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2 Giugno di pace e di lotta a Sulmona per smilitarizzare  Monte San Cosimo
Un’area militare top secret. Il deposito di armi e munizioni più grande d’Abruzzo che da quasi 90 anni costituisce un pericolo e nello stesso tempo una potenziale risorsa per la Valle Peligna. E’ qui, a Sulmona, che il 2 giugno si terrà la manifestazione per chiedere la smilitarizzazione del deposito militare di Monte San Cosimo. “Abbiamo scelto la data del 2 giugno – dice il Coordinamento Disarmare la pace Disertare la guerra – perché vogliamo che la Festa della Repubblica venga celebrata non con parate e cerimonie militari ma all’insegna del ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana. Facciamo nostro l’appello di un grande presidente della Repubblica, Sandro Pertini, a svuotare gli arsenali e riempire i granai. Un appello in realtà mai ascoltato da nessun governo e che, con i venti di guerra che soffiano forte, può oggi apparire addirittura anacronistico ma che invece è più attuale che mai. Ciò alla luce del folle Piano ReArm Europe varato dall’Unione Europea che mira ad investire 800 miliardi per gli armamenti entro il 2030, piano al quale ha aderito anche l’Italia. Si tratta del più grande progetto di riconversione verso l’economia di guerra. La spesa militare, a livello globale, nel 2025 ha raggiunto i 2.887 miliardi di dollari e il nostro Paese, su 195 Stati sovrani nel mondo, in questa graduatoria occupa il 12esimo posto. A fare la parte del leone di questa montagna di denaro è l’industria bellica – e da noi, in primo luogo, Leonardo – che sta realizzando profitti da capogiro. E questo mentre la crisi economica erode ogni giorno di più il reddito delle famiglie italiane, aumenta il precariato e la disoccupazione. E dove prende il governo le risorse per il riarmo se non dalla sanità, dall’istruzione, dal welfare e da tutti gli altri servizi essenziali per i cittadini?”. La storia del deposito militare di Monte San Cosimo comincia alla fine degli anni Trenta del secolo scorso quando il regime fascista espropriò un’area vastissima, oltre 133 ettari ricadenti nei Comuni di Pratola Peligna, Prezza e Sulmona, per costruirvi un’industria militare, il dinamitificio Montecatini – Nobel, un impianto gemello di quello di Bussi sul Tirino dove si producevano i gas letali utilizzati da Mussolini nella guerra in Etiopia. La particolarità del deposito è che all’interno della montagna sono state scavate gallerie nelle quali dapprima veniva stoccata la polvere da sparo prodotta nello stabilimento e successivamente armi e munizioni. Il dinamitificio venne bombardato e parzialmente distrutto nel corso della Seconda guerra mondiale dall’aviazione angloamericana causando una decina di morti. Lo stesso giorno, 27 agosto 1943, ci fu il bombardamento della vicina stazione di Sulmona dove vennero uccisi 104 civili.  La Valle Peligna è seduta letteralmente su una polveriera. Ogni qual volta c’è una crisi internazionale il deposito di Monte San Cosimo viene posto in stato di massima allerta, secondo i dispositivi NATO, in quanto obiettivo militare strategico. Come nel 1986 quando, in occasione della crisi Italia-Libia, Gheddafi minacciò esplicitamente di colpirlo. Nel 1990, per le sue caratteristiche di montagna cava, il deposito venne individuato dal governo come sito idoneo per lo stoccaggio di scorie radioattive. Nell’inverno del 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, si assistette ad un intenso via vai di camion militari da e per il deposito. L’unico parlamentare che lo visitò nel lontano 1968 fu il senatore socialista Michele Celidonio al quale però fu impedito di vedere alcuni ambienti “per evidenti ragioni di sicurezza”. Nel dopoguerra ci furono manifestazioni promosse dalle organizzazioni sindacali e degli agricoltori affinché l’area tornasse nella disponibilità dei Comuni per essere destinata a scopi civili e di pace.  