Il grido di Sabir
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Foto Associazione Sabir
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Sabir è una comunità educativa impegnata nel territorio di Crotone che in questi
anni ha cercato con pazienza di tenere insieme anche proposte per accogliere
ragazzi migranti – molti dei quali arrivati dopo aver attraversato deserti,
torture, guerre e detenzioni in Turchia o Libia – tra supporto psicologico,
mediazione culturale, continuità scolastica, formazione professionale, attività
sportive, percorsi di affido familiare e affido culturale. Si tratta di proposte
che vanno molto al di là della prassi ordinaria dell’accoglienza disegnata dai
governi. È il frutto di uno sforzo educativo enorme e fortemente radicato nel
territorio che ha permesso di creare relazioni di fiducia e corresponsabilità
sociale, rompendo di fatto la logica assistenziale nei confronti dei minori
stranieri non accompagnati.
Oggi però tutto questo rischia di essere cancellato da anni di logiche
emergenziali.
In una lettera aperta di Sabir, rilanciata dalla Rete delle comunità solidali,
si legge: “Non esistono, allo stato, soluzioni logistiche compatibili con la
prosecuzione dei percorsi già avviati. Non esistono garanzie sulla continuità
educativa. Non esiste alcuna visione pedagogica. Esiste soltanto una logica
amministrativa che tratta i minori come numeri da spostare e redistribuire. Ed è
forse questo il punto più grave. In Italia si organizzano continuamente tavoli
sulla devianza giovanile, sulle baby gang, sull’emarginazione sociale e sul
disagio dei minori. La politica nazionale invoca sicurezza, integrazione e
prevenzione. Si moltiplicano dichiarazioni pubbliche sulla necessità di
investire sui giovani e sui percorsi educativi. Poi però, nei territori, si
lasciano spegnere esperienze che funzionano davvero. Si mortificano realtà che
hanno dimostrato concretamente che un altro modello di accoglienza è possibile:
un modello fondato sulla relazione educativa, sulla presenza quotidiana, sulla
costruzione di autonomia e sul radicamento territoriale…”.
Lettera apertaDownload
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