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CHIAMATA PER UNA SETTIMANA DI AZIONI IN SOLIDARIETÀ (24-31 MARZO) CON X PRIGIONIERX DEL CASO DI AMPELOKIPI ED IN MEMORIA DEL COMBATTENTE ANARCHICO KIRIAKOS XIMITIRIS
> Da Act for freedom now!, 16.03.26 Nei giorni che precedono l’inizio del processo, previsto per il 1° aprile presso la Corte d’Appello di Atene, invitiamo x compagnx di tutto il mondo a partecipare, per lottare collettivamente per i nostri compagni Marianna Manoura, Dimitra Zarafeta, Dimitris, Nikos Romanos e per il rilascio di A.K., nonché per difendere la memoria del nostro compagno Kyriakos Xymitiris. Il nostro sostegno e la nostra solidarietà non sono negoziabili e nella battaglia che stanno affrontando – questa volta in tribunale – saremo al loro fianco. Manifestazione di solidarietà venerdì 27/3, ore 19:00 in Piazza Syntagma (Atene, Grecia) Manifestazione di solidarietà (inizio del processo) mercoledì 1/4, ore 8:30, Corte d’Appello di Atene LIBERTÀ PER X COMPAGNX MARIANNA MANOURA, DIMITRA ZARAFETA, DIMITRIS, NIKOS ROMANOS AND A.K. KYRIAKOS XIMITIRIS SEMPRE PRESENTE GLI STATI GLI UNICI TERRORISTI Assemblea solidale con x prigionieri, x latitantx e x combattentx perseguitatx synelallil@riseup.net
[Grecia] Solidarietà internazionale per il “caso Ampelokipoi”
> Da Act for freedom now!, 01.03.26 Compagni, vi scriviamo per informarvi degli ultimi sviluppi relativi all’incombente processo dei compagni incarcerati nel caso Ampelokipoi e per condividere con voi le nostre riflessioni sull’organizzazione di giornate internazionali di solidarietà e azione. Il processo dovrebbe iniziare nel prossimo futuro, a quasi un anno e mezzo di distanza dall’esplosione in Arkadias Street, il 31/10/24, che ha avuto la tragica conseguenza della perdita del nostro amato compagno Kyriakos Xymitiris, nonché l’incarcerazione delle compagne Marianna e Dimitra, dei compagni Dimitris e Nikos e di A.K. Riteniamo che la mobilitazione del movimento a sostegno dei compagni, sia dal punto di vista politico che morale, sia fondamentale in questo periodo. Con l’avvicinarsi della data di inizio del processo, vorremmo proporre di indire una Settimana Internazionale di Azioni in solidarietà con i compagni incarcerati e in memoria del guerrigliero armato Kyriakos, nella settimana immediatamente precedente la prima udienza. Poiché non conosciamo ancora le date esatte, l’obiettivo di questa e-mail è fornire un primo aggiornamento, in modo che i gruppi e gli individui, sia a livello locale che internazionale, possano iniziare a discutere e a prepararsi in vista dell’evento, garantendo un certo livello di preparazione. Vi contatteremo nuovamente non appena le date saranno confermate e avremo ulteriori dettagli. Infine, come assemblea, da tempo stiamo organizzando delle azioni nell’ambito di una campagna sul caso, il cui filo conduttore è: “Chi sta mettendo a rischio le nostre vite?” Di certo non chi lotta”. Vi inviamo queste informazioni affinché ne siate informati e, nel caso foste interessati, potrete utilizzarle come contenuto per future azioni di solidarietà. Saremo lieti di conoscere anche la vostra opinione. In solidarietà, L’assemblea in solidarietà ai combattenti incarcerati, latitanti e sotto processo. Contatto mail: synelallil [at] riseup.net
Messaggio al movimento per il clima
> Da switch off!, 30.09.25 Nel corso dell’ultimo decennio, sia in Europa che altrove, una nuova generazione di attivisti/e ha portato il movimento per il clima alla ribalta. Gruppi come Extinction Rebellion, Fridays for Future e Ende Gelände [in Germania] sono riusciti a emergere dall’ombra, convincendo milioni di persone a impegnarsi nella difesa del pianeta. Non molto tempo fa, in pochi erano consapevoli del rischio di una catastrofe climatica, mentre oggi è vero esattamente il contrario. Non ho alcuna intenzione di sminuire questi risultati. Ciò su cui voglio richiamare l’attenzione, tuttavia, è che l’attivismo climatico ha avuto un impatto minimo o nullo su ciò che è davvero importante: ridurre effettivamente la quantità di carbonio emessa dagli esseri umani in tutto il pianeta. Queste emissioni continuano ad aumentare ogni anno, così come le