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Alpini nelle scuole infanzia Varese e Monza Brianza castagne. A Lecco colletta alimentare
Conosciamo la forte influenza degli Alpini nei territori montani e l’abbiamo già denunciata quando abbiamo scritto dei loro campi estivi e della recente sigla di un protocollo di intesa tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’Associazione Nazionale Alpini. Eppure, di fronte ai filmati degli Alpini che preparano le castagne per le bambine e i bambini delle scuole dell’infanzia a Cardano al Campo (Varese), Uboldo (Varese) e Nova Milanese (Monza e Brianza) abbiamo provato incredulità. «Cosa c’è di male in una scorpacciata di caldarroste?» ci chiederanno i nostri detrattori. E noi siamo qui a spiegargli che abbiamo, come collettività, la responsabilità di servire l’interesse superiore dei minori e che consideriamo contraria alla tutela dell’infanzia il contatto tra forze armate, bambine e bambini. Ci opponiamo a qualunque accostamento, dentro e fuori la scuola, dei principi militari alle attività didattiche. Non è la Scuola il loro posto. Stesso discorso vale per la colletta alimentare che ha coinvolto una scuola media di Lecco. Gli Alpini sono a tutti gli effetti parte dell’Esercito italiano. Perché non affidare quelle attività, che sono ricreative e di solidarietà, a una delle tante associazioni di volontariato delle province di Varese, Monza e Brianza, Lecco? Ci chiediamo perché alcuni dirigenti scolastici preferiscano aprire le loro porte ai comparti militari. Anche se il MIM firma con puntualità dei protocolli di collaborazione con il Ministero della Difesa, al momento le/i dirigenti scolastiche/ci e sono libere/i e di programmare la propria offerta in un’altra direzione, ed è questo che come Osservatorio noi invitiamo a fare. Maria Pastore, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Accordo Ministero dell’Istruzione e del Merito con l’Associazione Nazionale Alpini
(…) hanno siglato un Protocollo d’Intesa, che consente di promuovere nelle scuole i valori dell’etica della partecipazione civile, della solidarietà e del volontariato. Il passaggio del Protocollo che abbiamo citato, nel quale abbiamo volutamente lasciato in bianco i due soggetti ad inizio frase, potrebbe essere riferito ad una delle quasi 5000 organizzazioni di volontariato italiane per oltre 800mila volontari (https://volontariato.protezionecivile.gov.it/it/elenco-nazionale/elenco-centrale/) che fanno riferimento alla Protezione Civile, ma purtroppo non è così. I soggetti in questione, infatti, rappresentano l’una la più grossa e antica organizzazione di militari in congedo come l’A.N.A. (Associazione Nazionale Alpini), l’altra il MIM (ormai ribattezzato Ministero dell’Istruzione Militare). Dopo decenni di enfatizzazione della competizione, spesso edulcorata soprattutto a scuola attraverso l’aggettivo “sana”, e dell’individualismo sfrenato, di pari passo con la privatizzazione della scuola, ciò che più sconcerta è l’utilizzo, da parte del ministro con la spilla simbolo della Lega Nord sempre al bavero, del termine “noi” contrapposto a quello dell'”io”. Inserito in questo contesto, dove i termini patria e patriottismo abbondano, il “noi” sembra ricordarci il famigerato motto fascista “a noi!” più che un’idea di compartecipazione o di solidarietà. Per Valditara evidentemente “gli Alpini esprimono – si legge sul sito del MIM – valori importanti: solidarietà e altruismo, civismo, coraggio, senso del dovere e spirito di sacrificio, lealtà, attaccamento al territorio e alle radici della comunità, ideali patriottici“. “Il Protocollo – si legge più avanti (clicca qui) – prevede il rilascio di un attestato di frequenza alle studentesse e agli studenti che partecipano ai Campi Scuola organizzati dall’ANA per documentare l’esperienza nel loro curriculum e per darne rilevanza durante il colloquio dell’esame di Maturità“. Un po’ come nel sistema dei crediti, anche qui si fa leva sull’interesse utilitaristico degli studenti e delle studentesse per spronarli alla partecipazione ai Campi Scuola sponsorizzati dagli Alpini. Ma non si dovrebbe far leva solo sulla volontà di fare del bene alla Patria? Siamo sicuri che i valori della solidarietà, del volontariato e della partecipazione civile siano appannaggio solo di un corpo militare come gli Alpini? Sembra di essere piombati negli anni ’20 ma del secolo scorso, tanto che ad oltre un mese dalla fine delle celebrazioni di quella che per noi è una giornata di lutto nazionale, il 4 novembre, alcuni autobus della capitale (clicca qui) girano ancora con l’adesivo riportante un bandierone sullo sfondo di un cielo azzurro, con la scritta “Difesa la forza che unisce”: ma dobbiamo per forza unirci con le armi in mano? Da una parte si fa un grande esercizio di retorica su questo sedicente spirito unitario sotto l’egida delle forze armate, dall’altra si trama per sgretolare la solidarietà tra nord e sud e tra zone depresse e zone ricche tramite l’autonomia differenziata. Se la si guarda, però, attraverso gli occhi di un appartenente alla classe privilegiata questa non appare più una contraddizione ma un fine perfettamente coerente con i propri interessi. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Campi Scuola degli Alpini: formazione o avvio all’addestramento militare?
