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Isolare i violenti: Trump, Putin, Zelensky, Netanyahu… istituzioni economiche internazionali e governo italiano
È una frase ricorrente: se vogliono far valere le proprie ragioni, i buoni devono “isolare i violenti”. Come pacifista sono considerata buona, quindi non mi sottraggo all’invito. Isolare Trump. È un uomo violentissimo, nel linguaggio e nei comportamenti. Da quando è presidente ha aggredito paesi sovrani (Libano, Iran…); ha rapito il presidente del Venezuela; ha sostenuto il genocida Netanyhau militarmente, economicamente e politicamente. Attualmente non lo stiamo isolando affatto: anzi custodiamo in Italia una trentina di bombe atomiche che lui solo controlla e prestiamo le basi alle sue guerre. Isolare Putin, Zelensky, Netanyahu e i signori delle decine di guerre africane di cui non conosciamo nemmeno il nome: alimentano i conflitti in corso che danno profitti miliardari alle nostre industrie belliche. Guerre che la nostra costituzione ci vieterebbe come “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Attualmente stiamo isolando solo Putin, con sanzioni che danneggiano più noi che lui Isolare le istituzioni economiche internazionali: come hanno ribadito 25 anni fa durante il G8 banca mondiale e fondo monetario internazionale impongono al mondo le politiche liberiste che, attraverso il meccanismo del debito, soffocano le economie più povere ; e impongono le privatizzazioni che soffocano i poveri  nelle economie più ricche Isolare il governo italiano che discrimina poveri e stranieri per assicurarsi consenso. Che ha stravolto la costituzione con una legge elettorale indegna. Che sostiene Israele genocida. Che paga il governo libico per ammazzare, torturare e incarcerare chi cerca di varcare il Mediterraneo. Che sequestra le navi di soccorso e le boicotta in tutti i modi. Che taglia le spese sociali e la scuola per finanziare il riarmo. Se poi l’invito a “isolare i violenti” è un invito a criminalizzare i manifestanti di Milano, Torino e Bologna credo che debbano essere fatti una serie di distinguo. 1. Distinguo la violenza contro le persone, che condanno, dal danneggiamento di oggetti inanimati, che non soffrono, non muoiono e possono essere sostituiti. 2. Rilevo che borse e scarpe da migliaia di euro non servono a trasportare oggetti o a proteggere i piedi: servono a suscitare l’invidia sociale di chi non li possiede. Evidentemente hanno funzionato: i manifestanti erano davvero infuriati. A forza di sentirsi raccontare che se non hai “quelle” scarpe sei una nullità, hanno finito per crederci. E, secondo i nostri governanti, la scuola deve “prepararti al lavoro”, non trasmetterti cultura e valori che ti permettano di fregartene di quelle scarpe. 3. Osservo che i giovani e le giovanissime che hanno devastato e saccheggiato le vetrine (peraltro ASSICURATE!!!!)  di Milano hanno capito di non avere un futuro. Altro che scuola come ascensore sociale: saranno fortunat* se non prenderanno il soffitto della scuola in testa e se porteranno a casa un diploma squalificato. E non entreranno a scuola, se sono stranieri over il tetto del 30%. E soprattutto saranno selezionat* in base alla loro classe sociale di appartenenza. E la loro nonna non troverà posto all’ospedale, perché i soldi servono per i carri armati. 4. In Francia video indipendenti hanno dimostrato la presenza di poliziotti infiltrati tra i violenti: vestiti di nero, incappucciati, lanciano sassi e rientrano nei ranghi della polizia. E qui? Spero che il mio “isolamento dei violenti” sia sufficientemente deciso. Norma Bertullacelli – praticante la settimanale ORA DI SILENZIO PER LA PACE Redazione Genova
October 20, 2026
Pressenza
Per strada a Longare e in piazza a Livorno sulla ‘via della pace’ tracciata da Gandhi
La Giornata Internazionale della Nonviolenza viene celebrata dal 2007 nella ricorrenza di una data emblematica, il 2 ottobre, perché il giorno in cui nel 1869 in India nacque il mahatma Gandhi, la cui eredità è condensata nelle sue ultime parole: «La nonviolenza è la più grande forza a disposizione del genere umano. È più potente della più potente arma di distruzione che il genere umano possa concepire». Persino Wikipedia riferisce che la valenza del suo lascito “In Italia è stata diffusa con la prima Marcia Mondiale per la pace e la nonviolenza e oggi è sostenuta da diverse associazioni e alcune scuole che si sono costituite in rete per promuovere pratiche di nonviolenza nell’educazione”. Per la Rete Italiana Pace e Disarmo la nonviolenza politica è da sempre la stella polare delle nostre azioni e campagne, e la strada concreta per costruire la pace attraverso il disarmo… Lo abbiamo dimostrato con i fatti. Il 25 settembre, insieme a CNESC e Sbilanciamoci!, abbiamo depositato al Senato 57˙136 firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare Un’altra difesa è possibile, ben oltre il quorum di 50˙000 adesioni. Un risultato storico, ottenuto nonostante le difficoltà iniziali e il silenzio dei grandi media, grazie all’impegno di gruppi locali, associazioni ed enti di servizio civile in tutto il Paese – 2 OTTOBRE 2026 Alla memoria di Gandhi è dedicato il monumento posto nel giardino del ‘Palazzo di Vetro’ a New York, la sede principale delle Nazioni Unite, che lo ritrae e con incisa la scritta Non esiste una via per la pace, la pace è la via, cioè la frase a lui attribuita perché espressiva della sua concezione di nonviolenza, che lui mise in pratica in molti modi, tra cui conducendo la ‘marcia del sale’ e praticando lo sciopero della fame. Un’idea che ha spiegato in numerose occasioni, in particolare nel 1926 – cent’anni fa… – nel suo discorso contro la guerra in cui esordì affermando “La via della pace è la via della verità…”. > la menzogna è la madre della violenza… Non esiste una via di mezzo tra la > verità e la nonviolenza da un lato, e la menzogna e la violenza dall’altro… La > verità di pochi conterà; la menzogna di milioni svanirà come pula al soffio > del vento. [War or Peace ? / My Non-violence, M.K. Gandhi / 1960] La verità a cui il mahatma si riferiva un secolo fa, nel presente viene testimoniata dalle vittime dei conflitti bellici e delle ingiustizie e persecuzioni, cioè dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità documentati nelle indagini svolte da associazioni e organizzazioni