Divario di genere e disuguaglianza territoriale nella diagnosi e cura delle malattie rare
Per la prima volta in Italia, le esperienze di 1.067 persone tra persone che
convivono con malattia rara e caregiver sono diventate evidenza nazionale. Il
Libro Bianco “Da Rara a Riconosciuta” racconta il percorso verso la diagnosi, i
tempi, gli ostacoli, il costo umano e sociale di un ritardo che cambia le vite.
Realizzato nell’ambito del Think Tank Women in Rare
(https://womeninrare.it/chi-siamo/), promosso da Alexion AstraZeneca Rare
Disease, insieme a UNIAMO, la Federazione Italiana Malattie Rare, con la
collaborazione di Fondazione Onda e il contributo dei partner tecnici CENSIS e
ALTEMS Advisory, il documento raccoglie i risultati di un’indagine nazionale che
ha coinvolto 1.067 persone tra persone con malattia rara e caregiver.
Non si tratta solo di nuovi dati. Il Libro Bianco offre per la prima volta uno
spaccato nazionale del percorso che va dai primi sintomi alla diagnosi: il tempo
in cui la malattia non ha ancora un nome, i sintomi faticano a essere
interpretati, le persone cercano risposte, specialisti e orientamento. Il Libro
certifica che per chi non riceve una diagnosi alla nascita, trascorrono in media
5,5 anni tra i primi sintomi e la diagnosi. Un tempo lungo, che si articola in
due fasi critiche: 2,5 anni in media tra la comparsa dei sintomi e la prima
visita, e altri 3 anni dalla prima visita alla diagnosi definitiva. Il percorso
è spesso ostacolato: il 66,2% delle persone segnala che il primo professionista
consultato ha avuto difficoltà a interpretare i sintomi, il 57,1% ha incontrato
difficoltà nel trovare lo specialista appropriato, il 76,9% ritiene che si
sarebbe potuto arrivare alla diagnosi prima. A questo si aggiunge una
disuguaglianza territoriale significativa: il 31,6% delle persone che convivono
con malattia rara si è spostato fuori regione per ottenere una diagnosi, una
quota che sale al 46% nel Sud e nelle Isole.
E una lettura per genere rende il quadro ancora più preciso. “L’indagine ha
anzitutto confermato, si legge nel Libro Bianco, l’esistenza di un significativo
divario di genere, sia tra coloro che convivono con una patologia rara, sia tra
i caregiver che li assistono. Sul versante delle persone con patologie rare la
differenza emersa tra uomo e donna è soprattutto nel tempo di accesso alla
diagnosi delle malattie rare, con un intervallo medio tra la manifestazione dei
sintomi e la formulazione della diagnosi corretta di 4 anni per gli uomini e di
6 anni per le donne. Non sarebbe corretto ricondurre a un’unica causa questa
diseguaglianza di genere, che è il prodotto di una pluralità di fattori, di
carattere sanitario e socioculturale. Alla luce dei risultati dell’indagine,
appare tuttavia evidente che le donne soffrano più degli uomini le conseguenze
della sottovalutazione e/o della errata valutazione dei sintomi, specialmente in
sede di prima visita: solo per citare un dato, che ci pare indicativo di questa
criticità, il 20% delle donne riferisce che il medico al quale si è rivolta per
la prima visita ha scambiato i sintomi per depressione o problemi psicologici,
mentre soltanto il 13% del campione maschile ha lamentato lo stesso problema.
Non sorprende quindi che, anche senza prendere in considerazione l’intero
percorso diagnostico e isolando il solo intervallo di tempo tra la prima visita
e la formulazione della diagnosi, permanga una diseguaglianza piuttosto marcata
nel tempo di accesso alla diagnosi tra uomini (2,6 anni) e donne (3,1 anni).”
Il ritardo diagnostico non rimane confinato alla sfera sanitaria. Tra le persone
che convivono con malattia rara, il 75,5% indica un impatto negativo sulla vita
affettiva e familiare, il 70,5% sul lavoro o sullo studio, il 65,8% sulla
situazione economica. Tra le persone occupate, l’82,6% delle donne dichiara di
essere andata al lavoro pur non stando bene, contro il 64,0% degli uomini. Il
55,4% delle persone che convivono con malattia rara riceve il supporto di un
caregiver, quasi sempre familiare. Anche qui il genere conta: può contare su un
caregiver l’81,8% degli uomini con malattia rara, mentre tra le donne il dato
scende al 46,3%. Quando sono le donne a svolgere il ruolo di caregiver, il costo
sociale e professionale cresce ulteriormente: il 37,2% ha lasciato il lavoro per
assistere una persona che convive con malattia rara, contro il 13,3% degli
uomini. Il 67,7% delle caregiver donne dichiara un impatto negativo sulla
propria salute.
Il Piano Nazionale Malattie Rare (PNMR) 2023-26 prevedeva l’obiettivo di
diminuire i tempi medi di diagnosi, ma i risultati dell’indagine hanno
confermato che l’insufficiente tempestività dell’invio al centro competente dopo
la prima visita è una criticità che ha rallentato il percorso diagnostico per
molte persone con malattie rare. Per più di un terzo del campione, la prima
visita ha rappresentato l’inizio di una vera e propria odissea diagnostica,
costellata di visite e accertamenti, perché il medico al quale si erano rivolti
non li ha presi in carico e non li ha guidati in questo percorso. “È lecito
domandarsi, si legge nel Libro Bianco, se il riordino della rete nazionale delle
malattie rare, programmato e finanziato nell’ambito dello stesso PNMR 2023-26,
possa costituire un fattore abilitante al miglioramento di questo stato di cose.
Il Piano ha difatti previsto una struttura articolata in centri regionali di
coordinamento, centri di riferimento e centri di eccellenza che partecipano allo
sviluppo delle reti di eccellenza europee”.
Qui il Libro Bianco Da Rara a Riconosciuta:
https://womeninrare.it/wp-content/uploads/2026/06/Women-in-Rare-libro-bianco-2026.pdf
Giovanni Caprio