Tag - nazionale

SI COBAS: CONTRO IL SABOTAGGIO, L’OPPORTUNISMO E I TENTATIVI DI ROTTURA. LA NOSTRA ORGANIZZAZIONE NON SI PIEGA AL RICATTO.
In circa sessant’anni di militanza e attività politica, raramente mi è capitato di assistere a comportamenti come quelli che stanno emergendo in una parte dei nostri iscritti, alcuni dei quali ricoprono persino incarichi di coordinamento nell’organizzazione. Non siamo di fronte a un normale dissenso politico, a divergenze di linea o a un confronto anche aspro tra compagni. Il dissenso, quando è leale e si sviluppa nel rispetto delle regole condivise, è legittimo e può contribuire alla crescita di un’organizzazione. Ben altra cosa è utilizzare gli incarichi ricoperti per ostacolare l’attività collettiva, sabotare le decisioni assunte, sottrarsi alle responsabilità comuni e costruire iniziative di opposizione organizzata al di fuori degli organismi nazionali e delle regole condivise. È precisamente su questo terreno che occorre fare chiarezza, senza ambiguità e senza infingimenti. Da tempo il Coordinamento nazionale richiama alcuni compagni alla correttezza politica, alla necessità di rivedere affermazioni lesive della reputazione di altri militanti e al dovere di affrontare, nelle sedi appropriate, fatti e responsabilità che non possono essere liquidati come semplici divergenze personali, tant’è che abbiamo di recente l’uscita dal SI Cobas di iscritti legati a Zadra e Papis e hanno formato il loro sindacatino personale. È stato inoltre posto il problema politico della presenza, nell’organizzazione, di militanti accusati di aver operato nell’interesse delle controparti padronali e dei comportamenti tenuti dopo l’emersione di tali contestazioni, compresa l’espulsione di due militanti e la successiva costituzione di un sindacato contrapposto al SI Cobas. Di fronte a una vicenda di questa gravità, la responsabilità di ogni compagno dovrebbe essere quella di contribuire alla piena chiarificazione dei fatti, alla tutela dell’organizzazione e alla difesa dell’indipendenza del sindacato dagli interessi padronali. Non quella di alimentare solidarietà incondizionate ai fuoriusciti, sottrarsi al confronto politico o trasformare una vicenda che riguarda l’intera organizzazione in una contrapposizione permanente contro i suoi organismi dirigenti. Il Coordinamento nazionale ha pertanto subordinato la prosecuzione del sostegno economico a un chiarimento politico da parte di chi continua a sostenere iniziative considerate incompatibili con gli orientamenti e le decisioni dell’organizzazione. Una decisione che deve essere discussa e valutata nel merito, ma che non può essere strumentalizzata per capovolgere le responsabilità e presentare chi chiede chiarezza come i responsabili della crisi. I FATTI POLITICI E SINDACALI NON POSSONO ESSERE CANCELLATI. C’è una successione di comportamenti che richiede una risposta politica inequivocabile. Sono stati contestati il sabotaggio di iniziative di sciopero, l’assenza deliberata di delegati e iscritti da due riunioni nazionali convocate per discutere come contrastare le politiche padronali, nonché le ripetute assenze dai Coordinamenti nazionali, rispetto ai quali esiste una regola condivisa sulle 3 assenze ingiustificate e sulla permanenza nell’organismo. A questo si aggiunge la promozione di un’assemblea di delegati in contrapposizione al Centro e la partecipazione, in quella sede, del dirigente del sindacato costituitosi in opposizione al SI Cobas. Se confermati e valutati nel loro insieme, questi comportamenti non possono essere ridotti a una normale dialettica interna. Pongono una questione politica e sindacale precisa: si può continuare a ricoprire incarichi di responsabilità nel SI Cobas mentre si promuovono iniziative che ne ostacolano l’attività, si indeboliscono le mobilitazioni e si costruiscono sedi di contrapposizione alla sua direzione collettiva? Per noi, una simile contraddizione non può essere ignorata. Chi assume incarichi di coordinamento ha responsabilità maggiori, non minori. Deve garantire la partecipazione, sostenere le lotte, rispettare gli impegni collettivi e contribuire alla costruzione dell’organizzazione. Non può invocare il proprio ruolo quando si tratta di esercitare potere e sottrarsi ai doveri che quel ruolo comporta quando vengono richieste spiegazioni. La solidarietà tra compagni non può trasformarsi in copertura politica di comportamenti che danneggiano il sindacato. E la critica alla direzione non può diventare il pretesto per svuotare dall’interno le decisioni collettive e costruire una linea alternativa attraverso il sabotaggio dell’attività comune. IL RICORSO ALLA VIA LEGALE SUL TERRENO BORGHESE NON SOSTITUISCE IL CONFRONTO POLITICO. La