non governative e da funzionari e relatori dell’ONU. La stessa verità viene cercata, accertata e descritta o illustrata dai reporter, cronisti e film-maker, indipendenti, cioè non ‘imbavagliati’, che la rivelano facendo inchieste e, così, scoprendo i segreti di stato malcelati nei traffici d’armi e svelando le ipocrisie e le menzogne di governanti, generali e imprenditori corruttori o corrotti… mandanti o esecutori, insieme ‘soci’ in affari lucrosi illeciti e complici di interventi ferali o letali e operazioni belliche micidiali. Affari, interventi e operazioni ‘giustificati’ anche con tesi demagogiche – come la teoría de los dos demonios asserita dai dittatori argentini negli anni ’70 del XX secolo – che però, purtroppo, convincono molte persone ad assecondare e persino a ‘legittimare’ provvedimenti e decreti, come quelli recentemente adottati in molti stati per lo stanziamento di fondi pubblici al riarmo degli eserciti e alla ‘conversione’ delle produzioni industriali per la fabbricazione di armi e mezzi militari e in Italia – dopo il fallimento dell’abrogazione dal codice penale degli articoli 613-bis e 613-ter sul reato di tortura e di una riforma costituzionale – sulle norme per la sicurezza dei cittadini e di contrasto all’antisemitismo che, in realtà, sono repressive del dissenso politico e della protesta sociale. La stessa verità a cui Gandhi si riferiva nel 1926 a distanza di cent’anni viene proclamata dai numerosi gruppi pacifisti e nonviolenti che manifestano costantemente, ogni giorno o settimana, nelle piazze delle città italiane: i gruppi che praticano il silenzio per la pace, le Donne in Nero che si radunano all’insegna del motto Fuori la guerra dalla storia coniato da Lidia Menapace… il collettivo di antimilitaristi che, come ogni domenica mattina dal 21 dicembre 1986 e dal 1997 anche nelle giornate del 6 e 9 agosto, alla ricorrenze del bombardamento di Hiroshima e di Nagasaki, oggi, 4 ottobre, ha presidiato la base americana Pluto a Longare esponendo le bandiere arcobaleno. La prima presenza all’ingresso del sito dell’AFI / American Force Italy – allora un deposito di armi tattiche nucleari – è stata organizzata da Bruno Matteo Bonato consegnando alla Questura di Vicenza la lettera in cui comunicava lo svolgimento dell’iniziativa in concomitanza alla “presenza nonviolenta dei pacifisti a Comiso”. Il testimone della staffetta è stato raccolto da numerosi altri, in seguito coordinati con gli attivisti che nell’area vicentina si sono opposti all’insediamento dell’esercito USA nell’aeroporto Dal Molin. Il gruppo pratica il presidio settimanale per chiedere che: il Governo italiano rispetti la Costituzione e in particolare l’art. 11; metodi nonviolenti e diplomazia vengano utilizzati per dirimere questioni internazionali; una commissione indipendente faccia chiarezza sui fatti dell’11 settembre 2001, a partire dal crollo dell’Edificio 7 (WTC-7); le basi militari USA su territorio italiano vengano riconvertite ad uso civile; l’Italia esca dalla NATO e aderisca al Trattato ONU sulla proibizione delle armi nucleari e ne rispetti gli obblighi che ne derivano; la Commissione Difesa metta a calendario la proposta di legge su difesa civile e nonviolenta Un’altra difesa è possibile. Donne in Nero a Livorno: “Ieri, sabato 3 ottobre, è stato il nostro 40° presidio: 30 donne schierate CONTRO TUTTE LE GUERRE CONTRO IL GENOCIDIO. Abbiamo stretto in braccio i nostri sudari come fossero figli…”     Maddalena Brunasti
October 4, 2026
Pressenza
Milano, piazza Duomo – Quotidianamente al centro del mondo. Domenica scorsa…
Tutti giorni affollata da tanta gente – milanesi, pendolari, turisti,… – da un anno e mezzo nel tardo pomeriggio la piazza principale del capoluogo lombardo e capitale italiana dell’industria e della finanza diventa un luogo di confronto e incontro, a volte scontro, tra le persone che lavorano, fanno compere o passeggiano e quelle che manifestano contro il genocidio dei palestinesi. Ad esempio domenica scorsa quando io – che a Milano sono nata e cresciuta, ho abitato e lavorato fino ai miei primi 44 anni ed ero tornata per qualche giorno – sono andata a …vedere l’effetto che fa…, cioè a capire come viene svolta questa iniziativa e cosa succede durante il suo svolgimento: Come spiega Andrea Luotto, un ideatore e animatore dell’iniziativa, la manifestazione quotidiana coinvolge i partecipanti silenziosamente, così a protestare senza ‘disturbare la quiete pubblica‘ e pacificamente, nella forma espressiva del silenzio per la pace a Milano praticato dal marzo 2022 in via Mercanti ogni giovedì pomeriggio (Silenzio per la Pace – Milano). Dopo la prima, praticata del collettivo francese Artisans de paix nel 1982, l’ora in silenzio per la pace si è diffusa anche in Italia, dove – come illustra la mappa online dall’estate scorsa sul repertorio italiano di Pressenza (nella colonna a destra della videata) – viene svolta settimanalmente a Longare dal 1986, a Verona dal 1990, a Genova dal 2001,… e da quando è cominciata la guerra in Ucraina ed è iniziato l’assedio della Striscia di Gaza in moltissime altre città e località. L’iniziativa silente viene tacitamente approvata da molti passanti: alcuni lo dimostrano soffermandosi a osservare o fotografare i manifestanti, la maggior parte invece senza dire o fare niente, come i giovani che, pur rifiutando di venire intervistati, hanno spiegato che siccome stavano lavorando preferivano non essere ripresi però dichiarato la propria solidarietà con la popolazione palestinese e chi si erge in sua difesa. Una ragazza ha chiesto ad Andrea se poteva prestargli la bandiera della Palestina per farsi una foto. Un’altra invece… La manifestazione viene svolta tutti i giorni in piazza Duomo nel periodo estivo dalle 18:30 alle 19:30 e nel periodo invernale dalle 18 alle 19. Come spiega Andrea, l’orario invernale quest’anno comincia il 4 ottobre, quindi in una data emblematica, onomastico di San Francesco d’Assisi, che a Milano verrà celebrato con lo spettacolo messo in scena da Aldo Cazzullo insieme ad Angelo Branduardi al Teatro Carcano, lo stesso in cui è ambientata una canzone di Enzo Iannacci…   Maddalena Brunasti
October 1, 2026
Pressenza
La 1268ª ‘ora’ di Genova. Il 25° anniversario dell’iniziativa in una data emblematica