temperature medie globali, le catastrofi meteorologiche e i tassi di estinzione delle specie. Ottenere il riconoscimento da parte della società non è bastato. In tutti i suoi obiettivi fondamentali, il movimento per il clima è un fallimento. Ho un’ipotesi sul perché ciò accada. Il movimento per il clima rimane bloccato nell’idea che chi detiene il potere debba essere convinto ad apportare i cambiamenti necessari. Nonostante utilizzi un’estetica che richiama l’azione diretta, la maggior parte dell’attivismo climatico si concentra sull’ottenere l’attenzione dei media (compresi i social media mainstream, che sono un’estensione del potere capitalista tanto quanto la televisione o i giornali) per ottenere il riconoscimento sociale e, in ultima analisi, fare pressione sui politici. Tuttavia, l’élite politica non sarà mai in grado di risolvere questa crisi, perché il sistema che le conferisce il potere è lo stesso sistema che prospera letteralmente sulla distruzione del pianeta. Quella che chiamiamo “economia” è una megamacchina fuori controllo che considera qualsiasi cosa non sia un’espansione illimitata (un processo che comporta la devastazione ecologica) come un disastro. Indipendentemente dal loro colore politico o dalle promesse che fanno, tutti i politici e le aziende giurano fedeltà alla logica retrograda di questo mostro che divora il mondo. Alcuni potrebbero obiettare che alcuni elementi del movimento per il clima sfuggono a questa considerazione. Contrariamente a Extinction Rebellion e Fridays for Future, i gruppi anticapitalisti come Ende Gelände non avanzano richieste esplicite ai politici, ma si concentrano piuttosto sull’interruzione diretta delle infrastrutture critiche. Tuttavia, non si può supporre che occupare pacificamente una miniera di carbone (o le sue arterie) per alcune ore sia un modo realistico per chiuderla definitivamente: è solo un altro modo per attirare l’attenzione dei media. Tali azioni non hanno senso, a meno che non si speri, consapevolmente o meno, che possano convincere i politici a intervenire e riformare l’economia per noi. Altre organizzazioni di massa, come Soulèvements de la Terre [in Francia], potrebbero sembrare un miglioramento, dato che privilegiano il sabotaggio delle infrastrutture ecocide e, in questo senso, incoraggiano qualcosa di simile all’azione diretta, sebbene diretta da un’avanguardia segreta. Tuttavia, anche in questo caso, potrebbe trattarsi solo di un modo più seducente per attirare l’attenzione dei media: tali attacchi, infatti, sarebbero molto più efficaci se compiuti da piccoli gruppi autonomi che colpiscono protetti dall’oscurità, soprattutto laddove le autorità non se lo aspettano. In breve, la maggior parte dell’attivismo climatico si concentra sulla richiesta di aiuto a un sistema intrinsecamente incapace di rispondere. Questo diffonde un’etica di disempowerment e infantilizzazione, implicando che le persone comuni siano incapaci di affrontare la crisi climatica da sole. In realtà, però, è proprio il contrario. Saremo tutti ridotti in cenere prima che i governi facciano ciò che è necessario. Spetta quindi a ribelli non specializzati e dedicati iniziare a risolvere direttamente la crisi. Come potrebbe essere? Attuando quanto prima i cambiamenti necessari che chi detiene il potere non prenderà mai seriamente in considerazione. Con questo intendo chiudere centrali elettriche, aeroporti, autostrade e fabbriche, organizzando al contempo mezzi di sostentamento decentralizzati (e quindi ecologici) che non prevedano l’uso di tali strutture. Questa proposta comporterebbe senza dubbio una diffusa escalation nella strategia.  