vicenda assume un ulteriore rilievo con la DIFFIDA LEGALE indirizzata ai responsabili nazionali dell’organizzazione e con le contestazioni relative alla gestione della sede milanese, compresa la questione dell’acquisto di una parte dell’immobile in cui essa è ubicata ( Tra l’altro sul documento dell’acquisto la firma del legale dall’ora è quella di Simone Liusardi). Si tratta di questioni sulle quali abbiamo risposto con precisione, documenti alla mano, ricostruendo responsabilità, atti e circostanze in coordinamenti nazionali. Non accettiamo che accuse e contestazioni vengano utilizzate per costruire campagne di delegittimazione personale o per sostituire alla discussione politica una contrapposizione permanente sul terreno giudiziario borghese. Naturalmente, ciascuno ha diritto di tutelare le proprie posizioni nelle sedi previste dalla legge borghese. Ma questo diritto non cancella la necessità di rispondere politicamente del proprio operato, soprattutto quando si ricoprono incarichi di responsabilità in un’organizzazione sindacale che vive del contributo, dei sacrifici e delle lotte di migliaia di lavoratori ( una volta si diceva nelle sedi dei proletari). È inaccettabile che, mentre si contestano alla direzione nazionale decisioni e responsabilità, si pretenda contemporaneamente di trattare il rapporto con l’organizzazione come un rapporto di lavoro subordinato, assimilando incarichi militanti e responsabilità politiche a un rapporto di semplice impiego . Anche su questo punto occorre chiarezza: ruoli, eventuali rapporti contrattuali, compensi e responsabilità devono essere verificati sulla base degli atti e delle norme applicabili in una organizzazione fatta da volontari non attraverso pretese o accuse reciproche. La sede sindacale, le risorse economiche e gli strumenti dell’organizzazione non sono proprietà privata di nessuno. Sono strumenti collettivi, costruiti attraverso il lavoro e i sacrifici dei militanti e dei lavoratori, e devono essere gestiti con trasparenza, responsabilità e rispetto delle regole. NON PERMETTEREMO CHE SI RIBALTINO LE RESPONSABILITÀ! Colpisce constatare come, di fronte a una richiesta di chiarimento politico e di assunzione di responsabilità, si sia arrivati a un’escalation di contestazioni e iniziative legali contro chi è chiamato a garantire il funzionamento dell’organizzazione. Non siamo disponibili ad accettare che il problema venga capovolto, che chi chiede conto di comportamenti contestati venga dipinto come persecutore e che chi deve rispondere di scelte e condotte politiche si presenti esclusivamente come vittima di un presunto attacco personale. La questione non riguarda simpatie, antipatie o rivalità individuali. Riguarda il futuro del SI Cobas, la sua capacità di organizzare i lavoratori, sostenere gli scioperi, difendere i delegati e contrastare le politiche padronali e chi continua a perseguire le proprie azioni con intendimenti e pregiudizi piccolo borghesi. In un sindacato conflittuale, la prima lealtà deve essere verso i lavoratori e le lavoratrici, verso le lotte e verso l’organizzazione collettiva che quelle lotte rende possibili. Non verso gruppi, cordate o iniziative che pretendono di agire senza rendere conto del proprio operato agli organismi comuni. Per questo non intendiamo accettare né il sabotaggio delle mobilitazioni né la costruzione di strutture di contrapposizione presentate come legittima dialettica interna. Le divergenze si affrontano nelle sedi politiche e sindacali, sulla base di fatti verificabili, delle regole condivise e della responsabilità verso tutti gli iscritti. SERVE UNA CHIARIFICAZIONE POLITICA NETTA. La documentazione relativa a questa vicenda, compreso il documento di diffida e l’elenco dei firmatari, dovrà essere esaminata con attenzione. I nomi in calce, molti dei quali riconducibili, secondo quanto ci risulta, a militanti della TIR, pongono interrogativi politici ai quali occorre dare risposte. Chiediamo a tutti i compagni coinvolti di chiarire se vogliono di fronte al nuovo esecutivo e al coordinamento nazionale poi, le proprie posizioni, di rispondere nel merito delle contestazioni e di assumersi la responsabilità delle scelte compiute. Fino ad una chiarificazione, anche individuale, gli emolumenti per l’esercizio del proprio operato come volontario saranno sospesi. Non è possibile continuare a rivendicare un ruolo dirigente nel SI Cobas e, nello stesso tempo, agire in modo da indebolirne le iniziative, disattenderne le decisioni e alimentare una contrapposizione organizzata con il suo Centro e la struttura principale del Coordinamento Nazionale. Il SI Cobas non appartiene a singoli dirigenti, a gruppi o a correnti. Appartiene ai lavoratori che lo