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In Benin si è riunita l’Africa che dice basta al liberismo e al neocolonialismo
Nonostante gli inizi travagliati, si è infine tenuta la diciassettesima edizione del Forum Sociale Mondiale, il tradizionale incontro tra i movimenti altermondialisti e le organizzazioni della società civile. Il Forum si è svolto a Cotonou, capitale del Benin, e rappresenta il sesto appuntamento di questo tipo organizzato in Africa. Nei giorni precedenti, diversi gruppi hanno organizzato carovane per raggiungere il Paese e partecipare all’evento; inizialmente bloccati dalle autorità beninesi, sono riusciti a raggiungere la sede degli incontri, a cui hanno preso parte migliaia di persone provenienti da più di cento Paesi. Al centro del Forum vi sono stati i temi della gestione delle risorse naturali, della sovranità alimentare, della giustizia climatica e della ricerca di alternative al modello economico dominante. Gli incontri del Forum Sociale Mondiale si sono tenuti presso l’Università di Abomey-Calavi, a Cotonou. L’apertura era prevista per il 4 agosto, ma l’avvio è stato rinviato tra le tensioni con le autorità beninesi: nei giorni precedenti all’inaugurazione, diversi movimenti, attivisti e organizzazioni della società civile hanno cercato di attraversare il confine per partecipare all’evento, ma alcuni sarebbero stati bloccati lungo il percorso e, in alcuni casi, espulsi dal Paese. Il giorno previsto per l’apertura, inoltre, le autorità beninesi hanno annullato senza preavviso la cerimonia inaugurale, sollevando dubbi sulla possibilità stessa di svolgere il Forum. Gli organizzatori hanno tuttavia ribadito sin da subito l’intenzione di portare avanti l’iniziativa e, dopo due giorni di ritardo, gli incontri sono infine iniziati. Il Forum si è infine svolto tra il 6 e il 9 agosto e ha visto la partecipazione di oltre 3.000 persone provenienti da 108 Paesi. L’incontro si è articolato in tavoli di lavoro, laboratori e dibattiti dedicati a diversi temi, con l’obiettivo di elaborare alternative all’attuale modello economico e politico globale. «Le alternative proposte al Forum sociale mondiale si oppongono a un processo di globalizzazione capitalista guidato da grandi multinazionali e da governi e istituzioni internazionali al servizio dei loro interessi», si legge nella pagina dedicata ai principi fondativi del Forum. «L’obiettivo è quello di instaurare, come nuova fase della storia mondiale, una globalizzazione basata sulla solidarietà che rispetti i diritti umani universali, i diritti di tutti i cittadini di tutte le nazioni e l’ambiente, una fase sostenuta da sistemi e istituzioni internazionali democratici al servizio della giustizia sociale, dell’uguaglianza e della sovranità dei popoli». Tra i principali temi di discussione vi sono stati la deriva repressiva globale, la crisi finanziaria e del debito e le difficoltà legate al cambiamento climatico. Centrale anche la questione della «Decolonizzazione e sovranità», alla quale sono stati dedicati oltre cento incontri: tra i temi affrontati, il controllo delle risorse naturali, la sovranità alimentare ed economica, la giustizia climatica e l’opposizione alle forme di dominio economico e politico esercitate dalle grandi potenze e dalle istituzioni internazionali. Diversi incontri si sono concentrati inoltre sui principali teatri di conflitto internazionale, primo fra tutti il genocidio a Gaza. The post In Benin si è riunita l’Africa che dice basta al liberismo e al neocolonialismo appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 16, 2026
L'INDIPENDENTE
La « Grande Dame »  dell’altermondialismo, Susan George
Ci ha lasciato questo  febbraio 2026, all’età di 91 anni. Tra gli attivisti della società civile che negli ultimi 50 anni hanno segnato a livello internazionale la lotta contro la  globalizzazione nefasta dell’economia imposta dai  poteri dominanti, Susan George rappresenta sicuramente la « Grande Dame » dell’altermondialismo. Vandana Shiva è la Pasionaria; Jean Ziegler, il Grande Demistificatore che denuncia; Walden Bello, Il Ribelle; il tandem Ignacio Ramonet-Bernard Cassen, I Testimoni mobilitatori; Samir Amin, L’Ideologo; Pablo Solon Romero, Il Diplomatico; Manu Chao, il Cantante dell’Umanità, Aminata Traoré, la Scomoda; Danielle Mitterrand , la Coscienza. (con le mie scuse agli altri amici e amiche di grande valore che non ho potuto menzionare). Susan è stata “Grande” dal punto di vista intellettuale e umano, per la profondità, il rigore e l’ampiezza delle sue analisi, le sue prese di posizione pubbliche e i suoi interventi all’interno dei movimenti sociali, e “Dame” per la sua gentilezza, la sua cortesia (anche nei confronti degli oppositori), la sua capacità di ascoltare gli altri , la sua saggezza al servizio delle istituzioni e dei gruppi impegnati nella ricerca militante (come il Transnational Institute ad Amsterdam, Attac a Parigi e il Collectif Roosevelt a Parigi di cui è stata, per tutti e tre, presidente e presidente onorario per molti anni). Le sue convinzioni e il suo impegno altermondialista si strutturano in occasione della sua prima importante opera pubblicata nel 1978 contro la fame nel mondo Comme  meurt l’autre moitié du monde. In essa critica aspramente il capitalismo liberale come sistema sociale responsabile del massacro e nomina le multinazionali occidentali , in particolare quelle americane , come principali responsabili della morte dell’altra metà del mondo. Denuncia inoltre con forza e attenzione il sostegno e l’aiuto complici forniti dalle grandi istituzioni intergovernative internazionali finanziarie e commerciali, dominate dagli Stati del “Nord” , come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale , il GATT (diventato OMC – Organizzazione Mondiale del Commercio nel 1994). Evidenzia inoltre i tre strumenti/meccanismi attraverso i quali, a suo avviso, le multinazionali hanno provocato la morte per fame: gli investimenti, il debito imposto ai paesi del Sud, il commercio. Ricordiamo che siamo nel 1978, quando il mondo cercava di riprendersi dalla grande crisi del sistema finanziario internazionale del 1971-73, mentre era in piena crisi alimentare e i dominanti si preparavano a lanciare la loro grande offensiva di politiche di adeguamento strutturale per garantire la loro sopravvivenza e consolidare il loro potere . A partire dal suo libro, le multinazionali, le istituzioni finanziarie e commerciali internazionali pubbliche e i tre strumenti (investimenti, debito e commercio) sono stati i temi centrali e permanenti del lavoro di ricerca e dell’impegno militante di Susan. In questo modo , ha offerto all’altermondialismo preziosi strumenti di lotta – contro le strategie di investimento delle multinazionali e delle istituzioni di Bretton Wood e, in particolare, contro l’approvazione dell’AMI , il pericolosissimo Accordo multilaterale sugli investimenti negoziato in segreto all’interno dell’OCSE (29 paesi del mondo occidentale) tra il 1995 e il 1997. Dopo la loro vittoria ottenuta con la creazione dell’Organizzazione mondiale del commercio, i dominanti credevano di poter consolidare il loro potere mondiale chiudendo il binomio commercio + investimenti, ma sono stati costretti ad abbandonare l’AMI nel 1998 sotto la pressione dell’opposizione di un vasto movimento popolare mondiale; – contro il debito e l’indebitamento dei paesi del Sud. Di grande lucidità sono i suoi due libri sull’argomento Jusqu’au cou: enquête sur la dette du Tiers Monde (1988) e L’effet boomerang. Choc en retour de la dette du Tiers Monde (1992) . Una battaglia portata avanti con forza, passione e rigore da oltre vent’anni, tra gli altri, da Eric Toussaint e dalla straordinaria rete internazionale del Comitato per l’abolizione del debito del Terzo Mondo (CADTM), di cui Eric è il portavoce;  – contro il commercio iniquo e predatorio. Ricorderemo gli innumerevoli interventi di Susan George contro l’AGCS – Accordo generale sul commercio dei servizi. Resta il fatto che, a mio avviso, il suo contributo culturale, ideologico e politico più simbolico è rappresentato dalla sua critica alle multinazionali capitaliste, che lei stigmatizza come Gli usurpatori, (Les Usurpateurs) in un ouno dei suoi ultimi libri ( 2014). In questo campo, Susan ci ha regalato un “piccolo” capolavoro, Il Rapporto di Lugano, un’opera di 355 pagine pubblicata in inglese nel 1999 e poi, in francese, da Fayard, nel 2000. In questo Rapporto (tutto fittizio) riunisce in una villa a Lugano nove rappresentanti del mondo degli affari e della finanza che si interrogano sul futuro del capitalismo. Preoccupati, arroganti, cinici, le loro riflessioni e proposte sono perverse. Susan ha saputo sondare l’anima, e non solo la mente, dei sostenitori del capitalismo, tanto che gran parte delle loro “previsioni”, scelte e obiettivi – spaventosi – sono diventati realtà negli ultimi anni. La nostra Grande Dame non esce disperata da questo esercizio. Propone elementi chiave per l’azione, per la costruzione di un pianeta capace di ragione, responsabilità, giustizia, fraternità e pace. Di questo abbiamo bisogno più che mai. La lotta continua. Fontaine de Vaucluse, 24 febbraio 2026   Riccardo Petrella
February 25, 2026
Pressenza