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I diffamatori… denunciano per diffamazione!
Nella scia del crescente clima repressivo che si respira nel paese, quattro nostri militanti, tra cui Giorgio Cremaschi e Bianca Tedone del Coordinamento Nazionale di Potere al Popolo, sono stati raggiunti dall’accusa di diffamazione per il presidio dello scorso 10 luglio sotto la sede della redazione de “Il Giornale” e […] L'articolo I diffamatori… denunciano per diffamazione! su Contropiano.
Assange denuncia la Fondazione Nobel: “trasformato il Premio per la pace in “strumento di guerra”
Julian Assange ha presentato una denuncia penale oggi in Svezia accusando 30 individui associati alla Fondazione Nobel, compresa la sua leadership, di aver commesso presunti crimini gravi, tra cui il reato di appropriazione indebita grave di fondi, facilitazione di crimini di guerra e crimini contro l’umanità e finanziamento del crimine […] L'articolo Assange denuncia la Fondazione Nobel: “trasformato il Premio per la pace in “strumento di guerra” su Contropiano.
Solidarietà a Francesco Rizzo colpevole di aver lottato contro il regime Morselli
L’Unione Sindacale di Base esprime la solidarietà di tutta l’organizzazione al proprio dirigente sindacale Francesco Rizzo, già dipendente dell’ex Ilva, denunciato dall’allora Amministratore Delegato di Arcelor Mittal, Lucia Morselli e dal direttore delle risorse umane della stessa azienda Arturo Ferruccio ai sensi dell’art.595 del Codice di procedura Penale per il […] L'articolo Solidarietà a Francesco Rizzo colpevole di aver lottato contro il regime Morselli su Contropiano.
Censura, anche Milano si muove
La sera di martedì 9 dicembre si è tenuta presso Casa Rossa un’assemblea popolare particolarmente partecipata, convocata dal Coordinamento per la Pace di Milano. Erano presenti circa quaranta persone provenienti da realtà diverse: alcune in rappresentanza dei propri movimenti, partiti politici, sindacati, comitati e molte persone individualmente interessate al tema dell’appello: il sistema guerra, la propaganda e la censura. L’invito all’assemblea è scaturito dal secondo grave episodio di censura che si è consumato a Torino nell’arco di un mese ai danni del Prof. Angelo D’Orsi (già ospite in diverse occasioni a Milano) e del Prof. Alessandro Barbero. Numerose e prestigiose le adesioni che sostenevano l’evento: Elena Basile, Moni Ovadia, Alessando Di Battista e Marco Travaglio, solo per citarne alcune. L’evento che si sarebbe dovuto svolgere il 9 dicembre presso il Teatro Grande Valdocco dei salesiani, “Democrazia in tempo di guerra. Disciplinare la cultura e la scienza, censurare l’informazione” è stato pretestuosamente annullato. Chi segue l’informazione indipendente sa che ad oggi si sono verificati molteplici episodi di censura e di intimidazione, colpendo il pensiero che non si allinea a quelle “fonti istituzionali” (come voleva la mostra su Complottismo e fake news alla facoltà di filosofia della Statale di Milano nel febbraio 2024) dove si vorrebbe che tutti ci abbeverassimo. Ricordo solo alcuni casi: il Teatro Oscar di Giacomo Poretti che ha censurato a Milano un convegno dell’Associazione Verità Nascoste a una settimana dalla sua realizzazione per la presenza di un relatore russo; un’interrogazione alla Commissione Europea con richiesta di chiusura del canale televisivo BYOBLU, da parte della sua vicepresidente Pina Picerno, per aver avuto l’ardire di realizzare un’intervista on-line con il giornalista russo Vladimir Soloviev;  il giornalista Gabriele Nunziati licenziato dall’Agenzia Nova dopo aver posto una domanda giudicata “fuori luogo” alla portavoce della Commissione Europea, Paula Pinho, sulla possibilità che Israele finanzi la ricostruzione di Gaza, paragonandola al caso dell’Ucraina e della Russia; la censura di YouTube che ha eliminato 3 canali e oltre 700 video di organizzazioni palestinesi per i diritti umani che testimoniavano i massacri ad opera di Israele in Palestina; la chiusura dei conti correnti bancari di Frédéric Baldan per aver denunciato Ursula von der Leyen nel suo libro “Ursula Gates – La von der Leyen e il potere delle lobby a Bruxelles”; artisti e musicisti a cui