Nel corso degli anni tante furono le iniziative miranti ad ottenere la smilitarizzazione: marce, petizioni popolari, sit-in, interrogazioni parlamentari. Nel 2006 venne costituito un apposito comitato, “Cittadini della Valle Futura”, che raccolse 5.000 firme. Ma si mossero anche le istituzioni: 17 Comuni del comprensorio peligno adottarono una identica delibera per la riconversione civile dell’area e anche il Consiglio regionale d’Abruzzo votò una risoluzione che faceva propria la richiesta dei Comuni. Da parte sua il Ministero della Difesa ha sempre minimizzato l’importanza del deposito militare. Nelle risposte alle varie interrogazioni presentate in Parlamento il governo di turno ha sempre sostenuto che “la struttura non custodisce armi di alcun genere” ma solo “quantitativi limitati di cariche esplosive”.  “Ma se così fosse – sottolinea il Coordinamento Disarmare la pace Disertare la guerra – vi sarebbero ancora più ragioni per la sua smilitarizzazione. Perché impegnare un’area così grande? Se questo è il suo utilizzo il deposito può essere dislocato altrove e i 133 ettari – già infrastrutturati e dotati di ogni servizio quali rete elettrica, luce e gas, strade interne, un collegamento ferroviario e la prossimità dell’autostrada Pescara-Roma – possono essere restituiti alle comunità del territorio”. Il Coordinamento ha rivolto un invito ai comitati, alle associazioni, alle forze politiche e sindacali, nonché ai Sindaci, ai parlamentari e ai consiglieri regionali a partecipare alla manifestazione del 2 giugno davanti all’entrata del deposito militare per rilanciare il progetto della smilitarizzazione di una struttura che da luogo adibito alla custodia di strumenti di morte potrebbe diventare un’area al servizio della vita e della pace; una struttura che, per la sua ampiezza e la sua posizione logistica, può essere utilizzata in primo luogo per la protezione civile, essendo il territorio della massima sismicità. Non solo, essendo tanto grande essa può essere destinata ad usi molteplici, quindi anche per scopi produttivi, sociali e culturali e contribuire così a risollevare un’area, la Valle Peligna, soggetta ad una pesante crisi economica e ad un progressivo processo di spopolamento.                                                                                                                       Mario Pizzola
May 29, 2026
Pressenza
Ravenna: fuochi e droni per i pubblici polmoni
di Vito Totire (*) RAVENNA : DE GUSTIBUS ma anche DE PORTIBUS EST DISPUTANDUM Fuochi artificiali e droni a Ravenna il 23 maggio? CRANS MONTANA HA DIMOSTRATO CHE IL COSIDDETTO “USO SICURO” DEI FUOCHI ARTIFICIALI E’ UNA COLOSSALE TRUFFA COMMERCIALE, FORIERA DI STRAGI. Già per l’amianto la teoria del cosiddetto “uso sicuro” ha fatto centinaia di migliaia di vittime NON
Sulmona: azione diretta nonviolenta nei cantieri SNAM
Un gruppo di attivisti del coordinamento Per il clima Fuori dal fossile è entrato all’interno del cantiere Snam a Case Pente di Sulmona e, con vernice bianca, ha dipinto delle scritte sia sui mezzi dell’impresa che sui grandi tubi che la multinazionale del gas sta interrando nell’area della centrale in costruzione. Sempre sui tubi sono stati attaccati manifesti a lutto. Nelle scritte frasi come: “Fuori la Snam dal nostro Territorio”, “Sulmona collassa, la Snam ingrassa”, “Snam killer di Sulmona”, “No Snam”, “Sulmona Non Accetta Morire”, “Case S…pente, profitti spinti”, “Dove passa la Snam non cresce più l’erba”, “Qui giace Sulmona, la Snam, felice, ringrazia”, “Villaggio di 4200 anni fa seppellito per sempre per i profitti della Snam”, “La salute e la dignità del popolo peligno non sono in vendita”. “La nuova azione diretta nonviolenta – spiegano gli attivisti – è stata messa in atto per denunciare la prepotenza con cui la Snam si è insediata a Sulmona e continua ad operare attraverso un cantiere illegale, per costruire un’opera nello stesso tempo devastante e inutile. Infatti, centrale e metanodotto