Tuttavia, data la gravità della situazione e il fatto che i metodi attuali si sono rivelati insufficienti, ritengo che sia giunto il momento di prendere in considerazione una revisione radicale del nostro approccio. L’ispirazione è già a portata di mano. Ad esempio, la campagna Switch Off! (avviata in Germania nel 2022 e da allora diffusa oltre i confini europei) abbandona l’idea di riformare il capitalismo, concentrandosi invece sul rendere direttamente inutilizzabile l’infrastruttura responsabile della distruzione del pianeta [1]. Casi di sabotaggio di questo tipo si stanno diffondendo, sia che siano associati allo slogan in questione, ad altri slogan o che non siano rivendicati affatto. Per citare solo alcuni esempi: nel settembre 2023, la rete ferroviaria fuori Amburgo è stata sabotata in più punti, causando gravi disagi a uno dei più grandi porti d’Europa [2]; nel marzo 2024, un incendio doloso alla rete elettrica nei pressi di Berlino ha provocato la chiusura della Gigafactory di Tesla per diversi giorni [3]; nel maggio 2025, un doppio incendio doloso a una centrale elettrica e a un traliccio dell’alta tensione ha causato un blackout in una parte consistente della Francia, lasciando senza elettricità un aeroporto, diverse fabbriche e il festival di Cannes [4]. Si potrebbe anche ricordare che l’aeroporto di Londra Gatwick è stato chiuso per diversi giorni nel 2018, secondo quanto riferito (e per motivi sconosciuti), perché un drone è stato fatto volare sopra le piste. Nonostante i massicci sforzi della polizia, i responsabili di questa azione facilmente riproducibile non sono mai stati trovati, né sono stati effettuati arresti per nessuna delle altre azioni menzionate.  Al contrario, le tattiche convenzionali degli attivisti per il clima (come l’uso di lucchetti, treppiedi e supercolla) danno per scontato l’arresto, sacrificando i nostri compagni ai tribunali, al carcere e alla sorveglianza continua. Si tratta di un costo elevato per azioni che, oltre a favorire un atteggiamento di sottomissione nei confronti delle autorità, hanno un impatto minimo o nullo sulla capacità operativa delle industrie che stanno distruggendo il clima. Per affrontare un problema di portata così vasta come il cambiamento climatico, tuttavia, gli attacchi alle infrastrutture ecocide devono diventare ancora più ambiziosi. Ciò potrebbe significare passare dall’attenzione rivolta a industrie specifiche a quella rivolta invece alla civiltà industriale nel suo complesso. Bisogna colpire i centri di produzione, estrazione e ricerca, così come la rete elettrica che li collega, ovvero la rete stessa che dà al sistema di distruzione il suo potere (in entrambi i sensi del termine [cioè power anche nel senso di energia, NdT]). Una visione così audace potrà sembrare fuori luogo a molti/e. Ma troppo spesso ci si dimentica che il cambiamento climatico e la civiltà industriale sono in realtà lo stesso problema. Il degrado climatico causato dall’uomo non è un fenomeno antico, ma risale solo all’inizio dell’industrializzazione. Da circa 150 anni, la vita umana è sempre più incentrata sull’uso di macchinari che convertono i combustibili fossili in energia, emettendo anidride carbonica.  In altre parole, la cultura umana è stata costretta a dipendere da un’infrastruttura in continua espansione che non può funzionare senza avvelenare il clima. La rivoluzione industriale è iniziata solo poche generazioni fa, eppure le sue conseguenze hanno già indotto molti/e a mettere in dubbio la possibilità che la vita stessa possa sopravvivere oltre questo secolo. Non potrebbe esserci un atto d’accusa più severo nei confronti di questo cambiamento tecnologico relativamente recente. Alcuni risponderanno naturalmente che la civiltà industriale non è intrinsecamente distruttiva per la Terra e che è già in fase di riforma. Ci riferiamo alla cosiddetta “transizione verde”, proclamata da tutto lo spettro politico come la soluzione alla crisi climatica. Tuttavia, è un errore comune pensare che l’energia eolica, solare o idroelettrica possa rappresentare una vera alternativa ai metodi convenzionali: in realtà, queste fonti vengono sfruttate in aggiunta ai combustibili fossili, che attualmente vengono bruciati in quantità maggiori che mai. Pensare che l’economia capitalista rinuncerebbe mai alle riserve di carbone, gas o petrolio nel sottosuolo è un fraintendimento della logica fondamentale di un sistema basato sulla crescita illimitata. La conseguenza degli investimenti record nelle tecnologie verdi è stata, quindi, solo quella di far aumentare il consumo energetico globale a livelli senza precedenti. Inoltre, la ristrutturazione economica in corso non prevede una transizione e, anzi, è tutt’altro che