Lo scorso 31 agosto si sono chiusi i Campi Scuola dell’Associazione Nazionale Alpini. Parliamo di 13 campi organizzati in tutta Italia e ai quali hanno partecipato oltre 600 tra ragazze e ragazzi di età compresa tra i 17 ai 24 anni (clicca qui per la pagina Facebook). Questi Campi sono stati ideati ad arte per suscitare entusiasmo e partecipazione tra i giovani anche in prospettiva di una scelta di vita e di lavoro in ambito militare, la premessa è quella di far conoscere gli alpini, la storia del Corpo il loro operato insieme ad alcune discipline come quelle legate alla protezione civile, al primo soccorso, alle attività che si svolgono in montagna. Tra i Campi Scuola ve n’era uno appositamente pensato per i maggiorenni ai quali è stato presentato un piano specifico destinato alla scelta di vestire la divisa come militari di professione in ogni Forza armata e in particolare nel corpo degli alpini insieme allo sfoggio dei mezzi militari. Ancora una volta assistiamo a dei progetti costruiti ad arte per avvicinare giovani e giovanissimi, far loro credere che una scelta all’interno delle forze armate sia una soluzione a tutti i problemi, una scelta di vita e di lavoro da riproporre alle future generazioni. Non una parola viene spesa sul ruolo e sulle funzioni delle Forze armate, sulla tragicità della guerra, su come vengono reclutati in Ucraina giovani e giovanissimi strappati da scuole e villaggi per diventare carne da macello al fronte. Alle scuole si propone l’adesione ad un progetto https://www.alpinirivoli.com/progetto-alpini-a-scuola.html e militari legati all’associazione girano per gli istituti con lo scopo di attirare studenti e studentesse per attività alla apparenza innocue e salutari come dei campi estivi in montagna. Peccato che il vero scopo di questi campi sia ben altro che vivere in mezzo alla natura, prepararsi alla idea della guerra, disposti a farne parte diventando militari di professione. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
La nave che non doveva tornare indietro
Flottilla, Unità nazionale e responsabilità politica: quando l’Italia rinuncia a se stessa Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione di Paolo Giulierini , archeologo e saggista, già direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Figura di spicco nel panorama culturale italiano, Giulierini continua ad intervenire con passione sui temi dell’identità, della memoria e della responsabilità civile. C’è chi, di fronte a un limite, avanza e chi torna indietro. Mi sarebbe piaciuto che, in acque internazionali, qualunque idea si avesse avuto sull’operazione flottilla, la nostra nave (meglio se fossero state di più) avesse scortato le imbarcazioni fino all’ultimo miglio di mare praticabile per legge. Perché, da italiano, anche se non approvassi l’iniziativa, non tollererei mai di lasciare il pallino della decisione ad altri se ci sono connazionali di mezzo. Se il confronto politico nazionale e le pressioni internazionali portano, come estrema conseguenza, alla frantumazione dei valori dell’appartenenza allo stesso paese, dividendo tra buoni e cattivi e, alla fine, tra italiani e non italiani solo in quanto portatori di idee diverse, si è superato un nuovo limite: un punto di non ritorno. Nel nostro inno si dice, ad un certo punto, “uniamoci a coorte” o, più correttamente, “stringiamoci a coorte” : un’espressione tratta dal mondo militare romano e poi trasmessa nei secoli, che è un anelito alla coesione. Gli Alpini non sono mai arretrati. Quella nave, che ne porta il nome, non doveva tornare indietro. Chi governa, in ogni tempo, ha il dovere di rappresentare e proteggere tutti: è questa la responsabilità che si assume il partito (appunto, una parte) che vince le elezioni. Ma forse il nostro Paese non ha ancora preso coscienza di una vera Unità, di quel processo automatico che scatta in altre nazioni quando bisogna ricompattarsi, facendo un passo indietro tutti: per l’Italia, per la Patria che amiamo. Redazione Napoli
Volpago del Montello (TV) apre le scuole con azioni militaresche, contrarietà dell’Osservatorio
