25 aprile La memoria condivisa: la verità non è negoziabileTu da che parte stai?
“C’è che noi nella Storia siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da
noi niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo. Tutto servirà, se non a
liberare noi, a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza rabbia,
serena, in cui si possa non essere cattivi.”
Così scriveva il partigiano Italo Calvino. Nulla è andato sprecato, e aveva
ragione, non soltanto perché a quella straordinaria stagione di lotta dobbiamo
la liberazione dal regime fascista, ma perché la battaglia per costruire un
orizzonte collettivo di emancipazione, giustizia e libertà è ancora tutta da
combattere.
C’è davvero oggi la necessità di costruire una nuova Resistenza popolare, che
superi i confini e le distanze, che si opponga alle logiche autoritarie e
reazionarie che caratterizzano il nostro tempo, che si opponga all’uso
dell’intelligenza e delle risorse collettive impiegate non a favore del
benessere comune ma per il riarmo, la militarizzazione, il genocidio, la guerra
voluta da USA e Israele che sta spingendo il mondo nella più grave crisi degli
ultimi 50 anni.
In questo contesto globale segnato da conflitti, crisi democratiche e profonde
disuguaglianze, parlare di Resistenza significa anche interrogarsi su quale idea
di umanità vogliamo costruire: una società fondata sulla competizione e
sull’esclusione, o una comunità fondata sulla dignità, sui diritti e sulla
solidarietà.
È una Resistenza nuova che, in ogni luogo — nelle scuole, nelle università, sui
posti di lavoro, nelle piazze e ovunque sia possibile — deve invertire la rotta.
È una Resistenza nuova che sta prendendo forma anche nei gesti quotidiani di chi
rifiuta l’indifferenza e sceglie la responsabilità. Una resistenza che ha
cominciato ad esplodere con la grande energia che ha portato nelle piazze
migliaia e migliaia di persone, di ragazzi che hanno alzato la voce contro la
guerra, le ingiustizie, la sofferenza del popolo palestinese e, più
recentemente, la tutela della Costituzione con la vittoria referendaria. Una
resistenza non solo di grandi atti, ma di pratiche diffuse, di partecipazione,
di cura della democrazia.
Quest’anno il 25 aprile si carica di una tensione sociale, politica e storica di
enorme portata. Quest’anno davvero si avverte che non può essere solo una
ricorrenza da calendario civile: è il momento in cui l’Italia sta tornando a
confrontarsi e a riappropriarsi del proprio atto di nascita più autentico.
Il 25 aprile del 1945, con la liberazione dal nazifascismo, non si concluse
soltanto una guerra, ma si credette nella possibilità concreta di costruire un
nuovo futuro: una Repubblica fondata sulla libertà, sulla dignità della persona
e sulla democrazia.
È la prima forma di un patto costituzionale che diventerà la nostra
Costituzione.
Il 25 aprile è e deve restare la festa di tutti: non appartiene a una parte
politica e non può essere confinato a una memoria di parte. Il 25 aprile è il
fondamento stesso della convivenza civile italiana, è il valore identitario che
ci lega tutti, è il punto da cui discendono i diritti e le libertà di cui
godiamo oggi e che troppo spesso stanno cedendo nella loro impalcatura.
Un immenso patrimonio comune che non può essere svuotato del suo significato
storico e morale. Il 25 aprile è continuamente oggetto di una narrazione che,
soprattutto negli ultimi tempi, sta tentando di trasformarlo in una generica
giornata di “pacificazione nazionale”, come ha dichiarato la seconda carica
dello Stato, Ignazio La Russa, suscitando un acceso dibattito che vorrebbe
indirizzare il 25 aprile verso una prospettiva in cui tutte le memorie si
equivalgono e tutte le scelte vengono poste sullo stesso piano.
Vorrebbe passare come una prospettiva conciliatoria dopo 80 anni, ma in realtà
nasconde una narrazione e un intento profondamente distorsivi.
Chiariamolo: la Storia non è neutrale, ci chiama a scegliere da che parte stare,
e quelle scelte avranno per noi e per gli altri un peso etico e politico che non
può essere cancellato di fronte alla Storia.