verde. In primo luogo, i combustibili fossili sono fonti di energia altamente dense che né l’energia solare, né quella eolica né quella idrica riescono a eguagliare. Ne consegue che, se si vogliono mantenere gli attuali livelli di consumo, le “energie rinnovabili” devono occupare aree di terreno molto più estese di quelle già destinate alla produzione di energia. In secondo luogo, le tecnologie chiave di tale ristrutturazione dipendono fortemente dall’estrazione di minerali, in particolare attraverso l’attività mineraria. Ad esempio, il nichel e i minerali delle terre rare sono necessari per la costruzione di pannelli solari e turbine eoliche, mentre il litio e il cobalto sono componenti fondamentali delle loro batterie, così come di quelle delle auto elettriche, delle e-bike e degli smartphone. In nome dell’ecologia, l’economia capitalista sta quindi saccheggiando ogni angolo del globo alla ricerca di risorse redditizie, causando devastazioni ecologiche, lavoro forzato e conflitti geopolitici. Anche le profondità inesplorate degli oceani sono destinate a essere saccheggiate; il passo successivo sarà rappresentato dagli asteroidi e da altri pianeti. In sintesi, quindi, la soluzione tecnologica alla catastrofe climatica, pubblicizzata come tale, non è altro che una grande menzogna che nasconde l’ulteriore espansione della megamacchina. Oggi, quasi tutti/e concordano sul fatto che gli esseri umani stanno distruggendo la biosfera e, allo stesso tempo, si stanno suicidando. Tuttavia, sono in pochi/e a comprendere la crisi per quello che è realmente, ovvero il risultato di uno sviluppo tecnologico sfrenato. Non si tratta di un problema che può essere risolto votando, presentando petizioni, protestando, boicottando o investendo. L’unica risposta realistica alla crisi climatica è attaccare la civiltà industriale. Non mi aspetto che questa proposta riceva grande popolarità, dopotutto garantirebbe di destabilizzare l’unico mondo che quasi tutti hanno sempre conosciuto. Tuttavia, potremmo doverci rassegnare all’idea che molti, se non la maggior parte, degli esseri umani insisteranno per sempre nel mantenere in funzione le proprie auto, i propri frigoriferi e i propri smartphone, anche a costo di rinunciare all’aria che respiriamo. Spetta quindi a chi ha altre priorità agire con coraggio e senza compromessi.
[Atene, Grecia] Rivendicazione dell’attacco coordinato ad Ano Patissia
> Da Dark Nights, 16.2.26 La routine quotidiana di condizioni di lavoro medievali, l’umiliazione di classe, lo sterminio del proletariato, l’impunità dei datori di lavoro, il terrorismo, le misure di austerity che strangolano la base sociale, la tortura nelle stazioni di polizia infernali, le centinaia di omicidi ai confini della Fortezza Europa, la miseria nei centri di detenzione, la sorveglianza panottica permanente e la mappatura di ogni movimento, l’intensificazione della repressione e dell’arsenale legale dello Stato richiedono un’intensificazione della resistenza sociale e la rottura dell’onnipotenza dello Stato attraverso la diffusione di azioni aggressive e polimorfiche di violenza sociale dirette contro questo sistema insaziabile che annienta la vita umana e ci tratta come esseri sacrificabili, come numeri. Ancor più quando questa routine quotidiana è macchiata dal sangue delle persone della nostra classe, con omicidi capitalisti-statali commessi in nome del profitto e dell’avidità. Recentemente, abbiamo assistito all’omicidio di massa di cinque lavoratrici alla “Violanta” di Trikala, sepolte vive sotto tonnellate di macerie a causa di un’esplosione provocata da una fuga di propano, e all’omicidio di 15 migranti da parte della polizia portuale al largo della costa di Chios, durante un violento respingimento. Allo stesso modo, il guerrigliero urbano anarchico Kyriakos Xymitiris, ucciso prematuramente mentre maneggiava esplosivi in un appartamento in via Arkadias ad Ambelokipi il 31 ottobre 2024, scelse di armarsi per combattere «questo mondo marcio che si nutre della propria carne» e di dedicarsi interamente alla lotta rivoluzionaria contro l’autocompiacimento e il compromesso, con determinazione d’acciaio, umiltà e ottimismo. Noi, a