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Alberi centenari a Caserta? Tagliamoli tutti
di Ipazzia (*) GLI ALBERI SONO USA E GETTA? LA LOGICA CONSUMISTICA CHE ORMAI DIVORA ANCHE I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI, PERFINO ALLA REGGIA DI CASERTA. In molti campi del vivere “civile” assistiamo purtroppo all’avverarsi delle profezie di Orwell sull’utilizzo della semantica (La pace è guerra, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza) ovvero sull’utilizzo manipolatorio di idee contraddittorie per
La Toscana tra le regioni più colpite dalla crisi climatica nel 2025: ecco i dati di Legambiente
I dati presentati dal bilancio 2025 dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente non sono una semplice statistica. Sono l’atto di accusa più chiaro contro decenni di gestione politica miope, irresponsabile e colpevolmente inefficace, sia a livello regionale che nazionale. La Toscana … Leggi tutto L'articolo La Toscana tra le regioni più colpite dalla crisi climatica nel 2025: ecco i dati di Legambiente sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Legambiente: in Italia nel 2025 sono stati registrati 376 eventi meteo estremi, +5,9% rispetto al 2024
In Italia anche nel 2025 la crisi climatica lascia il segno, e lo fa in maniera sempre più profonda. A parlar chiaro è l’amaro bilancio di fine anno tracciato dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente: nella Penisola nel 2025, aumentano gli eventi meteo estremi arrivando a quota 376, con +5,9% rispetto al 2024. Il 2025 diventa, così, il secondo anno con più eventi meteo registrati in Italia, negli ultimi 11 anni, dopo il 2023 (quest’ultimo segnato da 383 eventi meteo estremi). Allagamenti da piogge intense (139), danni da vento (86) ed esondazioni fluviali (37) sono i principali fenomeni che si sono abbattuti di più nel corso dell’anno. Preoccupa anche il forte aumento dei casi legati a temperature record, +94% rispetto allo scorso anno, quello delle frane da piogge intense, +42%, e danni da vento, +28,3%. Gli effetti della crisi climatica si ripercuotono anche sui territori: nel 2025 ad essere il più colpito è stato soprattutto il Nord Italia, seguito da Sud e Centro. Tra le città, Genova (12 eventi meteo estremi), Milano (7) e Palermo (7). A livello regionale, le regioni ad aver subito gli impatti maggiori degli eventi meteo estremi sono state: Lombardia, con 50 casi, Sicilia, 45, e la Toscana con 41. A livello provinciale, Genova con 16 eventi meteo estremi, seguita dalla provincia di Messina e Torino con 12, Firenze e Treviso con 11, Milano con 10, Como, Lecce, Massa Carrara e Palermo con 9. Preoccupano anche i danni che gli eventi meteo estremi stanno causando sui trasporti: 24 quelli che nel 2025 hanno provocato danni e ritardi a treni e trasporto pubblico locale nella Penisola. Interruzioni e sospensioni causate non solo da piogge intense, allagamenti e frane dovute a intense precipitazioni, ma anche dalle temperature record e dalle forti raffiche di vento. Una fotografia preoccupante quella scattata dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente che mette in evidenza quanto la crisi climatica stia accelerando il passo anche in Italia causando danni, rendendo il territorio più fragile, e mettendo in pericolo anche la vita delle persone. “La Penisola, denuncia Legambiente, paga lo scotto di azioni di adattamento sporadiche e non coordinate, prive di multi settorialità e di un approccio multilivello. Ciò avviene in un contesto in cui i danni subiti nel Paese da ondate di calore, siccità e alluvioni nel 2025, secondo un recente studio dell’Università di Mannheim, ammontano a 11,9 miliardi di euro e in futuro, con una proiezione al 2029, saliranno a 34,2 miliardi di euro. Per evitare ciò è fondamentale avviare una governance nazionale, attuare il PNACC, approvato a fine 2023, stanziando le risorse economiche necessarie che ancora oggi mancano per “dare gambe” alle 361 misure da adottare su scala nazionale e regionale. Ad oggi la sua mancata attuazione rallenta a cascata la redazione di Piani locali di adattamento al clima. Altrettanto urgente è istituire con decreto l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, composto dai rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali per l’individuazione delle priorità territoriali e settoriali e per il monitoraggio dell’efficacia delle azioni di adattamento”. Il 2025 è stato un anno segnato anche dall’emergenza ormai cronica della siccità. Ad essere più colpito  è stato soprattutto il Sud Italia, in particolare il Nord della Sardegna, la Puglia e la Sicilia. In particolare, in Sardegna nella Nurra le aziende agricole sono state costrette a rinunciare a molte colture, compromettendo la produzione alimentare e generando forti ripercussioni economiche. Drammatica la situazione per gli allevamenti, con gli animali che hanno rischiato di restare senz’acqua per abbeverarsi visto il prosciugamento dei pozzi. Le aziende del settore sono state costrette ad acquistare l’acqua a costi insostenibili. A settembre, in Sicilia, i 12 sindaci del comprensorio irriguo di Ribera (Ribera, Alessandria della Rocca, Bivona, Burgio, Caltabellotta, Calamonaci, Cattolica Eraclea, Cianciana, Montallegro, Lucca Sicula, Santo Stefano Quisquina e Villafranca Sicula) hanno chiesto la terza irrigazione di soccorso, per provare a salvare le coltivazioni, in particolare dei frutteti di qualità della zona, dalle arance alle pesche. In Puglia, la Giunta comunale di San Severo (FG) ha deliberato la richiesta di dichiarazione di stato di calamità naturale a causa della prolungata siccità e delle alte temperature che hanno colpito tutta la Capitanata. Altro alert rosso riguarda le alte temperature. Secondo i