I partigiani che hanno speso la vita per la Resistenza e la liberazione dal
nazifascismo non possono stare sullo stesso piano dei giovani caduti per
difendere la Repubblica di Salò. La Storia è un severo tribunale che non
assolve: i partigiani sono morti per restituire libertà e dignità a un Paese
oppresso, i giovani di Salò hanno difeso fino alla morte un regime autoritario e
collaborazionista con l’occupante nazista.
Il rispetto, che pure si deve per ciascuna morte, non può però tradursi in una
equiparazione morale dei valori e delle finalità per i quali si è data la vita.
La morte non santifica, non trasforma automaticamente in eroe chiunque cada:
sono le idee, le scelte, i valori collettivi a dare senso a una vita e alla
stessa morte.
Il 25 aprile non cancella queste differenze, ma esalta quella consapevolezza di
una morte affrontata dalla parte giusta della Storia, quella che ha scelto la
democrazia contro la dittatura, i diritti contro l’oppressione.
Eppure questa data continua a essere divisiva, non tanto per i rigurgiti e le
nostalgie marginali, quanto piuttosto perché manca spesso nella coscienza
collettiva una piena e consapevole condivisione del suo più profondo
significato. Spesso si riduce a rituale, a vuota celebrazione svuotata di
contenuto: in questo scenario il rischio più grande non è il conflitto delle
idee, ma l’indifferenza.
Ogni cittadino democratico deve sentire la responsabilità di difendere e onorare
la Resistenza, che non significa aderire a un’ideologia, ma sapere riconoscere
il valore universale della libertà e della Costituzione.
Ognuno è chiamato ogni giorno a vigilare affinché quei principi non siano erosi
dal tempo, dalle ideologie politiche e dalle opportunistiche propagande,
banalizzati e piegati a interessi contingenti.
Trasmettere alle nuove generazioni il senso di quella scelta collettiva che ha
reso possibile l’Italia repubblicana, libera e democratica deve diventare
l’imperativo morale di ognuno di noi.
Il 25 aprile non chiede unanimismo ma consapevolezza, non vuole retorica ma
memoria critica.
Perché la libertà, una volta conquistata, non è un bene garantito per sempre, ma
una tensione sempre viva che non deve mai allentare la guardia, per essere
pronti a saper identificare i tentativi che cercano di svuotarla. È un impegno,
non un anniversario: un impegno a continuare a scegliere ogni giorno, anche
quando la memoria sembra offuscarsi e la verità vacillare, continuare a
scegliere la parte giusta della Storia, riconoscere i segnali di regressione e
avere il coraggio di opporsi.
Il 25 aprile non è solo un anniversario. È una scelta che si rinnova ogni
giorno.
Anche quando la memoria si affievolisce.
Anche quando la verità viene messa in discussione.
Continuare a scegliere da che parte stare: questa è, ancora oggi, la sua eredità
più profonda.
EVENTI 25 APRILE
* Corteo regionale Porta Capuana, ore 11.00
* Festa della Resistenza presso l’ex OPG “Je so’ pazzo” a Materdei, ore 19.30
* “Esistenze – Atto 2”, performance del Teatro Popolare, ore 20.30
* Cena popolare, musiche e danze
Eventi curati dall’ANPI “25 aprile 2026 – 80 anni di Repubblica antifascista”:
* ANPI Sezione Collinare “Aedo Violante”, ore 10.30, via Luca Giordano angolo
Scuola Vanvitelli: musiche, performance, poesie, brani e letture di articoli
della Costituzione
* Largo Berlinguer, ore 9.00: letture dalla Costituzione
* “Il fiore del partigiano”, percorso della memoria ore 9.00–11.00, da Piazza
Mercato a Piazza XXV Aprile
* Presidio antifascista Piazza del Plebiscito (Prefettura), ore 14.00–16.00
* Bacoli: corteo cittadino con il Confalone accompagnato dalla banda musicale
“Città di Bacoli”, Piazza Marconi ore 11.00
* Ercolano, via Cegnacolo 2, ore 10.30: omaggio ad Antonio Gramsci
* Forio, Piazza Medaglie d’Oro, ore 10.00–13.00
* Castellammare, ore 10.30: raduno Piazza Matteotti e corteo
* Saviano, Piazza 25 Aprile, ore 9.30
* Nola, Piazza Duomo, ore 10.00
Gina Esposito