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Ancora in cammino, per rabbia e per amore, lungo le strade della Valle NO TAV
Fu proprio il Comune di Sant’Ambrogio ad ospitare, nella primavera del 1996, la prima manifestazione di piazza contro il TAV. L’opposizione alla grande mala opera era allora ai suoi primi passi e puntava soprattutto su temi come il consumo del suolo, con i  prevedibili danni all’allevamento ed all’agricultura, lo scempio paesaggistico, il deprezzamento dei beni immobiliari e soprattutto il rumore intollerabile, amplificato dall’eco, che il passaggio del supertreno avrebbe prodotto in una valle  lunga e stretta, chiusa tra alte pareti rocciose. La camminata sfilò lungo le vie del paese, con i sindaci in testa ed ai fianchi i trattori e le bandiere della Coldiretti. Le bandiere NO TAV non erano ancora nate ed il Movimento muoveva i primi passi. I giornali  parlarono di alcune migliaia di partecipanti ed a noi sembrò un grandissimo, insperato successo. Dopo trent’anni siamo ancora in cammino. Alla manifestazione NO TAV che questa volta sfila in Bassa valle, da Sant’Ambrogio ad Avigliana, ci siamo di nuovo tutti: i comitati, i sindaci, le numerose realtà di lotta venute a portare solidarietà da tutto il Paese e dalla Francia. Commuove ritrovare i vecchi compagni, ma il cuore gioisce di fronte alla marea di giovani e giovanissimi che hanno preso la testa del corteo, ragazze e ragazzi portatori delle istanze di giustizia sociale e ambientale che sono il nostro  patrimonio più caro e, attraverso le loro voci, continuano a farsi parola, grido di ribellione.. Alla brezza di valle ondeggiano gli striscioni, sventolano le bandiere, accanto ai simboli NO TAV i colori della Palestina. E’ un fiume gioioso quello che scorre per le vie dei paesi e dilaga lungo la statale, tra prati ed albereti, case sparse con orti ridenti di verdure autunnali e cagnolini al cancello: è questa la terra amata, sulla quale si allunga l’ombra della devastazione annunciata e che chiede di essere difesa. Questa volta a rabbuiare la festa non compaiono truppe in assetto antisommossa, solo qualche cellulare piazzato nei punti strategici (ma a Torino e in Valle, nelle stazioni di partenza e di arrivo, la polizia ferroviaria continua a fermare e a controllare i biglietti). L’impressione generale è che il vento stia cambiando e che, davanti alla politica scellerata che taglia i diritti di tutti per aumentare i profitti dei pochi, scricchiolino le certezze dei paladini del TAV: non si può non commentare con ironia la misera riuscita della manifestazione SI’ TAV di qualche giorno fa a Torino e paragonare quel centinaio di partecipanti con le almeno cinquemila persone di questo nostro gioioso corteo. Ad un certo punto compare anche un gruppetto di parlamentari: sono gli eletti in parlamento grazie ai voti del movimento No TAV, i quali, una volta giunti al governo, messe nel dimenticatoio le promesse,  si adeguarono alle scelte scellerate che permisero l’apertura dei cantieri TAV in Valle. Oggi, davanti alle telecamere, tornano ad enumerare i motivi della loro contrarietà all’opera ed a promettere battaglia, ma non ci sono applausi per loro. In corteo ci si rincontra, si torna a discutere, a far rivivere un passato che, anche in questa nostra Valle, ha significato lotte operaie e  ambientali, qualcuna vinta, tante perse. In questo non c’è malinconica commemorazione, ma il bisogno di capire, di recuperare le ragioni ripartendo dalle sconfitte. Mi capita così di ritrovare un compagno mio coetaneo, negli anni settanta operaio a Mirafiori e delegato sindacale di base. E’ uno dei sessantun licenziati Fiat per rappresaglia, nell’ ottobre ’79. Mi racconta che, proprio su quella esperienza finita con i trentacinque giorni di occupazione della fabbrica e la desertificazione sociale che ancora dura, sta lavorando insieme al collettivo studentesco del Politecnico di Torino. I giovani vogliono sapere per poter ripartire, e non dal racconto dei vincitori, ma dalle ragioni dei vinti. Di quei giorni  ci ritorna un’immagine in particolare: il grande ritratto stilizzato di Marx che campeggiava alla porta 5 di Mirafiori. L’ultimo giorno, sul ritratto,  compare una scritta di saluto, a mo’ di fumetto: “Avevamo la ragione e la forza. Ci è rimasta la ragione. coraggio, compagni”. Ci diciamo che proprio da quel messaggio è ora di ripartire, per riconnettere le lotte e  ricomporle contro il nemico comune, lo stesso di sempre, il sistema del capitale: le ragioni durano e si moltiplicano, la forza  collettiva rinasce. Quando arriviamo ad Avigliana si sta facendo sera. La luce del tramonto sfuma tra i tavolini dei bar, accende le chiome autunnali dei viali, colora di malinconia il commiato tra chi ha condiviso la fatica e l’allegria della lunga camminata. Dal palco arrivano gli ultimi interventi, l’invito al concerto serale. Per me è ora di tornare. Mi rimetto in viaggio,  sul ritmo dei versi danteschi che mi si scandiscono in testa come un amoroso tormentone. > ERA GIÀ L’ORA CHE VOLGE IL DISIO > AI NAVICANTI E ’NTENERISCE IL CORE > LO DÌ C’HAN DETTO AI DOLCI AMICI ADDIO; > > E CHE LO NOVO PEREGRIN D’AMORE > PUNGE, SE ODE SQUILLA DI LONTANO > CHE PAIA IL GIORNO PIANGER CHE SI MORE… Centro Sereno Regis
