Voices from the border: Ceuta e Melilla – 2° episodio
Ceuta e Melilla sono tornate al centro delle attenzioni europee e internazionali
la scorsa estate, dopo che migliaia di persone hanno attraversato la frontiera
dal Marocco a fine luglio. È l’ennesima “crisi” di questo confine, che
rappresenta l’unico di terra tra Marocco e Unione Europea. La prima, però,
dall’applicazione del nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo.
La risposta dell’Europa a queste “crisi” continua a essere la stessa: inviare
militari e polizia, spostare i confini sempre più lontano, pagare altri Stati
per bloccare le persone e chiamarlo “controllo”. Ma queste politiche non fermano
le migrazioni: aumentano i rischi e moltiplicano la violenza.
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Con le politiche di esternalizzazione delle frontiere europee, le migrazioni
sono gestite come questioni di sicurezza nella negoziazione tra gli Stati e le
persone vengono strumentalizzate e sacrificate come una leva diplomatica nel
loro braccio di ferro. È uno degli effetti più perversi dell’esternalizzazione
europea: delegare ad altri Paesi il controllo dei movimenti umani significa
rendersi ancora più vulnerabili a quegli stessi movimenti.
Il Nuovo Patto su Migrazione e Asilo dell’Unione Europea porta ancora più
risorse e centralità al controllo rigido e violento delle frontiere esterne, per
impedire alle persone di entrare e respingere i sopravvissuti.
Come Melting Pot Europa, siamo state a Ceuta e Melilla nell’aprile 2026, prima
dei fatti quest’estate. Abbiamo ripercorso la storia di una frontiera che da
oltre vent’anni continua ad uccidere. Una frontiera di cui si parla raramente. E
quando accade, è quasi sempre nel linguaggio di un’emergenza: una narrazione che
si ripete identica negli anni, fatta di immagini di “assalti”, che riproducono
la percezione di un assedio permanente e di una vera e propria invasione.
Attraverso l’ascolto di chi, ogni giorno, si fa strada attraverso il filo
spinato e lotta tra le crepe della Fortezza Europa, cerchiamo di rispondere ad
alcune domande centrali: come si sono create le condizioni che hanno portato
agli attraversamenti di massa di questa estate? Che cosa spinge davvero così
tante persone a partire? E soprattutto, che cosa succede in questi territori
durante il resto dell’anno, quando i media hanno già distolto lo sguardo?
Nel secondo episodio, vi portiamo in Marocco, a Tétouan e Martil, due città
vicine al confine con Ceuta e fortemente interessate dai movimenti migratori
verso l’enclave spagnola.
IN QUESTO EPISODIO ASCOLTERETE:
* Serge Aime Guemou, presidente del Consiglio dei Migranti Subsahariani in
Marocco, un’associazione nata nel 2005 nella foreste di Belyounech, dopo un
tentativo di attraversamento collettivo della frontiera da parte delle
diverse comunità migranti che l’abitavano, represso con estrema violenza
dalle autorità marocchine e spagnole.
* Dounia Mseffer, presidente della Rete Marocchina dei Giornalisti di
Migrazioni. che ci ha parlato delle campagne di regolarizzazione delle
persone straniere in Marocco avvenuta nel 2014 e nel 2017. La strategia
nazionale che inquadrava queste regolarizzazioni oggi mostra limiti evidenti
di fronte al fatto che molte persone hanno sempre più problemi a rinnovare i
loro documenti.
* Achraf Maimoun e Jamila El Abboudi, dell’Associazione Marocchina per i
Diritti Umani, sezione di Tétouane, che ci hanno parlato del momento storico
e politico che vive il Regno del Marocco oggi; di come motivazioni economiche
e politiche coesistono nella scelta di tante persone a partire; soprattutto,
dell’impatto negativo della cooperazione europea in materia di sorveglianza
ai confini e controllo della mobilità rispetto ai processi di politica
interna e sui movimenti che vogliono maggiore partecipazione democratica,
diritti civili, politici e il rispetto dei diritti umani in Marocco.