Linea Adriatica, il mega gasdotto di 425 km da Sulmona a Minerbio (Bo), sono stati giustificati con la presunta necessità di sopperire alla eliminazione del gas russo in seguito alla guerra in Ucraina. E’, questa, una motivazione palesemente falsa perché già prima dell’inizio dei lavori il ministro Pichetto Fratin, in una intervista rilasciata il 15 aprile 2023 al Corriere della Sera, ha affermato: “abbiamo già sostituito il gas russo con quello africano”. “Perché allora – aggiungono – si spendono 2 miliardi e 500 milioni di euro per costruire una infrastruttura della quale lo stesso Governo riconosce l’inutilità? Lo fanno esclusivamente per il profitto della Snam che, anche se nei tubi non passerà neppure un metro cubo di gas, avrà comunque garantito sia l’ammortamento dell’intera opera che un utile fisso annuo. A pagarne il costo saranno i cittadini italiani attraverso l’aumento della bolletta energetica per i prossimi 50 anni. E questo mentre dovremmo abbandonare da subito le fonti fossili causa di guerre e disastri climatici”. Non è la prima volta che gli attivisti no Snam entrano nel cantiere di Case Pente. Sono entrati con striscioni e cartelli; hanno distribuito volantini agli operai e si sono anche incatenati all’ingresso del cantiere. Ma la Snam continua tenere un comportamento molto strano: non li denuncia. Come mai? Eppure, lungo tutta la recinzione del cantiere di ben 15 ettari, circondato da telecamere, i cartelli parlano chiaro: “E’ vietato l’ingresso ai non addetti ai lavori”. “Forse gli ambientalisti godono di uno speciale lasciapassare che noi non conosciamo? – si domandano gli attivisti-. Oppure sarà che la Snam, portandoci in tribunale, teme che possano emergere in quella sede le illegalità e la distruzione del nostro patrimonio ambientale e archeologico? Che si parli finalmente di un cantiere aperto senza adempiere a tutte le prescrizioni ante operam previste per legge e che continua ad andare avanti con una autorizzazione decaduta? Che si parli della soppressione di un importante corridoio faunistico dell’Orso bruno marsicano? Che si parli dell’abbattimento illegale di centinaia di alberi di ulivo? Oppure di gravi crimini culturali qual è il seppellimento, sotto tonnellate di cemento e acciaio della centrale, di un villaggio risalente all’Età del Bronzo e di una strada glareata di epoca romana?”. “La parola alla Snam – concludono -. Oppure, se preferisce, ricorra pure alla carta bollata. Non abbiamo paura. L’occupatore abusivo è la Snam, noi stiamo difendendo il territorio in cui siamo nati e in cui vogliamo che continuino a vivere quanti verranno dopo di noi”. di Mario Pizzola Redazione Italia
April 27, 2026
Pressenza
Sulmona, blitz di Natale degli attivisti No Snam
Sono entrati nella centrale in costruzione con pacchi dono “speciali” Quattro attivisti No Snam – Mario Pizzola, Alba Silvani, Emilio Secchiatti e Daniela Colaberardino – eludendo la sorveglianza armata sono entrati nel cantiere di Case Pente a Sulmona dove è in costruzione la centrale di compressione della multinazionale del gas. “La Snam ha avuto un bel pensiero per la città allestendo un albero di natale su una collina artificiale ben visibile anche da lontano – hanno dichiarato gli attivisti -, peccato però che la Snam si sia dimenticata di mettere sotto l’albero i doni per i cittadini.  A questo abbiamo rimediato noi portando dei pacchi regalo con su scritto: “aria inquinata”, “distruzione ambientale”, “scempio archeologico”, “attenzione rischio esplosioni”, “opera inutile”. Questi sono i veri pacchi che la Snam sta rifilando al nostro territorio”. Gli attivisti hanno spiegato che con questa iniziativa hanno voluto denunciare,  ancora una volta, i danni e i rischi che la Snam sta causando a Sulmona e alla Valle Peligna. La centrale inquinerà l’aria peggiorando la salute pubblica e la qualità della vita, in una valle con il fenomeno dell’inversione termica; per realizzare l’impianto è stata