è stato vietato di esprimersi e così via… una tristezza infinita. La folta partecipazione all’assemblea milanese testimonia dell’urgenza, della preoccupazione e del bisogno di fare qualcosa, di unirsi per denunciare la deriva antidemocratica e anticostituzionale in cui siamo già precipitati e di farlo in una città come Milano, che rispetto al tema pare piuttosto dormiente. Dopo una breve introduzione, hanno preso la parola i partecipanti per allargare la discussione attraverso uno scambio di opinioni, opportunità e modalità pratiche organizzative, quali luoghi dove ripetere l’evento torinese a Milano. Si è vista la necessità di fare rete con altre città, di tenere vivo l’interesse mediante iniziative rivolte direttamente alla gente nelle piazze, oltre al grande evento che si vuole replicare. Sono stati creati tre gruppi di lavoro: verifica spazi, comunicazione, relazione con relatori e gruppi. L’obbiettivo è dare una spinta per la creazione di un gruppo che si occupi di censura particolarmente declinato sui temi: No censura! No russofobia! No riarmo e guerra! Il fatto di Torino è grave in sé, ma è solo l’ultimo in ordine di tempo. Ciò che è cambiato è il calibro dei personaggi coinvolti e in particolare quello del prof. Barbero che, con oltre un milione di followers, di cui tantissimi giovani, ha suscitato articoli su giornali, dichiarazioni di sostegno e un sit-in di protesta davanti al Comune di Torino il 9 dicembre. Una delle tattiche che usa il potere per agire indisturbato verso i suoi obbiettivi è quella di censurare, ma in questa occasione sarebbe stata forse più opportuna quella dell’ignorare (tattica che ben conosciamo e che abbiamo subito) perché è rischioso attaccare frontalmente personaggi di questo calibro. Ma tant’è, i volonterosi carnefici del potere sono per nostra fortuna anche stupidi e arroganti. Questo scivolone, frutto probabilmente di un eccesso di zelo, o forse di tanta paura, è un’occasione unica per costruire finalmente un fronte comune, sia per essere solidali, ma anche e soprattutto per stigmatizzare, denunciare e resistere a  quello che è il fattore fondamentale che muove indisturbato le guerre, scatena odio e separazione, induce paure e plagia coscienze: la censura, la manipolazione dell’informazione e la propaganda! Non basteranno una manifestazione o un evento, ma la stigmatizzazione della censura dovrà essere un leitmotiv di tutte le nostre iniziative e azioni. Loretta Cremasco
Borse di studio per studenti e studentesse palestinesi: un’umanità dimezzata
La Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI) coordina un progetto di borse di studio deliberate e messe a disposizione dalle università italiane e destinate a studenti e studentesse palestinesi residenti nei Territori Palestinesi affinché possano iscriversi a corsi di studio in Italia per l’anno accademico 2025/2026 (Progetto IUPALS – Italian Universities for Palestinian Students). Ai primi di ottobre riceviamo questa lettera da Maha, un’architetta di Gaza destinataria di una di queste borse: Mi chiamo Maha. Sono un’architetta palestinese di 31 anni originaria di Gaza e, soprattutto, sono una madre. Oggi scrivo con il cuore pieno di speranza, ma anche oppresso dalla paura: speranza per il futuro di mio figlio e paura che questo futuro gli venga portato via. Mio figlio di 7 anni non conosce altro nella vita che il rumore della guerra. Ora è in grado di distinguere i diversi suoni dei jet da combattimento e delle esplosioni. Questo non è qualcosa che un bambino dovrebbe mai imparare. Dovrebbe andare a scuola, fare sport, imparare la musica, non addormentarsi con la “musica” delle bombe. Recentemente mi è stata concessa una borsa di studio in Italia attraverso il programma IUPALS per conseguire il master in architettura, un’opportunità per cui ho lavorato instancabilmente, anche in mezzo alla guerra. Questa borsa di studio rappresenta un nuovo inizio sia per me che per mio figlio, un’occasione per ricostruire le nostre vite con dignità, sicurezza e speranza. Dopo aver preparato tutti i documenti richiesti, ho informato sia l’università (Università RomaTre) che l’amministrazione della borsa di studio che dovevo essere accompagnata da mio figlio. La richiesta di mio marito di unirsi a noi è stata respinta e, nell’interesse di nostro figlio, ho accettato di viaggiare da sola con lui. L’università ha approvato la mia richiesta e ha confermato che, secondo la legge italiana, uno studente ha il diritto di essere accompagnato dal proprio figlio. Anche il programma IUPALS ha approvato la nostra richiesta e inoltrato le nostre informazioni al Consolato italiano a Gerusalemme. Tutto era pronto, finché non ho ricevuto una telefonata dal Consolato. L’impiegata mi ha chiesto: “È interessata a essere evacuata da sola?”