recenti dati del Copernicus Climate Change Service è praticamente certo che il 2025 sarà il secondo anno più caldo mai registrato, a pari merito con il 2023, dietro solo al 2024. Secondo il set di dati analizzati (ERA5), è probabile che la temperatura media globale per il periodo 2023-2025 superi 1,5°C, il che rappresenterebbe la prima media triennale a registrare il superamento del limite stabilito dagli Accordi di Parigi. In Europa il caldo record ha segnato l’intera estate. Secondo uno studio condotto da Imperial College London e London School of Hygiene & Tropical Medicine, il cambiamento climatico ha intensificato le temperature estive in tutto il continente europeo e causato 16.500 decessi in più rispetto a un’estate “normale” senza aumento delle temperature causato dalle attività umane. Qui il Report dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente: https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2025/12/29_12_CC25-bilancio-2025-report.pdf.  Giovanni Caprio
I dati di Pendolaria 2025: il trasporto pubblico italiano continua a perdere “pezzi”
Il Fondo Nazionale Trasporti varrà nel 2026 il 38% in meno rispetto al 2009 se si considera l’inflazione, mentre la legge di Bilancio 2026 toglie risorse decisive alla metro C di Roma, alla M4 di Milano e al collegamento Afragola–Napoli. Nel 2024 hanno circolato inoltre 185 treni regionali in meno rispetto al 2023 a causa delle dismissioni dei rotabili più vecchi non compensate da acquisti sufficienti di nuovi convogli. Nel frattempo, il Ponte sullo Stretto assorbe 15 miliardi di euro per poco più di 3 chilometri, mentre con un terzo di quella cifra – 5,4 miliardi – si stanno realizzando 250 chilometri di tranvie in 11 città. È la fotografia del nuovo Rapporto Pendolaria – 20ª edizione di Legambiente, che documenta un sistema dei trasporti segnato da scelte politiche sbilanciate, sottofinanziamento cronico e ricadute sempre più pesanti su famiglie, lavoratori e studenti. Mentre le grandi opere stradali monopolizzano il dibattito pubblico, il servizio ferroviario quotidiano si deteriora: crescono gli impatti degli eventi meteo estremi sui trasporti (26 solo nel 2025) e aumenta il numero di persone che non può permettersi di muoversi. I numeri del Fondo Nazionale Trasporti parlano chiaro: le risorse destinate al trasporto pubblico su ferro e gomma sono oggi inferiori a quelle del 2009 e non sono mai state pienamente reintegrate dopo i tagli del 2010. In valori assoluti si è passati da 6,2 miliardi di euro nel 2009 a 4,9 miliardi nel 2020, con un lieve recupero a 5,18 miliardi nel 2024. Ma se si considera l’inflazione, il Fondo vale oggi il 35% in meno rispetto al 2009 e, senza interventi correttivi, nel 2026 la perdita salirà al 38%. Per tornare ai livelli reali di spesa di oltre quindici anni fa sarebbero necessari almeno 3 miliardi in più di quanto oggi previsto. D’altro canto, la legge di Bilancio 2026 non rafforza il Fondo e, al contrario, definanzia tre interventi cruciali per le aree urbane a più alta domanda di mobilità: 425 milioni di euro sottratti alla metro C di Roma (tratta Piazzale Clodio–Farnesina), lo stop al prolungamento della M4 di Milano fino a Segrate e al collegamento ferroviario Afragola–Napoli. Negli ultimi anni, la politica infrastrutturale ha inoltre continuato a privilegiare grandi opere stradali e autostradali – tra cui soprattutto il Ponte sullo Stretto di Messina, ma anche la Pedemontana Veneta, la Bre.Be.Mi., la Pedemontana Lombarda – con conseguenze negative su economia, ambiente e clima. Questa impostazione ha drenato risorse dalle aree urbane e metropolitane, dove si concentra la domanda di mobilità quotidiana, contribuendo a rendere marginale il tema del finanziamento del trasporto pubblico locale. In Italia si costruiscono infatti in media solo 2,85 chilometri all’anno di nuove metropolitane e 1,28 chilometri di tranvie. Le reti metropolitane italiane si fermano complessivamente a 271,7 chilometri, contro i 680 del Regno Unito, i 657 della Germania e i 620 della Spagna. Il confronto con il Ponte sullo Stretto è emblematico: con 5,4 miliardi di euro – l’investimento complessivo previsto per la realizzazione e il prolungamento di 29 linee tranviarie in 11 città italiane, pari a circa 250 chilometri di rete – sarebbe possibile costruire un sistema di mobilità urbana efficiente, accessibile e coerente con gli obiettivi climatici. Una cifra pari a circa un terzo del costo del Ponte (15 miliardi di euro per soli 3 chilometri), ma con un impatto sulla vita quotidiana di milioni di persone incomparabilmente superiore. Le linee peggiori d’Italia individuate in collaborazione con i comitati pendolari raccontano un sistema intrappolato tra rinvii e promesse non mantenute. In Campania la ex Circumvesuviana conferma il primato negativo: 13 milioni di passeggeri persi in dieci anni, convogli senza climatizzazione, stazioni impresenziate e un orario ancora “provvisorio”. Sempre in Campania, sulla Salerno–Avellino–Benevento la riapertura della stazione di Avellino è rimandata a giugno 2027. Nel Lazio la Roma Nord–Viterbo ha registrato 8.038 corse soppresse nei primi dieci mesi del 2025, il dato peggiore degli ultimi tre anni, mentre la Roma–Lido continua a essere segnata da guasti frequenti. Al Nord la Milano–Mortara–Alessandria, utilizzata ogni giorno da circa 19mila viaggiatori, accumula ritardi per il mancato raddoppio della linea. A questa si aggiungono le criticità del sistema ferroviario regionale e metropolitano del Piemonte, della Vicenza–Schio nel Nord-Est e delle Ferrovie del Sud Est. New entry del 2025 è la Sassari–Alghero, con quattro coppie di treni soppresse e un servizio quotidiano ancora inadeguato. In Sicilia restano infine aperte ferite storiche come