distrutta completamente un’area verde di 12 ettari ai confini del Parco nazionale della Maiella, è stato eliminato un importante tratto del corridoio faunistico dell’Orso bruno marsicano e sono stati abbattuti illegalmente 317 alberi di ulivo; le ruspe della Snam hanno cancellato per sempre le testimonianze di un abitato con 40 capanne risalente all’età del bronzo, cioè a 4200 anni fa, il che avrebbe consentito di conoscere la vera storia degli antichi abitanti del territorio peligno; la centrale e il metanodotto rappresentano un serio pericolo perché tali impianti sono a forte rischio di esplosioni come dimostrato, tra l’altro, da quanto accaduto a Mutignano di Pineto nel marzo del 2015. L’intera opera – centrale e metanodotto Linea Adriatica – è del tutto inutile e costerà due miliardi e cinquecento milioni di euro che saranno pagati dai cittadini attraverso un immotivato aumento della bolletta energetica. Sul posto, chiamata dai responsabili del cantiere, è intervenuta la Polizia di Stato che ha preso le generalità degli attivisti e di due giornalisti presenti per svolgere il loro lavoro, dopo di che i dirigenti della Digos hanno detto che quella era un’azione illegale perché è proibito entrare in un cantiere in cui sono in corso lavori, di conseguenza hanno ordinato di abbandonare subito il luogo. “Siamo perfettamente consapevoli del fatto che stiamo violando la legge, ma non è la prima volta che lo facciamo – ha detto Mario Pizzola -, siamo costretti ad attuare la disobbedienza civile perché tutti i nostri esposti sulle illegalità compiute dalla Snam sono stati ignorati e la multinazionale, guarda caso, continua a non denunciarci perché evidentemente teme che in Tribunale possano emergere le verità che invece preferisce tenere nascoste. Ricordiamo a chi di dovere che chi sta violando la legge è proprio la Snam. Infatti, il cantiere della centrale è stato allestito senza adempiere alle prescrizioni obbligatorie stabilite dal decreto VIA e i lavori vanno avanti con una autorizzazione decaduta. Comunque da qui ce ne andremo quando lo decidiamo noi. Altrimenti dovrete portarci via con la forza”. Dopo alcune ore gli attivisti sono scesi dalla collina artificiale e sono usciti dal cantiere, promettendo che la protesta contro la centrale e il metanodotto Linea Adriatica, che dura ormai da 18 anni, non si ferma. “La Snam non può essere considerata al di sopra della legge – hanno aggiunto -. Siamo in uno Stato di diritto e non possono esserci “intoccabili”. La lotta contro quest’opera dannosa, pericolosa ed inutile continuerà”. Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile Redazione Abruzzo
December 24, 2025
Pressenza
Blitz  degli  attivisti NO SNAM  nel cantiere della centrale di Sulmona
Cinque attivisti della Campagna Per il clima Fuori dal fossile – Mario Pizzola, Giorgia Vitullo, Emilio Secchiatti, Alba Silvani e Floriana Fusto – sono entrati all’interno del cantiere Snam, a Case Pente di Sulmona, dove è in costruzione la centrale di compressione. Gli attivisti hanno esposto uno striscione con la scritta “Fuori la Snam dal nostro territorio” e hanno distribuito un volantino agli operai. Gli ambientalisti, parlando con gli operai, hanno detto: “Questo territorio è di chi ci è nato e ci vive, l’occupatore abusivo è la Snam. Noi non ce l’abbiamo con voi operai, con questa azione nonviolenta intendiamo denunciare pubblicamente l’arroganza del governo e della Snam che, violando ogni regola democratica, hanno imposto un’opera inutile, dannosa e pericolosa contro la volontà dei cittadini, della Regione e del Comune”. “Il cantiere è illegale – hanno aggiunto – perché è stato avviato senza aver prima ottemperato a tutte le prescrizioni obbligatorie stabilite dal decreto VIA e perché i lavori continuano ad andare avanti con una autorizzazione scaduta e mai rinnovata. E’ inammissibile che nessun ente di controllo, nonostante le nostre ripetute denunce, sia finora intervenuto”. “Con