La finanziarizzazione della cittàNella dinamica dei prezzi e del carovita in materia di alloggi e parcheggi nelle
aree urbane – ma il fenomeno si sta estendendo a servizi pubblici di trasporto,
logistica, beni culturali e persino sicurezza pubblica – il privato (che è
quello che ha goduto di vantaggi fiscali o che ha approfittato delle maglie del
financial project per acquisire diritti a rendite secolari) oltre a speculare
nel suo legittimo interesse di fatto alza i prezzi di mercato di tutto il parco
urbano.
Così facendo si crea un circolo vizioso per la collettività e virtuoso per la
rendita privata. In questa impresa troviamo di tutto, dai pesci piccoli che si
inventano b&b o parcheggi improvvisati e fantasiosi, alle grandi immobiliari
collegate a fondi finanziari. A questo aggiungerei il sospetto che in aree ad
alta densità malavitosa la faccenda non possa non interessare chi ha denaro da
“pulire”, magari investendolo in affari leciti e sicuri.
Ma torniamo a un aspetto particolare della faccenda, e cioè la tanto da tutti
vituperata spirale inflazionistica. Tutta la storia dei bonus e delle detrazioni
ha sempre prodotto un mercato “su di giri”. Oggi questa logica è quella che
governa il territorio.
Provo a esaminarla.
L’analisi del modo in cui le politiche pubbliche di vantaggio (agevolazioni
fiscali, project financing, concessioni di lungo termine) e le logiche
estrattive del privato alimentino una cascata inflazionistica sull’intero parco
urbano si articola attraverso quattro dinamiche economico-spaziali fondamentali.
La distorsione del Project Financing e la Rendita Posizionale
La finanza di progetto (PPP) è nata teoricamente per sollevare gli enti pubblici
dagli oneri finanziari di infrastrutture e servizi (parcheggi interrati, sistemi
di trasporto, rigenerazioni). Nella pratica, spesso si trasforma in un
meccanismo di privatizzazione dei profitti e socializzazione dei rischi.
Concessioni ultradecennali: L’assegnazione di diritti gestionali per decenni
(spesso 30-90 anni) garantisce al gestore privato una posizione di
quasi-monopolio naturale in aree ad alta densità urbano-commerciale.
Flussi di cassa garantiti: Nel caso dei parcheggi pertinenziali e stanziali, il
gestore non estrae solo valore dalla tariffa oraria, ma monopolizza l’accesso al
suolo. L’infrastruttura, originariamente pensata come servizio pubblico a
standard urbanistico, diventa un cespite finanziario a rendita garantita.
Dalla Rendita Parziale all’Effetto Trascinamento sui Prezzi (Spillover)
Il fenomeno per cui l’aumento dei costi di un bene specifico (il posto auto o il
canone di concessione) rialza i prezzi dell’intero mercato circostante segue una
dinamica ben precisa.
Scomposizione e valorizzazione dello spazio: Un’abitazione priva di parcheggio
in una zona a sosta privatizzata e carissima subisce un deprezzamento relativo,
oppure spinge i proprietari a inglobare il “costo della sosta” nel prezzo finale
di vendita o affitto dell’immobile.
Internalizzazione dei costi di mobilità: Se il costo mensile per parcheggiare
passa — a causa delle logiche di massimo profitto del concessionario — da un
prezzo calmierato a tariffe speculative di mercato, il valore d’uso dell’intero
quartiere cambia. L’alloggio diventa accessibile solo a fasce di reddito più
elevate, innescando processi di gentrificazione ed espulsione.
Quando lo Stato o gli Enti Locali concedono detrazioni fiscali, scomputi di
oneri di urbanizzazione o deroghe urbanistiche a favore di operatori privati con
la giustificazione di “incentivare la rigenerazione”, si verifica spesso un
paradosso economico.
L’effetto Capitalizzazione: Il vantaggio fiscale ottenuto dal
costruttore/sviluppatore non si traduce in un prezzo finale più basso per il
cittadino o l’inquilino. Al contrario, viene assorbito all’interno del margine
di profitto o incorporato nel valore patrimoniale dell’immobile
(capitalizzazione del beneficio).
Effetto “Segnale di Mercato”: Quando un intervento privato sponsorizzato o
agevolato fissa un nuovo prezzo standard (es. garage a prezzi proibitivi o
canoni concordati solo nominalmente), i proprietari circostanti adeguano le
proprie pretese economiche al rialzo, assumendo quel picco speculativo come
nuovo prezzo di equilibrio del quartiere.
Il passaggio dall’urbanistica tradizionale alla finanziarizzazione della città
ha trasformato il territorio in una classe di investimento. I parcheggi e gli
immobili non vengono più valutati per il loro valore d’uso (soddisfare il
bisogno abitativo o di sosta), ma come rendite finanziarie attualizzate.
L’operatore economico che si assicura un diritto secolare su un nodo strategico
della città usa quella posizione di rendita per condizionare la pianificazione
locale.
Poiché il capitale cerca il massimo rendimento, la rendita estratta dalle
infrastrutture “a maglie larghe” fa da volano alla speculazione immobiliare
residenziale e commerciale, trasformando la città da bene comune a macchina per
l’estrazione di plusvalore.
Un male necessario? Nient’affatto!
Basterebbe regolamentare realmente il partenariato pubblico privato,
riequilibrandolo. E introdurre elementari strumenti di governance pubblica.
Quali? Clausole di prezzo massimo di cessione/locazione vincolanti e permanenti
sui beni realizzati in PPP o con agevolazioni fiscali.
Piani per la mobilità e l’alloggio che trattino la sosta e l’abitazione come
servizi di interesse generale (SIEG), sottraendoli alla contrattazione
speculativa di puro mercato.
Tassazione e cattura della plusvalenza urbana (value capture), per restituire
alla collettività la rendita generata da infrastrutture e trasformazioni
pubbliche.
Può far contenti tutti? Ovvio che no. Ma “tutti”, se non è una presa per i
fondelli, può essere obiettivo perfettibile, mentre quello attuale è una truffa
ai danni della collettività.
Michele Ambrogio