerenza sempre più massiccia delle Forze Armate all’interno degli spazi pubblici. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Festa aziendale in divisa. Avanza la militarizzazione anche alla RAI, critico il sindacato USIGRAI
Un post su Facebook di UsiGRai, il sindacato dei lavoratori della Rai, pubblica una nota relativa alla festa Bimbo-Rai (https://www.facebook.com/share/18BtCUAUYi/). Il commento della organizzazione è molto critico e anche in noto giornalista Nico Piro si esprime una nota critica sulla vicenda (qui il suo post su Facebook). Da sempre cerca di contrastare la conduzione del servizio pubblico, in fase di rinnovo nel 2027, oggi anche contro le dismissioni del patrimonio immobiliare (Qui il comunicato USIGRAI). La festa – secondo i lavoratori – non è il consueto momento di paternalismo aziendale e di fidelizzazione dei dipendenti (per la verità moltissimi precari o con contratti capestro per Bullshit Jobs, i lavoretti di merda normati dal Jobs Act del 2014): il diavolo si nasconde nei dettagli. La segnalazione diventa di interesse per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università perché il dettaglio, rivelatore degli intenti aziendali, sta nella presenza dei militari alla festa. Esercito e Forze dell’Ordine sono invitati in qualità di animatori, ruolo che esercitano volentieri, purché si tratti di mostrarsi in divisa e di proporre armi e strumenti di morte come giocattoli. Il «vuoto aziendale e culturale» della Rai richiamato dalla segnalazione, non credo sia davvero tale. Secondo me si tratta, per i vertici dell’azienda italiana di radiotelevisione strettamente imparentati con le forze politiche al governo, di spostare l’attenzione dei dipendenti, e di coloro che assistono alla festa, verso l’accettazione della inevitabile necessità di stare a fianco delle armate nazionali alla difesa del paese da presunti aggressori.  Dunque, una ideologia, per quanto scomposta e piuttosto maldestra. Occorre far in modo che ci si pensi, fin da piccoli, cittadini obbedienti, reclutabili all’interno di formazioni militari, addestrati in appoggio civile alle azioni guerresche, nonché soggetti adattati alle forme della repressione di qualsiasi dissenso. Credo sia una precisa scelta della Rai quella virare gli scopi pubblici, informazione non faziosa e intrattenimento di qualche pregio (diversione non idiotizzante, soporifera, ottundente), verso un sistema valoriale drogato da insistenti richiami al rischio, alla sicurezza, alla necessità di una protezione armata, interna, e ai nostri confini. I contribuenti pagano il canone, senza possibilità di evitarlo visto che, sempre il solito Renzi papà del Jobs Act e della Buona Scuola lo ha legato, nel 2016, al consumo domestico della energia elettrica, ma i contribuenti non hanno voce in capitolo sulle scelte della RAI, sempre più orientate a compiacere i politici di turno, a diffondere veline governative, come da modello berlusconiano instaurato negli anni Novanta,  (Editorialedomani.it sulla vicenda). L’azienda dedica un intero settore di intervento a scopi educativi. RaiKids, in cui rientra anche la festa segnalata e trasmessa dai canali TV, è una sezione di programmi radio-televisivi dedicati ai minori, la versione aggiornata della vecchia radio e TV per ragazzi, nata con i primi televisori domestici (https://www.raiplaysound.it/radiokids/podcast). Un contenitore ricco, ma non sempre altrettanto educativo, sia per formati, sia per temi proposti (molto moralismo, molta condiscendenza e piaggeria verso l’infanzia, molta propaganda appena velata). Per l’intrattenimento dei piccoli la concorrenza è agguerrita. Oggi, sempre più spesso, i bambini e le bambine vedono le animazioni e i programmi sulle piattaforme private a cui i loro genitori pagano l’abbonamento. Si impara la guerra con le sfide mortali, la logica amico-nemico, la necessità di far parte di una banda, un gruppo chiuso pronto alla lotta per la difesa del proprio territorio. Il paternalismo aziendale ha illustri modelli nel passato industriale del secolo scorso. Un caso italiano è quello della Fiat, quando la casa automobilistica governava a maglie strette la vita economica, culturale e politica della sua città, Torino. A Natale, nello stabilimento Mirafiori, si radunavano i figli dei dipendenti, della sede centrale, del Lingotto, di Fiat-Ferriere, del vasto indotto. Spesso gli auguri li faceva il padrun Agnelli (Giovanni, il nonno fondatore e poi il nipote, in arte l’Avvocato) fra gli applausi della claque, il dono di un giocattolo, un panettone, una bottiglia di spumante Gancia. Poi tutti a casa contenti, grati per il lavoro e per le due stanzette nelle case-Fiat.   RadioKids piace ovviamente al foglio torinese La stampa – da sempre al fianco degli Agnelli – che commenta entusiasta i successi del formato, da 70 anni sulla breccia (clicca qui per la notizia). Una breccia che nel gergo militare è un avanzamento di truppe, l’apertura di un varco in un muro fortificato, con facile metafora mediatica un esempio vincente di opinionismo servile. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
I corsi di vela della Marina Militare