hanno costruito, ai delegati che ogni giorno affrontano le ritorsioni padronali, ai militanti che sostengono le lotte e agli iscritti che finanziano con i propri sacrifici l’attività sindacale. A loro dobbiamo rispondere. A loro dobbiamo garantire trasparenza, coerenza e fermezza. Non faremo passi indietro nella difesa dell’autonomia del SI Cobas, nella lotta contro i padroni e nella tutela dell’organizzazione da ogni comportamento che ne comprometta l’unità d’azione e la capacità di mobilitazione. Ma proprio perché difendiamo un’organizzazione collettiva, ogni decisione dovrà essere sostenuta dai fatti, dalle regole condivise e da una discussione politica chiara. Nessuno può essere sottratto alle proprie responsabilità, in caso contrario l’organizzazione sarà costretta a prendere decisioni più drastiche. La linea è chiara: nessuna copertura politica per il sabotaggio delle lotte, nessuna ambiguità sull’indipendenza del sindacato, nessuna tolleranza verso l’uso strumentale degli incarichi e delle risorse collettive. Il confronto politico deve servire a rafforzare il SI Cobas e le lotte dei lavoratori. Chi sceglie un’altra strada dovrebbe spiegare apertamente ai militanti e agli iscritti quali obiettivi intende perseguire senza infingimenti, chiacchiere tipiche di chi non appartiene alla nostra classe. La difesa del SI Cobas è la difesa della sua capacità di lottare. E su questo terreno non accetteremo né ricatti né ambiguità. Se il proseguimento della strada giudiziaria sul terreno borghese sarà perseguita da queste persone, non potremo che considerare per chi la attua di essere posto FUORI DAL SI COBAS. SI COBAS NAZIONALE. L'articolo SI COBAS: CONTRO IL SABOTAGGIO, L’OPPORTUNISMO E I TENTATIVI DI ROTTURA. LA NOSTRA ORGANIZZAZIONE NON SI PIEGA AL RICATTO. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
DIFENDERE IL SI COBAS SIGNIFICA COMBATTERE IL SABOTAGGIO E LA FRANTUMAZIONE DELLA NOSTRA ORGANIZZAZIONE!
DIFENDERE IL SI COBAS SIGNIFICA COMBATTERE IL SABOTAGGIO E LA FRANTUMAZIONE DELLA NOSTRA ORGANIZZAZIONE! Da oltre due anni e mezzo assistiamo a un processo che ha progressivamente indebolito l’organizzazione, alimentato divisioni e ostacolato la capacità del SI Cobas di presentarsi come uno strumento unitario della lotta operaia. Oggi siamo arrivati a un punto di non ritorno. Di fronte all’espulsione di Zadra e Papis, alcuni coordinamenti provinciali — in particolare realtà nelle quali hanno un ruolo dirigente militanti della TIR — hanno assunto una posizione che non può essere considerata una semplice divergenza politica interna. Attraverso una mozione, essi non si limitano infatti a esprimere solidarietà agli espulsi, ma attaccano il coordinatore nazionale e il responsabile legale dell’organizzazione e, soprattutto, lasciano intravedere la volontà di procedere verso una sostanziale autonomia dal Centro. Questo significa mettere in discussione l’unità stessa del SI Cobas. A Milano, nel frattempo, i due espulsi hanno tenuto assemblee con nostri iscritti nelle quali sarebbe stata prospettata la costituzione di una nuova organizzazione. In questo contesto, denunciamo inoltre la raccolta di firme attraverso moduli presentati agli iscritti come strumenti per trasferire alle aziende il versamento delle quote sindacali verso coordinate diverse da quelle attualmente utilizzate dall’organizzazione. Se confermati, questi comportamenti non rappresenterebbero una normale battaglia politica interna: rappresenterebbero un tentativo concreto di svuotare dall’interno la nostra organizzazione e di sottrarle iscritti, delegati e risorse. NON È PIÙ TEMPO DI AMBIGUITÀ. In questi mesi abbiamo assistito a comportamenti che riteniamo incompatibili con la disciplina e con la responsabilità che dovrebbe assumere chi ricopre incarichi dirigenti nel SI Cobas. Abbiamo visto indicazioni a non aderire agli scioperi nazionali. Abbiamo visto per due volte l’assenza alle riunioni dei Coordinamenti Nazionali. Abbiamo visto, per due volte, la mancata partecipazione dei delegati alle riunioni nazionali del SI Cobas. Non si può contemporaneamente rivendicare di rappresentare una parte dell’organizzazione e, nei fatti, sottrarsi alle decisioni e agli organismi collettivi che dovrebbero garantire l’unità dell’organizzazione. Questa non è una questione personale.    