le sue ruspe la Snam ha devastato una grande area archeologica e distrutto le testimonianze di un insediamento umano di 4200 anni fa. L’ambiente è stato pesantemente colpito. Sono stati tagliati illegalmente 317 alberi di alberi di ulivo, preludio all’abbattimento di due milioni di alberi per la realizzazione del metanodotto Linea Adriatica lungo il tracciato di 425 chilometri da Sulmona a Minerbio. Un mega tubo che sfregerà irreparabilmente la natura incontaminata dell’Appennino, con elevata biodiversità e con specie protette ad alto rischio di estinzione, come l’Orso bruno marsicano. Un’opera che, peraltro, insisterà su aree altamente sismiche, dove negli anni scorsi si sono verificati disastrosi terremoti”.  “L’enorme costo per la realizzazione della centrale e del metanodotto – pari a due miliardi e cinquecento milioni di euro –  data l’inutilità delle due infrastrutture, è un vero e proprio crimine economico, che per di più sarà pagato dai cittadini italiani attraverso un immotivato aumento della bolletta energetica”  E ancora: “Non possiamo continuare ad essere una terra di conquista e di sacrificio per gli interessi di industrie inquinanti ed altamente impattanti. Le sostanze nocive che usciranno dalla centrale avveleneranno l’aria che respiriamo nella Conca Peligna, peggiorando la nostra salute. Esse andranno ad aggiungersi a quelle che già vengono emesse dalla turbogas della Metaenergia. Abbiamo anche il bubbone della mega discarica del Cogesa e adesso vorrebbero costruire anche l’inceneritore della Get Energy”.  “Dobbiamo dire basta a tutto questo. I nostri rappresentanti politici devono svegliarsi di fronte a quello che sta succedendo. Non possono continuare a stare alla finestra. Il nostro territorio – ricco di bellezze naturali, di storia e di cultura – non può morire. Cosa lasceremo alle future generazioni? Una landa desolata ed inquinata?  Da quasi 18 anni ci stiamo opponendo al devastante progetto della Snam e continueremo ad osteggiarlo, in modo civile e nonviolento, con tutte le nostre forze”. L’azione all’interno del cantiere è durata circa un’ora. Sul posto è sopraggiunta la Polizia che ha identificato gli attivisti e provvederà a fare rapporto all’autorità giudiziaria.    Video dell’azione       Redazione Italia
August 30, 2025
Pressenza
No Snam Sulmona: «Che fine hanno fatto i nostri esposti?”
Conferenza stampa davanti al tribunale degli attivisti che rischiano fino ad un anno di carcere perché il questore l’aveva vietata Rischiano fino ad un anno di carcere gli ambientalisti di Sulmona che ieri hanno tenuto, davanti al Tribunale, una conferenza stampa per chiedere quale fine hanno fatto i diversi esposti presentati in Procura sulla centrale Snam in costruzione in località Case Pente. Il Questore dell’Aquila, Fabrizio Mancini, aveva vietato la conferenza stampa perché, a suo dire, il Tribunale “è un obiettivo sensibile” e l’iniziativa avrebbe rischiato di “compromettere l’ordine e la sicurezza pubblica”. Ma i No Snam, che da oltre 17 anni portano avanti la lotta contro l’inutile e disastroso progetto Linea Adriatica, hanno deciso di ignorare il decreto emesso dal Questore e di tenere l’incontro con i giornalisti così come programmato. A nulla è valsa la minaccia di applicare l’art. 18 delle Leggi di Pubblica Sicurezza del 1931 che stabilisce, appunto, fino ad un anno di reclusione per chi disattende l’ordine dato dal Questore. “Quel divieto è assurdo – dice Mario Pizzola, rappresentante del coordinamento Per il clima Fuori dal fossile – perché davanti al Tribunale si sono sempre tenute conferenze stampa ed anche manifestazioni. Qualificarlo come “obiettivo sensibile” significa solo impedire l’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero garantita dalla nostra Costituzione.” Ad avviso degli attivisti No Snam accettare il divieto avrebbe significato avallare l’idea paradossale che una semplice conferenza stampa possa costituire un pericolo per