nostra volta, la sera di domenica 1° febbraio, abbiamo compiuto un attacco contro obiettivi in via Patission ad Ano Patissia, colpendo e causando danni materiali alle vetrine e ai bancomat di tre banche (Eurobank, Alpha Bank e Optima Bank), nonché a una vetrina della Nova Bank. Dedichiamo questa azione al nostro compagno Kyriakos Xymitiris e ai nostri compagni perseguitati nel caso Ambelokipi, che sono imprigionati da 15 mesi. La nostra è una chiamata alla diffusione e alla moltiplicazione degli attacchi in vista dell’imminente processo per il caso. P.S. Esprimiamo la nostra solidarietà e forza ai compagni di Salonicco, recentemente oggetto di una crescente repressione da parte dello Stato e dell’arbitrarietà della polizia. L’ultimo esempio è il numero senza precedenti di arresti (oltre 300) durante un concerto all’Università Aristotele di Salonicco, a seguito di attacchi alle forze dell’ordine avvenuti all’esterno della sede. LIBERTÀ PER I COMPAGNI DEL CASO AMBELOKIPI KYRIAKOS XYMITIRIS SEMPRE PRESENTE Fonte: athens indymedia
[Vosges, Francia] Azione diretta contro il capo ingegnere dell’ANDRA, Emmanuel Hance
> Da Indymedia Lilles, 11.2.26 L’inverno è la stagione della contemplazione, dei momenti conviviali trascorsi insieme, ma anche della riflessione e dei ricordi. Vi è mai capitato? Siete seduti con i vostri amici, vi raccontate vecchie storie e all’improvviso vi chiedete: “Che fine ha fatto…?” A noi è successo, ed è così che è iniziata questa piccola favola invernale. Ci siamo chiesti che fine avesse fatto Emmanuel Hance. Emmanuel CHI, vi chiederete? Allora non siete originari del sud della Mosa! Qui tutti i bambini sanno chi è e, quando non riescono a dormire, guardano sotto il letto per vedere se non si nasconde lì. Odiato e temuto dalla popolazione, Hance è la caricatura perfetta di un mafioso del nucleare: responsabile di tutte le questioni territoriali al di fuori del laboratorio, espropria gli agricoltori dei dintorni del piccolo villaggio di Bure con minacce e regali avvelenati. E non si nasconde dietro la sua scrivania per farlo. Hance ama mettersi in gioco: a Saudron, per esempio, un agricoltore è stato colto da un infarto dopo una delle sue famose visite a domicilio; nel bosco di Juc, ha spruzzato della benzina sui partecipanti a un sit-in pacifico, ferendone uno con un bulldozer. Persino il giudice incaricato delle espropriazioni fondiarie ha chiesto all’ANDRA di non inviare più Hance come rappresentante durante le visite in loco, perché le sue intimidazioni “avvelenano il clima delle trattative”. Ormai da più di un anno, il vecchio cane da guardia dell’ANDRA è scomparso improvvisamente dalla scena, il che ci porta a chiederci: che fine ha fatto Emmanuel Hance? Forse ha portato a termine la missione della sua vita con la fine della procedura di espropriazione del 2024/25 e si è goduto un meritato pensionamento? L’età potrebbe essere la ragione. Oppure è stata quella sera d’inverno, due anni fa, in cui è stato ricoperto di farina al municipio di Mandres-en-Barrois a screditarlo per sempre? Chi ha bisogno di un seminatore di paura che non fa più paura? Insomma, non lo sappiamo. Non è che la sua assenza ci manchi particolarmente, ma non vogliamo nemmeno dimenticarlo completamente, visto il male che ha fatto. Perché una favola di Natale con un cattivo senza un lieto fine non è una vera favola. È ciò che hanno pensato alcuni gufi e civette, che sono volati via alla ricerca del perfido malvagio per infliggergli una punizione, anche se tardiva. Non lo trovarono né nella Mosa né nell’Alta Marna, dove imperversava da anni seminando il terrore e preparando il terreno in cui i rifiuti tossici sarebbero stati sepolti per sempre, ma ai margini di queste regioni, nei Vosgi. Al riparo da sguardi indiscreti, si nascondeva dietro una siepe ben potata e sorvegliata da ogni sorta di strumenti tecnici. I gufi dissero: «Hai servito il tuo padrone fedelmente e onestamente per molti anni, ma hai approfittato e abusato dei tuoi privilegi, vendendo il tuo territorio natale per seppellirvi i rifiuti del mondo moderno! Ora riceverai la tua ricompensa». Restiamo fedeli alla verità. In realtà, i gufi non dissero nulla di