INTERVISTA A CONTRE-ATTAQUE: “È STATA LA BANDA FASCISTA DI QUENTIN DERANQUE A LANCIARE L’ASSALTO”
Radio Onda d’Urto ha intervistato Pierre, redattore di Contre-Attaque.net,
riguardo la puntuale inchiesta che il portale militante francese sta conducendo
in merito ai fatti che il 12 febbraio, a Lione, in Francia, hanno portato alla
morte del neofascista Quentin Deranque.
La ricostruzione di Contre Attaque, supportata da video, fotografie e
testimonianze, smonta la versione dell’ultradestra francese, ripresa dai media
mainstream e dalla politica istituzionale d’Oltralpe e non solo, secondo la
quale un giovane cattolico, non violento, sarebbe stato pestato a morte dagli
antifascisti, aggredito mentre si trovava solo. L’inchiesta di Contre Attaque
dimostra come quel giorno a iniziare lo scontro con 13 antifascisti fu una
squadraccia di 16 neofascisti, tra i quali Quentin Deranque, organizzati e
preparati per aggredire coloro che intendevano partecipare a un incontro
pubblico con la parlamentare franco-palestinese de La France Insoumise, Rima
Hassan.
“Grazie alla nostra rete di contatti a Lione – spiega Pierre su Radio Onda
d’Urto – abbiamo ottenuto una fonte fondamentale della quale non possiamo
rivelare il nome, dato il clima che si respira… La fonte ci ha inviato alcune
immagini nelle quali si vede chiaramente che è stata la banda di Quentin a
lanciare l’assalto con spranghe, gas urticanti, fumogeni, con il volto
travisato. Erano tutti vestiti di nero”. Altre testimonianze raccolte da Contre
Attaque, dimostrano anche che il giovane fascista, poi deceduto, al termine
dello scontro si era alzato e aveva rifiutatao di recarsi all’ospedale ed è
stato soccorso soltanto dopo un’ora.
“Pubblicando queste immagini il 15 febbraio – prosegue Pierre – abbiamo smontato
la narrativa dei media dominanti. La nostra inchiesta ha raggiunto un numero
enorme di persone. Tuttavia, i media mainstream non si sono ancora scusati per
le menzogne che hanno diffuso. E ciò che la stragrande maggioranza della
popolazione ha registrato, è che Quentin è la vittima”. In realtà, spiega il
redattore di Contre Attaque, “a Lione si è verificata una vera e propria
imboscata tesa dall’estrema destra contro militanti della sinistra. E questa è
una tattica comune usata dall’estrema destra contro gli attivisti di sinistra”.
Negli articoli pubblicati in questi giorni, Contre Attaque ha sottolineato come
a Lione – città della Francia orientale da oltre 500mila abitanti – le violenze
dell’estrema destra avvengono in un clima di impunità da anni. Su questo,
nell’intervista a Radio Onda d’Urto Pierre spiega che “Lione è la capitale
francese dell’estrema destra radicale perché le autorità, il Comune e la
Prefettura, hanno permesso l’apertura di palestre di boxe e bar dove questi
gruppi possono organizzarsi”. “Negli ultimi 15 anni – continua Pierre – abbiamo
censito 102 aggressioni d’estrema destra estremamente violente, con vittime
finite in coma o con danni permanenti. Ci sono stati attacchi con coltelli e
martelli durante il Pride, contro librerie di anarchiche o di sinistra, contro
le sedi dei sindacati e dei partiti”.
Con Pierre di Contre Attaque, nell’intervista, abbiamo parlato anche del ruolo
dei grandi media francesi nell’alimentare la narrazione dell’estrema destra sui
fatti di Lione e non solo. Insieme a lui abbiamo parlato anche del contributo
dei cosiddetti “influencer identitari” nella costruzione del “martire Quentin”
mentre incitano all’odio e alla violenza, contribuendo al clima attuale. A tutto
questo, spiega Pierre ai nostri microfoni, si somma la violentissima repressione
della polizia francese nei confronti dei movimenti della sinistra radicale. La
violenta repressione poliziesca ha raggiunto picchi molto elevati durante le
mobilitazioni di massa dello scorso autunno per la Palestina. A proposito di
repressione, Pierre aggiorna ascoltatori e ascoltatrici sulla situazione degli
11 antifascisti arrestati per i fatti di Lione.
L’intervista di Radio Onda d’Urto a Pierre, della redazione di Contre Attaque.
Ascolta o scarica.
Riportiamo, di seguito, la trascrizione integrale dell’intervista:
Pierre, è un piacere averti con noi perché, con il collettivo Contre Attaque,
avete condotto una vera contro-inchiesta che ha messo in discussione la versione
iniziale diffusa dalla procura e da alcuni media. Avete fatto emergere come in
realtà gli aggressori siano i gruppi fascisti. Pierre, puoi spiegare a chi ci
ascolta le dinamiche che siete riusciti a ricostruire e citare le fonti che vi
hanno permesso di ribaltare la narrazione?
Risposta: D’accordo. Prima di tutto, per gli amici e le amiche che ci ascoltano
in Italia, bisogna precisare il contesto di quanto accaduto il 12 febbraio a
Lione. Quel giorno c’è stata un’azione condotta dall’estrema destra che da anni
organizza provocazioni e attacchi ai meeting di sinistra in tutta la Francia. Si
tratta di dispositivi piuttosto astuti, messi in atto da un gruppo chiamato
Némésis, che si definisce femminista ma che in realtà strumentalizza il
femminismo per denigrare i musulmani, l’Islam e gli stranieri. È un’operazione
di propaganda ben congegnata: il gruppo filma tutte le sue azioni, si presenta
davanti agli eventi di sinistra per disturbarli, provoca i militanti e poi
diffonde i video delle eventuali reazioni per dire che la sinistra li ha
aggrediti.
Questo accade da anni. Il gruppo Némésis ha già proceduto così per esempio
durante le manifestazioni femministe come quella dell’8 marzo, presentandosi con
cartelli razzisti e un servizio d’ordine di uomini armati per cercare di entrare
nel corteo. Ovviamente ne è scaturito uno scontro, ma ciò che è emerso nei loro
video e nei media è che Némésis era stata aggredita dai militanti di sinistra.
C’è un costante lavoro di manipolazione delle persone.
Sappiamo che a Lione, Némésis ha voluto compiere un attacco simile durante
un’iniziativa con Rima Hassan, l’eurodeputata franco-palestinese che riceve
continue minacce di morte dall’estrema destra.
Mentre il gruppo Némésis si trovava davanti alla sede della conferenza con
Hassan, un servizio d’ordine neonazista composto da militanti violenti di Lione
aspettava più lontano, a centinaia di metri.
Abbiamo iniziato a ricevere informazioni la sera del 12 e soprattutto, il 13
febbraio. In quel momento Némésis aveva iniziato a diffondere ovunque la notizia
che un loro militante era stato gravemente ferito dagli antifascisti e che si
trovava tra la vita e la morte. In quel momento non c’erano né immagini né
elementi certi, eppure questo racconto è stato immediatamente ripreso da tutti i
media senza alcun distacco critico.
I media nazionali hanno parlato di questa storia senza contestualizzare
l’ideologia del collettivo. Conoscendo il contesto della città di Lione, la
storia ci è sembrata subito sospetta.
Il 14 febbraio abbiamo appreso che questo giovane militante fascista, Quentin,
era deceduto in ospedale. Lo stesso giorno TF1, la rete televisiva più seguita
in Francia e appartenente al miliardario dell’immobiliare Martin Bouygues, ha
trasmesso alcuni secondi di un video girato da un residente che mostrava
militanti d’estrema destra colpiti, a terra. Queste immagini sono state diffuse
ovunque come versione ufficiale imposta alla popolazione.
Tuttavia, ora sappiamo che TF1 ha tagliato quel video. La redazione aveva
ottenuto due filmati: uno in cui i fascisti attaccavano un gruppo di
antifascisti e uno della fine della rissa, dove i fascisti avevano perso lo
scontro e avevano abbandonato i loro sodali.
La prima testata d’informazione francese ha scelto di ingannare l’opinione
pubblica mostrando solo pochi secondi della fine dell’alterco. Questo è un fatto
gravissimo. Noi abbiamo iniziato la nostra contro-inchiesta criticando
innanzitutto la mancanza di reazione delle istituzioni politiche, a partire da
quelle della sinistra francese.
