Tag - altreconomia

La storia dell’archivio del G8. Che non si trova a Genova ma a Bologna, accolto dal Vag61
Lo spazio autogestito nel quartiere Cirenaica ha salvato l’immenso archivio del controvertice del 2001, che ha dovuto cambiare Regione per il disinteresse delle istituzioni. Centinaia di documenti, fotografie e video, fondamentali anche nei processi, sono custoditi dal febbraio 2021 nel Centro doc intitolato a Francesco Lorusso e Carlo Giuliani. Non è un semplice magazzino ma un luogo che incrocia il lavoro storico, la ricerca e la costruzione del conflitto_ “Non sono passati due anni dal G8 di Genova ma venticinque. Ci sono stati dei processi che hanno accertato una verità, per quanto parziale, che fa parte della nostra storia. E questa storia ci dice che Genova non ha voluto accogliere l’archivio del G8 che ora si trova a Bologna”. Per più di dieci anni il documentarista Carlo Bachschmidt ha raccolto insieme ai volontari della Segreteria legale del Genoa social forum articoli, documenti e testimonianze utili alla difesa dei manifestanti coinvolti nei processi sulle giornate di luglio 2001: 310 faldoni contenenti gli atti dei processi -quello contro i manifestanti accusati di devastazione e saccheggio, quelli per i fatti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto- una rassegna stampa composta da 6.275 articoli di giornale e ore e ore di materiale audiovisivo. Un patrimonio enorme che, terminati i processi e dopo i tentativi falliti con il Comune e l’Università di trovargli una sistemazione, nel 2021 è stato trasferito a Bologna. Oggi la memoria di Genova è custodita tra gli scaffali del Vag61, da più di vent’anni un riferimento della cultura indipendente bolognese. Nel cuore del quartiere Cirenaica, in quella stessa via Paolo Fabbri che Francesco Guccini cantava negli anni Settanta, il Vag61 porta avanti progetti di cooperazione sociale guidati dai principi del mutualismo e dell’autogestione. Ha ospitato eventi in collaborazione con Mediterranean saving humans, ha dato vita al portale di informazione Zeroincondotta e ha creato il Centro di documentazione dei movimenti Lorusso-Giuliani, dove cinque anni fa sono confluiti i materiali relativi a Genova. “Il Centro doc esiste dal 2004 e lo abbiamo dedicato a due ragazzi entrambi uccisi in manifestazioni di piazza”, spiega Valerio Monteventi, attivista del Vag61 e volto storico della militanza bolognese. “Francesco Lorusso è stato ucciso da un carabiniere durante una manifestazione studentesca a Bologna, nel 1977, Carlo Giuliani durante il controvertice di Genova nel 2001. Seppur siano due momenti distanti tra loro, c’è una continuità nelle forme e nei contenuti di quelle lotte. Io -continua Monteventi, con la lucidità di chi ha vissuto le stagioni più calde dell’Italia repubblicana- ero un adolescente nel 1968, un ragazzo nel 1977 e un uomo nel 2001. Chi come me è stato testimone di quei momenti non era soddisfatto del modo in cui i media raccontavano le proteste, con descrizioni banali e strumentali. Così abbiamo iniziato a raccogliere volantini, fanzine, riviste pubblicate dalla fine degli anni Sessanta in poi, per restituire la ricchezza culturale di quegli anni”. Da questa raccolta, iniziata casa per casa, è nato il Centro doc, “che non è un archivio -specifica Monteventi- perché non è stato pensato come un museo della resistenza movimentista ma come una struttura viva, dove la trasmissione della memoria serva a rafforzare il presente. Dopo tutti questi anni -conclude- sono ancora convinto che si possa fare politica senza avere un partito alle spalle”. A ricostruire il viaggio delle testimonianze di Genova, prima del loro arrivo al Vag, è Nicola Pezzi che ogni martedì sera si ritrova insieme ai volontari e ai tirocinanti dell’Università di Bologna per continuare la digitalizzazione avviata dalla Segreteria legale. “Siamo stati contattati da Bachschmidt in pieno lockdown -racconta Pezzi con alle spalle una parte dei 300 faldoni blu che contengono le copie degli atti processuali-. Ci conosciamo perché qui ogni anno ospitiamo iniziative su Genova. Dopo la chiusura dei processi, nel 2012, l’attenzione era calata e lui era rimasto solo ad occuparsi dell’archivio. Ha continuato per qualche anno ma quando il contratto di locazione dell’ufficio è scaduto, si è rivolto alle