Che tristezza Antonio Di Pietro con la destraCon una certa tristezza ho visto la foto di Antonio Di Pietro con Del Mastro e i
baldanzosi esponenti della destra aquilana visibilmente soddisfatti del trofeo.
Non sono mai stato un dipietrista e ho sempre diffidato di tutti i partiti e
movimenti personali soprattutto se si definivano “nè di destra nè di sinistra”.
Alla lunga far leva su sentimenti qualunquistici sposta sempre la società a
destra e soprattutto apre autostrade per le forze politiche e i poteri che da
sempre poco gradiscono la democrazia costituzionale.
Con Di Pietro noi di Rifondazione Comunista abbiamo condiviso tante battaglie ma
sul garantismo ci siamo sempre trovati distanti.
Ora assistiamo al paradosso che noi che proponevamo la separazione delle
funzioni e criticavamo il giustizialismo siamo schierati per il NO, mentre Di
Pietro – quello del “partito dei giudici” – è diventato un sostenitore dello
spacchettamento del Csm insieme agli eredi di Almirante, di Berlusconi e della
loggia P2.
La nostra linea ha la coerenza di chi sulla giustizia ha sempre avuto come
bussola la Costituzione: garantismo, difesa dell’indipendenza della
magistratura, lotta alla corruzione e alle mafie per noi non vanno mai
contrapposti.
Questa parabola del leader di un partito personale non è una novità. Si pensi
per esempio a Grillo che ha chiuso la sua esperienza “rivoluzionaria” sostenendo
il governo Draghi.
Spero che questa ennesima delusione serva a vaccinarsi dal leaderismo tipico
dell’americanizzazione della politica e anche a ridare spazio a una visione
della politica fondata sui partiti come strumenti collettivi di partecipazione
come li vorrebbe l’articolo 49 della Costituzione.
Antonio Di Pietro con Del Mastro e i baldanzosi esponenti della destra aquilana
Comunque per votare NO si può rileggere cosa diceva Di Pietro in passato prima
della recente “illuminazione” che rispettiamo pur non condividendola:
“La separazione delle carriere è il primo passo per trasferire la magistratura
inquirente sotto controllo dell’esecutivo… Non sono le carriere, ma i
comportamenti che fanno la differenza. Anche un pm e un avvocato possono
trovarsi imputati perché si son messi d’accordo” (4.2.2000).
“Si vorrebbe imporre, per garantire l’imparzialità del giudice, la separazione
non fra potere giudiziario e politico, ma fra magistrati inquirenti e
giudicanti: così le inchieste contro la corruzione e il potere politico non si
potranno più fare con serenità” (15.3.2000).
“Voterò no al referendum per separare le carriere” (15.5.2000).
“La Giustizia ha bisogno di interventi radicalmente opposti a quelli sbandierati
dal Polo: non la separazione delle carriere e lo snaturamento del Csm aumentando
i membri di nomina politica” (13.1.2003).
“La divisione delle carriere impedirà la fisiologica trasmigrazione tra pm e
giudici, con grave danno per le professionalità e la libertà di scelta dei
magistrati” (8.3.2003).
“Il processo di Milano (a Berlusconi e Previti per corruzione di giudici, ndr)
dimostra che a carriere disunite possono accadere cose turche. In primo grado ha
dimostrato che degli avvocati possono corrompere dei giudici. Più separate di
così, le carriere, si muore! Il problema non sono le carriere, ma la deontologia
professionale, la moralità di chi svolge incarichi pubblici delicati”
(4.5.2003).
“Il centrodestra vuole separare le carriere per mettere sotto controllo
dell’esecutivo la magistratura. È il vecchio piano di Licio Gelli, poi ripreso
dal libro rosso di Previti” (24.3.2004).
“Il ministro Alfano vuole separare le carriere in violazione del dettato
costituzionale. La Giustizia affidata al governo Berlusconi è come un pronto
soccorso lasciato in balìa di Dracula” (4.6.2008).
“Berlusconi lasci stare Falcone, è come il diavolo che parla dell’acqua santa. I
problemi della Giustizia sono la mancanza di fondi e di personale, non la
mancata separazione delle carriere. Così si vuole solo sottomettere la giustizia
al potere politico e segnare la fine della certezza del diritto” (21.8.2008).
“La separazione delle carriere è l’anticamera della fine dell’obbligatorietà
dell’azione penale, attraverso il controllo dell’esecutivo sul pm. È una
proposta gravissima perché farebbe crollare uno dei cardini della Costituzione:
l’autonomia della magistratura” (15.7.2013).
Date retta a Antonio Di Pietro e votate NO.
Maurizio Acerbo