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MEDIO ORIENTE: NUOVA ESCALATION TRA IRAN E ISRAELE. TEHRAN RISPONDE AI RAID SU BEIRUT, TEL AVIV COLPISCE IN TERRITORIO IRANIANO
Rappresaglia israeliana sull’Iran dopo i missili che, ieri, Tehran ha lanciato in risposta ai bombardamenti israeliani sulla periferia sud di Beirut, considerati da Teheran una violazione del cessate il fuoco raggiunto ad aprile. Israele ha reagito con attacchi contro diversi obiettivi sul territorio iraniano: Tel Aviv parla di “un attacco su vasta scala contro sistemi di difesa strategici appartenenti al regime iraniano che erano stati ripristinati” mentre Tehran parlano anche di attacchi aerei contro impianti petrolchimici iraniani nel sud-ovest del Paese. L’Iran accusa gli Usa tramite il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei: “hanno la responsabilità diretta di qualsiasi violazione dell’accordo di cessate il fuoco dell’8 aprile”, sostenendo che le azioni israeliane non possono essere separate dalla politica statunitense. In questo quadro la preoccupazione della popolazione civile iraniana cresce, come racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Behrooz Sarabi, compagno iraniano di Together for Iran Milano. Ascolta o scarica. Intanto continua l’aggressione israeliana anche nei territori palestinesi. Nella Striscia di Gaza nuovi bombardamenti hanno causato vittime e feriti nelle ultime ore. “Israele  controlla tutto, incluso il valico di Rafah stato chiuso in conseguenza alla ripresa della guerra con l’Iran. Per questo motivo, più che guardare a soluzioni politiche e diplomatiche, io credo che la prospettiva più realistica sia addirittura una ripresa dell’offensiva israeliana a pieno ritmo nella striscia di Gazza, senza dimenticare che in realtà il cessato il fuoco non è mai stato in vigore” commenta invece Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
June 8, 2026
Radio Onda d`Urto
MEDIO ORIENTE: TRA BOMBARDAMENTI ISRAELIANI E CESSATE IL FUOCO VIOLATI, IL LIBANO RIMANE IL NODO NEI NEGOZIATI IRAN-USA
Ancora stragi e massacri per mano israeliana in Libano, con il numero delle vittime dal 2 marzo a oggi sempre più vicino a quota 4mila, a cui si aggiungono 11mila feriti e centinaia di migliaia di sfollati. In questo quadro Hezbollah respinge la tregua che esclude il Libano del sud e di fatto trasforma le autorità libanesi nel cane da guardia di Tel Aviv contro il movimento sciita, che ieri ha “informato il premier Aoun del rifiuto all’intesa: qualsiasi accordo deve partire dal ritiro completo di Israele”. Il presidente sciita del parlamento libanese, Nabih Berri, vicino a Hezbollah, ha spiegato che se le truppe israeliane lasciassero il sud del Paese, anche il movimento sciita potrebbe ritirarsi. Nonostante il cessate il fuoco – teoricamente – in vigore, l’aggressione israeliana non si ferma, in particolare nel sud e nell’est del Paese dei Cedri: almeno 15 le persone uccise dai bombardamenti israeliani oggi, venerdì 5 giugno. Le ultime nel primo pomeriggio, con 2 morti a Tiro e uno a Nabatiye in seguito a bombardamenti israeliani. Tra gli obiettivi colpiti anche l’ospedale Jabal Amel dove 4 persone sono state uccise e 7 ferite, oltre a danni alla struttura sanitaria. Sul fronte iraniano, Trump parla – come fa da settimane – di un’intesa che arriverà nei prossimi giorni, ma Teheran frena e ribadisce i propri punti fermi: la riapertura di Hormuz, lo stop alle sanzioni, la restituzione dei beni congelati in Qatar e lo stop agli attacchi israeliani in Libano. Mentre rimane il  giallo nel vicino Oman: esplosione a Mina Al Fahal, punto cruciale per l’esportazione del petrolio. La compagnia statale conferma l’esplosione, limitandosi a ribadire che le operazioni “proseguono nella normalità”. Tace pure Israele di fronte allo scoop della Cnn, che mostra come Tel Aviv abbia dispiegato unità militari d’élite in Azerbaigian, nell’ambito di una rete di siti clandestini in tutto il Medio Oriente, per condurre operazioni contro l’Iran. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’analisi con la professoressa Rosita Di Peri, docente di Storia del Medio Oriente e Scienze politiche e relazioni internazionali all’Università di Torino. Ascolta o scarica.