È una questione politica. Quando un sindacato di classe proclama uno sciopero nazionale e qualcuno lavora per disarticolare quella mobilitazione, il risultato non è rafforzare i lavoratori: è indebolire la loro forza contrattuale. Quando si impedisce ai delegati di partecipare agli organismi nazionali, si rompe il necessario rapporto tra le strutture territoriali e l’organizzazione complessiva. Quando si costruiscono strutture parallele e si prospetta una separazione dal Centro, si apre la strada alla frammentazione del fronte operaio. E la frammentazione, in una fase di crisi capitalistica e di crescente attacco ai lavoratori, è esattamente ciò di cui hanno bisogno i padroni. IL SI COBAS NON È UNA SOMMA DI GRUPPI PERSONALI. Il SI Cobas non appartiene a questo o quel dirigente, a questa o quella corrente, a questa o quella struttura territoriale. È uno strumento costruito attraverso anni di lotte, scioperi, picchetti, licenziamenti subiti, repressione, vertenze e sacrifici di migliaia di lavoratori. Nessuno ha il diritto di trasformarlo in uno strumento personale o di utilizzarne strutture e iscritti per costruire organizzazioni parallele. Le divergenze politiche sono legittime. Il dissenso è legittimo. La discussione interna è necessaria. Quello che non è accettabile è utilizzare il dissenso come copertura per disarticolare l’organizzazione, boicottarne le decisioni, svuotarne le strutture e costruire nei fatti un’organizzazione alternativa. È qui che passa la linea di demarcazione. BASTA CON IL SABOTAGGIO! Per queste ragioni riteniamo necessario assumere decisioni immediate. A partire da oggi, le sezioni operaie più importanti dell’organizzazione e che con i voti dei loro delegati al coordinamento si riconoscono nella mozione di espulsione di Papis e Zadra danno mandato al coordinatore nazionale ed al responsabile legale di SOSPENDERE IL SOSTEGNO ECONOMICO ai coordinatori e alle strutture che, sulla base dei comportamenti sopra denunciati, sono responsabili di aver contribuito al sabotaggio dell’attività nazionale del SI Cobas e alla campagna di delegittimazione dei suoi organismi dirigenti.                                       Non si tratta di una ritorsione. Si tratta di una misura politica e organizzativa necessaria per impedire che risorse costruite con il sacrificio dei lavoratori vengano utilizzate contro l’unità dell’organizzazione. IL 18 OTTOBRE SARÀ UN PASSAGGIO DECISIVO! Il prossimo Coordinamento Nazionale, convocato per il 18 ottobre, dovrà essere l’occasione per affrontare apertamente e senza reticenze questa situazione. Il confronto dovrà avvenire negli organismi previsti dall’organizzazione e con la partecipazione dei delegati eletti e indicati dai coordinamenti provinciali secondo le regole stabilite. Ma il confronto non può diventare l’ennesima occasione per rinviare decisioni ormai necessarie. Il Coordinamento Nazionale dovrà assumere posizioni chiare nei confronti di chi ha scelto la strada della disgregazione. Dovrà essere difesa l’unità del SI Cobas. Dovranno essere tutelate le risorse, gli iscritti e le strutture dell’organizzazione. Dovrà essere impedita la costruzione di organizzazioni parallele dentro e fuori il SI Cobas. E dovrà essere chiaro a tutti che chi lavora per spezzare l’organizzazione non può pretendere contemporaneamente di dirigerla.                                        MEGLIO MENO, MA MEGLIO! Non abbiamo paura di affrontare questa battaglia. Un’organizzazione operaia non si rafforza accumulando contraddizioni irrisolte, ambiguità e comportamenti opportunisti.   Si rafforza facendo chiarezza. Si rafforza mettendo al centro gli interessi dei lavoratori e non quelli dei gruppi dirigenti. Si rafforza separando chi combatte da chi, con le proprie scelte, contribuisce a indebolire la lotta. Per questo diciamo con chiarezza:    MEGLIO MENO, MA MEGLIO. Meglio un SI Cobas più compatto, più disciplinato, più combattivo e realmente orientato alla lotta di classe, piuttosto che un’organizzazione numericamente più grande ma paralizzata dalle divisioni interne, dalle ambiguità e dai sabotaggi. Non permetteremo che anni di lotte vengano dispersi. Non permetteremo che il fronte operaio venga frantumato. Non permetteremo che il SI Cobas venga trasformato in una somma di feudi territoriali o di gruppi personali. Di fronte all’aggravarsi della crisi capitalistica e all’attacco sempre più duro contro salari, condizioni di lavoro e diritti, il compito del sindacalismo conflittuale è uno solo: unire e organizzare la forza dei lavoratori per combattere i padroni. Chi vuole indebolire questo compito deve assumersene fino in fondo la responsabilità politica. UNITÀ DI CLASSE. DISCIPLINA NELLA LOTTA. NESSUNO SPAZIO AL SABOTAGGIO. IL SI COBAS NON SI DIVIDE: SI RAFFORZA. Milano,5-10-2026                                                            S.I. COBAS NAZIONALE L'articolo DIFENDERE IL SI COBAS SIGNIFICA COMBATTERE IL SABOTAGGIO E LA FRANTUMAZIONE DELLA NOSTRA ORGANIZZAZIONE! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
DECISIONI DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI DELEGATI A BOLOGNA!
