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MEGA PROGETTO “TRANSIZIONE ENERGETICA”: INDIVIDUARE I PUNTI DEBOLI
> Da Antisistema, numero 2, primavera 2024 +++ Sabotaggio: diversi fori praticati nel gasdotto LNG appena completato a Brunsbüttel +++ Camion bruciato nella miniera di Welzow +++ In fiamme un cementificio a Berlino, i dipendenti sono temporaneamente esonerati dal lavoro+++ Decine di persone sabotano la cava di ghiaia a Langen vicino a Francoforte +++ Un incendio vicino a Monaco distrugge una cava di ghiaia insieme a un hangar, un edificio adiacente e diversi nastri trasportatori +++ Sembra che gli atti di sabotaggio nella lotta contro la distruzione della natura si stiano diffondendo. Per lo meno, sempre più ambienti discutono apertamente se le vecchie forme di protesta non abbiano ormai fatto il loro tempo, dato che sono chiaramente inefficaci e portano solo a processi e sanzioni. In un numero sempre maggiore di dibattiti si percepisce un tono di urgenza e chi si stupisce se, data l’impossibilità di cambiare il corso catastrofico degli eventi, sempre più persone ricorrono a mezzi più coerenti? Mentre la stragrande maggioranza dei gruppi ambientalisti e climatici sta lavorando per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e quindi fare pressione sui politici, con mezzi legali o illegali, la gravità della situazione attuale ha portato molti a considerare un’altra opzione: il sabotaggio, l’idea di interrompere il corso degli eventi e causare destabilizzazioni. È chiaro e ovvio chi sia responsabile della continua distruzione del pianeta, chi ne tragga profitto e chi renda la vita sempre più impossibile a tutti gli esseri viventi su questo pianeta: in primo luogo l’industria dei combustibili fossili, le compagnie petrolifere e plastiche, le aziende militari, i produttori farmaceutici e di fertilizzanti, le industrie chimiche, del cemento e dell’acciaio e gli operatori minerari. Responsabilità chiare, ostilità chiare. Vogliamo fare appello a questi attori, influenzare la loro coscienza, richiamare simbolicamente l’attenzione sul loro ruolo? Oppure sabotare la loro attività per porre fine alle loro azioni? Queste sono domande fondamentali che devono essere poste e affrontate nelle lotte, perché da un lato sono il punto di partenza per decidere come vogliamo agire (quantitativamente o qualitativamente?) e dall’altro indicano come vogliamo affrontare le forze autoritarie in generale (cooperare con chi detiene il potere e il suo apparato, compresi polizia e stampa, o affrontarli su tutti i livelli?). Concentrandosi sull’idea di portare la proposta di sabotaggio nei movimenti sociali contro la distruzione della natura, lo scorso anno è nata un’iniziativa chiamata “Switchoff! The system of destruction” (switchoff.noblogs.org). Nell’ambito di questa proposta, sono stati compiuti numerosi attacchi in vari luoghi, ad esempio contro l’industria petrolifera e carbonifera, i giganti dell’automobile e la loro mendace mobilità elettrica, contro l’industria spaziale, contro le infrastrutture estrattive o i partiti politici. Un’iniziativa che cerca di portare la proposta dell’attacco diretto nelle varie lotte ambientali e climatiche. Un tentativo di diffondere qualcosa di diverso dalla speranza ingenua che chi detiene il potere sia disposto a fare delle riforme. Tuttavia, il riferimento reciproco, in qualche modo artificiale, costruito attraverso l’uso di uno slogan comune non è l’unica cosa che accomuna queste azioni: esse cercano di attaccare e sabotare la produzione dannosa, di “spegnere” il sistema con le proprie mani. Sabota-che? Tuttavia, se un sabotaggio vuole colpire un punto in cui l’attacco causi effettivamente interruzioni nelle operazioni economiche, è necessaria un minimo di studio. Bene, parliamo del nemico: l’economia distruttiva per la terra. Una rete globale. Ci sono quelli che sostengono che la base materiale della produzione ad un certo punto andrà verso l’esaurimento. L’economia richiede la disponibilità costante di materie prime, rotte commerciali e manodopera per produrre beni e venderli sui mercati. In questa gigantesca rete economica, tutto è coordinato con precisione. Se mancano determinati componenti, ciò rischia di provocare un enorme effetto domino. Ed è proprio questo problema che sta diventando sempre più urgente: varie materie prime stanno diventando sempre più scarse o la domanda è così grande che non può essere soddisfatta. Allo stesso tempo, le vie di trasporto stanno diventando più complesse e più vulnerabili. Le conseguenze sono fatali: se non ci sono terre rare, non ci sono smartphone, non ci sono app, non ci sono profitti. Se non c’è elettricità o gas, non c’è produzione. Se non ci sono microchip, non c’è tecnologia. Questi pericoli molto concreti stanno tormentando un’ampia gamma di settori economici e stanno dando il via a enormi sforzi per sviluppare nuove infrastrutture. A questo livello, la narrativa dell’attuale “transizione energetica” è anche un enorme motore economico per guidare un imponente cambiamento strutturale nell’economia. Di seguito vengono evidenziati tre aspetti specifici, ciascuno dei quali riveste un’importanza fondamentale per il sistema industriale: – Reti energetiche: una delle più grandi ristrutturazioni dell’economia “verde” sta avvenendo nel settore energetico. Un obiettivo fondamentale per l’economia tedesca è, ad esempio, la produzione di idrogeno in vari paesi (Namibia, Arabia Saudita, Cile, Argentina, Nord Africa, ecc.) e la costruzione di condotte per l’idrogeno in Germania e in Europa. Oltre alle condutture verso la Danimarca, la Norvegia e la Francia, è prevista la costruzione di una rete di tubature lunga 9700 chilometri all’interno della Germania, per la quale verrà utilizzato il 60% dei vecchi gasdotti di gas naturale. L’idrogeno è destinato a sostituire la carenza di gas russo per la produzione industriale. A tal fine, nel Sud del mondo vengono costruiti giganteschi impianti di energia solare ed eolica per produrre idrogeno, che può essere trasportato, convertito in ammoniaca e poi riconvertito in Europa. I politici tedeschi agiscono in modo coloniale quando fingono che nel Sud del mondo esistano delle “zone bianche” la cui distruzione e cementificazione con migliaia di turbine eoliche non darebbe fastidio a nessuno. Questo è esattamente ciò che sta accadendo nelle ex colonie tedesche come la Namibia, un paese in cui l’allacciamento alla rete elettrica è tutt’altro che scontato. Il fatto che il passaggio dal gas naturale e dal petrolio all’idrogeno abbia qualcosa a che fare con la protezione del clima si rivela rapidamente un argomento pretestuoso, poiché le grandi emissioni di metano derivanti dalla combustione di idrogeno possono essere “neutre in termini di CO2”, ma sono tutt’altro che “rispettose del clima”. La “transizione energetica” è un progetto economico guidato dallo Stato con obiettivi geopolitici, militari ed economici. Mentre la rete dell’idrogeno viene ampliata, anche la rete elettrica deve essere potenziata. A causa della crescita della mobilità elettrica, è necessaria una quantità sempre maggiore di elettricità. Allo stesso tempo, nella rete europea si verificano costanti fluttuazioni di tensione, che possono essere compensate solo con una rete resiliente. La Germania importa anche grandi quantità di elettricità. Un esempio assurdo: Stadtwerke München ottiene la sua energia elettrica così “verde” da enormi parchi eolici nel nord della Svezia, che si trovano nel territorio degli indigeni Sami e che sono stati recentemente dichiarati illegali perché interferiscono con l’allevamento delle renne dei Sami. In ogni caso, la rete elettrica tedesca è troppo debole per trasportare tutta l’energia elettrica importata dalle turbine eoliche del nord quando il vento è favorevole. Al fine di rendere la rete elettrica tedesca più resiliente è ora in fase di realizzazione un asse nord-sud da 4 gigawatt, il cosiddetto SuedLink, una linea ad alta tensione lunga 700 chilometri che è stata oggetto di discussione per anni. L’obiettivo è quello di portare l’elettricità generata dalle turbine eoliche offshore dal Mare del Nord alla Germania meridionale. Questo progetto è di enorme importanza per la sicurezza energetica dell’industria. Anche l’ultimo piano del governo di costruire 20 