la Catania–Caltagirone–Gela, interrotta dal 2011, e la Palermo–Trapani via Milo, chiusa dal 2013: collegamenti ferroviari fondamentali fermi da oltre un decennio. Tra le proposte di Legambiente al Governo Meloni c’è il rifinanziamento strutturale del trasporto pubblico su ferro e urbano, insieme a un rafforzamento del ruolo del MIT sulla qualità del servizio. Serve riportare il Fondo Nazionale Trasporti ai livelli reali del 2009 e investire su più treni e più corse nelle aree urbane e suburbane. Occorre potenziare le frequenze, passando da 30 minuti a 4–8 minuti nelle ore di punta, e raddoppiare i viaggi giornalieri da 6 a 12 milioni entro il 2035. A questo si affiancano politiche tariffarie integrate, con abbonamenti unici sul modello tedesco e spagnolo, incentivi all’uso del TPL, la riforma fiscale della shared mobility, il ripensamento degli spazi urbani con Low Emission Zones e città dei 15 minuti, lo sviluppo della mobilità elettrica, a prescindere dalla scadenza del 2035, e un piano per lo shift modale del trasporto merci, rafforzando Sea Modal Shift (il vecchio Marebonus) e Ferrobonus. Qui il Rapporto: https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2025/12/Rapporto-Pendolaria-20esima-edizione-1-2.pdf. Giovanni Caprio
Premio ‘L. Minazzi’ – Ambientalista dell’Anno: si vota fino a domenica 23 novembre
Sei figure rappresentative di altrettante esperienze di impegno civile e ambientale sono candidate per il riconoscimento, alla cui assegnazione tutti possono concorrere esprimendo la propria preferenza. La cerimonia di conferimento si terrà il 28 novembre ed è anche un evento incluso nel programma del Festival della virtù civica in svolgimento a Casale Monferrato e dintorni. La XVI edizione del Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno è promossa dal Comitato organizzatore insieme al Circolo Legambiente VerdeBlu e La Nuova Ecologia e in collaborazione con l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Po piemontese e alla Città di Casale Monferrato e con sostegni di sedi e sezioni Agesci, AFeVa, Auser, Avis, CAI ed Equazione di Casale Monferrato e dell’associazione monferrina Il Picchio. Dalle proposte presentate, il Comitato organizzatore del Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno ha selezionato: * Luigi Aloisio – avvocato e sindaco di San Sostene (Cz), ha promosso nel suo Comune politiche ambientali virtuose che hanno portato lavoro e risparmi energetici; * Ferdinando Cotugno – giornalista professionista racconta con rigore e passione crisi climatica, ecologia e politica; * Livio Favaro – docente di Zoologia all’Università di Torino, ha contribuito a sviluppare metodi non invasivi di monitoraggio della fauna, oggi utilizzati per la conservazione di specie acquatiche minacciate; * Elisa Palazzi – docente di Fisica del clima presso il dipartimento di Fisica dell’Università di Torino studia il clima e i suoi cambiamenti nelle regioni di montagna, sentinelle del cambiamento climatico; * Piergiorgio Boscagin ed Enrico Varali, rispettivamente e presidente del circolo Legambiente Perla Blu di Cologna Veneta (VR) e avvocato, insieme da molto tempo in ‘prima linea’ nella lotta agli inquinatori;  * lo staff di Masseria Ferraioli di Afragola (Na), un bene confiscato alla camorra e diventata simbolo di riscatto che ospita orti urbani, arnie e biodiversità. Vittorio Giordano e Marco Fratoddi, coordinatori sia del Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno che della collegata rassegna di eventi in svolgimento in Monferrato, il Festival della virtù civica, spiegano: > Il riconoscimento è dedicato a Luisa Minazzi, attivista ecologista di Casale > Monferrato che ha perso la vita a causa dell’esposizione all’amianto, una > figura esemplare della lotta contro l’amianto e l’Eternit, la fabbrica che ha > falcidiato migliaia di vittime e che, a causa della lunga latenza delle > patologie provocate dall’inalazione e dal contatto con la sostanza tossica, > ancora ne miete nella zona casalese e monferrina, oggi un’area bonificata. > Nel periodo precedente all’assegnazione del premio i candidati selezionati > incontrano i giovani della cittadina nelle scuole superiori e, consapevoli > delle difficoltà poste dal presentare esperienze virtuose in un periodo > attraversato da venti di guerra, queste esperienze di grande “virtù civica”, > fortunatamente, lanciano segnali di speranza: le vediamo soprattutto > nell’impegno per contrastare l’emergenza climatica e la povertà energetica. > Più di cento candidate e candidati ci hanno fatto conoscere un’altra faccia > del nostro Paese, quella delle tante virtù civiche, spesso, troppo spesso, > dimenticate o poco valorizzate. Il direttore nazionale di Legambiente, Giorgio Zampetti, conferma: «Solidarietà, impegno civile, tutela dell’ambiente e rispetto della legalità: questi i valori che accomunano le storie dei sei candidati alla nuova edizione del Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno, che rendono questo appuntamento annuale un’occasione preziosa per raccontare di un’Italia attiva, responsabile e capace di costruire un futuro più sostenibile, equo e giusto. Docenti, giornalisti, attivisti, istituzioni, operatori di comunità che, in ambiti diversi e a vario titolo, si fanno carico delle sfide ambientali e sociali con gesti concreti e lungimiranti. Un impegno quanto mai necessario in un periodo storico segnato da guerre, crisi globali e crescenti disuguaglianze, che rendono urgente un nuovo modello di convivenza, fondato sulla pace, sulla giustizia ambientale e sul rispetto dei diritti.» Il direttore responsabile de La Nuova Ecologia, Francesco Loiacono, evidenzia: «Anche quest’anno promuoviamo il Premio con l’obiettivo di ispirare chi ha voglia di impegnarsi