Tag - Sabotaggi

Pesaro: ROMPERE IL GHIACCIO! Rivendicazione del sabotaggio della linea ferroviaria contro le Olimpiadi
> Riceviamo e pubblichiamo ROMPERE IL GHIACCIO All’alba del 7 febbraio è stata sabotata la linea ferroviaria nei pressi della stazione di Pesaro (PU, Marche). Quest’azione mira a rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo “spettacolo” delle Olimpiadi, in questo caso quelle invernali Milano Cortina 26. Tra i vari partner ufficiali di questi giochi ci sono aziende come Leonardo, Eni, Gruppo FS, che collaborano e speculano su guerre e devastazione della terra in nome del feroce progresso capitalista. Solidarietà combattiva con tutt* * lavorat* che si ribellano allo sfruttamento dei padroni, con i popoli in lotta per la liberazione della loro terra e con chi insorge contro questa società. Libertà per tutt* * ribelli in gabbia! https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/incendio-stazione-treni-ritardo-cxocq3d5 https://www.corriereadriatico.it/pesaro/pesaro_incendio_cabina_scambio_binari_ferrovie_gravi_azioni_sabotaggio-9345706.html
Chi sabota è nemico dell’italia
> Da Sottobosko, 9.2.26 Queste Olimpiadi non potevano iniziare in maniera migliore. La mattina del 7 febbraio, giorno della cerimonia inaugurale dei Giochi della Vergogna di Milano-Cortina 2026, ben tre sono state le linee ferroviare sabotate e bloccate fino al pomeriggio. Intorno alle 6 sono stati piazzati due ordigni incendiari rudimentali accanto ai binari della linea ordinaria di Castel Maggiore, uno in direzione nord e uno in direzione sud. L’obiettivo erano i cavi per il rilevamento della velocità: uno dei due ordigni, quello verso nord, si è azionato verso le 8 danneggiando i cavi, mentre il secondo, quello in direzione Ancona, è rimasto inesploso. Una cabina elettrica verso Pesaro, invece, ha preso fuoco interrompendo i treni da e verso le Marche. Due anni fa, una serie di attacchi simili per modalità e contesto erano stati lanciati contro 5 diverse infrastrutture della rete LGV intorno a parigi, causando la cancellazione di un quarto dei treni ed enormi disagi dal 26 al 28 luglio, giorni di inaugurazione delle olimpiadi di parigi. Anche per via della militarizzazione completa della città, in quell’occasione le contestazioni dirette si erano limitate ad azioni di disobbedenza civile e non violente. Pochi giorni dopo usciva questa rivendicazione: “Rivendicazione del sabotaggio delle linee TGV qualche ora prima della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi 2024 E questa la chiamano una festa? Noi ci vediamo una celebrazione del nazionalismo, una gigantesca messa in scena dell’assoggettamento dei popoli da parte degli Stati. Sotto a una maschera ludica e conviviale, i Giochi Olimpici offrono un campo di sperimentazione per la gestione poliziesca delle folle e il controllo generalizzato dei nostri spostamenti.  Come tutti i grandi eventi sportivi, sono anche ogni volta l’occasione per fare culto dei valori su cui si fonda il mondo del potere e del denaro, della concorrenza generalizzata, della performatività a ogni costo, del sacrificio per l’integrità e la gloria nazionale.  L’appagamento di identificarsi in una comunità immaginaria e sostenere il proprio supposto campo di appartenenza non è meno nefasta dell’incitazione permanente a vedere la propria salvezza nella buona salute della propria economia nazionale e nella potenza del proprio esercito nazionale.” Nei mesi precedenti le olimpiadi di Parigi 2024 furono approvati due pacchetti di leggi, la “Loi sécurité globale” e la “loi olympique”, quest’ultima che autorizzava la sperimentazione di algoritmi per il riconoscimento facciale per tutta la durata delle olimpiadi. Come in francia, anche nella penisola abbiamo visto promulgare il 5 febbraio di quest’anno, 2 giorni prima della cerimonia di inaugurazione delle olimpiadi, un nuovo pacchetto sicurezza che tra le altre cose consolida l’uso delle zone rosse come strumento di esclusione sociale, autorizza il trattenimento (già abitualmente praticato) per 12 ore da parte delle forze dell’ordine di individux “pericolosx” in concomitanza di manifestazioni pubbliche, introduce il carcere per l’elusione di un controllo di polizia e una pena pecuniaria fino a un massimo di 20000 euro per manifestazione non autorizzata (articolo 18 del TULPS, Regio decreto del 18 giugno 1931). Come a Parigi nel 2024, anche il 7 Febbraio a