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ATENE (GRECIA): RIVENDICAZIONE DELL’ATTACCO INCENDIARIO CONTRO ALCUNE CASE DI SBIRRI DA PARTE DELLA CELLULA ANARCHICA “LAMBROS FOUNTAS”
> Da Dark nights, 15.03.26 Rivendichiamo la responsabilità degli attacchi incendiari contro le abitazioni dei membri dell’unità MAT (polizia antisommossa) in via Athanaton 12 a Sepolia, il 9 febbraio, dove risiede Andreas Poligenis, in via Teas 4-6 a Kaisariani il 24 febbraio, nonché all’abitazione di un poliziotto dell’unità OPKE (Unità di Prevenzione e Repressione del Crimine) in via Deligianni 18 a Exarcheia il 7 marzo. Dedichiamo queste azioni alla memoria del nostro compagno anarchico e membro di Lotta Rivoluzionaria Lambros Fountas, caduto in uno scontro armato a Dafni il 10 marzo 2010. Lambros era un combattente esemplare che ha portato avanti la lotta multiforme con l’obiettivo della rivoluzione sociale. Ha partecipato a ogni aspetto dell’azione anarchica, dalle assemblee, alle marce, agli scontri con le forze di repressione, fino alla lotta armata rivoluzionaria. I motivi per cui abbiamo compiuto gli attacchi di cui sopra sono evidenti: stiamo reagendo contro chi calpesta i nostri sogni. A coloro che violentano le persone nelle stazioni di polizia, a coloro che picchiano senza pietà i migranti, a coloro che proteggono i criminali come l’“illustre” Ministro della Salute, Adonis Georgiadis, che ha smantellato il sistema sanitario nazionale, a coloro che reprimono scioperi e marce, come quella del 31 Ottobre in onore del guerrigliero anarchico armato Kyriakos Xymiteris. Non ci deve essere tregua con chi reprime le nostre vite. Parliamo il linguaggio della liberazione sociale e di classe, il linguaggio della resistenza politica in contrapposizione al linguaggio del terrorismo di Stato, della disciplina, dello sfruttamento spietato, del degrado morale e del vicolo cieco dell’individualismo capitalista. Difendiamo l’azione diretta e il prendere di mira coloro che ci governano e contribuiscono spudoratamente a plasmare questa realtà dilaniata dalla guerra; dai mass media che fabbricano coscienze frammentate e intrise di alienazione, alla giustizia borghese che serve ciecamente gli interessi dell’élite economica e politica, alle fabbriche di schiavitù salariale che puzzano di morte, e persino alla feccia della polizia greca con la sua sconfinata arroganza autoritaria. In un periodo caratterizzato dalla frammentazione dei movimenti sociali, dall’indebolimento del movimento anarchico e da un clima diffuso di apatia e disfattismo, dobbiamo mantenere saldi i nostri principi politici, fare dello scontro diretto con il nemico la nostra priorità assoluta finché la paura non cambierà campo e diffondere la nostra visione di un mondo basato sull’uguaglianza, la solidarietà, la libertà e l’altruismo. KYRIAKOS XYMITIRIS, LAMBROS FOUNTAS: SEMPRE PRESENTI NELLE STRADE DEL FUOCO ONORE E MEMORIA A SNIZANA PARASKEVAIDOU, CADUTA SUL CAMPO DI BATTAGLIA FORZA AI PRIGIONIERI DELLA GUERRA SOCIALE E DI CLASSE, DALL’IRAN ALLA GRECIA E DALLA TURCHIA AL CILE SOLIDARIETÀ INCONDIZIONATA AI NOSTRI COMPAGNI INCARCERATI CHE SONO PERSEGUITI NEL CASO AMPELOKIPI E SARANNO PROCESSATI IL 1° APRILE Cellula anarchica “Lambros Fountas”
[Wandlitz, Germania]: Attacco incendiario a una fabbrica di asfalto di VINCI/EUROVIA – Per una primavera nera, per i prigionieri del caso Ampelokipi
> Da bure bure bure, 12.03.26 Pubblicato su de.indymedia Un’economia circolare fondata sulla morte e sulla distruzione Alla luce della crisi climatica, delle devastazioni causate dall’estrattivismo e delle aggressioni imperialiste, un impianto di produzione di asfalto di una delle più grandi imprese mondiali di costruzioni e infrastrutture che va in fiamme parla da sé. Desideriamo tuttavia spendere alcune parole sulle nostre motivazioni e sull’azienda in questione. VINCI/EUROVIA è ben più di un semplice produttore di asfalto e cemento. Questa azienda incarna tutto ciò che disprezziamo e che rende questo mondo un luogo di oppressione, sofferenza e miseria: autostrade, aeroporti, dighe, prigioni di espulsione, centrali nucleari, materiale bellico, oleodotti e gasdotti, sfruttamento minerario, ecc. Chiunque voglia saperlo ne è consapevole: la biosfera sta soffocando sotto il peso grigio della civiltà. Nel prossimo futuro, molte regioni del pianeta diverranno inabitabili a causa del nostro stile di vita e della nostra economia imperialista. Lotte senza precedenti per la ripartizione degli habitat e delle risorse sembrano inevitabili. L’attuale escalation dei conflitti militari e la guerra senza quartiere condotta contro i migranti nelle strade delle metropoli americane o alle frontiere esterne dell’UE sono già cupi presagi di ciò che ci attende. È già mezzanotte meno cinque. Il sistema capitalistico globale, in una fase avanzata, sta subendo una profonda trasformazione. La guerra sta diventando la nuova normalità e la natura che ancora rimane viene sfruttata solo come fonte di materie prime da saccheggiare prima che lo facciano altri. Aziende come VINCI traggono pieno vantaggio da questi sviluppi. L’azienda garantisce il futuro delle energie fossili costruendo reattori nucleari, oleodotti o terminali del gas (come quello di Brunsbüttel), e al contempo trae profitto dall’illusione delle energie verdi, realizzando immensi parchi eolici o centrali idroelettriche. Con una rete autostradale e stradale di diverse migliaia di chilometri e più di 70 aeroporti in 14 Paesi diversi, costruiti e gestiti da VINCI, l’azienda è anche un pilastro importante dell’infrastruttura mondiale dei trasporti. In questo modo, metro dopo metro, alimenta un sistema parassitario che conosce una sola direzione: il collasso ecologico. L’accaparramento delle terre, le guerre e i genocidi sono inscindibili dal sistema capitalista e ne hanno reso possibile il trionfo. La nostra “prosperità” e il dominio occidentale sono senza dubbio il frutto di questa sanguinosa storia coloniale. Tuttavia, nella lotta internazionale per il potere, l’influenza e le risorse, l’Occidente deve imporsi sempre più spesso rispetto agli altri attori. Ciò porta a nuovi spargimenti di sangue, mentre i dirigenti dell’industria degli armamenti esultano. “Riarmare l’Europa” è lo slogan lanciato da Bruxelles per sopravvivere in questa situazione conflittuale e anche VINCI è fortemente coinvolta in questo fronte di riarmo e militarizzazione. Di recente, il gruppo ha acquisito l’azienda Wärtsilä SAM Electronics, che gestisce diversi cantieri navali della marina tedesca e fornisce servizi infrastrutturali a decine di installazioni dell’esercito britannico. Le guerre e le distruzioni ambientali, che hanno sempre accompagnato l’espansione dello sfruttamento capitalistico, costringono sempre più persone ad abbandonare le proprie case. Mai come oggi nel mondo ci sono state così tante persone in fuga. Le masse “superflue” provenienti dai paesi del Sud sono tuttavia combattute con accanimento e le loro rotte migratorie si sono trasformate da tempo in fosse comuni con innumerevoli morti. Coloro che riescono comunque ad arrivare fin qui non vengono accolti con empatia e compassione, ma con umiliazione, razzismo e repressione. Queste tematiche caratterizzano da anni il dibattito pubblico sull’immigrazione in quasi tutti gli schieramenti politici, favorendo notevolmente le tendenze (neo-)fasciste. E il cerchio si chiude. Infatti, persino la sofferenza dei rifugiati può diventare fonte di profitto: VINCI, per esempio, trae vantaggio dal rigido regime di frontiere dell’Europa, costruendo centri di detenzione e posti di controllo alle frontiere. Nonostante ciò, l’azienda ama parlare di “responsabilità” e “sostenibilità” e, alla luce delle sue azioni, la tanto decantata economia circolare assume un significato del tutto nuovo, con un retrogusto estremamente amaro. La loro arroganza e il loro autocompiacimento sono insopportabili. Non possiamo e non vogliamo più restare a guardare di fronte al loro commercio di morte. Ecco perché, nella notte dell’11 