L’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI DELEGATI DEL 18 SETTEMBRE 2026 CONVOCATA A BOLOGNA NELLA SEDE SI COBAS HA DECISO IL SEGUENTE PERCORSO PER ARRIVARE ALLO SCIOPERO ENTRO LA PRIMA DECADE DI OTTOBRE 2026 👉SI FARANNO LE RIUNIONI IN CALL DI FILIERA IN MODO DA POTER MEGLIO VALORIZZARE IL CONFRONTO CON I DELEGATI ESPRIMENDO UNA DECISIONE SUGLI SCIOPERI, COME ESSERE PRESENTI SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE SOSTENENDO LE SITUAZIONI PIÙ DEBOLI. QUINDI, SI DOVRANNO PROGRAMMARE I GIORNI D’INCONTRO SINGOLARMENTE PER SDA,GLS,BRT, FEDEX, UPS. ECC. LA NECESSITÀ DI SVOLGERE LE RIUNIONI SERVONO A RAFFORZARE IL RUOLO DEI DELEGATI E PER CONDIVIDERE LE SCELTE, PER ORGANIZZARE LO SCIOPERO IN MODO PIÙ EFFICACE. LA FEDIT CI HA GIÀ DETTO CHE NON VUOLE PIÙ FARE ACCORDI CON IL SI COBAS E NEI FATTI STANNO CONCORDANDO CON I CONFEDERALI LE IPOTESI DI ACCORDO SUL PREMIO DI RISULTATO E QUELLO SUL PICCO NATALIZIO CON PREVEDIBILI REGALI AI PADRONI. ANCHE PER QUESTO, MA NON SOLO, SERVE DARE UNA RISPOSTA DI LOTTA PIÙ INCISIVA E SOPRATTUTTO COLLETTIVA! I PUNTI FONDAMENTALI IMMEDIATI DA RIVENDICARE SONO: 👉 TICKET DA 8 A 10 €. 👈 👉 PDR DI 2400€. Le date delle call si definiranno subito dopo il coordinamento nazionale del 27 Settembre 2026 BISONA ARRIVARE AD UNO SCIOPERO NELLA PRIMA SETTIMANA DI OTTOBRE. 📍👉 RILANCIAMO LA LOTTA !! L'articolo DECISIONI DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI DELEGATI A BOLOGNA! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
MORTI SUL LAVORO, “UNA GUERRA NON DICHIARATA DELL’ORGANIZZAZIONE CAPITALISTICA DEL LAVORO”
Continua anche oggi, mercoledì 2 settembre, la strage quotidiana causata dal lavoro e dallo sfruttamento capitalistico. Tra le vittime anche chi, per questioni anagrafiche, dovrebbe potersi dedicare ad altro. È il caso dell’operaio di 79 anni morto in queste ore dopo che lo scorso 19 agosto era caduto da un ponteggio a Porto Cesareo, in provincia di Lecce. Sempre oggi un operaio di 30 anni è morto in un’azienda agricola a Ciminna, provincia di Palermo. Il lavoratore, Camara Dramane, originario del Gambia, era a bordo di un mezzo che si è ribaltato provocandogli una ferita al collo che non gli ha lasciato scampo. In Emilia, invece, un giardiniere di 75 anni è rimasto ferito a Medicina, provincia di Bologna, colpito dal coperchio di un escavatore mentre effettuava delle potature. È ricorverato in condizioni gravi. Infine tre lavoratori feriti, ieri sera, in un incidente avvenuto all’interno di uno stabilimento di A2a a Crotone. Si tratta di un dipendente diretto di A2a e due operatori di una società esterna che erano impegnati in attività di manutenzione ordinaria dell’impianto. Il commento di Vito Totire, medico del lavoro e portavoce della rete nazionale “Lavoro sicuro”, che hai nostri microfoni ha parlato di “una guerra non dichiarata e unilaterale di un’organizzazione capitalistica del lavoro che mira esclusivamente al profitto a tutti i costi. Se ne esce non solamente con la cultura della prevenzione”. È necessario aumentare le capacità d’intervento degli enti ispettivi ma spetta anche ai lavoratori “mettere in campo le proprie capacità di auto difesa”. Ascolta o scarica
September 2, 2026
Radio Onda d`Urto
SCIACALLI A MARCINELLE!
