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Contrasto ai respingimenti illegittimi: strategie legali e alleanze con la società civile
Il 16 aprile alle ore 14:30, online su zoom, ASGI presenta la Guida pratica sul contenzioso strategico avverso i respingimenti nel Mediterraneo e per il diritto d’ingresso, redatta con il sostegno della Fondazione Heinrich-Böll.  Il respingimento è uno degli strumenti cardine delle attuali politiche migratorie europee. Attraverso le politiche di esternalizzazione e i meccanismi di delega dei respingimenti, negli ultimi quindici anni si sono sviluppate pratiche volte a bloccare le persone in movimento e a trasferirne altrove la responsabilità, aggirando le garanzie poste a tutela dei diritti fondamentali. La Guida raccoglie le esperienze di contenzioso sviluppate nel corso degli ultimi anni, cercando di mettere a fuoco punti di forza e criticità e di raccontare l’evoluzione giurisprudenziale in materia. La presentazione sarà un’occasione di confronto tra le organizzazioni della società civile per facilitare la moltiplicazione di questo genere di contenzioso ed elaborare ulteriori strategie. Per partecipare è necessario iscriversi: Modulo di iscrizione – clicca qui
Roma – Esperimenti di contenzioso contro i respingimenti in mare
Giovedì 26 marzo alle 14:30, ASGI, insieme alla Clinica del Diritto dell’Immigrazione e della Cittadinanza e al JL Project, presenta la Guida pratica sul contenzioso strategico avverso i respingimenti nel Mediterraneo e per il diritto d’ingresso redatta con il sostegno della Heinrich-Böll-Stiftung. La presentazione si terrà all’Università Roma Tre, Via Ostiense 159 – 161 (Aula 278, 2° piano) e sarà un’occasione per interrogarsi sul ruolo del contenzioso strategico nell’attuale fase e sulle reti di sapere e azioni che si possono intessere tra le realtà della società civile per garantire i diritti e costruire immaginari alternativi sulla mobilità umana. Interverranno: * Enrica Rigo, Università Roma Tre * Adelaide Massimi, ASGI * Sarita Fratini, JL Project * Cristina Laura Cecchini, ASGI * Lucia Gennari, ASGI La Guida, redatta da Adelaide Massimi di ASGI, si rivolge a organizzazioni della società civile, operatori del diritto e cliniche legali universitarie, con l’obiettivo di promuovere una strategia di contenzioso per tutelare il diritto all’ingresso delle persone vittime di respingimenti delegati nel Mediterraneo centrale. Nell’introduzione si inquadra il respingimento come uno strumento centrale delle politiche migratorie contemporanee, che concentra in sé una duplice funzione: impedire l’ingresso e deportare, esercitando così «una forma estrema di potere: disporre della vita e della mobilità di una persona, prenderla e portarla altrove». A questo potere si contrappongono norme internazionali sui diritti umani – come il divieto di respingere una persona in un luogo in cui è a rischio la sua incolumità o di eseguire espulsioni collettive – che vengono però sistematicamente eluse attraverso meccanismi di esternalizzazione e delega. Questi meccanismi sono stati progressivamente perfezionati per allontanare la responsabilità giuridica dalle autorità italiane ed europee, pur mantenendo invariato l’obiettivo politico: «impedire al maggior numero di persone in movimento di approdare in Italia e in Europa». Un passaggio chiave dell’introduzione riguarda la definizione stessa di esternalizzazione, che l’autrice riprende dalla Refugee Law Initiative descrivendo un processo di trasferimento di funzioni normalmente svolte da uno Stato all’interno del proprio territorio, affinché vengano esercitate – in tutto o in parte – al di fuori di esso, attraverso altri Stati, organizzazioni internazionali o attori privati. Nel Mediterraneo centrale, questo si è tradotto concretamente nel progressivo ritiro delle unità navali italiane ed europee, sostituite da un controllo da remoto tramite aerei e droni, e da una presenza sempre più estesa della cosiddetta