A Volpago del Montello (TV) nel primo giorno di scuola, l’amministrazione comunale ha invitato gli alpini della sezione locale per l’alzabandiera, procedendo spediti con lo sdoganamento delle prassi militari nelle istituzioni scolastiche (qui la notizia https://www.facebook.com/share/p/16pzfp8oeh/). Come aderenti all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Treviso e del Veneto esprimiamo una netta contrarietà alla presenza di un gruppo militare alla cerimonia di apertura dell’anno scolastico presso l’Istituto Comprensivo di Volpago del Montello (TV). La scuola dovrebbe essere un luogo di formazione alla pace, alla democrazia e alla cittadinanza responsabile, valori incompatibili con la strumentalizzazione delle istituzioni militari in un contesto educativo, soprattutto in un momento in cui la società civile dovrebbe cercare di smorzare le velleità guerrafondaie del governo italiano, delle istituzioni europee e delle alleanze militari atlantiste. La scelta di introdurre forze armate in un momento simbolico come l’inizio dell’anno scolastico non solo contrasta con questi principi, ma rischia di influenzare negativamente la sensibilità degli studenti, soprattutto in una fase di crescita così delicata e in un periodo come quello attuale. La cerimonia di inizio anno scolastico dovrebbe celebrare l’inclusività e la serenità, senza riferimenti a istituzioni che, per loro natura, non possono essere completamente separabili dal contesto della guerra. SAREBBE OPPORTUNO CHE LA DIRIGENZA SCOLASTICA RIVEDA QUESTA DECISIONE, PROMUOVENDO INVECE CERIMONIE CHE CELEBRINO L’INCLUSIVITÀ, IL RISPETTO RECIPROCO E LA CULTURA DELLA PACE. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Treviso e del Veneto
Lettera aperta della cittadinanza contro il raduno nazionale degli alpini a Biella
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI LA LETTERA APERTA GIUNTA ALLA NOSTRA MAIL OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM CHE UN GRUPPO DI PERSONE, TRA CUI IL COLLETTIVO FEMMINISTA “LE PAROLE FUXIA”, HA SCRITTO IN OCCASIONE DEL RADUNO NAZIONALE DEGLI ALPINI A BIELLA QUESTO FINE SETTIMANA. L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ CONDIVIDE PIENAMENTE LA PREOCCUPAZIONE DEI GENITORI E INVITA AD USARE LE MOZIONI DEL VADEMECUM PER OPPORSI ALLA MILITARIZZAZIONE. Siamo genitori di persone che frequentano istituti medi, scuole primarie e scuole dell’infanzia nel territorio biellese. Abbiamo deciso di scrivere questa lettera aperta a seguito di ciò che sta capitando nelle scuole biellesi in vista dell’Adunata Nazionale degli Alpini che si svolgerà a Biella il 9-10-11 maggio. Tenuto conto che è diritto di ciascuno sentire o meno affinità con questa manifestazione, riteniamo che sia invece molto grave che la propaganda militarista e nazionalista sia entrata così facilmente nelle scuole. Alcuni Alpini hanno potuto parlare nelle aule, narrando in mondo soggettivo (e a volte antistorico) alcune vicende della storia del nostro Paese, proponendo canti bellici, illustrazioni di divise fatte colorare nelle scuole dell’infanzia, mitizzando gesta e azioni, contribuendo a rafforzare il clima sovranista e nazionalista che pare essere l’unico possibile nel nostro Paese. Tutto questo è stato fatto senza consultare i genitori, cosa che ci appare ancora più grave dato che per poter portare l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole (cosa che ci parrebbe tanto più utile e necessaria), è invece richiesto il consenso genitoriale. Questo sta accadendo negli stessi giorni in cui la Giunta comunale di Biella blocca la mozione per togliere la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini per darla invece a Giacomo Matteotti e Iside Viana; sono anche gli stessi giorni in cui sono appena stati celebrati il 25 aprile, Giorno della Liberazione e il Primo maggio, festa dei lavoratori: due festività che rischiano di passare in secondo piano, perché non vengono quasi studiate o approfondite, tanto che i ragazzi non sanno perché stanno a casa da scuola in quei giorni, ma sono ben consapevoli, ormai, del fatto che gli Alpini hanno fatto “tante cose buone”. Non ci piace questa deriva sovranista, non ci piace la militarizzazione di chi frequenta la scuola, non ci piace e non siamo d’accordo con questa narrazione distorta della Storia, tenuto anche conto del clima europeo in cui si parla di guerra, riarmo, kit di sopravvivenza, nemici alle porte. Desideriamo una scuola che parla e lavora per la Pace, che insegna il senso critico e la ricerca della verità, che ha come obiettivo la formazione di persone libere e pensanti, cittadine di un mondo multiculturale, globalizzato e diversificato. Una scuola che insegni la convivenza tra le differenze, una scuola non classista, non elitaria, non militarizzata.
Meno verde per tutti!