La settimanale “Ora in silenzio per la pace” praticata il 16 settembre ha ricordato che la manifestazione viene svolta sui gradini di Palazzo Ducale ogni mercoledì pomeriggio dal settembre 2001. Nel luglio di 25 anni fa il capoluogo ligure era stata la città italiana al centro del mondo perché dove la violenta repressione della protesta di migliaia di giovani italiani ed europei contro il summit dei G8 aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, che l’11 settembre aveva assistito sgomenta alla serie di attentati negli USA e al crollo delle torri gemelle di New York [Percorsi. L’11 settembre 2001, per chi in quei giorni ancora non c’era / Il BOlive – Università di Padova, 11-09-2026]. Quest’anno il gruppo che da allora manifesta contro la guerra ogni settimana rammenta che in quel frangente si era espresso affermando “Non faremo distinzioni tra i terroristi che hanno commesso questi attacchi e quelli che li hanno aiutati...” e che la reazione degli USA e i loro alleati “alimentò immediatamente la certezza che la risposta sarebbe stata di guerra indiscriminata”. Ai pacifisti liguri era palese l’evidenza della realtà malcelata nei discorsi dell’autunno 2001 sulla difesa di sicurezza, libertà e valori del mondo occidentale: “la guerra, che dopo la fine della guerra mondiale non era mai cessata in varie parti del mondo, stava per entrare in una nuova fase: più larga, più diretta, più vicina. Ma rimaneva quello che ogni guerra è sempre stata: fonte di lutti e distruzioni, assassina di civili, fonte di immensi profitti per chi fabbrica e vende armamenti”. Da qui la decisione: “In giorni di così grande sgomento, decidemmo di riprendere una forma di protesta che avevamo attuato nel passato durante le guerre del Golfo [Desert Shield e Desert Storm, 1990-1991]: l’ora in silenzio“. E, a distanza di un quarto di secolo dalla prima, la manifestazione settimanale del 16 settembre scorso li ha coinvolti a protestare contro altri conflitti bellici le cui cause sono, ancora, le stesse avversioni e ostilità che allora infiammavano il mondo e i cui deflagranti effetti diretti e ‘collaterali’ incombono sul futuro dell’umanità. La 1268ª Ora in silenzio per la pace di Genova ha ricordato che in tutte le guerre combattute nel passato recente, in particolare nei conflitti armati combattuti in Medio Oriente con il coinvolgimento di molte altre e poi tutte le nazioni, sono avvenute vicende le cui conseguenze gravano nelle crisi globali del presente. IL 16 SETTEMBRE NEL 2026 E DI 4 E DI 44 ANNI FA Al mercoledì di quest’anno ricorrevano anche due anniversari di rilevanza internazionale. Nelle indagini da Amnesty International divulgate in questa data del 2026 sono documentate le responsabilità di 87 iraniani – 62 comandanti delle forze dell’ordine e 25 funzionari del ministero dell’Interno – pianificatori e artefici di ‘operazioni’ condotte in tanti anni, dal 2017 al gennaio 2026, e in particolare nel 2022, quando il 16 settembre moriva la 22enne curda Mahsa Amini, arrestata e seviziata perché non indossava il velo nel modo imposto dalla leggi in vigore dal 1981, e iniziava la rivolta Donna Vita Libertà. Nell’occasione, l’associazione ha evidenziato che oggi dissidenti e minoranze etniche in Iran sono oppressi, e vengono massacrati, in una micidiale ‘morsa’ letale: le persone “da un lato, sono esposte a violazioni del diritto internazionale umanitario da quando, il 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno attaccato illegalmente l’Iran in violazione della Carta delle Nazioni Unite” e “dall’altro, rischiano di essere vittime di ulteriori crimini contro l’umanità nel contesto della repressione delle proteste”. Nel 1982 dal 16 al 18 settembre le milizie falangiste insieme alle truppe libanesi e con il supporto delle forze armate israeliane dislocate nella capitale libanese assaltarono Sabra, il quartiere di Beirut abitato da sciiti, e Chatila, il campo profughi dove erano rifugiati gli esuli palestinesi. Quante furono le vittime del massacro non è mai stato stabilito: il ‘bollettino’ ufficiale riporta che nelle macerie vennero recuperati 762 cadaveri, ma nei registri della Croce Rossa c’è riscontro di circa 2˙400 salme e i resoconti di istituzioni ed enti palestinesi riferiscono di sicuramente 2˙000 e plausibilmente 3˙500 morti e dispersi. Oltre che per la analogia del pretesto addotto nelle circostanze – la vendetta, nel 1982 a rivalsa dell’assassinio di Bashir Gemayel, leader falangista neoeletto presidente del Libano, e nel 2023 in reazione alla strage del 7 ottobre in Israele – il ricordo del massacro a Sabra e Chatila oggi riverbera nella protesta contro l’assedio della Striscia di Gaza e contro il genocidio dei palestinesi. In base ai dati forniti dalle autorità palestinesi – oltre ai 73˙786 morti accertati, di cui 1˙372 dopo l’11 ottobre 2025, data dell’entrata in vigore del cessate il fuoco (dati aggiornati il 15 settembre scorso) – risultano disperse circa 8˙000 vittime dei bombardamenti. Martedì 15 settembre scorso l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha formalmente chiesto che “agli investigatori internazionali sia consentito l’accesso a tutte le zone di Gaza”. Denunciando che nella Striscia di Gaza gli edifici in rovina, da cui dal novembre 2025 a oggi sono stati recuperati 630 corpi, “continuano a venir rasi al suolo dai bulldozer senza alcun rispetto per i morti sepolti sotto le macerie”, Volker Türk ha dichiarato che tale ‘bonifica’ – effettuata dalle truppe israeliane per ‘sgomberare’ i terreni su cui, come pianificato dai governanti e imprenditori di USA e altre nazioni ‘consociati’ nel Board of Peace, costruire lussureggianti e lucrosi palazzi, centri commerciali e resort turistici – impedisce di “documentare e identificare queste vittime” e di “preservare le prove forensi e i campioni biologici”, ovvero di raccogliere prove sulla scena del crimine e, così, di accertare con evidenze inconfutabili il compimento dei crimini di guerra commessi dall’ottobre 2023 in poi. Il giorno dopo, mercoledì 16, un praticante l’ora in silenzio per la pace a Genova ha evidenziato la rilevanza dell’anniversario del massacro a Sabra e Chatila in relazione alla realtà odierna e, in particolare, all’attuale situazione in Italia: «In questi giorni la Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati sta deliberando in merito al disegno di legge sull’antisemitismo, già approvato il 4 marzo scorso