nuove centrali elettriche a gas, che dal 2030 funzioneranno a idrogeno anziché a gas naturale e che in generale hanno lo scopo di compensare le fluttuazioni nell’approvvigionamento di energia eolica e solare, è in linea con questo obiettivo. – Microchip: i microchip (semiconduttori) sono ormai indispensabili per qualsiasi cosa: smartphone, computer, automobili, ecc. La maggior parte di questi microchip viene prodotta a Taiwan. Se la Cina dovesse davvero entrare in guerra con Taiwan, ciò avrebbe conseguenze fatali per la produzione: la crisi del Covid ha dimostrato la fragilità delle catene di approvvigionamento globali, ed è stata particolarmente dolorosa per l’industria automobilistica tedesca. Al fine di ridurre queste dipendenze globali, esistono vari progetti dell’UE (Important Project of Common European Interest) che sovvenzionano progetti di sviluppo nel campo della microelettronica e delle tecnologie di comunicazione “lungo l’intera catena del valore, dai materiali e dagli strumenti alla progettazione dei chip e ai processi di produzione”, con l’obiettivo di consentire la ricerca di tecnologie chiave in Europa, la loro produzione utilizzando materie prime europee ove possibile (anche se questo è ancora pura teoria) e la loro produzione e assemblaggio in Europa. Intel, ad esempio, ha annunciato la costruzione di una “mega-fabbrica” con due stabilimenti per la produzione di microchip vicino a Magdeburgo. L’importanza di questo stabilimento diventa chiara se si considera che il governo tedesco sta sovvenzionando la sua costruzione con 10 miliardi di euro (cinicamente provenienti da un “fondo per la protezione del clima”). L’obiettivo esplicito è l’indipendenza dalle catene di approvvigionamento internazionali. Anche la costruzione di altri tre stabilimenti di microchip viene sovvenzionata secondo lo stesso principio: l’azienda taiwanese TSMC si sta insediando a Dresda (5 miliardi di sovvenzioni da parte della Repubblica Federale Tedesca). Anche Infineon sta costruendo una fabbrica di microchip a Dresda (1 miliardo di finanziamenti) e l’azienda statunitense Wolfspeed sta costruendo una fabbrica di chip a Saarlouis, nel Saarland, con finanziamenti statali. I produttori di chip della Germania orientale sono tutti situati in prossimità strategica delle fabbriche di auto elettriche Tesla e Porsche. Il fatto che il Ministero Federale dell’Economia abbia in parte impedito la vendita di aziende tedesche produttrici di chip ad aziende cinesi, come è successo con ERS Electronics, dimostra quanto l’attività economica sia controllata dallo Stato: l’industria dei microchip simboleggia un settore chiave dell’intera produzione industriale e pertanto non solo è promossa, ma anche diretta e guidata dallo Stato, come in tempi di economia di guerra. –Estrazione mineraria in acque profonde: l’intera produzione high-tech dipende dalla disponibilità di materie prime specifiche quali rame, nichel e terre rare come il cobalto. Queste materie prime vengono estratte principalmente nel Sud del mondo (ad esempio in Congo) e in Cina in condizioni estremamente precarie e devono essere trasportate dall’altra parte del mondo per arrivare in Europa. Inoltre, le catene di approvvigionamento sono soggette a dipendenze e a fattori geopolitici. Non solo la maggior parte delle terre rare proviene dalla Cina, ma la Cina è anche il protagonista e il principale operatore delle miniere in Africa. Se le relazioni si deteriorano o si verificano interruzioni delle rotte marittime, ciò avrà conseguenze fatali. Una possibile alternativa alla dipendenza dalle terre rare provenienti dalla Cina o dalle aziende cinesi è l’estrazione mineraria in acque profonde. Alcuni paesi, come la Norvegia, stanno portando avanti l’ applicazione massiccia di questo metodo estrattivo mai sperimentato prima e hanno aperto un’area vicino alla Groenlandia, grande quanto la Gran Bretagna, all’estrazione mineraria in acque profonde. L’estrazione mineraria in acque profonde prevede l’utilizzo di robot che “raccolgono” noduli di manganese contenenti vari elementi delle terre rare a una profondità compresa tra i due e i tre chilometri sotto il livello del mare e poi li “lavano” direttamente sottoterra, il che è estremamente tossico. L’assurdità di questa impresa è la seguente: le profondità marine sono l’area meno esplorata della terra e ospitano una serie di organismi e animali che finora sono stati studiati molto poco. L’unica certezza che abbiamo riguardo all’estrazione mineraria in acque profonde è che ha conseguenze estremamente distruttive e che il 90% di tutti gli organismi è scomparso dove è stata sperimentata. Non abbiamo idea di quali siano le conseguenze della polvere sollevata, della radioattività rilasciata, delle tracce lasciate dai robot sul fondo marino e della contaminazione con sostanze chimiche per questo enorme e oscuro territorio, i suoi abitanti e gli oceani nel loro complesso. Tutto ciò che sappiamo è che le conseguenze hanno un potere distruttivo che non può essere stimato. In questo senso, il sistema industriale è in grado di distruggere qualcosa di cui non conosce nemmeno l’esistenza e ciò che vi vive. E proprio questo, distruggere qualcosa senza nemmeno immaginarne, figuriamoci comprenderne, la natura, è ciò che si sta pianificando a tutta velocità. Gli oceani sono i polmoni della Terra e l’ estrazione mineraria in acque profonde avrà conseguenze imprevedibili. Il fatto che questo progetto venga attuato con tanta rapidità, nonostante alcuni Stati ne stiano criticando le conseguenze distruttive, dimostra l’importanza delle terre rare per l’intero sistema industriale. Ricerca-chi? Quando parliamo di sabotaggio, parliamo anche di tentativi di localizzare dei punti deboli: gli atti di sabotaggio possono essere tentativi di approfondire le tensioni sociali e forse ispirare altri a compiere atti simili. Ma il sabotaggio può anche essere un tentativo di causare almeno una interruzione temporanea del funzionamento di questa economia letale. Se si vuole colpire dove fa male, è necessario individuare i punti deboli. Ricercare significa non solo “indagare” e “cercare”, ma anche “esplorare”. Il vecchio termine francese “rechercher” significa “vagare alla ricerca” o “cercare attentamente”. Questa parola deriva dal latino ‘circāre’, che significa “camminare intorno a qualcosa, vagare in un’area alla ricerca”. Quindi un po’ di ricerca, un po’ di esplorazione – cercare il terreno nemico e camminare intorno all’obiettivo – e poi colpire. Potrebbe essere interessante esaminare più da vicino i tre punti sopra menzionati: reti energetiche, fabbriche di microchip e attività minerarie, in particolare quelle in acque profonde. Ciascuna di queste tre aree rappresenta un settore chiave dell’industria e del suo megaprogetto di “transizione energetica”. Ciascuna di queste tre aree rappresenta anche un punto debole: un sabotaggio potrebbe avere conseguenze fatali per l’intera economia che sta distruggendo la Terra. L’ attuale periodo di attuazione della “transizione energetica” potrebbe essere un momento in cui molte persone perdono le illusioni sul “capitalismo verde” e sulle “energie rinnovabili” e diventano più ostili al sistema industriale in generale di fronte ai nuovi progetti infrastrutturali distruttivi e alla continua distruzione della natura. O almeno coloro che sono ostili a questo sistema industriale distruttivo diventeranno ancora più determinati a paralizzarlo. Forse la moltiplicazione di diverse forme di azione – sabotaggio, disordini di massa, piccoli attacchi riproducibili – alimentata dalla critica radicale nelle strade e da una crescente disillusione nei confronti della politica può garantire che si diffonda la possibilità di un’azione diretta contro i responsabili della catastrofe industriale. Questa diffusione non deve necessariamente essere quantitativa, forse ciò che sta guadagnando forza e sostegno è la convinzione qualitativa che la via per la liberazione dal sistema industriale inquinante non sia né riformarlo né rinnovarlo, ma distruggerlo. Quindi, agire contro l’economia industriale e contro la rete energetica che sostiene la distruzione della terra. Contro il gigantesco progetto della “transizione energetica”, che non fa altro che rinnovare, espandere e perpetuare l’infrastruttura che devasta il pianeta.
