OLIMPIADI: FINITA LA SBORNIA, QUAL È L’EREDITÀ CHE RESTERÀ A MILANO?
Chiuso il carrozzone olimpico di Milano – Cortina e in attesa delle
Paralimpiadi, i territori si leccano le ferite per il grande evento. Le premesse
iniziali di “impatto a costo zero” sono state pesantemente smentite, e già ieri
Fratelli d’Italia con un emendamento al dl Milleproroghe ha chiesto di ripianare
con soldi pubblici i mancati introiti privati, parlando di “aumento dei costi e
riduzione dei ricavi”. Una storia non molto diversa da quella che vent’anni fa
aveva già colpito la precedente città olimpica italiana, Torino nel 2006.
Gli ultimi 15 anni a Milano hanno comportato radicali trasformazioni, dalla
preparazione di Expo al lascito che ora si dovrà affrontare per queste
olimpiadi, che hanno radicalmente cambiato la città. “Un ricambio di un terzo di
popolazione”, come ha dichiarato Luca Trada del Comitato Insostenibili Olimpiadi
oggi e dei collettivi contro Expo prima, “che ha significato un cambio sociale”,
con l’espulsione di chi non poteva permettersi di vivere in città e l’arrivo di
fasce di reddito completamente diverse. Basti pensare a quello che sarà il
Villaggio Olimpico: uno studentato dove viene proposto come “a tariffa
calmierata” un posto letto tra i 600 e gli 800 euro al mese.
Il “modello Milano”, al centro anche delle inchieste giudiziarie degli ultimi
mesi, viene però messo in discussione dal basso. “A Milano c’è una grande
domanda di sport popolare e accessibile e guarda caso ora si pensa di ripartire
dal Pala Agorà, che avevamo occupato per svolgere le Utopiadi. Abbiamo
dimostrato sia i bisogni che la possibilità. A Milano i bisogni sono enormi, a
cominciare dalle piscine”, ha continuato Luca Trada ai nostri microfoni.
Ascolta l’intervista completa di Luca Trada, del Comitato Insostenibili
Olimpiadi, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica