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L’altra umanità, vittima delle guerre di oggi. Incontro con Ugo Panella a Milano
Mercoledì 10 giugno 2026 h. 18 Biblioteca Crescenzago, Viale don Orione 19, Milano MM2 Cimiano, Bus 56 Ingresso libero e gratuito Collaborano Casa Crescenzago, Sonomusica, Soci Coop Palmanova, SPI Cgil Boiardo.    Ugo Panella è un fotoreporter che ha ricevuto il premio alla carriera al Festival Fotografico Europeo 2025. Introduce Giuseppe Natale. L’incontro sarà un percorso nei luoghi più complicati del mondo, dove guerre, carestie, condizioni di vita impossibili e regimi criminali spogliano e massacrano le popolazioni e ne uccidono il futuro. Sono violati sistematicamente diritti umani e diritto internazionale, in un contesto terribile di 32 guerre e di un genocidio in corso, quello del popolo palestinese, che non si vuole fermare e che interroga la nostra coscienza e la nostra responsabilità. Dal 3 al 29 giugno presso la biblioteca Mostra “Donne resistenti e madri costituenti”. anpi.crescenzago.milano@gmail.com Redazione Milano
June 9, 2026
Pressenza
I lavoratori portuali non diventeranno un anello della catena delle loro guerre!
DICHIARAZIONE CONGIUNTA dei portuali di: Francia – Grecia – Paesi Baschi – Turchia – Marocco – Italia riuniti nel 3° Incontro Internazionale dei Sindacati dei Lavoratori Portuali – Istanbul – 18-19 maggio 2026 I lavoratori portuali non diventeranno un anello della catena delle loro guerre! Noi, i sindacati dei lavoratori portuali […] L'articolo I lavoratori portuali non diventeranno un anello della catena delle loro guerre! su Contropiano.
June 2, 2026
Contropiano
Extinction Rebellion, un giorno di occupazione in Piazza dell’Esquilino a Roma
Dopo un pomeriggio con attività sui temi della giustizia climatica, l’antimilitarismo e il trans-femminismo, le persone in piazza si sono radunate attorno al missile giallo attaccandovi ed esponendo le caricature di Giorgia Meloni e Donald Trump: le stesse immagini che questa mattina sono state strappate e sequestrate dalla polizia, per ordine del Questure in quanto “avrebbero potuto configurarsi come fattispecie penale”. “Una democrazia dove non è permessa la satira e la critica a chi è in posizione di potere, è una democrazia malata. Difendere la democrazia significa difendere il diritto all’espressione del dissenso.” Poco prima, erano stati appesi dei simbolici “fogli di via dalla Terra”, indirizzati a diverse figure politiche italiane ed internazionali, intonando lo slogan “Fascisti su Marte”: da Elon Musk a Jeff Bezos, da Matteo Salvini a Antonio Tajiani, da Nethanyau a Putin, fino a Leonardo SPA e Unicredit. “Presentiamo il foglio di via a chi è realmente socialmente pericoloso, per la Terra e per chi la abita: chi finanzia guerra ed economia fossile, chi lascia la popolazione nell’insicurezza climatica.” A seguire, sul palco improvvisato della piazza, si sono approfonditi i temi di guerra, diritti umani, democrazia e crisi climatica grazie agli interventi di Emergency, Comunità Nazionale di Comunità Accoglienti, Rete Ecosocialista, Forum Droghe, Libere/i di Lottare. A Sud ha presentato il loro ultimo report “Guerra al Pianeta”, e il gruppo Libere Cittadine per la Palestina ha eseguito una performance sulle drammatiche condizioni della popolazione Palestinese a Gaza e nei Territori Occupati. Durante la serata dell’occupazione in tenda di Extinction Rebellion in piazza dell’Esquilino è comparsa la scritta “Disarmare la Terra” sulla facciata della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore che si affaccia sulla piazza. Parole che pronunciò Papa Francesco, sepolto in quella stessa basilica. Un messaggio di pace e di cura del nostro pianeta che conclude questa giornata di occupazione. Extinction Rebellion
May 31, 2026
Pressenza
Distrazioni africane e parole da salvare
CI SONO CONFLITTI ARMATI CHE NON ATTRAGGONO L’ATTENZIONE DEI NOSTRI SCHERMI. LE CHIAMANO “GUERRE DIMENTICATE”, MA È UNA DIMENTICANZA COSTITUENTE DELL’ATTUALE SISTEMA DI POTERE. QUANTE VOLTE DEVE MORIRE L’AFRICA PER MERITARE ATTENZIONE E MEMORIA? Foto di Arkana Bilal su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- “Nella vita, se uno vuol capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta”. Lo afferma, saggiamente, il rabbino di Genova Hain Fabrizio Cipriani nell’ottimo libro ‘La Torah in noi’. Nondimeno succede che in alcune parti di questo mondo si muoia più di una volta. La prima per scelta, casualità o destino e la seconda per dimenticanza, o peggio per distrazione. La parola distrazione deriva dal latino e indica separazione e allontanamento. Esprime un’attrazione che conduce altrove o l’allontanamento dal momento presente, dal mondo, dal concreto quotidiano. I sinonimi di distratto sono vari e alcuni aiutano a cogliere le ricadute della distrazione. A esempio la disattenzione, la smemoratezza e l’assenza sembrano costituire ciò su cui si fonda e prospera il sistema attuale di potere. Solo gente distratta dal reale sarà facile preda dei centri commerciali, del mondo trasformato in mercato e del tempo in mercanzia contante. Tornato l’anno scorso da un Paese del Sahel Centrale chiamato Niger, ho avuto modo di veder confermato, se ancora necessario, quanto sia di notevole valore simbolico il nome Sahel. Parola che, dall’arabo, significa ‘riva, sponda’. In