[Vosges, Francia] Azione diretta contro il capo ingegnere dell’ANDRA, Emmanuel Hance> Da Indymedia Lilles, 11.2.26
L’inverno è la stagione della contemplazione, dei momenti conviviali trascorsi
insieme, ma anche della riflessione e dei ricordi. Vi è mai capitato? Siete
seduti con i vostri amici, vi raccontate vecchie storie e all’improvviso vi
chiedete: “Che fine ha fatto…?” A noi è successo, ed è così che è iniziata
questa piccola favola invernale.
Ci siamo chiesti che fine avesse fatto Emmanuel Hance. Emmanuel CHI, vi
chiederete? Allora non siete originari del sud della Mosa! Qui tutti i bambini
sanno chi è e, quando non riescono a dormire, guardano sotto il letto per vedere
se non si nasconde lì. Odiato e temuto dalla popolazione, Hance è la caricatura
perfetta di un mafioso del nucleare: responsabile di tutte le questioni
territoriali al di fuori del laboratorio, espropria gli agricoltori dei dintorni
del piccolo villaggio di Bure con minacce e regali avvelenati.
E non si nasconde dietro la sua scrivania per farlo. Hance ama mettersi in
gioco: a Saudron, per esempio, un agricoltore è stato colto da un infarto dopo
una delle sue famose visite a domicilio; nel bosco di Juc, ha spruzzato della
benzina sui partecipanti a un sit-in pacifico, ferendone uno con un bulldozer.
Persino il giudice incaricato delle espropriazioni fondiarie ha chiesto
all’ANDRA di non inviare più Hance come rappresentante durante le visite in
loco, perché le sue intimidazioni “avvelenano il clima delle trattative”.
Ormai da più di un anno, il vecchio cane da guardia dell’ANDRA è scomparso
improvvisamente dalla scena, il che ci porta a chiederci: che fine ha fatto
Emmanuel Hance? Forse ha portato a termine la missione della sua vita con la
fine della procedura di espropriazione del 2024/25 e si è goduto un meritato
pensionamento? L’età potrebbe essere la ragione. Oppure è stata quella sera
d’inverno, due anni fa, in cui è stato ricoperto di farina al municipio di
Mandres-en-Barrois a screditarlo per sempre? Chi ha bisogno di un seminatore di
paura che non fa più paura? Insomma, non lo sappiamo.
Non è che la sua assenza ci manchi particolarmente, ma non vogliamo nemmeno
dimenticarlo completamente, visto il male che ha fatto.
Perché una favola di Natale con un cattivo senza un lieto fine non è una vera
favola. È ciò che hanno pensato alcuni gufi e civette, che sono volati via alla
ricerca del perfido malvagio per infliggergli una punizione, anche se tardiva.
Non lo trovarono né nella Mosa né nell’Alta Marna, dove imperversava da anni
seminando il terrore e preparando il terreno in cui i rifiuti tossici sarebbero
stati sepolti per sempre, ma ai margini di queste regioni, nei Vosgi. Al riparo
da sguardi indiscreti, si nascondeva dietro una siepe ben potata e sorvegliata
da ogni sorta di strumenti tecnici.
I gufi dissero: «Hai servito il tuo padrone fedelmente e onestamente per molti
anni, ma hai approfittato e abusato dei tuoi privilegi, vendendo il tuo
territorio natale per seppellirvi i rifiuti del mondo moderno! Ora riceverai la
tua ricompensa».
Restiamo fedeli alla verità. In realtà, i gufi non dissero nulla di tutto ciò,
perché quando arrivarono era già notte fonda e la casa era immersa
nell’oscurità. Probabilmente, le cose sono andate così: Manu era andato a letto
presto, nonostante fosse un giorno molto speciale per lui. Avrebbe tanto voluto
festeggiare con tutti i suoi amici, ma non ne aveva. Era il prezzo da pagare,
perché la paura rende soli e la paura degli altri era proprio il suo mestiere.
Ed era proprio questo l’argomento del giorno.
