Tag - leonardo

#Leonardo. Di arma in arma di Antonio Mazzeo #weapons #war Le nuove frontiere dell’economia armata firmata Leonardo: droni, tecnologie di ultima generazione e altro ancora. https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2026/04/leonardo-di-arma-in-arma.html
April 18, 2026
Antonio Mazzeo
#weapons Di arma in arma #norearmeurope Scritto da Antonio Mazzeo Le nuove frontiere dell’economia armata firmata #Leonardo: droni, tecnologie di ultima generazione e altro ancora. https://www.mosaicodipace.it/index.php/archivio/2026/aprile-2026/5783-di-arma-in-arma
April 16, 2026
Antonio Mazzeo
NUOVI VERTICI LEONARDO S.P.A. E RECORD VENDITE MILITARI ITALIANE
Nuovi vertici Leonardo S.p.A. e record di vendite militari italiane – con la giornalista Futura D’Aprile  Negli ultimi giorni si è tornati a parlare di commercio di armi italiane, dopo la pubblicazione della Relazione annuale al Parlamento che segnala numeri in forte crescita e un nuovo record di vendite di armi per l’Italia. Un dato che riporta l’attenzione sul ruolo dell’Italia nel mercato globale della difesa, in una fase segnata da guerre e da una domanda in aumento. Ma non è solo una questione di numeri: sul tavolo c’è anche la proposta di modifica della Legge 185/1990, la legge che da oltre trent’anni regola controlli, limiti e trasparenza sul commercio di armamenti. E a questo si aggiunge il recente cambio ai vertici di Leonardo S.p.A., uno dei principali gruppi industriali europei della difesa, che potrebbe avere un impatto sulle strategie future del settore. Abbiamo chiesto alla giornalista Futura D’Aprile di inquadrare l’aumento dell’export, alla luce dei dati presentati nella relazione annuale al Parlamento, che parlano di oltre 9 miliardi di euro di export autorizzato nel 2025, +19% in un anno.  Dentro questo quadro in espansione si inserisce anche la proposta di modifica della Legge 185/1990. Futura D’Aprile ci ha raccontato quali sono i principali cambiamenti previsti e a che punto si trova l’iter parlamentare.  In chiusura, abbiamo commentato insieme il cambio di dirigenza di Leonardo S.p.A. e gli effetti nel breve e nel lungo periodo della sospensione del memorandum Italia-Israele. Ne abbiamo parlato con Futura D’Aprile, giornalista freelance:
April 15, 2026
Radio Blackout - Info
Il Battaglione Bibi
E’ sempre più evidente che Israele ha intenzione di non accettare alcuna tregua e di portare a termine una guerra dall’impatto enorme non soltanto in termini di vite umane ma anche nel generare una crisi economica globale, destinata a impoverire le popolazioni di intere aree del pianeta, a cominciare da […] L'articolo Il Battaglione Bibi su Contropiano.
April 12, 2026
Contropiano
Palestina: con ancor più determinazione
Nel dossier di oggi potete trovare gli aggiornamenti da Anbamed, Anna Maria Selini con aggiornamento sulla Flottilla, un elenco di iniziative ed articoli di approfondimento da Anbamed del 4 e 3 aprile Anna Maria Selini sulla Nuova Global Sumud Flottilla una iniziativa, probabilmente ripetibile, del gruppo BDS Giuditta Mauro sulla solidarietà Anna Maria Selini e Gianluca foglia presentano un reportage
Come l’Italia continua a rifornire la macchina di guerra israeliana
Il dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio” documenta la complicità dell’Italia nel genocidio dei palestinesi portato avanti da Israele; una complicità strutturale e materiale. di Marianna Lentini (*) Mentre il governo assicura di aver “fermato” o “limitato” le esportazioni di armi verso Israele dopo il 7 ottobre 2023, dal nostro Paese sono partite almeno 416 spedizioni legate a
Commercio militare Italia-Israele “attivo, strutturato, politicamente protetto”
«Sulla base dei dati, emerge chiaramente che il commercio militare (dell’Italia ndr.) con Israele è rimasto attivo, strutturato e politicamente protetto». Dall’ottobre 2023 ad oggi, almeno 416 spedizioni legate all’ambito militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante originarie dall’Italia sono state inviate in Israele Ad affermarlo con assoluta certezza sono i ‘Giovani Palestinesi d’Italia’ (GPI), organizzazione della diaspora araba e palestinese in lotta contro il sionismo.Il loro report appena pubblicato (con il contributo di altre sigle palestinesi), Made in Italy per l’industria del genocidio, entra nel dettaglio delle spedizioni di armi, attrezzature per droni, carburante, forniture militari e dual use. Materiale inviato dal nostro Paese durante tutto il periodo del compimento del genicidio contro Gaza. «Questi trasferimenti includevano spedizioni dirette legate allo Stato, avionica specializzata per aerei da combattimento, componenti per droni e sistemi di guerra elettronica», si legge. Armi, sistemi idraulici, carburante necessario a sostenere la mobilità e le operazioni militari sono parte dell’export sotto accusa. «Non si tratta di casi isolati, ma di