Milano le contestazioni dirette si sono limitate ad azioni di disobbedenza civile e non violente, fatta eccezione per i momenti finali del corteo lanciato da CIO (Comitato Insostenibili Olimpiadi). Milano in Movimento scrive in proposito:     “[…]abbiamo deciso di rilanciare la parola d’ordine dei grandi scioperi dello scorso autunno: blocchiamo tutto – nel nostro caso, la Tangenziale Est di Milano, al suo ingresso da piazzale Corvetto. Un imponente dispositivo di Polizia, che già negli scorsi giorni aveva paralizzato la città per fare posto ai fascisti dell’amministrazione Trump e alla delegazione dello Stato genocida di Israele, militarizzando i quartieri popolari di Corvetto e San Siro, ha risposto con lacrimogeni ad altezza d’uomo, cariche violente, idranti sulla folla. Il corteo è rimasto compatto e ha poi deciso di spostarsi insieme verso Brenta dove si è sciolto, per tornare al PalaUtopiadi (ex PalaSharp). 6 persone sono state fermate durante le cariche e poi rilasciate con denuncia a piede libero. Nel bilancio segnaliamo anche 2 fogli di via da Milano e 15 ferit* di cui 4 ospedalizzat*.” Dopo il corteo, Meloni e compagnia dichiarano in coro:     “Chi manifesta contro le olimpiadi è nemico dell’italia“. Che non ci si permetta assolutamente di mettere a critica lo spirito nazionalista, competitivo di questi “giochi” o il loro drenare quantità impressionanti di fondi pubblici mentre paesi interi crollano, in sicilia, al passaggio di un uragano. D’altronde non c’e nulla di più importante al momento. Non c’è miglior strumento di distrazione per uno stato odierno. Non c’è maschera migliore, in Italia oggi come altrove in passato; solo un esempio sono le Olimpiadi di Berlino del 1936, in piena dittatura nazista. Pare chiaro, quando i pacchetti sicurezza diventano occasioni praticamente semestrali per stringere le reti della repressione e soffocarci qualunque dissenso, che il dissenso “pulito”, esplicitamente rivendicato, portato avanti nella legalità, non possa più essere efficace. Così come inizia a non essere più ignorabile l’inefficacia delle modalità di scontro di piazza diretto portate avanti negli ultimi mesi e anni in tutto il territorio. Pare dunque necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti, dell’autodifesa e del sabotaggio per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro. Per l’eradicazione di questo sistema di morte e sfruttamento, per la distruzione del controllo totalizzante che ci soffoca. Ingovernabili, non disobbedienti. Fuoco alle olimpiadi e a chi le produce. (A)
Barraux (Isère, Francia): sabotaggio di una cava di Vicat, complice della Lione-Torino
> Da sans nom, 25.10.25 [Ricevuto via e-mail il 25 ottobre 2025] Titolo: Un bagliore sotto il vano motore contro la linea Lione-Torino Rivendichiamo: Una notte d’autunno, un rogo: tre veicoli da cantiere sono stati incendiati nella cava di Barreaux, nell’Isère. La cava è di proprietà della Vicat béton, beneficiaria e complice della devastazione causata dai lavori della seconda linea della Lione-Torino. Gli obiettivi: * 1 vaglio a stella che seleziona gli inerti estratti dalla cava in base alla loro dimensione; * 2 bulldozer che spostano le macerie e livellano il terreno. Se pensate ancora che distruggere i nostri territori per questo progetto sia una buona idea, siete male informati. Se pensate che i tre veicoli che abbiamo bruciato siano sufficienti a fermare i lavori, vi sbagliate. Dovremo attaccare su tutti i fronti per far tremare TELT*. I vandali sono loro. Le cave sono luoghi poco sorvegliati e rappresentano un anello indispensabile per i lavori. Rallentare l’approvvigionamento significa rallentare i lavori. Accendiamo la scintilla sotto il vano motore. La fiamma si propaga rapidamente. -------------------------------------------------------------------------------- * Nota di Sansnom: TELT (Tunnel Euralpin Lyon Turin) è il promotore franco-italiano incaricato della costruzione e della gestione della futura linea TGV Lione-Torino (prevista per il 2033). Nel 2023, il consorzio industriale che si è aggiudicato l’appalto da 800 milioni di euro, relativo ai 23 milioni di tonnellate di roccia estratte dalla montagna, sul versante francese del tunnel del Moncenisio, è il seguente: Eurovia Alpes (filiale di Vinci), Carrières du Bassin Rhônalpin e Terélian (filiali di Vinci), SATM e Granulats Vicat (filiali di Vicat), Spie Batignolles e Gie Gmm 73.