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO QUESTO PUNGENTE ARTICOLO DEL  “comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio” DOVE IN FONDO ALL’ARTICOLO CHIEDE AI SINDACATI DI BASE DI METTERE AL PRIMO POSTO LA SICUREZZA , IL SI COBAS NON SOLO CONDIVIDE L’APPELLO, MA RIVENDICA   SUL TEMA DELLA SICUREZZA ANCHE INIZIATIVE SINDACALI FATTE DA ASSEMBLEE DIRETTE CON I LAVORATORI NEI LUOGHI DI LAVORO E  DI SCIOPERO COME RISPOSTA ULTERIORE . PROPRIO IN QUESTI GIORNI, DI FERIE AGOSTANE, SUL PROBLEMA CALDO ESTREMO, DOVUTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO (ALTRA FACCIA DEL CAPITALISMO CHE TUTTO DIVORA IN NOME DEL PROFITTO), STIAMO CHIAMANDO  I LAVORATORI A PRENDERSI DIRETTAMENTE CON LA LOTTA LE NS PROPOSTE(10 MINUTI DI PAUSA  OGNI ORA DI LAVORO, DRIVER USCIRE UN’ORA PRIMA PAGATA, AREE RINFRESCATE, ACQUA FRESCA E  BIBITE CON IL MAGNESIO E POTASSIO),  DOVE  TUTTE LE AZIENDE FANNO ORECCHIE DA MERCANTE DOVE I LAVORATORI SONO DEBOLI. PURTROPPO PUR ESSENDOCI REGOLE REGIONALI E STATALI( FRA L’ALTRO MOLTO DEBOLI) I PADRONI NON LE RISPETTANO, ANZI SE NE FOTTONO ALTAMENTE,  TOCCA A NOI PRENDERCELE DIRETTAMENTE PER DIFENDERE LA NS SALUTE E LA NS VITA. BUONA LETTURA E SOPRATTUTTO LOTTA DURA SENZA PAURA. SI COBAS NAZIONALE Durante la commemorazione della strage di Marcinelle, alcuni aderenti al sindacato belga FGTB voltano le spalle a Ignazio La Russa: grande scandalo!!! Landini coda di paglia si affanna a dichiarare “Non siamo stati noi”, mentre il segretario regionale del sindacato belga dice con grande dignità: “Tutti i compagni della FGTB si sono girati perché siamo contro la presenza dei partiti fascisti”. . L’8 agosto 1956 a Marcinelle morirono 262 minatori provenienti da 26 paesi, 136 erano italiani. Tra il 1946 e il 1956 più di 140mila lavoratori italiani lasciarono il loro paese per andare a lavorare nelle miniere di carbone belghe. Era il prezzo di un accordo tra Italia e Belgio che prevedeva un enorme baratto: l’Italia (governo De Gasperi, DC) doveva inviare in Belgio 2mila uomini a settimana e, in cambio, Bruxelles si impegnava a fornire a Roma 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore. I MORTI DI MARCINELLE ERANO TUTTI MIGRANTI, LAVORATORI CHE AVEVANO LASCIATO IL LORO PAESE DISPOSTI A LAVORARE IN CONDIZIONI SPAVENTOSE, COSTRETTI DALLA POVERTÀ ALL’EMIGRAZIONE PER DARE UNA VITA E UN FUTURO DIGNITOSO ALLE LORO FAMIGLIE: . NON VI DICE NULLA??? AH…. AL PROCESSO TUTTI ASSOLTI . Ad agosto 2026 in Italia le vittime del profitto sui posti di lavoro – cantieri, fabbriche, campi.. – sono 743; una media di 3,2 (sic!) al giorno. Tra il 6 e il 7 agosto ne sono morte 7. Il 32% di esse sono di nazionalità “straniera” ma per noi sono fratelli di classe, che lavorano al nostro fianco e cadono vittime, come noi, dello sfruttamento capitalistico dei “nostri” italianissimi” padroni…. Sciacalli che si nutrono di carne umana… . Il governo Meloni va a “commemorare” i morti italiani facendosi rappresentare da un fascista dichiarato, quel La Russa che tiene il busto di Mussolini in casa, mentre si appresta a varare un nuovo decreto legge che esime da responsabilità il datore di lavoro, sempre che abbia rispettato le regole dettate da … Confindustria! . Ma le colpe sono bipartisan, cambiano i governi ma l’attacco ai lavoratori – qualunque sia la loro nazionalità perchè per i padroni siamo tutti carne da macello – resta: 2011, governo Monti, legge Fornero che allunga l’età pensionabile senza alcuna distinzione tra chi svolge lavori impiegatizi e chi svolge un lavoro pericoloso; 2015, governo Renzi (PD), Jobs Act: dall’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori; l’aumento dei morti sul lavoro è stato del 43% da quell’anno. 2023, legge Salvini sugli appalti a cascata; aumento del 15% dei morti soprattutto in edilizia e negli appalti pubblici. I sindacati venduti (CGIL/CISL/UIL) – nella difesa del “miglior mondo possibile” secondo loro, il capitalismo – la piantino di chiedere, ad ogni morto sul lavoro, più “formazione”. Tra i morti ci sono lavoratori “esperti” di 40, 50, 60 anni e più. I sindacati di base mettano al primo posto – sì …prima anche del salario – la sicurezza: i morti di profitto sono la faccia più feroce, ma più vera, del capitalismo che ormai ha gettato ogni maschera. I lavoratori si organizzino perché a condizioni di morte non si lavori. Sappiamo quanto è difficile, ma è l’unica strada per fermare questo fiume in piena di sangue. Le “commemorazioni”, la “memoria” ecc. se non servono all’oggi e al domani sono perfettamente inutili, sono parole retoriche e vuote che servono solo a farci dimenticare la realtà del nostro presente: qui e oggi. Da Marcinelle non è cambiato nulla: povertà, emigrazione, sfruttamento e impunità dei padroni sono sempre qui, oggi come allora. Il capitalismo, il vero cancro dell’umanità intera, è fame, miseria, morte e guerra e va rovesciato se vogliamo un futuro e una vita degna di essere vissuta. Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio Sesto S.G., 10.8.2026 L'articolo SCIACALLI A MARCINELLE! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
“LA NOSTRA DIGNITÀ SI CHIAMA WORKING CLASS: MA QUANTE VITTIME DA VENDICARE!”