. Sono rimasta scioccata. Ho spiegato che il nome di mio figlio era incluso insieme al mio. Lei ha risposto: “Sì, ma solo lei è stata approvata per l’evacuazione, non suo figlio”. Quelle parole mi hanno distrutta. Come si può pretendere che una madre lasci il suo unico figlio in una zona di guerra? Ora mi trovo di fronte a una scelta impossibile: perdere la borsa di studio che ho guadagnato con anni di sforzi e sacrifici, o separarmi da mio figlio, cosa che semplicemente non posso fare. Lasciare mio figlio a Gaza significherebbe abbandonarlo a una vita senza sicurezza, istruzione o cure. Mio marito lavora dalle 7 del mattino alle 7 di sera tutti i giorni solo per garantire il minimo indispensabile per la sopravvivenza. La mia famiglia vive fuori Gaza e i genitori di mio marito sono anziani e sfollati dopo che la nostra città natale, Beit Hanoun, è stata completamente rasa al suolo. Ora viviamo senza un riparo adeguato a Deir al-Balah. In tali condizioni, mio figlio rimarrebbe completamente solo, vulnerabile, spaventato e privato anche dei più semplici diritti dell’infanzia. Non sto chiedendo un sostegno finanziario per mio figlio; sono pienamente disposta a coprire tutte le sue spese. Non si tratta di una questione finanziaria, ma umanitaria. Si tratta di salvare la vita e il futuro di un bambino. Prima della guerra, la mia vita a Gaza era piena di significato e di successi. Mi sono laureata seconda nella mia classe in Architettura e ho continuato a lavorare come designer e project manager, costruendo una carriera promettente. Gaza è il luogo in cui ho costruito sia la mia vita professionale che la mia famiglia. Nonostante abbiamo sopportato quattro guerre, siamo sempre riusciti a ricostruire e a mantenere viva la speranza. Ma dopo oltre 733 giorni di guerra continua, non c’è più nulla da ricostruire. Ho perso la mia casa, i miei averi e molti dei miei cari: amici e parenti la cui assenza continua a spezzarmi il cuore. Vivo nella paura costante di perdere altro, terrorizzata persino dall’idea di essere separata da mio marito o da mio figlio anche solo per un istante, perché qui le perdite di vite arrivano senza preavviso. Eppure mi rifiuto di arrendermi, non per me stessa, ma per mio figlio. Lui merita un futuro in cui le sue giornate siano piene di apprendimento, non di paura. Merita di vedere un mondo pacifico, non in fiamme. Merita la possibilità di sorridere di nuovo.   Mi appello alle autorità italiane e a tutti coloro che hanno il potere di aiutarmi: per favore, non costringetemi a scegliere tra la mia istruzione e mio figlio. Permettetemi di viaggiare con mio figlio, come madre, come studiosa e come essere umano che ha sopportato più di quanto chiunque dovrebbe sopportare. Ho visto con quanto orgoglio il Ministro degli Affari Esteri ha accolto gli studenti dell’IUPALS durante la precedente evacuazione. È stato un momento bellissimo, simbolo di speranza e solidarietà. Dopo tutto quello che ho passato, ora mi verrà negato lo stesso diritto, solo perché mi rifiuto di lasciare mio figlio in una zona di guerra? Chiedo alla dirigenza dell’Università di intervenire immediatamente e di comunicare direttamente con il governo italiano e il Consolato per aiutare a risolvere questa situazione urgente. Mi appello anche alla comunità universitaria – professori, personale e studenti – che negli ultimi due anni ha dimostrato solidarietà al popolo palestinese, affinché ora mi sostenga personalmente e mi aiuti a garantire il mio legittimo diritto di viaggiare insieme a mio figlio. Sogno il giorno in cui io e mio figlio arriveremo insieme a Roma, scendendo dall’aereo per iniziare una nuova vita all’insegna della sicurezza e della dignità. Aiutatemi a realizzare questo sogno.  