Molti politici hanno subito pubblicato tweet per rendere omaggio a Quentin e
denunciare la violenza antifascista, incolpando la France Insoumise senza avere
prove certe. Molte reazioni sono arrivate addirittura prima del video di TF1,
riprendendo direttamente la narrativa dell’estrema destra. Questo è molto grave,
ancora una volta, perché all’epoca non c’erano prove. La maggior parte delle
reazioni, infatti, è avvenuta addirittura prima della trasmissione del video di
TF1 e non ha fatto altro che riecheggiare la narrazione dell’estrema destra.
Ebbene, la prima cosa che abbiamo osservato è che la scorta di estrema destra,
quella coinvolta nello scontro, come ho detto, non era nemmeno con Nemmésis;
erano a diverse centinaia di metri di distanza. E lo scontro non è nemmeno
avvenuto durante il comizio di Rima Hassan. È avvenuto prima dell’iniziativa con
l’eurodeputata.
Così abbiamo voluto smantellare il legame creato ad hoc dai media che associava
la morte del giovane e l’evento politico. Rima Hassan non era nemmeno arrivata
nella sala quando c’è stato lo scontro.
Poi abbiamo anche voluto ricordare chi erano le persone coinvolte ed esaminare
le loro reti.
Questo poiché la vittima, Quentin Deranque, è stata presentata come un
“cattolico non violento” appassionato di matematica e tennis, ma nessun media ha
osato dire che era un militante neonazista.
Grazie alla nostra rete di contatti a Lione, abbiamo ottenuto una fonte
fondamentale della quale non possiamo rivelare il nome, dato il clima che si
respira… La fonte ci ha inviato alcune immagini nelle quali si vede chiaramente
che è stata la banda di Quentin a lanciare l’assalto con spranghe, gas
urticanti, fumogeni, con il volto travisato. Erano tutti vestiti di nero.
Pubblicando queste immagini, il 15 febbraio, abbiamo smontato la narrativa dei
media dominanti. La nostra inchiesta ha raggiunto un numero enorme di persone.
Tuttavia, i media mainstream non si sono ancora scusati per le menzogne che
hanno diffuso. E ciò che la stragrande maggioranza della popolazione ha
registrato, è che Quentin è la vittima.
Successivamente sono emersi altri video che confermano come il gruppo d’estrema
destra stesse aspettando all’angolo di una strada per tendere un’imboscata a un
gruppo della Jeune Garde, anche se avrebbero potuto colpire chiunque passasse di
lì. I fascisti hanno attaccato con equipaggiamento da combattimento, mentre il
gruppo antifascista ha risposto a mani nude. A Lione quindi si è verificata una
vera e propria imboscata tesa dall’estrema destra contro militanti della
sinistra. E questa è in realtà una tattica comune usata dall’estrema destra
contro gli attivisti di sinistra.
Grazie per questa ricostruzione, Pierre. Volevamo chiederti se ci sono
aggiornamenti in merito agli arresti degli antifascisti.
Risposta: Prima di rispondere sulla repressione, che è soltanto all’inizio,
bisogna sottolineare che l’Assemblea Nazionale francese ha organizzato un minuto
di silenzio per Quentin, un onore solitamente riservato alle vittime di
terrorismo. Siamo a un livello di follia collettiva in cui tutti i gruppi
parlamentari hanno convalidato un omaggio repubblicano a un giovane che aveva
partecipato a marce neonaziste a Parigi anche insieme a fascisti italiani. Sono
davvero la creme de la creme dei fascisti più violenti e radicali.
Quentin aveva anche fondato un collettivo neonazista vicino a Lione, chiamato
“Allobroges Bourgoin”, che si allenava al combattimento e rivendicava
un’ideologia nostalgica del Terzo Reich. Si tratta di un piccolo gruppo
addestrato al combattimento e che promuoveva la violenza.
Quindi, più si scava, più si scopre che si trattava di qualcuno direttamente
coinvolto in attacchi e violenze, chiaramente aderente a un’ideologia nostalgica
del Terzo Reich. E più prove si raccolgono, più la narrazione dominante è
completamente slegata dalla realtà, con i minuti di silenzio, tributi ovunque,
la sinistra completamente smarrita, incerta su come reagire, e così via.
Ora, per quanto riguarda le misure repressive, ieri sono state arrestate 11
persone, tra cui militanti della Jeune Garde. La Jeune Garde è un gruppo nato a
Lione per l’autodifesa contro gli attacchi dell’estrema destra e, a differenza
di Contre Attaque, partecipa al gioco istituzionale essendo vicino alla France
Insoumise. Non sono gruppi ultra-violenti, ma paragonabili ai gruppi di
autodifesa dei partiti di sinistra degli anni ’20 e ’30. In Francia, sappiamo
che i principali partiti di sinistra, il Partito Comunista, ma anche il Partito
Socialista, avevano organizzato gruppi di autodifesa per proteggere i loro
eventi dagli attacchi dell’estrema destra.