Piacenza, 3 agosto 2026 Comunicato stampa: Ora basta:  la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici vale più dei vostri profitti. Ieri, per l’ennesima volta, un lavoratore è uscito di casa e non è più tornato. Un ragazzo di 19 anni, residente nel Piacentino, durante il suo turno di lavoro svolto nei campi di Stagno Lombardo, sotto il sole e con le temperature inaccettabili di questi giorni, si è accasciato davanti ai suoi colleghi e non ha più ripreso conoscenza. Questa ennesima morte non è una fatalità, non è un tragico incidente isolato. È il risultato di un sistema produttivo che continua a mettere il profitto davanti alla vita delle persone, che considera la salute e la sicurezza dei lavoratori un costo da abbattere. In Italia si continua a morire di lavoro con una frequenza inaccettabile. Ogni giorno lavoratrici e lavoratori perdono la vita nei campi, nei magazzini della logistica, nelle fabbriche, nei cantieri… Dietro ognuno di loro ci sono famiglie e comunità distrutte. Ci sono operai, braccianti, facchini, giovani precari e lavoratori migranti, cioè coloro che producono la ricchezza di questo Paese ma che troppo spesso subiscono sfruttamento, salari da fame, ricatti occupazionali e condizioni di lavoro sempre più pesanti. Nei campi come nei magazzini della logistica, nelle fabbriche come nei cantieri, il meccanismo è sempre lo stesso: aumentare la produttività, abbassare i costi, intensificare i ritmi di lavoro, anche le temperature estreme e le ondate di calore sempre più frequenti non possono essere trattate come eventi eccezionali. Chi lavora sotto il sole, nei piazzali, nei capannoni o nei cantieri non può essere lasciato solo davanti a condizioni che mettono a rischio la salute e la vita. La tutela dei lavoratori deve venire prima dei tempi di consegna, degli obiettivi aziendali e degli interessi economici. Il S.I. Cobas continuerà a organizzarsi insieme alle lavoratrici e ai lavoratori per rompere il ricatto secondo cui per avere un salario bisogna accettare sfruttamento e insicurezza. Continueremo a lottare per salari dignitosi, per la riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro, per il diritto alla salute, per la libertà di organizzazione sindacale e per condizioni di lavoro realmente umane. Dire soltanto “basta morti sul lavoro” non è più sufficiente. Serve mettere in discussione un modello economico fondato sulla competizione esasperata, sulla precarietà e sulla massimizzazione dei profitti, modello che considera inevitabilmente sacrificabile la vita di chi lavora, di chi suda. Organizzarsi, scioperare non sono soltanto strumenti sindacali: sono pratiche necessarie per difendere il diritto collettivo a una vita dignitosa. Coordinamento Provinciale S.I. Cobas Piacenza Coordinamento Nazionale S.I. Cobas L'articolo “LA NOSTRA DIGNITÀ SI CHIAMA WORKING CLASS: MA QUANTE VITTIME DA VENDICARE!” proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
L’informazione voodoo, che dà la parola ai morti
L’attendibilità dell’informazione “professionale” è pari a quella dell’ufficio stampa della Gestapo o del Mossad. La prova? La dà il Corriere, in un campo peraltro poco invaso dall’obbligo di rispettare gli ordini di scuderia dell’Occidente collettivo: il calcio. Per dare il bentornato a Mancini alla guida della nazionale, il quotidiano di […] L'articolo L’informazione voodoo, che dà la parola ai morti su Contropiano.
July 30, 2026
Contropiano
La mefitica palude del calcio
Guardiola già lo sapeva e come tutti gli stranieri di rango si è tenuto lontano dalla nostra palude. Malagò non è in controllo: ha dovuto tenersi lo stesso staff esecutivo precedente e non è riuscito per ora a imporre Mancini. Maldini è un viziato arrogante: non si muove neppure da […] L'articolo La mefitica palude del calcio su Contropiano.
July 28, 2026
Contropiano
BRT Sedriano, Venerdì 24 agosto, si è discusso di Prevenzione e Sicurezza sul lavoro!