marzo, esattamente 15 anni dopo il disastro nucleare di Fukushima, abbiamo danneggiato in modo considerevole e messo temporaneamente fuori uso l’impianto di rivestimento dell’azienda VINCI/EUROVIA, che trae profitto dal nucleare, a Schönerlinde/Wandlitz. A tal fine, una buona mezza dozzina di ordigni incendiari sono stati collocati in vari punti sui nastri trasportatori e sui cavi elettrici dei motori. Ma questo spettacolo pirotecnico nel cielo notturno del Brandeburgo vuole anche essere un segno di solidarietà e unità internazionali. Rivolgiamo in particolare i nostri saluti rivoluzionari a Marianna M. e Dimitra Z., detenute in Grecia, nonché a tutti gli altri prigionieri del caso Ampelokipi che saranno presto processati. Amore e forza! È importante ricordare che VINCI, con oltre 500 km di autostrade, è uno dei principali operatori autostradali in Grecia e che è anche coinvolta in altre attività discutibili e nella distruzione dell’ambiente nel Paese. (Per saperne di più: switch off the Mitsotakis regime!) Mentre aspettiamo con impazienza la primavera e i primi raggi di sole risvegliano il nostro desiderio di agire, intendiamo questo attacco come un’eco all’appello lanciato dalla Francia: “Più caldo del nucleare, per una primavera nera 2026“. Con il sostegno attivo di VINCI, la “Grande Nazione” sta attualmente costruendo una discarica per i rifiuti radioattivi derivanti dalla sua energia preferita. Tuttavia, il sito occupato di La Gare e la comunità di resistenza eterogenea che vi si è insediata ostacolano questa impresa. Ecco perché ora la vecchia stazione deve essere sgomberata. Noi la pensiamo in modo completamente diverso ed è anche per questo che ci impegniamo a “rallentare un po’ gli ingranaggi” e speriamo che i nostri segnali di fumo di solidarietà siano visibili all’orizzonte. Più caldo del nucleare – Per una primavera nera! Contro ogni guerra: in Iran, in Palestina, in Congo, in Sudan, in Myanmar, in Ucraina… Nessuno è libero finché non lo sono tutti! Fuoco alle galere! In memoria di Kyriakos Xymitiris, i cuori rivoluzionari ardono per sempre! “E se alcuni non sono mai tornati, continuano a vivere tra noi in ogni respiro di libertà. E se alcuni sono morti in battaglia, rimangono al nostro fianco in ogni nostra azione. E se alcuni se ne sono andati prematuramente, ci precedono e ci aprono la strada.» Il ricordo sovversivo è come benzina per il nostro fuoco, inchiostro per i nostri testi, slogan per le nostre manifestazioni e pietre nelle nostre tasche. Dà un senso alla loro morte e ci chiama alla prossima lotta. Ancora e ancora…” Dimitra & Marianna – Carcere femminile di Korydallos P.S. Dobrindt è un idiota e probabilmente non capirà mai che esistono valori che non si possono comprare. La nostra risposta alla loro caccia alle streghe è una semplice equazione: un milione di taglia = un milione di danni materiali. La notte ci appartiene! Che si moltiplichino i vulcani che sputano fuoco!
[Brema, Germania]: sabotaggio dell’industria nucleare!
> Da Bure bure bure, 10.03.26 Pubblicato originariamente su Tumulte. Il 1° marzo abbiamo attaccato il gruppo Kaefer a Brema e sabotato parte delle sue infrastrutture. In particolare, abbiamo dato fuoco al centro di formazione sulle tecniche di scalata industriale e a diversi veicoli. L’obiettivo di questa azione era danneggiare in modo duraturo Kaefer, in quanto fornitore di servizi per l’industria nucleare, degli armamenti e per vari settori di sfruttamento delle risorse. Kaefer è un ingranaggio fondamentale di questa macchina mortale e distruttiva. Il sito è un edificio isolato e facile da sorvegliare, situato in una zona industriale e utilizzato come deposito di materiale e officina. All’interno dell’edificio non c’era nessuno. È stato escluso qualsiasi pericolo per le persone. IL RUOLO DI KAEFER NELLA MILITARIZZAZIONE E NELLA DISTRUZIONE DELL’AMBIENTE Le implicazioni e la struttura del gruppo Kaefer costituiscono una complessa rete internazionale e sarebbe impossibile affrontarne tutti gli aspetti in dettaglio nell’ambito di questo testo. Per questo motivo, ne daremo una breve panoramica prima di soffermarci più in dettaglio sul settore nucleare. Per una visione più completa, consigliamo la lettura di questo testo. Kaefer opera per diverse multinazionali dei settori della chimica fossile e dell’energia e partecipa attivamente all’estrazione convenzionale di petrolio, a progetti legati al gas naturale e al GNL, all’estrazione di sabbie bituminose, allo sfruttamento offshore e all’estrazione di carbone, lungo tutta la catena di trasformazione: dall’estrazione e dalla raffinazione dei combustibili e di altri prodotti petrolchimici fino alla loro combustione in centrali elettriche di ogni tipo, passando per il loro trasporto tramite oleodotti, navi e terminali. Inoltre, Kaefer sostiene la costruzione e la manutenzione di impianti industriali nei settori della lavorazione del legno e della carta (anche nell’ambito di progetti in Amazzonia, come la produzione di etanolo dalla soia), delle miniere di minerali e di rame, delle acciaierie, degli stabilimenti di alluminio e dell’industria pesante. Il gruppo, con sede a Brema, opera anche nel settore della produzione di cemento, uno dei più inquinanti in assoluto. Un altro settore importante è l’industria degli armamenti, in particolare l’aeronautica e l’aerospaziale militari, nonché la costruzione navale militare (sottomarini e navi da guerra destinati a clienti internazionali come la dittatura di Erdogan o il regime egiziano). Non c’è bisogno di dilungarsi troppo per constatare che i settori dell’economia capitalista sopra citati sono tra i più sporchi in assoluto. Non c’è altro modo per dirlo: Kaefer contribuisce attivamente, su scala internazionale, alla distruzione dei nostri mezzi di sussistenza! KAEFER, INGRANAGGIO DELL’INDUSTRIA NUCLEARE Kaefer opera per l’industria dell’energia nucleare e delle armi atomiche in tutta Europa, dalla Finlandia alla Svezia, passando per la Polonia, la Germania e la Francia, e a livello internazionale, dal Sudafrica alla Cina. Kaefer fornisce servizi industriali all’industria nucleare sin dagli anni ’60. Kaefer dispone delle conoscenze specifiche, degli impianti di ricerca, dei prodotti sviluppati internamente e degli specialisti necessari per operare in questo settore. L’industria nucleare francese è un cliente particolarmente importante: Naval, ad esempio, è uno dei suoi clienti e costruisce navi da guerra, portaerei e sottomarini nucleari. Kaefer collabora anche con Orano, in particolare per la costruzione della centrale nucleare di Olkiluoto III in Finlandia. Tuttavia, alla luce dell’attualità, l’attenzione va posta sulla collaborazione con Framatome. Framatome, azienda pubblica francese, è la divisione nucleare del colosso energetico EDF. Kaefer collabora con Framatome su diversi progetti, come già accennato, in Finlandia, in varie centrali nucleari in Francia e in Sudafrica, dove Framatome gestisce la centrale nucleare di Koeberg. Potremmo citare innumerevoli altri progetti, ma è evidente che Kaefer e Framatome sono partner internazionali di lunga data. Framatome produce le sue barre di combustibile principalmente a Lingen, in Bassa Sassonia, dove Kaefer gestisce una filiale. Una collaborazione diretta presso il sito di Lingen sembra quindi ovvia, ma non è stata ancora resa pubblica. A Lingen, Framatome prevede di produrre barre di combustibile nucleare su licenza russa in collaborazione con il gruppo nucleare pubblico russo Rosatom. Queste barre saranno poi impiegate nelle centrali nucleari dell’Europa orientale di progettazione sovietica. A tale scopo, nel 2019 Framatome (tramite la sua controllata Advanced Nuclear Fuels GmbH) e Rosatom (tramite la sua controllata TWEL) hanno costituito una joint venture. I combustibili vengono prodotti secondo il processo Elektrostal russo che, secondo le informazioni fornite dagli attivisti russi, comporta un’esposizione alle radiazioni molto più elevata. Naturalmente, la Russia non raccoglie alcun dato ufficiale al riguardo. La