* Ahmed e Mehdi (nomi di fantasia), due giovani studenti sudanesi arrivati con
grande fatica a Ceuta nei primi mesi del 2026, che ci hanno raccontato come e
perché hanno attraversato la frontiera, ma anche quello che hanno vissuto
durante tutto l’arco del loro viaggio dal Sudan.
* Mariam (nome di fantasia), una giovane lavoratrice originaria della Costa
d’Avorio, che vive in Marocco e ci ha raccontato delle grandi difficoltà che
vivono le persone nero-africane in Marocco e in particolare le donne
impiegate nel lavoro domestico.
Le interviste di Radio Melting Pot
Voices from the border: Ceuta e Melilla – 2° episodio
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22 Ottobre 2026
Hanno partecipato agli episodi:
* Serge Aime Guemou, presidente del Consiglio dei Migranti Subsahariani in
Marocco;
* Dounia Mseffer, presidente della Rete Marocchina dei Giornalisti di
Migrazioni;
* Achraf Maimoun, presidente della sezione di Tetouan e coordinatore della
Commissione; Centrale per la Migrazione e l’Asilo dell’Associazione
Marocchina dei Diritti Umani;
* Jamila El Aboudi, membro del comitato amministrativo nazionale
dell’Associazione Marocchina dei Diritti Umani e volontaria della sua sezione
di Tétouane;
* Fernando Moreno, volontario dell’associazione Espuntes de Primavera a
Melilla;Antonio Sampere, fotoreporter di Ceuta;
* Francesca, attivista e coordinatrice di No Name Kitchen a Ceuta;
* Ikram, operatrice sociale e attivista di Solidary Wheel;
* Ahmed, Mehdi, Abdullah, Nazim, Mariam, nomi di fantasia per mantenere
l’anonimato di chi ha prestato la propria storia per denunciare quanto
vissuto dalle persone migranti al confine tra il Marocco e le enclavi
spagnole.
In redazione: Nicoletta Alessio, Federica Toninello, Ludovica Alberti e Fabrizia
Elena Savini.
Voce narrante: Nicoletta Alessio.
Voci e doppiaggio: Micol Bottacin, Davide Salvadori, Marco Sirotti, Luca
Ramello, Riccardo Bigi, Luca Cuzzato, Lisa Giacon, Aurèlie Elisa Morra, Lorenzo
Mazzotta, Na Haby Stella Faye, Stefane Ngiombe, Ludovico Carofano, Matteo
Parola, Emanuele Lepore.
Le musiche e gli effetti sonori utilizzati sono distribuiti su licenza Envato
Elements e appartengono ai rispettivi autori (licenza commerciale).
Reportage e inchieste/Confini e frontiere
VOICES FROM THE BORDER: CEUTA E MELILLA – 1° EPISODIO
Un podcast realizzato nell’ambito del progetto “Voices from the border:
anti-racist and solidarity network”
15 Ottobre 2026
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Questo progetto è finanziato nell’ambito del progetto TACKLE, finanziato dalla
Commissione europea (Riferimento: EuropeAid/173998/DH/ACT/Multi) e attuato
daAvocats Sans Frontières, un’organizzazione non governativa, in collaborazione
con Alternatives Européennes, ENCLE (European Network for Clinical Legal
Education), CLEDU (Legal Clinic for Human Rights), Associazione IUC
(International University College) di Torino, Associazione DiFro (Diritti di
Frontiera APS) – Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre, APDHA
(Asociación Pro Derechos Humanos de Andalucía), UAF (Action de l’Union Féministe
de Tanger), Forum Tunisino per i Diritti Economici e Sociali (FTDES), Università
degli Studi di Palermo – Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli Studi
Roma Tre, Sciences Po – Ecole de Droit, Université Libre de Bruxelles – Equality
Law Clinic, Amsterdam Law Clinics dell’Università di Amsterdam.
Il contenuto è di esclusiva responsabilità di Melting Pot Odv e S-Com e non può
in alcun caso essere considerato come espressione della posizione dell’Unione
europea.