istituzioni genovesi. Di fronte al loro disinteresse, su consiglio di Heidi Giuliani, che ci aveva affidato la documentazione relativa all’uccisione del figlio Carlo, si è rivolto a noi. Così nel febbraio del 2021 siamo andati a prelevare il materiale a Genova”. Nei faldoni c’è il lavoro di avvocati e volontari che negli anni hanno analizzato migliaia di video, fotografie e comunicazioni radio per prepararsi alle udienze dei processi. Il G8 di Genova, infatti, è stata la prima grande manifestazione in Italia ad essere ripresa da ogni lato e questo ha prodotto una quantità sterminata di materiale che è stata utilizzato, prima, per identificare parte dei manifestanti e accusarli di aver “devastato” la città; dopo, per smentire le ricostruzioni ufficiali e dimostrare l’uso ingiustificato e sproporzionato della forza da parte delle autorità. Questo ha reso possibile anche l’accertamento giudiziario dei pestaggi nella scuola Diaz e delle violenze avvenute nella caserma di Bolzaneto. “La scannerizzazione degli atti dei processi è un lavoro lungo ma necessario -continua Pezzi-. Su internet mettiamo solo gli indici perché ci teniamo al rapporto con le persone. Genova ci permette di fare dei ragionamenti sul presente e questo è il senso di un archivio militante. Tutto quello che conserviamo qua è una base per le lotte attuali”. Il movimento del Sessantotto, quello del Settantasette, il processo del 7 aprile 1979 contro i vertici dell’Autonomia operaia, il fondo del poeta Roberto Roversi e la stagione dei Social forum conclusasi con Genova: il patrimonio custodito tra le pareti del Vag61 è immenso e attraversa mezzo secolo di storia. “Dal 2021 sono passati da qui 94 studenti, anche dall’estero. Ne sono venuti fuori -racconta Pezzi con orgoglio- molti lavori di tesi. Abbiamo ospitato una compagnia teatrale francese, fatto laboratori con le scuole e siamo finiti in un podcast sul ventennale di Genova”. Tante soddisfazioni che, però, non hanno destato grande attenzione a livello istituzionale. “Nel 2015 la Soprintendenza dei beni archivistici dell’Emilia-Romagna, che è un organo di Stato, ha riconosciuto il valore storico dell’archivio ma è un atto puramente simbolico. Dal Comune di Bologna non è arrivato nulla”. Nemmeno quando si è arricchito del materiale arrivato da Genova. Anche Carlo Bachschmidt, che negli anni si è interfacciato più volte con le autorità del capoluogo ligure, si è interrogato su questo silenzio: “Io non cercavo un semplice magazzino dove lasciare il materiale -spiega- ma un soggetto che finanziasse un lavoro storico. Se questo progetto dell’archivio non è andato in porto è perché, da una parte, noi del movimento non abbiamo trovato una sintesi delle nostre posizioni; dall’altra però il Comune ha lasciato cadere la questione. In realtà l’allora direttrice dell’archivio di Genova si era interessata ma il problema non era tecnico, bensì politico: una volontà dell’amministrazione non di rifiutare il progetto ma di disinteressarsene. A quel punto, dopo anni, ero stanco di ribadire che quello era un pezzo della storia di Genova. Così mi sono rivolto ai bolognesi”. una delle tavole del fumetto di Christian Mirra Quel lavoro di memoria, oggi, lo porta avanti il Vag61, nella convinzione che i temi delle piazze di Genova siano ancora attuali: la privatizzazione della sanità, la precarietà lavorativa, la denuncia di un mondo in cui le merci circolano liberamente mentre si innalzano muri contro le persone. Gestito interamente dal basso, il fondo “Lorusso-Giuliani” permette di studiare i fatti di Genova a partire dalla verità scritta delle sentenze, e interrogarsi su ciò che di questa verità rimane fuori. L’archivio custodisce anche la documentazione relativa all’omicidio di Carlo Giuliani, avvenuto il 20 luglio 2001, per il quale non c’è mai stato nessun processo. “L’accusa è stata archiviata -spiega Monteventi- perché il carabiniere che sparò, Mario Placanica, fu prosciolto per legittima difesa e uso legittimo delle armi. Allo stesso modo, il collega che nel 1977 uccise Francesco Lorusso, fu protetto dalla Legge Reale del 1975. Oggi questa legge è ancora in vigore, anzi è stata inasprita dall’ultimo “Decreto sicurezza”. Il problema è che lo Stato, a prescindere dai governi, continua ad affrontare la conflittualità sociale con una logica emergenziale e del nemico, sia esso un militante o un migrante”. altreconomia
