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In Ucraina o nel Baltico: UE e NATO vogliono la guerra alla Russia
Gli hanno dato 90 miliardi di euro e pretendono risultati. E che i risultati siano spettacolari, così da poterci tinteggiare le prime pagine dei giornali. Per il resto, coi droni che colpiscono autobus della linea Moskva-Simpferopol sterminando sette persone, o puntino su obiettivi cittadini a Simferopol ammazzando altri tre civili, […] L'articolo In Ucraina o nel Baltico: UE e NATO vogliono la guerra alla Russia su Contropiano.
June 6, 2026
Contropiano
Il popolo più “negletto” è l’esempio di un’umanità matura. Commemorazione del genocidio Rom all’Arci Al Bafo di Seriate
I Rom sono tra i popoli più originali, interessanti e pacifici del pianeta, eppure non hanno mai riscosso molte simpatie; mi dice Sebastijan Abdullahu, di etnia romanì (cioè Rom di provenienza slava) che una cosa che accomuna tutti i Rom d’Europa, che vogliamo chiamarli alla maniera spagnola, Gitani, o secondo quella italiana, Sinti, o francese, Manouches, o altro, è che ovunque sono stati perseguitati – e per certi versi lo sono ancora. Ai tempi del nazismo furono inclusi nelle leggi razziali di Norimberga e subirono un vero e proprio genocidio. Come di regola sul loro caso aleggia una nuvola di omertà, per cui i dati sul numero di Rom uccisi nei campi di sterminio è incerto: da un “minimo” di cinquecentomila a due milioni di persone, tra cui parecchi bambini perché piacevano molto, come cavie da vivisezionare, al dottor Mengele – iniettava loro malattie infettive come il tifo, la malaria, ecc, a volte tutte insieme. Capita raramente di incrociare una celebrazione che ne ricordi le vittime; quando se ne parla a scuola è solo per merito e onestà dell’insegnante. Una delle poche commemorazioni a loro dedicate si è tenuta la scorsa domenica, 31 maggio, presso il Circolo Arci Al Bafo di Seriate, a pochi chilometri da Bergamo. Tre attori della compagnia “Teatro Baloons”, Roberta Reali, Stefano Maestrelli e Sebastijan Abdullahu, in una delle salette del circolo hanno dato vita a una rappresentazione teatrale in memoria di quegli anni. Lo spettacolo si è svolto in penombra, a tratti nel buio, rischiarato solo da qualche candela; la scena è stata posta al centro e al pubblico è stato chiesto di non abbandonare la sala, se non per un’emergenza. Spiegheranno gli attori al termine della performance che volevano farci intuire, anche solo per una millesima parte, cosa significasse vivere da prigionieri in un campo di sterminio attendendo la morte. Dai loro racconti apprendo di una singolare storia che non conoscevo: la vita e la carriera di Johann Trollmann, lo zingaro che vinse il titolo nazionale tedesco di boxe per la categoria di pesi medio-massimi nel 1933, facendo saltare la mosca al naso ai forti e aitanti nazisti dell’epoca. La vicenda è degna di un intreccio cinematografico (mi stupisco che nessun regista l’abbia valutata prima del 2025, quando Alessandro Rak l’ha scelta per un film di animazione, con cui ha vinto il Nastro d’Argento come miglior corto – dura 5 minuti). Rukeli, soprannome di Johann, che in sinti significa “albero” e che gli fu dato per via del suo fisico prestante e dei bei riccioli neri, nacque nel 1907; iniziò a frequentare il ring all’età di otto anni in una palestra comunale di Hannover e appena adolescente conquistò il titolo di campione nazionale della Germania del Sud; poco dopo si aggiudicò anche quello del Nord. Ma il governo ritenne indecoroso che uno zingaro, così lo appellava la stampa per denigrarlo, rappresentasse la Germania alle Olimpiadi del 1928 di Amsterdam e così fu scartato. Rukeli non si lasciò abbattere, anzi si fece cucire il nomignolo “zingaro” sui