l’ordine pubblico. Non solo, ma avrebbe significato ammettere che chi lotta in modo pacifico e nonviolento per difendere il proprio territorio dalla aggressione della multinazionale del gas è oggettivamente pericoloso. Forse ad essere “sensibili” – precisano gli ambientalisti – sono i nostri esposti presentati alla Magistratura, alla quale da più di due anni abbiamo chiesto di fare luce sulle illegalità commesse dalla Snam, ma senza avere risposte. “Riteniamo – aggiunge Mario Pizzola – che atti quale quello del Questore dell’Aquila costituiscano un pericoloso effetto collaterale della deriva autoritaria e liberticida voluta dal governo Meloni con il varo del cosiddetto Decreto Sicurezza. Le libertà democratiche conquistate con la lotta al nazifascismo vanno difese strenuamente; cedere su questi principi significa aprire le porte al regime. E’ incredibile che a distanza di 94 anni in Italia trovino ancora applicazione le Leggi di Polizia emanate in piena era fascista e firmate dal re Vittorio Emanuele II. Con i nostri avvocati stiamo valutando di presentare un esposto per abuso di potere nei confronti del Questore dell’L’Aquila”. Già il 17 aprile scorso l’ineffabile Questore era balzato agli onori della cronaca per aver emanato un analogo decreto con cui impediva la effettuazione di un presidio davanti al cantiere della centrale Snam. Ma anche in quel caso gli ambientalisti avevano deciso di infrangere il divieto ed erano stati denunciati per aver violato il “famigerato” art. 18 delle Leggi di Polizia. “La Snam per costruire la sua centrale sta devastando il nostro territorio – concludono i No Snam – ha distrutto le testimonianze di un antico insediamento umano risalente a 4200 anni fa, un vero e proprio crimine storico e culturale. Ha abbattuto illegalmente centinaia di alberi di ulivo ed ha sottratto all’Orso bruno marsicano, specie ad altissimo rischio di estinzione, un’importante area di corridoio faunistico.  Lo stesso cantiere della centrale è illegale perché aperto in violazione del decreto VIA e perché va avanti con una autorizzazione scaduta. Al danno si aggiunge la beffa perché saranno i cittadini a pagare il costo dell’opera (2 miliardi e 500 milioni) attraverso l’aumento della bolletta energetica per i prossimi 50 anni. Porteremo la nostra lotta fino in fondo, non sarà certo la repressione a fermarci”.   Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile – Sulmona    Redazione Abruzzo
June 21, 2025
Pressenza
Sulmona contro il genocidio: “Gaza è la mia patria”
Dalla centrale piazza XX Settembre di Sulmona è salito un grido corale contro la tragedia in atto del popolo palestinese, e nello spesso tempo la speranza che essa cessi al più presto. La manifestazione, organizzata da Alleanza Verdi e Sinistra il 21 Maggio, ma senza simboli di partito e con le sole bandiere palestinesi e della pace, ha visto la partecipazione di tanti cittadini, di ogni colore politico, che in questo modo hanno voluto testimoniare la loro solidarietà ad un popolo che da molti mesi è sottoposto ad una indicibile violenza. Al centro della piazza un grande striscione con la scritta “Fermiamo il genocidio a Gaza”. A fianco un’altra scritta: “Gaza è la mia Patria”, con l’evidente richiamo al “Sulmo mihi patria est” di ovidiana memoria e il riferimento al fatto che, come Ovidio fu costretto all’esilio in Romania dal potere di Roma, oggi i palestinesi rischiano di perdere per sempre la loro terra a causa della pulizia etnica decisa dal governo israeliano. Per terra, nella piazza, molti indumenti infantili e giocattoli; sotto un lenzuolo bianco, con chiazze rosse, dei rigonfiamenti a simboleggiare i corpicini di bimbi uccisi. E poi una lunga striscia rossa come simbolo del sangue che continua ad essere versato nella Striscia di Gaza. Ad un lato della piazza sagome di cartone raffiguranti Guernica, il celebre dipinto di Picasso a ricordo indelebile del terribile bombardamento che distrusse la cittadina