July 15, 2026
Pressenza
RECA e AMAS: solidarietà con i giornalisti
“Sconcerto e preoccupazione per la discriminazione e la limitazione alla libertà di stampa” è espresso da Rete per l’Emergenza Climatica e Ambientale e Assemblea Movimenti Ambientalisti e Sociali. RECA e AMAS dell’Emilia Romagna riferiscono che: > Nel pomeriggio di venerdì 12 giugno alla sede di Confindustria di Reggio > Emilia si svolgeva una conferenza dal titolo Aeronautica, Difesa, > Aerospace. Sul palco, insieme ai vertici industriali come Curti, c’era un > dirigente dell’industria nazionale di armi, Leonardo SPA. > > I giornalisti Linda Maggiori (Indipendente e Altreconomia), Flavio Novara > (Askanews) e Cosimo Pederzoli (Left) regolarmente accreditati e iscritti al > convegno, una volta entrati, sono stati allontanati dalla sala. > > Anche altre persone, come Marco Cosentina, professore di storia e filosofia e > attivista pacifista, non sono stati ammessi a partecipare. > > Il tutto mentre si stava svolgendo un presidio dei movimenti pacifisti di > contrasto ai contenuti del convegno stesso. > > La motivazione? Non erano associati a Confindustria e non erano stati > invitati. > > È stato loro negato anche di intervistare i relatori. > > Vengono invece fatti entrare giornalisti di altre testate, appositamente > invitati da Confindustria. > > Questa situazione è doppiamente preoccupante. Non solo perché sempre più > aziende in Emilia-Romagna stanno intraprendendo un percorso di conversione > bellica anziché ecologica ma anche perché il giornalismo, che dovrebbe > raccontare questo pericoloso riarmo, è sempre meno libero. > > Viene impedito ai giornalisti di testate scomode di lavorare, accedere a > convegni, intervistare i relatori. “Esprimiamo quindi solidarietà ai giornalisti coinvolti, che hanno giustamente presentato un esposto all’Ordine dei Giornalisti – dichiarano RECA ER ed AMAS ER – Esprimiamo la nostra netta contrarietà al riarmo in corso”. Redazione Romagna
June 23, 2026
Pressenza
“La Moda è potere”: al Centro Pecci Dispacci con i Sudd Cobas Prato
Il Centro Pecci Dispacci in collaborazione con Sudd Cobas Prato organizzano la presentazione di un importante libro-inchiesta appena pubblicato (maggio 2026) dalla casa editrice Altreconomia. L’evento “L’industria mondiale della moda, la settima economia più grande del mondo e i … Leggi tutto L'articolo “La Moda è potere”: al Centro Pecci Dispacci con i Sudd Cobas Prato sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
I deportati dell’ICE in Guatemala
Il videoreportage è prodotto da Simona Carnino in collaborazione con Altreconomia, che lo distribuisce in Italia da fine maggio 2026. “Ti trattano come se fossi un delinquente. La detenzione è stata troppo dura”. Migliaia di persone nate in Guatemala e fermate in condizione “irregolare” dalle autorità statunitensi sono state rimpatriate senza alcun ritegno, separando famiglie e calpestando diritti fondamentali. Alcune
Sparare alla cieca: 4 anni di dubbi su taser e intanto a Milano…
… il Consiglio Comunale ha rinviato la decisione. Articoli di Alessia Cesana e di Vito Totire. Sparare alla cieca di Alessia Cesana (*) Più dispositivi e nessun monitoraggio. Nonostante le prove scientifiche incerte sugli effetti gravi o fatali delle scariche, il numero delle esplosioni dei taser in dotazione alle forze di polizia italiane rimane costante negli anni, a fronte della
Palestina sul tetto del mondo
Articoli di Alessandra Filippi, Michele Giorgio, Marwa Rommaneh, Maurizio Perriello, Alessandro Lamberti, Gian Luca Gasca, Mario Sommella, Linda Maggiori, Chiara Cruciati ed altro. Con video e audio. SOMMARIO DI QUESTO DOSSUIER 1 – aggiornamenti da Anbamed; 2 – Alessandra Filippi sulla occupazione progressiva di Gaza; 2 – Michele Giorgio sui dati personali dei palestinesi; 3 – Marwa Rommaneh sulla scomparsa
Un Cammino disarmante da Brescia a Genova
… : per costruire relazioni di pace di Lorenzo Guadagnucci   © Thomas Thompson – Unsplash Dal 6 al 22 giugno Repubblica Nomade unirà a piedi due città per certi versi agli antipodi, attraversate entrambe dall’economia di guerra ma anche dalla pace che resiste. L’obiettivo è incontrare lungo il percorso i gruppi, le associazioni, le persone che non si rassegnano.