October 6, 2026
Pressenza
Il movimento NoTav si è rimesso in marcia ieri, all’ombra della Sacra
Non più di un migliaio… non meno di 3000… sicuramente più di 5000, secondo le stime dell’Unione Montana… Le cifre ballano, come sempre, alla fine di ogni corteo. E comunque non riuscirebbero a dare il senso del bellissimo, colorato, pacifico, variegato serpentone di uomini, donne, bambin3, ragazzin3 che insieme ai loro nonni, nonne, zii hanno percorso ieri lo stradone interno che collega i comuni di Sant’Ambrogio di Torino fino ad Avigliana: proprio all’ombra della Sacra di San Michele, che ci guardava da lassù, nel controluce di un ultimo scampolo d’estate. Bello esserci, nel ricordo (per chi c’era) di quel primo corteo di 30 anni fa. E per chi (come me) non c’era, per chi (come per molti dello spezzone Giovani NoTav) doveva ancora sognare di nascere, bello capire che 30 anni è proprio il tempo giusto per maturare. Bello percepire nell’aria un’aspettativa di ripresa, di ruota che gira gira… alla fine gira giusta. Perché in trent’anni sono troppe le evidenze ragionevolmente accumulate, argomentate, e ogni volta come ieri ripetute, in contrarietà al progetto. E sempre più stanche, sempre meno convincenti, sempre più sparute anche numericamente le motivazioni della SiTav propaganda. Non c’erano i trattori di 30 anni fa a sfilare ieri con i valsusini. In compenso c’erano i sindaci del maggior numero di comuni: esclusi quelli di Susa, Bussoleno, Mattie, Borgone, Sant’Antonino, Chiusa San Michele c’erano proprio tutti, ben 16 questa volta in fascia tricolore. E tra loro a reggere lo striscione c’era anche un sindaco francese, Roland Borghi, in rappresentanza delle tante amministrazioni che anche sul fronte francese sono da tempo schierate contro la “nuova” Torino-Lione che in effetti viaggia già da anni, basterebbe ammodernare quella esistente, senza bisogno di altri scavi e gallerie. “Vengo dal comune di L’Isle-d’Abeau, ma sono nato in Italia e proprio qui, in Val Susa” ha raccontato brevemente ieri subito dopo l’intervento di Silvano Barella, sindaco di Sant’Ambrogio, che ha inaugurato la manifestazione. “Oggi sono qui in rappresentanza di tanti comuni che sono contrari a questa Grande Opera per gli impatti già da tempo evidenti sull’ambiente: falde acquifere prosciugate, incessante via vai di veicoli, viabilità bloccata per anni… mentre sarebbe così urgente destinare fondi a ben altri obiettivi: scuole, sanità, welfare.” Le argomentazioni da sempre sostenute dal Movimento NoTav e che solo un attimo prima erano state una volta di più ribadite dal Presidente dell’Unione Montana e sindaco di Caselette, Pacifico Banchieri: “insostenibile l’impatto economico, ambientale e sociale” del Tav Progetto, che pretenderebbe ora estendersi anche nella tratta Avigliana-Orbassano, in un territorio cruciale per la rete idrica che serve anche Torino. Mentre sarebbe così prioritario il completamento delle linee metropolitane torinesi e il miglioramento del trasporto pubblico locale, per non dire tutto il resto. In marcia ieri c’era anche la delegazione di un neonato Comitato di Genitori che denunciano la crescente penuria di pediatri, in una valle che sta alle porte di Torino: quasi fossimo Terzo Mondo! “Oggi la Valle di Susa ha parlato con una voce sola, civile e determinata” ha ribadito Banchieri nella nota diffusa al termine della manifestazione. “Una politica di trasporti seria costruisce opere e servizi davvero utili, per i collegamenti che possano favorire chi studia e lavora, per un uso responsabile del denaro pubblico”. Significativa la presenza della ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, e altri rappresentanti del Movimento 5Stelle; e di Marco Grimaldi in rappresentanza di Alleanza Verdi e Sinistra: anche loro in marcia ma senza insegne né bandiere, da semplici cittadini, determinati però a riproporre il Tav-dossier sui tavoli “giusti” della politica e della programmazione territoriale: Governo, Regione, per non dire ReArm Europe… non sarà impresa da poco. Moltissimi gli interventi che hanno scandito la marcia, lungo i 4,5 km di percorso. Uno dei più belli e sentìti è stato quello di Philippe Delhomme, in rappresentanza dell’Associazione VAM (Vivre et Agir en Maurienne), volto noto del Movimento NoTav sul lato francese: “Siamo qui per affermare che anche la natura ha dei diritti fondamentali per la nostra stessa esistenza: le montagne, le foreste, i torrenti, gli animali, tutto ciò che vive intorno a noi è garanzia della nostra stessa vita. (…) Noi siamo quindi un movimento di resistenza contro il diritto di distruzione delle multinazionali, che occupano e colonizzano i nostri territori. E’ urgente passare da questo devastante capitalismo di stampo patriarcale a un matriarcato ecologista: in difesa della Madre Terra.” Solo poco prima aveva preso il microfono un’attivista dell’Assemblea