Tag - altreconomia

Palestina e autodeterminazione
articoli di Sami Abu Omar, Robert Inlakesh, Susan Abulhawa, Jonathan Cook e tante altre voci. Il premio Stefano Chiarini, due libri (“Spermopolitica” e “Eppure noi resteremo”). Lo sciopero del 30 ottobre nei porti e aggiornamenti. Ricordiamoli affinchè non passino sotto silenzio: Mohammad Hannoun, Rayed Dad, Yaser Elasaly, Ryiad Albustanji sono palestinesi perseguitati in Italia. Genocidio a Gaza – 17 ottobre
October 17, 2026
La Bottega del Barbieri
Depavimentare? Orribile vittoria di Anci&Ance
di Paolo Pileri – per “Altreconomia” premessa di Enrico Semprini Questo interessante articolo di Paolo Pileri ci permette di capire che esiste una agenda politica che le opposizioni “potrebbero” imporre alla attenzione della opinione pubblica: se parlano di disastro climatico solo per strizzare l’occhio alle manifestazioni allora dobbiamo comprendere che “non opposizioni” siano nella realrà. Altro che depavimentare le città:
October 17, 2026
La Bottega del Barbieri
“Non celebrateci, proteggeteci”. Rula Khateeb e la resilienza delle agricoltrici palestinesi
di Francesca Campanini — 15 Ottobre 2026 La rappresentante della Palestinian farmers’ union spiega il ruolo fondamentale svolto dalle donne nel settore agricolo in Cisgiordania. Durante il periodo della raccolta delle olive, che inizia ufficialmente il 15 ottobre, sono spesso le agricoltrici a raggiungere i terreni meno accessibili, oltre il muro dell’apartheid. Nel frattempo provvedono anche ad assicurare cibo per tutta la famiglia. “Ogni istante passato nei nostri campi aumenta il rischio di attacchi e di venire feriti dai coloni”   Uno dei training realizzati dalla Palestinian Women’s Agricultural Coalition tra gennaio e febbraio a Ramallah
October 15, 2026
ACS italia
Porto d’armi, 8 ottobre: presidio a Ravenna per…
… per la sentenza a Roma. Le Dogane (reticenti) contro Linda Maggiori. Con il link per la diretta web alle 19. di Manuela Foschi LE DOGANE DI RAVENNA AL CONSIGLIO DI STATO CONTRO LINDA MAGGIORI PRESIDIO A RAVENNA IN PIAZZA DEL POPOLO: 8 OTTOBRE ORE 18 Sarà sola davanti al Consiglio di Stato giovedì 8 ottobre 2026, senza il sostegno
Ma niente è come stare nella macchina
(© barsrsind – Unsplash) di Paolo Pileri (ripreso da altreconomia.it) Da mesi e mesi il governo, e pure l’opposizione, ci parlano di arginare il costo del carburante facendo leva sulla riduzione delle accise. È un tormentone che ha finito per far atterrare un tema enormemente importante solo e soltanto sulla pista delle accise, del price cap della benzina e del
CPR: “COME LA DEPORTAZIONE SI È FATTA MODELLO E CHI CI GUADAGNA”. L’INTERVISTA A LUCA RONDI, AUTORE DI “FRONTIERA ALBANIA”
Radio Onda d’Urto torna a parlare dei lager di Stato, i Cpr, con una lunga intervista a Luca Rondi, autore per Altreconomia del libro inchiesta “Frontiera Albania. Come la deportazione si è fatta “modello”. E chi ci guadagna”. Con Luca Rondi siamo partiti innanzitutto dall’indagine della Procura di Ravenna che ha ipotizzato un’associazione a delinquere finalizzata alla falsità ideologica a carico di 23 medici in varie città italiane, tra cui, unico indagato, è Nicola Cocco, che ai nostri microfoni aveva parlato di “un tentativo di distogliere lo sguardo dal cuore della questione, le condizioni nei Cpr” e dalla loro patogenicità. Gli inquirenti contestano la regolarità dei certificati di inidoneità al trattenimento nei Cpr rilasciati a cittadini stranieri per bloccarne l’espulsione, mentre i professionisti coinvolti respingono le accuse e denunciano la sproporzione delle operazioni di polizia rispetto a quanto viene contestato, oltre che all’attacco mosso alla deontologia medica e all’autonomia della professione sanitaria e anche il fallimento delle politiche migratorie, cui fiore all’occhiello sono proprio i lager dello Stato, i CPR. Il commento di Luca Rondi, giornalista di Altreconomia. Ascolta o scarica “Frontiera Albania. Come la deportazione si è fatta “modello”. E chi ci guadagna” è il titolo dell’ultimo libro inchiesta pubblicato da Altreconomia, collana Le Talpe, nel giugno di quest’anno. La prefazione del libro è di Behrouz Boochani, pluripremiato scrittore, giornalista studioso e regista curdo, ex prigioniero dello stato australiano e delle sue folli