produzione a Lingen richiedeva l’accordo dei responsabili politici della Bassa Sassonia e del Bundestag. Sebbene né il governo regionale né quello federale abbiano ancora preso una posizione ufficiale, diversi media hanno riferito all’inizio della settimana che, dopo un “controllo di sicurezza”, Berlino avrebbe dato il via libera al progetto. Possiamo concederci una breve riflessione: il governo Merz sta discutendo un programma di armamento nucleare tedesco; Macron sta posizionando la Francia come potenza nucleare protettrice contro l’aggressore a est, mentre nel frattempo vengono conclusi accordi nucleari tra imprese pubbliche francesi e russe con l’approvazione del governo tedesco. Non occorre essere particolarmente perspicaci per notare che questi governi e aziende come Kaefer riducono all’assurdo i loro presunti obiettivi di sicurezza, pace, difesa e sostenibilità. In sintesi, Kaefer è un fornitore di servizi per l’industria nucleare e si rivela non solo un profittatore economico, ma anche un produttore e un attore della ricerca. Kaefer fa quindi parte dell’industria nucleare, ne favorisce l’espansione e sostiene diverse industrie letali. Kaefer è un ingranaggio, un anello nelle catene di produzione della distruzione, ma questo modo di operare su piccola scala è un prodotto del capitalismo stesso che mira a nascondere le reali responsabilità. RESISTENZA CONTRO L’INDUSTRIA NUCLEARE Altrettanto assurdo e pericoloso è il sito di stoccaggio definitivo di Bure, nel dipartimento della Mosa, nella regione del Grand Est, non lontano dai confini con Germania, Belgio, Lussemburgo e Svizzera. È lì che l’ANDRA (l’autorità francese incaricata della gestione delle scorie nucleari) intende scavare una gigantesca rete di gallerie sotterranee. Come tutti i siti di stoccaggio di scorie nucleari che ci sono stati venduti come sicuri fino ad ora, il progetto CIGEO prima o poi finirà per presentare delle perdite e costituisce una bomba a orologeria. Ma già adesso le espropriazioni e la repressione che accompagnano il progetto stanno danneggiando gli abitanti della regione. L’uso dell’energia nucleare svela il vero volto degli Stati e delle imprese: istituzioni dominatrici! Letteralmente pronte a distruggere le fondamenta della vita per denaro e potere. Ma questa è solo una parte della storia; dall’altra, c’è una meravigliosa continuità della resistenza. Ecco perché con la nostra azione ci uniamo all’appello alla resistenza contro l’industria nucleare. Contro CIGEO e il suo mondo! Per una primavera nera!Altrettanto assurdo e pericoloso è il sito di stoccaggio definitivo di Bure, nel dipartimento della Mosa, nella regione del Grand Est, non lontano dai confini con Germania, Belgio, Lussemburgo e Svizzera. È lì che l’ANDRA (l’autorità francese incaricata della gestione delle scorie nucleari) intende scavare una gigantesca rete di gallerie sotterranee. Come tutti i siti di stoccaggio di scorie nucleari che ci sono stati venduti come sicuri fino ad ora, il progetto CIGEO prima o poi finirà per presentare delle perdite e costituisce una bomba a orologeria. Ma già adesso le espropriazioni e la repressione che accompagnano il progetto stanno danneggiando gli abitanti della regione. L’uso dell’energia nucleare svela il vero volto degli Stati e delle imprese: istituzioni dominatrici! Letteralmente pronte a distruggere le fondamenta della vita per denaro e potere. Ma questa è solo una parte della storia; dall’altra, c’è una meravigliosa continuità della resistenza. Ecco perché con la nostra azione ci uniamo all’appello alla resistenza contro l’industria nucleare. Contro CIGEO e il suo mondo! PER UNA PRIMAVERA NERA!
[Lüneburg, Germania]: camion militare incendiato – Solidarietà con gli studenti in sciopero!
> Da act for freedom now!, 11.03.26 Il 5 marzo gli studenti tedeschi hanno chiamato il secondo “sciopero scolastico contro la leva obbligatoria”: migliaia di persone sono scese in piazza in numerose città, grandi e piccole, come era già successo a dicembre, quando circa 40.000 studenti, in più di 80 città, avevano manifestato contro la reintroduzione del servizio militare obbligatorio in Germania. Sono state compiute numerose azioni di solidarietà con lo sciopero: sono stati attaccati uffici di reclutamento e infrastrutture militari. Qui di seguito riportiamo il comunicato di una di queste azioni. Lüneburg/Germania: camion dell’esercito incendiato – Solidarietà con gli studenti in sciopero! Studenti! Siete in piazza perché non volete essere carne da cannone. Lo “sciopero scolastico contro la leva” sta mobilitando migliaia di persone. In solidarietà con il vostro sciopero, nella notte del 5 marzo 2026, abbiamo dato fuoco a un camion da trasporto di tipo “Elephant” della Bundeswehr in un’officina a Lüneburg. Nessuno ci proteggerà dai presunti pericoli, né i politici, né l’espansione della Bundeswehr né il riarmo. Alcuni accusano voi studenti di essere egoisti e dicono che dovreste invece difendere la vostra “patria”. È una sciocchezza: la guerra avvantaggia sempre i ricchi e i potenti, a prescindere dal Paese, non coloro che vengono arruolati e mandati al fronte. Ciò che ci può aiutare di più è unirci e, ad esempio, scioperare. Se non sei uno studente e ti stai chiedendo cosa puoi fare per combattere tutto questo, le opzioni sono molteplici: Se lavori in un’azienda o in un centro di ricerca che collabora con l’industria degli armamenti e l’esercito, rendi pubbliche queste informazioni, ostacola i processi e danneggia la produzione, e rifiuta di lavorare. Che si tratti di un’azienda tecnologica o di costruzioni, di un’università o di una scuola, la guerra viene preparata e gestita in innumerevoli luoghi. Sabotiamo insieme la guerra!
[Lipsia, Germania]: UNA MACCHINA DI VONOVIA IN FIAMME
> Da Act for freedom now!, 23.02.26 Durante la notte tra sabato 3 e domenica 4 gennaio 2026, abbiamo dato fuoco a un furgone della società immobiliare Vonovia nella zona sud di Lipsia, utilizzando ordigni incendiari a innesco ritardato. Secondo quanto riportato dalla stampa, il veicolo è andato completamente distrutto. Vonovia, la più grande società di locazione di appartamenti in Germania, sta causando sistematicamente l’aumento dei prezzi degli immobili e lo sfollamento degli abitanti dei quartieri soggetti a gentrificazione nella nostra città: le sue filiali effettuano ristrutturazioni di lusso, gli affitti e le spese aumentano e gli alloggi a prezzi accessibili stanno scomparendo. Mentre il costo degli alloggi per lavoratori, pensionati, studenti e famiglie diventa sempre più proibitivo, Vonovia continua a registrare profitti record: 984 milioni di euro al lordo delle imposte solo per il primo semestre del 2025. Non si tratta di un errore, ma di un modello economico: gli alloggi vengono trasformati in una fonte di profitto. Vonovia vuole trarre il massimo guadagno dalle esigenze abitative degli inquilini. Non possiamo sperare in una politica di regolamentazione che operi attraverso il controllo degli affitti o la diminuzione dei costi per gli inquilini. L’azione contro i responsabili degli sfratti deve essere auto-organizzata. Vonovia deve rendersi conto, in diversi luoghi, che non è la benvenuta e che la sua azienda, così ostile nei confronti degli inquilini, non sarà accettata senza conseguenze. Se eserciteremo una pressione sufficiente su di loro a vari livelli, potremo porre loro dei limiti nel medio termine. Siamo profondamente dispiaciuti che un’auto, che non aveva nulla a che fare con questo episodio, sia stata leggermente danneggiata dal nostro ordigno incendiario e desideriamo scusarci. Vogliamo una città per tutti, non solo per i ricchi! Un alloggio a prezzi accessibili è un diritto fondamentale! Gli attacchi diretti contro Vonovia e le altre società che promuovono la gentrificazione sono ancora necessari! Questo furgone è stato scelto per caso: a Lipsia ci sono molti altri veicoli Vonovia che aspettano solo di essere visitati 😉. Saluti solidali agli occupanti coraggiosi dell’AbeTa di Lipsia! Protezione militante degli inquilini.