[Stati Uniti]: Tre incendi ferroviari in tre mesi: alcuni fatti e riflessioni
> Da Rose City Counter-Info, 08.09.25 Negli ultimi tre mesi, tre ponti ferroviari sono stati danneggiati o distrutti da incendi nell’area dell’Oregon e di Washington. Ciascuno di questi incendi è stato appiccato intenzionalmente. Non sono stati effettuati arresti e, per quanto ne sappiamo, nessuna di queste azioni è stata accompagnata da rivendicazioni o spiegazioni. Ma il mondo che ci circonda è l’unica spiegazione di cui abbiamo bisogno. Mentre ci avviciniamo a un futuro di disastri climatici inimmaginabili e di totale distruzione ecologica, i processi di estrazione non mostrano alcun segno di arresto. Anzi, hanno solo accelerato, con le aziende che si fanno la guerra per sfruttare nuovi angoli della Terra alla ricerca di minerali rari, componenti essenziali dei chip e dei semiconduttori, gli elementi costitutivi delle nostre nuove prigioni digitali. Il potere ha proposto false “soluzioni verdi” che servono solo ad accrescere la nostra dipendenza dalla tecnologia e dall’estrazione, e a pulire la facciata del capitalismo industriale. GLI INCENDI A maggio, un incendio ha completamente distrutto un secolare ponte ferroviario in legno lungo un tratto remoto della Mt. Rainier Scenic Railroad nello Stato di Washington. Quando i vigili del fuoco sono riusciti a raggiungere il luogo dell’incendio, il ponte era ridotto a un ammasso di metallo contorto e fumante. L’incendio è divampato poche ore dopo la vendita della ferrovia, passata di proprietà al Western Forest Industries Museum. Al momento dell’incendio, le operazioni ferroviarie erano limitate, ma la nuova società aveva pianificato di ripristinare completamente il traffico ferroviario sulla linea, sia quello turistico che quello merci. Anche dopo mesi di indagini, non è stato effettuato alcun arresto. A giugno, un tratto significativo della ferrovia di Salem, nell’Oregon, di proprietà della Portland & Western Railroad (PNWR), è stato chiuso a causa di un incendio che ha danneggiato un ponte, un palo telefonico e alcune linee elettriche della PGE. Prima dell’incendio, la linea era percorsa in media da tre grandi treni merci al giorno. Il ponte era realizzato in cemento e legno trattato con creosoto, il che ha reso difficile spegnere l’incendio, richiedendo l’uso di schiuma antincendio. La PNWR ha stimato che la linea sarebbe rimasta fuori servizio per almeno tre giorni per effettuare le riparazioni. Gli investigatori hanno stabilito che l’incendio era doloso e la PNWR ha quantificato i danni in poco meno di duecentomila dollari. In seguito, sempre nel mese di giugno, un altro incendio ha avvolto un ponte ferroviario a travatura in legno a Newberg, sempre nell’Oregon. Il ponte ha subito danni strutturali significativi. La PNWR, proprietaria della linea, ha dichiarato che al momento dell’incendio la linea era “in gran parte inattiva”. Ci sono volute ore prima che i vigili del fuoco riuscissero a domare l’incendio e a impedire che si propagasse alle strutture vicine. L’FBI, l’ATF e l’OSP hanno aperto un fascicolo per incendio doloso, ma i media hanno reso noti pochi altri dettagli. Aggiornamento sciagurato: due giovani sono stati arrestati in relazione all’incendio. Nessuno di questi incendi è stato rivendicato da anarchici o altri gruppi e non desideriamo attribuire motivazioni a queste azioni né speculare sull’identità dei piromani (siamo certi che lo Stato sia già impegnato in questo). Tutto ciò che sappiamo sugli incendi ci proviene dai media e dalla polizia. Possiamo considerare questi eventi come fatti concreti (tre incendi dolosi che hanno danneggiato le infrastrutture ferroviarie) e trarne conclusioni e interrogativi per la nostra lotta contro il dominio e la distruzione industriale. LE FERROVIE IN OREGON Anche se i parchi eolici stanno sostituendo le centrali a carbone e i data center stanno prendendo il posto delle fabbriche ormai obsolete, le vecchie linee ferroviarie, costruite secoli fa, rimangono fondamentali per l’industria del presente e del futuro. La rete ferroviaria della costa occidentale è ancora oggi la spina dorsale di molte industrie estrattive, in particolare dell’industria del legname. Il frutto del saccheggio della Terra viaggia su rotaia da una fabbrica all’altra, lasciando dietro di sé una scia di veleno e distruzione. Ogni anno, i treni trasportano oltre dieci milioni di tonnellate di merci in Oregon, esportando principalmente tronchi e prodotti in legno verso altri stati e porti per la vendita internazionale. L’Oregon importa molte sostanze chimiche per ferrovia, tra cui una grande quantità di soda caustica, utilizzata per la produzione di carta e cellulosa. L’Oregon importa il 100% dei prodotti combustibili liquidi raffinati di cui ha bisogno, principalmente tramite oleodotti, ma anche per ferrovia e via mare [1]. La rete ferroviaria facilita anche il trasferimento dei rifiuti dalle grandi città alle enormi discariche nell’Oregon orientale e nello Stato di Washington lungo il fiume Columbia [2]. Il sistema ferroviario dell’Oregon comprende quasi 2.500 miglia di binari attivi. Circa la metà di questi binari è di proprietà e gestita da ferrovie di classe 1: BNSF e Union Pacific, che trasportano merci in tutto il Paese e verso i principali porti marittimi per il commercio internazionale. La maggior parte delle restanti linee ferroviarie appartiene a società di classe 2 che gestiscono il trasporto su distanze molto più brevi. Queste ferrovie sono gestite da società più piccole e cambiano proprietà più frequentemente. Queste ferrovie forniscono servizi di trasporto “primo e ultimo miglio” per le aziende, caricando e scaricando spesso direttamente nelle fabbriche e nei magazzini. L’economia produttiva si basa su un flusso prevedibile e ininterrotto di materiali su rotaia. Qualsiasi interruzione può avere gravi ripercussioni sulla catena di approvvigionamento industriale. Sebbene alcune industrie dell’Oregon che dipendono dalle ferrovie abbiano subito un declino negli ultimi decenni, i recenti cambiamenti nella regolamentazione federale e nell’economia globale fanno pensare che la tendenza stia cambiando. Questi cambiamenti hanno dato una spinta all’industria estrattiva dell’Oregon, con nuovi importanti progetti che dovrebbero essere avviati nei prossimi anni. L’industria del legname è in declino dagli anni ’90, ma il governo federale sta procedendo verso l’abolizione delle storiche protezioni forestali, che aprirebbero milioni di acri di terreno al disboscamento in Oregon [3]. Anche i progetti minerari al confine tra l’Oregon e il Nevada sono stati accelerati dal governo federale e prevedono l’integrazione di linee ferroviarie dirette per il trasporto del litio estratto dai siti sacri degli indigeni. A giugno, il governo dell’Oregon ha investito 100 milioni di dollari nella costruzione di un nuovo terminal “verde” per il trasporto nave-ferrovia a Coos Bay, in Oregon. Le merci viaggeranno lungo la linea ferroviaria di Coos Bay fino alle linee Union Pacific di Eugene. Contemporaneamente, una nuova società ha ripreso il progetto Jordan Cove LNG, precedentemente abbandonato, sempre a Coos Bay. Il progetto prevede la costruzione di un nuovo terminal per navi di gas naturale liquefatto e di un gasdotto che si collegherà alle linee ferroviarie già presenti nella zona. Anche il trasporto ferroviario passeggeri ha registrato una rapida crescita e investimenti lungo tutta la costa occidentale e in Oregon. Amtrak ha registrato un numero record di passeggeri nel 2024. La Coppa del Mondo del 2026 prevede diverse sedi di partite sulla costa occidentale, tra cui Seattle, Vancouver, Los Angeles e San Francisco. Amtrak si sta preparando a un picco di passeggeri durante la Coppa del Mondo e ha richiesto ulteriori finanziamenti per migliorare il servizio in vista dell’evento. I nuovi progetti di estrattivismo, capitalismo e distruzione della Terra hanno bisogno di un sistema ferroviario affidabile per collegarsi con gli altri settori della megamacchina. Mentre il motore avanza a tutta velocità, ci saranno molte opportunità per noi di farlo deragliare. SABOTAGGIO FERROVIARIO Gli incendi che hanno colpito i ponti ferroviari negli ultimi mesi non sono il primo caso di sabotaggio delle infrastrutture ferroviarie nel Pacifico nord-occidentale. Lo scorso anno, un ponte ferroviario della PNWR alla periferia di Portland è stato distrutto da un incendio di vaste proporzioni, causando l’interruzione del traffico ferroviario per cinque giorni. Dopo l’incendio, è stato pubblicato online un comunicato che collegava l’azione alla campagna “Switch Off”. Nel comunicato si menzionava il ruolo della PNWR nel trasporto di legname e prodotti petroliferi e si rivendicava l’azione in solidarietà con le altre lotte in corso in tutto il mondo. Nel 2020, in Oregon e Washington, si sono verificati decine di sabotaggi su piccola scala nell’ambito di un’ampia ondata di attacchi contro le ferrovie e in solidarietà con la lotta dei Wet’suwet’en. La maggior parte di questi atti di sabotaggio ha comportato l’installazione di “shunt” o metodi simili che attivano il sistema di frenata automatica dei treni, provocando un cortocircuito. Per poter riprendere il traffico ferroviario, il binario deve essere sgomberato, causando così ritardi negli orari dei treni, ma senza provocare danni permanenti. In Oregon e Washington si sono verificate decine di azioni tramite shunt e alcune di esse sono state rivendicate online dagli anarchici. Ci sono stati sicuramente altri attacchi alle infrastrutture ferroviarie che non sono stati evidenziati dai media e dalla polizia. Non è nell’interesse del Potere amplificare gli attacchi contro di esso, ma questi sono sempre presenti, appena sotto la superficie. INFRASTRUTTURE Il ritmo dell’espansione tecnologica e l’artificializzazione delle nostre vite stanno rendendo la macchina più vulnerabile. Stiamo assistendo a una corsa all’aggiornamento delle infrastrutture energetiche per tenere il passo con il fabbisogno energetico del mondo digitale. Ogni nuova invenzione mette sotto pressione la rete elettrica e ogni nuovo gadget deve essere collegato online. Come teorizzò Gunther Anders molti anni fa: “Più grande è la macchina, più sono seriamente in pericolo le sue parti, che prima della loro fusione nella macchina più grande funzionavano individualmente”. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche possono causare interruzioni immediate e tangibili all’Esistente. I ponti ferroviari incendiati possono bloccare le catene di approvvigionamento. Attacchi ben mirati alla rete elettrica possono mettere fuori uso intere zone industriali. I blackout possono creare opportunità per altri sovversivi di colpire quando lo Stato di sorveglianza dorme. Tuttavia, la distruzione fisica da sola non basta: lo Stato non è solo una rete di cose materiali, ma un insieme di relazioni sociali e abitudini. Quando scegliamo di attaccare lo Stato, lo facciamo sia materialmente che socialmente, uscendo dal nostro ruolo definito e abbracciando l’autonomia e la libertà. Gli atti che sconvolgono la vita quotidiana possono permettere ad altri di sperimentare un altro modo di esistere, sospendendo la routine e creando degli squarci attraverso cui la libertà può risplendere. MEDIA La polizia e i media hanno fatto uno sforzo concertato per isolare gli attacchi che prendono di mira direttamente le infrastrutture “critiche” del Potere. Nel 2023, quando negli Stati Uniti (in particolare nel nord-ovest) si sono moltiplicati gli attacchi alle infrastrutture elettriche, l’FBI ha diffuso un promemoria in cui ipotizzava che i responsabili fossero i neonazisti e i suprematisti bianchi. La notizia è stata ampiamente diffusa dai media e il conseguente clamore ha spinto diversi Stati a proporre nuove leggi per “proteggere” le infrastrutture critiche. In Oregon, una nuova legge è stata approvata in sordina con il sostegno bipartisan che classifica genericamente come terrorismo interno [4] qualsiasi tentativo di danneggiare le infrastrutture critiche, fornendo alla polizia e ai pubblici ministeri un nuovo potente strumento da utilizzare contro gli anarchici e gli altri sovversivi. Il linguaggio della legge è volutamente vago ed è simile a quello delle leggi sul terrorismo interno utilizzate per colpire gli oppositori di Cop City ad Atlanta. Nonostante le affermazioni dell’FBI, la stragrande maggioranza degli attacchi alla rete elettrica non ha un motivo chiaro [5]. La stragrande maggioranza di questi resta anche “irrisolta”. Consapevole che non potevano essere ignorati a causa del loro impatto (e della loro semplicità), sembra che lo Stato abbia invece cercato di isolare le azioni, associandole esclusivamente ai neonazisti. Sì, alcune sono state compiute da neonazisti e altri nemici della libertà, ma questa è la realtà del conflitto sociale e non dobbiamo andare troppo indietro nel tempo per dimostrare che altre non lo erano. > “Prendendo le distanze da qualsiasi atto che non sia definito ‘anarchico’ e > vedendo solo la mano dei nazisti o dei complottisti, finiremmo per rifiutare > qualsiasi visione o volontà che desideri e lavori per una moltiplicazione > incontrollata dei sabotaggi delle infrastrutture di telecomunicazione, > energetiche e logistiche, accettando e valorizzando solo la loro > moltiplicazione sotto il controllo ideologico.” Questo significa difendere la > libertà o piuttosto temerla?» > Fumbling, 2021. Solo un anno prima, un attacco riuscito a un trasformatore aveva interrotto l’alimentazione elettrica di una stazione di pompaggio lungo l’oleodotto Keystone, bloccando il flusso di petrolio e causando perdite milionarie alla compagnia petrolifera. In risposta a questi atti di sabotaggio ben mirati, sembra che le due strategie principali dello Stato siano il silenzio (per paura che il sabotaggio venga approvato o, peggio, imitato da altri) o l’attribuzione delle azioni a un gruppo specifico, a un’ideologia discutibile o a un singolo indagato [6]. L’obiettivo è scoraggiare altri dal seguire l’esempio, usando qualsiasi mezzo necessario. Perché, allora, rendere più facile il compito dello Stato accompagnando le nostre azioni con rivendicazioni e comunicati? > “Nel silenzio, le azioni parlano da sole e, se lasciate nel loro silenzio, > tutto ciò che si sentirebbe sarebbe il crepitio del fuoco, senza bisogno di > ulteriori spiegazioni. Ma il silenzio è pericoloso e inquietante per l’ordine > costituito. > Il miglior rimedio contro il silenzio è ovviamente fare rumore, parlare e > distrarre per impadronirsi del potere di definizione”. > > Let the Fire Spread, 2016. RIVENDICAZIONI La questione delle rivendicazioni delle azioni e dell’anonimato è stata oggetto di discussione negli ambienti anarchici per decenni, se non secoli. Non si tratta di un dibattito nuovo, ma la crescita e l’importanza di progetti anarchici basati su Internet, come i siti web di controinformazione, aggiungono nuove dimensioni alla questione. In Italia, la questione è stata oggetto di discussione negli anni ’70 e ’80, in un contesto di esplosiva ondata di sabotaggi che ha visto più di mille tralicci dell’alta tensione abbattuti in tutto il Paese. Questa tipologia di azione si diffondeva in modo anonimo, in un periodo in cui azioni spettacolari (attentati dinamitardi, rapimenti e omicidi) venivano compiute e rivendicate da gruppi militanti di sinistra ufficiali. I sabotatori dei tralicci, che colpivano con strumenti semplici e metodi altrettanto semplici, dimostravano la forza dell’azione anonima > “Queste azioni dirette, che chiunque può compiere in qualsiasi momento e in > qualsiasi luogo, forse spaventano [lo Stato] più della formazione stessa di un > gruppo armato chiuso”. Questo perché il gruppo armato specifico è > controllabile grazie al programma e alla logica a cui aderisce, mentre la > diffusione di atti di sabotaggio mette in difficoltà la struttura di potere, > perché chiunque può compiere tali atti”. > > Gruppo anarchico Palmero, 1987 Decenni dopo, Alfredo Bonnano ha espresso le sue opinioni sull’ondata di sabotaggi ai tralicci, sulle rivendicazioni e sul metodo utilizzato. > Fra compagni anarchici non si recitano litanie, almeno finora non lo si è > fatto, ma si stilano elenchi, questi si leggono attentamente, si cercano, si > sollecitano, si individuano, si discutono, si godono ammirati, si utilizzano > come strumenti di autocompiacimento del proprio trovarsi al mondo in quanto > anarchici. Ecco, non litanie ma elenchi. Ma elenchi di che cosa? Elenchi di > attacchi realizzati o che si potrebbero realizzare. […] > > In Italia, dalla fine del 1977 al 1989 sono stati tagliati 1200 tralicci > dell’alta tensione. Una piccola parte di queste azioni è entrata in quei > benedetti elenchi. Ma pensate veramente che questo è stato lo stimolo che ha > prodotto quell’altissima proliferazione di azioni che personalmente non solo > condivido ma reputo facciano bene alla salute, trattandosi per l’appunto di > passeggiate notturne in campagna? Su questo argomento, la rivista sopra citata > pubblicò a suo tempo un articolo nel quale veniva approfondito un metodo (fra > i tanti) con cui si può tagliare un traliccio senza fare rumore e senza grandi > apparati tecnici, segando allegramente. > > Litanie, Negazine n.1, 2017 Quindi, se queste domande sono state poste, hanno ricevuto una risposta e sono state nuovamente sollevate, perché tornare a parlarne? Non riteniamo che la questione delle rivendicazioni possa essere risolta una volta per tutte e poi accantonata; al contrario, come tutte le questioni che riguardano il metodo, ovvero un mezzo per raggiungere un obiettivo, dovrebbe essere affrontata più e più volte. Il nostro contesto e i nostri obiettivi sono in continua evoluzione e dobbiamo combattere l’impulso di cadere in pratiche basate sull’abitudine e non sulla riflessione e l’analisi costanti. Oggi, sembra che la pratica prevalente tra gli anarchici (in particolare negli Stati Uniti) sia quella di accompagnare un attacco con una rivendicazione che spiega l’obiettivo e il motivo. A volte le rivendicazioni vengono utilizzate per giustificare un’azione, anche se raramente è chiaro a chi sia destinata questa giustificazione (allo Stato, ad altri anarchici o agli autori stessi). Queste rivendicazioni vengono pubblicate su siti web di controinformazione e, occasionalmente, riprese dai media mainstream. A volte, queste azioni vengono raccolte in elenchi dove rimangono, rimosse dal contesto in cui si sono verificate. > “Non sarà che questo flusso infinito di notizie internazionali ci distrae da > ciò che accade intorno a noi, nel nostro ambiente immediato e dai suoi > conflitti sociali, che non vengono resi visibili o mediati? O è davvero > importante sapere quali punture di spillo dall’altra parte del mondo stanno > ferendo le vene del dominio, se non si conoscono le circostanze della > situazione locale e delle sue lotte anarchiche?” Se uno dei nostri obiettivi è diffondere l’attacco il più possibile, anche oltre gli anarchici, in modo da costituire effettivamente una minaccia al dominio, le rivendicazioni ci aiutano a raggiungere questo obiettivo? Innanzitutto, consideriamo la portata delle rivendicazioni: i siti web di controinformazione raggiungono altri anarchici (anche se certamente non tutti) e possiamo essere certi che anche la polizia li legge. Certo, potremmo stampare e distribuire le rivendicazioni sotto forma di manifesti [7], opuscoli o volantini, in modo da raggiungere un pubblico più ampio (rispondendo così alla questione dell’accessibilità). Tuttavia, un pubblico più ampio rimane comunque un pubblico: osserva passivamente e, alla fine dello spettacolo, può scegliere di fischiare o applaudire, ma i riflettori rimangono puntati sugli attori sul palco. L’azione appartiene a chi l’ha rivendicata. Contiene