EireneFest Casale Monferrato: l’esordio mercoledì 3 giugno, con Anna Maria Selini
Da maggio a dicembre a Casale Monferrato è proposta una serie di incontri con gli autori di libri che ‘parlano’ di pace, infatti un ciclo intitolato Un libro al mese per parlare di pace. Pianificato a cura di Mirella Ruo e Monica Simioni, il programma è incluso nella rassegna di EireneFest – Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza organizzati dai promotori nelle rispettive città: come il primo svolto a Roma nel 2022, da Torino a Trieste e da Verona a Messina attualmente 16 edizioni locali. A Casale Monferrato sono a calendario incontri con l’americano Claude Anshin Thomas, in gioventù un soldato che ha combattuto in Vietnam e dal 1995 un monaco buddista zen, e con la francese Nathalie Achard, mediatrice culturale collaboratrice di SOS Méditerranée e Amnesty International. Inoltre con uno stretto collaboratore Danilo Dolci che in Sicilia ha lottato contro la povertà e la mafia praticando la nonviolenza, Giuseppe Barone, con il portavoce della campagna Sbilanciamoci!, Giulio Marcon, con il velista e pedagogista Mauro Pandimiglio, con il sociologo Mauro Ferrari e con i giornalisti Riccardo Bottazzo, che ha descritto le storie delle nazioni senza esercito, e Anna Maria Selini. L’iniziativa è coordinata dalla bottega cittadina della Società Cooperativa EquAzione ETS insieme all’associazione EduCare e al gruppo di volontari della Rete Radié Resh e viene realizzata con patrocinio della Città di Casale Monferrato, in collaborazione con la Consulta di Partecipazione ‘Centro Storico’ e con il coinvolgimento dell’associazione Educational Forum, del circolo ARCI Il Paniere, del gruppo praticante la settimanale Mezz’ora di silenzio per la pace e la giustizia sociale e, di volta in volta, altre aggregazioni che riscontrano interesse alle specifiche proposte. Nel primo incontro, in svolgimento il prossimo 3 giugno e alla cui promozione cooperano anche il centro comunitario MonFreestyle, il circolo Legambiente VerdeBlu e la sezione cittadina dell’ANPI, il docente casalese Filippo Garrone accoglierà Anna Maria Selini. Una collaboratrice di Repubblica, l’Unità, Il Corriere della Sera, Famiglia Cristiana, Io donna e altri quotidiani e periodici, Anna Maria Selini ha realizzato reportage da Kosovo, Tunisia, Cuba, Cipro e, in particolare, Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza, documentari trasmessi dalla Rai, da Current tv e Tv2000 per cui è stata insignita di riconoscimenti nazionali e internazionali e i podcast “Smemorati” di Chora Media e “Oslo 30”, “La guerra dei giornalisti” e “Bambini senza pace” contenuti nella serie “Palestina Israele” prodotta dalla casa editrice Altrɘconomia, con cui collabora dal 2020 e recentemente ha pubblicato il libro che presenta a Casale Monferrato: Caro Vik ti scrivo – Lettere e reportage da Oslo a Gaza. Si tratta di un’opera singolare, che nella forma narrativa dell’epistolario raccoglie tante storie: nelle lettere scritte a Vittorio ‘Vik’ Arrigoni, con cui lei interloquiva abitualmente, la reporter ricorda le esperienze del giovane italiano ucciso a Gaza 15 anni fa e, immaginando di riferirle a lui, racconta molte vicende che lei ha documentato in questi anni. Così Anna Maria Selini ha dato voce a un ‘coro’ di protagonisti del presente: bambini che crescono nei territori palestinesi assediati, giovani che hanno rifiutato di arruolarsi nell’esercito israeliano, operatori umanitari e cronisti vittime della guerra,…una moltitudine di persone che, come diceva Vik, vivono il dramma del conflitto israelo-palestinese cercando di “restare umani”. L’incontro si terrà mercoledì 3 giugno dalle 18:30 nel cortile di Palazzo Langosco (ingressi da via Cavour e via Corte d’Appello – in caso di maltempo nella sala al piano terra fruita dal centro comunitario MonFreeStyle). Per informazioni inviare messaggi WhatsApp al recapito 349-3435301 oppure telefonare al numero 346-5507721 nell’orario dalle 9 alle 19. INFORMAZIONI: * EireneFest Casale Monferrato * Un libro o due al mese per parlare di pace * incontro con Anna Maria Selini Redazione Piemonte Orientale
May 30, 2026
Pressenza
Note sui tragici eventi modenesi
Il raccapriccio per questo orrore ha tolto inizialmente il fiato in gola per poter esprimere parole: poi è venuto il momento di prendere posizione. Il primo articolo è la presa di posizione del sindacato SICobas sull’accaduto il secondo è una intervista di Luca Rondi a Fabrizio Starace, che è stato direttore del dipartimento di salute mentale di Modena lo stralcio