[Salonicco, Grecia]: incendiati bancomat
> Da Dark Nights, 25.02.26 Ci assumiamo la responsabilità dei seguenti attacchi incendiari avvenuti a Salonicco: • L’incendio del bancomat della Alpha Bank nelle prime ore del 31 dicembre in via Artakis. • L’incendio di un bancomat della Alpha Bank nelle prime ore del 7 gennaio in via Siniosoglou. • L’incendio di un bancomat in via Antigonidon nelle prime ore del 13 gennaio. In un mondo in cui tutto è programmato per funzionare come un orologio a vantaggio del sistema, ci saranno sempre sacche di ribellione. Come anarchici d’azione, non vogliamo limitarci agli scontri con la polizia durante le manifestazioni (che ovviamente consideriamo necessari), ma scegliamo di aprire nuove dialettiche nelle strade. Rifiutiamo di aspettare che le condizioni sociali siano mature per attaccare e proponiamo l’azione diretta come prospettiva per attaccare qui e ora. Attraverso di essa, diamo sostanza ai nostri desideri scegliendo il momento, il luogo e l’obiettivo che vogliamo colpire, espandendo la ribellione anarchica in tutta la metropoli. Per noi, l’autentica sensazione di libertà si prova attraverso l’azione aggressiva, che è l’espressione di un processo interiore continuo e del nostro incrollabile desiderio di una vita anarchica secondo il nostro ideale. In una società basata sul controllo, l’oppressione e la sottomissione, in cui tutto è misurato in termini economici e i bisogni delle persone sono stati trasformati in merci, le banche e i bancomat saranno sempre degli obiettivi. L’anarchia è pericolosa per questo mondo marcio, cosa che i governanti sanno molto bene. L’anarchia ha questo carattere pericoloso e ostile nei confronti del complesso autoritario a causa delle azioni e dell’atteggiamento verso la vita che i compagni che ne sentono ardere la fiamma dentro di sé scelgono di adottare. È possibile che molti di questi compagni abbiano lasciato questo mondo o siano in prigione, ma sono sempre presenti a ogni barricata, in ogni azione incendiaria, in ogni finestra rotta. Sono con noi, ogni volta che vinciamo la paura, al nostro fianco in ogni azione aggressiva mentre COSTRUIAMO INSIEME L’ANARCHIA. PS1: I cittadini spioni che svolgono il ruolo dei poliziotti saranno trattati con la stessa ostilità che riserviamo agli sbirri. PS2: Nastro biadesivo, materiale infiammabile e un po’ di fantasia sono sufficienti per causare danni. ONORE ETERNO AL RIBELLE KYRIAKOS XYMITIRIS ONORE ETERNO ALLA RIBELLE SNIZANA PARASKEVAIDOU FORZA A TUTTI I DETENUTI E LE DETENUTE FINO ALLA LIBERTÀ VIVA L’ANARCHIA anarchici/anarchiche
[Stati Uniti]: Tre incendi ferroviari in tre mesi: alcuni fatti e riflessioni
> Da Rose City Counter-Info, 08.09.25 Negli ultimi tre mesi, tre ponti ferroviari sono stati danneggiati o distrutti da incendi nell’area dell’Oregon e di Washington. Ciascuno di questi incendi è stato appiccato intenzionalmente. Non sono stati effettuati arresti e, per quanto ne sappiamo, nessuna di queste azioni è stata accompagnata da rivendicazioni o spiegazioni. Ma il mondo che ci circonda è l’unica spiegazione di cui abbiamo bisogno. Mentre ci avviciniamo a un futuro di disastri climatici inimmaginabili e di totale distruzione ecologica, i processi di estrazione non mostrano alcun segno di arresto. Anzi, hanno solo accelerato, con le aziende che si fanno la guerra per sfruttare nuovi angoli della Terra alla ricerca di minerali rari, componenti essenziali dei chip e dei semiconduttori, gli elementi costitutivi delle nostre nuove prigioni digitali. Il potere ha proposto false “soluzioni verdi” che servono solo ad accrescere la nostra dipendenza dalla tecnologia e dall’estrazione, e a pulire la facciata del capitalismo industriale. GLI INCENDI A maggio, un incendio ha completamente distrutto un secolare ponte ferroviario in legno lungo un tratto remoto della Mt. Rainier Scenic Railroad nello Stato di Washington. Quando i vigili del fuoco sono riusciti a raggiungere il luogo dell’incendio, il ponte era ridotto a un ammasso di metallo contorto e fumante. L’incendio è divampato poche ore dopo la vendita della ferrovia, passata di proprietà al Western Forest Industries Museum. Al momento dell’incendio, le operazioni ferroviarie erano limitate, ma la nuova società aveva pianificato di ripristinare completamente il traffico ferroviario sulla linea, sia quello turistico che quello merci. Anche dopo mesi di indagini, non è stato effettuato alcun arresto. A giugno, un tratto significativo della ferrovia di Salem, nell’Oregon, di proprietà della Portland & Western Railroad (PNWR), è stato chiuso a causa di un incendio che ha danneggiato un ponte, un palo telefonico e alcune linee elettriche della PGE. Prima dell’incendio, la linea era percorsa in media da tre grandi treni merci al giorno. Il ponte era realizzato in cemento e legno trattato con creosoto, il che ha reso difficile spegnere l’incendio, richiedendo l’uso di schiuma antincendio. La PNWR ha stimato che la linea sarebbe rimasta fuori servizio per almeno tre giorni per effettuare le riparazioni. Gli investigatori hanno stabilito che l’incendio era doloso e la PNWR ha quantificato i danni in poco meno di duecentomila dollari. In seguito, sempre nel mese di giugno, un altro incendio ha avvolto un ponte ferroviario a travatura in legno a Newberg, sempre nell’Oregon. Il ponte ha subito danni strutturali significativi. La PNWR, proprietaria della linea, ha dichiarato che al momento dell’incendio la linea era “in gran parte inattiva”. Ci sono volute ore prima che i vigili del fuoco riuscissero a domare l’incendio e a impedire che si propagasse alle strutture vicine. L’FBI, l’ATF e l’OSP hanno aperto un fascicolo per incendio doloso, ma i media hanno reso noti pochi altri dettagli. Aggiornamento sciagurato: due giovani sono stati arrestati in relazione all’incendio. Nessuno di questi incendi è stato rivendicato da anarchici o altri gruppi e non desideriamo attribuire motivazioni a queste azioni né speculare sull’identità dei piromani (siamo certi che lo Stato sia già impegnato in questo). Tutto ciò che sappiamo sugli incendi ci proviene dai media e dalla polizia. Possiamo considerare questi eventi come fatti concreti (tre incendi dolosi che hanno danneggiato le infrastrutture ferroviarie) e trarne conclusioni e interrogativi per la nostra lotta contro il dominio e la distruzione industriale. LE FERROVIE IN OREGON Anche se i parchi eolici stanno sostituendo le centrali a carbone e i data center stanno prendendo il posto delle fabbriche ormai obsolete, le vecchie linee ferroviarie, costruite secoli fa, rimangono fondamentali per l’industria del presente e del futuro. La rete ferroviaria della costa occidentale è ancora oggi la spina dorsale di molte industrie estrattive, in particolare dell’industria del legname. Il frutto del saccheggio della Terra viaggia su rotaia da una fabbrica all’altra, lasciando dietro di sé una scia di veleno e distruzione. Ogni anno, i treni trasportano oltre dieci milioni di tonnellate di merci in Oregon, esportando principalmente tronchi e prodotti in legno verso altri stati e porti per la vendita internazionale. L’Oregon importa molte sostanze chimiche per ferrovia, tra cui una grande quantità di soda caustica, utilizzata per la produzione di carta e cellulosa. L’Oregon importa il 100% dei prodotti combustibili liquidi raffinati di cui ha bisogno, principalmente tramite oleodotti, ma anche per ferrovia e via mare [1]. La rete ferroviaria facilita anche il trasferimento dei rifiuti dalle grandi città alle enormi discariche nell’Oregon orientale e nello Stato di Washington lungo il fiume Columbia [2]. Il sistema ferroviario dell’Oregon comprende quasi 2.500 miglia di binari attivi. Circa la metà di questi binari è di proprietà e gestita da ferrovie di classe 1: BNSF e Union Pacific, che trasportano merci in tutto il Paese e verso i principali porti marittimi per il commercio internazionale. La maggior parte delle restanti linee ferroviarie appartiene a società di classe 2 che gestiscono il trasporto su distanze molto più brevi. Queste ferrovie sono gestite da società più piccole e cambiano proprietà più frequentemente. Queste ferrovie forniscono servizi di trasporto “primo e ultimo miglio” per le aziende, caricando e scaricando spesso direttamente nelle