tutto ciò, perché quando arrivarono era già notte fonda e la casa era immersa nell’oscurità. Probabilmente, le cose sono andate così: Manu era andato a letto presto, nonostante fosse un giorno molto speciale per lui. Avrebbe tanto voluto festeggiare con tutti i suoi amici, ma non ne aveva. Era il prezzo da pagare, perché la paura rende soli e la paura degli altri era proprio il suo mestiere. Ed era proprio questo l’argomento del giorno. Oggi, esattamente nove anni fa, era riuscito a decuplicare il valore della sua azienda! All’epoca, nel bosco di Le Juc, aveva dato a quegli anarchici una lezione davanti alle telecamere. Quei hippy ingenui pensavano forse di poterlo screditare con quelle immagini, ma quel giorno Manu era diventato immortale, un cattivo. Un capolavoro! Così si sentiva, pieno di ammirazione per se stesso, quando tornò a casa quel giorno. Il resto del mondo non sapeva nulla di quel giorno speciale, che trascorse quindi come tutti gli altri. Svolse una serie di compiti, nessuno dei quali avrebbe reso il mondo un posto migliore, poi tornò a casa per riposarsi in vista del giorno successivo. Ma quella sera bisognava festeggiare, amici o no, si disse. Si mise le pantofole, si versò un bicchiere di buon cognac, indossò un cappello da festa che aveva comprato appositamente per l’occasione da un negozio di articoli per feste a Neufchâteau e si congratulò ancora una volta con se stesso per il suo colpo di genio. Poi mise a posto i raccoglitori contenenti la sua collezione di francobolli, come era solito fare ogni sera. Non trovando altro da fare, andò a dormire. È stata una bella festa, pensò Manu prima di sprofondare in un sonno profondo e soddisfacente. Ma all’improvviso… Ci allontaniamo nuovamente dalla verità perché così la storia è più bella. Le nostre ricerche hanno dimostrato che l’evento in questione deve essersi tenuto il 30 gennaio 2017, cosa che purtroppo non ci andava affatto bene dal punto di vista delle date. Abbiamo quindi posticipato la festa a una data successiva. Nella notte del 9 febbraio ci siamo introdotti nel giardino della sua imponente proprietà al numero 11 di rue de la Corvée Marnette a Liffol-le-Grand (Vosges) e abbiamo posizionato un ordigno esplosivo di tipo gazaki* accanto alla sua casetta da giardino, facendolo poi esplodere! Questa azione non ha messo in pericolo nessuno, nemmeno Manu l’orribile, la cui esistenza è moralmente corrotta. Anche i danni causati dovrebbero rimanere limitati. Avremmo preferito colpire il capanno adiacente alla casa principale per causare danni maggiori. Tuttavia, dopo lunghe discussioni, abbiamo deciso a malincuore di non farlo. Ci uniamo all’argomentazione del “Commando Fernando Perreira” riguardo all’invio di una cartuccia a Patrice Torres (direttore regionale dell’ANDRA) nel febbraio 2025. In sostanza: “Siate felici che, a differenza vostra, noi combattiamo dalla parte della vita!”. Anche se dobbiamo ammettere che, per un attimo, siamo stati tentati di fare un’eccezione per Manu. Proprio come nel capitolo dedicato all’abietto Hance, l’inverno sta volgendo al termine. Tuttavia, ci sono ancora molte pagine da riempire nel libro della lotta contro CIGEO e tutti voi potete contribuire in un modo o nell’altro. Anche se è ancora un po’ presto per dare il benvenuto alla primavera, vogliamo inserire esplicitamente la nostra azione nel contesto dell’appello “Per una primavera nera nel 2026”, che riteniamo meritevole di sostegno e di interesse anarchico, e che speriamo possa diffondersi. Commissione Informale per la Promozione delle Fiabe Invernali a Lieto Fine *Il gazaki è una bomba a bassa intensità, come quelle talvolta utilizzate nelle azioni dirette in Grecia. Si tratta di un dispositivo incendiario che provoca l’esplosione di una o più cartucce di gas. Nella maggior parte dei casi, riteniamo che l’uso di questa tecnica non sia il più appropriato: da un lato, l’esplosione può avere un effetto aleatorio sulla propagazione del fuoco; dall’altro, non è molto potente (immaginiamo comunque che lo fosse abbastanza per l’obiettivo scelto). Abbiamo comunque scelto questa tecnica per assicurarci che si svegliasse e non si perdesse il nostro spettacolo.