Quindi, quello che la Jeune Garde sta facendo in Francia non è affatto una
novità. Viene presentato come qualcosa di estremamente violento. Ma no, i gruppi
di autodifesa affiliati a partiti di sinistra sono sempre esistiti. È il caso
della Jeune Garde attualmente in grande fermento perché diversi suoi membri sono
stati arrestati.
A quanto pare, alcuni sono legati al deputato di La France Insoumise, Raphaël
d’Arnaud, lui stesso fondatore della Jeune Garde. E quindi, ovviamente, sono
attualmente in custodia cautelare, sottoposti a interrogatori.
Ora la procura ha aperto un’indagine per omicidio volontario, il che
implicherebbe l’intenzione di uccidere, cosa che non riflette affatto la realtà
di una rissa finita male dopo un’imboscata tesa dai fascisti armati. Quindi sì,
è finita male come sappiamo, con le immagini che abbiamo visto e con le quali
non siamo necessariamente d’accordo, ma gli antifascisti stavano semplicemente
rispondendo a un attacco.
È stata contestata anche l’associazione a delinquere, accusa gravissima perché
la legge permette di perseguire chiunque abbia legami ideologici con gli
accusati. Quindi è molto preoccupante come accusa perché ,potenzialmente, non
solo consente la repressione dell’intera generazione più giovane, ma potrebbe
incriminare la stessa France Insoumise.
Immaginiamo che le persone al momento in stato di fermo, verranno presto
tradotte in carcere e poi ci sarà un processo.
Quindi oltre ai fermati per i fatti dello scorso giovedì, parallelamente, c’è
un’altra repressione, assolutamente terribile, che prende di mira direttamente
l’intero movimento de La France Insoumise. Si tratta di una strategia della
borghesia macronista alleata all’estrema destra per distruggere l’ultimo grande
movimento di sinistra radicale in Francia, che raccoglie il 20% dei consensi.
Concludo andando a Nantes, dove ieri c’è stata una manifestazione di estrema
destra per Quentin. Doveva esserci anche una piccola manifestazione
antifascista, he però è stata vietata. La polizia ha accerchiato i manifestanti
antifascisti e li ha picchiati, lanciando insulti. Così abbiamo visto la polizia
che ha agito come ausiliaria dell’estrema destra, reprimendo ogni espressione
antifascista negli spazi pubblici e permettendo all’estrema destra di
manifestare. Questo è ciò che sta accadendo in Francia in questo momento.
Nel vostro articolo scrivete che a Lione le violenze dell’estrema destra
avvengono in un clima di impunità da anni. Puoi descriverci la situazione in
città e nel resto del Paese?
Risposta: Lione è la capitale francese dell’estrema destra radicale perché le
autorità, il Comune e la Prefettura, hanno permesso l’apertura di palestre di
boxe e bar dove questi gruppi possono organizzarsi. La città ha inoltre una
storia legata alla collaborazione nazista, Lione è anche la città di Klaus
Barbie, il famigerato nazista. È una città, la terza di Francia, in cui la
collaborazione è stata molto forte, ma anche la resistenza.
Negli ultimi 15 anni abbiamo censito 102 aggressioni d’estrema destra
estremamente violente, con vittime finite in coma o con danni permanenti. Ci
sono stati attacchi con coltelli e martelli durante il Pride, contro librerie di
anarchiche o di sinistra, contro le sedi dei sindacati e dei partiti. Ci sono
stati accoltellamenti di persone di origine nordafricana da parte di neonazisti.
Il 70% di queste aggressioni non è mai stato perseguito e i colpevoli rimangono
impuniti. Anche pe r questo a Lione c’è un vero senso di paura e terrore
specialmente tra le persone non bianche e per chi partecipa a eventi di
attivisti.