le sue idee, le sue motivazioni, la sua ideologia e qualsiasi slogan sia stato aggiunto alla fine (come fossero hashtag anarchici). Ora tutti hanno un’idea di chi sia stato, compresi i poliziotti, e l’azione è offuscata dal contenuto della rivendicazione. Quando un’azione non viene rivendicata, non appartiene a nessuno: è di tutti. Chiunque avrebbe potuto farlo e chiunque potrebbe essere il prossimo a farlo. Non sappiamo chi abbia bruciato i tre ponti ferroviari. Potrebbe essere stato un anarchico, un ragazzino che giocava con i fiammiferi, un pazzo con un conto da regolare, un dipendente scontento… potresti essere stato anche tu. Non sappiamo nemmeno il perché, ma tutti noi abbiamo le nostre idee e le nostre ragioni diaboliche. Sappiamo degli attacchi incendiari ai ponti ferroviari perché ne hanno parlato i media mainstream. Ma se la polizia e i media non ne avessero parlato? Come avremmo potuto sapere che l’attacco era avvenuto? Questo è uno dei motivi per cui alcuni anarchici sostengono la rivendicazione delle azioni: per far sapere che sono avvenute e per quali motivi, affinché non vengano dimenticate con il tempo. Le rivendicazioni possono certamente servire a questo scopo, soprattutto quando lo Stato adotta la strategia del silenziamento per mantenere l’illusione della pace sociale. Tuttavia, se l’unico modo per sapere che un attacco è avvenuto è attraverso un comunicato pubblicato online, allora forse vale la pena chiedersi se l’attacco stesso abbia davvero avuto successo. Se un’azione non ha senso senza il comunicato, allora forse l’obiettivo è stato scelto male e la lettura del contesto è errata. Come hanno già fatto notare altri, un’azione che ha bisogno di un comunicato è come una battuta di cattivo gusto che necessita di una spiegazione. > “Come ombre sotto le ombre, siamo tutti uguali. Nessuno è davanti a guidare, > nessuno è dietro a seguire. Quello che facciamo nell’oscurità lo sappiamo solo > noi. E questo è sufficiente. L’oscurità ci protegge dai nostri nemici, ma > soprattutto da noi stessi. Nessun leader, nessun istinto gregario, nessuna > vanità, nessuna ammirazione passiva, nessuna competizione, niente da > dimostrare. Ci sono solo i fatti, nudi e crudi, senza mediazioni. Una banca è > stata data alle fiamme, una caserma è esplosa, un pilastro è stato abbattuto. > Chi è stato? Non importa. Che fosse Anna o Arturo, che differenza fa? È > successo, è possibile, facciamolo!” > > Anonimo, 2014. Ogni ponte ferroviario incendiato ha avuto un effetto materiale immediato, interrompendo il traffico ferroviario fino a quando i ponti non sono stati completamente riparati. Anche se nessuno avesse saputo di queste azioni, gli effetti materiali sarebbero rimasti, essendo impossibili da ignorare. Come per qualsiasi azione, anche in questo caso c’è una dimensione simbolica: un ponte ferroviario bruciato comunica qualcosa di unico a ogni individuo. Le persone possono avere molteplici obiettivi quando scelgono di attaccare e, di conseguenza, esistono diversi criteri per definire il “successo”. Non possiamo ridurre l’atto di attaccare a un unico parametro, il che equivarrebbe a trasformare la distruzione in un lavoro da svolgere, una quota da raggiungere. Ma se uno dei nostri obiettivi è la moltiplicazione degli attacchi, al di là degli anarchici, dobbiamo partire da un’analisi del nostro contesto, delle attuali condizioni sociali e del panorama fisico in cui ci troviamo. Al di là dei risultati materiali di un attacco, non possiamo essere sicuri dell’impatto complessivo e probabilmente non lo saremo nemmeno in futuro. Tuttavia, se cerchiamo le crepe già presenti nel sistema, possiamo individuare i punti in cui un attacco potrebbe essere efficace e diffondere la rivolta. Queste crepe sono sempre presenti, anche quando il potere fa del suo meglio per dipingere un quadro di pace sociale. Gli atti di rifiuto e gli attacchi fisici contro il dominio sono sempre presenti, grandi e piccoli, che se ne parli o meno. È confortante e stimolante sapere che non stiamo affrontando questa situazione da soli, ma ci si chiede anche: se ci sono altre persone che, per motivi propri, reagiscono contro il dominio, come possiamo incontrarci nell’azione? Come possiamo evitare che gli attacchi siano isolati e sporadici e inserirli nella guerra sociale? Se le scintille sono ovunque, come possiamo alimentare le fiamme e far esplodere la situazione? ATTACCO > “Lo stupore della notte si spalancherà solo a chi saprà camminare in > solitudine sotto la luna, con le idee chiare, qualche conoscenza, pochi > strumenti e tanto furore.” > > Finimondo, “Da un’ottica diversa”, 2022. Si comincia agendo, rinunciando una volta per tutte alla sicurezza dell’attesa. Non ci sarà mai il momento perfetto, la lotta perfetta o la tensione sociale perfetta per intervenire: qualsiasi cosa potrebbe scatenare la prossima rivolta o insurrezione. Nel corso della storia, le insurrezioni sono iniziate per motivi relativamente banali: un aumento di 10 pesos del biglietto dell’autobus in Cile, un aumento del prezzo della benzina in Francia o il progetto di abbattere degli alberi in Turchia. Naturalmente, le tensioni sociali in ciascuno di questi esempi si erano accumulate per anni, bastava una sola scintilla per incendiare tutto. Aspettare la lotta sociale ideale, guidata da idee che assomiglino esattamente alle nostre, è da sciocchi, perché non arriverà mai. Non possiamo controllare i desideri e le idee che spingono gli altri ad agire, ma possiamo affinare le nostre prospettive e diffonderle nel mondo, trovando il modo di agire in modo coerente con esse. Scegliere come e dove agire significa innanzitutto osservare il contesto sociale e il territorio locale per individuare le aree di conflitto in cui potrebbe essere interessante intervenire con un attacco. Sviluppare un’idea di dove vogliamo arrivare e di come potremmo farlo, ovvero una progettualità, è un primo passo essenziale. Non esiste una ricetta da seguire e il percorso che ci attende sarà sicuramente pieno di contraddizioni e lacune. La lotta per la libertà non è accompagnata da promesse, ma i nostri desideri ci conducono comunque verso l’ignoto. C’è anche un’esigenza impellente di comunicazione all’interno delle nostre reti di complici già esistenti: un’esigenza di proposte, di analisi di ciò che ci circonda e, soprattutto, di sperimentazione. Se abbiamo un’idea di dove vogliamo che l’azione vada, spetta a noi condividerla con le persone di cui ci fidiamo. Le nostre progettualità prendono forma attraverso discussioni e dibattiti continui, ma ciò può avvenire solo se siamo disposti ad aprire spazi di confronto in cui poter discutere, cospirare e sognare insieme. PROPAGANDA > “Spetta agli anarchici stessi, e non ad altri, far vibrare le proprie > prospettive contro ogni autorità alimentando i vasi comunicanti tra idea ed > azione. Nei momenti di calma come di tempesta. E allora, forse, i nostri sogni > o le nostre collere incontreranno un’eco in altri cuori insubordinati.” > > Afferrare l’occasione, trad. di Finimondo da Avis de Tempêtes, 2018 Oltre agli attacchi, possiamo essere più attivi nel diffondere le idee anarchiche nelle strade, al di fuori delle nostre prigioni subculturali e dei nostri recinti digitali. Ci siamo abituati troppo a parlare di anarchia solo con altri anarchici. Se vogliamo che le idee e le azioni sovversive si diffondano, dobbiamo uscire dalla nostra zona di comfort e rompere con la comodità dei nostri circoli sociali. I nostri messaggi e la nostra propaganda possono aiutare a dare un senso agli attacchi che già avvengono intorno a noi e a creare il contesto per altri attacchi. Se, per esempio, un’urna elettorale viene bruciata nella nostra città, potrebbe essere un’opportunità per diffondere propaganda anarchica contro le elezioni e la democrazia. Al contrario, se un ripetitore di telefonia mobile viene incendiato in una città già piena di graffiti e manifesti contro il controllo digitale e il dominio tecnologico, è più probabile che questo atto assuma un significato politico piuttosto che essere liquidato come l’azione di un complottista del 5G. In Francia e in altri paesi europei, durante gli anni del lockdown, gli atti di sabotaggio non rivendicati contro le infrastrutture di telecomunicazione sono diventati quasi quotidiani. Mentre i media (e la sinistra) cercavano di raggruppare tutti gli atti di sabotaggio come opera di complottisti e fascisti, gli anarchici distribuivano volantini per le strade che sostenevano e incitavano gli atti di sabotaggio. Sono stati affissi manifesti con le istruzioni per distruggere i ripetitori. E il sabotaggio ha continuato a diffondersi. Anche i giornali e le riviste sono strumenti per diffondere le idee anarchiche e promuovere l’azione. Naturalmente, non mancano le pubblicazioni anarchiche, ma la maggior parte di esse è scritta per un pubblico che ha già una conoscenza delle idee anarchiche e del relativo lessico (che è piuttosto ampio). Questi progetti tendono ad avere un ampio focus geografico e rispettano un calendario editoriale (spesso aperiodico, dopotutto siamo anarchici). Tuttavia, i giornali possono anche essere realizzati per rispondere a tensioni o lotte sociali specifiche, con l’obiettivo di raggiungere le persone coinvolte o semplicemente consapevoli della situazione. In Germania, per esempio, è stato diffuso un opuscolo intitolato “Hetzblatt – Gegen den Windpark” (Giornale incendiario contro il parco eolico) nelle cassette postali della zona in cui era previsto un parco eolico che avrebbe dovuto alimentare l’industria chimica. Il giornale conteneva critiche accessibili all’energia verde e notizie su atti di sabotaggio. Il giornale ha suscitato tanto scalpore che le autorità tedesche hanno avviato un’indagine sulla sua produzione, arrestando infine diverse persone ritenute responsabili del progetto [8]. LASCIA CHE IL FUOCO SI DIFFONDA! Tre ponti ferroviari