pantaloncini e continuò a vincere. Nel 1933, l’anno in cui fu eletto Hitler, conquistò il titolo nazionale, ma solo per pochi giorni, perché la federazione, accampando scuse, glielo tolse e lo costrinse a una seconda finale nella quale dovette perdere. Nel 1934 gli fu revocata la licenza di pugile professionista e nel 1935 gli fu imposta la sterilizzazione, che accettò per via delle minacce a moglie e figlia; con la promulgazione delle leggi razziali la persecuzione divenne ancora più pesante, tanto che nel 1938 divorziò per permettere alla moglie di cambiare cognome e sfuggire alla deportazione. Per macabra ironia, fu arruolato nell’esercito tedesco all’inizio della guerra per difendere la patria! Nel 1941 fu imprigionato a Neuengamme, dove fu sfruttato come zingaro da schernire. Denutrito ed esausto dopo gli infami lavori forzati, la sera era costretto a combattere per il divertimento delle SS. A Neuengamme fu scambiato con un altro detenuto, dichiarato morto e trasferito in un altro campo; lì fu di nuovo costretto a combattere da un kapò. Vinse l’incontro, ma il perdente lo assassinò poco dopo. Era il 1944. Sebastijan racconta con disarmante semplicità che il suo popolo lasciò il Nord dell’India più di mille anni fa perché rifiutava la guerra, che appunto stava sconvolgendo la regione a quei tempi; nella loro lingua non esiste la parola “guerra” e non contemplano nemmeno l’idea che una terra possa essere conquistata e posseduta. Rifletto: se ne andarono dalla patria per rimanere fedeli al loro credo, ma ovunque si siano recati hanno incontrato uomini, nelle fattezze uguali a loro, votati al possesso e al dominio, che credono nella legge del più forte e, forse proprio per questo, li guardano con sospetto, li disprezzano e li perseguitano. Sebastijan conclude citando l’ahimsa, la via della nonviolenza. Un concetto indiano che molti di noi conoscono attraverso lo yoga o Gandhi, presente da secoli nella cultura Rom. Da che c’è memoria praticano una semplice regola: “Vivi e lascia vivere”. I Rom rifiutano di fare alla guerra e irridono il concetto di proprietà privata. Sarà questa la loro colpa, l’infamia che li rende odiosi ai quattro angoli della terra e li fa guardare con sospetto? E se invece fossero loro i veri anti-sistema ante litteram? Si sono ribellati una volta sola, ad Auschwitz-Birkenau il 16 maggio del 1944, quando circa 6.000 Rom, tra cui molti Sinti italiani e diverse donne con bambini, si barricarono armati di pietre, coltelli e attrezzi da lavoro, riuscendo a far ritirare le SS. Come la storia di Johann-Rukeli, un’ulteriore dimostrazione che la scelta di vivere pacificamente nulla ha che vedere con la forza fisica di un popolo e men che meno con una sua presunta inferiorità! Mi chiedo chi guarda alla vita da una prospettiva errata. Noi, che con sofisticate tecnologie recintiamo case e Stati e siamo sempre più ossessionati dalla loro protezione, o loro? Sebastijan li definisce “indifesi come fiori”. Come i fiori i Rom spesso non vengono notati, sono calpestati o malamente strappati, eppure trovano sempre della terra dove rifiorire e donare un po’ di bellezza a questa umanità dimentica di sé stessa. “Rom” significa “uomo”.           Marina Serina
June 3, 2026
Pressenza
“Bruxelles preferisce annientare l’Ucraina quando potrebbe ancora salvarla”
L’Ucraina vuole un’adesione piena all’UE e tratta da posizioni di forza. In Italia il governo si divide. Intanto Putin apre di nuovo alla trattativa Il no dell’Unione Europea alla nuova apertura di Putin, arrivata dopo gli attacchi russi su Kiev, è molto probabile, secondo Fulvio Scaglione, direttore di InsideOver, già […] L'articolo “Bruxelles preferisce annientare l’Ucraina quando potrebbe ancora salvarla” su Contropiano.