June 5, 2026
Radio Onda d`Urto
MEDIO ORIENTE: ISRAELE INTENSIFICA GLI ATTACCHI IN LIBANO MENTRE L’AGGRESSIONE SI INTRECCIA AGLI ACCORDI USA-IRAN
Israele continua ad attaccare il Libano dopo aver tagliato in due il Paese con la conquista  del castello di Beaufort e avanzando di 25 chilometri oltre il fiume Litani. A nulla valgono gli appelli internazionali, con Parigi che chiede una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, mentre Gran Bretagna e anche Italia con Tajani, chiedono a Netanyahu ed Hezbollah di collaborare con le Nazioni Unite e attuare una de-escalation. Preoccupazione su quanto accade viene espressa dalla Germania, ma il premier israeliano Netanyahu non se ne cura e annuncia di aver dato ordine di bombardare anche la zona sud della capitale Beirut, dove migliaia di persone stanno fuggendo. Intanto l’agenzia di stampa nazionale libanese riporta un aumento delle vittime a seguito dei continui attacchi dell’esercito di occupazione israeliano nel Paese dei Cedri: sette quelle uccise da ieri sera. Due in un attacco di droni israeliani nella città meridionale di Braiqaa, mentre un’altra persona, di nazionalità siriana, è stata ammazzata nella vicina città di Toul. Infine tre persone sono state uccise negli attacchi avvenuti durante la notte nella città di Kfarsir, poco a nord del fiume Litani. La corrispondenza da Beirut con Ivan Grozny Compasso, reporter freelance. Ascolta o scarica. L’aggressione israeliana in Libano rientra nel pacchetto di negoziati infiniti tra Usa e Iran. “Abbiamo sottolineato e continuiamo a sottolineare che un cessate il fuoco in Libano è parte integrante di qualsiasi accordo finale per porre fine alla guerra” ha ribadito oggi un portavoce del ministero degli Esteri iraniano aggiungendo che “al momento non sono stati avviati negoziati sui dettagli delle discussioni relative alla questione nucleare. Ribadisco che in questa fase il nostro obiettivo è porre fine alla guerra” e sottolineando quindi come  “non è solo il regime sionista (Israele) a violare il cessate il fuoco; anche gli Stati Uniti violano il cessate il fuoco nella nostra regione in modo diffuso”. L’esercito statunitense afferma di aver attaccato alcune postazioni di droni iraniani durante il fine settimana in risposta all’abbattimento di uno dei suoi droni da parte di Teheran, mentre le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver preso di mira una base statunitense utilizzata per lanciare un attacco all’isola di Sirik nello Stretto di Hormuz. L’affermazione è giunta mentre il Kuwait segnalava che i suoi sistemi di difesa aerea stavano reagendo ad attacchi missilistici e con droni  Le tensioni continuano, quindi, mentre Trump stamattina ha cercato di rassicurare su Truth sostenendo che “L’Iran vuole davvero raggiungere un accordo, e sarà un buon accordo per gli Stati Uniti e per chi è con noi” . Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto il giornalista Alberto Negri, per anni inviato di guerra e oggi editorialista del quotidiano Il Manifesto. Ascolta o scarica.
June 1, 2026
Radio Onda d`Urto
La complicità peggiore
Nel giorno in cui Israele assaltava la FLOTILLA e rapiva i suoi equipaggi, mentre si scendeva in sciopero e in piazza in tutta Italia, un infame atto di complicità con Netanyahu e compagnia criminale è venuto dalla giunta Sala e dal consiglio comunale di Milano. Che proprio mentre eravamo in […] L'articolo La complicità peggiore su Contropiano.
May 20, 2026
Contropiano
Milano. Il gemellaggio con Tel Aviv rimane in vigore, grazie al Pd
Al Consiglio Comunale di Milano si è votato un ordine del giorno per sospendere il gemellaggio di Milano con Tel Aviv. Era stato presentato dopo che il sindaco Sala aveva deciso di affossare la richiesta di revoca del gemellaggio contraddicendo anche la propria maggioranza. In aula il PD si è […] L'articolo Milano. Il gemellaggio con Tel Aviv rimane in vigore, grazie al Pd su Contropiano.