Vancouver (CANADA): Un sacco di soldi in fumo! incendio di tre macchine forestali vicino al lago Cowichan
> Da BC Counter Info, 8 Gennaio 2026 Sembra che qualcuno abbia voluto iniziare il nuovo anno con il botto! Il 2 gennaio, un enorme incendio di attrezzature sulla strada forestale Caycuse Main (a circa un’ora e 15 minuti da Lake Cowichan) ha distrutto tre macchine in un luogo e un’altra nelle vicinanze. L’azienda forestale ha stimato il danno in 500.000 dollari, dichiarandosi rattristata dal fatto che una somma così ingente sia andata in fumo. Le macchine stesse valgono milioni. La lunga storia delle lotte contro il disboscamento sull’isola di Vancouver ha sempre visto una forte presenza di sostenitori della disobbedienza civile non violenta. Proprio l’anno scorso, il governo provinciale ha segnalato casi di chiodatura di alberi nella zona. A soli 30 minuti dal luogo dell’incendio doloso si trova il Walbran Valley Blockade1, erede del Fairy Creek Blockade. Le autorità forestali hanno subito attribuito la responsabilità dei danni all’occupazione. Il portavoce ufficiale ha dichiarato che il regolamento del campo vieta esplicitamente la violenza e il danneggiamento o la distruzione di proprietà. Ha inoltre espresso il proprio sostegno a un’indagine completa e trasparente, affermando che il gruppo rimane impegnato a garantire una presenza pacifica, assumersi le proprie responsabilità e collaborare, e che continuerà ad agire in conformità con il proprio codice di condotta. Mentre l’incendio che ha distrutto le attrezzature il 2 gennaio ha bruciato con forza, sembra che il fuoco nei cuori di questi attivisti si sia spento molto tempo fa. Ancora una volta, assistiamo alla diffamazione di chi attacca direttamente il mondo dell’industrializzazione, liberandosi della mediazione e del processo politico, da parte di chi preferisce riprodurre il mondo così com’è. Gli attivisti e le ONG continueranno a condannare l’azione diretta quando questa disturba la rispettabilità delle loro campagne, a malapena definibili come campagne contro il disboscamento delle foreste secolari. Che si tratti di disboscamento di seconda, terza, quarta o vecchia generazione, tutto ciò fa parte della riproduzione di una società basata sul dominio. Mentre chi detiene il potere continua a profanare le foreste, i nostri rapporti e con noi stessi, alcuni individui hanno preso in mano la situazione, distruggendo ciò che ci distrugge. – Unsung 1. Il Walbran Valley Blockade è una protesta ancora in corso contro il disboscamento delle foreste secolari nella parte meridionale dell’isola di Vancouver, nella Columbia Britannica, in Canada. A partire dalla fine di Agosto 2025, i manifestanti hanno allestito un accampamento che blocca una strada forestale per impedire il taglio di porzioni de foresta vergine. ↩︎
Atene (Grecia): Sabotare l’«ordine e la sicurezza» imposti dallo Stato e dalle autorità universitarie attraverso la ristrutturazione dell’istruzione
> Da Actforfreedomnow!, 3 Febbraio 2026 Attualmente, il sistema educativo sta subendo una ristrutturazione, con lo Stato e le autorità universitarie alla ricerca di vari modi per reprimere l’azione sociale e politica all’interno delle università, con l’obiettivo di consegnarle agli interessi delle imprese. Misure disciplinari, orari di apertura, presenza di polizia e guardie di sicurezza, nonché mezzi tecnici di sorveglianza, contribuiscono a creare un quadro di stigmatizzazione degli studenti e dei cittadini, considerati potenziali obiettivi della vendetta dello Stato e dell’università. La situazione socio-politica è tale che, nell’interesse del potere dominante e dei padroni, la riforma dell’istruzione deve essere attuata. La divulgazione pubblica di scandali successivi che coinvolgono lo sperpero di denaro pubblico, i crimini di Stato alle frontiere e sui treni, l’uccisione incessante di lavoratori da parte dei padroni nei campi di schiavitù del