dal Senato, che condanna il dissenso nei confronti del genocidio dei palestinesi». La precedente Ora di silenzio per la pace a Genova si era svolta in concomitanza e nell’ambito della mobilitazione nazionale del 9 settembre contro l’approvazione di tale decreto. Nella stessa data della 1268ª Ora in silenzio per la pace, in Vaticano veniva annunciata la divulgazione della Nota “Un cammino di speranza“ che esprime la posizione della Chiesa cattolica sulla strumentalizzazione dell’antisemitismo come ‘scudo’ dei fanatismi religiosi e delle ideologie razziste e come pretesto che fomenta i conflitti bellici combattuti in Medio Oriente. UN’ORA ALLA SETTIMANA, OGNI VOLTA PER TANTE RAGIONI Da ormai già tre anni i pacifisti genovesi manifestano insieme ai Sanitari per Gaza e altri gruppi e comitati cittadini per chiedere la liberazione del dottor Hussam Abu Safya e dei medici e infermieri e, come il Mandela palestinese Marwan Barghouti, di tutti i palestinesi illegalmente detenuti nelle carceri israeliani. Inoltre, il gruppo protesta contro l’arresto, e dal 27 dicembre 2025 la prigionia, dei dirigenti dell’associazione filopalestinese fondata in Italia nel 1994 (ABSPP Odv): Ryad Albunstanji, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Mohammad Hannoun, anche un rinomato architetto e noto attivista residente a Genova. Nelle giornate di venerdì e mercoledì 14-19 novembre 2025 il collettivo ha partecipato alle manifestazioni contro il riarmo e contro gli investimenti nell’industria bellica svolte in tutta Italia davanti alle sedi locali della Leonardo SpA e venerdì 8 maggio scorso ha svolto alcune attività “E io faccio scuola lo stesso. Ed educo alla pace, non alla guerra” organizzate nella città ligure. Quest’anno il gruppo di pacifisti genovesi è stato ‘capofila’ promotore delle l’iniziative svolte a Genova e anche a Milano, Sartirana Lomellina e Savona a gennaio in concomitanza con il “35° anniversario della Guerra del Golfo, alba del nuovo millennio” e nella settimana del 6 e 9 agosto, ricorrenze delle esplosioni a Hiroshima e Nagasaki, dai gruppi praticanti il silenzio per la pace in tante altre città, insieme coinvolti a commemorare le vittime delle bombe atomiche focalizzando la propria e altrui attenzione anche sugli ‘effetti collaterali’ delle devastazioni ambientali prodotte dai conflitti bellici. Alla 1268ª Ora in silenzio per la pace, Norma ha osservato: > Spesso è compito mio distribuire i volantini, che modifichiamo ogni settimana > per seguire l’attualità. Io ho l’aspetto di una innocua vecchina, e forse > questo condiziona le reazioni dei miei destinatari, ma il mio è un > osservatorio verso la categoria passanti davvero istruttivo. > Ad un gruppo numeroso appartengono quelli che mi avvistano da lontano, e fanno > lo slalom per evitarmi… > “Me l’ha già dato”… “Non mi interessa”… “Ma perché non vi occupate di…”… > Da qualche tempo è comparso anche il passante patriota, categoria assente nei > nostri primi anni. “Pensate all’Italia!”, ci esorta. E qui la tentazione > sarebbe quella di assumere la postura del gorilla pensoso e di informarlo “ci > sto pensando”. Oppure di canticchiargli “nostra patria è il mondo intero…”… O > di citargli Don Milani. Ma di solito il passante patriota non me ne dà il > tempo. Mi ordina di pensare all’Italia, e va via. > Non è solo così, non è sempre così. Per questo invitiamo tutti, ma proprio > tutti, e tutte, ma proprio tutte, ad unirsi a noi… E a osservare i passanti. > Senza deprimersi, però.   16 SETTEMBRE 2026 * A Genova per la 1268ª volta, come ogni settimana… da 25 anni! * Nel 4° anniversario della rivolta ‘Donna Vita Libertà’, presentata l’inchiesta “Architettura delle atrocità” * Sabra e Shatila: un massacro impunito. La denuncia di un genocidio che continua ancora oggi *   Maddalena Brunasti
September 18, 2026
Pressenza
A Genova per la 1268ª volta, come ogni settimana… da 25 anni!
Mercoledì prossimo, 23 settembre, dalle 18 alle 19, in piazza De Ferrari, davanti a Palazzo Ducale si raduna il gruppo che, praticando un’ora di silenzio per la pace, manifesta contro la guerra, contro le carneficine, i massacri e le stragi di innocenti e contro le ingiustizie, i soprusi e le sopraffazioni. «Nei giorni del crollo delle torri gemelle e a meno di tre mesi dal G8 e dall’assassinio di Carlo Giuliani volevamo “solo” occupare i gradini del Palazzo Ducale per rendere evidente che una nuova guerra si stava preparando e che il sistema capitalista internazionale, che gli otto erano venuti a promuovere e sostenere a Genova, è responsabile del riarmo, della fame, della devastazione ambientale – spiega Norma – Non pensavamo che saremmo rimasti/e in piazza per venticinque anni. Ma le circostanze nazionali ed internazionali chi hanno sempre riportati/e in piazza, mercoledì dopo mercoledì… e, come diciamo spesso, anche se forse un po’ ce lo meritiamo non aspiravamo ad entrare nel Guinness dei primati». 25 ANNI. E SENTIRLI TUTTI. MA CERCANDO DI NON MOLLARE. Settembre 2001. Erano appena crollate le torri gemelle. E pochi mesi prima il pensiero che “un mondo diverso è possibile” era stato massacrato in piazza Alimonda, a Bolzaneto e alla Diaz. Un gruppo sparuto di pacifisti e pacifiste genovesi, gli stessi e le stesse che nel dicembre 1999 avevano organizzato la prima riunione antiG8, si interrogava sulle possibili conseguenze di quell’attentato impensabile. La reazione statunitense alimentò immediatamente la certezza che la risposta sarebbe stata di guerra indiscriminata: “Non faremo distinzioni tra i terroristi che hanno commesso questi attacchi e quelli che li hanno aiutati... Gli Stati Uniti rispettano il popolo dell’Afghanistan, ma condannano il regime dei talebani, che sponsorizza, rifornisce e ospita terroristi”. Era chiaro che la guerra, che non era mai cessata in varie parti del mondo dopo la fine della guerra mondiale, stava per entrare in una nuova fase: più larga, più diretta, più vicina. Ma rimaneva quello che è sempre stata ogni guerra: fonte di lutti e distruzioni, assassina di civili, fonte di immensi profitti per chi fabbrica e vende armamenti. In giorni di così grande sgomento, decidemmo di riprendere una forma di protesta che avevamo attuato nel passato durante le guerre del golfo: l’ora in silenzio. E decidemmo di svolgerla, anziché con sole donne vestite di nero sotto la prefettura come