Permanente in difesa di Bosco Ospizio, che da Reggio Emilia era presente alla marcia di ieri con una numerosa delegazione: “Le ruspe sono arrivate di notte. Privilegiando l’ennesimo Supermarket Conad di cui non avremmo alcun bisogno, hanno raso al suolo tutto quanto: alberi secolari che per mesi abbiamo cercato di difendere sono stati abbattuti con inaudita violenza; chi ha tentato di opporsi è stato arrestato; alcuni di noi si sono trovati con un Daspo urbano che vieta loro di vivere, lavorare ovvero esistere là dove era la loro normalissima vita… Tutto questo è inaccettabile!” Un concerto nella piazza di Avigliana ha concluso la manifestazione, dopo gli ultimi interventi del Sindaco, Andrea Archinà, e di Alberto Poggio, che ha parlato a nome della Commissione Tecnica, da sempre vicina alle ragioni della Val di Susa. Ma per gli amministratori che hanno promosso la manifestazione la giornata di ieri non rappresenta certo la fine della mobilitazione. A nome dell’Unione Montana Pacifico Banchieri ha già annunciato che la questione sarà riportata nelle sedi istituzionali: per riaprire il confronto sul progetto, sui costi, sugli impatti e sulle priorità infrastrutturali non solo della Valle ma della stessa area torinese. A’ suivre! Foto di Marioluca Bariona Daniela Bezzi
October 4, 2026
Pressenza
Tutti in marcia 3 ottobre in Val Susa: saremo di nuovo in tanti, là dove tutto è cominciato
Partì proprio da Sant’Ambrogio di Susa, 2 marzo 1996: la nostra prima marcia! Ed eccoci di nuovo oggi, 3 ottobre 2026, di nuovo qui, di nuovo in marcia, per l’ultima della serie (per ora). Diretti questa volta ad Avigliana ma ancora una volta sotto “La Sacra”, idealmente protetti dalla “Spada di San Michele” che in queste notti di settembre puntava con la sua luce azzurra in alto, verso Est, quasi pronta ad abbattersi sullo spreco della “Avigliana/Rivalta”, ennesima tratta dell’inutile, vecchio, progetto TAV che un tempo doveva collegare Kiev a Lisbona. Un progetto di origine militare, finanziato con fondi europei per la mobilità militare, per favorire le guerre che massacrano i popoli e le società civili. Si, perché le merci sui treni non ci saliranno mai, per questioni logistiche collegate al territorio italiano e a quella che viene definita la “Città diffusa”: capannoni ovunque, che rendono troppo costoso e complicato il trasporto merci su rotaia. E non esistono neppure i milioni di passeggeri venduti dai vecchi e decrepiti oracoli con la laurea da architetti che ci hanno ammorbati per anni con fandonie e pozioni magiche che neppure le peggiori fattucchiere del Medio Evo riuscivano a far digerire al popolo. E infatti… sparite le madamine, ridotti a pochi umarell ed interessati signori i SI TAV. Gente che prende regolarmente l’aereo invece che il treno. Noi invece che il treno lo prendiamo, e sappiamo in che condizioni viene lasciato il traporto dei pendolari, ci saremo eccome a Sant’Ambrogio! Noi che viviamo sulla nostra pelle la distruzione del creato, la tocchiamo con mano nella nostra valle e la osserviamo in tutto il mondo, noi marceremo. La forza dei NO TAV? Semplicemente quella di imparare a non spegnere ciò che siamo: esseri pensanti. Talmente razionali, noi che marciamo da 30 anni, da aver sempre evitato ogni violenza, per indole, ma anche sperando che infine nessuno possa negare l’evidenza di questo immane raggiro ai danni della collettività che si chiama Torino-Lione. Un trasferimento di risorse dal pubblico al privato: dal welfare, sanità, scuola, alle tasche di speculatori, tutta gente che viaggia con autista, auto blu e aero. Gente che non sa cosa sia la fatica, il risparmio, la cura del territorio. Gente ricca, riverita e scostante che noi pesiamo da 30 anni. Vero, il nostro giudizio su costoro conta poco nella realtà dei fatti, ma qui all’ombra della Sacra di San Michele gli esseri raziocinanti NO TAV possono perfino credere che sarà infine la bilancia di San Michele a pesare questi affaristi nel Giorno del Giudizio. E se quella bilancia funziona come si racconta… La Storia narra che mille anni fa un nobile e ricco francese compì gravi misfatti nella sua natia Alvernia, poi si pentì e pagò il suo debito con pellegrinaggi e opere di bene, vale a dire la realizzazione del monumento che noi in valle chiamiamo semplicemente “La Sacra”. Oggi nessun affarista e speculatore si pente ed ogni suo misfatto è peggiore del precedente. Forse aveva ragione il Giudice Ferdinando Imposimato quando diceva: «si è vero, i ladri hanno sempre rubato, ma un tempo almeno avevano il senso del limite!». Insomma son passati mille anni, milioni di persone hanno attraversato la Valle, nessuno li ha mai ostacolati se venivano in pace. Oggi invece in troppe occasioni, ed in questo caso solo per risparmiare qualche minuto, si sta perdendo ogni senso del limite, ogni rispetto per il creato, ogni decenza umana. Per arrivare prima, che poi bisognerebbe sapere cosa fare col tempo risparmiato! Non ci possiamo nascondere che ciò che viviamo in Valle è ben poca cosa rispetto a ciò che di peggio succede nel