nel quotidiano per un mondo più giusto e sostenibile. Chi come noi fa informazione ambientale ha infatti l’ambizione di diffondere nella coscienza pubblica informazioni e storie che aiutino i cittadini a fare la propria parte. Proprio come fanno i candidati al Premio». Il presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Alice De Marco, aggiunge: «Il Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno e il Festival della Virtù Civica sono, ancora una volta, l’occasione per riportare al centro dell’attenzione pubblica storie di grande valore umano e civile. Le candidature di quest’anno sono particolarmente significative: raccontano esperienze profonde, radicate nei territori, che parlano di impegno quotidiano, di coraggio e di visione. Sono storie che si intrecciano in una rete fitta e vitale, che attraversa il nostro Paese e ci dimostra che esiste una comunità attiva, consapevole, che già oggi sta viaggiando nella giusta direzione. Una rete che lotta contro le illegalità, difende i diritti, contrasta l’inquinamento e le disuguaglianze, e promuove una transizione ecologica giusta e partecipata. La comunità casalese, con la sua storia di dolore, lotta e rinascita, è un simbolo potente di questo percorso. È da lì che nasce il Premio, ed è da lì che continua a irradiarsi un messaggio di speranza e di cambiamento. Valorizzare queste esperienze significa riconoscere che il futuro si costruisce dal basso, con la forza delle persone e delle comunità». La direttrice dell’Ente di gestione delle Aree Protette del Po piemontese, Emanuela Sarzotti, precisa: «L’Ente-Parco prosegue e rinnova la collaborazione con Legambiente per il Festival virtù civica e il Premio Luisa Minazzi promuovendo l’impegno dei cittadini, delle associazioni e degli enti verso la sostenibilità, la tutela e la valorizzazione della natura e delle nostre aree protette in particolare. L’Ente-Parco per questa edizione ha avviato una inedita e proficua attività con insegnanti, ex-insegnanti, volontari e amministrazione comunale, per ricordare il periodo in cui Luisa Minazzi fu dirigente scolastica a Crescentino, lasciando una impronta significativa di attenzione all’ambiente». Il sindaco della Città di Casale Monferrato, Emanuele Capra, ha dichiarato: «Il Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’anno rappresenta un’occasione importante per ricordare come la tutela dell’ambiente sia una responsabilità collettiva, che si nutre di partecipazione e di consapevolezza. Ogni edizione rinnova un messaggio di impegno e di condivisione, valori che la nostra comunità sente profondamente propri. Come Amministrazione lavoriamo con continuità per rendere Casale Monferrato una città sempre più sostenibile, attenta alla qualità dell’aria, al verde urbano e alla diffusione di una cultura ambientale che coinvolga soprattutto le nuove generazioni». I CANDIDATI : VOTO ‘POPOLARE’: entro domenica 23 novembre 2025 in due modalità: 1. attraverso il modulo online sul sito www.premioluisaminazzi.it 2. compilando e inviando la scheda cartacea allegata al mensile La Nuova Ecologia in distribuzione NOMINATION – I candidati sono stati presentati al Comitato organizzatore da: Monica Triglia, giornalista già vicedirettrice di Donna Moderna che collabora con riviste e siti di informazione online; Daniela Ciaffi, che insegna Sociologia urbana al Politecnico di Torino ed è vicepresidente Labsus; Mauro Ravarino, giornalista che collabora con Il Manifesto / L’Extraterrestre; Daniele Moretti, giornalista vicedirettore Sky Tg 24. SELEZIONE – Il comitato organizzatore, che ha selezionato i sei finalisti e delibera il ‘riconoscimento speciale’, che si aggiunge al premio assegnato in base alla votazione della ‘giuria popolare’, è formato dai soci del circolo Legambiente Verdeblu, da referenti di Afeva, Agesci, Auser, Avis, Cai, Città di Casale Monferrato, Ente gestione aree protette del Po Piemontese, Equazione, Il Picchio, La Nuova Ecologia, Legambiente nazionale e del Piemonte e Valle d’Aosta e Libera di Casale Monferrato, inoltre da Marco Fratoddi, direttore artistico del Festival della virtù civica e, in rappresentanza della famiglia di Luisa Minazzi, da Mariella Aveni e Marco, Gian Paolo e Giulio Minazzi. I 6 FINALISTI sono: LUIGI ALOISIO Avvocato e sindaco del Comune di San Sostene (Cz), con le sue iniziative in materia di energia ha anticipato di due anni il recepimento da parte dell’Italia della direttiva europea sulle fonti rinnovabili. Pur essendo stato attaccato da molti, è riuscito a ideare e realizzare un parco eolico i cui benefici per la comunità sono evidenti: lavoro per numerose famiglie, riduzione di CO2 e maggiori entrate nel bilancio comunale. Ha dotato le strutture comunali di fotovoltaico e isolamento termico e ha sostituito circa il 70% delle lampade dell’illuminazione pubblica con altre a basso consumo. La differenziata supera il 70% e sono diminuiti gli incendi boschivi. Il Comune ha avuto il riconoscimento per buone pratiche in uno studio dell’Università della Calabria e Cittalia, Fondazione Anci ricerche. FERDINANDO COTUGNO – Nato a Napoli, vive e lavora a Milano. Giornalista professionista, nella sua professione si occupa in particolare di crisi climatica, ecologia e politica. Per il quotidiano Domani cura la newsletter e il podcast Areale, molto seguito e apprezzato anche dagli addetti ai lavori. Ha pubblicato diversi libri nei quali racconta del ritorno del bosco nel nostro Paese durante l’ultimo secolo e le responsabilità che questo comporta (Italian wood, Mondadori), della questione climatica, delle disuguaglianze indotte dall’attuale insostenibile modello di sviluppo e dei movimenti giovanili che negli ultimi anni si stanno battendo per “salvare la vita umana sulla Terra” (Primavera