bruciati in tre mesi potrebbero non sembrare molti rispetto a quelli rimasti in piedi. Tuttavia, ogni incendio ha dimostrato, anche se solo per un breve periodo, che la megamacchina non è invincibile. Non sappiamo perché siano stati dati alle fiamme né chi sia stato, e speriamo che rimanga così. Quello che sappiamo è che il dominio è vulnerabile e che possiamo colpirlo ovunque e in qualsiasi momento. Tu da dove inizierai? Inviato anonimamente -------------------------------------------------------------------------------- NOTE [1] Nello Stato dell’Oregon non ci sono raffinerie. Circa il 90% dei prodotti petroliferi consumati in Oregon (dalla benzina al diesel, dal carburante per aerei ai lubrificanti industriali) viaggia tramite oleodotti, ad eccezione dell’etanolo e del biodiesel che vengono trasportati su rotaia e via mare. Tra questi, l’Olympic Pipeline, gestito da Kinder Morgan, che parte dal porto di Portland e trasporta i prodotti verso sud fino a Eugene. L’oleodotto Marathon dispone di un unico terminale nell’Oregon orientale. L’Oregon, e più in generale la regione della costa occidentale, potrebbero subire una grave carenza di petrolio se uno dei due oleodotti venisse danneggiato o interrotto. Questo aspetto è stato al centro di numerosi programmi di preparazione e pianificazione della sicurezza a livello statale e federale. In un rapporto, i proprietari e gli operatori degli oleodotti hanno identificato la perdita di elettricità, accidentale o intenzionale, come la minaccia più urgente per il funzionamento degli oleodotti. [2] Tutti i rifiuti di Portland vengono trasportati su gomma, mentre quelli di Seattle e delle città circostanti su rotaia. Alcune delle discariche più grandi del Paese si trovano lungo il fiume Columbia, fuori dalla vista e dalla mente di tutti, e rilasciano ogni anno nell’atmosfera decine di migliaia di tonnellate di metano. [3]La “Roadless Rule” è una normativa del Servizio Forestale che vieta il disboscamento nei terreni della Foresta Nazionale che non dispongono di accesso stradale. L’amministrazione Trump ha dichiarato di voler abolire questa norma che protegge 60 milioni di acri di foreste vergini in tutto il Paese. [4] In Oregon, l’interruzione di infrastrutture critiche, quali strade, oleodotti, dighe, data center e infrastrutture elettriche e di telecomunicazione, è considerata un reato di terrorismo interno. Il reato è punibile con una pena massima di 10 anni. [5] Non esiste un database pubblico ufficiale degli attacchi alla rete elettrica, ma uno dei set di dati disponibili ha registrato poco meno di 1.000 attacchi tra il 2000 e il 2023. Solo in una ventina di casi sono stati identificati i responsabili, mentre gli altri rimangono irrisolti. [6] Nel 2020, mentre la rivolta popolare dilagava negli Stati Uniti, la polizia ha diffuso la notizia che i suprematisti bianchi si stavano “infiltrando” nelle proteste pacifiche per renderle violente. A Minneapolis, la polizia ha affermato di aver identificato una persona, soprannominata “l’uomo con l’ombrello”, che avrebbe rotto le prime finestre la sera in cui il distretto è stato incendiato. La polizia ha dichiarato di aver ricevuto una soffiata secondo cui si trattava di un membro di una banda di motociclisti suprematisti bianchi che voleva “incitare alla violenza”. La notizia è stata diffusa da tutti i media mainstream e dai social media, alimentando teorie cospirative su agitatori esterni in altre città. Cinque anni dopo, non è stata resa pubblica alcuna prova e non è stato effettuato alcun arresto, quindi l’uomo con l’ombrello è ancora libero. [7] Gli anarchici di Montreal hanno adottato questa tecnica, trasformando comunicati anonimi in manifesti facilmente stampabili e distribuibili per le strade. Link qui: https://mtlcounterinfo.org/for-the-streets/posters-2/communique-poster-series/ [8] In Germania, gli anarchici stanno subendo una forte repressione a causa del loro presunto coinvolgimento in progetti editoriali. Per ulteriori informazioni sulla situazione, consulta la rivista Hetzlumpen: https://actforfree.noblogs.org/2025/07/24/hetzlumpen/.
[Malesherbois, Loiret, Francia]: sabotaggio della linea ad alta tensione
> Da sans nom, 03.04.25 «La base è stata segata»: un traliccio elettrico crolla nel Loiret. France3, 2 aprile 2025 Immaginate la violenza dell’impatto. Un traliccio alto diverse decine di metri e pesante diverse tonnellate che si schianta al suolo. Un incidente rarissimo, ma che si è verificato martedì 1° aprile, intorno alle 18:00, nel comune di Malesherbois, vicino a Pithiviers. Un “pesce d’aprile” di cui il gestore della rete avrebbe fatto volentieri a meno. Mercoledì, una ventina di tecnici della Rete di Trasporto dell’Elettricità (RTE) erano ancora sul posto per riparare il traliccio. Anche i gendarmi hanno effettuato i rilievi del caso. RTE sospetta infatti “un atto doloso: il vento non può essere la spiegazione plausibile. La base del traliccio è stata segata”. Tuttavia, non si sono verificati blackout. “Cadendo, il sistema di sicurezza si è attivato interrompendo l’elettricità e reindirizzandola su un’altra rete“, spiega l’azienda. Si tratta di una linea ad alta tensione che trasporta una corrente elettrica di almeno 225.000 volt. È stato istituito un perimetro di sicurezza di 500 metri intorno al traliccio. È stata presentata una denuncia e sono state avviate le indagini.
[Parigi, Francia]: Come bloccare il flusso delle merci umane
> Da sans nom, 19.09.25 STACCARE LA CORRENTE ALLA METRO PARIGINA La mattina del 17 settembre 2025, con l’obiettivo di “bloccare tutto” oltre le date previste per la mobilitazione, l’elettricità che alimenta la metropolitana di Parigi è stata temporaneamente interrotta su diverse linee contemporaneamente alle 7:50, all’inizio dell’ora di punta. Le linee 5 (Église de Pantin <-> Jaurès), 8 (Créteil <-> Réuilly-Diderot), 9 (Porte de Montreuil <-> Oberkampf) e 11 (Mairie des Lilas <-> Arts et Métiers) sono state interrotte per 20-30 minuti, prima di riprendere il loro ritmo abituale diverse ore dopo. A tal fine, sono state azionate le leve che servono ad arrestare i treni in caso di pericolo, in particolare quando ci sono persone sui binari. Queste leve rosse, quando si trovano sulle banchine, fanno scattare un allarme e interrompono istantaneamente il traffico, lasciando i treni dove si trovano. Hanno lo stesso effetto, ma in modo silenzioso, quando vengono azionate dall’ingresso delle gallerie della metropolitana. Per accedere alle leve situate all’ingresso delle gallerie, è sufficiente scendere i quattro piccoli gradini all’inizio e alla fine delle banchine, talvolta protetti da un piccolo cartello giallo di avvertimento o da una porta a molla. Poi, contro la parete del tunnel, all’altezza delle spalle, si trova una scatola quadrata con una o più maniglie che può essere azionata da chiunque senza timore per la propria sicurezza. Si tratta di una piccola scatola impossibile da non notare, di colore rosso (o con la vernice rossa intorno). A volte si tratta di una maniglia a forma di ferro da stiro, altre volte di una cordicella che termina con una linguetta triangolare e altre volte ancora di una leva da azionare dall’alto verso il basso. Azionandola, si interrompe il flusso di corrente; continuando il movimento, è possibile rimuovere dei “piombini” che consentono il passaggio della corrente. Rubare i piombini rende forse più complicato il riavvio, eheheh! Questa piccola scatola si trova all’ingresso del tunnel, a meno di cinque metri dalla banchina, a volte nella parte anteriore del treno, a volte in quella posteriore, su entrambi i lati della banchina o su uno solo. A volte non c’è affatto. La mattina del 17 le stazioni scelte erano piccole stazioni senza coincidenze, sicuramente per garantire una certa tranquillità. Una volta passata la metro (senza farsi investire!), rimuovere i piombini richiede meno di 10 secondi! Organizziamoci senza capi al di fuori dei quadri e delle date previste dal movimento, per renderlo più denso e praticare l’azione diretta, dandoci un po’ di conforto in questi tempi cupi. Che si tratti di elettricità o di fibra ottica, staccare la spina ai nostri obiettivi è un modo come un altro, tutt’altro che poco interessante, per passare all’azione. Abbasso il tran-tran quotidiano! [originariamente pubblicato su Indymedia Nantes] -------------------------------------------------------------------------------- Parigi: la RATP sporge denuncia dopo un sabotaggio coordinato su cinque linee della metropolitana Le Parisien, 19 settembre 2025 (estratto) Qualche giorno fa, la Régie des Transports Parisiens (RATP) ha dovuto affrontare un’operazione di sabotaggio meticolosamente orchestrata. Mercoledì 17 settembre, al mattino, cinque linee della metropolitana sono state colpite contemporaneamente, mentre migliaia di passeggeri si stavano recando al lavoro. Intorno alle 7:50, in piena ora di punta, è stato perpetrato un furto coordinato di interruttori di emergenza nei tunnel di cinque linee contemporaneamente. Le linee 3, 5, 8, 9 e 11 sono state colpite da questa azione di sabotaggio che ha causato un’interruzione parziale del servizio. Questi interruttori di emergenza, dispositivi essenziali per il sistema di sicurezza della metropolitana, permettono in particolare di interrompere l’alimentazione elettrica e di fermare i treni in caso di emergenza, come ad esempio quando una persona si trova sui binari. La reattività delle squadre della RATP ha tuttavia permesso di ripristinare il traffico in pochi minuti, limitando i disagi per i passeggeri. Tuttavia, venerdì scorso, l’azienda ferroviaria ha dichiarato di aver sporto denuncia. “La RATP condanna fermamente questi atti di vandalismo“, ha aggiunto. È stata avviata un’indagine per identificare gli autori del sabotaggio. La RATP ha inoltre dichiarato di aver messo a disposizione delle forze dell’ordine le immagini delle telecamere di videosorveglianza.