fabbriche e nei magazzini. L’economia produttiva si basa su un flusso prevedibile e ininterrotto di materiali su rotaia. Qualsiasi interruzione può avere gravi ripercussioni sulla catena di approvvigionamento industriale. Sebbene alcune industrie dell’Oregon che dipendono dalle ferrovie abbiano subito un declino negli ultimi decenni, i recenti cambiamenti nella regolamentazione federale e nell’economia globale fanno pensare che la tendenza stia cambiando. Questi cambiamenti hanno dato una spinta all’industria estrattiva dell’Oregon, con nuovi importanti progetti che dovrebbero essere avviati nei prossimi anni. L’industria del legname è in declino dagli anni ’90, ma il governo federale sta procedendo verso l’abolizione delle storiche protezioni forestali, che aprirebbero milioni di acri di terreno al disboscamento in Oregon [3]. Anche i progetti minerari al confine tra l’Oregon e il Nevada sono stati accelerati dal governo federale e prevedono l’integrazione di linee ferroviarie dirette per il trasporto del litio estratto dai siti sacri degli indigeni. A giugno, il governo dell’Oregon ha investito 100 milioni di dollari nella costruzione di un nuovo terminal “verde” per il trasporto nave-ferrovia a Coos Bay, in Oregon. Le merci viaggeranno lungo la linea ferroviaria di Coos Bay fino alle linee Union Pacific di Eugene. Contemporaneamente, una nuova società ha ripreso il progetto Jordan Cove LNG, precedentemente abbandonato, sempre a Coos Bay. Il progetto prevede la costruzione di un nuovo terminal per navi di gas naturale liquefatto e di un gasdotto che si collegherà alle linee ferroviarie già presenti nella zona. Anche il trasporto ferroviario passeggeri ha registrato una rapida crescita e investimenti lungo tutta la costa occidentale e in Oregon. Amtrak ha registrato un numero record di passeggeri nel 2024. La Coppa del Mondo del 2026 prevede diverse sedi di partite sulla costa occidentale, tra cui Seattle, Vancouver, Los Angeles e San Francisco. Amtrak si sta preparando a un picco di passeggeri durante la Coppa del Mondo e ha richiesto ulteriori finanziamenti per migliorare il servizio in vista dell’evento. I nuovi progetti di estrattivismo, capitalismo e distruzione della Terra hanno bisogno di un sistema ferroviario affidabile per collegarsi con gli altri settori della megamacchina. Mentre il motore avanza a tutta velocità, ci saranno molte opportunità per noi di farlo deragliare. SABOTAGGIO FERROVIARIO Gli incendi che hanno colpito i ponti ferroviari negli ultimi mesi non sono il primo caso di sabotaggio delle infrastrutture ferroviarie nel Pacifico nord-occidentale. Lo scorso anno, un ponte ferroviario della PNWR alla periferia di Portland è stato distrutto da un incendio di vaste proporzioni, causando l’interruzione del traffico ferroviario per cinque giorni. Dopo l’incendio, è stato pubblicato online un comunicato che collegava l’azione alla campagna “Switch Off”. Nel comunicato si menzionava il ruolo della PNWR nel trasporto di legname e prodotti petroliferi e si rivendicava l’azione in solidarietà con le altre lotte in corso in tutto il mondo. Nel 2020, in Oregon e Washington, si sono verificati decine di sabotaggi su piccola scala nell’ambito di un’ampia ondata di attacchi contro le ferrovie e in solidarietà con la lotta dei Wet’suwet’en. La maggior parte di questi atti di sabotaggio ha comportato l’installazione di “shunt” o metodi simili che attivano il sistema di frenata automatica dei treni, provocando un cortocircuito. Per poter riprendere il traffico ferroviario, il binario deve essere sgomberato, causando così ritardi negli orari dei treni, ma senza provocare danni permanenti. In Oregon e Washington si sono verificate decine di azioni tramite shunt e alcune di esse sono state rivendicate online dagli anarchici. Ci sono stati sicuramente altri attacchi alle infrastrutture ferroviarie che non sono stati evidenziati dai media e dalla polizia. Non è nell’interesse del Potere amplificare gli attacchi contro di esso, ma questi sono sempre presenti, appena sotto la superficie. INFRASTRUTTURE Il ritmo dell’espansione tecnologica e l’artificializzazione delle nostre vite stanno rendendo la macchina più vulnerabile. Stiamo assistendo a una corsa all’aggiornamento delle infrastrutture energetiche per tenere il passo con il fabbisogno energetico del mondo digitale. Ogni nuova invenzione mette sotto pressione la rete elettrica e ogni nuovo gadget deve essere collegato online. Come teorizzò Gunther Anders molti anni fa: “Più grande è la macchina, più sono seriamente in pericolo le sue parti, che prima della loro fusione nella macchina più grande funzionavano individualmente”. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche possono causare interruzioni immediate e tangibili all’Esistente. I ponti ferroviari incendiati possono bloccare le catene di approvvigionamento. Attacchi ben mirati alla rete elettrica possono mettere fuori uso intere zone industriali. I blackout possono creare opportunità per altri sovversivi di colpire quando lo Stato di sorveglianza dorme. Tuttavia, la distruzione fisica da sola non basta: lo Stato non è solo una rete di cose materiali, ma un insieme di relazioni sociali e abitudini. Quando scegliamo di attaccare lo Stato, lo facciamo sia materialmente che socialmente, uscendo dal nostro ruolo definito e abbracciando l’autonomia e la libertà. Gli atti che sconvolgono la vita quotidiana possono permettere ad altri di sperimentare un altro modo di esistere, sospendendo la routine e creando degli squarci attraverso cui la libertà può risplendere. MEDIA La polizia e i media hanno fatto uno sforzo concertato per isolare gli attacchi che prendono di mira direttamente le infrastrutture “critiche” del Potere. Nel 2023, quando negli Stati Uniti (in particolare nel nord-ovest) si sono moltiplicati gli attacchi alle infrastrutture elettriche, l’FBI ha diffuso un promemoria in cui ipotizzava che i responsabili fossero i neonazisti e i suprematisti bianchi. La notizia è stata ampiamente diffusa dai media e il conseguente clamore ha spinto diversi Stati a proporre nuove leggi per “proteggere” le infrastrutture critiche. In Oregon, una nuova legge è stata approvata in sordina con il sostegno bipartisan che classifica genericamente come terrorismo interno [4] qualsiasi tentativo di danneggiare le infrastrutture critiche, fornendo alla polizia e ai pubblici ministeri un nuovo potente strumento da utilizzare contro gli anarchici e gli altri sovversivi. Il linguaggio della legge è volutamente vago ed è simile a quello delle leggi sul terrorismo interno utilizzate per colpire gli oppositori di Cop City ad Atlanta. Nonostante le affermazioni dell’FBI, la stragrande maggioranza degli attacchi alla rete elettrica non ha un motivo chiaro [5]. La stragrande maggioranza di questi resta anche “irrisolta”. Consapevole che non potevano essere ignorati a causa del loro impatto (e della loro semplicità), sembra che lo Stato abbia invece cercato di isolare le azioni, associandole esclusivamente ai neonazisti. Sì, alcune sono state compiute da neonazisti e altri nemici della libertà, ma questa è la realtà del conflitto sociale e non dobbiamo andare troppo indietro nel tempo per dimostrare che altre non lo erano. > “Prendendo le distanze da qualsiasi atto che non sia definito ‘anarchico’ e > vedendo solo la mano dei nazisti o dei complottisti, finiremmo per rifiutare > qualsiasi visione o volontà che desideri e lavori per una moltiplicazione > incontrollata dei sabotaggi delle infrastrutture di telecomunicazione, > energetiche e logistiche, accettando e valorizzando solo la loro > moltiplicazione sotto il controllo ideologico.” Questo significa difendere la > libertà o piuttosto temerla?» > Fumbling, 2021. Solo un anno prima, un attacco riuscito a un trasformatore aveva interrotto l’alimentazione elettrica di una stazione di pompaggio lungo l’oleodotto Keystone, bloccando il flusso di petrolio e causando perdite milionarie alla compagnia petrolifera. In risposta a questi atti di sabotaggio ben mirati, sembra che le due strategie principali dello Stato siano il silenzio (per paura che il sabotaggio venga approvato o, peggio, imitato da altri) o l’attribuzione delle azioni a un gruppo specifico, a un’ideologia discutibile o a un singolo