ambientale, Il Margine). Ha scritto la voce “Diplomazia climatica” per Treccani. Scrive anche per Vanity Fair, Esquire, Sole 24 ore e Rivista Studio. LIVIO FAVARO – Docente di Zoologia all’Università di Torino ed etologo specializzato in bioacustica marina. La sua ricerca unisce passione scientifica e impegno per la tutela della biodiversità. Attraverso lo studio della comunicazione vocale dei pinguini africani e di mammiferi marini ha contribuito a sviluppare metodi non invasivi di monitoraggio della fauna, oggi utilizzati per la conservazione di specie acquatiche minacciate. Le sue ricerche contribuiscono a fornire strumenti scientifici preziosi per comprendere le minacce che gravano sulle specie e per progettare azioni di conservazione mirate. Oltre all’attività accademica, Livio Favaro promuove iniziative di collaborazione e divulgazione, con l’obiettivo di rendere i risultati della ricerca accessibili e utili anche al di fuori della comunità scientifica. ELISA PALAZZI – Insegna Fisica del clima presso il dipartimento di Fisica dell’Università di Torino. La sua attività di ricerca riguarda lo studio del clima e dei suoi cambiamenti nelle regioni di montagna (Alpi, Himalaya, altopiano tibetano), sentinelle del cambiamento climatico. È impegnata nella divulgazione scientifica con laboratori su clima, energia e ambiente, conferenze e seminari rivolti a diverse tipologie di pubblico e a studenti. È autrice di libri e podcast sul clima. PIERGIORGIO BOSCAGIN ED ENRICO VARALI – L’uno ambientalista, presidente del circolo Legambiente “Perla Blu” di Cologna Veneta (Vr), l’altro avvocato, che da oltre vent’anni si occupa di questioni ambientali. Entrambi impegnati nella lotta contro gli inquinatori. Nel 2013, all’emergere della pesantissima contaminazione da Pfas in Veneto, sono in prima linea nell’informare i cittadini e nel confrontarsi duramente con le istituzioni per denunciare l’inquinamento che interessa più di 300mila cittadini. Nel 2014 Boscagin si fa promotore, affiancato da altre associazioni e movimenti, del primo esposto presentato alle procure di Verona e Vicenza nei confronti degli inquinatori. Nel “processo Miteni”, Varali ha patrocinato la costituzione di parte civile del circolo “Perla Blu” e Acqua bene comune onlus. MASSERIA FERRAIOLI – Con i suoi 12 ettari di superficie agricola ad Afragola, la Masseria Antonio Esposito Ferraioli è il più grande bene confiscato alla criminalità della provincia di Napoli. Questo spazio, per oltre vent’anni era stato “dimenticato”, diventando una discarica a cielo aperto, un luogo pericoloso, inaccessibile alla collettività. Oggi la Masseria Ferraioli, grazie all’impegno di associazioni e cittadini, coordinati dal direttore Giovanni Russo, è un polmone verde che racconta tutt’altra storia: 4.500 alberi da frutta che compongono il Museo vivente della biodiversità, 60 arnie che producono oltre 500 kg di miele l’anno, un giardino didattico e soprattutto orti urbani, da 50 metri quadri ciascuno, affidati a 308 famiglie che si producono cibo e rivendicano un ambiente sano e una vita senza camorra. Redazione Piemonte Orientale
Negli ultimi 11 anni l’Italia è stata colpita da oltre 800 eventi meteo estremi
In Italia la crisi climatica corre veloce: negli ultimi 11 anni – dal 2015 a settembre 2025 – sono ben 811 gli eventi meteo estremi, di cui 97 nel 2025 (gennaio-settembre), registrati in 136 comuni sopra i 50mila abitanti dove vivono in tutto 18,6 milioni di persone, ossia il 31,5% della popolazione nel nostro Paese. Eppure, solo il 39,7% dei comuni in questione ha messo in campo un piano o una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici. É quanto denuncia Legambiente nel report “CittàClima. Speciale governance per l’adattamento al clima delle aree urbane”, diffuso a pochi giorni dall’avvio della COP30 sul clima in Brasile e in vista del “Climate Pride”, lo sciopero nazionale per il clima del 15 novembre a Roma. Allagamenti da piogge intense (371 eventi), raffiche di vento e trombe d’aria (167) ed esondazioni fluviali (60) sono gli eventi meteo estremi che più si sono ripetuti in questi 11 anni. Tra le altre cose preoccupano anche i danni alle infrastrutture, ben 55 quelli causati perlopiù da forti piogge e temperature record con impatti soprattutto sulla rete dei trasporti, e poi i 33 danni da grandinate. A pagarne lo scotto maggiore sono soprattutto le città tra 50 e 150mila abitanti. Qui, in questi anni, si è concentrato il maggior numero degli eventi meteo estremi, ben il 48% del totale (811), e tra le città più colpite ci sono Agrigento (28), Ancona (14), Fiumicino (11), Forlì (11) e Como (11). Non se la passano bene neanche le altre aree urbane: su 811 eventi meteo estremi, il 28% si è registrato nelle grandi città (con oltre 500mila abitanti) e il 23% nei comuni tra 150mila e 500mila, tra quest’ultimi quello più colpito è Bari con 33 casi, seguito da Bologna (18), Firenze (14) e Catania (13). Doppia maglia nera, invece, per Roma che centra un triste primato: è il comune con più eventi registrati dal 2015 a fine settembre 2025, ne conta ben 93, e tra le grandi città è la più colpita, seguita da Milano con 40 eventi di cui 16 esondazioni, Genova (36), Palermo (32), Napoli (20) e Torino (13). Napoli, è l’unica tra le “grandi sorelle”, a non aver adottato un piano o una strategia contro i cambiamenti climatici. Come lei, anche Bari, Reggio Calabria, Prato, Perugia, tra i comuni 150mila e 500mila abitanti, e poi Fiumicino, Como, Lamezia Terme, Massa, Potenza tra i comuni tra 50mila e 150mila abitanti. Per Legambiente, l’Italia paga sulla propria pelle i ritardi legati all’attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) e l’assenza di una legge contro il consumo di suolo. Priorità