mondo, ma… neppure dobbiamo dimenticare che fa parte dello stesso schema. C’è chi lo chiama capitalismo, corretto. Ma perché non definirlo soprattutto perdita della moralità e del senso di giustizia? E’ lo stesso fenomeno che poco alla volta allontana le persone e cancella la solidarietà, che lascia morire la gente in mare, che aumenta i prezzi degli affitti, che crea disoccupati senza curarsi più di quelle persone. Chi manifesta contro lo spreco e l’arroganza di un’opera inutile, ragiona anche su queste vergogne della nostra società. Lo fa con sincera la tristezza nel cuore ma con la consapevolezza che la goccia d’acqua infine bucherà la roccia. Ogni passo di una marcia NO TAV è anche una limpida goccia d’acqua. Non si spiega altrimenti la determinazione di migliaia e migliaia di persone che arrivano quel giorno dove si manifesta, dalla valle e da tutto il Paese, persino dalla Francia. E poi cominciano a camminare con le bandiere NO TAV. Una sorta di pellegrinaggio, di preghiera, che questa volta, il 3 ottobre, alle ore 14, partirà di nuovo all’ombra della Sacra. Personalmente ho fatto un calcolo: il mio personale pellegrinaggio NO TAV nell’arco di 30 anni misura almeno 500 chilometri. Se aggiungessi i pellegrinaggi istituzionali fatti insieme a molti altri amici e compagni, a Bruxelles, Roma, Torino (quelli a Torino durati un intero anno, tutti i giovedì presso RFI, li soprannominai i “giovedì del ferroviere”), i chilometri sarebbero decine di migliaia. In ogni occasione abbiamo ascoltato cose assurde e poi spiegato a tutti che questo della Torino-Lione, numeri alla mano, era solo uno spreco di risorse pubbliche. Di una cosa in particolare oggi mi dolgo, non poter più marciare a fianco di tanti cari amici che sono andati “oltre”. Come il mio sindaco Elisio Croce, e alcuni amministratori comunali. E poi Alberto Perino e sua moglie Bianca, tanti amici dei presidi NO TAV, il giudice Ferdinando Imposimato, Remo Castagneri, che con le sue battute ci tirava sempre su il morale, Pasquale Cavaliere, uno dei primi a lasciarci, Stefano Lenzi del WWF che i progetti li ha letti tutti e ci ha aiutati a scrivere tutte le osservazioni ambientali, Ivan Cicconi, che con i suoi studi economici e sugli appalti ci ha aperto panorami spaventosi sulle Grandi Opere. E poi decine, centinaia di persone che continuano a camminare con noi e che sono lì davanti: in silenzio e senza alzare polvere, in tutte le marce NO TAV. Di una cosa mi vanto, di non essere mai stato contro il progresso ma sempre contro lo spreco, e come migliaia di attivisti NO TAV, ognuno nel nostro piccolo, aver fatto tutto il possibile per spiegare cosa è veramente quest’opera. Tutti noi non molleremo mai, più passa il tempo e maggiormente è chiara la fregatura. La consapevolezza di questa lunga vicenda ha mutato forse il nostro modo di vedere il mondo, ma non ha piegato la determinazione e l’ottimismo di chi crede che alla fine ce la faremo a fermare l’inganno. Perché lo sappiamo: marciare è anche una forma di preghiera. E il fatto sabato 3 ottobre partiamo proprio da lì, Comune di Sant’Ambrogio, proprio sotto la Sacra, dopo 30 anni in cui sul lato/Italia non si è ancora scavato un solo metro di tunnel, forse è qualcosa in più di una preghiera! È un segno del destino, da non mancare: saremo di nuovo in tanti! Centro Sereno Regis
October 3, 2026
Pressenza
Solidarietà a Nicoletta Dosio
Come donne e come compagne esprimiamo la nostra piena solidarietà a Nicoletta Dosio, fatta oggetto in questi giorni di insulti e attacchi personali sui social. Il dissenso politico, anche quando è radicale, non può mai trasformarsi in odio, intimidazione o delegittimazione della persona. Nicoletta rappresenta da decenni una figura simbolica della lotta contro il TAV in Val di Susa. Ha preso parte con coerenza alle mobilitazioni e ha pagato personalmente le proprie convinzioni con il carcere e gli arresti domiciliari, senza mai rinunciare a sostenerle pubblicamente. Ribadiamo la nostra distanza dagli scontri che hanno caratterizzato la manifestazione del 25 luglio. Siamo convinte che l’escalation del conflitto finisca per indebolire le ragioni di una battaglia giusta, offrendo il pretesto per un ulteriore irrigidimento delle misure repressive, il rafforzamento delle destre e la riduzione degli spazi di democrazia e di dissenso. Questo, tuttavia, non significa ignorare il contesto. Da oltre trent’anni la Val di Susa vive un conflitto che ha profondamente segnato il territorio, tra espropri, militarizzazione e rilevanti impatti ambientali e sociali. È una vicenda nella quale le responsabilità non possono essere lette in modo unilaterale. A fronte di tutto questo, il TAV procede ancora solo per tratti limitati, alimentando interrogativi sulla sua sostenibilità, sui suoi costi e sulla sua effettiva utilità. Continuiamo a ritenere che il TAV sia un’opera sbagliata e dannosa e a sostenere il diritto delle comunità a manifestare e a difendere il proprio territorio. Proprio per questo pensiamo che la forza di un movimento risieda nella partecipazione, nella mobilitazione popolare e nella capacità di costruire consenso, senza rinunciare alla determinazione necessaria per difendere le proprie ragioni. A Nicoletta va la nostra vicinanza umana e politica. Difendere la sua dignità significa difendere il diritto al dissenso e affermare una cultura democratica fondata sulla giustizia, sulla tutela dei territori e sul rispetto delle persone, anche nel conflitto. Rifondazione Comunista Torino Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