anelli di una catena di approvvigionamento continua e strutturata», scrivono. > Un passaggio importante messo in luce dal report è proprio quello che riguarda > il carburante abbondantemente fornito dall’Italia, e senza il quale la > macchina della guerra non si muove. Come scrivono i GPI: «non è un elemento secondario dell’offensiva israeliana contro Gaza, ma una sua parte essenziale». Il continuo accesso al carburante rimane una «necessità fondamentale» per sostenere le operazioni militari di Israele a Gaza e nella regione circostante. Le infrastrutture e l’energia sono anche parte integrante del progetto delle colonie, poiché «la rete elettrica israeliana integra direttamente gli insediamenti illegali e non li distingue dalle infrastrutture all’interno della Linea Verde». Il petrolio greggio è «un elemento fondamentale nella catena di approvvigionamento di carburante militare di Israele. Le raffinerie di Haifa e Ashdod trasformano il petrolio greggio in prodotti energetici utilizzati in tutto il settore militare israeliano, tra cui carburante per aerei e gasolio. > Solo nel 2023, il Gruppo Bazan, che gestisce la raffineria di Haifa, ha > prodotto 723 chilotonnellate di carburante per aerei militari». A fronte di tutto ciò, se il coinvolgimento di aziende come Leonardo S.p.a, Almaviva (azienda tecnologica con sede a Roma), Cyberdife (integrazione tecnologica e consulenza in materia di sicurezza) e altre, è molto chiaro e documentato, più opaco resta il contributo fornito da Eni ad Israele. Chi ha inviato tutto quel carburante e come? I GPI spiegano bene che «sono state individuate diverse spedizioni segrete di petrolio greggio in partenza dal porto italiano di Taranto, per un totale di 85,6 chilotonnellate, dal luglio 2024». Queste spedizioni, «analogamente a quelle turche di petrolio greggio individuate a gennaio, hanno disattivato i propri localizzatori AIS per una parte del viaggio, nascondendo la loro destinazione verso Israele». Nonostante la multinazionale del gas e petrolio Eni si sia sfilata di recente da un altro capitolo importante della predazione, quello del gas nelle acque di Gaza, resta però un enorme punto interrogativo sul ruolo giocato nell’export di carburante verso Israele. Risulta infatti da altri report, che Eni avrebbe venduto 30mila tonnellate di greggio allo Stato ebraico, estraendolo da un impianto in Basilicata: il Centro Olio in Val D’Agri. > Eni ribatte che il greggio prodotto lì «viene interamente destinato alla > raffineria di Taranto per essere lavorato nei propri impianti». Eppure l’accusa si basa su dati certi, citati anche da ReCommon: si tratta dell’analisi condotta da Oil Change International e Data Desk contenuta nel report “Behind the Barrell”. Nel quale si denuncia il coinvolgimento di Eni nell’approvvigionamento energetico di Israele durante il conflitto, tracciando le spedizioni di petrolio dalla Val d’Agri. Il 54% delle spedizioni di carburante verso Israele nel 2024 sarebbe avvenuto dopo la raccomandazione della Corte internazionale di giustizia del 26 gennaio, che ha richiamato gli Stati all’obbligo di prevenire il genocidio. Eni si defila da ogni accusa, e diffida persino gli attivisti di ReCommon che avevano riportato correttamente le notizie relative al suo coinvolgimento in almeno tre ambiti, tra cui quello del riforimento di petrolio. Tuttavia la complicità della multinazionale italiana dell’energia in questa guerra (genocidio), sebbene meno evidente rispetto ad altre aziende militarmente coinvolte, resta una delle incognite aperte e di certo ancora da indagare. Fonte: Peace and war Redazione Italia
March 28, 2026
Pressenza
Palestina: navigare in acque infuocate
Anbamed, aggiornamenti 27 e 28 marzo Roberta Parravano sulla scuola-tenda a Gaza Dalila Vilella sulla istruzione in Palestina presentazione dossier GPI su esportazione Italia-Israele Ilaria De Bonis entra nel merito del dossier Stefano Nanni su commercio complice nel bergamasco Elisabeth Di Luca: cento porti cento città Il Nicaragua obbliga la Germania a rinunciare alla difesa di Israele alla Corte Internazionale
In UE i fondi “sostenibili” finanziano le armi
Con il piano RearmEu l’Unione Europea ha definito la rotta: investimenti e voci di spesa vanno dirottati nelle aziende belliche e per le armi, la difesa è ormai un mantra nel linguaggio europeo, utilizzato anche per giustificare l’uso di fondi originariamente destinati alla transizione ecologica per l’industria delle armi. L’inchiesta coordinata da Voxeurop, risultato della collaborazione con El País, IrpiMedia e Mediapart, riporta dati importanti rispetto ai meccanismi relativi agli investimenti della finanza sostenibile, un settore dal quale l’industria bellica non ha intenzione di rimanere esclusa. Ne parliamo con Carlotta Indiano, giornalista indipendente di IrpiMedia che ha collaborato all’inchiesta
January 22, 2026
Radio Blackout - Info