indagato [6]. L’obiettivo è scoraggiare altri dal seguire l’esempio, usando qualsiasi mezzo necessario. Perché, allora, rendere più facile il compito dello Stato accompagnando le nostre azioni con rivendicazioni e comunicati? > “Nel silenzio, le azioni parlano da sole e, se lasciate nel loro silenzio, > tutto ciò che si sentirebbe sarebbe il crepitio del fuoco, senza bisogno di > ulteriori spiegazioni. Ma il silenzio è pericoloso e inquietante per l’ordine > costituito. > Il miglior rimedio contro il silenzio è ovviamente fare rumore, parlare e > distrarre per impadronirsi del potere di definizione”. > > Let the Fire Spread, 2016. RIVENDICAZIONI La questione delle rivendicazioni delle azioni e dell’anonimato è stata oggetto di discussione negli ambienti anarchici per decenni, se non secoli. Non si tratta di un dibattito nuovo, ma la crescita e l’importanza di progetti anarchici basati su Internet, come i siti web di controinformazione, aggiungono nuove dimensioni alla questione. In Italia, la questione è stata oggetto di discussione negli anni ’70 e ’80, in un contesto di esplosiva ondata di sabotaggi che ha visto più di mille tralicci dell’alta tensione abbattuti in tutto il Paese. Questa tipologia di azione si diffondeva in modo anonimo, in un periodo in cui azioni spettacolari (attentati dinamitardi, rapimenti e omicidi) venivano compiute e rivendicate da gruppi militanti di sinistra ufficiali. I sabotatori dei tralicci, che colpivano con strumenti semplici e metodi altrettanto semplici, dimostravano la forza dell’azione anonima > “Queste azioni dirette, che chiunque può compiere in qualsiasi momento e in > qualsiasi luogo, forse spaventano [lo Stato] più della formazione stessa di un > gruppo armato chiuso”. Questo perché il gruppo armato specifico è > controllabile grazie al programma e alla logica a cui aderisce, mentre la > diffusione di atti di sabotaggio mette in difficoltà la struttura di potere, > perché chiunque può compiere tali atti”. > > Gruppo anarchico Palmero, 1987 Decenni dopo, Alfredo Bonnano ha espresso le sue opinioni sull’ondata di sabotaggi ai tralicci, sulle rivendicazioni e sul metodo utilizzato. > Fra compagni anarchici non si recitano litanie, almeno finora non lo si è > fatto, ma si stilano elenchi, questi si leggono attentamente, si cercano, si > sollecitano, si individuano, si discutono, si godono ammirati, si utilizzano > come strumenti di autocompiacimento del proprio trovarsi al mondo in quanto > anarchici. Ecco, non litanie ma elenchi. Ma elenchi di che cosa? Elenchi di > attacchi realizzati o che si potrebbero realizzare. […] > > In Italia, dalla fine del 1977 al 1989 sono stati tagliati 1200 tralicci > dell’alta tensione. Una piccola parte di queste azioni è entrata in quei > benedetti elenchi. Ma pensate veramente che questo è stato lo stimolo che ha > prodotto quell’altissima proliferazione di azioni che personalmente non solo > condivido ma reputo facciano bene alla salute, trattandosi per l’appunto di > passeggiate notturne in campagna? Su questo argomento, la rivista sopra citata > pubblicò a suo tempo un articolo nel quale veniva approfondito un metodo (fra > i tanti) con cui si può tagliare un traliccio senza fare rumore e senza grandi > apparati tecnici, segando allegramente. > > Litanie, Negazine n.1, 2017 Quindi, se queste domande sono state poste, hanno ricevuto una risposta e sono state nuovamente sollevate, perché tornare a parlarne? Non riteniamo che la questione delle rivendicazioni possa essere risolta una volta per tutte e poi accantonata; al contrario, come tutte le questioni che riguardano il metodo, ovvero un mezzo per raggiungere un obiettivo, dovrebbe essere affrontata più e più volte. Il nostro contesto e i nostri obiettivi sono in continua evoluzione e dobbiamo combattere l’impulso di cadere in pratiche basate sull’abitudine e non sulla riflessione e l’analisi costanti. Oggi, sembra che la pratica prevalente tra gli anarchici (in particolare negli Stati Uniti) sia quella di accompagnare un attacco con una rivendicazione che spiega l’obiettivo e il motivo. A volte le rivendicazioni vengono utilizzate per giustificare un’azione, anche se raramente è chiaro a chi sia destinata questa giustificazione (allo Stato, ad altri anarchici o agli autori stessi). Queste rivendicazioni vengono pubblicate su siti web di controinformazione e, occasionalmente, riprese dai media mainstream. A volte, queste azioni vengono raccolte in elenchi dove rimangono, rimosse dal contesto in cui si sono verificate. > “Non sarà che questo flusso infinito di notizie internazionali ci distrae da > ciò che accade intorno a noi, nel nostro ambiente immediato e dai suoi > conflitti sociali, che non vengono resi visibili o mediati? O è davvero > importante sapere quali punture di spillo dall’altra parte del mondo stanno > ferendo le vene del dominio, se non si conoscono le circostanze della > situazione locale e delle sue lotte anarchiche?” Se uno dei nostri obiettivi è diffondere l’attacco il più possibile, anche oltre gli anarchici, in modo da costituire effettivamente una minaccia al dominio, le rivendicazioni ci aiutano a raggiungere questo obiettivo? Innanzitutto, consideriamo la portata delle rivendicazioni: i siti web di controinformazione raggiungono altri anarchici (anche se certamente non tutti) e possiamo essere certi che anche la polizia li legge. Certo, potremmo stampare e distribuire le rivendicazioni sotto forma di manifesti [7], opuscoli o volantini, in modo da raggiungere un pubblico più ampio (rispondendo così alla questione dell’accessibilità). Tuttavia, un pubblico più ampio rimane comunque un pubblico: osserva passivamente e, alla fine dello spettacolo, può scegliere di fischiare o applaudire, ma i riflettori rimangono puntati sugli attori sul palco. L’azione appartiene a chi l’ha rivendicata. Contiene le sue idee, le sue motivazioni, la sua ideologia e qualsiasi slogan sia stato aggiunto alla fine (come fossero hashtag anarchici). Ora tutti hanno un’idea di chi sia stato, compresi i poliziotti, e l’azione è offuscata dal contenuto della rivendicazione. Quando un’azione non viene rivendicata, non appartiene a nessuno: è di tutti. Chiunque avrebbe potuto farlo e chiunque potrebbe essere il prossimo a farlo. Non sappiamo chi abbia bruciato i tre ponti ferroviari. Potrebbe essere stato un anarchico, un ragazzino che giocava con i fiammiferi, un pazzo con un conto da regolare, un dipendente scontento… potresti essere stato anche tu. Non sappiamo nemmeno il perché, ma tutti noi abbiamo le nostre idee e le nostre ragioni diaboliche. Sappiamo degli attacchi incendiari ai ponti ferroviari perché ne hanno parlato i media mainstream. Ma se la polizia e i media non ne avessero parlato? Come avremmo potuto sapere che l’attacco era avvenuto? Questo è uno dei motivi per cui alcuni anarchici sostengono la rivendicazione delle azioni: per far sapere che sono avvenute e per quali motivi, affinché non vengano dimenticate con il tempo. Le rivendicazioni possono certamente servire a questo scopo, soprattutto quando lo Stato adotta la strategia del silenziamento per mantenere l’illusione della pace sociale. Tuttavia, se l’unico modo per sapere che un attacco è avvenuto è attraverso un comunicato pubblicato online, allora forse vale la pena chiedersi se l’attacco stesso abbia davvero avuto successo. Se un’azione non ha senso senza il comunicato, allora forse l’obiettivo è stato scelto male e la lettura del contesto è errata. Come hanno già fatto notare altri, un’azione che ha bisogno di un comunicato è come una battuta di cattivo gusto che necessita di una spiegazione. > “Come ombre sotto le ombre, siamo tutti uguali. Nessuno è davanti a guidare, > nessuno è dietro a seguire. Quello che facciamo nell’oscurità lo sappiamo solo > noi. E questo è sufficiente. L’oscurità ci protegge dai nostri nemici, ma > soprattutto da noi stessi. Nessun leader, nessun istinto gregario, nessuna > vanità, nessuna ammirazione passiva, nessuna competizione, niente da > dimostrare. Ci sono solo i fatti, nudi e crudi, senza mediazioni. Una banca è > stata data alle fiamme, una caserma è esplosa, un pilastro è stato abbattuto. > Chi è stato? Non importa. Che fosse Anna o Arturo, che differenza fa? È > successo, è possibile, facciamolo!” > > Anonimo, 