Guardia costiera libica, «donata, equipaggiata e addestrata dalle autorità italiane grazie a finanziamenti europei». Il risultato è un processo di normalizzazione di forme di violenza estrema, che va dalla politica del lasciar morire – ovvero l’omissione di soccorso da parte delle autorità europee – alle aggressioni nei confronti delle organizzazioni impegnate nelle operazioni di salvataggio in mare. In questo contesto, si illustra lo strumento giuridico al centro della guida: il contenzioso per il rilascio di visti d’ingresso, sviluppato su tre casi concreti che coprono differenti forme di respingimento. Tale approccio presenta un triplice valore strategico. Innanzitutto permette di «disfare il risultato della condotta illegittima», ovvero l’impossibilità di accedere al territorio italiano per chiedere protezione, uno degli effetti più gravi delle politiche di esternalizzazione, che pur lasciando nominalmente intatto il diritto di asilo, lo rendono di fatto non attivabile. In secondo luogo, il contenzioso consente di «ricomporre la catena di responsabilità fino a risalire alle autorità italiane», in un contesto in cui i meccanismi di delega tendono strutturalmente ad «assottigliare quel filo che lega il danno subito dalle persone migranti alle autorità che ne hanno determinato la commissione». Infine, obbliga lo Stato a forme riparatorie concrete del danno provocato. Sul piano più ampio, nell’introduzione si sottolinea come la possibilità di ottenere un visto attraverso il contenzioso sia «un atto potente da un punto di vista giuridico e simbolico», capace di rendere visibile «l’anormalità e l’abnormità delle azioni delle autorità italiane» e di affermare un vero e proprio diritto alla protezione. Questo approccio si contrappone esplicitamente a quello dei corridoi umanitari – spesso citati dalle ambasciate come unica via d’accesso regolare – che sono considerati strumenti preziosi ma inadatti alla rivendicazione di un diritto, in quanto «gravati da una serie di limiti e criteri selettivi». Il contenzioso, al contrario, permette di uscire da un approccio «concessorio e spesso apolitico» che finisce per reiterare «l’immagine di uno Stato onnipotente di fronte al quale le persone in movimento sono prive di ogni protezione», per affermare invece responsabilità, obblighi e diritti esigibili. Scarica la Guida
Ecco come l’Europa ferma i migranti nel Mediterraneo. Report di SOS Mediterranee
Nuova analisi sulla trasparenza del programma SIBMMIL, il più importante strumento di collaborazione tra Italia e Libia: quasi la metà del budget stanziato non è tracciabile. Ormai da anni la collaborazione tra Italia e Libia per fermare i migranti in arrivo dal Mediterraneo centrale è una realtà consolidata, rafforzata dal Memorandum di Intesa firmato nel 2017 tra i due Paesi, con il sostegno dell’Unione Europea. Il programma decennale più importante di questa collaborazione è SIBMMIL – Support to Integrated Border and Migration Managementin Libya – che si è concluso lo scorso anno.  Grazie alla collaborazione con IrpiMedia, SOS MEDITERRANEE ha analizzato la destinazione e l’utilizzo dei 61,2 milioni di euro stanziati per SIBMMIL.  Il tracciamento è stato possibile solo per poco più di 34 milioni. Non si hanno informazioni pubbliche e accessibili per gli altri 27,1 milioni, pari al 44% circa del budget.  Il programma SIBMMIL è anche il programma con cui l’Europa ha finanziato diverse autorità di Tripoli, tra cui la Guardia Costiera libica. La stessa Guardia Costiera che negli anni ha portato avanti un trend di violenza crescente sia verso le navi umanitarie sia verso le persone migranti: almeno 24 attacchi alle navi umanitarie tra il 2021 e il settembre del 2025. Anche la nave Ocean Viking è stata oggetto degli spari della Guardia Costiera libica nell’agosto 2025.  