[Saint-Jory, Francia]: Una nuova trivella è andata in fumo nel cantiere della linea ferroviaria ad alta velocità Bordeaux-Toulouse
> Da iaata, 06.03.26 La facciamo breve: sabato scorso, una trivella impiegata per i lavori della linea ferroviaria ad alta velocità (LGV) Bordeaux-Toulouse è stata distrutta a Saint-Jory. Una piccola luce nella notte, nel cuore di questo progetto da 20 miliardi di euro. Le loro macchine calpestano le nostre terre e le nostre vite per la loro frenesia di profitto. Dall’A69 alla LGV, ci rifiutiamo di essere semplici spettatori/rici di questi sinistri balletti. Questa gigantesca e devastante trivella, ormai ridotta a un cumulo di rottami, è diventata una barricata all’interno del cantiere. Che brucino i loro progetti mortiferi e i loro abissi finanziari. Questa è una D.U.P., una Dichiarazione di Utilità Pubblica.
[Caen, Francia]: sabotaggio mezzo riuscito contro gli accordi di libero scambio del MERCOSUR
> Da attaque, 29.01.26 Ricevuto per mail Vicino al Memoriale di Caen sorgono i grandi uffici del Crédit Agricole Normandie e della Banque Populaire et Caisse d’Épargne (BPCE). Queste banche decidono le regole per l’agricoltura. Hanno come vicini la DREAL, AGRIAL e la Camera dell’Agricoltura… Insieme alla BNP Paribas, queste banche investono diversi miliardi in multinazionali che estraggono petrolio e gas in Perù e Colombia, nella foresta amazzonica. Migliaia di ettari di foresta stanno scomparendo e i fiumi sono inquinati… I bambini non possono fare il bagno perché si ustionano… Il Crédit Agricole e la BPCE, insieme a BNP Paribas e Société Générale, hanno investito più di 743 milioni di euro tra il 2013 e il 2022 nell’agricoltura di soia, olio di palma e allevamento di bovini in Brasile. Migliaia, se non centinaia di migliaia di chilometri quadrati di foresta amazzonica vengono distrutti per far spazio a questa agricoltura intensiva. Gli accordi di libero scambio con il MERCOSUR peggioreranno sicuramente questo sporco business. E allo stesso tempo, le autorità ordinano l’abbattimento delle mandrie per evitare la diffusione delle malattie? Eppure, se le pandemie peggiorano, è a causa dell’economia mondiale! Più aumenta la deforestazione, più gli animali domestici e selvatici si incrociano e si trasmettono malattie… Più l’allevamento intensivo aumenta, più gli animali sono deboli e si ammalano… Più la loro carne viene trasportata per migliaia di chilometri, più queste malattie si diffondono e mutano in forme più pericolose, anche se le misure sanitarie sono severe… Influenza spagnola del 1918, influenza asiatica del 1956-1958, influenza di Hong Kong del 1968-1970, influenza aviaria, Covid-19… Come per il riscaldamento globale, le autorità non fanno altro che riprodurre un sistema di morte e infliggerci il prezzo delle conseguenze. Che si tratti della destra, della sinistra, dei progressisti, dei reazionari o persino dei rivoluzionari, non appena altri gruppi di potere prendono il posto di quelli di prima, la situazione non cambia. Preferiamo agire per cambiare le cose in modo concreto, anche se ciò implica non delegare i nostri desideri ad altri e non aspettare un annuncio su larga scala per iniziare a realizzarli. Per unire i fatti alle parole, lunedì scorso, verso le 2 del mattino, un cavo internet è stato tagliato a metà sotto quattro tombini nel passaggio tra le due sedi del Crédit Agricole Normandie e del gruppo BPCE. Mentre il cavo veniva tagliato a metà, qualcuno è apparso alla finestra degli uffici del Crédit Agricole e ha subito capito cosa stava succedendo. Invece di finire il lavoro, è stato necessario scappare. Forse il tizio è si è affacciato perché Internet era appena stato interrotto negli uffici! Sarebbe stato meglio tagliare il cavo da entrambi i lati e distruggerlo altrove, per impedire che venisse riparato rapidamente. Si può almeno vedere che non c’è nulla di complicato nel tagliare un cavo Internet senza farsi male, anche se è necessario prendere precauzioni per non lasciare tracce (come guanti monouso). Un cavo Internet è riconoscibile dal colore verde, mentre il giallo indica il gas, il blu l’acqua e il rosso l’elettricità. Per la fine delle amministrazioni, delle loro banconote e dei loro documenti d’identità!
Roma- Rivendicazione Sabotaggio linea ferroviaria contro le Olimpiadi Milano Cortina – 2026
> Riceviamo e diffondiamo Fuoco alle Olimpiadi! Oggi non si viaggia! La notte del 13 Febbraio in diversi punti e snodi ferroviari abbiamo incendiato e danneggiato i cavi lungo i binari provocando di fatto il blocco di diverse linee dell’alta velocità. Queste azioni sono il nostro contributo al caloroso benvenuto e augurio a questa edizione dei Giochi Olimpici Invernali. Abbiamo partecipato ai blocchi massivi delle strade e i porti durante i mesi di mobilitazione per la Palestina, abbiamo invaso le stazioni e attaccato la polizia quando è stato possibile. Ma oggi abbiamo scelto di agire protetti dalla luce della luna, in un piccolo gruppo riunito dall’affinità e dalla voglia di essere conseguenti agli slogan urlati nei mesi scorsi: blocchiamo tutto! Perché pensiamo che oltre a partecipare alle grandi mobilitazioni e al conflitto che esse possono generare sia necessario diffondere l’azione autonoma, per non lasciare che vengano disinnescate, recuperate e dirette dai professionisti della politica “militante”. Il potere si prepara alla guerra e anche noi, anarchici, rivoluzionari, individui coscienti vorremmo fare lo stesso. L’infrastruttura ferroviaria è un nodo principale della mobilità di forze e materiali bellici e l’accordo tra RFI e Leonardo, volto a implementare la logistica militare nella penisola, ne è il più chiaro esempio. Attaccare RFI quindi è un atto concreto di antimilitarismo e un gesto di solidarietà a tutti coloro che subiscono oggi l’atrocità della guerra e del colonialismo. Le olimpiadi invernali di Milano-Cortina non fanno eccezione: fiumi di denaro che alimentano una speculazione edilizia ben lieta di armare fiumi di cemento per costruire impianti usa e getta e cambiare “destinazione d’uso” sociale di interi quartieri popolari. Un grande affare che dietro l’immagine patinata e prestigiosa del grande evento sportivo nasconde ettari di boschi di larici rasi al suolo per fare spazio a piste da sci e montagne deturpate in modo irreversibile dai relativi impianti di risalita. Quest’azione infine esprime la nostra rabbia per la presenza ai Giochi di agenti dell’Ice, le squadracce anti-immigrati ormai tristemente note per omicidi, rastrellamenti, abusi e violenze perpetrate contro gli indesiderabili e gli oppositori interni negli Stati Uniti, il che ci ricorda che ogni polizia e ogni raggruppamento fascista è lì per essere utilizzato contro la propria popolazione quando la “ragion di stato” lo richieda. Servono soltanto pochi ingredienti per agire contro il mondo dello sfruttamento, dell’oppressione e della devastazione: un po’ di studio, precauzione e determinazione in uguale misura, qualche complice, qualche litro di combustibile… e tutto è possibile! Buona fortuna! Solidarietà ai prigionieri anarchici di tutto il mondo Solidarietà a Juan, Stecco, Anna, Alfredo, Tonio,Ghespe, Dayvid ai compagni repressi nell’operazione Ipogeo, ai prigionieri palestinesi Per l’Anarchia
Pesaro: ROMPERE IL GHIACCIO! Rivendicazione del sabotaggio della linea ferroviaria contro le Olimpiadi
> Riceviamo e pubblichiamo ROMPERE IL GHIACCIO All’alba del 7 febbraio è stata sabotata la linea ferroviaria nei pressi della stazione di Pesaro (PU, Marche). Quest’azione mira a rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo “spettacolo” delle Olimpiadi, in questo caso quelle invernali Milano Cortina 26. Tra i vari partner ufficiali di questi giochi ci sono aziende come Leonardo, Eni, Gruppo FS, che collaborano e speculano su guerre e devastazione della terra in nome del feroce progresso capitalista. Solidarietà combattiva con tutt* * lavorat* che si ribellano allo sfruttamento dei padroni, con i popoli in lotta per la liberazione della loro terra e con chi insorge contro questa società. Libertà per tutt* * ribelli in gabbia! https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/incendio-stazione-treni-ritardo-cxocq3d5 https://www.corriereadriatico.it/pesaro/pesaro_incendio_cabina_scambio_binari_ferrovie_gravi_azioni_sabotaggio-9345706.html