Oggi, esattamente nove anni fa, era riuscito a decuplicare il valore della sua
azienda! All’epoca, nel bosco di Le Juc, aveva dato a quegli anarchici una
lezione davanti alle telecamere. Quei hippy ingenui pensavano forse di poterlo
screditare con quelle immagini, ma quel giorno Manu era diventato immortale, un
cattivo. Un capolavoro!
Così si sentiva, pieno di ammirazione per se stesso, quando tornò a casa quel
giorno. Il resto del mondo non sapeva nulla di quel giorno speciale, che
trascorse quindi come tutti gli altri. Svolse una serie di compiti, nessuno dei
quali avrebbe reso il mondo un posto migliore, poi tornò a casa per riposarsi in
vista del giorno successivo. Ma quella sera bisognava festeggiare, amici o no,
si disse.
Si mise le pantofole, si versò un bicchiere di buon cognac, indossò un cappello
da festa che aveva comprato appositamente per l’occasione da un negozio di
articoli per feste a Neufchâteau e si congratulò ancora una volta con se stesso
per il suo colpo di genio. Poi mise a posto i raccoglitori contenenti la sua
collezione di francobolli, come era solito fare ogni sera. Non trovando altro da
fare, andò a dormire. È stata una bella festa, pensò Manu prima di sprofondare
in un sonno profondo e soddisfacente. Ma all’improvviso…
Ci allontaniamo nuovamente dalla verità perché così la storia è più bella. Le
nostre ricerche hanno dimostrato che l’evento in questione deve essersi tenuto
il 30 gennaio 2017, cosa che purtroppo non ci andava affatto bene dal punto di
vista delle date. Abbiamo quindi posticipato la festa a una data successiva.
Nella notte del 9 febbraio ci siamo introdotti nel giardino della sua imponente
proprietà al numero 11 di rue de la Corvée Marnette a Liffol-le-Grand (Vosges) e
abbiamo posizionato un ordigno esplosivo di tipo gazaki* accanto alla sua
casetta da giardino, facendolo poi esplodere!
Questa azione non ha messo in pericolo nessuno, nemmeno Manu l’orribile, la cui
esistenza è moralmente corrotta. Anche i danni causati dovrebbero rimanere
limitati. Avremmo preferito colpire il capanno adiacente alla casa principale
per causare danni maggiori. Tuttavia, dopo lunghe discussioni, abbiamo deciso a
malincuore di non farlo. Ci uniamo all’argomentazione del “Commando Fernando
Perreira” riguardo all’invio di una cartuccia a Patrice Torres (direttore
regionale dell’ANDRA) nel febbraio 2025.
In sostanza: “Siate felici che, a differenza vostra, noi combattiamo dalla parte
della vita!”. Anche se dobbiamo ammettere che, per un attimo, siamo stati
tentati di fare un’eccezione per Manu.
Proprio come nel capitolo dedicato all’abietto Hance, l’inverno sta volgendo al
termine. Tuttavia, ci sono ancora molte pagine da riempire nel libro della lotta
contro CIGEO e tutti voi potete contribuire in un modo o nell’altro. Anche se è
ancora un po’ presto per dare il benvenuto alla primavera, vogliamo inserire
esplicitamente la nostra azione nel contesto dell’appello “Per una primavera
nera nel 2026”, che riteniamo meritevole di sostegno e di interesse anarchico, e
che speriamo possa diffondersi.
Commissione Informale per la Promozione delle Fiabe Invernali a Lieto Fine
*Il gazaki è una bomba a bassa intensità, come quelle talvolta utilizzate nelle
azioni dirette in Grecia. Si tratta di un dispositivo incendiario che provoca
l’esplosione di una o più cartucce di gas. Nella maggior parte dei casi,
riteniamo che l’uso di questa tecnica non sia il più appropriato: da un lato,
l’esplosione può avere un effetto aleatorio sulla propagazione del fuoco;
dall’altro, non è molto potente (immaginiamo comunque che lo fosse abbastanza
per l’obiettivo scelto). Abbiamo comunque scelto questa tecnica per assicurarci
che si svegliasse e non si perdesse il nostro spettacolo.