A compiere questo attacco, che ad oggi rimane impunito, è stata la motovedetta della Guardia Costiera libica Houn 664: una imbarcazione donata dall’Italia nel giugno 2023 proprio nell’ambito di SIBMMIL, grazie a un bando da 3,3 milioni di euro per questa e una seconda motovedetta. IrpiMedia ha ricostruito i movimenti della Houn, che opera tra Tripoli, Al Khoms – porto ad est della capitale libica, con forte presenza turca – e Misurata: oggi sappiamo che in quest’area la motovedetta ha intercettato almeno 321 migranti e il suo equipaggio ha compiuto svariati altri episodi di intimidazione e violenza.  “L’Europa finanzia la Libia sapendo e accettando il rischio che con le attrezzature fornite e con le conoscenze acquisite compirà azioni illegali, violente e discriminatorie contro le persone migranti, ma anche contro le navi del soccorso civile – dichiara Valeria Taurino, Direttrice di SOS MEDITERRANEE. “Nonostante questo, il commissario alla migrazione dell’UE Magnus Brunner ha detto “non abbiamo alternative” al collaborare con le autorità libiche,  come se questa fosse una necessità inevitabile invece di una scelta politica precisa, che normalizza la violenza e la violazione del diritto pur di tenere le persone lontane dall’Europa. Inoltre, denunciamo la scarsa tracciabilità dei fondi spesi per finanziare la Libia: i cittadini europei hanno il diritto di sapere come vengono utilizzate risorse pubbliche destinate a sostenere attori coinvolti in gravi e documentate violazioni dei diritti umani”. Nel corso della conferenza stampa che si è tenuta alla Camera lunedì 16 marzo, l’organizzazione ha chiesto un’indagine piena, indipendente e trasparente sull’attacco contro la nave Ocean Viking, per accertare i fatti e garantire che i responsabili diretti degli spari e la relativa catena di comando siano chiamati a rispondere ai sensi del diritto nazionale e internazionale. “Chiediamo inoltre” prosegue Taurino “il rafforzamento dei meccanismi di monitoraggio degli accordi di cooperazione in materia migratoria e di gestione delle frontiere conclusi con Paesi terzi, con particolare riferimento alla cooperazione Italia-Libia. Chiediamo l’accesso alla documentazione rilevante e una valutazione periodica del loro impatto sui diritti fondamentali.” Il report è scaricabile qui.   Redazione Italia
March 16, 2026
Pressenza
Rimpatri: NO alla proposta della Commissione Europea
Oltre 100 associazioni italiane dicono NO alla proposta della Commissione Europea in materia di rimpatri Riprendiamo  l’appello contro il vergognoso disegno di legge del Parlamento Europeo NO alla proposta della Commissione Europea in materia di rimpatri Oltre 100 associazioni italiane chiedono ai Parlamentari della Commissione LIBE di rigettare la proposta della Commissione Europea in materia di rimpatri   Lunedì 9
Oltre 70 persone respinte in Libia dalle milizie coordinate da Frontex
Oggi il nostro aereo Seabird ha assistito alla cattura di una quarantina di persone da parte di una milizia libica, che le ha riportate illegalmente in Libia. Il tutto coordinato da Frontex, che sorvolava l’area prima del nostro arrivo. Poco dopo lo stesso è toccato ad altre trenta persone. La milizia ha preso con sé anche l’imbarcazione, probabilmente per riutilizzarla nel ciclo del traffico di esseri umani. Questa pratica l’abbiamo già osservata e documentata più volte. Cos’altro serve per capire che l’UE e l’Italia sono complici dei trafficanti libici? Sea Watch
February 24, 2026
Pressenza
Furundulla 307 – Cuccù! Sono tornato…
…mi avete riconosciuto? di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse)   Cuccù!   TrumPutin bum bum Limes: Scade il trattato di non proliferazione nucleare fra Usa e Russia Et voilà! “L’europarlamento affossa il diritto d’asilo nell’Unione. Via libera alle deportazioni extra
February 12, 2026
La Bottega del Barbieri
Un nemico perfetto
Il ddl Meloni non “gestisce” l’immigrazione: fabbrica paura, criminalizza il soccorso e usa i migranti come prototipo per comprimere diritti e democrazia C’è una verità che andrebbe stampata a caratteri …
February 12, 2026
Osservatorio Repressione