2014. Ogni ponte ferroviario incendiato ha avuto un effetto materiale immediato, interrompendo il traffico ferroviario fino a quando i ponti non sono stati completamente riparati. Anche se nessuno avesse saputo di queste azioni, gli effetti materiali sarebbero rimasti, essendo impossibili da ignorare. Come per qualsiasi azione, anche in questo caso c’è una dimensione simbolica: un ponte ferroviario bruciato comunica qualcosa di unico a ogni individuo. Le persone possono avere molteplici obiettivi quando scelgono di attaccare e, di conseguenza, esistono diversi criteri per definire il “successo”. Non possiamo ridurre l’atto di attaccare a un unico parametro, il che equivarrebbe a trasformare la distruzione in un lavoro da svolgere, una quota da raggiungere. Ma se uno dei nostri obiettivi è la moltiplicazione degli attacchi, al di là degli anarchici, dobbiamo partire da un’analisi del nostro contesto, delle attuali condizioni sociali e del panorama fisico in cui ci troviamo. Al di là dei risultati materiali di un attacco, non possiamo essere sicuri dell’impatto complessivo e probabilmente non lo saremo nemmeno in futuro. Tuttavia, se cerchiamo le crepe già presenti nel sistema, possiamo individuare i punti in cui un attacco potrebbe essere efficace e diffondere la rivolta. Queste crepe sono sempre presenti, anche quando il potere fa del suo meglio per dipingere un quadro di pace sociale. Gli atti di rifiuto e gli attacchi fisici contro il dominio sono sempre presenti, grandi e piccoli, che se ne parli o meno. È confortante e stimolante sapere che non stiamo affrontando questa situazione da soli, ma ci si chiede anche: se ci sono altre persone che, per motivi propri, reagiscono contro il dominio, come possiamo incontrarci nell’azione? Come possiamo evitare che gli attacchi siano isolati e sporadici e inserirli nella guerra sociale? Se le scintille sono ovunque, come possiamo alimentare le fiamme e far esplodere la situazione? ATTACCO > “Lo stupore della notte si spalancherà solo a chi saprà camminare in > solitudine sotto la luna, con le idee chiare, qualche conoscenza, pochi > strumenti e tanto furore.” > > Finimondo, “Da un’ottica diversa”, 2022. Si comincia agendo, rinunciando una volta per tutte alla sicurezza dell’attesa. Non ci sarà mai il momento perfetto, la lotta perfetta o la tensione sociale perfetta per intervenire: qualsiasi cosa potrebbe scatenare la prossima rivolta o insurrezione. Nel corso della storia, le insurrezioni sono iniziate per motivi relativamente banali: un aumento di 10 pesos del biglietto dell’autobus in Cile, un aumento del prezzo della benzina in Francia o il progetto di abbattere degli alberi in Turchia. Naturalmente, le tensioni sociali in ciascuno di questi esempi si erano accumulate per anni, bastava una sola scintilla per incendiare tutto. Aspettare la lotta sociale ideale, guidata da idee che assomiglino esattamente alle nostre, è da sciocchi, perché non arriverà mai. Non possiamo controllare i desideri e le idee che spingono gli altri ad agire, ma possiamo affinare le nostre prospettive e diffonderle nel mondo, trovando il modo di agire in modo coerente con esse. Scegliere come e dove agire significa innanzitutto osservare il contesto sociale e il territorio locale per individuare le aree di conflitto in cui potrebbe essere interessante intervenire con un attacco. Sviluppare un’idea di dove vogliamo arrivare e di come potremmo farlo, ovvero una progettualità, è un primo passo essenziale. Non esiste una ricetta da seguire e il percorso che ci attende sarà sicuramente pieno di contraddizioni e lacune. La lotta per la libertà non è accompagnata da promesse, ma i nostri desideri ci conducono comunque verso l’ignoto. C’è anche un’esigenza impellente di comunicazione all’interno delle nostre reti di complici già esistenti: un’esigenza di proposte, di analisi di ciò che ci circonda e, soprattutto, di sperimentazione. Se abbiamo un’idea di dove vogliamo che l’azione vada, spetta a noi condividerla con le persone di cui ci fidiamo. Le nostre progettualità prendono forma attraverso discussioni e dibattiti continui, ma ciò può avvenire solo se siamo disposti ad aprire spazi di confronto in cui poter discutere, cospirare e sognare insieme. PROPAGANDA > “Spetta agli anarchici stessi, e non ad altri, far vibrare le proprie > prospettive contro ogni autorità alimentando i vasi comunicanti tra idea ed > azione. Nei momenti di calma come di tempesta. E allora, forse, i nostri sogni > o le nostre collere incontreranno un’eco in altri cuori insubordinati.” > > Afferrare l’occasione, trad. di Finimondo da Avis de Tempêtes, 2018 Oltre agli attacchi, possiamo essere più attivi nel diffondere le idee anarchiche nelle strade, al di fuori delle nostre prigioni subculturali e dei nostri recinti digitali. Ci siamo abituati troppo a parlare di anarchia solo con altri anarchici. Se vogliamo che le idee e le azioni sovversive si diffondano, dobbiamo uscire dalla nostra zona di comfort e rompere con la comodità dei nostri circoli sociali. I nostri messaggi e la nostra propaganda possono aiutare a dare un senso agli attacchi che già avvengono intorno a noi e a creare il contesto per altri attacchi. Se, per esempio, un’urna elettorale viene bruciata nella nostra città, potrebbe essere un’opportunità per diffondere propaganda anarchica contro le elezioni e la democrazia. Al contrario, se un ripetitore di telefonia mobile viene incendiato in una città già piena di graffiti e manifesti contro il controllo digitale e il dominio tecnologico, è più probabile che questo atto assuma un significato politico piuttosto che essere liquidato come l’azione di un complottista del 5G. In Francia e in altri paesi europei, durante gli anni del lockdown, gli atti di sabotaggio non rivendicati contro le infrastrutture di telecomunicazione sono diventati quasi quotidiani. Mentre i media (e la sinistra) cercavano di raggruppare tutti gli atti di sabotaggio come opera di complottisti e fascisti, gli anarchici distribuivano volantini per le strade che sostenevano e incitavano gli atti di sabotaggio. Sono stati affissi manifesti con le istruzioni per distruggere i ripetitori. E il sabotaggio ha continuato a diffondersi. Anche i giornali e le riviste sono strumenti per diffondere le idee anarchiche e promuovere l’azione. Naturalmente, non mancano le pubblicazioni anarchiche, ma la maggior parte di esse è scritta per un pubblico che ha già una conoscenza delle idee anarchiche e del relativo lessico (che è piuttosto ampio). Questi progetti tendono ad avere un ampio focus geografico e rispettano un calendario editoriale (spesso aperiodico, dopotutto siamo anarchici). Tuttavia, i giornali possono anche essere realizzati per rispondere a tensioni o lotte sociali specifiche, con l’obiettivo di raggiungere le persone coinvolte o semplicemente consapevoli della situazione. In Germania, per esempio, è stato diffuso un opuscolo intitolato “Hetzblatt – Gegen den Windpark” (Giornale incendiario contro il parco eolico) nelle cassette postali della zona in cui era previsto un parco eolico che avrebbe dovuto alimentare l’industria chimica. Il giornale conteneva critiche accessibili all’energia verde e notizie su atti di sabotaggio. Il giornale ha suscitato tanto scalpore che le autorità tedesche hanno avviato un’indagine sulla sua produzione, arrestando infine diverse persone ritenute responsabili del progetto [8]. LASCIA CHE IL FUOCO SI DIFFONDA! Tre ponti ferroviari bruciati in tre mesi potrebbero non sembrare molti rispetto a quelli rimasti in piedi. Tuttavia, ogni incendio ha dimostrato, anche se solo per un breve periodo, che la megamacchina non è invincibile. Non sappiamo perché siano stati dati alle fiamme né chi sia stato, e speriamo che rimanga così. Quello che sappiamo è che il dominio è vulnerabile e che possiamo colpirlo ovunque e in qualsiasi momento. Tu da dove inizierai? Inviato anonimamente -------------------------------------------------------------------------------- NOTE [1] Nello Stato dell’Oregon non ci sono raffinerie. Circa il 90% dei prodotti petroliferi consumati in Oregon (dalla benzina al diesel, dal carburante per aerei ai lubrificanti industriali) viaggia tramite oleodotti, ad eccezione dell’etanolo e del biodiesel che vengono