Chi sabota è nemico dell’italia> Da Sottobosko, 9.2.26
Queste Olimpiadi non potevano iniziare in maniera migliore.
La mattina del 7 febbraio, giorno della cerimonia inaugurale dei Giochi della
Vergogna di Milano-Cortina 2026, ben tre sono state le linee ferroviare sabotate
e bloccate fino al pomeriggio.
Intorno alle 6 sono stati piazzati due ordigni incendiari rudimentali accanto ai
binari della linea ordinaria di Castel Maggiore, uno in direzione nord e uno in
direzione sud. L’obiettivo erano i cavi per il rilevamento della velocità: uno
dei due ordigni, quello verso nord, si è azionato verso le 8 danneggiando i
cavi, mentre il secondo, quello in direzione Ancona, è rimasto inesploso. Una
cabina elettrica verso Pesaro, invece, ha preso fuoco interrompendo i treni da e
verso le Marche.
Due anni fa, una serie di attacchi simili per modalità e contesto erano stati
lanciati contro 5 diverse infrastrutture della rete LGV intorno a parigi,
causando la cancellazione di un quarto dei treni ed enormi disagi dal 26 al 28
luglio, giorni di inaugurazione delle olimpiadi di parigi. Anche per via della
militarizzazione completa della città, in quell’occasione le contestazioni
dirette si erano limitate ad azioni di disobbedenza civile e non violente. Pochi
giorni dopo usciva questa rivendicazione:
“Rivendicazione del sabotaggio delle linee TGV qualche ora prima della cerimonia
di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi 2024
E questa la chiamano una festa? Noi ci vediamo una celebrazione del
nazionalismo, una gigantesca messa in scena dell’assoggettamento dei popoli da
parte degli Stati.
Sotto a una maschera ludica e conviviale, i Giochi Olimpici offrono un campo di
sperimentazione per la gestione poliziesca delle folle e il controllo
generalizzato dei nostri spostamenti.
Come tutti i grandi eventi sportivi, sono anche ogni volta l’occasione per fare
culto dei valori su cui si fonda il mondo del potere e del denaro, della
concorrenza generalizzata, della performatività a ogni costo, del sacrificio per
l’integrità e la gloria nazionale.
L’appagamento di identificarsi in una comunità immaginaria e sostenere il
proprio supposto campo di appartenenza non è meno nefasta dell’incitazione
permanente a vedere la propria salvezza nella buona salute della propria
economia nazionale e nella potenza del proprio esercito nazionale.”
Nei mesi precedenti le olimpiadi di Parigi 2024 furono approvati due pacchetti
di leggi, la “Loi sécurité globale” e la “loi olympique”, quest’ultima che
autorizzava la sperimentazione di algoritmi per il riconoscimento facciale per
tutta la durata delle olimpiadi. Come in francia, anche nella penisola abbiamo
visto promulgare il 5 febbraio di quest’anno, 2 giorni prima della cerimonia di
inaugurazione delle olimpiadi, un nuovo pacchetto sicurezza che tra le altre
cose consolida l’uso delle zone rosse come strumento di esclusione sociale,
autorizza il trattenimento (già abitualmente praticato) per 12 ore da parte
delle forze dell’ordine di individux “pericolosx” in concomitanza di
manifestazioni pubbliche, introduce il carcere per l’elusione di un controllo di
polizia e una pena pecuniaria fino a un massimo di 20000 euro per manifestazione
non autorizzata (articolo 18 del TULPS, Regio decreto del 18 giugno 1931). Come
a Parigi nel 2024, anche il 7 Febbraio a Milano le contestazioni dirette si sono
limitate ad azioni di disobbedenza civile e non violente, fatta eccezione per i
momenti finali del corteo lanciato da CIO (Comitato Insostenibili Olimpiadi).
Milano in Movimento scrive in proposito:
“[…]abbiamo deciso di rilanciare la parola d’ordine dei grandi scioperi
dello scorso autunno: blocchiamo tutto – nel nostro caso, la Tangenziale Est di
Milano, al suo ingresso da piazzale Corvetto. Un imponente dispositivo di
Polizia, che già negli scorsi giorni aveva paralizzato la città per fare posto
ai fascisti dell’amministrazione Trump e alla delegazione dello Stato genocida
di Israele, militarizzando i quartieri popolari di Corvetto e San Siro, ha
risposto con lacrimogeni ad altezza d’uomo, cariche violente, idranti sulla
folla. Il corteo è rimasto compatto e ha poi deciso di spostarsi insieme verso
Brenta dove si è sciolto, per tornare al PalaUtopiadi (ex PalaSharp). 6 persone
sono state fermate durante le cariche e poi rilasciate con denuncia a piede
libero. Nel bilancio segnaliamo anche 2 fogli di via da Milano e 15 ferit* di
cui 4 ospedalizzat*.”
Dopo il corteo, Meloni e compagnia dichiarano in coro:
“Chi manifesta contro le olimpiadi è nemico dell’italia“.
Che non ci si permetta assolutamente di mettere a critica lo spirito
nazionalista, competitivo di questi “giochi” o il loro drenare quantità
impressionanti di fondi pubblici mentre paesi interi crollano, in sicilia, al
passaggio di un uragano.
D’altronde non c’e nulla di più importante al momento. Non c’è miglior strumento
di distrazione per uno stato odierno. Non c’è maschera migliore, in Italia oggi
come altrove in passato; solo un esempio sono le Olimpiadi di Berlino del 1936,
in piena dittatura nazista.
Pare chiaro, quando i pacchetti sicurezza diventano occasioni praticamente
semestrali per stringere le reti della repressione e soffocarci qualunque
dissenso, che il dissenso “pulito”, esplicitamente rivendicato, portato avanti
nella legalità, non possa più essere efficace.
Così come inizia a non essere più ignorabile l’inefficacia delle modalità di
scontro di piazza diretto portate avanti negli ultimi mesi e anni in tutto il
territorio.
Pare dunque necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della
decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti,
dell’autodifesa e del sabotaggio per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro.
Per l’eradicazione di questo sistema di morte e sfruttamento,
per la distruzione del controllo totalizzante che ci soffoca.
Ingovernabili, non disobbedienti.
Fuoco alle olimpiadi e a chi le produce. (A)