Maha Con perfetto tempismo, all’approssimarsi dall’imbarco dei primi contingenti di borsiste/i il 27 ottobre 2025 la CRUI aggiorna la propria pagina dedicata al progetto IUPALS, che peraltro richiede praticamente una corsa ad ostacoli quasi impossibile per potervi accedere, specificando che: (…)  il Progetto IUPALS, per cui è attivata l’evacuazione da Gaza con l’assistenza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, prevede esclusivamente borse di studio deliberate e gestite dagli atenei aderenti e non si occupa di ricongiungimenti familiari. Come segnalato dalle autorità compenti, gli interessati potranno attivare le richieste di ricongiungimento familiare una volta regolarizzata la propria posizione in Italia con permesso di soggiorno e presentando domanda presso le Prefetture del luogo di residenza. A fine ottobre riceviamo un’altra mail da Maha, che tra le altre cose ci spiega come ci sia una totale chiusura burocratica che definiremmo a questo punto disumanizzante: (…) È stata inviata una lettera congiunta a nome mio e di tutti gli altri studenti che hanno una famiglia – circa 10 studenti su 150 che sono stati ammessi – al Ministero degli Affari Esteri. Siamo rimasti sorpresi dalla dichiarazione pubblica ufficiale del Ministero, in cui si affermava che gli studenti non sono autorizzati a viaggiare con le loro famiglie perché i Paesi di transito non lo consentono. Hanno aggiunto che avremmo potuto richiedere il ricongiungimento familiare in un secondo momento, ma tale processo richiede anni. L’evacuazione a cui dovevo partecipare è avvenuta il 22 ottobre e i 49 studenti sono partiti senza di me, perché non sono riuscita a ottenere la conferma che mio figlio potesse unirsi a me. Ma come posso lasciare mio figlio di 7 anni in una zona di guerra che non è sicura? D’altra parte, come posso rinunciare a questa opportunità di studio conquistata con tanta fatica, per la quale ho lavorato così duramente, anche mentre le bombe cadevano sulle nostre teste? Avevo già accettato con tristezza di partire senza mio marito, ma partire senza mio figlio è impossibile. Ci sono anche altre tre madri nello stesso programma di borse di studio, alcune con bambini di pochi mesi.  Ci siamo guadagnate questa opportunità con merito, ma ora ci viene negata semplicemente perché siamo madri. Noi rivolgiamo questi stessi dubbi a tutte le autorità competenti: quando si tende una mano questa poi deve stringersi, altrimenti l’altra persona rimane lì. La “fortezza Europa” che ha grandi responsabilità in ciò che avviene in Palestina, nell’apartheid in territorio israeliano contro ciò che oggi è una minoranza palestinese, ma di dimensioni significative, in alcuni casi addirittura residente ma non cittadina, ma anche in ciò che avviene nei lager libici o in quelli che si costruiranno in Mali o in Niger. Non riesce più ad esprimere un’umanità pienamente compiuta: Maha è stata, di fatto, costretta dal nostro governo a rimanere a Gaza con figlio e marito…”in ottemperanza alle normative che regolano i ricongiungimenti familiari”.     Stefano Bertoldi
Brescia e Pordenone. Via le armi nucleari dalle basi di Ghedi e Aviano
Venerdi mattina, attivisti contro la presenza di armi nucleari sul territorio italiano, terranno alle ore 11 presidi informativi, davanti alla base militare di Ghedi (o in caso di mal tempo a Piazza della Loggia a Brescia) e davanti alla Loggia del Municipio di Pordenone, in occasione del deposito delle denunce alle Procure di Brescia e Pordenone. Le denunce […] L'articolo Brescia e Pordenone. Via le armi nucleari dalle basi di Ghedi e Aviano su Contropiano.
I pm di Roma indagano sull’assalto alla Flotilla
Poco alla volta, il fascicolo aperto dalla procura di Roma sulla Global Sumud Flotilla comincia a prendere forma. Al primo esposto, presentato all’inizio del mese dal team legale della missione e che arriva fino al momento dell’intervento israeliano, si è aggiunto ieri quello firmato dall’avvocato Flavio Rossi Albertini per conto […] L'articolo I pm di Roma indagano sull’assalto alla Flotilla su Contropiano.