nel passato, spostandola proprio sui gradini di quel Palazzo Ducale che aveva ospitato gli otto che si erano autoproclamati “grandi” solo perché erano i maggiori azionisti della banca mondiale. E che erano venuti a prometterci l’era della “loro” prosperità e della “loro” pace, fondata su commercio senza regole, industria devastante, autoritarismo, prepotenza e privatizzazioni. Senza alcuno spazio per internazionalismo e solidarietà. Poche settimane dopo, l’Italia entrava a pieno titolo nella coalizione che attaccava l’Afghanistan e partecipava alla guerra in cui, in violazione della Costituzione, i soldati italiani sono stati coinvolti in modo diretto anche se poi, nel 2013, Bin Laden è stato rintracciato e linciato dai marines USA. In Pakistan, non in Afghanistan, ma che importa? “No alla guerra senza se e senza ma” dicevamo nel 2003, mentre Colin Powell agitava davanti ai delegati dell’ONU il simulacro di una fialetta di antrace. Lo stesso Colin Powell ammise anni dopo che si era trattato di una colossale montatura, ma ancora una volta l’Italia faceva “armi e bagagli” e partiva a fianco dell’alleato USA. I balconi dell’intera Italia si coprivano di bandiere arcobaleno, ma…gli ordini sono ordini. Grazie ad un gruppo di muratori acrobati dipingevamo coi colori della pace un muraglione genovese. I colori, un po’ sbiaditi, sono ancora visibili in via Dino Col (foto di Luigi Valente) Mentre trascorrevano le settimane, i mesi e gli anni… e l’impegno politico di molti di noi diveniva via via meno intenso… abbiamo spesso provato scoramento e delusione. Ma alcuni di noi continuavamo a sentire la necessità di denunciare il commercio delle armi, a richiedere la riconversione dell’industria bellica, di dimostrare la nostra solidarietà al popolo palestinese e a tutti gli altri popoli oppressi. Siamo così rimasti/e in piazza, per venticinque anni. Nel 2011, alla cinquecentesima ora, erano in piazza con noi don Andrea Gallo e don Paolo Farinella. Il cantautore Gianmaria Testa ha partecipato alle nostre iniziative, con le sue canzoni ed una bellissima interpretazione del Disertore di Boris Vian. L’attenzione nei confronti dei problemi della guerra diminuiva progressivamente e il conflitto cominciava tristemente a far parte del nostro “paesaggio”. Cercammo allora qualche modo di riportare l’attenzione sul problema. Per esempio “smontando” simbolicamente un costosissimo aereo F35 e consegnando le varie componenti con un simbolico cartellino del prezzo agli ospedali San Martino e Gaslini, al teatro Carlo Felice, alla comunità di San Benedetto e alla Caritas. Oppure costruendo una gigantesca Costituzione e consegnandola al comando militare di Genova. O ricordando i civili – la stragrande maggioranza dei caduti – con una simulazione di morte al mercato. Alle varie guerre si è poi aggiunta quella spietata contro i migranti. “Disobbedire a Salvini” recitava un nostro striscione, mentre il ministro chiudeva i porti. Anche oggi ne esponiamo uno che dice “porti aperti”, in attesa che l’atteggiamento del nostro paese verso chi fugge dalla guerra e dalla fame diventi quello degno di un paese civile e che gli infami accordi con la Libia vengano denunciati e superati. Quando cominciammo non pensavamo che saremmo rimasti/e in piazza per venticinque anni e che avremmo distribuito oltre 500˙000 volantini. Ma ogni volta che pensavamo che “quella settimana” sarebbe stata l’ultima, accadeva qualcosa che ci costringeva a presentarci ancora una volta sui gradini del Ducale. E abbiamo così già raggiunto e superato la millecinquecentesima ora, un record cui certamente non avremmo aspirato. Abbiamo espresso la nostra solidarietà a tutti i prigionieri politici, tra cui Peltier, Zaki ed Assange; chiesto verità e giustizia per Giulio Regeni. Abbiamo aderito al progetto delle “Veglie contro le morti in mare”, manifestando sotto la prefettura per esigere soccorso immediato alle barche di migranti in difficoltà. Abbiamo espresso la nostra solidarietà al popolo palestinese, e chiesto la liberazione di Mohamed Hanoun. Siamo stati/e e torneremo in piazza a fianco dei portuali genovesi nella lotta contro il commercio internazionale delle armi e a sostegno della Global Sumud Flotilla. Abbiamo chiesto l’abolizione di Frontex e abbiamo protestato contro il decreto che equipara l’antisionismo, che è uno dei nostri valori, all’antisemitismo che ci è totalmente estraneo. Abbiamo espresso la nostra solidarietà agli obiettori ed ai disertori di tutte le guerre; e sostenuto i e le giovani israeliani che rifiutano il servizio militare; contro il ritorno alla leva e contro la chiusura delle scuole genovesi in occasione della parata militare degli alpini. E a Natale non ci facciamo mai mancare il presepe costruito sulle macerie di Gaza. A che cosa aspiriamo? A non battere alcun record di durata, e a dedicarci ai nostri hobby e alle nostre passioni, ma solo in un mondo più giusto. sito web: https://orainsilenzioperlapace.org/ pagina Facebook: https://www.facebook.com/OraInSilenzioperLaPaceGenova contatti: norma.b@libero.it – (+39)3473204042 Redazione Genova
September 15, 2026
Pressenza
“La forza delle donne contro la violenza”, a Verona dal 24 settembre prossimo
L’iniziativa, promossa dal Circolo della Rosa con il patrocinio del Comune di Verona, propone un ciclo di incontri tenuti nella sala Fiumi della Biblioteca Civica di Verona, con inizio alle 17:30. Al primo, in svolgimento giovedì 24 settembre, l’attenzione focalizzerà sulle prassi e sui principi orientativi del movimento femminile pacifista internazionale. Mirella Leone dialogherà con le referenti del gruppo Donne in Nero di Verona, che nella città veneta svolge attività da molti decenni, dal 1990 praticando nella centrale piazza Bra un’ora di silenzio per la pace ogni giovedì pomeriggio. I seguenti incontri sono ispirati da frasi celebri, che alcune donne hanno scritto in opere letterarie e saggi e spesso citate nei discorsi sulla pace, nei dibattiti sulla nonviolenza e in proclami, dichiarazioni, manifesti e manifestazioni contro la guerra: * 20 novembre – «Tra uccidere e morire c’è una terza via: vivere» (Christa Wolf, Cassandra), con Anna Maria Piussi * 27 novembre – «Come donna non ho patria. La mia patria è il mondo intero» (Virginia Woolf, Le tre ghinee), con Vittoria Ferri * 4 dicembre – «Combattere senza odiare […] disfare senza distruggere» (Luisa Muraro, Dio è violent) con Marco Campedelli Maddalena Brunasti