[Francia] Più caldo del nucleare – per una primavera nera nel 2026!
> Da Indymedia Lille, 25.01.26 Appello a un’offensiva militante contro CIGEO, il nucleare e il suo mondo di merda! Mentre il movimento antinucleare in Francia e nel mondo sembra aver superato da tempo il suo apice, la questione del nucleare torna oggi ad essere di cruciale attualità. Con gli attuali conflitti militari tra potenze atomiche pronte a premere il pulsante che riorganizzerebbe i rapporti di forza mondiali, con lo sviluppo del programma nucleare “civile” nazionale (rilancio del nucleare) o con la progressiva attuazione di un concetto totalmente irresponsabile di gestione dei rifiuti radioattivi, il futuro si fa sempre più cupo. Non vogliamo ripetere qui tutti gli argomenti che si oppongono all’uso di questa tecnologia di dominio sulle popolazioni e di distruzione totale dal punto di vista militare. Questi argomenti sono già stati ampiamente esposti e documentati in passato. Questo testo si concentra piuttosto sullo stato attuale del movimento di resistenza antinucleare in Francia e sulle possibili azioni da intraprendere, adottando un punto di vista anarchico. Il 2025 è stato un anno intenso e movimentato per la lotta antinucleare a Bure e non solo. Da un lato, le espropriazioni di massa da parte dell’ANDRA, che si è appropriata di terreni agricoli e dell’ex stazione ferroviaria di Luméville (uno dei luoghi di resistenza e organizzazione contro Cigéo), e l’avanzamento dei lavori preliminari all’interno e all’esterno del laboratorio; dall’altro, l’attuazione dell’occupazione della stazione ferroviaria, del campo di “settembre infinito” e della manifestazione determinata dello stesso mese. Anche altrove, a La Hague, sono scoppiate proteste visibili contro l’ampliamento dell’impianto di raffreddamento del combustibile esaurito, con lo slogan: “Né a La Hague, né a Bure, né altrove vogliamo essere delle discariche radioattive!”. Anche se la resistenza contro il programma nucleare civile e militare francese rimane relativamente debole rispetto alla portata del problema per le generazioni attuali e future, si può notare una certa dinamica positiva all’interno del movimento antinucleare nel suo complesso. Questa dinamica è assolutamente necessaria, perché in futuro il movimento, e con esso l’umanità intera, dovrà affrontare sfide considerevoli. Attualmente la stazione è ancora occupata, ma non si sa per quanto tempo ancora. Gli occupanti continuano a invitare a unirsi a loro e a sostenerli, in particolare con azioni di solidarietà (link), e hanno anche lanciato un appello in caso di tentativo di sgombero (link). Sosteniamo questi appelli e riteniamo opportuno preparare in anticipo un piano d’azione in caso di attacco alla stazione. Se l’occupazione dovesse proseguire con successo, cosa che naturalmente auguriamo agli occupanti, concentrarsi esclusivamente sulla situazione locale potrebbe tuttavia diventare problematico e limitante. Considerando in particolare lo stato di avanzamento dei lavori sul CIGEO, riteniamo che sarebbe controproducente adottare un atteggiamento attendista piuttosto che passare all’offensiva. Tuttavia, non vogliamo discutere questi approcci l’uno contro l’altro per determinare quale sia il “migliore”: l’offensiva legale ha dimostrato più volte la sua efficacia. Riteniamo che le pratiche di resistenza debbano completarsi e rafforzarsi a vicenda e, in questo spirito, va intesa la nostra proposta attuale. La nostra proposta concreta è la seguente: indipendentemente dall’evoluzione della situazione alla stazione, invitiamo a cogliere i mesi primaverili per lanciare un’ondata di azioni massicce contro i progetti in corso, i finanziatori e i complici dell’industria nucleare, in modo mirato, decentralizzato, sovversivo e autonomo. Desideriamo altresì invitare i gruppi impegnati nella lotta ecologista radicale a mettere maggiormente in risalto gli aspetti legati alla politica nucleare nei loro