FIRMATO MEMORANDUM D’INTESA TRA IRAN E USA, MA ISRAELE CONTINUA L’AGGRESSIONE IN LIBANO E PALESTINATrump ha firmato il memorandum d’intesa con l’Iran presso il Palazzo di
Versailles nella capitale francese, Parigi, a conclusione del G7. “Non è stato
facile”, dice un sommesso tycoon, mentre appone la penna sul documento. Gli
Stati Uniti hanno inviato una foto dell’accordo firmato da Trump agli iraniani.
Domani la cerimonia ufficiale in Svizzera, con la mediazione di Pakistan e
Qatar. Il Memorandum si articola come anticipato in queste ore in 14 punti e
fissa un quadro preliminare in attesa di un accordo finale da negoziare entro 60
giorni. Che però, ha già fatto sapere il presidente Usa, molto probabilmente non
basteranno.
Nel merito, il Memorandum prevede la cessazione immediata e permanente delle
ostilità su tutti i fronti, incluso il Libano; la rimozione del blocco navale
americano entro 30 giorni e la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico
commerciale, a titolo gratuito, ma soltanto per 60 giorni: dopodiché sarà l’Iran
a negoziare con l’Oman la futura gestione dello Stretto.
Sul nucleare, Teheran riafferma di non voler sviluppare armi atomiche e si
impegna a mantenere lo status quo del proprio programma durante i negoziati,
mentre la questione delle scorte di uranio arricchito e dei livelli di
arricchimento resta per ora incerta; il fondo da 300 miliardi contestato
apertamente dalla base Maga statunitense si attiverebbe solo dopo la firma di un
accordo finale ed è condizionato allo smantellamento del programma nucleare
militare iraniano. Washington minimizza, presentandolo come una semplice
opportunità di mercato legata a un cambiamento di comportamento del regime.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto il giornalista Ahmad Rafat.
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È sulla cessazione immediata dell’aggressione israeliana al Libano e il suo
ritiro delle truppe di occupazione al sud che si giocano gli accordi. Tel Aviv
infatti non vuole nessuna fine della guerra, che sarebbe la fine politica di
Netanyahu e del progetto messianico della Grande Israele: in Libano questa
mattina nuovi attacchi. Raid con droni nella città di Kfar Tebnit nel distretto
di Nabatieh, nel sud, uccidendo una persona e ferendone gravemente un’altra. In
questo contesto, il ministro dell’ultradestra israeliana Gideon Sa’ar ha
annunicato l’interruzione dei rapporti con l’Alta rappresentante dell’Ue.
Anche in Palestina, Israele prosegue indisturbato l’aggressione e il genocidio a
Gaza. Qui almeno 2 persone uccise in 24 ore. Le vittime appena registrate negli
ospedali dell’enclave martoriata dalla violenza israeliana portano il bilancio
totale delle vittime a 73.018. Il rapporto annuale delle Nazioni Unite sui
bambini e sui conflitti armati ha documentato l’uccisione di 2.668 bambini nella
Striscia di Gaza e 57 in Cisgiordania nel solo 2025. Nella West Bank oggi nuove
incursioni di esercito di occupazione e coloni: attaccata stamani una una
famiglia palestinese nella città di Taybeh, a est di Ramallah, dove i coloni
hanno tagliato le linee elettriche e dell’acqua; l’esercito di occupazione ha
poi preso d’assalto il campo profughi palestinese di Balata, a est di Nablus.
Sul fronte della solidarietà internazionale alla Palestina, Amnesty
International ha lanciato per oggi una mobilitazione nazionale per chiedere la
liberazione delle 10 persone del Convoglio di terra della Global Sumud in Libia,
detenute arbitrariamente nelle galere in mano alle milizie di Haftar dal 24
maggio mentre tentavano di raggiungere via terra la Striscia di Gaza. Amnesty
insieme alla Global Sumud Flotilla e ad altre organizzazioni sono in piazza oggi
in 13 città italiane per chiedere la liberazione degli attivisti, tra cui due
italiani.
L’aggiornamento con Ludovica della Global Sumud Italia. Ascolta o scarica.