L’antifascismo a Lione è nato come reazione necessaria per proteggersi da questa
violenza costante. Non è nato spontaneamente; è nato perché le persone avevano
bisogno di proteggersi dai continui attacchi dell’estrema destra, che aveva sedi
e centri di addestramento a Lione e imponeva la sua volontà. Dal 2022 abbiamo
contato almeno 12 omicidi commessi da militanti d’estrema destra in tutta la
Francia. 12 omicidi in soli 4 anni. E i media non ne hanno parlato e anche per
questo il nostro conteggio potrebbe essere incompleto.
Purtroppo vediamo che anche le zone della Francia occidentale, storicamente più
restie all’estrema destra, si stanno contaminando. L’estrema destra agisce oggi
anche in Bretagna o a Nantes.
A Saint-Brevin, per esempio, l’estrema destra ha manifestato per due anni contro
un centro di accoglienza per i rifugiati, arrivando a incendiare la casa del
sindaco di centro-destra. Non un sindaco di estrema sinistra, un membro di La
France Insoumise o qualcosa del genere. I fascisti hanno appiccato il fuoco alla
sua casa nel cuore della notte e lui è quasi bruciato vivo. Si potrebbe pensare
che questo avrebbe causato un putiferio nazionale. Niente affatto.
I grandi media non ne hanno quasi parlato e i responsabili non sono mai stati
trovati. E questo sindaco non è stato nemmeno sostenuto dallo Stato. Il Ministro
dell’Interno non ne ha parlato.
Il governo non ha condannato l’accaduto. Quindi questo sindaco di centro-destra
si è dimesso dal suo incarico per protesta, per dire: “Oggi non sono protetto,
rischio la vita per aver accettato un centro di accoglienza, mi dimetto”. Questa
è una questione molto seria, vedete, molto più seria della morte di Quentin o di
qualche altro fascista a Lione. Eppure, non è mai stato nemmeno discusso.
Qual è il ruolo dei grandi media nazionali in tutto questo?
Risposta: Il panorama mediatico francese è dominato da miliardari come Bolloré,
apertamente d’estrema destra, che ha comprato numerosi canali televisivi, dei
giornali, case editrici con l’obiettivo dichiarato, cito, di voler condurre una
“guerra di civiltà per imporre le idee dell’estrema destra alla Francia”. E in
effetti lo fa molto bene. Ha ristrutturato intere redazioni, ha licenziato
giornalisti e ha imposto i suoi sgherri. Ma Bolloré è solo la punta di un
iceberg. Lo dico perché la sinistra ha la tendenza a denunciarlo, ma il problema
è molto più profondo.
Infatti anche le altre catene private sono controllate da miliardari vicini al
potere. Martin Bouygues, per esempio, che è vicino a Nicolas Sarkozy oppure
Patrick Drahì, che possiede il canale BFN. Drahì è un uomo d’affari franco
israeliano che ha diffuso una propaganda genocidaria in continuazione a partire
dal 7 di ottobre 2023..
E poi ci sono i media pubblici che stanno supendo epurazioni ideologiche per
allinearsi al governo Macron, che è responsabile delle nomine dei vertici. E
quindi i grossi canali pubblici come France Info, France Inter, France Culture
tagliano tutte le trasmissioni un po’ più critiche, più intelligenti, quelle di
satira, o minimamente contro potere e licenziano i loro autori. Al loro posto
arrivano in redazione gioralisti che prima lavoravano per Bolloré, per esempio
quelli di C News.
Tutto questo significa che tutti i programmi che vengono diffusi praticamente in
tutte le case di Francia, sono appiattiti sul linguaggio dell’estrema destra, o
al massimo su quello macronista, discorso che tra l’altro oggi si confonde con
quello della destra estrema.
Ed è così che la France Insoumise viene demonizzata ogni giorno. La France
Insoumise non può più fare nessuna dichiarazione sulla Palestina, sulla polizia,
sulla situazione sociale senza essere accusata di tutto e niente. E quindi in
questo modo la borghesia è alleata nella distruzione dell’unico partito della
sinistra francese.
La verità emerge grazie ai media indipendenti e grazie ai social network. Per
esempio nel nostro caso, siamo stati i primi a diffondere le immagini sulla
rissa di Lione e poi le Canard Enchaîné, testata satirica conosciuta, che ha una
storia lunga ed è rispettata, ha pubblicato un altro video. Per fortuna la loro
versione è stata ripresa da alcuni grossi media. Ma nella maggiorparte dei casi,
alla TV hanno invertito i ruoli e quindi hanno mostrato i video con i fascisti
armati etichettandoli come antifascisti e viceversa. Un lavoro di
disinformazione profondo, di distruzione del reale e della verità, quello fatto
dalle grosse catene dell’informazione, nonostante i video.
