Energia solare: più di 8 tetti su 10 non vengono utilizzati per il fotovoltaico
Il fotovoltaico italiano ha superato la soglia dei 2 milioni di impianti
(2.192.787 a giugno 2026), ma l’84,07% degli edifici italiani non ospita ancora
un impianto solare, significa 8 su 10. Si tratta di superfici già costruite,
disponibili da subito per la transizione energetica e senza consumo di nuovo
suolo.
E’ quanto certifica il Barometro del Fotovoltaico 2026 realizzato da Elmec Solar
(https://www.elmecsolar.com/) – una società del gruppo Elmec Informatica attiva
nelle energie rinnovabili e nella sostenibilità energetica.
Alla decima edizione, realizzato rielaborando i dati Terna dell’Installato
Rinnovabili – Solare aggiornati al primo semestre 2026, il rapporto mette al
centro il tema del potenziale ancora disponibile sui tetti italiani e illustra
una mappa delle province con la maggiore penetrazione di impianti solari sul
totale dei tetti disponibili.
La graduatoria delle province con il più alto tasso di tetti non ancora
valorizzati dal fotovoltaico vede in testa Terni (93,51% di tetti liberi),
seguita da Verbano-Cusio-Ossola (93,45%), Genova (93,28%), Reggio Calabria
(92,63%) ed Enna (92,55%). Completano la top ten Messina (92,41%), Isernia
(92,41%), Imperia (92,36%), Palermo (92,28%) e Crotone (91,40%).
Si tratta di una classifica che unisce due scenari di Italia diversi: da un lato
le aree montane e appenniniche del Centro-Nord, dall’altro il Mezzogiorno e le
grandi città costiere.
Tuttavia è un paradosso solo apparente perché proprio le province con il
maggiore irraggiamento solare sono quelle che stanno lasciando inutilizzata la
quota più alta del proprio patrimonio edilizio.
Sul fronte opposto, la classifica delle province che hanno già saputo
valorizzare le superfici disponibili è dominata dal Nord. Trento è al primo
posto con un tasso di sfruttamento delle coperture pari al 63,95%, un valore
doppio rispetto a qualunque altra provincia italiana, seguita da Padova
(31,07%), Pordenone (29,90%), Gorizia (29,68%) e Brescia (27,97%). Dalla sesta
alla decima posizione si collocano Modena (27,63%), Venezia (27,36%), Lodi
(27,31%), Treviso (26,87%) e Udine (26,85%), seguite a ruota da Bologna e Reggio
Emilia. La prima provincia del Mezzogiorno è Bari, 23ª con il 20,91% dei tetti
già sfruttati.
Il Barometro 2026 riserva poi un dato controintuitivo alle aree metropolitane,
che concentrano consumi elettrici e patrimonio edilizio ma non i pannelli.
Genova è terza in Italia per tetti non sfruttati (93,28%), Palermo nona
(92,28%), Napoli quattordicesima (91,03%). Meglio, ma senza brillare, Firenze
(87,23% di tetti liberi), Torino (85,34%), Milano (81,54%) e Roma (80,09%), la
più avanti tra le grandi metropoli. Tra i capoluoghi maggiori solo Venezia (7ª
tra le province virtuose, con il 27,36% dei tetti sfruttati) e Bologna (11ª,
26,71%) entrano nella top 12 nazionale.
Vincoli paesaggistici, densità dei condomini e complessità autorizzative pesano,
ma è proprio nelle città che il fotovoltaico avrebbe l’impatto più immediato
sulla domanda elettrica. Anche sul solare c’è, quindi, un’Italia a due (o più)
velocità, in cui il divario tra territori rischia di allargarsi anziché ridursi.
Ci sono territori dove il solare ha già una penetrazione significativa, province
con un enorme spazio di attivazione ancora fermo e, nel mezzo, aree che stanno
cambiando passo.
Per famiglie, imprese e amministrazioni il messaggio che emerge dal Rapporto è
lo stesso: il potenziale residuo è ampio, già costruito e immediatamente
disponibile, e può tradursi in una leva concreta di riduzione dei costi
energetici e della dipendenza dalle fonti tradizionali
(https://framerusercontent.com/assets/YaDENnueJCoiEtrKyM0FUwD6s1o.pdf).
“Il Barometro 2026 mostra con chiarezza che il fotovoltaico in Italia ha davanti
a sé un potenziale ancora enorme –sottolinea Alessandro Villa, Amministratore
Delegato di Elmec Solar – Accanto a territori che hanno già raggiunto livelli di
adozione molto interessanti, come Trento o il Nord-Est restano infatti molte
province in cui i tetti disponibili sono ancora largamente inutilizzati. Per
questo oggi è fondamentale accompagnare imprese e famiglie con strumenti
concreti, consulenza e soluzioni tecnologiche capaci di accelerare una
transizione energetica realmente diffusa, accessibile e sostenibile. Un percorso
reso ancora più concreto dalla crescente convenienza dei sistemi di accumulo
(BESS), che permettono di valorizzare l’energia prodotta da fonti rinnovabili
anche nelle ore serali e notturne, contribuendo a rendere il sistema elettrico
nazionale sempre più efficiente e resiliente”.
Giovanni Caprio