trasportati su rotaia e via mare. Tra questi, l’Olympic Pipeline, gestito da Kinder Morgan, che parte dal porto di Portland e trasporta i prodotti verso sud fino a Eugene. L’oleodotto Marathon dispone di un unico terminale nell’Oregon orientale. L’Oregon, e più in generale la regione della costa occidentale, potrebbero subire una grave carenza di petrolio se uno dei due oleodotti venisse danneggiato o interrotto. Questo aspetto è stato al centro di numerosi programmi di preparazione e pianificazione della sicurezza a livello statale e federale. In un rapporto, i proprietari e gli operatori degli oleodotti hanno identificato la perdita di elettricità, accidentale o intenzionale, come la minaccia più urgente per il funzionamento degli oleodotti. [2] Tutti i rifiuti di Portland vengono trasportati su gomma, mentre quelli di Seattle e delle città circostanti su rotaia. Alcune delle discariche più grandi del Paese si trovano lungo il fiume Columbia, fuori dalla vista e dalla mente di tutti, e rilasciano ogni anno nell’atmosfera decine di migliaia di tonnellate di metano. [3]La “Roadless Rule” è una normativa del Servizio Forestale che vieta il disboscamento nei terreni della Foresta Nazionale che non dispongono di accesso stradale. L’amministrazione Trump ha dichiarato di voler abolire questa norma che protegge 60 milioni di acri di foreste vergini in tutto il Paese. [4] In Oregon, l’interruzione di infrastrutture critiche, quali strade, oleodotti, dighe, data center e infrastrutture elettriche e di telecomunicazione, è considerata un reato di terrorismo interno. Il reato è punibile con una pena massima di 10 anni. [5] Non esiste un database pubblico ufficiale degli attacchi alla rete elettrica, ma uno dei set di dati disponibili ha registrato poco meno di 1.000 attacchi tra il 2000 e il 2023. Solo in una ventina di casi sono stati identificati i responsabili, mentre gli altri rimangono irrisolti. [6] Nel 2020, mentre la rivolta popolare dilagava negli Stati Uniti, la polizia ha diffuso la notizia che i suprematisti bianchi si stavano “infiltrando” nelle proteste pacifiche per renderle violente. A Minneapolis, la polizia ha affermato di aver identificato una persona, soprannominata “l’uomo con l’ombrello”, che avrebbe rotto le prime finestre la sera in cui il distretto è stato incendiato. La polizia ha dichiarato di aver ricevuto una soffiata secondo cui si trattava di un membro di una banda di motociclisti suprematisti bianchi che voleva “incitare alla violenza”. La notizia è stata diffusa da tutti i media mainstream e dai social media, alimentando teorie cospirative su agitatori esterni in altre città. Cinque anni dopo, non è stata resa pubblica alcuna prova e non è stato effettuato alcun arresto, quindi l’uomo con l’ombrello è ancora libero. [7] Gli anarchici di Montreal hanno adottato questa tecnica, trasformando comunicati anonimi in manifesti facilmente stampabili e distribuibili per le strade. Link qui: https://mtlcounterinfo.org/for-the-streets/posters-2/communique-poster-series/ [8] In Germania, gli anarchici stanno subendo una forte repressione a causa del loro presunto coinvolgimento in progetti editoriali. Per ulteriori informazioni sulla situazione, consulta la rivista Hetzlumpen: https://actforfree.noblogs.org/2025/07/24/hetzlumpen/.
[Saint-Jory, Francia]: Una nuova trivella è andata in fumo nel cantiere della linea ferroviaria ad alta velocità Bordeaux-Toulouse
> Da iaata, 06.03.26 La facciamo breve: sabato scorso, una trivella impiegata per i lavori della linea ferroviaria ad alta velocità (LGV) Bordeaux-Toulouse è stata distrutta a Saint-Jory. Una piccola luce nella notte, nel cuore di questo progetto da 20 miliardi di euro. Le loro macchine calpestano le nostre terre e le nostre vite per la loro frenesia di profitto. Dall’A69 alla LGV, ci rifiutiamo di essere semplici spettatori/rici di questi sinistri balletti. Questa gigantesca e devastante trivella, ormai ridotta a un cumulo di rottami, è diventata una barricata all’interno del cantiere. Che brucino i loro progetti mortiferi e i loro abissi finanziari. Questa è una D.U.P., una Dichiarazione di Utilità Pubblica.
[Canada] Durante il fine settimana a Hochelaga, un furgone aziendale appartenente alla ARA Robotique è stato incendiato
> Da Montreal Counter-Information, 25.02.26 Contributo anonimo a MTL Counter-info Nel weekend a Hochelaga, un furgone aziendale della ARA Robotique è stato incendiato. I droni della ARA hanno sensori avanzati e intelligenza artificiale per analizzare i dati in tempo reale. L’anno scorso, il governo del Quebec ha dato alla ARA e alla Laflamme Aero un finanziamento di 8,8 milioni di dollari. Queste due aziende producono droni ed elicotteri telecomandati progettati per migliorare la sorveglianza delle frontiere. Il Quebec riceve soldi dal governo nazionale per controllare meglio le sue frontiere, come vuole il governo federale, e come ha chiesto l’amministrazione Trump al Canada. Date le continue retate dell’ICE negli Stati Uniti e data l’espansione delle reti di risposta rapida [rapid-response networks] per proteggere le persone prese di mira dall’ICE, è il momento di colpire le aziende e le persone che creano tecnologie per controllare i movimenti delle persone attraverso le frontiere.
Roma- Rivendicazione Sabotaggio linea ferroviaria contro le Olimpiadi Milano Cortina – 2026
> Riceviamo e diffondiamo Fuoco alle Olimpiadi! Oggi non si viaggia! La notte del 13 Febbraio in diversi punti e snodi ferroviari abbiamo incendiato e danneggiato i cavi lungo i binari provocando di fatto il blocco di diverse linee dell’alta velocità. Queste azioni sono il nostro contributo al caloroso benvenuto e augurio a questa edizione dei Giochi Olimpici Invernali. Abbiamo partecipato ai blocchi massivi delle strade e i porti durante i mesi di mobilitazione per la Palestina, abbiamo invaso le stazioni e attaccato la polizia quando è stato possibile. Ma oggi abbiamo scelto di agire protetti dalla luce della luna, in un piccolo gruppo riunito dall’affinità e dalla voglia di essere conseguenti agli slogan urlati nei mesi scorsi: blocchiamo tutto! Perché pensiamo che oltre a partecipare alle grandi mobilitazioni e al conflitto che esse possono generare sia necessario diffondere l’azione autonoma, per non lasciare che vengano disinnescate, recuperate e dirette dai professionisti della politica “militante”. Il potere si prepara alla guerra e anche noi, anarchici, rivoluzionari, individui coscienti vorremmo fare lo stesso. L’infrastruttura ferroviaria è un nodo principale della mobilità di forze e materiali bellici e l’accordo tra RFI e Leonardo, volto a implementare la logistica militare nella penisola, ne è il più chiaro esempio. Attaccare RFI quindi è un atto concreto di antimilitarismo e un gesto di solidarietà a tutti coloro che subiscono oggi l’atrocità della guerra e del colonialismo. Le olimpiadi invernali di Milano-Cortina non fanno eccezione: fiumi di denaro che alimentano una speculazione edilizia ben lieta di armare fiumi di cemento per costruire impianti usa e getta e cambiare “destinazione d’uso” sociale di interi quartieri popolari. Un grande affare che dietro l’immagine patinata e prestigiosa del grande evento sportivo nasconde ettari di boschi di larici rasi al suolo per fare spazio a piste da sci e montagne deturpate in modo irreversibile dai relativi impianti di risalita. Quest’azione infine esprime la nostra rabbia per la presenza ai Giochi di agenti dell’Ice, le squadracce anti-immigrati ormai tristemente note per omicidi, rastrellamenti, abusi e violenze perpetrate contro gli indesiderabili e gli oppositori interni negli Stati Uniti, il che ci ricorda che ogni polizia e ogni raggruppamento fascista è lì per essere utilizzato contro la propria popolazione quando la “ragion di stato” lo richieda. Servono soltanto pochi ingredienti per agire contro il mondo dello sfruttamento, dell’oppressione e della devastazione: un po’ di studio, precauzione e determinazione in uguale misura, qualche complice, qualche litro di combustibile… e tutto è possibile! Buona fortuna! Solidarietà ai prigionieri anarchici di tutto il mondo Solidarietà a Juan, Stecco, Anna, Alfredo, Tonio,Ghespe, Dayvid ai compagni repressi nell’operazione Ipogeo, ai prigionieri palestinesi Per l’Anarchia