August 3, 2026
Pressenza
Non trasformiamo il dissenso in un problema di ordine pubblico
Rispetto ai fatti avvenuti in Valle di Susa sabato 25 luglio, che meritano una riflessione profonda e non dettata dall’urgenza giornalistica né dalla necessità di un superficiale schieramento, proponiamo alcune considerazioni. Ogni atto di violenza va perseguito secondo la legge. Ma una democrazia commette un errore quando, a partire da singoli episodi, sceglie di leggere un conflitto politico e sociale esclusivamente attraverso la lente della sicurezza, per screditare oltre trent’anni di mobilitazione e per delegittimare chi continua a contestare quell’opera. E questo accade sempre nel dibattito sulla TAV. Da anni, ogni episodio di tensione diventa l’occasione per riportare al centro il tema dell’ordine pubblico, mentre finiscono sullo sfondo le domande che il movimento No TAV continua a porre: quale modello di sviluppo vogliamo? Quali infrastrutture sono davvero utili alla transizione ecologica? Come si valutano i costi ambientali e sociali di una Grande Opera? Quale spazio viene riconosciuto alle comunità locali nelle decisioni che incidono sul loro futuro, sul loro territorio, sulla salute, sull’economia? È un meccanismo ormai consolidato. Il conflitto ambientale viene progressivamente svuotato del suo contenuto politico e ricondotto a un problema di sicurezza. Il dissenso viene osservato più attraverso i dispositivi di controllo che attraverso le ragioni che lo alimentano. Così il dibattito pubblico si restringe: non si discute più dell’opera, ma della gestione dell’ordine pubblico; non delle alternative, ma delle misure di sicurezza; non della qualità delle decisioni democratiche, ma dell’intensità della repressione. Questa impostazione non riguarda solo la Valle di Susa. Negli ultimi anni molti conflitti ambientali hanno conosciuto una dinamica analoga. Chi contesta opere considerate impattanti o scelte ritenute incompatibili con la tutela degli ecosistemi viene raccontato come un problema da gestire delegittimando chi continua a contestare, non riconoscendolo come interlocutore con cui confrontarsi. È una deriva che impoverisce la democrazia, riduce gli spazi della partecipazione e alimenta l’idea che il dissenso sia una patologia anziché una componente fisiologica della vita democratica. La democrazia vive del conflitto, in forme di partecipazione, di confronto, di mobilitazione sociale. È in questo spazio che si collocano le manifestazioni, i presìdi, le iniziative dei comitati e di migliaia di cittadini che hanno scelto di opporsi a un’infrastruttura ritenuta inutile, devastante, economicamente insostenibile, fuori tempo e sproporzionata rispetto ai benefici attesi. Confondere questo patrimonio di partecipazione con gli episodi di sabotaggio significa fare un favore a chi vorrebbe liquidare ogni dissenso come un problema di sicurezza. Naturalmente esiste un confine che non può essere superato: le azioni violente non possono diventare uno strumento di lotta politica. Da sempre tra i NO TAV convivono molte anime, come giusto e inevitabile in un movimento che è espressione di un intero territorio e che è composto da migliaia di persone di età, posizioni religiose e politiche, storie e sensibilità diverse. Ma per noi cristiani questo confine è chiaro, e il fatto che ci sia stato assalto dei cantieri non può essere utilizzato per cancellare trent’anni di mobilitazione civile, di studi indipendenti, di amministratori locali, associazioni, tecnici e cittadini che hanno costruito un’opposizione fondata su argomentazioni, partecipazione e presenza nei territori. La strategia dell’invasione dei cantieri, su cui peraltro non tutti i NO TAV concordano, è il frutto di decenni di sopraffazione ed è una risposta (chi dice giusta, chi dice sbagliata) prevedibile in un conflitto gestito male fin dai suoi inizi. La questione di fondo resta aperta. In un tempo segnato dalla crisi climatica e dalla necessità di trasformare il modello di sviluppo, è legittimo chiedersi quali infrastrutture siano davvero prioritarie, quale sia il loro impatto ambientale e sociale, come vengano impiegate le risorse pubbliche e quale ruolo abbiano le comunità interessate nelle decisioni che le riguardano. Sono domande che non possono essere archiviate perché si sono verificati episodi violenti. Alla politica – intesa come gestione della polis e partecipazione democratica dei cittadini alle decisioni comuni – chiediamo una ben diversa risposta. Non per ridurre gli spazi del conflitto, ma per ampliarli; non per temere il confronto con