Che ruolo giocano i social media e gli influencer identitari nel creare il
“martire Quentin” e in che modo incitano alla violenza, contribunendo a creare
il clima che ci hai descritto?
Risposta: In Francia, come nel resto dell’Occidente, ci sono galassie di
influencer di estrema destra su YouTube, TikTok e Instagram che producono
un’enorme quantità di contenuti di estrema destra, contenuti di lifestyle, ma
anche video di addestramento alla lotta, commenti sull’attualità. Si appropriano
anche di argomenti artistici e così via. Quindi, in realtà, stanno creando
un’intera controcultura neofascista.
Ora, come hanno contribuito a creare un martirio attorno a Quentin? Voglio
essere molto chiaro. Non sono stati nemmeno loro; non ne avevano nemmeno
bisogno, dato che erano già stati, come abbiamo detto, i media, i principali
media francesi, a trasformare Quentin in un martire, ed era già stata
l’Assemblea Nazionale a rendergli omaggio. Quindi questi influencer non avevano
nemmeno bisogno di creare il martire. Questi influencer stanno andando molto
oltre. Stanno affiggendo poster con il volto di Quentin in tutta la Francia.
Stanno convocando manifestazioni.
Stanno promuovendo una campagna di incitamento alla violenza. Vogliono
consolidare il loro vantaggio. Questi influencer, d’altra parte, possiamo dire
che sono stati loro a causare la morte di Quentin perché per anni e anni hanno
creato appelli alla violenza armata. Usano tra l’altro video di alta qualità,
montati molto bene e che hanno una grande diffusione, su YouTube ad esempio.
Si tratta di persone che posano con i fucili mentre si esercitano a sparare.
Parliamo ad esempio di un influencer molto noto in Francia chiamato Papacito,
che ha usato un manichino a grandezza naturale, un manichino con il logo di La
France Insoumise e si è filmato mentre sparava con un’arma vera. Poi gli
tagliava la gola con un coltello. Questo video, ad esempio, è stato visualizzato
centinaia di migliaia di volte. C’è stata persino una denuncia presentata da La
France Insoumise per apologia di omicidio. Ma lo YouTuber è stato assolto.
Quindi, come vedete, questo è solo un esempio, ma queste cose succedono di
continuo.
In altre parole, in Francia abbiamo milioni di persone, molti dei quali giovani
uomini, che guardano contenuti maschilisti, che incitano alla repressione dei
vulnerabili, delle persone LGBT, della sinistra… Hanno anche lanciato una
campagna, qualche anno fa, che invitava a creare un gruppo in ogni città per
andare a pestare gli antifascisti.
Quindi tutto questo esiste, e non è assolutamente represso dallo Stato. Posso
dirvi che se ci fosse un contrattacco, o un media antifascista che posa con i
fucili dicendo: “Stiamo chiedendo la formazione di squadre contro l’estrema
destra”, ci sarebbero retate, arresti e condanne al carcere il giorno dopo.
E tutto questo va avanti da anni. Quindi, se in un certo senso possiamo
attribuire la responsabilità a qualcuno dietro la morte di Quentin, beh, sono
proprio questi influencer. Perché, per essere perfettamente chiari, Quentin
stava semplicemente seguendo le loro istruzioni. Quentin ha preso sul serio i
loro video, ha preso sul serio i suoi influencer e ha pensato: “Sì, metterò
insieme una squadra, attaccherò gli Antifa”, e beh, è finita male per lui.
E ancora una volta, nessun media naziona le lo sta dicendo, e nessun media
nazionale sta mostrando questi influencer in posa con armi da fuoco. La leader
di Nemesis, Alice Cordier, è attualmente in ogni programma televisivo, piangendo
a dirotto. Dice di essere una vittima, che il suo amico Quentin è stato una
vittima degli Antifa. La stessa Alice Cordier si trova in posa con un fucile
d’assalto sui suoi social media. È molto facile da verificare, ma i media
nazionali non lo stanno facendo.
In questo clima, che ai nostri microfoni Cedric, di radio Zinzine, ha definito
come nauseabondo, c’è ancora spazio per gli antifascisti?