Biella, la piccola città del Piemonte che conta poco più di quaranta mila abitanti (40.000) e il Biellese, il territorio che circonda la città, che invece ne ha poco meno di centosettanta mila (170.000) è pronta per accogliere quattrocento mila (400.000) alpini che il 9/10/11 maggio si riverseranno nella città e in tutto il territorio circostante. La cittadina laniera piemontese è infatti la sede dell’Adunata Nazionale degli Alpini. Stavolta partiamo dalla foto. E’ del 2002 e mostra Gustavo Buratti, “Tavo Burat”, abbracciato a un ippocastano in Viale Matteotti a Biella. La pianta era appena stato salvata dal taglio grazie ai gruppi ambientalisti presenti allora in città con un presidio permanente e arrampicate sull’albero. A guidarli fu proprio il Tavo. Chi era costui? Gustavo Buratti Zanchi, nato nel 1932 a Stezzano in provincia di Bergamo, ci ha lasciati nel 2009 a Biella. E’ stato insegnante, politico, poeta, difensore delle lingue e delle minoranze etniche, religiose e culturali, nonché ambientalista. Una figura tuttora di riferimento per il Biellese, non a caso a lui è dedicato il sodalizio che ho l’onore di presiedere, il Circolo Tavo Burat federato a Pro Natura. Non l’ho conosciuto. Per capire chi era e cosa pensava sto leggendo i suoi scritti, che vanno dagli articoli di Biellese Proletario, ai testi sulle eresie medievali, alle poesie. Mi hanno anche raccontato del suo rapporto con Pier Paolo Pasolini. Li si può assimilare per le posizioni contrarie alla deriva della società dei consumi e anche per le capacità profetiche. Entrambi volevano fortemente preservare le culture pre industriali e contadine. Si può pensare che sia solo anti modernismo, ma non è così. Alla luce del disastro ecologico e dei cambiamenti climatici, non ancora così eclatanti negli anni in cui Pasolini denunciava “la scomparsa delle lucciole”, le invettive del poeta e regista risultano essere delle precise profezie. E così fu anche per le parole e gli scritti del Tavo sulla importanza dell’alterità della cultura alpina al fine di preservare gli equilibri ecologici. Sono aspetti di primaria importanza, se vogliamo lasciare delle risorse per le prossime generazioni. Anche il taglio di un albero di città risulta così un caso su cui prestare la massima attenzione. E il 3 aprile è stato abbattuto l’ippocastano che Gustavo Buratti abbracciò  nel 2002. In questo caso era anche un simbolo, ma il taglio di un albero è un fatto importante a prescindere. Meno simbolico, ma altrettanto importante, è stata la contemporanea eliminazione degli arbusti presenti nello spartitraffico del corridoio ovest della città. Proprio là dove sarà il centro dell’evento Adunata Alpini 2025, lì in via Lamarmora dove sfilerà la parata militare. Anche il taglio degli arbusti è un danno per la riduzione della biodiversità urbana, sono infatti una importantissima fonte di cibo e rifugio per numerose specie animali anche in ambito urbano. I cespugli proteggono anche dall’irraggiamento il suolo, riducendo le difficoltà per gli alberi in caso di siccità. Quello però che preoccupa di più è l’uso che è stato fatto degli escavatori per sradicarli. A parte le emissioni prodotte, che sarebbero tutte da calcolare, sono state certamente intaccate e danneggiate le radici degli alberi presenti nella stessa area tra i due sensi di marcia di Viale Lamarmora. Nel caso dell’ippocastano di Viale Matteotti ci sono elementi che potrebbero averne giustificato il taglio. Certo il Comune avrebbe potuto evitare il blitz, magari anche avvisare la cittadinanza e addirittura convocare le associazioni ambientaliste, ma sarebbe troppo chiederlo. Vigileremo però sulla ripiantumazione e sulla posa di un cippo che ne racconti la storia. Nel caso, invece, degli arbusti di via Lamarmora l’unico motivo per il taglio è la prossima Adunata degli Alpini. Ci saranno certamente ragioni legate alla visibilità e alla sicurezza, ma serpeggia il dubbio se saranno ripiantumati anche loro; anche perché organi di stampa locali riportano che, al posto degli arbusti, potrebbe rimanere permanentemente l’installazione luminosa con la bandiera italiana. Posso capire il patriottismo, almeno finché non sfocia nell’interventismo bellico, ma così si promuove lo spreco energetico invece del risparmio e della biodiversità urbana. Eppure basterebbe attenersi agli standard europei per la gestione del verde urbano. E se lasciassimo perdere il riarmo che ci chiede l’Europa -e soprattutto gli “alleati” USA- potremmo anche trovare  dei soldi per coprire le spese di ripristino. O arriveranno dagli Alpini? Ettore Macchieraldo