profitto, ma anche la collusione delle università greche con lo Stato sionista che sta commettendo un genocidio contro i palestinesi, costituisce un contesto che richiede un necessario rafforzamento della repressione preventiva da parte dei governanti. Di conseguenza, le università, in quanto luoghi centrali di politicizzazione e dissenso, sono al centro di un feroce attacco, con l’ovvio obiettivo di impedire agli studenti, la parte più attiva della società, di agire attraverso l’istituzione di vari metodi di controinsurrezione. Uno di questi metodi è stato l’installazione di telecamere di sorveglianza all’interno e all’esterno del complesso del Politecnico. Tale sorveglianza non era rivolta esclusivamente agli studenti, ma anche ai residenti del quartiere di Exarcheia, dal momento che le telecamere sono state installate sulle vie Bouboulinas, Stournari e Patission. In questo caso, l’obiettivo era senza dubbio quello di espandere, ampliare e, in ultima analisi, integrare le forze repressive – sia fisse che mobili – nel quartiere, al fine di garantire l’attuazione dei piani di turistificazione e gentrificazione di Exarchia. Comprendendo la necessità di contrastare questi piani in termini pratici, ma anche considerando il simbolismo dell’anniversario della rivolta del Politecnico, abbiamo deciso di agire contro le telecamere di sorveglianza. In qualità di attivisti, e in un momento in cui il complesso di Patission era pieno di vita, le telecamere di sorveglianza non potevano rimanere intatte. Man mano che salivamo, le telecamere venivano abbattute. Per raggiungere la libertà, non basta guardare in alto, ma bisogna anche agire. Dobbiamo arrampicarci, usando la giustizia come scala e abbattendo le leggi dell'”ordine e della sicurezza”, in modo che possano cadere dritte sulla testa dei governanti che si associano a tutti gli oppressori alle nostre spalle. Dopo tutto, la giustizia è dalla parte degli insorti, non degli infami e dei conformisti. Esprimiamo la nostra solidarietà a chi lotta contro il capitale, lo Stato e l’autorità universitaria. P.S. Accogliamo con favore azioni simili intraprese da altri individui che rendono il Politecnico uno spazio libero dalle telecamere di sorveglianza. Sabotatori dei piani dell’università e dello Stato per “l’ordine e la sicurezza”
Montreal (Canada): Tirale giù! CAMOVER 2026
> Da MTL Counter-Info, Gennaio 2026 Quest’inverno, le diverse squadre si sono riunite per dare il via a una nuova stagione di Camover. Alcune di loro hanno deciso di filmare alcuni dei loro successi. L’SPVM1 ha implementato un software di sorveglianza basato sull’intelligenza artificiale che integra migliaia di telecamere, sia pubbliche che private. All’attacco delle infrastrutture della tecno-distopia! Meno occhi indiscreti, più circuiti morti sull’asfalto. 2° round: da San Valentino al 15 marzo. *Pensateci sempre bene prima di filmarvi durante un’azione. 1. NDT: Service de Police de la Ville de Montreal, polizia della città di Montreal ↩︎
Vernon (BC, CANADA): Incendio di mezzi al concessionario KIA
> Da BC counter info, Gennaio 2026 Poco dopo le due del mattino del giorno di Natale, ha svegliato i residenti di Vernon, nella Columbia Britannica, si sono svegliati confusi a causa del rumore di alcune esplosioni . Forse era Babbo Natale rimasto incastrato nel camino? O forse stava cercando di rimettere in moto la sua slitta? I sospetti sono stati confermati dopo una rapida occhiata fuori dalla finestra: il rumore aveva in effetti un che di festoso. Un denso fumo si alzava dal concessionario Kia di Vernon, dove un grande incendio stava devastando i veicoli parcheggiati. L’esplosione dei pneumatici o dei serbatoi di carburante deve aver causato il boato iniziale. Quando i vigili del fuoco hanno domato le fiamme, sette auto erano completamente bruciate e altre due avevano riportato ingenti danni. L’incendio è considerato sospetto e viene indagato come doloso. -Unsung