La Marina Militare e il Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale hanno organizzato dei corsi di vela gratuiti per 410 studenti e studentesse delle scuole superiori. Le sedi dei corsi saranno l’Accademia Navale di Livorno, la Scuola Sottufficiali de La Maddalena, la Scuola Sottufficiali di Taranto e la Scuola Navale Militare Morosini di Venezia. Per accedere a questi corsi bisogna fare un concorso in cui ogni candidato verrà selezionato in base alla media dei voti dell’anno scolastico in corso. Siamo dunque di fronte non solo ad una militarizzazione della cultura marinara – come abbiamo già mostrato in altri casi (clicca qui) – ma anche ad una selezione che predilige una valutazione puramente numerica e non tiene conto del fatto che le capacità delle persone hanno una complessità che va al di là di una mera media aritmetica. Che poi tra gli organizzatori ci sia anche il Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale conferma ulteriormente quella tendenza a rendere sempre più indistinguibile la linea tra civile e militare e a infiltrare di cultura militare qualsiasi ambito della società. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università auspichiamo quindi che attività come quelle dell’insegnamento della vela possano essere svolte dalla miriade di associazioni che da anni si occupa di insegnare alle giovani generazioni la cultura del mare e non da militari per i quali il mare è principalmente un teatro di guerra. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La Repubblica in armi
La Costituzione ripudia la guerra, la politica celebra gli eserciti. Tra guerre, riarmo e genocidi, il 2 giugno viene piegato a celebrazione della forza militare. La Repubblica nata dalla Resistenza …
Militari e forze armate nelle scuole: la voce di famiglie e insegnanti
Le circolari che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sono di una monotonia amministrativa tale da renderle tutte simili: incontri, eventi dedicati agli alunni e alle alunne, ai/alle docenti, spesso aperti alla partecipazione delle famiglie, con le Forze dell’Ordine, Polizia e Carabinieri soprattutto, anche se non mancano Alpini, avieri dell’aeronautica militare, marinai della marina militare. Viene veicolato con questi incontri il tema della legalità come principio, valore assoluto, da imparare fin dall’infanzia. I dirigenti – in poche parole – indicano ora, luogo, nomi degli/delle insegnanti/sorveglianti, annotano l’importanza delle iniziative inserite – per i clienti che hanno comprato il servizio scolastico all’Open Day –  nel Piano dell’Offerta Formativa,  in osservanza dei protocolli firmati di concerto fra i dicasteri dell’istruzione e della difesa con le forze armate. Ma c’è un risvolto interessante in questo stillicidio di circolari. Sono tantissime le segnalazioni che ci vengono inviate all’indirizzo osservatorionomili@gmail.com. Insegnanti scontente/i? Genitori preoccupati per i venti di guerra? Anche se è difficile risalire alle fonti, l’invio mostra la necessità di render noto al nostro sito che la presenza dei militari nella scuola non a tutti è gradita. Insomma, un modo per disobbedire. Spesso occorre risalire alle cronache dei giornali, cartacei e on line, ai blog locali, sempre prodighi di commenti entusiasti verso queste iniziative. Qualcuno, anche se non compare, disobbedisce, qualcun altro crede e obbedisce, come i redattori della stampa e dei siti diffusi sul territorio (si deve pur campare!). Siamo in Puglia, a Molfetta, in provincia di Bari. La strigata circolare interna (n. 389 del 21 aprile scorso) dell’Istituto Comprensivo Alessandro Manzoni, ci fa sapere che tutti, famiglie, personale della scuola e bimbi delle quarte classi di primaria, sono invitati ad assistere agli incontri previsti da Pista Scuola Competente- Competenze sociali e civiche – Attività 1 – “Educazione alla legalità” (PTOF, offerta per gli anni scolastici 1925/1928). Nel delirio delle competenze ordinate in numero di otto dall’Europa, anche il rispetto della legge è uno dei descrittori di quella più ampia sulla cittadinanza responsabile (clicca qui). Ci spostiamo a Brindisi dove possiamo incrociare altri Percorsi di Legalità. Le city news del sito Brindisireport, ci raccontano, con l’entusiasmo dovuto, che al teatro Giuseppe Verdi il 21 aprile si è svolto il programma della Polizia di Stato – con tutte le autorità del caso presenti – per la campagna di prevenzione della devianza, comunque intesa. La legalità nuovamente protagonista. (clicca qui). Risaliamo verso la Capitale. A Roma, nel quartiere Tor Tre Teste (zona Casilino, di antica memoria, di nuova e feroce urbanizzazione), andiamo alla primaria Sibilla Aleramo, parte dell’IC Olcese, il cui sito si apre con un messaggio di speranza, “a scuola il futuro si costruisce insieme”. Aspettando le sorti progressive, si fanno prove, simulazioni per imparare cos’è la legalità. Con chi, ce lo dice il pezzo pubblicato dal foglio laCapitale: gli istruttori in qualità di insegnanti sono i Carabinieri (clicca qui). Bimbi a bordo mentre suonano le sirene e rombano i motori dei mezzi militari, sistemi antidroga (in certi quartieri si diventa spacciatori-consumatori da piccoli…), esplosivi, caso mai nei terreni abbandonati ci sia ancora qualche resto dell’ultima guerra oppure, chissà, anche nei centri sociali, non ancora evacuati dalle forze dell’ordine, a qualche sconsiderato viene in mente di fare una bottiglia incendiaria. Si sa, noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università stiamo diventando paranoici, anche in un semplice gadget (ah, regalati ai bambini, per un ricordo imperituro della giornata) vediamo una manipolazione dell’innocenza infantile. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente