Legalità è futuro: Nicola Gratteri incontra gli studenti a Sant’Anastasia
Educare alla legalità per costruire il domani.
Era gremita la sala convegni del complesso di Madonna dell’Arco, a
Sant’Anastasia, che sabato ha ospitato l’incontro “Legalità è futuro: educare
alla legalità”.
Un confronto sulle dinamiche di reclutamento dei giovani da parte delle
organizzazioni criminali e sul tema della difesa dei diritti e della sicurezza,
con particolare attenzione alle nuove generazioni.
L’iniziativa, promossa dalla sezione ANPI di Sant’Anastasia “Caduti della
Flobert”, ha visto protagonisti gli studenti dei licei di Somma Vesuviana e
Sant’Anastasia che hanno incontrato il procuratore della Repubblica di Napoli
Nicola Gratteri, da anni impegnato nella lotta alla criminalità organizzata.
La sala era così piena di giovani, docenti e cittadini che, per permettere a
tutti di partecipare, il procuratore Gratteri ha invitato gli studenti a sedersi
anche a terra davanti al palco, trasformando l’incontro in un momento di dialogo
diretto e informale.
Ad aprire l’incontro il saluto della presidente dell’ANPI Maria Elena Capuano,
che ha ringraziato Gratteri per la sua presenza e per il lavoro che svolge nella
difesa della legalità e della Costituzione.
«La gente crede nella magistratura e nella giustizia, c’è tanta voglia di
legalità», ha sottolineato, ricordando come la criminalità organizzata
rappresenti una minaccia spesso silenziosa e capace di adattarsi ai cambiamenti
della società, utilizzando modelli e linguaggi che attraggono soprattutto i più
giovani.
Un fenomeno che richiede un impegno costante delle istituzioni e della società
civile. «Dobbiamo sostenere uomini e donne che ogni giorno mettono a rischio la
propria vita nella lotta alla criminalità e nella difesa della Costituzione. La
legalità va distillata goccia a goccia nei cuori e nelle menti dei ragazzi».
Il valore della libertà e dell’impegno civile è stato richiamato anche da Ciro
Liguori, presidente dell’associazione “Caduti della Flobert”, la fabbrica di
proiettili e lanciarazzi che esplose l’11 aprile 1975 causando 13 vittime e
lasciando una ferita profonda nella comunità di Sant’Anastasia.
«La libertà è come l’aria», ha ricordato citando Piero Calamandrei, «ci si
accorge di quanto vale quando comincia a mancare». Un invito rivolto ai ragazzi
a difendere la libertà attraverso l’impegno quotidiano per la legalità.
A coordinare l’incontro il giornalista Rai Claudio Pappaianni, che ha esortato
gli studenti a essere protagonisti del proprio futuro: «Impossessatevi del
vostro futuro». Perché la mafia si combatte anche attraverso lo studio e la
conoscenza.
Nel suo intervento Nicola Gratteri ha parlato direttamente ai ragazzi,
sottolineando il valore dell’onestà e dell’esempio che nasce innanzitutto in
famiglia. «La legalità si costruisce ogni giorno attraverso piccoli gesti
quotidiani e attraverso ciò che i giovani vedono in casa».
Il magistrato ha insistito sull’importanza della cultura e dell’istruzione: solo
un giovane solido dal punto di vista etico e culturale può resistere alle
lusinghe della criminalità organizzata e non cadere nella trappola del facile
guadagno.
Gratteri ha richiamato anche i rischi di una società dominata dal culto del
denaro e dall’influenza dei modelli diffusi sui social network. «Spesso i
ragazzi sono soli e diventano figli di internet, inseguendo un mondo fatto di
illusioni dove si ammira chi ha soldi e ricchezza come unico modello di
successo».
Per spiegare concretamente le conseguenze di certe scelte, il procuratore ha
raccontato la storia di un ragazzo che, attratto dai soldi facili, aveva
iniziato a fare il corriere della droga finendo poi nella spirale del carcere.
Un carcere che, ha spiegato, non sempre riesce a recuperare chi ha sbagliato e
rischia di spingerlo ancora più a fondo nella vita criminale quando, una volta
fuori, non trova alternative.
«Non è una bella vita quella del garzone di camorra», ha sottolineato.
Il magistrato ha ricordato come Napoli sia una città ricca di energia, cultura e
vitalità ma anche una città dove la violenza criminale è ancora presente. I
ragazzi sono esposti a modelli distorti e per questo è fondamentale il lavoro
congiunto di istituzioni, forze dell’ordine, scuola, terzo settore e Chiesa per
creare contesti educativi e sociali alternativi.
Gratteri ha ricordato anche l’impegno del cardinale Domenico Battaglia, «che
ogni giorno lavora per non lasciare solo nessuno, soprattutto gli ultimi e chi
vive nelle periferie sociali».
Particolarmente significativo è stato il momento dedicato alle domande degli
studenti. Un dialogo diretto e sincero che ha toccato anche il tema del mondo
digitale e delle nuove modalità con cui la criminalità si muove online.
«Si può fermare la mafia?» ha chiesto uno studente.
Gratteri ha spiegato che è possibile colpire e ridurre le organizzazioni
criminali, ma più difficile è sradicare la mentalità mafiosa, che si alimenta
soprattutto nei contesti di povertà e mancanza di istruzione.
Il procuratore ha inoltre evidenziato le difficoltà del sistema giudiziario e
carcerario, sottolineando come molti detenuti siano persone con problemi di
tossicodipendenza o disturbi mentali che avrebbero bisogno di percorsi di
recupero e strutture adeguate.
Alla domanda su cosa dovrebbe fare oggi un ragazzo per costruire il proprio
futuro nel segno della legalità, Gratteri ha risposto con chiarezza: studiare
molto e credere in sé stessi. «Studiate tanto, soprattutto se siete figli di
nessuno».
Una studentessa gli ha chiesto se sceglierebbe ancora di fare il magistrato
nonostante le minacce ricevute nel corso della sua carriera.
«Sì. Fare il magistrato è meraviglioso: significa lavorare per la legge e per la
giustizia». Un impegno che comporta sacrifici e limitazioni nella vita
personale, ma che gli consente di sentirsi «un uomo libero perché lavoro per gli
altri».
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema dei social network. Gratteri ha
spiegato che le organizzazioni criminali hanno compreso da tempo il potere della
comunicazione online e utilizzano i social per costruire consenso e visibilità.
Ha ricordato anche il ruolo della narrazione culturale: film come Il Padrino,
pur essendo capolavori artistici, hanno contribuito a diffondere l’idea di una
mafia dotata di un codice d’onore, mentre in realtà la mafia vive in modo
parassitario.
Infine ha evidenziato l’eccellenza delle forze investigative italiane ma anche
la necessità di investire di più nella formazione e nelle competenze
tecnologiche per affrontare le nuove sfide della criminalità.
Rivolgendosi ai ragazzi ha lanciato anche un invito: coltivare le competenze
informatiche e valutare la possibilità di entrare nelle forze dell’ordine, dove
c’è grande bisogno di giovani preparati.
L’incontro si è concluso con un messaggio chiaro agli studenti: la legalità non
è un principio astratto ma una scelta quotidiana che passa dallo studio, dalla
consapevolezza e dalla responsabilità personale.
Dal pubblico è arrivata anche una domanda sul tema della giustizia, ma il
procuratore ha spiegato di essere lì per dialogare con i ragazzi di legalità e
non per parlare di referendum.
Il lungo applauso finale dei ragazzi è stato il segno di una partecipazione
autentica e di un interesse concreto verso i temi della legalità, della
giustizia e della responsabilità civile.
Gina Esposito