politiche migratorie. Lo presentiamo con l’autore Luca Rondi. Ascolta o scarica Luca Rondi è nato a Biella nel 1995, è un giornalista d’inchiesta, inizia la sua carriera nei quotidiani locali poi dal 2019 scrive per il mensile Altreconomia. Le sue inchieste principali riguardano le rotte migratorie, il funzionamento dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) e le condizioni delle carceri italiane. Tra i suoi saggi di inchiesta e progetti multimediali ricordiamo: “Respinti. Le “sporche frontiere” d’Europa, dai Balcani al Mediterraneo”, scritto nel 2022 con Duccio Facchini): un’analisi dettagliata sui respingimenti e la violazione dei diritti ai confini europei; “Gorgo Cpr. Tra vite perdute, psicofarmaci e appalti milionari” scritto con Lorenzo Figoni: libro-inchiesta nato dopo la pubblicazione del report Rinchiusi e sedati (2023), incentrato sull’abuso di psicofarmaci nei centri di detenzione temporanea per migranti. Limbo – Le vite sospese di chi si fa migrante: un podcast curato insieme a Silvia Baldetti nel 2022.
September 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Palestina: basta massacri e razzismo
Articoli di Sausan Khalil, Tareq S. Hajjaj, Enas Abu Ghayad, Operazione Colomba, Francesca Campanini, Adla Alnazer, Mariana Hristova, Mario Sommella, Luigi Daniele, Anna Maria Selini, Lavinia Marchetti ed altri. Con un link ad una nostra pagina: https://www.labottegadelbarbieri.org/cinema-28-30-settembre-naza-e-the-bibi-files/ Genocidio a Gaza 26 settembre Un palestinese è stato ucciso e altri sono rimasti feriti in un raid aereo israeliano che ha preso
September 26, 2026
La Bottega del Barbieri
BERLINO: “LE MISURE DELLA LINKE CONTRO LA SPECULAZIONE IMMOBILIARE ATTUABILI ANCHE IN ITALIA”. L’ANALISI DEL PROF. ALESSANDRO VOLPI
Su crisi abitativa e soluzioni proposte nella città di Berlino dal partito che ha vinto le elezioni, abbiamo registrato l’analisi di Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea al dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa e collaboratore di Altreconomia, rivista sulla quale si è occupato delle misure pratiche per mettere fine all’oligopolio dei fondi immobiliari nella capitale tedesca. Alessandro Volpi sostiene che misure quali l’esproprio indennizzato alle società immobiliari e la leva tributaria “per disincentivare la rendita al fine di reperire risorse fresche da destinare ai servizi essenziali”, sia attuabile anche in Italia. Nel caso della città di Berlino, le misure proposte nel programma di governo, se attuate, potrebbero portare sotto controllo pubblico circa 220 mila appartamenti, portando la quota di immobili in mano pubblica dal 20 al 30 %. Intanto in seguito alle elezioni di domenica 20 settembre, Merz ha definito ‘drammatica’ la sconfitta della Cdu alle elezioni locali tra Berlino e Meclemburgo, ma rifiuta le dimissioni. La sua poltrona però resta in bilico. I dati definitivi lasciano i cristiano-democratici sotto shock, essendo rimasti – in Pomerania – per la prima volta fuori dal Parlamento locale sotto lo sbarramento del 5% nel land del nordest. Qui vince Afd, al 38,2% e 32 seggi, ma senza i numeri per governare da sola; possibile alleanza tra Spd (35,5%), Linke (6,5%) e Verdi (5,7%), che assieme hanno 39 seggi. Proprio oggi la presidente del governo del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Manuela Schwesig (Spd) ha detto di voler avviare la prossima settimana i colloqui con La Sinistra (Linke) e i Verdi per la formazione di una coalizione di governo rosso-rosso-verde. Lo ha affermato a margine della prima riunione del gruppo parlamentare dell’Spd dopo le elezioni regionali. Disastro Cdu pure nella capitale Berlino, dove il partito del cancelliere Merz esprimeva il borgomastro, in coalizione con l’Spd. Nella capitale i cristiano conservatori fanno – 8%. Stravince a Berlino la sinistra della Linke, con il 25,7%, il doppio del voto precedente, grazie alle proposte radicali di fronte al dramma abitativo della città, compreso l’esproprio per i grandi fondi. Un tema che ha fatto molto presa in particolare sui giovani, i più colpiti da turistificazione, finanziarizzazione immobiliare e gentrificazione; secondo le analisi post voto, la Linke – arrivata nel complesso al 25% – tra gli under 24 vola sopra il 40% dei consensi complessivi. Alla Linke 47 seggi; con i 26 dei Verdi (14,3%) e i 22 dell’Spd (12,1%), si arriva a 95 seggi su un totale di 158, ampiamente sufficienti per governare. Su questo oggi la Linke ha invitato le altre due forze a colloqui politici preliminari. Da vincere le resistenze interne ai Socialdemocratici: la destra del partito, non esclude la possibilità, politicamente in realtà piuttosto remota, di ri-allearsi con la Cdu (fermatasi 18,8%) imbarcando anche Verdi, con un’ipotetica maggioranza a 82. Fuori dai giochi Afd, arrivata comunque al 16,3%, ma con punte del 40% nei quartieri di Berlino Est. Sulle elezioni berlinesi e sul piano per il diritto all’abitare della Linke, il commento di Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea al dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa e collaboratore di Altreconomia. Ascolta o scarica
September 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Il manifesto degli scienziati quantistici: no alla militarizzazione della ricerca
A gennaio 2026 un gruppo di fisici quantistici ha pubblicato il Manifesto degli scienziati quantistici per il disarmo, un documento che vuole portare all’attenzione la crescente ingerenza di eserciti e ministeri della difesa nella cosiddetta “seconda rivoluzione quantistica”. L’approfondirsi delle ricerche in questo ambito sta permettendo infatti lo sviluppo di comunicazioni crittografate estremamente sicure, radar quantistici per il controllo satellitare e sensori di movimento molto più efficienti nel controllo della navigazione e della posizione. Inoltre, molti degli investimenti stanno puntando alla costruzione di computer potentissimi in grado di rendere inutilizzabili qualsiasi forma di difesa informatica ad oggi esistente. Sebbene in questo caso le possibilità di raggiungere l’obiettivo siano relativamente scarse, un numero crescente di fondi viene impegnato in progetti riguardanti lo sviluppo di questa nuova tecnologia. Veniamo dunque al punto della questione. Come ha raccontato Marco Cattaneo, ricercatore all’università di Helsinki e tra i promotori del manifesto, in un’intervista a Altrəconomia, il problema non sta tanto nella costruzione di armi definitive grazie alla fisica quantistica, quanto nell’utilizzo di una tale remota possibilità per far entrare massicciamente il complesso militare-industriale all’interno delle accademie. Infatti, di fronte allo scarseggiare di fondi pubblici, molti centri di ricerca sono dipendenti dai finanziamenti provenienti dall’ambito militare per tenere in piedi progetti e posti di lavoro. Non è un caso che una tale velata sottomissione dell’università non riguardi soltanto i Paesi più avanzati in termini scientifico-tecnologici ma stia riguardando in maniera massiccia anche gli Stati del Sud globale. Ad esempio, moltissimi progetti di fisica quantistica nell’America Latina sono finanziati dai militari statunitensi e ciò si sostanzia in un potere implicito degli investitori nordamericani sulle strutture accademiche latinoamericane. Dunque, di fronte alla crescente colonizzazione della ricerca accademica da parte di forze armate e ministeri della difesa, i firmatari hanno come principali obiettivi: 1. il rifiuto della loro ricerca per scopi militari; 2. aprire un dibattito sulle implicazioni etiche dei propri progetti di ricerca; 3. creare un forum di scienziati che possa aiutare a demilitarizzare la ricerca; 4. creare un database pubblico in cui siano elencati progetti e università finanziati dalle forze armate. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università accogliamo con piacere questa iniziativa che è in linea con le battaglie che portiamo avanti ormai da tempo. La militarizzazione della ricerca rappresenta un serio pericolo per la democrazia perché aumenta in maniera esponenziale il rischio bellico e fornisce gli strumenti per un potenziale controllo autoritario dei cittadini e delle cittadine. Assieme ai firmatari del manifesto non possiamo non ribadire anche noi la necessità di finanziare le università e i centri di ricerca con soldi pubblici che abbiano come unico scopo il bene comune. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La storia dell’archivio del G8. Che non si trova a Genova ma a Bologna, accolto dal Vag61
Lo spazio autogestito nel quartiere Cirenaica ha salvato l’immenso archivio del controvertice del 2001, che ha dovuto cambiare Regione per il disinteresse delle istituzioni. Centinaia di documenti, fotografie e video, fondamentali anche nei processi, sono custoditi dal febbraio 2021 nel Centro doc intitolato a Francesco Lorusso e Carlo Giuliani. Non è un semplice magazzino ma un luogo che incrocia il lavoro storico, la ricerca e la costruzione del conflitto_ “Non sono passati due anni dal G8 di Genova ma venticinque. Ci sono stati dei processi che hanno accertato una verità, per quanto parziale, che fa parte della nostra storia. E questa storia ci dice che Genova non ha voluto accogliere l’archivio del G8 che ora si trova a Bologna”. Per più di dieci anni il documentarista Carlo Bachschmidt ha raccolto insieme ai volontari della Segreteria legale del Genoa social forum articoli, documenti e testimonianze utili alla difesa dei manifestanti coinvolti nei processi sulle giornate di luglio 2001: 310 faldoni contenenti gli atti dei processi -quello contro i manifestanti accusati di devastazione e saccheggio, quelli per i fatti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto- una rassegna stampa composta da 6.275 articoli di giornale e ore e ore di materiale audiovisivo. Un patrimonio enorme che, terminati i processi e dopo i tentativi falliti con il Comune e l’Università di trovargli una sistemazione, nel 2021 è stato trasferito a Bologna. Oggi la memoria di Genova è custodita tra gli scaffali del Vag61, da più di vent’anni un riferimento della cultura indipendente bolognese. Nel cuore del quartiere Cirenaica, in quella stessa via Paolo Fabbri che Francesco Guccini cantava negli anni Settanta, il Vag61 porta avanti progetti di cooperazione sociale guidati dai principi del mutualismo e dell’autogestione. Ha ospitato eventi in collaborazione con Mediterranean saving humans, ha dato vita al portale di informazione Zeroincondotta e ha creato il Centro di documentazione dei movimenti Lorusso-Giuliani, dove cinque anni fa sono confluiti i materiali relativi a Genova. “Il Centro doc esiste dal 2004 e lo abbiamo dedicato a due ragazzi entrambi uccisi in manifestazioni di piazza”, spiega Valerio Monteventi, attivista del Vag61 e volto storico della militanza bolognese. “Francesco Lorusso è stato ucciso da un carabiniere durante una manifestazione studentesca a Bologna, nel 1977, Carlo Giuliani durante il controvertice di Genova nel 2001. Seppur siano due momenti distanti tra loro, c’è una continuità nelle forme e nei contenuti di quelle lotte. Io -continua Monteventi, con la lucidità di chi ha vissuto le stagioni più calde dell’Italia repubblicana- ero un adolescente nel 1968, un ragazzo nel 1977 e un uomo nel 2001. Chi come me è stato testimone di quei momenti non era soddisfatto del modo in cui i media raccontavano le proteste, con descrizioni banali e strumentali. Così abbiamo iniziato a raccogliere volantini, fanzine, riviste pubblicate dalla fine degli anni Sessanta in poi, per restituire la ricchezza culturale di quegli anni”. Da questa raccolta, iniziata casa per casa, è nato il Centro doc, “che non è un archivio -specifica Monteventi- perché non è stato pensato come un museo della resistenza movimentista ma come una struttura viva, dove la trasmissione della memoria serva a rafforzare il presente. Dopo tutti questi anni -conclude- sono ancora convinto che si possa fare politica senza avere un partito alle spalle”. A ricostruire il viaggio delle testimonianze di Genova, prima del loro arrivo al Vag, è Nicola Pezzi che ogni martedì sera si ritrova insieme ai volontari e ai tirocinanti dell’Università di Bologna per continuare la digitalizzazione avviata dalla Segreteria legale. “Siamo stati contattati da Bachschmidt in pieno lockdown -racconta Pezzi con alle spalle una parte dei 300 faldoni blu che contengono le copie degli atti processuali-. Ci conosciamo perché qui ogni anno ospitiamo iniziative su Genova. Dopo la chiusura dei processi, nel 2012, l’attenzione era calata e lui era rimasto solo ad occuparsi dell’archivio. Ha continuato per qualche anno ma quando il contratto di locazione dell’ufficio è scaduto, si è rivolto alle istituzioni genovesi. Di fronte al loro disinteresse, su consiglio di Heidi Giuliani, che ci aveva affidato la documentazione relativa all’uccisione del figlio Carlo, si è rivolto a noi. Così nel febbraio del 2021 siamo andati a prelevare il materiale a Genova”. Nei faldoni c’è il lavoro di avvocati e volontari che negli anni hanno analizzato migliaia di video, fotografie e comunicazioni radio per prepararsi alle udienze dei processi. Il G8 di Genova, infatti, è stata la prima grande manifestazione in Italia ad essere ripresa da ogni lato e questo ha prodotto una quantità sterminata di materiale che è stata utilizzato, prima, per identificare parte dei manifestanti e accusarli di aver “devastato” la città; dopo, per smentire le ricostruzioni ufficiali e dimostrare l’uso ingiustificato e sproporzionato della forza da parte delle autorità. Questo ha reso possibile anche l’accertamento giudiziario dei pestaggi nella scuola Diaz e delle violenze avvenute nella caserma di Bolzaneto. “La scannerizzazione degli atti dei processi è un lavoro lungo ma necessario -continua Pezzi-. Su internet mettiamo solo gli indici perché ci teniamo al rapporto con le persone. Genova ci permette di fare dei ragionamenti sul presente e questo è il senso di un archivio militante. Tutto quello che conserviamo qua è una base per le lotte attuali”. Il movimento del Sessantotto, quello del Settantasette, il processo del 7 aprile 1979 contro i vertici dell’Autonomia operaia, il fondo del poeta Roberto Roversi e la stagione dei Social forum conclusasi con Genova: il patrimonio custodito tra le pareti del Vag61 è immenso e attraversa mezzo secolo di storia. “Dal 2021 sono passati da qui 94 studenti, anche dall’estero. Ne sono venuti fuori -racconta Pezzi con orgoglio- molti lavori di tesi. Abbiamo ospitato una compagnia teatrale francese, fatto laboratori con le scuole e siamo finiti in un podcast sul ventennale di Genova”. Tante soddisfazioni che, però, non hanno destato grande attenzione a livello istituzionale. “Nel 2015 la Soprintendenza dei beni archivistici dell’Emilia-Romagna, che è un organo di Stato, ha riconosciuto il valore storico dell’archivio ma è un atto puramente simbolico. Dal Comune di Bologna non è arrivato nulla”. Nemmeno quando si è arricchito del materiale arrivato da Genova. Anche Carlo Bachschmidt, che negli anni si è interfacciato più volte con le autorità del capoluogo ligure, si è interrogato su questo silenzio: “Io non cercavo un semplice magazzino dove lasciare il materiale -spiega- ma un soggetto che finanziasse un lavoro storico. Se questo progetto dell’archivio non è andato in porto è perché, da una parte, noi del movimento non abbiamo trovato una sintesi delle nostre posizioni; dall’altra però il Comune ha lasciato cadere la questione. In realtà l’allora direttrice dell’archivio di Genova si era interessata ma il problema non era tecnico, bensì politico: una volontà dell’amministrazione non di rifiutare il progetto ma di disinteressarsene. A quel punto, dopo anni, ero stanco di ribadire che quello era un pezzo della storia di Genova. Così mi sono rivolto ai bolognesi”. una delle tavole del fumetto di Christian Mirra Quel lavoro di memoria, oggi, lo porta avanti il Vag61, nella convinzione che i temi delle piazze di Genova siano ancora attuali: la privatizzazione della sanità, la precarietà lavorativa, la denuncia di un mondo in cui le merci circolano liberamente mentre si innalzano muri contro le persone. Gestito interamente dal basso, il fondo “Lorusso-Giuliani” permette di studiare i fatti di Genova a partire dalla verità scritta delle sentenze, e interrogarsi su ciò che di questa verità rimane fuori. L’archivio custodisce anche la documentazione relativa all’omicidio di Carlo Giuliani, avvenuto il 20 luglio 2001, per il quale non c’è mai stato nessun processo. “L’accusa è stata archiviata -spiega Monteventi- perché il carabiniere che sparò, Mario Placanica, fu prosciolto per legittima difesa e uso legittimo delle armi. Allo stesso modo, il collega che nel 1977 uccise Francesco Lorusso, fu protetto dalla Legge Reale del 1975. Oggi questa legge è ancora in vigore, anzi è stata inasprita dall’ultimo “Decreto sicurezza”. Il problema è che lo Stato, a prescindere dai governi, continua ad affrontare la conflittualità sociale con una logica emergenziale e del nemico, sia esso un militante o un migrante”. altreconomia
July 15, 2026
Pressenza