ambito geografico esprime il confine col ‘mare’ del deserto chiamato Sahara. In ben altro contesto esprime invece un passaggio, il transito tra la riva della vita e quella della morte. Tra chi conta e chi non è nulla, tra chi vive e chi, a stento, sopravvive. Tra chi entra nella storia e chi passa sacrificato. Tra morti degne di nota e quelle che non lasciano traccia. Tra guerre che meritano la cronaca e quelle che, ricoperte di polvere, sono sempre assenti. A volte si definiscono “guerre dimenticate” o troppo lontane per profittare del privilegio di apparire sugli schermi televisivi che del reale sono, da tempo, una mistificazione. Quando non si è importanti da vivi sarà molto difficile diventarlo da morti. La spinta a esistere distrattamente è usata come una delle strategie più efficaci per cancellare la necessità, tutta umana, di dare memoria alla vita. Non casualmente Oxfam, nota ong umanitaria, evidenzia alcuni degli oltre trenta conflitti armati che vedono coinvolto il continente africano. Nella Repubblica (poco) Democratica del Congo, che ha registrato nel passato milioni di morti e nel presente scontri tra forze governative e gruppi armati, oltre 7 milioni di persone sono sfollate e molte di più necessitano aiuti. Nel Sudan e il Sud Sudan si vive attualmente la più grande crisi umanitaria del pianeta per le guerre tra militari, tra (in)civili, i colpi di stato e, come in Congo, per il controllo e lo sfruttamento delle risorse minerarie; in Somalia con la presenza di milizie e instabilità politica. In Etiopia il conflitto vanifica i piani di sviluppo in vaste porzioni del territorio. Il Sahel, la fascia di terra di mezzo che attraversa l’Africa dall’Atlantico al Mar Rosso, tra colpi di stato conseguenti agli attacchi di gruppi armati e successivi movimenti di popolazioni, è per il terzo anno consecutivo il baricentro mondiale del terrorismo. In Mozambico gruppi armati legati a interessi ideologici e finanziari rendono instabili notevoli porzioni del territorio nazionale. Constatiamo che alcune guerre, in altri lidi, hanno risonanza e peso mediatico molto più consistente. Ciò d’altra parte non cambia molto, all’interno dei cimiteri. Basterebbe domandarlo alle famiglie dei morti e ai genitori dei bambini ai quali la follia delle armi ha reciso la vita come una falce impazzita e cieca fa con i fiori. Rimane però significativo che alcune persone debbano morire più di una volta per essere riconosciute nella storia scritta sulla sabbia. Ecco perché, se vogliamo imparare davvero a vivere almeno una volta, dovremmo transitare dalla distrazione che allontana all’attenzione che unisce le due rive. Qualcuno scrisse che “prima di salvare le persone c’è da salvare le parole”. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Distrazioni africane e parole da salvare proviene da Comune-info.
May 23, 2026
Comune-info
Israele: l’avamposto di un dominio senza limiti – di Paolo Punx
La Flotilla intercettata, assaltata, sequestrata al largo delle coste europee, i partecipanti aggrediti, feriti, torturati e le immagini di questi soprusi dati in pasto al pubblico, come monito, come nuova normalità. Ancora una volta Israele ha superato se stesso nello spingersi oltre limiti sempre più invisibili. Lo scorso anno il tentativo di portare aiuti [...]
May 22, 2026
Effimera
Anche a Messina un presidio settimanale contro le guerre e il genocidio in Palestina
Anche a Messina è iniziato il presidio settimanale contro le guerre e contro il genocidio in Palestina. Il 16 maggio è stato il secondo sabato, giorno della settimana in cui piazza Cairoli , topos delle “vasche” o meglio dello “struscio” , si riempie di gente di tutte le età e provenienze.  E noi lì dalle 19 alle 20, un gruppo variegato di persone sia provenienti da varie associazioni sia tanti normali cittadini, che si sentono impotenti di fronte a tanta violenza e dilagante normalizzazione dell’illegalità e che vogliono esprimere il proprio dissenso e contemporaneamente ricordare a chi passa cosa sta accadendo intorno a noi. Questi due sabati non sono stati clementi come clima, con un teso vento di nord ovest, ma Eolo non ha impedito a 40 persone il 9 maggio e 55 il 16 di partecipare con un proprio cartello preparato a casa o con uno compilato al momento secondo l’ispirazione (siamo attrezzati con fogli e pennarelli). E’ stato incoraggiante e confortante leggere la solidarietà negli occhi e nei gesti di assenso dei passanti che rallentavano per dare una scorsa ai cartelli. C’è chi si è fermato a domandare, chi ha chiesto un cartello e chi ha chiesto se siamo comunisti… Tutto nel massimo ordine e in silenzio, nel limite che può dare a questi due sostantivi un messinese! Ci rivediamo sabato 23 maggio alle 19 in piazza Cairoli e così tutti i sabati, sinché non torneremo umani.   Redazione Sicilia
May 18, 2026
Pressenza
Oltre un solo uomo. Le guerre di Israele non finiranno con Netanyahu
Per rompere questo paradigma, i palestinesi devono generare una leva, una leva reale. Questa non può derivare da inutili negoziati o da appelli al Diritto Internazionale a lungo ignorato. È facile sostenere che la nuova dottrina militare israeliana si basi sulla guerra perpetua, ma la realtà è più complessa. Non […] L'articolo Oltre un solo uomo. Le guerre di Israele non finiranno con Netanyahu su Contropiano.
May 1, 2026
Contropiano