spagnola nel 1937. Lungo Corso Ovidio una persona sdraiata per terra, immobile per tutto il tempo e coperta da un lenzuolo insanguinato e dalla bandiera palestinese. Gli interventi che si sono succeduti hanno messo in evidenza la necessità di moltiplicare le azioni di protesta a tutti i livelli affinché cessi subito il genocidio. Sono seguiti canti contro tutte le guerre e letture di poesie sulla catastrofe umanitaria in atto in Palestina. Una manifestazione, quella di Sulmona, che non ha voluto essere solo di denuncia ma soprattutto di riflessione affinché ciascuno di noi sollevi il velo dell’indifferenza e faccia la propria parte per far finire questo orrore. Al termine è stato rivolto l’invito a partecipare alla giornata di mobilitazione nazionale di sabato 24 maggio attraverso l’esposizione in tutte le finestre e i balconi di un lenzuolo bianco per segnalare che non vogliamo essere complici del massacro. Mario Pizzola
May 23, 2025
Pressenza
Sei attivisti NO SNAM denunciati in procura: rischiano fino a un anno di carcere
Sei attivisti No Snam sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Sulmona per aver violato il divieto del Questore di L’Aquila, Fabrizio Mancini, il 17 aprile scorso, in occasione del presidio davanti al cantiere della centrale Snam in costruzione in località Case Pente. I sei attivisti sono: Mario Pizzola, Daniela Frittella, Lorenzo Pagliaro, Alba Silvani, Emilio Secchiatti e Giorgia Vitullo.  Il Questore aveva emanato un decreto con il quale disponeva che il presidio si sarebbe dovuto svolgere lontano dall’entrata del cantiere; ciò al fine di “non intralciare il traffico dei mezzi di cantiere” e “non arrecare disturbo ai lavoratori”. Il decreto specificava che, in caso di violazione, i trasgressori sarebbero incorsi in responsabilità penali in base all’art.18 delle Leggi di Polizia del 1931 che, nel caso specifico, prevedono il carcere fino ad un anno.  Gli ambientalisti, a fronte del divieto, avevano deciso di effettuare ugualmente l’azione di protesta, definita di “obbedienza civile nonviolenta” per evidenziare che, se la legge è uguale per tutti, questo deve valere anche per la Snam.  Nell’assumersi consapevolmente la responsabilità della loro azione i sei attivisti avevano fatto presente che anche la Snam deve rispondere delle sue illegalità: “La Snam ha violato il Decreto VIA del 7 marzo 2011 che, come condizione fondamentale per l’apertura del cantiere, stabilisce l’adempimento di numerose prescrizioni ante operam. Ciò non è avvenuto. Inoltre, la Snam continua i lavori nonostante che l’autorizzazione a costruire sia decaduta. Sono due anni che abbiamo presentato esposti alla Procura della Repubblica di Sulmona ma non sappiamo che fine hanno fatto, perché nessun provvedimento è stato adottato fino ad oggi. Sempre la Snam con le sue ruspe ha distrutto testimonianze storiche di eccezionale valore, ovvero le tracce di un villaggio esistente a Case Pente 4200 anni fa, in età protostorica. Altra illegalità compiuta dalla multinazionale del gas è quella dell’abbattimento di 317 alberi di ulivo che invece, in base alla normativa vigente, andavano espiantati e ricollocati”. “Noi non ci sottraiamo al processo e alla conseguente condanna – dichiarano i sei attivisti – ma in uno Stato di diritto nessuno può ritenersi al di sopra della legge. Dobbiamo constatare con rammarico che chi distrugge l’ambiente, avvelena l’aria che respiriamo, aggrava irresponsabilmente il cambiamento climatico, spesso continua a farla franca; mentre chi si batte in modo pacifico per la tutela dei beni comuni è colpito con misure repressive che aggravano persino le norme di Polizia ereditate dal fascismo, come dimostra il “decreto sicurezza” varato recentemente dal governo. E’ questa l’Italia democratica voluta dai nostri padri costituenti?”.                       Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile – Sulmona           Redazione Italia
May 13, 2025
Pressenza