May 29, 2026
Contropiano
Giorgio Marincola: «patria significa libertà e giustizia».
di Bruno Lai 4 maggio 1945: Giorgio Marincola muore combattendo per la libertà dell’Italia. Con l’insurrezione generale del 25 aprile del 1945, l’Italia dovrebbe essere liberata dall’occupante tedesco e dai criminali fascisti. Ma non è così dappertutto. Entro il 1° maggio quasi tutta l’Italia settentrionale è liberata grazie al coraggioso sacrificio dei patrioti antifascisti, i partigiani dei diversi orientamenti politici.
Strage di Lipa: donne, bambini, anziani
di Bruno Lai Crimini nazifascisti. 30 aprile 1944: Strage di Lipa. Lipa è un villaggio istriano. Dopo la fine della Prima guerra mondiale fa parte di una zona annessa all’Italia. Durante il ventennio criminale fascista gli viene assegnato il nome italiano di “Lippa di Elsane”, nell’ambito di un’italianizzazione dei toponimi istriani, intensificata dal fascismo negli anni ’20. Lipa o Lippa
Documenti declassificati: i contatti tra le milizie ebraiche e la Germania nazista
La scommessa nazista di Stern: documenti recentemente declassificati svelano la strategia del leader di Lehi, Avraham “Yair” Stern, per coinvolgere la Germania contro la Gran Bretagna e il successivo monitoraggio dei servizi segreti. Nel maggio del 1941, Eliyahu Golomb, fondatore e comandante di fatto dell’Haganah, l’esercito ebraico pre-indipendenza nell’allora Mandato […] L'articolo Documenti declassificati: i contatti tra le milizie ebraiche e la Germania nazista su Contropiano.
April 15, 2026
Contropiano
“L’Iran e Gaza sono solo l’inizio”
Il genocidio a Gaza è solo l’inizio. Benvenuti nel nuovo ordine mondiale. L’era della barbarie tecnologicamente avanzata. Non ci sono regole per i forti, solo per i deboli. Opporsi ai forti, rifiutarsi di piegarsi ai loro capricciosi desideri significa essere sommersi da missili e bombe. Assistiamo quotidianamente a questa follia […] L'articolo “L’Iran e Gaza sono solo l’inizio” su Contropiano.
March 29, 2026
Contropiano
Da quanto dura la guerra in Ucraina
Nel maggio del 2017 mi sono svegliato una notte in albergo a Donetsk, nel Donbass, mentre la città subiva un bombardamento. Per fortuna a noi non successe nulla, ma poi ci spiegarono subito che quella era la normalità, perché le truppe del governo di Kiev bombardavano regolarmente il territorio delle […] L'articolo Da quanto dura la guerra in Ucraina su Contropiano.
February 25, 2026
Contropiano
Fascisti e nazi nella Sala Stampa della Camera per la remigrazione
Oggi alla camera il Comitato Remigrazione e Riconquista ha organizzato, grazie al leghista Furgiuele alla Sala Stampa della Camera, presentano una proposta di legge popolare che parla di cancellazione della migrazione, espulsioni, inasprimento di regole già esistenti, fondo per la "remigrazione" insomma l'italia agli italiani (con la i minuscola per noi). Ne parliamo con una compagna di Memoria antifascista
January 30, 2026
Radio Onda Rossa
27 gennaio, giornata della memoria. Quella vera…
ricordiamo l’infame sterminio degli ebrei da parte dei nazifascisti, gridiamo MAI PIÙ per GAZA oggi e non dimentichiamo che: 1) Il Giorno della Memoria dell’Olocausto di almeno sei milioni di ebrei, uccisi dai nazisti, si celebra il 27 gennaio perché il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa dell’Unione Sovietica liberò il […] L'articolo 27 gennaio, giornata della memoria. Quella vera… su Contropiano.
January 27, 2026
Contropiano