Risposta: Bella domanda. Quello che pensiamo è che tutto vada ricostruito, non
solo per quanto riguarda l’antifascismo, ma anche l’antimilitarismo. In effetti,
l’offensiva dell’estrema destra, accompagnata dal macronismo, ha fatto sì che la
sinistra in Francia, e in tutto l’Occidente, perdesse completamente compenso,
nella misura in cui una serie di questioni, che fino a qualche anno fa erano
date per scontate, non lo sono più. La questione dell’antirazzismo e
dell’accoglienza delle persone senza documenti, ad esempio, non è più scontata
per la maggior parte della sinistra. Per quanto riguarda l’antimilitarismo,
stiamo attualmente lottando in Francia, insieme ad altri gruppi, per affermarlo,
perché l’antimilitarismo era un caposaldo per la sinistra, fin dalla sua nascita
e a livello internazionale.
Oggi vediamo che gran parte della sinistra si sta schierando a favore della
logica guerrafondaia del riarmo, del ritorno della leva obbligatoria e così via.
E siamo arrivati al punto, con la situazione attuale, in cui persino
l’antifascismo, che storicamente è stato il minimo comune denominatore della
sinistra, stia diventando un disvalore.
E quindi è estremamente grave, ma questo non significa che tutto sia perduto,
tutt’altro. Perché ci sono ancora media indipendenti in Francia che stanno
facendo il loro lavoro, e noi stiamo cercando di farlo. E c’è una reale
richiesta in questo senso, perché Contre-attaque non ha mai avuto così tanta
visibilità come negli ultimi giorni. Quindi ci sono ancora persone che sono
aperte ad argomenti e fatti.
E poi ci sono lotte che continuano in tutta la Francia, ci sono collettivi che
si organizzano. Ma voglio esporre la nostra analisi in modo chiaro. La nostra
principale minaccia esistenziale per i movimenti sociali, non è tanto l’estrema
destra, anche se l’estrema destra è molto pericolosa, molto violenta e così via,
quanto le autorità stesse. Cioè, i veri attivisti di estrema destra che ci
minacciano davvero e ci impediscono di agire, indossano l’uniforme. È la polizia
francese che ha represso le mobilitazioni ambientaliste negli ultimi anni, che
ha represso il movimento per la difesa delle pensioni nel 2023, che ha represso
le rivolte di quartiere per Naël nel 2023 e che ha reso impossibile lo sviluppo
del movimento Blocchiamo tutto, dato che la polizia è stata, come dire, così
efficente e violenta.
Permettetemi di fare un esempio per i nostri amici italiani. Quando abbiamo
visto il magnifico movimento Blocchiamo tutto per la Palestina, abbiamo visto
cortei che potevano occupare quattro corsie di strada. In Francia, abbiamo
cercato di fare lo stesso. Era semplicemente impossibile perché c’era polizia
ovunque: in 100.000 erano schierati contro il movimento blocchiamo tutto.
In tutta la Francia, semplicemente non potevamo nemmeno radunarci senza essere
caricati, colpiti con gas lacrimogeni e picchiati. E così, quella stessa sera,
il governo ha detto: “Vedete, non esiste il movimento, perché non ci sono stati
blocchi”. Quindi, siamo arrivati a questa situazione in Francia e, in un certo
senso, il caso Quentin è un altro passo in questo processo di fascistizzazione.
Mi dispiace di essere pessimista dipingendo questo quadro, ma per citare Antonio
Gramsci, lo chiameremo “il pessimismo della ragione e l’ottimismo per l’azione.
Quindi stiamo cercando di capire la situazione, ma soprattutto stiamo cercando
di organizzarci. E quindi, ancora una volta, in Francia, ma ovunque, ci sono
gruppi che cercano di resistere. Ci sono collettivi che si organizzano, c’è
creatività, e proprio di fronte a noi abbiamo un’impresa enorme, il che
significa che dobbiamo ricostruire tutto, e dovremo anche cercare di stare
uniti, anche con la sinistra di partito come La France Insoumise, perché
possiamo vedere chiaramente che dietro l’offensiva contro La France Insoumise,
l’intero movimento sociale è preso di mira. Quindi dovremo rifiutarci di fare
qualsiasi passo indietro di fronte a questi attacchi. Ed ecco, abbiamo un
compito importante: dobbiamo ricostruire un’internazionale rivoluzionaria.
Questo è forse il programma per i prossimi anni, perché davanti a noi ci aspetta
la rivoluzione o la barbarie.