September 11, 2026
Pressenza
6 e 9 agosto 2026: le campane della pace suonano per ‘svegliare’ tutti
Alle ricorrenze, quest’anno l’81° anniversario, le vittime delle bombe atomiche vengono commemorate con un minuto di silenzio scandito dal rintocco delle peace bells, che nelle due città giapponesi cominciano a suonare alla stessa ora in cui esplosero gli ordigni, alle 8:15 a Hiroshima e alle 11:02 a Nagasaki. Il rituale viene praticato anche a Longare, in provincia di Vicenza, davanti ai cancelli della ‘Pluto’, una ex-base American Force Italy Pluto ora sede di una Task-Force USA, dove i pacifisti si radunano continuativamente ogni 6 e 9 agosto e anche alla mattina di tutte le domeniche dal 1987. Il 6 agosto a Hiroshima la cittadinanza si raduna al Peace Memorial Park, dove la Peace Bell è stata inaugurata nella Giornata Mondiale della Pace, 20 settembre, del 1964 e suona dopo la commemorazione delle persone elencate nel Register of the Names of the Fallen Atomic Bomb Victims, il discorso del sindaco, e la Dedicazione dei fiori e prima della lettura della Dichiarazione di pace e dell’Impegno per la pace, accompagnate dal volo delle delle colombe e dalla recitazione della Canzone per la pace di Hiroshima (programma della cerimonia). Per l’occasione nel 2026 il Ministero della Salute del Lavoro e del Welfare giapponese ha informato che le persone in possesso di un Manuale di salute per sopravvissuti alla bomba atomica nel marzo scorso erano 91˙105, quindi 8˙025 in meno rispetto all’anno precedente, e che la loro età media è di 86,66 anni, e che nel 2026 al registro delle vittime delle bombe atomiche sono stati inclusi 4˙393 sopravvissuti, perciò il bilancio totale delle vittime oggi è di 353˙639 persone. Alla cerimonia celebrata il 6 agosto 2026 insieme ai rappresentanti degli hibakusha [sopravvissuti alle esplosioni] e dei familiari delle vittime hanno partecipato i referenti di 121 nazioni. Il reportage del quotidiano nipponico JapanNews riporta che erano presenti le delegazioni “dell’Unione Europea in Giappone” e anche “di nazioni dotate di armi nucleari, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, e coinvolte in conflitti, come l’Ucraina e l’Iran”, ma invece non di Russia e Cina. Il sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui si è espressamente rivolto ai governanti e politici di tutto il mondo: «Minimizzare la disumanità delle armi nucleari e accettare l’uso della forza per perseguire la propria prosperità rischia di innescare cicli di violente rappresaglie che potrebbero sfociare in un’altra Hiroshima o Nagasaki. Vi prego di ascoltare attentamente i nostri hibakusha e il loro appello per la pace. Il Giappone, che aderisce ai Tre Principi Non Nucleari e, unica nazione ad aver subito bombardamenti atomici, è impegnato a perseguire gli sforzi per un mondo senza armi nucleari, è più che mai determinato a mantenere e rafforzare il quadro del TNP». Al TNP (Non-Proliferation Treaty / Trattato di non-proliferazione siglato nel 1970 e a cui aderisce anche l’Italia) è seguito il TPNW – Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons, o Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, sancito con la delibera approvata il 7 luglio 2017 da 124 dei 193 stati-membri dell’ONU con 122 voti a favore, uno contrario e un’astensione ed entrato in vigore il 22 gennaio 2021 e attualmente ratificato da 70 Paesi, ma non ancora l’Italia… dove l’attenzione di politici e governanti è stata sollecitata ad alcune manifestazioni svolte nelle giornate dell’81° anniversario del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki.  La devastazione di Nagasaki, documentata dalle fotografie che l’aeronautica militare USA ha effettuato nel 1945 poco prima e subito dopo il bombardamento, il 9 agosto 1945 si è estesa in un’area di 6,7 km². Da quel giorno fino alla fine dell’anno nella città e nei suoi dintorni morirono 74˙000 persone, che verranno commemorate domani, 9 agosto 2026, con la cerimonia al Peace Memorial cittadino. Alle 11:04 nella città suoneranno contemporaneamente i rintocchi di due campane della pace: quella installata nel Parco della Pace nel 1977, che viene fatta suonare anche tutti i giorni, ogni mattina alla stessa ora in cui nel 1945 la città venne devastata, e quella della cattedrale dell’Immacolata Concezione, detta anche cattedrale di Urakami, quasi completamente distrutta dall’esplosione e restaurata nel 1959. Dalle macerie venne recuperata una delle campane dei due campanili che nel 2025, 80° anniversario della tragedia, finalmente è stata ricollocata e fatta suonare alla commemorazione in cui, come riferito dal quotidiano inglese The Guardian, il sindaco della città, Shiro Suzuki, ha esortato il mondo a “porre fine immediatamente ai conflitti armati” dichiarando: «Sono passati ottant’anni, e chi avrebbe mai potuto immaginare che il mondo sarebbe diventato così? Una crisi che potrebbe minacciare la sopravvivenza dell’umanità, come una guerra nucleare, incombe su ognuno di noi che viviamo su questo pianeta». IL MONDO È IN GUERRA, LA TERRA È IN FIAMME…! BASTA !!  CESSATE IL FUOCO !!! Ad alcune settimanali presenze e ore e mezz’ore di silenzio per la pace ‘a calendario’ dal 3 al 9 agosto i partecipanti commemorano le vittime delle bombe atomiche di e delle guerre attualmente in corso e focalizzano la propria e altrui attenzione alle ripercussioni dei conflitti armati nell’aggravamento del degrado ambientale e del surriscaldamento climatico. Le iniziative sono state svolte lunedì a SESTRI LEVANTE, mercoledì a GENOVA, giovedì a MILANO, venerdì a VARESE e sabato a LIVORNO e SARTIRANA LOMELLINA, TORINO e VOGHERA, inoltre il 6 agosto a Longare (VI), dove un presidio è in programma anche domenica 9 agosto, con raduno dalle 8:30 e commemorazione delle vittime di Nagasaki dalle 11 alle 11:15. Maddalena Brunasti
August 8, 2026
Pressenza
Il popolo dei presidi di pace e per la Palestina
“I miei genitori sono scappati dal Vietnam e sono venuti qui (in Veneto) negli anni Settanta. La guerra nel Vietnam non è finita perché qualcuno ha vinto o qualcuno ha perso ma è finita per le proteste contro la guerra e l’enorme pressione che hanno fatto sul governo americano”. A parlare è un giovane vietnamita che insieme a me sostiene lo striscione “contro la guerra” nel presidio settimanale “Cessate il fuoco” che dal febbraio del 2024 si tiene in questa cittadina nella provincia di Vicenza. Sì è vero, vi fu un grande movimento globale contro la guerra in Vietnam che prese l’avvio nel 1965 e proseguì per dieci anni fino alla caduta di Saigon il 30 aprile 1975. A detta di molti, il movimento contro la guerra ha contribuito ad accelerare il processo di uscita dalla guerra degli Stati Uniti. Le proteste hanno avuto un impatto enorme sull’opinione pubblica soprattutto negli Stati Uniti e hanno contribuito a ridurre il sostegno politico e popolare all’intervento. I momenti chiave sono stati: la storica marcia al Pentagono nell’ottobre 1967 con 100.000 persone e il grande sciopero studentesco nazionale nel maggio 1970. Ma le proteste non si limitarono al territorio nordamericano. In Francia nella primavera del 1968 le proteste studentesche erano anche contro il coinvolgimento USA. In Giappone a Tokyo circa 20.000 studenti hanno bloccato la stazione di Shinjuku e in Australia Canberra ci sono state manifestazioni per opporsi alla leva obbligatoria. Anche in Italia, un momento emblematico fu all’università di Bologna il 21 maggio 1967. L’internazionalismo solidale Il mio vicino di presidio, italiano di discendenza vietnamita, oggi è qui assieme alla moglie e alle due figlie piccoline, mi ha ricordato come, accanto alle proteste, anche l’internazionalismo sia sempre stato un aspetto fondamentale delle lotte. E’ un filo conduttore nella storia dei movimenti. Già durante la guerra civile spagnola negli anni Trenta, volontari da tutto il mondo, le cosiddette Brigate Internazionali, si unirono per combattere contro i fascismo. È una tradizione di solidarietà globale che si rinnova anche in tempi diversi e battaglie differenti. Pensiamo ai curdi con il loro progetto nel Rojava, hanno fatto proprio un approccio internazionalista richiamando persone da tutto il mondo. È un filo che unisce lotte per l’autodeterminazione e giustizia in diverse epoche e luoghi. Fondamentale è stato il sostegno dei movimenti internazionali contro l’apartheid in Sudafrica che hanno organizzato le grandi campagne per sensibilizzare l’opinione pubblica affinché facessero pressioni presso i loro governi e il governo sudafricano. A partire dagli anni Novanta, un po’ ovunque, movimenti di solidarietà internazionale  si interfacciano con i movimenti di liberazione in America Latina come in Nicaragua, nel Chiapas ecc. Come dimenticare il contributo di Cuba? Ha avuto un ruolo molto importante nell’internazionalismo del secondo Novecento. Dopo la rivoluzione del ‘59 il governo cubano sostenne movimenti di liberazione specialmente in Africa e in America Latina. C’erano le missioni mediche e di alfabetizzazione in tanti paesi del sud del mondo, viste come “internazionalismo solidale”. Molte persone ricordano quei programmi come aiuti concreti e per diverse comunità sono stati fondamentali soprattutto dove mancava l’accesso a cure di base. Ma non si può parlare di internazionalismo senza citare Alexander Langer una delle figure più originali dell’internazionalismo europeo. Veniva dall’Alto Adige terra di confine, di convivenza tra lingue diverse e da lì ha sviluppato un’idea di internazionalismo molto concreta: costruire ponti piuttosto che proclamare slogan. Negli anni delle guerre dell’ex Jugoslavia si impegnò tantissimo per fermare le violenze organizzando convogli umanitari, promuovendo incontri tra comunità e spinse perché l’Europa si assumesse una responsabilità morale e politica per la pace. Non vedeva la pace come qualcosa di astratto per lui, pace, giustizia sociale ed ecologia erano tasselli della stessa visione. Donne in Nero Molti presidi hanno preso l’avvio dai gruppi ancora esistenti sul nostro territorio delle “Donne in nero” che fin dagli anni Novanta protestano contro la guerra e il militarismo in modo pacifico e silenzioso. Questo movimento è nato nel 1988 a Gerusalemme durante la prima entifada con donne israeliane, a cui poi si sono aggiunte le palestinesi, che ogni settimana si riunivano in silenzio vestite di nero per denunciare l’occupazione e la violenza. Da allora il modello si diffonde, nella vicina Jugoslavia, sono note le Donne in nero di Belgrado che durante le guerre dell’ex Jugoslavia si opposero pubblicamente al nazionalismo e alle violenze suscitando grande scalpore e opposizione-ma non è una novità che i pacifisti vengono presi di mira, durante e prima, le guerre. Ho incontrato diverse donne in Veneto che mi hanno raccontato le loro esperienze, sia in Palestina che a Belgrado, quando si sono unite alle donne di quei posti. In quegli stessi anni iniziavano i gruppi organizzati dall’allora europarlamentare Luisa Morgantini nei territori occupati e a Gaza. Il suo percorso incarna proprio quella idea di internazionalismo delle lotte, le reti di solidarietà oltre i confini. Morgantini è stata tra quelle che hanno cercato di unire pacifismo, presenza nei luoghi dei conflitti, collaborazione con associazioni italiane e internazionali, e un lavoro di collegamento con i movimenti palestinesi e israeliani. Da questo punto di vista è molto vicina ad Alexander Langer, come lei eurodeputato, nel tentativo di costruire delle alternative facendo da cerniera tra protesta e proposta. A Palermo l’esperienza delle Donne in Nero dà vita alla protesta silenziosa nelle piazze dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio a cui si unisce la popolazione scossa ma decisa a reagire. In varie città italiane nascono piccoli gruppi autonomi che organizzano presidi silenziosi nelle piazze, producono campagne, seminari e collaborano con le reti pacifiste e femministe. E’ questa rete lo zoccolo duro dei tanti presidi per la pace che dopo l’invasione della Russia in Ucraina e ancor più dopo il 7 ottobre 2023 si sono attivati in tante piazze italiane, grandi o piccole che siano. Questo è vero anche per la rete nazionale “10 100 1000 piazze di donne per la pace” che è nata nella primavera del 2025, su iniziativa del presidio per la pace delle donne di Palermo, di Caltanissetta e del Pinerolo (TO). La rete è costituita da più di un’ottantina di gruppi e associazioni dalla Sicilia, alla Sardegna al Trentino. Donna Reporter
August 4, 2026
Pressenza
“Il mondo è in guerra, la Terra è in fiamme! Basta!! Cessate il fuoco!!!”