IL SI COBAS E LA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO STANNO ORGANIZZANDO ASSEMBLEE RETRIBUITE SUI LUOGHI DI LAVORO AL FINE DI RENDERE EDOTTI I LAVORATORI SUL TEMA DELLA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO. STIAMO PARTENDO DALLA FILIERA BRT PER ESTENDERE LE ASSEMBLEE IN TUTTI I SETTORI. LA SICUREZZA SUL LAVORO E’ PARTE INTEGRANTE DELLE RIVENDICAZIONI SINDACALI PER POTER ARRIVARE IL GIORNO PRIMA E NON IL GIORNO DOPO. A PARTIRE DALLE MISURE PER IL CALDO DI QUESTO PERIODO PARTICOLARE DELL’ANNO CHE VEDE DEI MUTAMENTI CLIMATICI DEFINITI DAGLI ESPERTI STRUTTURALI, NEL SENSO CHE LA CANICOLA FA ORMAI PARTE DI QUESTA  MUTAZIONE, CHE INCIDE SULLA SALUTE E LA SICUREZZA DI CHI LAVORA COSTRETTO A SOPPORTARE TEMPERATURE ESTREME.  LE NS RIVENDICAZIONI IMMEDIATE,VISTO CHE I PADRONI NON HANNO INTENZIONE, AL SOLO FINE DI RISPARMIARE SOLDI, DI METTERE IN ATTO LE MISURE STRUTTURALI PER CREARE UN AMBIENTE DI LAVORO ADATTO ALLA STAGIONE, SONO LE SEGUENTI: 1- 10 MINUTI DI PAUSA OGNI ORA,2- FORNIRE ACQUA FRESCA GRATIS AI LAVORATORI, 3- MODIFCA ORARIO DI LAVORO, INTRODURRE STRUMENTI PER AREARE  L’AMBIENTE,4-COSTRUIRE DEI LUNC-BOX RINFRESCATI DOVE I LAVORATORI POSSONO RIPOSARE I DIECI MINUTI. ANCHE QUESTE RIVENDICAZIONI IMMEDIATE VANNO CONQUISTATE CON LA LOTTA DEI LAVORATORI VISTO CHE LE AZIENDE NON SONO INTERESSATE A METTERLE IN ATTO. BUONA LETTURA. S.I. COBAS NAZIONALE. -Resoconto- Venerdì 24 agosto nel magazzino BRT di Sedriano si è tenuta un’assemblea sui temi della prevenzione e della Sicurezza. L’incontro era stato preceduto e preparato con i delegati per meglio focalizzare le situazioni più rischiose che si debbono affrontare. Da subito era emerso un dato preoccupante che merita di essere indagato e studiate le cause. Altissimo è il numero di lavoratori con limitazioni e prescrizioni. Cause, quindi, da individuare ed arginare per tempo. Altrimenti tutto passa in cavalleria e le “colpe” restano a carico dei singoli lavoratori e di conseguenza viene sottostimato il ruolo dell’ organizzative del lavoro teso solo a velocizzare i processi. Uno dei problemi organizzativi da correggere riguarda la gestione dei pacchi di grandi dimensioni a cui non si abbinano sollevatori adeguati e ovviamente rimane un problema sempre ricorrente, e cioè, il peso di pacchi sopra la misura standard concordata. Questa questione per essere affrontata correttamente comporta una revisione/aggiornamento del DVR. Per tutte queste procedure costrittivie ad essere sollecitate oltremodo sono, le strutture osseo articolari. Accanto a questo nei mesi della canicola occorre che il medico aziendale svolga un ruolo attivo di sorveglianza per consigliare un impiego protetto ai lavoratori tcon patologie. Sempre a carico del medico aziendale ricade l’obbligo di legge ( art. 35 del Decreto 81/2008) di presentare i dati sanitari di ogni singolo lavoratore in forma anonima. Queste schede sanitarie vanno richieste e costituiscono la base per modificare i processi lavorativi che possono generare patologie. Diversi lavoratori presenti hanno posto domande e messo in luce aspetti che solo chi li vive in prima persone può testimoniare. Nella prospettiva di affinare meglio la conoscenza dei problemi abbiamo distribuito un questionario da cui attingere insegnamenti per il futuro. Alro modulo consegnato serve a raccogliere dati e circostanze degli incidenti e dei “quasi incidenti” che dovranno confluire in un registro per un proficuo studio statistico atto a prevenire e scongiurare incidenti che altro non sono che mancanza di prevenzione. Questa è una procedura prevista per legge che dovrebbe essere svolta dal datore di lavoro. Così non è.             Arrivare il giorno prima per non dolersi poi è la ragione d’essere della Rete. Rete Nazionale Lavoro Sicuro LUGLIO 2026 L'articolo BRT Sedriano, Venerdì 24 agosto, si è discusso di Prevenzione e Sicurezza sul lavoro! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
E Guardiola disse “no”
Pep Guardiola ha detto no. Non farà il Commissario tecnico della nazionale italiana di calcio, bisognevole di un Cristo capace di resuscitare i morti. I maligni dicono che il “no” sarebbe stato persino ben accolto in Federazione. Il problema, come diceva già prima Malagò, non stava nei soldi da dargli, […] L'articolo E Guardiola disse “no” su Contropiano.
July 24, 2026
Contropiano