totalmente dimenticate dal Governo Meloni. Per questo l’associazione ambientalista, con il suo report CittàClima, torna a ribadire all’Esecutivo l’urgenza di stanziare le risorse per finanziare e dare piena attuazione al PNACC, che a distanza di due anni dalla sua approvazione, resta ancora un piano solo sulla carta insieme alle 361 misure da adottare su scala nazionale e regionale. “Un ritardo, denuncia Legambiente, inaccettabile dato che la mancata attuazione rallenta a cascata la redazione di Piani locali di adattamento al clima”. Così come è urgente istituire con decreto l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, composto dai rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali per l’individuazione delle priorità territoriali e settoriali e per il monitoraggio dell’efficacia delle azioni di adattamento. Il decreto doveva essere emanato entro il 21 marzo 2024, ossia a tre mesi dall’approvazione del PNACC, ma ad oggi non ha visto ancora la luce. È anche importante che venga redatto un Piano specifico per l’adattamento delle aree urbane intrecciando il tema anche con quello dell’adattamento per le coste, come fatto in Spagna nel 2016. L’altra grande priorità su cui deve lavorare il Governo Meloni è quella di approvare una legge nazionale sullo stop al consumo di suolo, il cui iter legislativo iniziato nel 2012 è fermo in Parlamento dal 2016. Occorre, inoltre, prevedere il divieto di edificazione nelle aree a rischio idrogeologico, riaprire i fossi e i fiumi tombati nel passato, recuperare la permeabilità del suolo attraverso la diffusione di Sistemi di drenaggio sostenibile (SUDS) che sostituiscano l’asfalto e il cemento. “Avere città resilienti, sottolinea Legambiente, significa anche lavorare su una governance integrata, informare i cittadini, lavorare su innovazione e tecnologia, e al tempo stesso replicare le buone pratiche messe in campo in Italia e all’estero. Da Bologna, prima grande città italiana nel 2015 ad adottare un piano contro i cambiamenti climatici, a Vienna che integra azioni e strategie di adattamento climatico nella pianificazione urbana, con particolare riferimento alla mitigazione delle ondate di calore e dell’effetto isola di calore urbana, solo per citarne alcune”. Qui il report di Legambiente: https://cittaclima.it/wp-content/uploads/2025/11/Report-CC25-Speciale-governance-aree-urbane.pdf. Giovanni Caprio
Sulle proposte di legge di iniziativa popolare la Regione non vede, non sente, non parla
Nella mattinata di oggi una delegazione di una trentina di persone AMAS-ER ( Assemblea Movimenti Ambientalisti e Sociali Emilia-Romagna, che raggruppa diverse Associazioni e comitati, tra cui RECA, Cobas Bologna, USI-CIT, Comitato Besta Bologna, Un altro Appennino è possibile, Comitato contro ogni autonomia differenziata ER) e di Legambiente regionale ha presenziato ai lavori dell’Assemblea regionale. Tale iniziativa, svolta anche alzando in Aula uno striscione apposito, ha voluto evidenziare il grave ritardo e il sostanziale disinteresse della maggioranza di governo regionale rispetto alle 4 proposte di legge di iniziativa popolare sui temi ambientali Infatti, le 4 proposte di legge sui temi ambientali sono approdate in Regione già nel novembre 2022, sostenute da più di 7000 firme di cittadini emiliani-romagnoli, e il loro iter si era interrotto a causa dell’interruzione anticipata della legislatura regionale. Poi, con l’attuale legislatura, hanno ripreso il loro percorso e sono state assegnate alla Commissione Ambiente il 12 febbraio scorso. La proposta di legge contro ogni autonomia differenziata, su cui sono state raccolte più di 6000 firme, era stata sempre presentata nella legislatura precedente e, poi assegnata alla Commissione Affari generali e istituzionali sempre nel febbraio di quest’anno. Da quel momento, la discussione sulle 4 proposte di legge sui temi ambientali non è neanche iniziata, mentre sul tema dell’autonomia differenziata la Regione, perlomeno, ha prodotto una risoluzione con cui ha deciso di ritirare la preintesa raggiunta precedentemente con il Governo. Nei mesi passati sì è anche sviluppato il confronto tra AMAS-ER e Legambiente regionale e i capigruppo regionale di maggioranza sulle 5 proposte di legge, confronto che di fatto si è interrotto il 5 settembre scorso, dopo che gli stessi capigruppo avevano evidenziato la necessità di approfondire la discussione al loro interno. Non abbiamo più avuto notizie per la ripresa del confronto, né del fatto di iniziare un percorso per arrivare ad una legge regionale che sancisse definitivamente l’intenzione da parte della Regione di non chiedere, anche per il futuro, nessuna forma di autonomia differenziata. La situazione che si à determinata ci porta a concludere che il governo e la maggioranza regionale non hanno nessuna intenzione di discutere, e tantomeno di approvare, le proposte di legge sui temi ambientali che riguardano la gestione del servizio idrico, incentivandone la ripubblicizzazione, la gestione dei rifiuti, che guarda alla minimizzazione dei rifiuti non riciclati, il consumo di suolo, con l’obiettivo di azzerarlo al 2030 e le scelte in materia energetica, promuovendo una forte spinta per arrivare alla copertura dei consumi regionali con le energie rinnovabili. Ci tocca constatare che anche la Regione Emilia-Romagna si sta di fatto adeguando agli orientamenti che provengono dalla presidenza degli USA, dall’Unione Europea e dal governo italiano nel mettere da parte le politiche di contrasto al cambiamento climatico e della transizione ecologica, subordinandole  all’imperativo della competitività dell’apparato industriale e alla logica dell’economia di guerra. Anche per quanto riguarda il tema dell’autonomia differenziata, ci tocca constatare che