La denuncia contro Meloni, Tajani, Crosetto e Cingolani è alla Corte Penale Internazionale
Martedì scorso è stata inviata al Procuratore della Corte penale internazionale la versione inglese della denuncia per complicità in genocidio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto e dell’amministratore delegato di “ Leonardo” SpA, Roberto Cingolani. I Giuristi e Avvocati per la Palestina fanno […] L'articolo La denuncia contro Meloni, Tajani, Crosetto e Cingolani è alla Corte Penale Internazionale su Contropiano.
Meloni, Tajani, Crosetto e Cingolani denunciati alla Corte Penale Internazionale per complicità in genocidio. Già superate le 41.000 adesioni
I Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP) annunciano che martedì 14 ottobre 2025 è stata inviata al Procuratore della Corte Penale Internazionale la versione inglese della denuncia per complicità in genocidio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto e dell’amministratore delegato di “ Leonardo” SpA, Roberto Cingolani. Il testo della denuncia che è stato inviato al Procuratore a nome dei 51 firmatari insieme a 51 allegati di documentazione probatoria, è stato pubblicato sul nostro sito www.giuristiavvocatiperlapalestina.org, dove chiunque può aderirvi. Le adesioni finora pervenute sono più di 41.000, ma la raccolta proseguirà ad oltranza nei prossimi mesi, almeno fino alla fine dell’anno ed organizzeremo iniziative in merito su tutto il territorio nazionale. Con tale denuncia intendiamo dare espressione alla volontà della stragrande maggioranza del popolo italiano di ripudiare il genocidio del popolo palestinese e tutti coloro che in qualsiasi modo vi concorrano. Come affermato dal Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez, nessuna pace può fondarsi sull’impunità dei carnefici e dei loro complici. L’Italia interrompa immediatamente ogni fornitura di armi verso Israele e ogni collaborazione militare col regime genocida. Redazione Italia
The bloody match, la nuova opera di Laika contro la partita tra Italia e Israele
È apparsa questa mattina in via Giulio Caccini a Roma, a pochi passi dalla sede della Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC), una nuova opera dell’artista Laika dal titolo The Bloody Match. Il poster raffigura un giocatore-soldato con la maglia della nazionale israeliana, numero 67– un riferimento ai 67.000 palestinesi uccisi finora nel genocidio a Gaza. Il calciatore imbraccia un fucile e tiene sotto il piede un pallone insanguinato, su cui compare la scritta in arabo “Gaza”. L’opera denuncia, spiega l’artista, “l’uso della cultura calcistica come strumento di propaganda e oppressione da parte dei soldati israeliani nel genocidio in corso a Gaza e nei territori occupati, soggetti a un regime di apartheid”. “Stasera si disputerà la partita della vergogna”, ha dichiarato Laika. “Il calcio d’inizio segnerà ancora una volta l’ipocrisia del nostro governo e delle federazioni sportive nazionali e internazionali – FIGC, UEFA e FIFA. Da una parte si punisce la Russia, dall’altra si accoglie Israele nonostante i crimini di guerra. È la conferma che i crimini sono tali solo quando non li compie l’Occidente”. Nel suo messaggio, l’artista richiama anche le parole del Ministro Abodi, che ad agosto aveva definito Israele “il Paese aggredito”. “A Gaza – ricorda Laika  – in due anni sono stati uccisi 67.000 palestinesi: l’equivalente di uno Stadio Olimpico pieno di uomini, donne e bambini. Tutti morti, e il numero continua a crescere”. L’opera è anche un appello ai giocatori della nazionale italiana: “Vi auguro di giocare in uno stadio vuoto – prosegue Laika – perché quella di stasera sarà una partita macchiata di sangue. Davanti a voi ci saranno undici sostenitori del genocidio più documentato della storia, e dietro di voi istituzioni sportive e politiche che ne sono complici”. Laika conclude ricordando la manifestazione prevista oggi a Udine: “Chi tifa per la giustizia e i diritti umani sarà in piazza, non allo stadio. Alle 17:30, in Piazza della Repubblica, al fianco del popolo palestinese, per denunciare il genocidio, l’imperialismo occidentale e il sistema di apartheid. Il cessate il fuoco non cancella la devastazione e gli orrori commessi Redazione Italia