In concomitanza con l’81° anniversario del bombardamento a Hiroshima e Nagasaki, alcuni gruppi che ogni mese e settimana nelle propria città praticano la presenza nonviolenta e il silenzio per la pace commemorano le vittime delle bombe atomiche e delle guerre attualmente in corso svolgono le iniziative focalizzando l’attenzione alle ripercussioni dei conflitti armati nell’aggravamento del degrado ambientale e del surriscaldamento climatico. “Il 6 agosto 1945 l’Enola Gay sganciò Little Boy su Hiroshima, esplosa a 600 metri dal suolo radendo al suolo il 70% degli edifici e causando 140˙000 morti entro fine anno. Tre giorni dopo, il 9 agosto, Fat Man colpì Nagasaki, distruggendo 6,7 km², con 74˙000 morti entro il 1945. Nei cinque anni successivi aumentò la leucemia tra i sopravvissuti, seguita da tumori e malformazioni nei figli delle donne esposte – ricordava SENZATOMICA un anno fa – Nei manuali scolastici Hiroshima e Nagasaki sono spesso raccontate come l’atto finale della Seconda guerra mondiale. In realtà, quelle due esplosioni segnarono un inizio…”. Oltre alle oltre 214˙000 vittime delle esplosioni e alle innumerevoli persone affette dalle malattie letali e invalidanti causate dalle radiazioni, le bombe atomiche hanno provocato devastazioni ambientali che a distanza di decenni abbiamo riscontrato e misurato… Adesso, invece, non sappiamo ancora quali e quanto estesi e perduranti saranno gli effetti collaterali delle guerre attualmente combattute. Sicuramente i conflitti armati del presente hanno conseguenze molto nocive, tra cui di incrementare inquinamento e surriscaldamento. E se, ovviamente, non sono l’unica causa degli incendi e dell’ondata di calore estremo che patiamo proprio in questi giorni, comunque le micidiali ripercussioni delle guerre combattute in Ucraina e Medio Oriente sono particolarmente efferate nei paesi europei e mediterranei, dove l’aumento delle temperature di atmosfera e mari è più intenso e rapido che in altre zone del pianeta. “Negli ultimi trent’anni la temperatura media globale è aumentata di circa 0,26 °C per decennio. In Europa, nello stesso periodo, il ritmo è più che doppio: circa 0,53 °C per decennio dalla metà degli anni Novanta – spiega un esperto, Davide Faranda – Rispetto all’epoca preindustriale il pianeta si è scaldato di circa 1,3 °C, ma l’Europa è già oltre i 2,4 °C. Mentre il mondo discute di come restare ‘ben al di sotto dei 2 gradi’ fissati dall’Accordo di Parigi, il nostro continente quella soglia l’ha già oltrepassata [Perché l’Europa si scalda più in fretta del resto del mondo? – A FUOCO, 22 luglio 2026]”. Per tutelare la salute dei propri connazionali, che esortano a condurre uno stile di vita salutare ed ecologico, a proteggere i patrimoni ambientali e a essere responsabili, e per salvaguardare i territori che amministrano, di cui si proclamano ‘guardiani’ e difensori, i governanti europei dovrebbero favorire la cessazione delle guerre in Europa e Medio Oriente. Invece, paradossalmente, anziché in welfare investono in warfare, o riarmo, e così fomentano i conflitti armati che fanno strage di innocenti – in Ucraina una carneficina incessante dal 2022, nella Striscia di Gaza il genocidio cominciato nel 2023, in Cisgiordania, Libano e Iran i massacri iniziati quest’anno – e che, distruggendo città, ospedali, impianti energetici e infrastrutture civili e devastando foreste e terreni agricoli, oltre che nei paesi in cui vengono combattuti provocano danni ambientali anche nelle nazioni europee. Queste idee e istanze vengono espresse durante alcune settimanali presenze e ore e mezz’ore di silenzio per la pace ‘a calendario’ dal 3 al 9 agosto: * lunedì a SESTRI LEVANTE, davanti alla Basilica dalle 19 alle 20; * mercoledì a GENOVA, in piazza De Ferrari dalle 18 alle 19; * giovedì a MILANO, in via Mercanti, dalle 18:30 alle 19; * venerdì a VARESE – piazza Monte Grappa dalle 18 alle 19; * sabato – dalle 9 alle 10 a LIVORNO (piazza Grande), dalle 11 alle 12 a TORINO (piazza Carignano) e TREZZO SULL’ADDA (piazza Gorizia), nella mattinata a SARTIRANA LOMELLINA, SONDRIO e VOGHERA e nel pomeriggio a CORMANO (via Edison). E, come  ogni domenica mattina e ogni 6 e 9 agosto dal 1987, anche quest’anno a Longare (VI) i gruppi pacifisti locali si radunano in presidio davanti ai cancelli della ex-base AFI Pluto, ora sede di una Task-Force USA: * giovedì 6 agosto dalle 8 fino alle 11:30, commemorando le vittime della bomba atomica lanciata su Hiroshima con il silenzio dalle 8:15 alle 8:30; * domenica 9 agosto dalle 8:30, commemorando le vittime di Nagasaki con il silenzio dalle 11 alle 11:15.   Maddalena Brunasti
August 3, 2026
Pressenza
Verità e giustizia per Farik: presidi a Novara, Alessandria e Casale Monferrato
Oggi, giovedì 23, e domani, venerdì 24, le iniziative indette da S.I. Cobas mobilitano le cittadinanze a manifestare davanti alle prefetture dei capoluoghi di provincia. E come ieri, mercoledì, a Genova, domani, venerdì, a Casale Monferrato il settimanale raduno di silenzio per la pace e la giustizia sociale coinvolge i partecipanti a esprimere la protesta contro la violenza delle forze dell’ordine. Nella convocazione del presidio davanti alla Prefettura di Alessandria (piazza della Libertà) in svolgimento venerdì 24 luglio alle 18, S.I. Cobas Alessandria – Tortona spiega che l’iniziativa è indetta per protestare “per la morte di Farik a Bologna, ucciso dalla polizia e da chi doveva intervenire e non l’ha fatto”. “Mentre da un lato si tenta di giustificare la furia omicida da farwest del gioielliere cuneese che sta dove deve stare, ossia in galera, dall’altro si tenta di minimizzare, di far finta di indagare, di dire che non è chiara la dinamica che ha portato alla morte di Fakir – dichiara S.I. Cobas Alessandria – Ma cosa non e’ chiaro? L’abbiamo visto tutti il video dell’orrore, mentre veniva soffocato. Peggio che nell’America DELL’ICE dove esiste lo scudo penale per i poliziotti. Come in Italia e questa deve diventare la nostra prima battaglia di contrasto. Senza un forte movimento d’opposizione, il modello diventa l’America di Trump, la Turchia di Erdogan, il modello diventa quello stato d’Israele che scatena guerre genocidarie in tutto il Medio Oriente. Ecco dove vanno l’Occidente e l’Italia con i suoi uomini di governo che giustificano ogni nefandezza. Ecco perché venerdì 24 è importante esserci, esserci in tanti per dire che non ci stiamo, per dire ancora una volta che siamo contro ogni guerra, in casa e fuori casa”. Contemporaneamente al presidio davanti alla Prefettura, nella provincia alessandrina a Casale Monferrato in piazza Mazzini dalle 18:30 alle 19 si svolge la settimanale Mezz’ora di Silenzio per la Pace e Giustizia Sociale praticata continuativamente ogni venerdì dal primo del 2025 e per l’occasione dai partecipanti svolta focalizzando la propria e altrui attenzione alle questioni evidenziate dal gruppo praticante la settimanale Ora di silenzio per la pace a Genova dal settembre 2001 e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: “A 25 anni di distanza in due città, Genova e Bologna, sono morti due innocenti, Carlo Giuliani e Abderrahim Fakir, entrambi vittime della stessa violenza: quella con cui le forze dell’ordine intervengono in piazze e strade di molte nazioni del mondo. Come a Minneapolis nel 2020 e, ancora, 2025 e 2026… BASTA!“. A Novara l’iniziativa svolta oggi, giovedì 23 luglio, coinvolge S.I. Cobas provinciale insieme alle rappresentanze di USB, al Collettivo Libertario Franco Cagliero e al Coordinamento Novara per la Palestina. Redazione Piemonte Orientale
July 23, 2026
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