non si intende sancire la scelta di rifiutare qualunque ipotesi di autonomia differenziata che si possa riproporre da qui in avanti. Emerge, inoltre, un tema forte rispetto al ruolo della partecipazione dei cittadini e dei movimenti e Associazioni di rappresentanza sociale, nel momento in cui si ignorano le proposte che essi avanzano e che, invece, dovrebbero essere considerate un elemento fondamentale per rispondere alla crisi di rappresentanza che investe la politica e le istituzioni. Insomma, siamo ben lontani dal produrre una svolta nelle politiche ambientali e nell’architettura istituzionale, che, per noi, continuano a rimanere una necessità ineludibile per affrontare la crisi ambientale, economica-sociale e istituzionale che è in atto anche nella nostra Regione. Obiettivo per il quale continueremo a batterci, anche dando continuità all’iniziativa svolta nella giornata odierna, avendo ben presente che l’approvazione delle nostre proposte di legge di iniziativa popolare costituiscono un passaggio fondamentale di questa prospettiva. AMAS- ER LEGAMBIENTE ER Redazione Bologna
Smog e rete idrica colabrodo restano le principali criticità delle nostre città
Diminuiscono troppo lentamente le città capoluogo con perdite d’acqua superiori o uguali al 50%: cono 20 quest’anno, erano 24 nel 2023 e 27 nel 2022, mentre diminuiscono sia le infrastrutture per la ciclabilità che le isole pedonali: nel 2024 è calata la media della superficie urbana dedicata alle infrastrutture per la ciclabilità, 10,39 metri equivalenti ogni 100 abitanti, erano11,02 m eq/100 ab nella passata edizione e 10,69 due anni fa ed è  diminuita sia l’estensione media delle isole pedonali nei comuni capoluogo passando dai 50,7 mq ogni 100 abitanti della scorsa edizione agli attuali 48,6  mq sia quella delle zone a traffico limitato che nel 2024 si attesta a 368,3 m² ogni 100 abitanti rispetto ai 406,9 della scorsa edizione. A crescere, invece, stando i dati Ispra, è il consumo di suolo nel totale dei capoluoghi: dal 2018 al 2023 è pari a circa 4500 Ha, a fronte di un calo del numero degli abitanti (-346.000 abitanti). Ne deriva una crescita del suolo impermeabilizzato per ogni abitante delle città, sempre su base quinquennale, pari a +6,3 mq/ab dal 2018 al 2023 (+3,5% rispetto al 2018), con forti variazioni da città a città. Sono alcuni dei dati dell’Ecosistema Urbano, il rapporto di Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, sulle performance ambientali di 106 capoluoghi di provincia, che evidenzia come nel 2024 solo Trento (79,78 %) e Mantova (78,74%) abbiano superato la soglia di 75 punti e a dominare la classifica (dietro di loro si piazzano Bergamo, Bolzano, Pordenone, Reggio Emilia, Parma, Rimini, Bologna, Forlì; il Sud è sempre in grande affanno, ad eccezione di Cosenza, 16esima in classifica, unica città del Meridione nella top 20). “Il nostro Paese, si legge nel Rapporto, è tra quelli che consumano più acqua potabile in Europa (in media i consumi in Italia oscillano tra i 220 e i 240 litri pro capite), i soli capoluoghi considerati in Ecosistema Urbano “consumano” 147 litri per abitante al giorno. Le perdite nelle reti di distribuzione idrica, nelle nostre principali città, arrivano in alcuni casi a sfiorare addirittura il 70% dell’acqua immessa in rete. Basti pensare che un foro di 3 millimetri di larghezza in una condotta può portare a una perdita fino a 340 litri d’acqua al giorno, ovvero al consumo medio di una famiglia. Situazione assai frequente, dal momento che le reti idriche italiane sono generalmente vecchie e scarsamente manutenute: il 60% delle infrastrutture è stato messo in posa oltre 30 anni fa (la percentuale sale al 70% nei grandi centri urbani) e il 25% di queste ha più di mezzo secolo di vita”. Oltre a confermarci consumatori d’acqua e ad avere reti idriche colabrodo, continuiamo ad ammorbare l’aria delle nostre città, sempre più ostaggio dell’automobile e diventate di fatto dei grandi garage: rispetto ad alcune grandi capitali europee (Londra, Parigi e Berlino), il tasso medio di motorizzazione dei comuni capoluogo italiani nel 2024 continua lentamente a crescere e si conferma tra i più alti d’Europa. Da 67,7 della passata edizione sale infatti a 68,1 auto ogni 100 abitanti. Oltre al caso particolare di Venezia (che conta 44 auto ogni 100 abitanti), solo Genova registra un tasso inferiore a 50 auto/100 abitanti. Le città che superano la soglia delle 60 auto/100 abitanti salgono a 96, in aumento rispetto alle 94 dello scorso anno (erano 93 due edizioni or sono). Tra i comuni con il maggior numero di auto circolanti pro-capite salgono a 37, dalle 33 dello scorso anno e di due anni fa, le città che registrano un tasso superiore a 70 auto/100 abitanti. Del Rapporto, ricco di dati ed informazioni utili, colpisce la permanenza di disuguaglianze tra territori a proposito della raccolta e del trattamento delle acque reflue urbane: in 13 Regioni e Province autonome su 21 si rileva una percentuale di copertura superiore al dato nazionale. Il Nord-ovest registra la copertura (94,6%), con la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste al vertice tra le regioni (97,9%). Il Nord-est si attesta all’85,2%, con il Veneto fanalino di coda della macroarea (79,8%), seppur in crescita. Nelle Isole, la copertura scende all’81,1%, ma è la Sicilia a trascinare in basso la media, con solo il 76,5% di residenti serviti. Il record provinciale negativo è nella città metropolitana di Catania, dove la rete fognaria serve appena il 35,8% della popolazione. Per Legambiente le priorità sono: una legge nazionale per la rigenerazione urbana, quale potente deterrente anche per il consumo di nuovo suolo agricolo e l’avvio di una stabilizzazione definitiva dei bonus per le ristrutturazioni edilizie senza farli scendere al di sotto del 50%. Intervento, quest’ultimo, da inserire nella legge di bilancio in discussione con le dovuta premialità per l’efficientamento energetico e per le classi sociali più deboli. Qui l’Ecosistema urbano 2025: https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2025/10/Ecosistema-Urbano_2025.pdf.    Giovanni Caprio