Chi sabota è nemico dell’italia
> Da Sottobosko, 9.2.26 Queste Olimpiadi non potevano iniziare in maniera migliore. La mattina del 7 febbraio, giorno della cerimonia inaugurale dei Giochi della Vergogna di Milano-Cortina 2026, ben tre sono state le linee ferroviare sabotate e bloccate fino al pomeriggio. Intorno alle 6 sono stati piazzati due ordigni incendiari rudimentali accanto ai binari della linea ordinaria di Castel Maggiore, uno in direzione nord e uno in direzione sud. L’obiettivo erano i cavi per il rilevamento della velocità: uno dei due ordigni, quello verso nord, si è azionato verso le 8 danneggiando i cavi, mentre il secondo, quello in direzione Ancona, è rimasto inesploso. Una cabina elettrica verso Pesaro, invece, ha preso fuoco interrompendo i treni da e verso le Marche. Due anni fa, una serie di attacchi simili per modalità e contesto erano stati lanciati contro 5 diverse infrastrutture della rete LGV intorno a parigi, causando la cancellazione di un quarto dei treni ed enormi disagi dal 26 al 28 luglio, giorni di inaugurazione delle olimpiadi di parigi. Anche per via della militarizzazione completa della città, in quell’occasione le contestazioni dirette si erano limitate ad azioni di disobbedenza civile e non violente. Pochi giorni dopo usciva questa rivendicazione: “Rivendicazione del sabotaggio delle linee TGV qualche ora prima della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi 2024 E questa la chiamano una festa? Noi ci vediamo una celebrazione del nazionalismo, una gigantesca messa in scena dell’assoggettamento dei popoli da parte degli Stati. Sotto a una maschera ludica e conviviale, i Giochi Olimpici offrono un campo di sperimentazione per la gestione poliziesca delle folle e il controllo generalizzato dei nostri spostamenti.  Come tutti i grandi eventi sportivi, sono anche ogni volta l’occasione per fare culto dei valori su cui si fonda il mondo del potere e del denaro, della concorrenza generalizzata, della performatività a ogni costo, del sacrificio per l’integrità e la gloria nazionale.  L’appagamento di identificarsi in una comunità immaginaria e sostenere il proprio supposto campo di appartenenza non è meno nefasta dell’incitazione permanente a vedere la propria salvezza nella buona salute della propria economia nazionale e nella potenza del proprio esercito nazionale.” Nei mesi precedenti le olimpiadi di Parigi 2024 furono approvati due pacchetti di leggi, la “Loi sécurité globale” e la “loi olympique”, quest’ultima che autorizzava la sperimentazione di algoritmi per il riconoscimento facciale per tutta la durata delle olimpiadi. Come in francia, anche nella penisola abbiamo visto promulgare il 5 febbraio di quest’anno, 2 giorni prima della cerimonia di inaugurazione delle olimpiadi, un nuovo pacchetto sicurezza che tra le altre cose consolida l’uso delle zone rosse come strumento di esclusione sociale, autorizza il trattenimento (già abitualmente praticato) per 12 ore da parte delle forze dell’ordine di individux “pericolosx” in concomitanza di manifestazioni pubbliche, introduce il carcere per l’elusione di un controllo di polizia e una pena pecuniaria fino a un massimo di 20000 euro per manifestazione non autorizzata (articolo 18 del TULPS, Regio decreto del 18 giugno 1931). Come a Parigi nel 2024, anche il 7 Febbraio a Milano le contestazioni dirette si sono limitate ad azioni di disobbedenza civile e non violente, fatta eccezione per i momenti finali del corteo lanciato da CIO (Comitato Insostenibili Olimpiadi). Milano in Movimento scrive in proposito:     “[…]abbiamo deciso di rilanciare la parola d’ordine dei grandi scioperi dello scorso autunno: blocchiamo tutto – nel nostro caso, la Tangenziale Est di Milano, al suo ingresso da piazzale Corvetto. Un imponente dispositivo di Polizia, che già negli scorsi giorni aveva paralizzato la città per fare posto ai fascisti dell’amministrazione Trump e alla delegazione dello Stato genocida di Israele, militarizzando i quartieri popolari di Corvetto e San Siro, ha risposto con lacrimogeni ad altezza d’uomo, cariche violente, idranti sulla folla. Il corteo è rimasto compatto e ha poi deciso di spostarsi insieme verso Brenta dove si è sciolto, per tornare al PalaUtopiadi (ex PalaSharp). 6 persone sono state fermate durante le cariche e poi rilasciate con denuncia a piede libero. Nel bilancio segnaliamo anche 2 fogli di via da Milano e 15 ferit* di cui 4 ospedalizzat*.” Dopo il corteo, Meloni e compagnia dichiarano in coro:     “Chi manifesta contro le olimpiadi è nemico dell’italia“. Che non ci si permetta assolutamente di mettere a critica lo spirito nazionalista, competitivo di questi “giochi” o il loro drenare quantità impressionanti di fondi pubblici mentre paesi interi crollano, in sicilia, al passaggio di un uragano. D’altronde non c’e nulla di più importante al momento. Non c’è miglior strumento di distrazione per uno stato odierno. Non c’è maschera migliore, in Italia oggi come altrove in passato; solo un esempio sono le Olimpiadi di Berlino del 1936, in piena dittatura nazista. Pare chiaro, quando i pacchetti sicurezza diventano occasioni praticamente semestrali per stringere le reti della repressione e soffocarci qualunque dissenso, che il dissenso “pulito”, esplicitamente rivendicato, portato avanti nella legalità, non possa più essere efficace. Così come inizia a non essere più ignorabile l’inefficacia delle modalità di scontro di piazza diretto portate avanti negli ultimi mesi e anni in tutto il territorio. Pare dunque necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti, dell’autodifesa e del sabotaggio per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro. Per l’eradicazione di questo sistema di morte e sfruttamento, per la distruzione del controllo totalizzante che ci soffoca. Ingovernabili, non disobbedienti. Fuoco alle olimpiadi e a chi le produce. (A)
Barraux (Isère, Francia): sabotaggio di una cava di Vicat, complice della Lione-Torino
> Da sans nom, 25.10.25 [Ricevuto via e-mail il 25 ottobre 2025] Titolo: Un bagliore sotto il vano motore contro la linea Lione-Torino Rivendichiamo: Una notte d’autunno, un rogo: tre veicoli da cantiere sono stati incendiati nella cava di Barreaux, nell’Isère. La cava è di proprietà della Vicat béton, beneficiaria e complice della devastazione causata dai lavori della seconda linea della Lione-Torino. Gli obiettivi: * 1 vaglio a stella che seleziona gli inerti estratti dalla cava in base alla loro dimensione; * 2 bulldozer che spostano le macerie e livellano il terreno. Se pensate ancora che distruggere i nostri territori per questo progetto sia una buona idea, siete male informati. Se pensate che i tre veicoli che abbiamo bruciato siano sufficienti a fermare i lavori, vi sbagliate. Dovremo attaccare su tutti i fronti per far tremare TELT*. I vandali sono loro. Le cave sono luoghi poco sorvegliati e rappresentano un anello indispensabile per i lavori. Rallentare l’approvvigionamento significa rallentare i lavori. Accendiamo la scintilla sotto il vano motore. La fiamma si propaga rapidamente. -------------------------------------------------------------------------------- * Nota di Sansnom: TELT (Tunnel Euralpin Lyon Turin) è il promotore franco-italiano incaricato della costruzione e della gestione della futura linea TGV Lione-Torino (prevista per il 2033). Nel 2023, il consorzio industriale che si è aggiudicato l’appalto da 800 milioni di euro, relativo ai 23 milioni di tonnellate di roccia estratte dalla montagna, sul versante francese del tunnel del Moncenisio, è il seguente: Eurovia Alpes (filiale di Vinci), Carrières du Bassin Rhônalpin e Terélian (filiali di Vinci), SATM e Granulats Vicat (filiali di Vicat), Spie Batignolles e Gie Gmm 73.