May 19, 2026
Contropiano
PALESTINA: RAID, MORTI E CRISI UMANITARIA, NON SI FERMA IL GENOCIDIO. IL PUNTO CON IL GIORNALISTA MICHELE GIORGIO
A Gaza un palestinese è stato ucciso e altre quattro persone sono rimaste ferite in seguito a un attacco israeliano contro il campo profughi di Nuseirat, nella parte centrale della Striscia. Intanto, le condizioni di vita sotto le tende diventano ogni giorno più drammatiche: tra morsi di topi, carenza di cibo, acqua e farmaci, la situazione umanitaria continua a peggiorare. Procedono invece con il contagocce le evacuazioni sanitarie, nonostante le promesse israeliane, in una terra ormai occupata per il 60% da Tel Aviv e dove, secondo l’Oms, almeno 43mila persone convivono con lesioni gravi permanenti. Nella Cisgiordania Occupata, ad Al-Ram, a nord di Gerusalemme Est, un uomo di 44 anni è stato ucciso dalle forze di occupazione. Raid e attacchi si sono registrati anche nelle aree di Ramallah, Jenin e Nablus, dove migliaia di coloni israeliani, scortati dall’esercito, hanno invaso la Tomba di Giuseppe. Tutto questo mentre a Tel Aviv nasce un tribunale militare speciale per i fatti del 7 ottobre 2023, con la previsione anche della pena di morte. Sarebbero almeno 300 le persone a rischio tra gli 11mila prigionieri politici palestinesi. Tra loro c’è anche il dottor Hussan Abu Safya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nella Striscia di Gaza, arrestato 500 giorni fa. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica. Sul fronte della solidarietà internazionale: oggi pomeriggio, in Turchia, si terrà la conferenza stampa della Global Sumud Flotilla per annunciare le prossime mosse della cinquantina di imbarcazioni sopravvissute all’assalto israeliano in acque internazionali, al largo di Creta. Le barche intendono ripartire verso Gaza già nella giornata di domani. La Global Sumud Flotilla rende inoltre noto di non aver ancora ricevuto alcuna risposta dall’Unione Europea alla richiesta di una missione indipendente incaricata di verificare il carico delle imbarcazioni e certificare così la natura civile e umanitaria della missione, respingendo le accuse e le provocazioni israeliane.
May 13, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: RAID ISRAELIANI DAL SUD ALL’EST DEL PAESE DEI CEDRI. AUMENTA IL NUMERO DELLE PERSONE UCCISE
Prosegue l’aggressione israeliana contro il Libano, in particolare nel sud del Paese, dove da oltre due mesi l’esercito di occupazione di Tel Aviv intensifica bombardamenti e operazioni via terra. Dall’alba di oggi, nuovi raid israeliani hanno colpito diverse aree, dal sud fino all’est del Paese dei Cedri, causando la morte di due persone e il ferimento di altre 5. Sale così ad almeno 2.850 il numero delle persone uccise dall’inizio dell’aggressione, il 2 marzo 2026. Sul piano diplomatico, intanto, sembrano essere spariti i presunti negoziati tra le parti coinvolte, mentre la crisi umanitaria in Libano continua ad aggravarsi giorno dopo giorno. In questo contesto le comunità locali denunciano l’utilizzo da parte di Tel Aviv di sostanze come glifosato e fosforo bianco contro terreni agricoli e zone abitate per rendere impossibile il ritorno degli sfollati. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto David Ruggini, capomissione di Un Ponte Per in Libano. Ascolta o scarica.