discorsi e a ancorarsi a una prospettiva combattiva e solidale con la resistenza a Bure e con il movimento antinucleare in generale. Chiediamo inoltre di collocare esplicitamente queste azioni e rivendicazioni nel contesto dell’appello “Per una primavera nera nel 2026”, al fine di creare una dinamica collettiva su base informale e autonoma e promuovere una posizione comune che ci rafforzi reciprocamente. È evidente che una campagna mirata specificamente a un’azienda che partecipa alla costruzione di CIGEO insieme all’ANDRA potrebbe generare una maggiore visibilità pubblica e causare maggiori danni economici o pressioni su di essa. Abbiamo comunque deciso di indire una “primavera nera” contro l’intero complesso nucleare. Da un lato, vogliamo rendere possibile la partecipazione di strutture autonome lontane da Bure; dall’altro, vogliamo contrastare una tendenza che consideriamo piuttosto riduttiva: limitare la critica al nucleare alle sue sfide locali o alla gestione dei rifiuti che produce. Siamo infatti convinti che il movimento antinucleare potrà vincere solo se riuscirà, più di quanto non faccia oggi, a mettere in evidenza gli stretti legami tra le politiche nucleari e le questioni urgenti della nostra epoca e a trarne le dovute conseguenze in termini di convergenza. Ciò vale non solo per le questioni sociali su scala mondiale, come il cambiamento climatico e l’esacerbazione di nuove ambizioni colonialiste dovuta alle risorse minerarie, ma anche per le questioni militari che portano agli attuali conflitti devastanti e a quelli che si temono per il futuro. Questo perché l’uso militare, la sfrenata sete di energia e risorse nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, dei big data e simili, così come il mito di una transizione apparentemente pulita di questo settore, sono i principali motori dell’attuale sviluppo del programma nucleare mondiale. Con questo appello, facciamo quindi deliberatamente riferimento alla campagna di grande successo “Accogli la primavera – brucia una Tesla” (link), che nella prima metà del 2025 non solo ha mobilitato contro la mobilità elettrica e la raccolta di dati da parte delle aziende, ma ha anche messo in evidenza i legami tra l’oligarchia tecnologica e il fascismo nascente. Con questo appello “Per una primavera nera nel 2026” vi invitiamo a seppellire definitivamente non i rifiuti radioattivi, ma il progetto CIGEO nei sotterranei della Mosa e, allo stesso tempo, a cercare di frenare ancora di più gli ingranaggi della macchina tecno-industriale dell’atomo e dei suoi operatori. Tuttavia, pensiamo che sia giunto il momento di essere onesti, il che significa anche ammettere la propria debolezza in caso di dubbio. L’azione diretta e il sabotaggio possono essere un modo per superare questa debolezza e andare avanti insieme. Tuttavia, ciò è possibile solo se comprendiamo l’opzione militante per quello che è: uno strumento strategico e non una professione di fede di un’identità politica radicale. Per questo motivo, è necessario verificare la fattibilità di tali strategie d’azione nella pratica. Iniziamo insieme questa ricerca: attendiamo con impazienza i vostri contributi! Potete strappare tutti i fiori, ma non potrete impedire alla primavera di arrivare! (Proverbio curdo)
Montreal (Canada): Tirale giù! CAMOVER 2026
> Da MTL Counter-Info, Gennaio 2026 Quest’inverno, le diverse squadre si sono riunite per dare il via a una nuova stagione di Camover. Alcune di loro hanno deciso di filmare alcuni dei loro successi. L’SPVM1 ha implementato un software di sorveglianza basato sull’intelligenza artificiale che integra migliaia di telecamere, sia pubbliche che private. All’attacco delle infrastrutture della tecno-distopia! Meno occhi indiscreti, più circuiti morti sull’asfalto. 2° round: da San Valentino al 15 marzo. *Pensateci sempre bene prima di filmarvi durante un’azione. 1. NDT: Service de Police de la Ville de Montreal, polizia della città di Montreal ↩︎