le comunità, ma perché contribuisce alla qualità delle decisioni pubbliche. La tutela dell’ambiente non è un ostacolo allo sviluppo: è il criterio con cui misurare la qualità dello sviluppo stesso. E il bene comune non coincide con la realizzazione di qualsiasi infrastruttura, ma con la capacità di valutare se essa risponda davvero all’interesse collettivo, nel lungo periodo. La difesa dell’ambiente e del bene comune non appartiene a una parte politica. È un interesse generale, riconosciuto dalla Costituzione, che richiede valutazioni trasparenti, partecipazione democratica e la capacità di misurare le opere pubbliche non soltanto sulla loro fattibilità tecnica, ma anche sulla loro sostenibilità ecologica, economica e sociale. Quando il dissenso viene tradotto in una questione di ordine pubblico, la politica rinuncia al proprio compito. Smette di discutere, di convincere, di costruire consenso e delega la gestione dei conflitti agli apparati della sicurezza. È una scorciatoia che può apparire efficace nell’immediato, ma che alla lunga accresce la distanza tra istituzioni e cittadini. Come cristiani avvertiamo la responsabilità di difendere la terra come bene comune, di dare voce e gambe al Magistero della Chiesa, a partire dalla Dottrina sociale fino ad arrivare ai continui appelli di Papa Francesco e di Papa Leone di non considerare il creato “una proprietà di cui possiamo disporre a nostro piacere; e ancor meno una proprietà solo di alcuni, di pochi. Il creato è un dono, è un regalo, è un dono meraviglioso che Dio ci ha dato perché ce ne prendiamo cura e lo utilizziamo per il bene di tutti, sempre con rispetto e gratitudine”. Da trent’anni abbiamo cercato – e non solo noi – il confronto con i proponenti l’opera ma la risposta è sempre stata la mancanza di dialogo con la popolazione, l’imposizione con la forza dei cantieri, la militarizzazione della valle, la repressione del dissenso. Questi ultimi anni, caratterizzati da guerre devastanti, dal genocidio, dalla corsa al riarmo, da eventi climatici estremi, da migrazioni forzate, hanno contribuito a rafforzare le ragioni della contrarietà alla ‘Grande Opera Inutile’, ma anche a tutte le altre Grandi Opere Inutili che hanno devastato e potranno ancora devastare il nostro Paese, solo per inseguire una cieca logica di progresso, di crescita, di profitti, senza alcun ripensamento sul rischio concreto e sempre più attuale della rovina al quale l’intero nostro pianeta va incontro. Diventa indispensabile ripensare il concetto di Grandi Opere, di consumo di suolo, in questo tempo che sta correndo verso il disastro ambientale, e rivedere l’ideologia dello sviluppo a tutti i costi.  Come credenti che vedono il nostro territorio e le persone che lo abitano sempre più distrutte e calpestate avvertiamo che qui il bene comune è stato invocato come paravento, mentre gli interessi economici e geopolitici hanno avuto il sopravvento sulla giustizia sociale. Da oltre trent’anni le ragioni di critica e di opposizione sono sempre le stesse: la Torino-Lione è inutile, è costosissima, è devastante per l’ambiente, è un’opera vecchia, superata dai tempi e dalla storia, la cantierizzazione produrrà polveri sottili e movimenterà sostanze inquinanti e insalubri. Ed è certificata la sottrazione di enormi quantità di acqua dalla montagna e all’ambiente naturale, spreco dimostrato fin dal 2008 dalle decine di litri al secondo drenate ogni giorno dalle gallerie di servizio già realizzate. Cos’altro dobbiamo inventarci per far comprendere queste ingiustizie trasportistiche, economiche, climatiche, ambientali e sociali e far sì che l’enorme inutile investimento economico sia dirottato verso settori più necessari, a partire dalla messa in sicurezza dei territori? Difendere la legalità significa perseguire chi commette reati. Difendere la democrazia significa non usare quei reati per delegittimare un’intera comunità che protesta e ascoltare chi denuncia queste ingiustizie trasportistiche, economiche, climatiche, ambientali e sociali e far sì che l’enorme inutile investimento economico sia dirottato verso settori più necessari, a partire dalla messa in sicurezza dei territori, da investimenti sulla sanità e sulla scuola. E difendere l’ambiente significa continuare a discutere, anche quando il confronto è duro, del modello di sviluppo che vogliamo consegnare alle prossime generazioni. Centro Sereno Regis
July 29, 2026
Pressenza
Rosta – Il TAV ti entra in cantina!
Il territorio di Rosta verrà coinvolto, stando al progetto definitivo di Rfi, “solo” dalla doppia galleria del tutto interrata che non toccherà la parte a più alta densità dell’abitato. Questa […] The post Rosta - Il TAV ti entra in cantina! first appeared on notav.info.
June 16, 2026
notav.info
Associazione a Resistere – lunedì 18 maggio 2026
LUNEDÌ 18 MAGGIO ORE 09,30 MAXI AULA 2 – TRIBUNALE DI TORINO Lunedì 18 maggio ripartirà il dibattimento nel processo a carico di 26 imputat* del Movimento No Tav, del […] The post Associazione a Resistere - lunedì 18 maggio 2026 first appeared on notav.info.