May 11, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: NON SI FERMA IL GENOCIDIO PORTATO AVANTI PER MANO ISRAELIANA. IL PUNTO CON LA GIORNALISTA ELIANA RIVA
Ancora violenze e violazioni in Palestina: a Gaza in 24 ore sono 10 le persone uccise da Israele, impegnata sulla pelle dei palestinesi ad ampliare la zona illegale occupata, aggiungendo alla linea gialla rubata a ottobre un’altra linea, arancione, che ingloba il 63% della Striscia, costringendo a nuovi sfollamenti migliaia di persone. Oltre un milione e mezzo i palestinesi sotto le tende, sottoposti a una “deliberata restrizione di cibo e aiuti che ha portato a livelli allarmanti di malnutrizione a Gaza”. A denunciarlo Medici Senza Frontiere; a confermarlo, il Programma Alimentare Mondiale dell’Onu, per il quale “a Gaza la popolazione continua ad avere endemicamente fame. Una famiglia su cinque mangia solo una volta al giorno e per cucinare tutti bruciano i rifiuti”. Gli attacchi continuano anche nella Cisgiordania Occupata dove un 22enne è stato brutalmente picchiato dai soldati occupanti a Tulkarem finendo in ospedale. Stesso destino, stavolta per un colpo d’arma da fuoco, per un 18enne ad Al Ram, nei dintorni di Gerusalemme, dove decine di  coloni israeliani hanno fatto irruzione nel complesso della moschea di Al-Aqsa, sotto la protezione di agenti di polizia israeliani. A guidarli il suprematista ebraico ed ex deputato di destra Yehuda Glick, noto per sostenere l’ebraizzazione forzata di tutta la Spianata delle Moschee. Una sorta di antipasto di quanto potrebbe accadere venerdì prossimo, 15 maggio – il giorno della Nakba, per i palestinesi – quando le sedicenti “Organizzazioni del tempio” – ossia la galassia intera dei coloni israeliani – annuncia la volontà di entrare, in massa, sulla Spianata delle Moschee, per rivendicarla a sè. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuta Eliana Riva, caporedattice di Pagine Esteri e collaboratrice del quotidiano Il Manifesto. Ascolta o scarica.
LIBANO: PROSEGUE IL CESSATE IL FUOCO MA ISRAELE NON FERMA L’AGGRESSIONE. 2.534 LE PERSONE UCCISE DAL 2 MARZO
I raid israeliani a Beirut e sul Libano del Sud dal 2 marzo scorso hanno ucciso 2.534 persone e ferite 7.863. È il bilancio aggiornato diffuso dal ministero della Salute di Beirut mentre nel sud del Paese proseguono le operazioni militari israeliane. Negli ultimi giorni, l’esercito di occupazione israeliano ha emesso nuovi avvisi di evacuazione rivolti agli abitanti di diversi villaggi nel Libano meridionale, anche al di fuori delle aree precedentemente indicate come zone di sicurezza. Parallelamente, proseguono i bombardamenti su vasta scala, condotti con diversi mezzi, tra cui aviazione e artiglieria. Non risultano quindi pause nell’aggressione israeliana, nonostante il 17 aprile il Libano sia staqto incluso in extremis nel cessate il fuoco concordato dall’Iran con gli Stati Uniti. Sul piano diplomatico, continuano i contatti tra le parti, ma senza risultati concreti finora. La situazione ha aggravato una crisi già profonda: oltre un milione di persone è stato costretto a lasciare le proprie abitazioni e lo sfollamento su larga scala si inserisce in un contesto di forte fragilità economica e sociale, contribuendo a una crescente emergenza umanitaria. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, gli aggiornamenti con il giornalista Mauro Pompili. Ascolta o scarica.
April 28, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: NON SI FERMANO LE VIOLENZE DI ESERCITO E COLONI ISRAELIANI. ALMENO QUATTRO MORTI E DECINE DI FERITI IN UN GIORNO
Esercito israeliano e coloni scatenati in Palestina. A Beit Imrin, nella Cisgiordania Occupata settentrionale, diverse abitazioni palestinesi sono state incendiate, causando otto feriti. Un rapproto del West Bank Protection Consortium denuncia come i soldati e coloni israeliani starebbero utilizzando violenze sessuali e molestie per spingere i palestinesi ad abbandonare le loro case in Cisgiordania. Nella mattinata, decine di coloni hanno preso d’assalto la moschea di Al-Aqsa, sotto la stretta protezione delle forze israeliane, che contemporaneamente hanno intensificato posti di blocco, chiusure stradali e restrizioni all’accesso alla moschea, ma solo per i palestinesi. Tra questi, alcuni dipendenti dei servizi della Spianata sono stati arrestati dopo aver protestato. Tutto ciò avviene poche ore dopo i massacri di ieri, che hanno ucciso almeno persone: tra le vittime, il 16enne Muhammad al-Ja’bari, investito da un veicolo di un colono a Hebron mentre andava a scuola in bicicletta. Il veicolo apparteneva alla scorta di un ministro israeliano residente in un insediamento abusivo e illegale. Altri due palestinesi sono stati uccisi e cinque feriti da colpi d’arma da fuoco sparati dai coloni ad al-Mughayyir, a est di Ramallah: lo studente quattordicenne Aws Hamdi al-Naasan e il 32enne Marzouq Abu Naim. Infine, un morto anche a Jenin, il 49enne Raja’ Fadl Bitawi. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Fabian Odeh, nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
April 22, 2026
Radio Onda d`Urto