Il nostro mare e i nostri laghi non godono di ottima salute
Anche questa stagione estiva si avvia stancamente al capolinea, mentre Legambiente ci fa sapere che il nostro mare e i nostri laghi non godono di ottima salute. É il bilancio finale di Goletta Verde e Goletta dei Laghi 2025 ad evidenziare come l’inquinamento, la maladepurazione e la crisi climatica rappresentino i nemici principali. Nell’estate 2025 su 388 campionamenti effettuati nelle acque costiere e lacustri in 19 regioni dagli oltre 200 volontari e volontarie di regionali e circoli di Legambiente, il 34% è risultato oltre i limiti di legge, ossia 1 campione su 3. In particolare, il 35% dei punti campionati con Goletta Verde è risultato inquinato o fortemente inquinamento con una media di un punto ogni 80 km, per i laghi il 30% è risultato oltre i limiti di legge. E anche quest’anno foci dei fiumi, canali e corsi d’acqua che sfociano a mare o nel lago si confermano punti critici: il 54% dei punti critici analizzati (101 su 188) è risultato inquinato o fortemente inquinato. Situazione migliore per i campioni prelevati direttamente in mare o nelle acque del lago, ossia in aree lontane da foci o scarichi, dove solo il 15% dei punti campionati è risultato oltre i limiti di legge (30 su 200). Sulla questione foci a mare, Legambiente denuncia che il 56% di quelle monitorate da Goletta Verde, non controllate dalle autorità competenti e di conseguenza non balneabili, risultano avere in prossimità una spiaggia libera. Un dato preoccupante se si pensa che oltre 220km di costa sabbiosa ad oggi non sono monitorati dalle autorità competenti (sui 3.346 km di costa bassa), ovvero il 6,6%, e alle poche spiagge libere rimaste nella Penisola, soprattutto in alcune regioni. Al problema dell’inquinamento e dei pochi controlli, si affianca quello della crisi climatica e dei rifiuti. Al grido  “Non è caldo, è crisi  climatica”, Legambiente – rielaborando i dati forniti dalle immagini satellitari di Copernicus – ha calcolato che a giugno e luglio la temperatura media delle acque superficiali del Mediterraneo è stata di 25,4°C, la più calda dal 2016 ad oggi, collocandosi al primo posto nell’ultimo decennio, e superando i precedenti record del 2022 (media 25,2°C) e quello del 2024 (25,1°C) e i valori degli anni fino al 2021 che erano intorno ai 24,5°C. Un aumento sensibile di circa mezzo grado centigrado che mette a repentaglio la biodiversità marina e che amplifica gli eventi meteorologici più estremi e persistenti per via di una sempre maggiore evaporazione delle acque marine e dell’energia termica accumulata, in particolare nei mesi estivi, che viene rilasciata successivamente con eventi meteo estremi. E poi c’è il grande tema dei rifiuti in spiaggia e a mare, affrontato da Goletta Verde quest’anno insieme a Puliamo il Mondo, campagna storica di volontariato ambientale di Legambiente, con un’attività di pulizia dei fondali e della costa in Calabria, sul lungomare di Tropea. Di fronte al bilancio emerso da Goletta Verde e dei Laghi, Legambiente torna a ribadire l’urgenza di approvare un piano nazionale per la tutela delle acque costiere e interne che abbia al centro una governance integrata su più livelli prevedendo: piani di adattamento ai cambiamenti climatici; più risorse economiche da destinare al servizio di depurazione per ammodernare gli impianti rispondendo ai più stringenti parametri per il trattamento e riuso delle acque reflue; più controlli da parte di Regioni, Arpa e Comuni sui punti critici e una migliore gestione delle acque interne. Sul fronte rinnovabili, è fondamentale spingere sulle fonti pulite a partire dall’eolico offshore, visto il grande potenziale e il fatto che questa tecnologia possa convivere con la fauna marina. Per Legambiente l’Italia deve accelerare su questa fonte rinnovabile, dando tempi certi, iter autorizzativi più snelli e coinvolgendo i territori nel dibattito pubblico. Per prevenire l’inquinamento delle nostre acque occorre intervenire sulle cause all’origine, ossia sugli scarichi non depurati e sugli sversamenti illegali nelle acque superficiali. La maladepurazione resta il grande tallone d’Achille del nostro Paese che ha già pagato sanzioni pecuniarie per circa 210 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i ritardi ormai cronici rispetto al trattamento delle acque reflue. Inoltre, con la recente approvazione della revisione normativa della Direttiva Acque Reflue, gli impianti del Paese dovranno adattarsi ai nuovi requisiti, una spesa che è stata stimata tra i 645 milioni e 1,5 miliardi di euro solo per gli impianti di maggiori dimensioni. “Al Governo, commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, chiediamo di definire e approvare al più presto un piano nazionale per la tutela di mare e laghi, investendo su innovazione e sostenibilità per ammodernare i sistemi di depurazione e per diffondere il riuso in agricoltura delle acque depurate. Sullo sviluppo delle rinnovabili in mare, dopo l’approvazione del decreto porti, è urgente stanziare le risorse economiche necessarie per infrastrutturare i due hub cantieristici di Taranto e di Augusta, che potranno garantire anche nuova occupazione green a due aree portuali che hanno sempre avuto a che fare con la logistica delle fonti fossili”. Qui per approfondire: https://golettaverde.legambiente.it/mappa-monitoraggi/. Giovanni Caprio