May 13, 2026
notav.info
Ermelinda, Alice e la Val di Susa, tra carcere e guerra
Una piazza invasa dal tramonto, un piccolo gazebo a protezione del tavolo colmo dei buoni cibi portati da ognuno per condividerli con tutti: è il modo di stare insieme del Movimento NO TAV, il segno di una partecipazione collettiva, nata sui prati di Venaus accanto ai fuochi di resistenza del lungo inverno del 2005 e praticata ogni volta che serve ritrovarsi, per rabbia o per allegria, e riprendere insieme gli spazi materiali della lotta. Oggi siamo qui, nel cuore di Bussoleno, nella piazzetta dove si fronteggiano la casa comunale e la chiesa e ancora resiste, a sfidare i tempi, l’albero della libertà. Ci siamo per ricordare al paese che due compagne e concittadine, Ermelinda e Alice, sono da alcuni giorni recluse agli arresti domiciliari e richiederne l’immediata liberazione.  La loro colpa? Essere attive e convinte antifasciste, far parte del Movimento NO TAV e opporsi con generosità al disastro sociale e ambientale legato alla grande, mala, inutile opera. Alice (foto notav.info) Restrizioni analoghe sono in atto ormai da lungo tempo anche contro Giorgio, con l’alternarsi di arresti domiciliari e sorveglianza speciale. Su di loro lo Stato, attraverso i suoi tribunali, applica il diritto penale del nemico per cui diventano reato il diritto alla critica, una visione del mondo conflittuale al sistema e l’opposizione allo stato di cose presente. Non a caso le restrizioni sono arrivate alla vigilia del 25 aprile: quest’anno, per Ermelinda e Alice, niente Festa della Liberazione, niente Primo Maggio né partecipazione allo spezzone sociale del Corteo torinese… La serata si conclude con una passeggiata collettiva per le vie del paese fino alla casa di Ermelinda: nulla più che un breve saluto, noi in strada oltre il cancello, Erme a distanza, sul balcone. Ci vengono incontro festanti i suoi miti, dolcissimi cani. Alice è lontana, irraggiungibile in quest’ora che si fa notte: per oggi, non possiamo far altro che immaginarla, affacciata alla finestra della Meisonetta, l’antica casa di partigiani alta sul paese, tra boschi e rocce. Si ritorna in centro costeggiando la ferrovia, accompagnati dallo sferragliare di un treno merci, lunga fila di pianali perfettamente vuoti, transitanti in una stazione deserta: la smentita concreta alle menzogne della lobby del TAV che, rappresentando la ferrovia esistente come ormai insufficiente alle necessità di trasporto, dichiarava indispensabile una nuova linea TAV, vaticinando delle “magnifiche sorti e progressive” di una  modernità lanciata ad alta velocità sulle dorate vie del Mercato Globale. Oggi che il mondo va in pezzi solcato dai venti di guerra, l’Europa di Maastricht riconverte in corridoi militari quelli che erano i progetti di trasporto per passeggeri e merci, ed a tale scopo moltiplica i finanziamenti. Il “Corridoio Mediterraneo per il trasporto di truppe ed armamenti  da Ovest verso Est”, di cui è segmento la Torino-Lyon, costituisce uno dei progetti prioritari. Il NO TAV della Valle che resiste diventa così opposizione chiara, concreta e intransigente contro la guerra del capitale ai popoli del mondo. E la lotta presente si riconnette alle lotte del passato che in essa tornano a rivivere: il sabotaggio partigiano al ponte ferroviario dell’Arnodera; gli scioperi dei quattrocento ferrovieri di Bussoleno che nel ’44 bloccarono la ferrovia Torino-Modane rendendola impraticabile ai trasporti nazifascisti; il rifiuto unanime a fabbricare armi, messo in pratica negli anni ’70 dagli operai della Moncenisio di Condove; le manifestazioni contro le guerre dell’Occidente imperialista e gli aiuti solidali alle Resistenze dei Paesi aggrediti… Dunque esiste una ragione in più di metterci in cammino, non disdegnando il pessimismo della ragione che ci rende attenti alla via e praticando l’ottimismo della volontà che ci spinge ad andare avanti, nella consapevolezza che non siamo soli e che, insieme, “fermare il TAV si può, fermarlo tocca a noi”. Centro Sereno Regis
May 11, 2026
Pressenza
Cinque domande all’Amministrazione Comunale sul TAV a Rivalta di Torino
Lunedì 13 aprile alle ore 21 al Salone del Mulino in via Balegno 2 a Rivalta il Comune illustrerà le osservazioni al progetto Tav che ha presentato al Ministero. L’avviso arriva dalla newsletter Rivalta Informa per invitare la popolazione a esprimere le proprie valutazioni all’amministrazione. Quello che segue è quanto riportato dal Comitato No TAV di Rivalta sul proprio sito. Da che parte sta il Comune di Rivalta? Da nove anni rivolgiamo incessantemente questa domanda all’Amministrazione che governa, sostanzialmente la stessa dalle elezioni comunali del 2017. Sarebbe stata doverosa una risposta netta, visto che da allora proprio questa Amministrazione ha scelto di collaborare con chi stava alacramente preparando l’arrivo del TAV a Rivalta: il Commissario di Governo e il suo Osservatorio nato per fare la Torino-Lione. Invece di rispondere, in tutti questi anni l’Amministrazione di Rivalta ha detto tutto e il contrario di tutto, come rappresentato plasticamente dalla tragicomica cronistoria “il miglior progetto possibile” che trovate qui al fondo. Da che parte sta il Comune? In questi mesi i cittadini ce lo hanno chiesto nuovamente, con insistenza. Una domanda bruciante, oggi che le chiacchiere sono a zero. Il progetto della Avigliana-Orbassano è arrivato: un’immane devastazione che incombe sul futuro di Rivalta, alla quale è stata scientemente spianata la strada da anni di ignavia di questa Amministrazione. Non si tratta di un destino ineluttabile: il TAV è un’opera inutile, devastante e antieconomica che possiamo e dobbiamo respingere insieme, come abbiamo già fatto quindici anni fa con il progetto preliminare. Il primo passo è informare. Lo abbiamo fatto costantemente in tutti questi anni e ancor di più in queste settimane. Ora è il momento di chiedere conto. Dopo anni di letargo, lunedì 13 aprile alle ore 21 nel Salone del Mulino l’Amministrazione comunale dice di voler spiegare il suo operato ai cittadini. Coerenza e credibilità sono gli unici metri per misurare quanto verranno a raccontare. Ecco 5 domande che poniamo pubblicamente all’Amministrazione di Rivalta. 1. L’Unione Montana Valle Susa e i comuni di Avigliana, Caselette e Sant’Ambrogio di Torino hanno ufficialmente espresso un “parere negativo” sul Progetto Definitivo depositato da RFI, ritenendolo approssimativo, non necessario dal punto di vista trasportistico e con una cantierizzazione devastante. Il Comune di Rivalta, nella sua Delibera di Giunta n. 51 del 5 marzo 2026, ritiene invece “alla luce dell’esame della documentazione fornita, di non poter esprimere un parere”. Perché, neppure di fronte alla palese evidenza, non avete espresso un parere contrario? 2. Nel suo progetto definitivo, RFI ha ignorato i palliativi timidamente richiesti dall’Amministrazione. L’ubbidiente partecipazione nell’Osservatorio e la soggezione al Commissario per fare la Torino-Lione si sono rivelati vani e controproducenti. Perché, dopo questa sonora fregatura, continuate a stare in questo Osservatorio? 3. Solo ora l’Amministrazione ammette che dal 2024 il Commissario e RFI hanno interrotto il “confronto costruttivo”. Oltre ad aspettare in silenzio, quali azioni concrete avete adottato in questi due anni per tutelare Rivalta, la sua comunità e il suo territorio? 4. Il Sindaco e larga parte degli Assessori e della Maggioranza appartengono allo stesso partito politico, che è uno dei più agguerriti sostenitori della Torino-Lione. Nel 2021 sono stati proprio i parlamentati piemontesi eletti in questo partito a chiedere a gran voce la ripartenza del progetto TAV che coinvolge Rivalta e a far nominare un nuovo Commissario per imporlo. Quando, dove e come avete messo in discussione queste scelte all’interno del vostro partito? 5. In occasione delle elezioni comunali del 2021, fu posta pubblicamente ai candidati sindaco questa domanda: “Vi opporrete alla realizzazione di un nuovo Tunnel e una nuova linea ferroviaria Torino Lione, a Rivalta, sulla Collina Morenica, in Valle di Susa o altrove?” L’attuale sindaco di Rivalta rispose che non si sarebbe opposto. E infatti così è stato. Alle prossime elezioni comunali, quale sarà la risposta? Per capire meglio la questione si rimanda al seguente documento:  E’ razionale solo l’Opzione Zero, ossia l’utilizzo della linea esistente 6 marzo 2026 Riportiamo estratti significativi dalle comunicazioni ufficiali pubblicate dal Comune di Rivalta sul suo blog istituzionale “Rivalta Informa” FASE 1. – Tranquilli, ci pensiamo noi 12 settembre 2018 – “l’ipotesi di una nuova linea che preveda un tunnel sotto la Collina Morenica di Rivoli e l’attraversamento di aree agricole rivaltesi è ormai da abbandonare, ipotesi che pare ormai scartata anche dal nostro saggio Presidente della Regione Sergio Chiamparino.” 4 ottobre 2018 – “La TAV si allontana da Rivalta.” FASE 2. – Ci ascolteranno di sicuro 29 novembre 2021 – “Il mio impegno, che ho già anticipato al Prefetto e al Commissario di Governo nel corso dell’incontro, in questi mesi sarà quindi orientato su due fronti. Prima di tutto richiedere che per la tratta Avigliana-Orbassano sia preso in considerazione l’utilizzo della linea storica anche per il traffico merci al fine di limitare il consumo di suolo e rendere il progetto più sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico. Ma soprattutto tutelare Rivalta in tutte le fasi progettuali attraverso la nostra partecipazione ai tavoli di discussione per far valere le nostre ragioni e le nostre preoccupazioni.” 8 aprile 2022 – “occorre continuare a ragionare con calma, prudenza e attenzione per avere, alle condizioni date, il miglior progetto possibile. In questo momento è fondamentale tutelare Rivalta nelle fasi progettuali per ottimizzare tutti gli interventi di mitigazione possibili, anche attraverso la partecipazione ai tavoli di discussione per far valere le ragioni e le preoccupazioni.” 4 agosto 2022 – “Ora più che mai è necessario proseguire il confronto e la discussione costruttiva con RFI per elaborare il miglior progetto possibile per la città .” 25 ottobre 2022 – “«All’interno dell’Osservatorio e nei tavoli tecnici lavoriamo per redigere il migliore progetto possibile e per ridurre al minimo impatto e disagi per la cittadinanza» spiega ancora il sindaco Muro.” 27 febbraio 2023 – “L’amministrazione cittadina continua il lavoro di coordinamento e confronto con RFI e Italferr intrapreso negli scorsi mesi. L’obiettivo è rendere il progetto il meno impattante possibile per Rivalta, riducendo, per quanto possibile, gli effetti sui cittadini, sulle attività economiche e sulla quotidianità del territorio.” FASE 3. – Il silenzio Nessuna comunicazione per tre lunghi anni. Poi si scopre che … FASE 4. – Opps! Ci siamo fatti fregare 25 marzo 2026 – “Nonostante gli sforzi tecnici ed economici dell’Amministrazione, che avevano condotto ad alcuni risultati importanti, nel 2024 il confronto è stato interrotto dal Commissario in modo unilaterale ed immotivato.” “Molti dei temi e delle soluzioni proposte non sono stati presi in considerazione.” PresidioEuropa No TAV
April 13, 2026
Pressenza
La Convenzione di Århus dà alle popolazioni residenti il diritto di partecipare ai processi decisionali sulle Grandi Opere
Riprendiamo da Pressenza – È razionale solo l’Opzione Zero, ossia l’utilizzo della linea ferroviaria esistente tra Avigliana e Torino L’associazione Pro Natura Piemonte insieme ai comitati No Tav di Avigliana, […] The post La Convenzione di Århus dà alle popolazioni residenti il diritto di partecipare ai processi decisionali sulle Grandi Opere first appeared on notav.info.
March 9, 2026
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